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Vino, in Francia si stima una vendemmia da 45 mln hl: -2% sul 2022

Vino, in Francia si stima una vendemmia da 45 mln hl: -2% sul 2022Milano, 8 set. (askanews) – Nel 2023 la Francia dovrebbe produrre 45 milioni di ettolitri di vino. Il dato è stato fornito dal Servizio statistiche e previsioni (Ssp) transalpino nella sua seconda stima che indica complessivamente un calo del 2% rispetto all’annata 2022, ma una crescita dell’1% rispetto alla media quinquennale (2018-2022). Lo riporta il sito “Vitisphere”, spiegando che dal report emergono però differenze importanti tra le diverse regioni vitivinicole e all’interno delle stesse a causa del maltempo, della peronospora, dello oidio e della botrite.

Rispetto all’anno scorso, il Ssp stima un -9% della produzione in Gironda e un -6% nel Sud-Ovest, mentre per il Midi un calo dell’8%, con solo il Gard che manterrebbe la produzione invariata. Problemi anche nella Valle del Rodano e in Provenza, con un -2% della produzione annuale che è però un +2% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Al contrario, vendemmia generosa per Borgogna e Beaujolais (+11% e +21% rispetto al 2018-2022), per la Valle della Loira (+19% e +16% sul quinquennio) e per l’Alsazia (+5%), mentre in Champagne si prospetta una flessione del 2% per l’impatto della botrite.

Femminicidi, le “Donne del vino” ricordano l’amica Marisa Leo

Femminicidi, le “Donne del vino” ricordano l’amica Marisa LeoMilano, 8 set. (askanews) – “La nostra Marisa insieme con un pugno di giovani socie, aveva dato il via al progetto ‘DxD : Calici di Vita’, ovvero ‘Donne per le Donne’, un progetto itinerante per supportare con dei lunch solidali le associazioni che nel territorio regionale si occupano della rinascita delle donne vittime di violenza. Che beffa… ecco perché l’assassinio della nostra Marisa è ancora più paradossale: lei fino a poche ore prima che il padre di sua figlia avesse deciso di ammazzarla, ‘era sul pezzo’. Stava lavorando a un altro appuntamento di ‘DXD Calici di vita’ che si sarebbe dovuto tenere a ottobre in un ristorante di Mazara del Vallo”. E’ un passaggio del lungo ricordo che la delegazione “Le Donne del Vino Sicilia” ha dedicato a una di loro: Marisa Leo, la 39enne responsabile marketing e comunicazione della Cantina Colomba Bianca, che è assassinata nel tardo pomeriggio di mercoledì scorso nel Trapanese dall’ex fidanzato che si è poi suicidato.

La dedica delle donne siciliane del vino è stata rilanciata sui social dell’Associazione nazionale che ricorda che si tratta “del secondo caso di femminicidio in pochi anni, dopo Donatella Briosi, che ci colpisce tragicamente”. Nel ricordo si sottolinea come “la nostra Marisa era una giovane donna provata dalla vita: aveva denunciato l’ex, padre della figlia, per stalker, aveva circoscritto la sua giovane vita a figlia-genitori-lavoro con la paura che le potesse succedere qualcosa, e viveva protetta dai suoi affetti più cari”. “Timida, gli occhi grandi e scuri con quella sua espressione da cerbiatta che celava una volontà di ferro”, Marisa Leo “aveva imparato a guardarsi dentro, a prendere consapevolezza di sé e a nutrire di bellezza il mondo che la circondava”. “La nostra Marisa – concludono le sue amiche Donne del vino – è, a dispetto della morte violenta inflitta dall’uomo che ha amato, il futuro luminoso (come il suo sguardo) di chi oggi si sente spezzata ma è pronta ancora una volta ad alzare la testa, a rimboccarsi le maniche e a continuare la quotidiana battaglia di civiltà”.

Vino, da 11 a 15 settembre sesta edizione di “Vinitaly China Roadshow”

Vino, da 11 a 15 settembre sesta edizione di “Vinitaly China Roadshow”Milano, 8 set. (askanews) – Sessanta aziende italiane e tre Consorzi di tutela (Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani; Valpolicella e Franciacorta) prenderanno parte dall’11 al 15 settembre alla sesta edizione del “Vinitaly China Roadshow”, l’evento targato Veronafiere che si svolge dal 2018 e che nasce dalla collaborazione con la Rete Ice in Cina.

La prima tappa è Pechino, seguita da Changsha, nella provincia dell’Hunan, una delle capitali culinarie della Cina e nodo strategico, in costante sviluppo, tra il Sud e il Centro del Paese. Il “roadshow” si concluderà a Hangzhou, una delle città più importanti della Cina costiera, crocevia della provincia dello Zhejiang e capitale dell’hi-tech e dell’ecommerce in Cina. Il format sarà quello classico: walk around tasting e masterclass in cui saranno invitati operatori del settore wine and spirits e horeca, e media specializzati. Un progetto di valorizzazione del vino tricolore che coinvolgerà anche gli enoappassionati delle tre città cinesi in cui si svolgerà in contemporanea la quarta edizione dell’”Italian Wine Week”, un cartellone di eventi diffusi nei principali locali di tendenza delle tre località, ideato e curato da Veronafiere attraverso la sede operativa di Shanghai. “Dopo diversi anni torniamo in Cina col progetto Top Tales per promuovere le nostre denominazioni di punta, Barolo e Barbaresco, e la nostra regione, le Langhe, che sempre più accoglie turisti da tutto il mondo e in particolare dall’Asia” ha spiegato il presidente del Consorzio Barolo e Barbaresco, Matteo Ascheri, sottolineando che “il mercato cinese è in ripresa ed è priorità nostra ricostruire un ponte solido tra le nostre realtà, tanto per le Cantine che già sono conosciute tanto per quelle che potranno farsi conoscere per la prima volta da buyer e horeca cinesi”. Il Consorzio piemontese proporrà la masterclass “Barolo & Barbaresco: the king and the queen of the red wines” con una delle più conosciute divulgatrici di vino tricolore in Cina, Sophie Liu, che si terrà a Pechino l’11 settembre e Hangzhou il 15 settembre con il Master of Wine Fongyee Walker.

Agroalimentare, il peperone di Voghera diventa Presidio Slow Food

Agroalimentare, il peperone di Voghera diventa Presidio Slow FoodMilano, 8 set. (askanews) – Dopo più di quindici anni di lavoro finalizzato al recupero del seme, il peperone di Voghera è tornato nei campi e sulle tavole, e ora è diventato Presidio Slow Food. Nel secolo scorso e per molto tempo, Voghera, in provincia di Pavia, ha fatto rima con peperone: coltivato un po’ ovunque nella pianura tra il Pavese e l’Alessandrino, era conosciuto e apprezzato ovunque. Voghera ospitava un importante mercato ortofrutticolo ed esportava anche anche in Germania e negli Stati Uniti quei peperoni verdi, facilmente digeribili che un po’ tutti coltivavano nel proprio orto. Poi, negli anni Cinquanta, una micosi decretò un drastico calo di produzione negli orti vogheresi.

Per sfuggire al “fusarium”, il patogeno che tanti danni inflisse alle coltivazioni di peperone, chi poté si spostò di qualche chilometro. “Mio nonno, una volta sposato, si trasferì nella zona di Corana, un paese poco distante da Voghera con un terreno più sabbioso e qui continuò a riprodurre il Voghera” racconta Olezza, e proprio da quei semi, nel 2005 è partito il progetto di recupero che, in collaborazione con l’Istituto tecnico agrario Gallini di Voghera, l’Istituto di patologia vegetale dell’Università di Milano e il Centro ricerca agraria di Montanaso Lombardo (Lodi), nel giro di alcuni anni ha consentito di riprendere la produzione e la commercializzazione del peperone di Voghera. I produttori oggi sono riuniti nell’associazione di valorizzazione e tutela del PepeVo. “Il peperone di Voghera ha forma cubica, dimensione tra gli 8 e i 12 cm ed è quadrilobato, cioè normalmente ha quattro coste, ma può presentarne anche solo tre” spiega Andrea Olezza, referente dei sei produttori che aderiscono al Presidio. Tra gli aspetti che colpiscono maggiormente c’è sicuramente il colore: “Il peperone è verde chiaro e perciò viene detto ‘bianco’. In piena maturazione diviene giallo, quasi arancione, ma la particolarità è che è buono già quando è verde: proprio per questo motivo, il Voghera normalmente si raccoglie uno o due giorni prima che diventi giallo. È il momento in cui è più consistente, l’ideale per essere conservato sottaceto, come vuole la tradizione”. La zona di produzione del Presidio Slow Food del peperone di Voghera comprende l’area che spazia dalla provincia di Pavia a quella di Alessandria vicino alle confluenze dei torrenti Scrivia, Curone e Staffora nel fiume Po.

“La Condotta Slow Food Oltrepò Pavese si è occupata del peperone di Voghera per più di un decennio, sia per quanto riguarda le ricerche sul fronte scientifico e storico sia per riuscire a coinvolgere nuovi produttori e promuovere il prodotto” afferma Elisa Nervetti, referente Slow Food del Presidio, annunciando che “ora lavoriamo per un nuovo obiettivo: far comprendere al consumatore che il peperone è buono appena raccolto e che i trasformati sono altrettanto gustosi”.

Vendemmia, Coldiretti Alessandria: colpiti da siccità ma uve ottime

Vendemmia, Coldiretti Alessandria: colpiti da siccità ma uve ottimeMilano, 8 set. (askanews) – “Le aspettative erano altre perché l’annata si presentava decisamente migliore dal punto di vista quantitativo, ma purtroppo la siccità ha compromesso la produzione soprattutto nelle aree collinari dove la pioggia caduta nelle scorse settimane, a causa dell’effetto scorrimento, non ha dato sollievo al terreno. E’ andata meglio in pianura ma non in modo così rilevante, le viti hanno sete e il risultato è che ci troviamo di fronte ad una vendemmia anomala e disomogenea come già accaduto lo scorso anno. Nel complesso, però, la produzione si può definire soddisfacente in tutta la provincia: la qualità dei grappoli è buona e gli acini sono sani”. Lo ha spiegato il presidente di Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco.

Rispetto al 2022 non c’è stato un calo produttivo ma nemmeno quel 10% in più di uve che ci si aspettava a inizio agosto, e sicuramente c’è più preoccupazione dal punto di vista fitosanitario: infatti, a causa del Mal dell’esca, in alcune zone è si è arrivati sino al 30-40% di piante compromesse. A questo si è aggiunta la marcata recrudescenza su tutto il territorio provinciale della Flavescenza dorata e dell’oidio”. La Coldiretti di Alessandria spiega che “al momento si sta ultimando il taglio dei bianchi, grappoli di Cortese, e battute iniziali per il Gavi mentre, per i rossi, si entrerà nel vivo la prossima settimana con Grignolino, Dolcetto, Barbera, Freisa, Nebbiolo rosato, Dolcetto e Brachetto. Si proseguirà poi con i vitigni tardivi come Nebbiolo e Cabernet Sauvignon”. “Uve sane ma in grave deficit idrico: il cambiamento climatico che stiamo vivendo dovrebbe essere affiancato da un progressivo adeguamento legislativo, dove l’importanza dell’acqua e dell’irrigazione non devono essere considerate come forzatura ma come soccorso indispensabile alla qualità della produzione e alla sopravvivenza stessa delle viti” ha dichiarato il direttore della Coldiretti locale, Roberto Bianco, evidenziando che “anche quest’anno, dunque, saranno le capacità del viticoltore a fare la differenza applicando pratiche colturali che consentano di raccogliere le uve una volta raggiunta la vera maturità fenologica ed aromatica”.

In merito alla questione prezzi e rese per ettaro, l’associazione degli agricoltori ricorda che “è essenziale che i produttori vitivinicoli contrattino i prezzi delle uve all’atto del conferimento anziché attendere la fine della campagna: trovare il giusto equilibrio di interessi tra chi cede l’uva e chi la acquista per trasformarla, concordando il prezzo prima o durante la vendemmia, è indispensabile per valorizzare al meglio il prodotto che finirà in bottiglia”.

Vino, Pinot Grigio Venezie: giacenze -15%, imbottigliamenti +10%

Vino, Pinot Grigio Venezie: giacenze -15%, imbottigliamenti +10%Milano, 8 set. (askanews) – Continua il trend positivo per il Pinot Grigio delle Venezie, che inizia il mese settembre con un +10% di prodotto messo in bottiglia, pari a +106.268 hl, per un totale di 1.174.900 hl da inizio anno. Seppur gli attuali volumi di imbottigliato siano in linea con la media degli ultimi cinque anni (ovvero dalla prima vendemmia della Doc andata in archivio nel 2018), nel 2023 si osserva un trend costantemente positivo rispetto al periodo gennaio-agosto dello scorso anno, con un giugno super performante che ha toccato il +38%. Bene anche le certificazioni di agosto, con un +14% sullo stesso mese del 2022 a presagire continuità degli imbottigliamenti.

Lo ha reso noto il Consorzio vini Doc delle Venezie, sottolineando che “che a fine stagione produttiva si registrano nelle Cantine circa 80 mila hl in meno di giacenze rispetto a dodici mesi fa, utili a mettere Pinot grigio delle Venezie in bottiglia fino all’autunno”. In un momento difficile, dunque, per il comparto italiano (ma non solo), che secondo i dati elaborati da Cantina Italia non ha mai visto negli ultimi anni tanto vino in giacenza, la Denominazione interregionale che riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot Grigio delle Venezie di Friuli-Venezia Giulia, Trentino e Veneto, viaggia in controtendenza. Interessante notare come dalla nascita della Denominazione d’origine delle Venezie l’inizio dell’imbottigliamento della nuova stagione produttiva sia stato progressivamente anticipato: a novembre nel 2018 e 2019, a ottobre nel 2020 e 2022 e addirittura in settembre nel 2021, a conferma, peraltro, di una richiesta sempre maggiore di prodotto fresco da parte del mercato. Con giacenze inferiori del 15% su quanto disponibile in Cantina al 1 settembre 2022, “si prevedono quindi, salvo imprevisti o riclassificazioni inattese, tempistiche molto simili anche per la stagione 2023”.

“In momenti congiunturali difficili è fondamentale non cedere a pessimismi generalizzati e affidarsi invece ai dati di imbottigliamento e disponibilità di ogni singola Denominazione, nel nostro caso certificati e garantiti dall’organismo di controllo Triveneta e dalla fascetta di Stato” ha commentato il presidente Albino Armani, aggiungendo che “siamo testimoni di un equilibrio che non interessa solo il Pinot grigio delle Venezie, ma tutto il sistema Pinot Grigio del Nordest, di cui la nostra Doc rappresenta oggi una garanzia di stabilità, essendo chiamata a gestire oltre al proprio potenziale anche i quantitativi riclassificati da parte delle altre DO territoriali”. “Rappresentiamo una ‘Denominazione cappello’ della filiera produttiva di Pinot grigio del Triveneto – ha sottolineato Armani – e ci impegniamo da sempre a lavorare congiuntamente con le altre Do territoriali per una politica ampia di programmazione della produzione e governo dell’offerta da immettere sul mercato, quali blocco degli impianti in primis, mitigazione delle rese, e stoccaggio amministrativo, che ci hanno permesso di raggiungere oggi importanti risultati”.

Imprudente: Regione a fianco del vino abruzzese in difesa Montepulciano

Imprudente: Regione a fianco del vino abruzzese in difesa MontepulcianoMilano, 7 set. (askanews) – “Difendere la Denominazione del nostro vitigno significa tutelare le specificità della nostra regione in termini di biodiversità e peculiarità delle colture. Si tratta di un patrimonio unico che non siamo disposti a dissipare dopo decenni di impegni, sacrifici e dedizione da parte delle aziende agricole abruzzesi che sul vitigno a bacca nera hanno creduto e investito da tempo immemore, generazione dopo generazione”. Così il vice presidente della Regione Abruzzo con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, interviene sull’utilizzo esclusivo del termine Montepulciano “messo a rischio dal DM Etichettatura in corso di approvazione che introdurrebbe una liberalizzazione dell’uso dei vitigni in etichetta, senza alcuna eccezione”.

“Sebbene i principi portanti del decreto siano condivisibili, l’utilizzo indiscriminato dei nomi dei vitigni nelle etichette dei vini Doc rischia di arrecare un danno economico assai rilevante ai viticoltori abruzzesi” ha aggiunto Imprudente, spiegando che “sono soddisfatto della grande unità di intenti mostrata da tutti gli attori del mondo vitivinicolo regionale nel redigere un documento ampiamente condiviso che ci consentirà di avere maggiore forza sui tavoli di concertazione nazionali. Insieme, istituzioni e aziende agricole all’unisono – conclude il vicepresidente – faremo valere le nostre ragioni per difendere il legame indissolubile fra il vitigno Montepulciano ed il suo territorio, l’Abruzzo”. Obiettivo dei produttori abruzzesi, rappresentati in sede di Conferenza Stato-Regioni proprio dal vicepresidente Imprudente, sarà quello di ottenere il mantenimento del nome “Montepulciano” per i soli vini provenienti dalle Doc della regione Abruzzo. Per le denominazioni di altre regioni, al Masaf verrà richiesto il reinserimento del sinonimo “Cordisco” per indicare il vitigno “Montepulciano” nel Registro Nazionale Varietà delle Viti, già presente nel 1988 e poi scomparso misteriosamente nella trasformazione dello stesso da cartaceo ad informatico, al fine di tutelare la denominazione di origine protetta “Montepulciano d’Abruzzo” e per essa il termine-nome di vitigno “Montepulciano” da usi impropri dello stesso.

“È bene sottolineare che il settore vitivinicolo rappresenta il comparto agroalimentare di maggiore importanza per la nostra regione, interessando oltre 15mila aziende viticole ed una superficie superiore ai 32mila ettari, esclusivamente in coltura specializzata” ha ricordato il vicepresidente, evidenziando che “la produzione di vino mediamente si attesta sui 3,2-3,4 milioni di ettolitri/anno, ponendo l’Abruzzo tra le prime cinque regioni per importanza a livello nazionale. Saremo, dunque, al fianco del mondo produttivo – conclude Imprudente – per portare avanti con convinzione questa battaglia volta a salvaguardare il lavoro e il sacrificio dei nostri viticoltori”.

Vino, attore Hart Denton, “special guest” di Franciacorta a Emmy Awards

Vino, attore Hart Denton, “special guest” di Franciacorta a Emmy AwardsMilano, 7 set. (askanews) – Il Consorzio Franciacorta ha annunciato la collaborazione con l’attore e musicista statunitense Hart Denton, che sarà il suo “special guest” durante i prossimi eventi degli Emmy Awards. Nel marzo scorso, l’Ente consortile aveva comunicato di aver siglato con la Television Academy una partnership triennale come “Official Sparkling Wine” del più importante premio televisivo degli Stati Uniti.

Denton, 30enne originario dell’Arkansas (Usa) diventato celebre grazie per il suo ruolo nella serie “Riverdale” e con due film in uscita, quest’anno ha trascorso parte delle sue vacanze estive proprio in Franciacorta. A causa degli scioperi degli attori e degli sceneggiatori, la 75esima edizione degli Emmy Awards prevista per il 18 settembre è stata rimandata a lunedì 15 gennaio. La cerimonia di Los Angeles sarà trasmessa in diretta sul canale americano Fox e in Italia sarà visibile su Sky.

Vendemmia, Consorzio Montecucco: qualità delle uve è molto alta

Vendemmia, Consorzio Montecucco: qualità delle uve è molto altaMilano, 7 set. (askanews) – “Per l’areale del Montecucco Doc e Docg, quella di quest’anno è stata una stagione variabile e sicuramente fuori dal comune che ha interessato a macchia di leopardo tutto il nostro territorio. Un grande merito va ai nostri produttori che, in un’annata di non facile gestione, porteranno comunque in cantina uva di ottima qualità. Soprattutto ora, in fase di vendemmia, sono impegnati a dividere i momenti di raccolta in più fasi, in base alle particolari esigenze dei vigneti o di singole parcelle”. Lo ha detto il presidente del Consorzio di tutela, Giovan Battista Basile, commentando le piogge abbondanti seguite dalle diverse ondate di forte caldo che hanno caratterizzato la provincia di Grosseto.

In merito alle quantità, a seconda della zona di produzione della DO amiatina (Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano) dell’esposizione e della maggiore o minore altitudine, le criticità e i cali di produzione sono stati più o meno contenuti. Settembre, infine, è iniziato molto bene con previsioni rassicuranti che riporteranno le temperature nella media stagionale garantendo buone escursioni termiche giorno/notte a favorire una perfetta maturazione fenolica e lo sviluppo del tipico spettro aromatico dei vini Montecucco. “Purtroppo nelle ultime tre annate abbiamo osservato una generale contrazione di volumi di circa il 25% rispetto ad un’annata ‘regolare’” precisa Basile, aggiungendo che “gli effetti negativi del cambiamento climatico ed eventi atmosferici sempre più gravi ed estremi sono ormai all’ordine del giorno, ma siamo ancora in tempo a cambiare la rotta. Come associazioni di viticoltori – ha concluso – dobbiamo far sentire la nostra voce e mantenere posizioni decise: la comunità internazionale deve ascoltarci e intervenire concretamente e con urgenza”.

“Tra maggio e giugno è caduta moltissima acqua” ha raccontato Giuliano Guerrini, storico agronomo dell’azienda ColleMassari di Poggi del Sasso, spiegando che “abbiamo comunque fronteggiato bene un attacco anomalo di Peronospora, un patogeno non comune nelle nostre zone”. “Ad oggi prevediamo una flessione del 20% – ha chiosato Guerrini – ma sulla qualità delle uve, del Sangiovese in primis, nulla da dire, anche quest’anno è molto alta, coadiuvata da un meteo regolare iniziato dagli ultimi giorni di agosto, con precipitazioni e temperature nella norma e ottime escursioni termiche notturne”. Conferma questo trend stagionale anche Marco Innocenti di Peteglia, azienda di Montenero d’Orcia. “Da fine aprile a fine giugno abbiamo dovuto lavorare in una condizione di costante umidità: il Vermentino ha sofferto di più rispetto al Sangiovese, che invece ha risposto molto meglio alla Peronospora, assente dal 2014” ha precisato, sottolineando che “i parametri di maturità dell’uva ad oggi sono comunque eccezionali, se il mese di settembre continua così prevediamo di iniziare la raccolta in tempistiche ‘normali’, verso metà mese con il Vermentino e inizio ottobre per il Sangiovese (a ricordare le vendemmie degli anni ’90), con perdite, però, che arrivano fino al 30% per il Vermentino coltivato in fondovalle”. “Bisognerà parcellizzare quanto più possibile la raccolta, facendo in diversi casi un doppio passaggio per alleggerire le piante dalle uve non perfettamente equilibrate e assicurare quindi una maturazione ottimale di quelle più promettenti” ha annunciato Giacomo Tonini, responsabile tecnico di Tenuta L’Impostino a Civitella Paganico, aggiungendo che “oltre alle abbondanti piogge di inizio stagione e la peronospora che siamo riusciti contenere, la problematica maggiore è stata l’ondata di calore di metà agosto, soprattutto nei vigneti posti su colline dominanti ed esposte. Questo andamento ci porta ad iniziare la vendemmia delle varietà più precoci come il Merlot già nei prossimi giorni – ha concluso – e rispetto alla vendemmia 2022 si prevede comunque un aumento produttivo compreso tra il 20% ed il 30% e un eccellente profilo qualitativo”.

Nella zona di Seggiano si è assistito invece ad un generale calo di produzione che, in alcuni casi estremi, arriva purtroppo fino al 50%, soprattutto per quanto concerne i vitigni internazionali. “Nonostante le problematiche legate alla stagione, ci aspettiamo performance qualitative molto alte, soprattutto per il Sangiovese – ha dichiarato Silvio Mendini di Podere Montale e inizieremo la vendemmia intorno alla metà di settembre”.

Coldiretti: in Italia 1 campo su 5 è biologico, record storico

Coldiretti: in Italia 1 campo su 5 è biologico, record storicoMilano, 7 set. (askanews) – In Italia la superficie agricola utilizzata (Sau) destinata a biologico in Italia ha raggiunto il record storico di 2,3 milioni di ettari (+7,5%) pari a quasi ad un campo su cinque (19%) del totale con oltre 82mila produttori agricoli, il numero più elevato tra i Paesi dell’Unione Europea. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti presentata in occasione del Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale con il presidente nazionale Ettore Prandini e i cuochi contadini di Campagna Amica allo stand C13 padiglione 30 della Fiera di Bologna.

I terreni coltivati a biologico sono destinati per il 43% a seminativi come grano, orzo e avena, per il 28% da superfici a prati e pascoli per l’allevamento, per il 24 % da colture permanenti come frutteti, oliveti e vigneto per il 2,5% a ortaggi. Un risultato che, secondo l’analisi di Coldiretti su dati Osservatorio Sana-Nomisma 2023, spinge i consumi in Italia dove il valore del mercato interno dei prodotti biologici sale a quasi 5,5 miliardi, con una crescita del +9% nel 2023 rispetto allo scorso anno. Trequarti dei consumi interni, pari a oltre 4,2 miliardi, sono concentrati in ambito domestico e il resto riguarda la ristorazione dove si assiste a una crescita tumultuosa del +18% nell’ultimo anno (con fine a luglio). Il successo del biologico italiano e da filiera corta è confermato anche dalla riduzione delle quantità di prodotto biologico importate dall’estero. Si registrano in tutto il 2022 meno importazioni rispetto all’anno precedente per oli e grassi vegetali (-31%), colture industriali (-26%) e cereali (-22%), secondo l’ultimo “Rapporto Bio” in cifre. “L’obbligo di scrivere in etichetta l’origine della materia prima e la volontà di valorizzare prodotti a km zero da parte dell’industria e dei consumatori, sta favorendo la costruzione di filiere biologiche nazionali” prosegue Coldiretti, sottolineando che “il logo nazionale del biologico Made in Italy previsto dalla legge di settore, e la possibilità di realizzare importanti contratti di filiera anche per il biologico, contribuiranno ulteriormente ad uno sviluppo sempre più sostenibile delle filiere agroalimentari”. In questo scenario è nata Coldiretti bio, associazione di imprese ed esperti del settore, per contribuire a una transizione green sempre più sostenibile e a una valorizzazione del bio nel piatto.

I risultati ottenuti dall’agricoltura biologica contribuiscono a fare dell’agricoltura italiana la più green d’Europa, con 5.547 specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni censite dalle Regioni, 319 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario, 526 vini Docg, Doc e Igt, 25mila agriturismi e 15mila agricoltori coinvolti in circa 1.200 “farmers market” di “Campagna Amica”. “Il biologico sta già dimostrando di essere una risposta alle sfide attuali per una maggiore sostenibilità economica ambientale e sociale” ha dichiarato la presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni, sottolineando che “è necessario però ricentrarlo nella sua dimensione agricola, legarlo saldamente al territorio di produzione ed affrontare un processo di evoluzione nel sistema di certificazione che possa essere sempre di più garante di un modello produttivo attento all’ambiente e alle persone di cui le aziende agricole italiane sono da tempo protagoniste”.