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Commissione: fondi Ue possono sostenere accesso ad aborto sicuro

Commissione: fondi Ue possono sostenere accesso ad aborto sicuro

Roma, 28 feb. (askanews) – La Commissione europea ha adottato giovedì 26 febbraio a Bruxelles una comunicazione in risposta alla “Iniziativa dei Cittadini europei” (Ice) dal titolo “La mia voce, la mia scelta: per un aborto sicuro e accessibile”, in cui chiarisce che gli Stati membri che lo vorranno potranno usare i finanziamenti del Fondo sociale europeo (uno degli strumenti più importanti della Politica di Coesione), per sostenere programmi di accesso all’aborto sicuro per donne vulnerabili provenienti anche da altri paesi dell’Ue in cui l’aborto non è consentito o non ci sono iniziative simili.

L’Iniziativa dei Cittadini europei, che era stata presentata a Bruxelles a inizio settembre 2025 dopo aver raccolto oltre un milione di firme (1.124.513 per la precisione) in più di 19 Stati membri (la scoglia minima prevista), chiedeva alla Commissione di presentare una proposta di sostegno finanziario agli Stati membri al fine di garantire l’accesso a un aborto sicuro a chiunque non abbia questa possibilità in Europa, a causa delle diverse condizioni sanitarie e legali nei diversi paesi dell’Ue.

Nella sua risposta, la Commissione era sottoposta ai limiti previsti all’articolo 168, paragrafo 7, del Trattato sul Funzionamento dell’Ue, secondo cui l’azione dell’Unione deve rispettare le prerogative degli Stati membri, che sono responsabili per la definizione della loro politica sanitaria e per l’organizzazione dei servizi di assistenza medica. Consapevoli di questo limite, i promotori dell’Ice non avevano chiesto una garanzia esplicita del diritto all’aborto stabilita a livello europeo.

“Dopo aver analizzato attentamente l’iniziativa e tenuto conto delle limitazioni imposte dai Trattati Ue alla competenza dell’Unione in materia di salute pubblica – spiega una nota dell’Esecutivo comunitario -, la Commissione sottolinea che gli Stati membri possono fare affidamento sugli strumenti Ue esistenti per migliorare la parità di accesso a servizi sanitari legalmente disponibili e a prezzi accessibili, compresi i servizi di aborto sicuro”.

“Questo sostegno dell’Ue – continua la nota – può essere fornito attraverso il programma del Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+), qualora gli Stati membri desiderino, volontariamente e in conformità con le rispettive legislazioni nazionali, fornire tale sostegno, in particolare utilizzando o riassegnando le risorse disponibili nell’ambito dei loro programmi Fse+”. Il Fondo “potrebbe essere utilizzato per migliorare l’accesso a servizi di aborto legalmente disponibili, a prezzi accessibili e sicuri per le donne incinte. Il Fse+ può sostenere gli sforzi di questi Stati membri, garantendo loro al contempo l’autonomia di determinare come e a quali condizioni verrà fornito l’accesso all’aborto sicuro e legale”.

La nota precisa inoltre, che “l’Ue può sostenere l’azione degli Stati membri in materia di salute pubblica, nel rispetto della responsabilità degli Stati membri per la definizione delle proprie politiche sanitarie, nonché per l’organizzazione e l’erogazione di servizi sanitari e assistenza medica”. Presentando alla stampa a Bruxelles la comunicazione della Commissione, il 26 febbraio, la vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e l’Occupazione, Roxana Minzatu, e la commissaria per l’Uguaglianza e per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, hanno sottolineato il fatto che “per la prima volta viene chiarito che è possibile” usare i fondi europei del Fse+ “per garantire l’accesso all’aborto sicuro” a tutte le cittadine europee, negli Stati membri che vorranno creare dei programmi di assistenza sanitaria a questo fine. Dieci Stati membri si sono già dichiarati disponibili in questo senso: Austria, Estonia, Finlandia, France, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svezia e Belgio.

Finora, si poteva ricorrere già al Fse+ per facilitare l’accesso alle cure sanitarie, soprattutto nel quadro dei trattamenti in campo oncologico, ma non era esplicitamente previsto che si potesse fare per l’aborto. Il fondo Fse+ nell’attuale bilancio pluriennale comunitario (2021-2027) è dotato di 142,7 miliardi di euro, che possono essere utilizzati fino al 2029, ha spiegato Minzatu. “Da adesso diamo agli Stati membri la possibilità di usare i finanziamenti Ue del Fondo sociale europeo per migliorare l’accesso all’aborto. Questo significa sostegno alle donne che hanno necessità di viaggiare, o alle donne nel proprio paese, o in aree remote, o senza mezzi finanziari. In pratica significa che le donne avranno un accesso migliore a un aborto sicuro, qualunque donna in condizioni di vulnerabilità ovunque in Europa; e questo è rivoluzionario (‘groundbreaking’)”, ha spiegato Hadja Lahbib.

Il 17 dicembre scorso, la plenaria del Parlamento europeo, con una risoluzione non vincolante adottata con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni, aveva sostenuto l’Ice e invitato la Commissione a istituire un meccanismo finanziario opzionale, aperto a tutti gli Stati membri su base volontaria e sostenuto da fondi dell’Ue, per consentire agli Stati partecipanti di “garantire l’accesso all’interruzione sicura della gravidanza, nel rispetto delle rispettive normative nazionali, alle persone che non hanno accesso a un aborto sicuro e legale”. “Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ricorda ancora la nota della Commissione -, in Europa si verificano ogni anno circa 483.000 aborti a rischio. L’aborto a rischio è una questione di salute pubblica, in quanto può causare diverse forme di danno fisico e grave stress mentale, mettendo quindi a rischio la vita delle donne”.

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese