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L’eurogruppo Pd si è diviso nel voto sulla difesa Ue

L’eurogruppo Pd si è diviso nel voto sulla difesa UeBruxelles, 12 mar. (askanews) – L’eurogruppo Pd si è diviso a metà nel voto sulla risoluzione dell’Europarlamento sul riarmo dell’Europa come proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: 11 europarlamentari dem si sono astenuti e 10 hanno votato a favore. Hanno detto sì Bonaccini, Decaro, Giorgio Gori,Gualmini,Lupo, Maran,Moretti, Picierno,Tinagli, Topo. Si sono astenuti Zingaretti, Corrado,Zan,Benifei, Nardella, Ricci, Ruotolo, Laureti, Strada, Tarquinio e Lucia Annunziata che ha corretto in astensione un voto per errore risultato a favore.

Difesa Ue, europarlamentari Pd divisi: 11 astensioni e 10 sì a von der Leyen

Difesa Ue, europarlamentari Pd divisi: 11 astensioni e 10 sì a von der LeyenBruxelles, 12 mar. (askanews) – L’eurogruppo Pd si è diviso a metà nel voto sulla risoluzione dell’Europarlamento sul riarmo dell’Europa come proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen: 11 europarlamentari dem si sono astenuti e 10 hanno votato a favore. Hanno detto sì Bonaccini, Decaro, Giorgio Gori,Gualmini,Lupo, Maran,Moretti, Picierno,Tinagli, Topo. Si sono astenuti Zingaretti, Corrado,Zan,Benifei, Nardella, Ricci, Ruotolo,Laureti,Strada, Tarquinio e Lucia Annunziata che ha corretto in astensione un voto per errore risultato a favore.

Meloni presiede riunione su Piano contro degrado periferie

Meloni presiede riunione su Piano contro degrado periferieRoma, 12 mar. (askanews) – È in corso a Palazzo Chigi un incontro, presieduto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per fare il punto sulla definizione del Piano straordinario contro il degrado delle periferie previsto dal Decreto Caivano-bis e che deve essere finalizzato entro il prossimo 31 marzo, per poi essere portato in Consiglio dei ministri per il suo via libera.


Alla riunione – informano fonti di Palazzo Chigi – partecipano i ministri competenti (Piantedosi, Abodi, Foti e rappresentanti del ministero dell’Università e la ricerca e del ministero per le Disabilità), il sottosegretario Mantovano, il Commissario Ciciliano, i sindaci di Roma, Napoli, Rosarno, San Ferdinando, Palermo e Catania, il vicesindaco di Rozzano, la Commissione prefettizia di Orta Nova e gli amministratori di Sport e Salute e di Invitalia.

Ok aula Camera ad annullamento seggio M5s, Gentile (Fi) diventa deputato

Ok aula Camera ad annullamento seggio M5s, Gentile (Fi) diventa deputatoRoma, 12 mar. (askanews) – L’aula della Camera ha approvato l’annullamento dell’elezione della deputata M5s Anna Laura Orrico nel collegio uninominale numero 2 della circoscrizione Calabria e la sua proclamazione nel collegio plurinominale unico. Conseguentemente viene proclamato l’annullamento dell’elezione della deputata Elisa Scutellà e la proclamazione del deputato Andrea Gentile (Fi). I sì sono stati 183, i no 127, un astenuto.


Prima del voto finale, Avs ha chiesto il voto segreto ma il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha citato i precedenti per motivare il diniego. Quindi Avs, M5s, Pd e Iv hanno chiesto un nuovo rinvio del voto per permettere una pronuncia della Giunta per il Regolamento sulla questione dello scrutinio segreto, richiesta bocciata dall’aula.

Ucraina, P. Chigi: soddisfazione Meloni per proposta cessate fuoco

Ucraina, P. Chigi: soddisfazione Meloni per proposta cessate fuocoRoma, 11 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni “accoglie con soddisfazione l’esito dei colloqui tenutisi a Gedda tra gli Stati Uniti e l’Ucraina, con particolare riferimento alla proposta di un cessate il fuoco di 30 giorni e alla ripresa dell’assistenza americana a Kiev”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.


“L’Italia – prosegue il comunicato – sostiene pienamente gli sforzi degli Stati Uniti, sotto la guida del Presidente Trump, a favore di una pace giusta che garantisca la sicurezza di lungo periodo dell’Ucraina. Ora la decisione spetta alla Russia”.

Su mozione difesa Ue tensioni Pd, in bilico tra sì e astensione

Su mozione difesa Ue tensioni Pd, in bilico tra sì e astensioneRoma, 11 mar. (askanews) – Il Pd proverà fino all’ultimo ad evitare la spaccatura sulla risoluzione del Parlamento europeo che fissa la linea sui temi della difesa e del riarmo. Il gruppo S&D si è riunito lunedì sera, poi in giornata si sono visti gli europarlamentari della delegazione dem e stasera ci sarà un’altra riunione, ma solo mercoledì mattina – assicurano in molti – si arriverà a fissare la linea. La discussione, spiega un dirigente Pd, è tra astensione e voto a favore a Strasburgo, ma il confronto durante i colloqui di queste ore è stato assai teso, racconta chi ha partecipato. Per questo il capo delegazione Nicola Zingaretti userà tutto il tempo a disposizione per cercare di portare il partito sulla posizione che riesce a tenere dentro il maggior numero di eurodeputati dem.


Le posizioni sono distanti, in parecchi vorrebbero votare no: oltre a Marco Tarquinio e Cecilia Strada, questa sarebbe la scelta anche di un bel pezzo di sinistra Pd, cioè quasi tutta la maggioranza che sostiene Elly Schlein. La stessa segretaria nei giorni scorsi ha usato parole nette contro il piano di riarmo presentato da Ursula von der Leyen, mentre adesso si deve votare un testo che esprime un apprezzamento esplicito per quel progetto, pur aggiungendo una serie di critiche e richieste di modifica. Il voto, va precisato, non sarà sul piano della von der Leyen, ma appunto su una risoluzione che definirà gli indirizzi in materia di difesa e riarmo. Ma nella bozza di risoluzione di S&D – che confluirà nel testo di maggioranza scritto insieme a Ppe e Liberali – si legge appunto che il Parlamento europeo “accoglie con favore l’iniziativa ‘Rearm Eu’ della Commissione come un primo passo importante per un’azione rapida”. Un passaggio che sarà anche nella risoluzione di maggioranza e che è difficile da accettare anche per la Schlein, che ha definito la proposta come un “piano che va nella direzione sbagliata”, quella del “riarmo nazionale dei 27 stati” anziché verso una “vera difesa europea”.


Ma di fatto il Pd è solo, anche tra i socialisti europei, a sostenere questa linea. Sono per il voto a favore non solo il britannico Starmer, ma anche lo spagnolo Sanchez, i socialisti della Spd e tutti gli altri. E l’ìdea di un Pd isolato a livello europeo, “che si schiera sulla posizione di Salvini e Conte anziché su quella dei socialisti” ha fatto scattare l’allarme nell’ala ‘di governo’ del partito. In questi giorni sono cresciute le pressioni dell’ala riformista dem, supportate anche da interventi ‘pesanti’ come quelli degli ex premier Paolo Gentiloni, Romano Prodi, Enrico Letta, e del primo segretario Pd Walter Veltroni. Tutti, sostanzialmente, d’accordo nel ritenere il “Rearm Europe” comunque un “primo passo” che va in ogni caso sostenuto.


Una bella fetta del gruppo dem – l’area “riformista”, a cominciare da Pina Picierno – è già decisa a votare sì, spiega uno degli esponenti Pd a Bruxelles. Sull’altro fronte, d’altro canto, c’è Marco Tarquinio che voterà sicuramente no, come probabilmente anche Cecilia Strada. Ma i “Pd per il sì” potrebbero essere parecchi, nel caso in cui si scegliesse l’astensione, di fatto il gruppo apparirebbe spaccato in tre : circa 8-9 per il sì (ma Stefano Bonaccini dovrebbe seguire comunque le indicazioni del partito), più o meno altrettanti per l’astensione e un paio per il no. Per questo Zingaretti sta lavorando per trovare il modo di tenere il partito unito. Spiega ancora il dirigente Pd: “E’ complicato, nel testo c’è quell’apprezzamento per il piano von der Leyen, ma anche l’invito a portare le spese militari al 3% del Pilà Non possiamo accettarlo. Vediamo se riusciamo a correggere questi ed altri passaggi”. Lavoro non facile, perché appunto il testo viene scritto insieme al Ppe e anche parecchi dei socialisti sono a favore.


Ma Schlein deve anche guardare al suo fianco, il leader M5s Giuseppe Conte è andato a Strasburgo per dire “ci opporremo con tutte le nostre forze, in tutte le sedi. Oggi al Parlamento europeo di Strasburgo per dire basta a miliardi” spesi per le armi. Si vedrà domattina se il Pd riuscirà a strappare qualche correzione alla risoluzione che permetta il sì – dal quale comunque si sfileranno almeno Tarquinio e Strada – o se si arriverà a dare indicazione per l’astensione, sapendo che in tanti voteranno comunque sì.

Stop al test di ammissione all’Università di Medicina, cosa prevede la legge delega

Stop al test di ammissione all’Università di Medicina, cosa prevede la legge delegaRoma, 11 mar. (askanews) – Entro 12 mesi il governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi con l’obiettivo di rivedere le modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, in Odontoiatria e protesi dentaria e in Medicina veterinaria superando il numero chiuso oggi regolato dai test di ammissione. Lo prevede la proposta di legge approvata oggi in via definitiva dall’aula della Camera.


Il testo, composto da tre articoli, stabilisce i principi e i criteri direttivi che i decreti del governo dovranno rispettare. Innanzitutto è previsto che l’iscrizione al primo semestre dei corsi debba essere libera ma il governo dovrà individuare i criteri di sostenibilità dell’iscrizione libera in base alla disponibilità dei posti dichiarata dalle università. Il governo inoltre dovrà individuare le discipline qualificanti comuni che devono essere oggetto di insegnamento nel primo semestre dei corsi di studio di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria, e di garantire programmi uniformi e coordinati, armonizzandone i piani di studio per un numero complessivo di crediti formativi universitari (CFU) stabilito a livello nazionale.Se l’iscrizione al primo semestre è libera, per il passaggio al secondo semestre è necessario non solo aver conseguito tutti i crediti stabiliti per gli esami di profitto del primo semestre, da svolgere secondo standard uniformi, ma anche collocarsi “in posizione utile” in una graduatoria di merito nazionale. In caso di mancata ammissione al secondo semestre, agli studenti vengono riconosciuti i crediti conseguiti negli esami del primo semestre per consentirgli di proseguire, anche in sovrannumero, in un diverso corso di studi tra quelli di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria, da indicare come seconda scelta rispetto ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, in odontoiatria e protesi dentaria e in medicina veterinaria, rendendo obbligatoria e gratuita la doppia iscrizione limitatamente al primo semestre.


“Siamo pronti, sui decreti attuativi correremo. Dal prossimo anno accademico non ci saranno più i test a crocette e partirà l’allargamento del numero chiuso con 30mila posti in più che saranno, sulla base dei fabbisogni, progressivamente distribuiti su tutte le università italiane: sarà un’apertura progressiva, inesorabile, continueremo ad aprire, ma sostenibile”. Così la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, ha commentato in transatlantico alla Camera l’approvazione in via definitiva del ddl delega.Critiche le opposizioni per cui “questo provvedimento non abolisce in alcun modo il numero chiuso” ed è “sostanzialmente un bluff” perché “in realtà sposta di sei mesi in avanti il processo di selezione per l’ingresso a medicina e non elimina il numero chiuso. Non lo fa perché, tra l’altro, all’interno di questa delega sono contenute misure molto generiche. È una delega in bianco”, ha commentato la deputata del Pd Irene Manzi.


Elisabetta Piccolotti di Avs teme che la riforma possa aprire la strada alle università telematiche che ad oggi non possono attivare corsi di laurea in medicina: “Vogliamo certezze sul fatto che non lo possano fare nemmeno in futuro, perché lo scenario che potrebbe presentarsi in questo Paese è quello di un numero molto cospicuo di immatricolazioni che gli atenei naturalmente faranno fatica a gestire durante il primo semestre, con aule stracolme, spazi insufficienti e servizi insufficienti per gli studenti, con la conseguenza che, a quel punto, qualcuno provi a dire che la soluzione c’è e si chiama didattica online e didattica telematica”. 

Lega, si muovono i salviniani: per congresso mozione su identità

Lega, si muovono i salviniani: per congresso mozione su identitàMilano, 11 mar. (askanews) – Si avvia la macchina congressuale della Lega, con l’annuncio della prima mozione: è firmata dal vice di Matteo Salvini, il veneto Alberto Stefani, e si intitola “Identità è futuro”. Il regolamento congressuale ancora non c’è, non si sa quante firme saranno necessarie per ammettere al voto la mozione, ma intanto un tema “forte” per il Carroccio come quello dell’identità e del legame coi territori è stato “prenotato” dai fedelissimi di Salvini.


Bruciati dunque sul tempo i leghisti che al congresso della Lega Lombarda, con Massimiliano Romeo, hanno sfidato vittoriosamente la linea del segretario Salvini per la Lega nazionale, chiedendo più attenzione al Nord e ai temi tradizioniali. “La mozione di Stefani affronta temi che sono nella storia della Lega, ma lo fa in modo costruttivo”, spiegano i fedelissimi di Salvini. Che infatti hanno subito appoggiato l’iniziativa di Stefani: Luca Toccalini e Igor Iezzi sono i primi ad assicurare la loro firma in calce alla mozione Stefani, che ora sarà portata all’esame del direttivo della Liga Veneta (di cui Stefani è segretario) prima della sua presentazione formale. “La difesa dell’identità locale è il Dna di questo movimento: autonomia, federalismo fiscale, buongoverno, lotta al globalismo omologante, protezione delle nostre comunità. La sfida del futuro si chiama identità”, dice Stefani al Gazzettino, spiegando l’impostazione della sua mozione.


Che, è bene precisarlo, non ha nulla a che vedere ad esempio con le mozioni dei congressi Pd, che rappresentano le piattaforme programmatiche di candidati alternativi alla segreteria. Nel caso del congresso della Lega si tratta invece di qualcosa di similie alle mozioni parlamentari: impegni su temi specifici che il congresso affida alla segreteria, che vede in corsa – alle assise in calendario il 5 e 6 aprile a Firenze – il solo Matteo Salvini. Impegni che dunque potranno essere molteplici e non alternativi tra loro.

Università, Bernini: stop test a crocette da prossimo anno accademico

Università, Bernini: stop test a crocette da prossimo anno accademicoRoma, 11 mar. (askanews) – “Siamo pronti, sui decreti attuativi correremo. Dal prossimo anno accademico non ci saranno più i test a crocette e partirà l’allargamento del numero chiuso con 30mila posti in più che saranno, sulla base dei fabbisogni, progressivamente distribuiti su tutte le università italiane: sarà un’apertura progressiva, inesorabile, continueremo ad aprire, ma sostenibile”. Così la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, ha commentato in transatlantico alla Camera l’approvazione in via definitiva del ddl delega per la revisione dell’accesso ai corsi di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, in odontoiatria e protesi dentaria e in medicina veterinaria.

Università, stop a test ammissione a Medicina, cosa prevede la delega

Università, stop a test ammissione a Medicina, cosa prevede la delegaRoma, 11 mar. (askanews) – Entro 12 mesi il governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi con l’obiettivo di rivedere le modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, in Odontoiatria e protesi dentaria e in Medicina veterinaria superando il numero chiuso oggi regolato dai test di ammissione. Lo prevede la proposta di legge approvata in via definitiva dall’aula della Camera.


Il testo, composto da tre articoli, stabilisce i principi e i criteri direttivi che i decreti del governo dovranno rispettare. Innanzitutto è previsto che l’iscrizione al primo semestre dei corsi debba essere libera ma il governo dovrà individuare i criteri di sostenibilità dell’iscrizione libera in base alla disponibilità dei posti dichiarata dalle università. Il governo inoltre dovrà individuare le discipline qualificanti comuni che devono essere oggetto di insegnamento nel primo semestre dei corsi di studio di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria, e di garantire programmi uniformi e coordinati, armonizzandone i piani di studio per un numero complessivo di crediti formativi universitari (CFU) stabilito a livello nazionale. Se l’iscrizione al primo semestre è libera, per il passaggio al secondo semestre è necessario non solo aver conseguito tutti i crediti stabiliti per gli esami di profitto del primo semestre, da svolgere secondo standard uniformi, ma anche collocarsi “in posizione utile” in una graduatoria di merito nazionale. In caso di mancata ammissione al secondo semestre, agli studenti vengono riconosciuti i crediti conseguiti negli esami del primo semestre per consentirgli di proseguire, anche in sovrannumero, in un diverso corso di studi tra quelli di area biomedica, sanitaria, farmaceutica e veterinaria, da indicare come seconda scelta rispetto ai corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, in odontoiatria e protesi dentaria e in medicina veterinaria, rendendo obbligatoria e gratuita la doppia iscrizione limitatamente al primo semestre.


Critiche le opposizioni per cui “questo provvedimento non abolisce in alcun modo il numero chiuso” ed è “sostanzialmente un bluff” perché “in realtà sposta di sei mesi in avanti il processo di selezione per l’ingresso a medicina e non elimina il numero chiuso. Non lo fa perché, tra l’altro, all’interno di questa delega sono contenute misure molto generiche. È una delega in bianco”, ha commentato la deputata del Pd Irene Manzi. Elisabetta Piccolotti di Avs teme che la riforma possa aprire la strada alle università telematiche che ad oggi non possono attivare corsi di laurea in medicina: “Vogliamo certezze sul fatto che non lo possano fare nemmeno in futuro, perché lo scenario che potrebbe presentarsi in questo Paese è quello di un numero molto cospicuo di immatricolazioni che gli atenei naturalmente faranno fatica a gestire durante il primo semestre, con aule stracolme, spazi insufficienti e servizi insufficienti per gli studenti, con la conseguenza che, a quel punto, qualcuno provi a dire che la soluzione c’è e si chiama didattica online e didattica telematica”.