Accordo dazi Ue-Usa, quasi certo rinvio voto dell’Europarlamento
Accordo dazi Ue-Usa, quasi certo rinvio voto dell’Europarlamento
Roma, 21 feb. (askanews) – Il vero e proprio terremoto, interno e più ancora internazionale, causato dalla storica sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato tutti i dazi decisi nell’ultimo anno dal presidente Donald Trump mediante il ricorso a una procedura d’emergenza (l’International Emergency Economic Powers Act del 1977), e quindi senza approvazione parlamentare, non potrà non avere ripercussioni importanti anche sull’accordo commerciale di Turnberry tra Usa e Ue, che deve ancora essere approvato formalmente dal Parlamento europeo.
L’accordo, raggiunto nell’agosto scorso in Scozia tra il presidente americano Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e successivamente formalizzato con una dichiarazione congiunta, prevede un meccanismo asimmetrico e più favorevole agli Usa per cui, a fronte di un azzeramento dei dazi per l’importazione nell’Ue di dei prodotti industriali americani, la grande maggioranza dei prodotti europei sono tassati con dazi al 15% negli Usa (con una riduzione rispetto al 20% imposto precedentemente dai cosiddetti ‘dazi reciproci’ di Trump, e rispetto al 27,5% dei dazi sulle auto).
L’accordo non riguardava le importazioni di acciaio e alluminio negli Usa, sottoposte a dazi specifici (del 50%) per il settore, e conteneva anche un impegno da parte europea ad acquistare prodotti energetici americani per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028, e di investire 600 miliardi di dollari nei ‘settori strategici’ negli Stati Uniti.
L’approvazione necessaria da parte del Parlamento europeo non riguarda l’accordo commerciale con gli Usa in quanto tale, ma i regolamenti Ue che lo applicheranno. La procedura era già stata ritardata durante la crisi Ue-Usa sulla questione Groenlandia, che aveva portato gli eurodeputati a proporre diversi emendamenti, per rispondere a eventuali nuove offensive da parte dell’Amministrazione Trump, tra cui un riferimento allo strumento anti-coercizione dell’Ue e una clausola temporale di revisione dei dazi.
La sentenza della Corte Suprema Usa, che riguarda anche i dazi del 15% sui prodotti europei (ma non quelli del 50% su acciaio e alluminio) mette ora chiaramente in luce la necessità di rivedere tutto l’impianto dell’accordo, a pochi giorni dal voto della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo, che era previsto per martedì 24 febbraio.
Subito dopo la sentenza, venerdì 20 febbraio – e prima ancora che Trump annunciasse i nuovi dazi generalizzati aggiuntivi del 10% per le importazioni negli Usa, decisi con una base giuridica diversa rispetto alla procedura d’emergenza bocciata dalla Corte Suprema – il presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Bernd Lange, ha convocato per lunedì 23 febbraio, alle 14.30, a Bruxelles, una riunione dei relatori ombra dei diversi gruppi politici per l’accordo Ue-Usa, per decidere come procedere.
Lange, che è anche relatore del Parlamento europeo per il più importante dei due regolamenti relativi all’accordo con gli Usa, ha annunciato la convocazione della riunione straordinaria di lunedì in due post successivi pubblicati su X. ‘La decisione sui dazi della Corte Suprema degli Stati Uniti – ha affermato l’europarlamentare tedesco – è un segnale positivo per lo stato di diritto. I giudici hanno dimostrato che anche un presidente degli Stati Uniti non opera in un vuoto giuridico. Sono state fissate delle barriere legali: l’era dei dazi illimitati e arbitrari imposti dal presidente potrebbe ora avviarsi al termine’. ‘Ora – continuava Lange nel secondo post su X – dobbiamo valutare attentamente la sentenza e le sue conseguenze. Per questo ho appena convocato una riunione straordinaria della squadra di negoziatori della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo sull’accordo di Turnberry per lunedì, al fine di valutare le possibili implicazioni sui lavori in corso e in particolare in vista del voto nella commissione’ per il Commercio internazionale del Parlamento europeo.
Un voto che a questo punto sembra molto difficile possa davvero aver luogo. Come ha affermato in una nota venerdì sera l’eurodeputato del Pd Brando Benifei, presidente della delegazione per le Relazioni con gli Stati Uniti dell’Europarlamento e Coordinatore del gruppo S&D per il Commercio internazionale, ‘è ora inevitabile rivalutare molto seriamente se sussistano ancora le condizioni, tanto giuridiche quanto politiche, per procedere con il voto previsto in Europarlamento il prossimo 24 febbraio sull’accordo Ue-Usa’. ‘A me pare quanto mai necessario – ha sottolineato ancora Benifei – avere il tempo per approfondire tutte le implicazioni di questa decisione così rilevante, senza prendere decisioni affrettate, garantendo coerenza tra il quadro giuridico internazionale, la tutela degli interessi economici europei e la solidità politica delle scelte commerciali, fondate sulla prevedibilità, sul rispetto dello stato di diritto e su un equilibrio equo e reciproco negli scambi’. ‘È su questi principi che a mio modo di vedere dovrà basarsi ogni nostra decisione. La pronuncia della Corte Suprema – ha concluso Benifei – è una questione interna statunitense ma è anche un segnale di speranza e di vitalità dell’architettura di pesi e contrappesi che contraddistingue la democrazia americana’.
Sulla stessa linea anche l’eurodeputata tedesca Anna Cavazzini, relatrice ombra dei Verdi per l’accordo commerciale Ue-Usa. ‘Ora abbiamo la prova – ha scritto in una nota, sempre venerdì sera – che i dazi di Trump erano illegali sia secondo il diritto internazionale che secondo quello statunitense’. Ma, ha avvertito Cavazzini, ‘i prossimi passi restano poco chiari. Temo che Trump continuerà ad abusare dei suoi poteri finché non troverà un modo per imporre i suoi dazi ingiustificati. Il voto sull’accordo Turnberry al Parlamento europeo dovrebbe essere sospeso finché non avremo chiarezza’.
Molto cauta anche la reazione a caldo della Commissione europea, con una breve dichiarazione diffusa a Bruxelles, subito dopo la sentenza della Corte Usa, dal portavoce per il Commercio estero, Olof Gill. ‘Prendiamo atto della decisione delle Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l’Amministrazione Usa, mentre cerchiamo di fare chiarezza sui passi che intendono intraprendere in merito a questa decisione’, ha scritto il portavoce. Che poi ha puntualizzato: ‘Le imprese da entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità nelle relazioni commerciali. Per questo – ha concluso Gill – continuiamo a perorare la causa di dazi più bassi e a lavorare per ridurli’.
Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto appello alla prudenza, dopo aver accolto molto favorevolmente la sentenza della Corte Suprema, come prova che lo stato di diritto e il sistema dei pesi e contrappesi nelle democrazie funzionano. Ma, ha detto il presidente francese, ‘non dobbiamo affrettare le cose’, notando che Trump ha risposto poche ore dopo, reintroducendo nuovi dazi generalizzati. ‘Ne valuteremo in modo preciso le conseguenze, cosa si può fare e ci adatteremo’, ha spiegato. Dopo aver ribadito che la Francia vuole continuare a esportare i propri prodotti, Macron ha concluso che ‘la questione è la reciprocità, non essere soggetti a decisioni unilaterali. Quindi, se questo aiuta a calmare le acque, va bene’.
Per quanto riguarda l’Italia, Giorgia Meloni (sotto attacco delle opposizioni) tace. La premier, insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz, era stata la principale sostenitrice della necessità di trovare un accordo. Adesso il silenzio di Palazzo Chigi la dice lunga sull’imbarazzo. Al momento, in attesa di capire come muoversi, è stato mandato avanti il ministro degli Esteri Antonio Tajani: ‘E’ sempre una buona notizia quando si tolgono i dazi, ma non credo ci saranno grandi cambiamenti’, ha detto il titolare della Farnesina, aggiungendo di essere ‘ottimista, perché nonostante i dazi il nostro export continua a crescere’.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese