
Ue, il successo del “metodo Costa” per aggirare il veto ungherese
Ue, il successo del “metodo Costa” per aggirare il veto unghereseRoma, 22 mar. (askanews) – E’ forse la notizia più importante del Consiglio europeo di Bruxelles del 20 marzo: per la seconda volta in sole due settimane, le posizioni dell’Ue sull’Ucraina sono state decise a Ventisei, con l’Ungheria di Viktor Orbán contraria, messa pateticamente in un angolo a riflettere sulla sua irrilevanza, e sull’inutilità, ormai (almeno in certi ambiti), del suo diritto di veto, che per anni aveva dato a Budapest un peso negoziale assolutamente sproporzionato rispetto all’importanza economica, politica e demografica del Paese.
E’ la soluzione pragmatica e intelligente, eppure finora pressoché mai usata, che ha escogitato il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, dall’alto della sua lunga esperienza precedente come membro del Consiglio europeo negli anni scorsi, in qualità di premier del Portogallo. Costa ha semplicemente considerato che l’impossibilità di pubblicare conclusioni formali del Consiglio europeo in caso di veto da parte di uno Stato membro (a causa della regola dell’unanimità che vige per quasi tutte le decisioni di questa istituzione), poteva essere aggirata con la pubblicazione delle posizioni degli altri Ventisei – una maggioranza schiacciante – in un formato diverso, finora non previsto (un “documento allegato”), ma sostanzialmente equivalente alle conclusioni, e percepito come tale, ovvero come la posizione dell’Ue al suo massimo livello politico. Che questo sia il ragionamento sottostante al “metodo Costa” lo ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio europeo (curiosamente mai in inglese, ma in spagnolo e in francese) durante le conferenza stampa al termine dei due vertici Ue del 6 e del 20 marzo, in cui questo metodo è stato applicato con notevole successo proprio alle posizioni Ue sulla questione ucraina.
Tra i Ventisette, aveva detto Costa dopo il vertice del 6 marzo rispondendo a un giornalista in spagnolo “tutti vogliono la pace; la differenza è che 26 paesi credono al percorso per la pace attraverso il rafforzamento delle capacità di difesa dell’Ucraina. L’Ungheria si è isolata da questo consenso, ed è rimasta sola. Un paese isolato – aveva sottolineato – non crea una divisione. I Ventisei continuano uniti, con una posizione comune, e continueranno ad appoggiare l’Ucraina, come abbiamo fatto dal primo giorno, il 24 febbraio 2022” quando cominciò l’invasione russa. Un concetto ribadito dopo il Consiglio europeo di giovedì 20 marzo, sempre in spagnolo: “Come sapete, l’Ungheria ha una posizione diversa rispetto agli altri Ventisei su come sostenere l’Ucraina nel raggiungimento della pace. Dobbiamo rispettare le differenze, ma non possiamo essere bloccati perché l’Ungheria la pensa diversamente dagli altri. Dobbiamo continuare, ed è quello che stiamo facendo. Due settimane fa avevamo adottato delle conclusioni a Ventisei molto chiare sull’Ucraina. Oggi abbiamo seguito lo stesso metodo. È così che riusciamo a restare uniti, ma rispettando le reciproche differenze”. “La nostra Unione – ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo rispondendo a un’altra domanda in francese – è composta da Ventisette Stati membri, ventisette nazioni, con storie diverse, culture diverse, tradizioni diverse, visioni del mondo diverse. La diversità non è quindi una novità. La novità – ha rilevato – è che siamo riusciti ad avere una posizione comune, e questa è la storia dell’Unione europea. Tutto è iniziato con sei Stati membri. Siamo già Ventisette, ci stiamo allargando e, con ogni allargamento la sfida diventa sempre più grande. Ma ciò che è molto positivo nella nostra Unione è la capacità di convivere con la diversità”.
“Ho trascorso diversi anni qui al Consiglio europeo, ho vissuto – ha ricordato Costa – delle situazioni diverse: molte volte siamo rimasti bloccati nelle decisioni, ma abbiamo sempre trovato il modo di superare le difficoltà. Oggi abbiamo parlato del Quadro di bilancio pluriennale”. L’ultima volta che è stato approvato, ha ricordato ancora, “siamo stati qui, credo, per cinque giorni e quattro notti, e alla fine abbiamo raggiunto un accordo. Insomma, può succedere, c’è a volte uno Stato membro, o ci sono anche due Stati membri contrari. La cosa più difficile è quando ce ne sono quattordici contro tredici. Ma qui – ha concluso il presidente del Consiglio europeo – la realtà è che ci sono Ventisei Stati membri con una posizione, e un solo paese con un’altra posizione. Dobbiamo rispettarlo nel suo isolamento, ma rimane isolato”. A conferma della volontà di continuare ad applicare ormai sistematicamente il “metodo Costa”, alla vigilia del Consiglio europeo del 20 marzo una fonte diplomatica di uno Stato membro tra i più impegnati a favore dell’Ucraina aveva affermato, rispondendo ad alcuni giornalisti: “Non so se sull’Ucraina finiremo con l’adottare delle conclusioni a Ventisette, ma non sto trattenendo il fiato nell’attesa. L’ultima volta le abbiamo adottate a Ventisei, e non ho visto una grande differenza. Naturalmente sarebbe meglio avere un testo approvato a Ventisette, ma tutti vediamo le conclusioni a Ventisei come le conclusioni del Consiglio europeo, e in termini di impatto sui media e percezione nell’opinione pubblica, che abbiamo monitorato attentamente, non abbiamo visto differenze”, ha spiegato la fonte.
Va ricordato, d’altra parte, che le decisioni del Consiglio europeo sottoposte alla regola dell’unanimità non sono quasi mai di natura legislativa, ma servono prevalentemente a dare un orientamento politico, a “guidare”, “invitare” o “sollecitare” la Commissione e i co-legislatori (le formazioni ministeriali del Consiglio Ue e il Parlamento europeo) affinché presentino, approvino, accelerino o migliorino determinate iniziative legislative. E se per la legislazione è necessaria e imprescindibile l’approvazione formale favorevole, secondo le modalità di voto previste (compresa l’unanimità, richiesta in certi ambiti come la politica estera o la politica fiscale), non è così per gli orientamenti politici, in cui la posizione di una nettissima maggioranza di paesi è sufficiente, e il dissenso di un solo, piccolo Stato membro non ha conseguenze reali. D’altra parte, pochi lo hanno notato, ma il linguaggio della dichiarazione a 26 nel “documento allegato” alle conclusioni è del tutto identico a quello che sarebbe stato usato se le conclusioni formali fossero state sostenute all’unanimità: i soggetti sono infatti il Consiglio europeo e l’Unione europea, e non “i Ventisei”. E’, ad esempio, “il Consiglio europeo” che riafferma il suo sostegno all’Ucraina, ed è “l’Unione europea” che mantiene il suo approccio per “la pace attraverso la forza”, che resta impegnata a fornire ulteriore supporto a Kiev, e che rimane pronta ad aumentare la pressione sulla Russia. Anche se l’Ungheria, che partecipa al Consiglio europeo ed è uno Stato membro dell’Unione europea, non è affatto d’accordo. Tutti si aspettano, comunque, che Budapest tornerà invece a far pesare il suo diritto di veto quando si tratterà di rinnovare le sanzioni contro la Russia, a giugno, con una decisione dei ministri degli Esteri che ha carattere legislativo e che richiede l’unanimità. Sempre che nel frattempo non si sia riusciti davvero a trovare un buon accordo, “giusto e durevole” per il cessate il fuoco in Ucraina, nel qual caso le sanzioni europee sarebbero oggetto del negoziato e finirebbero probabilmente per essere ritirate. Un’ultima annotazione. Giorgia Meloni, che si era sempre impegnata (rivendicandolo) al dialogo con Orban per raggiungere una mediazione, non ha aperto bocca di fronte alla tattica di Costa. Evidentemente il feeling tra l’ungherese e Matteo Salvini – entrambi Patriots – ha fatto raffreddare di molto i loro rapporti. Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese