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M.O., Conte: Ue si limita a chiedere “moderazione”, incomprensibile

M.O., Conte: Ue si limita a chiedere “moderazione”, incomprensibileRoma, 18 mar. (askanews) – “Netanyahu rafforza la sua coalizione di governo con il ritorno del partito di estrema destra di Ben-Gvir e lo fa sulla pelle dei palestinesi, grazie al vergognoso blitz che ha segnato la ripresa delle operazioni dell’esercito israeliano di sistematico sterminio della popolazione. Oltre 400 morti, tante donne e bambini innocenti. E l’Europa che fa? Invita Netanyahu alla ‘moderazione’. Questa Europa è incomprensibile”. Lo dichiara in una nota Giuseppe Conte, leader del M5S.


“Cosa vuol dire – aggiunge l’ex premier – moderazione? Diluire le uccisioni in più giorni e non arrivare a provocarne oltre 400 in un solo giorno? Chiudere i rifornimenti umanitari solo a giorni alterni? Servono azioni, come quelle che mancano da troppo tempo: embargo sulle armi e sanzioni a Israele”, conclude Conte.

Difesa Ue, Meloni: Italia non distoglierà un euro da fondi Coesione

Difesa Ue, Meloni: Italia non distoglierà un euro da fondi CoesioneRoma, 18 mar. (askanews) – “L’Italia non intende distogliere un solo euro dai fondi della coesione” per il piano di ReArm Europe. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni in Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.


“Un altro punto che mi interessa chiarire – ha osservato Meloni – riguarda l’entità finanziaria del Piano. La presidente Von der Leyen ha indicato in 800 miliardi di euro la sua dimensione complessiva. Credo che sia molto utile precisare, a beneficio del Parlamento e ancor più dei cittadini che ci ascoltano, che questi 800 miliardi di euro non sono né risorse che vengono tolte da altri capitoli di spesa né risorse aggiuntive europee”. “Sul primo punto, anzi, voglio ricordare che l’Italia – ha spiegato – si è opposta con fermezza alla possibilità che una quota dei fondi di coesione, risorse per noi fondamentali, venisse automaticamente spostata sulla difesa. È una battaglia che abbiamo vinto. Rimane la possibilità per gli stati membri di utilizzare volontariamente una quota dei fondi di coesione e approfitto per annunciare che l’Italia non intende distogliere un solo euro dalle risorse della coesione. Spero che almeno su questo possiamo trovarci tutti d’accordo”.

Ue, Lega: bene Meloni, va in direzione auspicata da Salvini

Ue, Lega: bene Meloni, va in direzione auspicata da SalviniMilano, 18 mar. (askanews) – “Niente truppe italiane in Ucraina e nessuna ipotesi di esercito europeo, nessun taglio ai fondi per lo sviluppo e nessun accenno a un debito comune europeo, massimo sostegno all’impegno di Donald Trump per la pace e investimenti per la sicurezza in Italia. Bene il discorso di Giorgia Meloni che va nella giusta direzione, fortemente auspicata da Matteo Salvini”. È quanto si afferma in una nota della Lega. “La realtà è più forte di ogni fantasia giornalistica, gli italiani chiedono pace, salute e lavoro, non tagli e tasse per comprare armi e proseguire guerre”, conclude la nota.

Ue, Meloni: ingenuo o folle dividere l’Europa dagli Usa

Ue, Meloni: ingenuo o folle dividere l’Europa dagli UsaRoma, 18 mar. (askanews) – “Intendiamo continuare a insistere su quello che per noi non è solo un pilastro culturale e di civiltà ma un banale dato di realtà: non è possibile costruire garanzie di sicurezza dividendo l’Europa dagli Stati Uniti. È giusto che l’Europa si attrezzi per fare la propria parte, ma sarebbe nella migliore delle ipotesi ingenuo, nella peggiore folle, pensare che possa fare da sola senza la cornice euroatlantica che per 75 anni ha garantito la sicurezza dell’Europa”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle sue comunicazioni in aula al Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo.

Ucraina, Meloni: siamo a fianco Kiev, maggioranza su stessa linea

Ucraina, Meloni: siamo a fianco Kiev, maggioranza su stessa lineaRoma, 18 mar. (askanews) – “Il sostegno al popolo ucraino non è mai stato in discussione”, “lo facemmo senza tentennamenti” quando scoppiò la guerra “e a distanza di oltre tre anni quella scelta è rimasta immutata, non solo per Fratelli d’Italia, ma per l’intera coalizione di governo, questo impegno lo rivendichiamo davanti al mondo, siamo una nazione che rispetta i propri impegni internazionali e proprio per questo il suo parere conta”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante le comunicazioni in Senato in vista del prossimo Consiglio europeo.

Dazi, Meloni: no rappresaglie, guerra non avvantaggia nessuno

Dazi, Meloni: no rappresaglie, guerra non avvantaggia nessunoRoma, 18 mar. (askanews) – Sul tema dei dazi “il quadro è complesso e in costante evoluzione, tenuto conto che gli Stati Uniti hanno attivato misure simili anche nei confronti di altre Nazioni”, “ma io sono convinta che si debba continuare a lavorare, con concretezza e pragmatismo, per trovare un possibile terreno d’intesa e scongiurare una ‘guerra commerciale’ che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l’Europa. E credo che non sia saggio cadere nella tentazione delle rappresaglie che diventano un circolo vizioso nel quale tutti perdono”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni nell’aula del Senato in vista del Consiglio Ue del 20 e 21 marzo.


“Se è vero che i dazi imposti sulle merci extra Ue possono teoricamente favorire la produzione interna – ha proseguito la premier -, in un contesto fortemente interconnesso come quello delle economie europea e statunitense, il quadro si complica. I dazi possono facilmente tradursi in inflazione indotta, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e il successivo innalzamento dei tassi da parte della Bce per contrastare il fenomeno inflattivo, come abbiamo già visto. Risultato: inflazione e stretta monetaria che frena la crescita economica. Non sono certa, insomma, che sia necessariamente un buon affare rispondere ai dazi con altri dazi. Per questo, credo che le energie dell’Italia debbano essere spese alla ricerca di soluzioni di buon senso tra Stati Uniti ed Europa”.

Ue, Schlein: sì a difesa europea, no al riarmo dei singoli Stati

Ue, Schlein: sì a difesa europea, no al riarmo dei singoli StatiRoma, 18 mar. (askanews) – “Siamo gli unici che in tutta questa vicenda entriamo nel merito delle questioni: dicendo sì alla difesa comune – e come dobbiamo costruirla – e dicendo no a ciò che va a sostegno del riarmo dei singoli 27”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando ai gruppi parlamentari democratici. Il Pd, ha aggiunto, spiega “quali sono le critiche puntuali e come chiediamo di cambiare le proposte che non vanno nella direzione di creare una vera difesa comune”.

Ddl sicurezza, allarme opposizioni: Servizi potranno schedare tutti

Ddl sicurezza, allarme opposizioni: Servizi potranno schedare tuttiRoma, 18 mar. (askanews) – Il ddl sicurezza apre la strada a “una schedatura di massa dei cittadini” da parte dei Servizi segreti. È l’allarme lanciato dalle opposizioni in una conferenza stampa in cui M5s, Pd, Avs e Iv hanno chiesto al governo di stralciare l’articolo 31 del provvedimento, già approvato alla Camera, e in dirittura d’arrivo nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato.


Nel mirino del centrosinistra la norma del testo che obbliga le pubbliche amministrazioni, le società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico a collaborare con i servizi segreti anche in deroga alla legge sulla privacy. A scovarla tra le pieghe dei 38 articoli del ddl che M5s ha ribattezzato “ddl repressione” per via delle norme che prevedono una stretta sulle manifestazioni, è stato il senatore pentastellato Roberto Scarpinato, ex magistrato, che ne evidenzia senza mezzi termini la portata: “Per la legge del 2007, i Servizi possono chiedere alle Pa collaborazione e assistenza per l’espletamento delle loro funzioni e possono formulare delle convenzioni nelle quali stabilire clausole di salvaguardia ad esempio invocando il Garante per la Privacy. Con l’articolo 31 del ddl sicurezza si fa una rivoluzione: si stabilisce che tutte le P.a. e tutti gli enti che svolgono funzione pubblica siano assoggettati al potere unilaterale dei servizi. Devono prestare collaborazione, non possono. Non hanno nessuna possibilità di porre limiti alle richieste perché per la norma stabilisce che i Servizi devono ottenere informazioni anche in violazione delle norme sulla privacy”. Secondo Scarpinato “è una norma di una indeterminatezza e genericità totale: basta invocare il principio della sicurezza nazionale, un concetto contenitore che può essere riempito con le più varie motivazioni. È pass partout”. Ma cosa significa concretamente? “Per esempio – spiega l’ex pm – all’interno delle università i professori possono essere obbligati a fornire informazioni sull’orientamento politico degli studenti, sulla loro partecipazione a movimenti antagonisti; all’interno degli ospedali i medici possono essere obbligati a fornire informazioni sulle cartelle cliniche attualmente coperte da privacy, devono consentire l’accesso alle banche dati che riguardano i propri dipendenti. Si crea la possibilità di una schedatura di massa dei cittadini, un ritorno alla vecchia Ovra fascista che funzionava allo stesso modo: si obbligavano i cittadini a collaborare, a diventare informatori dei servizi senza limiti”.


Nello stesso articolo c’è un’altra norma “inquietante” che ha suscitato la reazione dell’Associazione dei familiari vittime delle stragi: “Questo provvedimento prevede che i Servizi possano organizzare e dirigere associazioni finalizzate al sovvertimento dell’organo costituzionale. Si passa dall’uomo dei Servizi che fa l’infiltrato allo 007 che organizza un’associazione sovversiva e si prevede anche la possibilità di commettere reati come la fabbricazione e il trasporto degli esplosivi. Sono le condotte poste in essere dai Servizi per la strategia della tensione quando uomini dei Servizi si sono inseriti negli organi direttivi delle associazioni sovversive per fare stragi e destabilizzare il paese. È un ritorno al passato che inquieta soprattutto visto l’album di famiglia di alcuni componenti della classe dirigente: Meloni ha ripetutto più volte che tra le sue figure di riferimento c’è Pino Rauti, uno dei protagonisti della strategia della tensione”. Per Alfredo Bazoli, senatore Pd, l’articolo 31 del ddl sicurezza “è l’ennesimo tassello di una politica che sta attribuendo poteri sempre più invasivi ai Servizi, quindi all’esecutivo, smantellando i poteri di controllo dell’autorità giudiziaria”. Il dem Andrea Giorgis fa sapere che le opposizioni “hanno chiesto al governo di illustrare la portata innovativa della norma, di fare un dibattito alla luce del sole”. Ma dal governo e dalla maggioranza finora c’è stato un muro di gomma. “Non è passato neanche il nostro emendamento che chiedeva più poteri di controllo al Copasir”, sottolinea Scarpinato.


Si tratta di “norme liberticide fatte apposta per intimidire le persone, scoraggiarle a prendere parte alla vita politica”, attacca Dafne Musolino, senatrice Iv, che con Alessandra Maiorino (M5s) e Peppe De Cristofaro (Avs) hanno dato battaglia nelle commissioni del Senato: “Attaccano la separazione dei poteri, ossia il caposaldo della civiltà giuridica. È inquietante nel paese di Gladio e delle stragi di Stato”, osserva De Cristofaro.

M.O., Conte: riprende il massacro a Gaza, Italia e Ue spettatori

M.O., Conte: riprende il massacro a Gaza, Italia e Ue spettatoriRoma, 18 mar. (askanews) – “Non possiamo permetterci che riparta il massacro a Gaza di cui Italia e Europa sono spettatori da mesi”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, rilanciando dal sito del quotidiano Avvenire la notizia dei 400 morti palestinesi di oggi in seguito alla ripresa dei bombardamenti israeliani.


“Mentre venivano trucidati decine di migliaia di palestinesi – ha sottolineato l’ex premier – il governo italiano era impegnato a proteggere Netanyahu e a stringere le mani a lui e al suo Governo criminale. A livello europeo è mancata una presa di posizione forte con misure concrete quali embargo sulle armi e sanzioni a Israele. Adesso è ripartito il massacro che coinvolge, ancora una volta, donne e bambini. Un solerte funzionario israeliano ha dichiarato che quest’ultimo raid ha una funzione ‘preventiva’ perché c’erano ‘movimenti insoliti’ a Gaza”. “Ma in tutto questo come si colloca l’Europa dei diritti, che si vanta costantemente della sua ‘superiore’ civiltà giuridica? L’Europa che abbiamo in mente noi non si gira dall’altra parte. Questa persistente indifferenza ha macchiato la nostra storia. Ora basta!”, ha concluso Conte.

Ue, nel Pd mediazione difficile su risoluzione, il nodo ‘Rearm Eu’

Ue, nel Pd mediazione difficile su risoluzione, il nodo ‘Rearm Eu’Roma, 17 mar. (askanews) – E’ difficile la mediazione nel Pd sul testo di risoluzione da presentare per il dibattito sul Consiglio Ue, la riunione iniziata alle 15.30 non ha ancora portato ad un’intesa ed è stata aggiornata a stasera. Il nodo resta sempre lo stesso: il piano di riarmo presentato da Ursula von der Leyen, che Elly Schlein ha criticato seccamente e al quale invece ha detto sì metà delegazione Pd al Parlamento europeo. La leader democratica, racconta un parlamentare, vuole un testo che riprenda sostanzialmente le linee da lei esposte nella direzione del 27 febbraio scorso. Una relazione che, però, non è stata votata da buona parte della minoranza. L’ala riformista, dal canto suo, chiede che la risoluzione non contenga un secco ‘no’ al piano della Commissione Ue.


La bozza di documento su cui si lavora, racconta chi è al corrente della trattativa, è stata elaborata dai due capigruppo Francesco Boccia e Chiara Braga, insieme a Peppe Provenzano e poi portata alla riunione di oggi alla quale partcipano anche Alessandro Alfieri, Piero De Luca, Stefano Graziano, Enzo Amendola. Nel testo non ci sarebbe appunto un ‘no’ esplicito al piano von der Leyen, né un dispositivo tipo “la risoluzione impegna il governo a votare no a ‘Rearm Eu’”. D’altro canto, secondo quanto racconta chi ha seguito il dossier, verrebbe appunto ribadito tutto l’elenco di critiche e distinguo rispetto al piano, con una formula che per i ‘riformisti’ non sarebbe accettabile. Ai Tg il capogruppo al Senato Francesco Boccia, uno dei più duri nello scontro scoppiato la scorsa settimana con la minoranza, ha spiegato: “Il Pd vuole un’Europa federale e un sistema di difesa comune, ma dice no al piano di riarmo degli Stati nazionali”.


La minoranza, viene spiegato, avrebbe chiesto di limare il testo della mozione. Il no al riarmo degli Stati nazionali è condiviso anche dall’ala moderata, ma “bisogna anche capire che vuol dire”, spiega un parlamentare. “Soprattutto in una prima fase è inevitabile che si cominci a livello nazionale…”. Insomma, il discorso va bene se è un ragionamento di prospettiva, ma non si può che iniziare dalla dimensione nazionale, se si vuole avviare un processo. E, in questo senso, per la minoranza non è possibile dire no al piano von der Leyen. Idee diverse sul fronte della maggioranza. “Molti – spiega un parlamentare della sinistra – sono determinati ad andare fino in fondo nel chiarimento. La direzione ha votato una linea, se ora la minoranza dice di non avere partecipato al voto quella linea la rimettiamo nella risoluzione”.


I pontieri, da un lato e dall’altro, sono al lavoro per evitare una nuova conta. Una nuova spaccatura, dopo quella della scorsa settimana, rafforzerebbe molto l’ipotesi di un congresso anticipato caldeggiata da diversi dirigenti vicini alla segretaria. Gran parte della minoranza non intende andare a nuove assise ora, anche considerando i rapporti di forza. Ma pure in maggioranza, raccontano, l’ipotesi di congresso anticipato è stata sconsigliata durante la riunione di venerdì scorso con Schlein sia dall’area che fa capo a Dario Franceschini sia da quella di Andrea Orlando e Provenzano, che spingono invece per un chiarimento “tematico”, magari anche coinvolgendo la base del partito sulla politica estera.


Schlein, spiegano più parlamentari di maggioranza, si è riservata di decidere sul congresso, ribadendo però che ci deve essere chiarezza sulla linea di politica estera. Stasera si proverà di nuovo a trovare un punto di equilibrio e, se necessario, si continuerà domattina prima della riunione congiunta di senatori e deputati Pd fissata per le 11.30. Da definire, peraltro, anche la linea da tenere sulle altre risoluzioni che verranno presentate. Quasi scontato il no al documento del centrodestra, mentre si pensa all’astensione sui testi delle altre opposizioni. Ma anche su questo c’è da ragionare a fondo, perché è probabile che molti riformisti finiranno per dire ‘no’ alla risoluzione M5s e forse anche a quella Avs, e diversi esponenti della sinistra Pd potrebbero fare lo stesso sui documenti di Azione, Iv e Più Europa.