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Vino, Cons. Brunello: annata 2020 “accattivante, brillante, succulenta”

Vino, Cons. Brunello: annata 2020 “accattivante, brillante, succulenta”Milano, 16 nov. (askanews) – Un’annata “accattivante, brillante, succulenta”, versatile e vocata all’invecchiamento che conferma il giudizio di una vendemmia a 5 stelle, le ultime attribuite anticipatamente sulla base dei parametri meteoclimatici e di consistenza e sanità delle uve. Sono le tre parole chiave che descrivono sinteticamente il Dna del Brunello di Montalcino 2020, il vintage in anteprima in questi giorni a “Benvenuto Brunello” e che si prepara ad entrare sui mercati il 1 gennaio 2025.


L’interpretazione rappresentativa dei vini della Denominazione emerge da “Brunello Forma”, il nuovo progetto di proprietà del Consorzio presentato oggi al Teatro degli Astrusi del meraviglioso borgo toscano nel corso della terza giornata dell’evento in programma fino al 18 novembre. Da quest’anno, infatti, l’ente consortile del vino principe della Toscana mette in campo un innovativo modello di valutazione della “personalità” dei vini in base alle diverse vendemmie, tarato specificamente sul Sangiovese di Montalcino. Obiettivo: analizzare l’annata secondo canoni non più quantitativi e autoreferenziali (le stelle) ma qualitativi e stilistici, che derivano dalla forte interazione tra vitigno, cambiamento climatico e vino, considerando anche la grande eterogeneità del territorio in termini di esposizione, altitudine e suoli. Uno studio complesso che ha visto all’opera membri del Consorzio, un team di esperti climatologi e professionisti dell’”high tech farming” della società Copernico, e un panel di degustazione internazionale composto da otto Master of Wine (MW): Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi per l’Italia, Madeleine Stenwreth (Svezia), Justin Knock (UK), Michelle Cherutti-Kowal (UK), Tracey Dobbin (Francia), Frank Roeder (Germania) e Philip Goodband (Usa). Dai tasting alla cieca condotti su 57 campioni di Brunello di Montalcino 2020 imbottigliati e certificati Docg, esaminati in connubio con i dati climatici dei diversi areali di provenienza, sono emerse 456 note di degustazione più le 8 note finali di sintesi dell’annata elaborate singolarmente da ciascun MW. Un osservatorio che ha permesso di arrivare ad un’unica nota di degustazione qualitativa del Brunello di Montalcino 2020.


L’annata 2020 “rivela una notevole enfasi su espressioni di frutto maturo e complessa nella maggior parte dei campioni, spesso stratificati con sfumature floreali. Il piacevole equilibrio tra intensità fruttata e struttura, suggerisce che questi vini non solo sono espressivi ora ma mostrano anche potenziale per un ulteriore sviluppo”. I vini evidenziano generalmente “un equilibrio ben integrato tra acidità rinfrescante, tannini succulenti e calore alcolico. Sebbene alcuni campioni presentino una maturità più evidente e una maggiore presenza di alcol, questi elementi sono ben gestiti, contribuendo alla densità e alla longevità dei vini”. Alcuni campioni “hanno mostrato l’alcol in modo più prominente, confermando un profilo di annata più calda. I tannini sono spesso descritti come “raffinati, succosi e piacevolmente levigati, una caratteristica del Brunello 2020: questa tessitura, combinata con una spiccata e rinfrescante acidità, indica che questi vini sono fatti per invecchiare”. Le note di degustazione riflettono una diversità stilistica probabilmente influenzata dalla posizione del vigneto e dall’epoca di vendemmia, con alcuni vini che evidenziano aromi delicati, croccanti e finezza, mentre altri mostrano uno stile più audace, voluminoso e concentrato. Questo indica un’annata versatile, che mostra sia finezza che potenza attraverso diversi terroir e approcci enologici. L’annata 2020 si distingue inoltre per una qualità costante e questo riflette una stagione di crescita stabile e favorevole per il Brunello, producendo vini di profondità e complessità. Anche i livelli di polifenoli e antociani “confermano questa qualità, indicando vini ricchi di struttura e colore”. Complessivamente, le note del panel enfatizzano una visione positiva sull’annata 2020: sebbene già accessibili, molti di questi vini dovrebbero acquisire ulteriore complessità e armonia con l’invecchiamento in cantina, rendendoli adatti sia per il consumo attuale che per un potenziale di invecchiamento a lungo termine. In sintesi, l’annata 2020 del Brunello di Montalcino si caratterizza “per profilo accattivante e solare di frutta matura, solido equilibrio strutturale e grande piacevolezza di beva grazie ai tannini succulenti”.


L’annata 2020 si distingue per una serie di condizioni climatiche favorevoli che hanno avuto un impatto positivo sulla qualità finale del vino. La stagione è iniziata senza gelate invernali, e la primavera è stata asciutta, favorendo uno sviluppo regolare delle piante. Giugno ha portato una buona piovosità, creando un bilanciamento idrico che ha preparato le piante al caldo estivo. Sebbene luglio sia stato secco, la piovosità di giugno e agosto ha permesso una maturazione uniforme degli acini. Durante l’estate si sono verificate solo due ondate di calore, una tra luglio e agosto e una nella seconda metà di agosto. Entrambe le ondate sono state brevi e moderate, limitando il rischio di stress idrico per le piante e contribuendo a preservare il profilo aromatico del vino. Nel complesso, l’annata 2020 ha mostrato una stabilità termica e un’accumulazione di ore di calore normale, con un livello di stress termico inferiore alla media storica, indicando una maturazione ideale del Sangiovese. Le precipitazioni sono state ben distribuite durante la stagione, con un totale di 543 mm che ha contribuito a mantenere l’equilibrio idrico delle piante. L’analisi climatica ha anche evidenziato come le aree ad altitudine maggiore abbiano goduto di una mitigazione termica che ha contribuito a evitare stress eccessivi alle piante.

Vino, Consorzio Brunello: Stati del Sud (+14%) trainano mercato Usa

Vino, Consorzio Brunello: Stati del Sud (+14%) trainano mercato UsaMilano, 16 nov. (askanews) – Centotrenta milioni di abitanti (il 40% del totale), un Pil da novemila miliardi di dollari, un epicentro dei consumi di vino degli Stati Uniti, che qui rappresentano il 42% del totale. Ma i 17 Stati del South a stelle e strisce, che vanno dai club esclusivi della Florida fino alla Virginia, dalla cucina Tex mex del Texas fino alla capitale, Washington, sono soprattutto l’area di maggior appeal per il Brunello di Montalcino, quella dove si concentra il 51% dei consumi del vino principe della Toscana.


Il focus “South” dell’Osservatorio Uiv su base SipSource realizzato per il Consorzio in occasione della terza giornata di “Benvenuto Brunello” riflette anche quest’anno un trend positivo, con una crescita tendenziale delle vendite nei primi 9 mesi dell’anno del 19% a volume e del 14% a valore, contribuendo alla sovraperformance generale del rosso di punta di Montalcino negli Stati Uniti (+5% volume, contro una media-mondo a -8%). Secondo la piattaforma che misura gli scarichi di magazzino dei distributori statunitensi per le merci destinate al consumo, è la costa atlantica e soprattutto il canale off-trade a segnare il balzo della domanda. In particolare quella dei wholesale (+47% per gli over 50 dollari), ovvero le grandi catene di grossisti, come CostCo, presso cui si riforniscono sempre di più anche i ristoranti. “Il Sud degli Stati Uniti è sicuramente l’area a maggior concentrazione al mondo del nostro Brunello, un mercato fondamentale all’interno del top buyer globale americano. I numeri che vediamo oggi nel South sono ottimi perché sorreggono anche le difficolta di altri areali e contribuiscono al saldo generale positivo nel mercato statunitense” ha affermato il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, rimarcando che “di questi tempi è un grande risultato”.


Una crescita, rileva l’Osservatorio Uiv, che replica l’incremento in doppia cifra dello scorso anno e che si evidenzia in particolare non solo nel segmento grossisti ma anche nei canali dell’on-trade (+6% volume e +1% valore). Qui, relativamente alla fascia oltre i 50 dollari (prezzo alla distribuzione) e ad una ristorazione in leggera decrescita (-1% a valore), fa da contraltare il boom dei consumi negli hotel (+29%), in particolare lungo la costa atlantica, oltre che negli esclusivi circoli privati e club sportivi (+16%) che trovano in Florida e Texas il principale habitat. E proprio sul prezzo medio si gioca la sfida del Brunello: gli indicatori segnano un prezzo alla distribuzione rappresentato a valore nell’80% dei casi da over 50 dollari, dato che sale all’85% per le forniture nell’on-trade, principale canale di vendita di Brunello con una quota pari al 60% del fatturato. A “Benvenuto Brunello”, in programma a Montalcino fino al 18 novembre, partecipano 126 Cantine. In degustazione, il Brunello 2020, la Riserva 2019, il Rosso di Montalcino 2023 oltre alle referenze degli altri due vini della Denominazione: Moscadello e Sant’Antimo.

Vino, l’Oiv ha accettato la domanda di adesione presentata dalla Cina

Vino, l’Oiv ha accettato la domanda di adesione presentata dalla CinaMilano, 15 nov. (askanews) – Il 14 novembre l’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) ha accettato la domanda di adesione presentata dal ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali della Repubblica Popolare Cinese il 14 maggio scorso. Concluso il periodo di consultazione di sei mesi la richiesta è stata dunque accolta e ora deve essere ratificata dalle autorità cinesi entro un anno, durante il quale la Cina avrà diritto a partecipare pienamente ai lavori dell’Oiv.


L’Oiv, il cui atto costitutivo è stato firmato il 29 novembre 1924, accoglie così il primo membro del suo nuovo centenario. La Cina è il terzo Paese al mondo per superficie viticola piantata, l’ottavo consumatore di vino e il primo produttore di uva da tavola al mondo. L’ingresso della Cina porta il numero dei Paesi membri dell’OIV a 51 ed estende la rappresentatività dell’Organizzazione all’85% della superficie vitata mondiale.

Vino, a Simei 2024 33mila visitatori professionali: +10%

Vino, a Simei 2024 33mila visitatori professionali: +10%Milano, 15 nov. (askanews) – Chiude oggi con 33mila visitatori la 30esima edizione di Simei, il Salone internazionale leader mondiale per il settore delle macchine per enologia e imbottigliamento di Unione italiana vini che aveva preso il via il 12 novembre a Fiera Milano Rho. Il dato, che segna +10% di presenze sul 2022, si aggiunge al “tutto esaurito” lato espositori (a quota 578 aziende), in crescita del 20% sulla scorsa edizione.


“Simei si conferma il Salone dell’innovazione, il punto di incontro tra un’offerta e una domanda altamente specializzata, capace di soddisfare le esigenze e attrarre gli interessi di buyer nazionali ed esteri” ha commentato il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti, aggiungendo che “puntiamo ad offrire nel 2026 un Simei ancora più completo grazie alla partnership con Ipack Ima e il loro marchio ‘Bevertech’ e al potenziamento di ‘Distillo’”. Oltre alle premiazioni dell’”Innovation Challenge Lucio Mastroberardino”, Simei 2024 ha infatti ospitato la terza edizione di “Distillo”, ma anche la prima edizione di ‘Beer Forum’, gli stati generali della birra in Italia, “L’Oleoteca di Olio Officina”, ed “Enovitis Business”, appuntamento indoor dedicato alle tecnologie per la coltivazione del vigneto.


In occasione della sua 30esima edizione, Simei ha inoltre premiato le otto aziende che hanno partecipato al Salone fin dalla sua prima edizione, nel 1963: Cavagnino & Gatti spa, Dal Cin Gildo spa, Enoplastic (Crealis), Garbellotto spa, Gruppo Bertolaso spa, Maselli Misure spa, TMCI Padovan spa e Zambelli Enotech srl. A Gai Macchine Spa è andato invece il “Prestige Award”. Missione conclusa con la degustazione curata dal MW Andrea Lonardi anche per una selezione di buyer e giornalisti americani e francesi, che ha visto al banco d’assaggio otto grandi vini tricolori. Complessivamente l’azione di incoming con Agenzia Ice ha portato a Simei 350 operatori specializzati esteri provenienti da 32 Paesi.

Vino, Sequino: su ingredienti in etichetta ancora nodi da sciogliere

Vino, Sequino: su ingredienti in etichetta ancora nodi da sciogliereMilano, 14 nov. (askanews) – “Su alcune questioni importanti ci sono ancora spazi di miglioramento rispetto al contesto europeo: tra i nodi importanti da sciogliere c’è sicuramente quello legato alla digitalizzazione, uno spazio di lavoro nel quale il settore vitivinicolo ha fatto certamente da apripista rispetto alle indicazioni d’etichettatura. Tuttavia, in questo ambito, occorre lavorare ancora per un’armonizzazione dei sistemi normativi, garantendo una maggiore flessibilità nell’impiego del QR-code, così come rispetto all’applicabilità delle deroghe previste dal Regolamento UE 2019/33 nel caso in cui la normativa dei Paesi terzi importatori sia incompatibile con quanto dettato a livello europeo o richieda informazioni differenti. Il tema dell’armonizzazione delle regole e dei sistemi di etichettatura rimane prioritario perché rappresenta la condizione necessaria per assicurare agli operatori del settore pari condizioni di competitività in termini di presenza e consolidamento di mercato”. Lo ha detto il direttore del Consorzio di Tutela vini Doc Delle Venezie, Stefano Sequino che, a circa un anno dall’entrata in vigore del regolamento europeo, ha moderato la tavola rotonda “Evoluzione e impatti dell’etichettatura obbligatoria degli ingredienti in ambito vitivinicolo” alla trentesima edizione di Simei, la più grande esposizione internazionale di attrezzature e macchinari per l’enologia che si chiude il 15 novembre a Fiera Milano.


L’incontro, che ha chiuso l’evento di presentazione dell’opera “Gli Ingredienti del Vino” a cui Sequino stesso ha contribuito scrivendo l’appendice normativa a chiusura del libro, è stato promosso dall’Accademia di Agricoltura di Torino, dall’Organizzazione interprofessionale per la comunicazione in enologia (Oicce) e dall’Unione dei giuristi della vite e del vino (Ugivi), e patrocinato da Assoenologi, Federvini e Unione Italiana Vini. A confrontarsi sull’impatto di questa significativa novità sulla filiera sono stati, tra gli altri, Elisabetta Romeo Vareille (Senior Policy Officer Unione Italiana Vini), Alberto Cugnetto (enologo) e Paolo Brogioni (Direttore Assoenologi).

Enogastronomia, Lunelli presenta primo Report sostenibilità del Gruppo

Enogastronomia, Lunelli presenta primo Report sostenibilità del GruppoMilano, 14 nov. (askanews) – Il Gruppo Lunelli presenta per la prima volta il suo Report di sostenibilità che raccoglie le iniziative messe in atto dalle aziende che lo compongono, con l’obiettivo di conciliare crescita economica e responsabilità sociale e ambientale. Il documento, redatto secondo gli standard internazionali GRI, fa tesoro dell’esperienza acquisita da Ferrari Trento in tre edizioni del proprio Report ed è stato coadiuvato dal Comitato di sostenibilità che dal 2020 ha iniziato ad operare con regolarità proponendo ai Cda di tutte le società del Gruppo l’adozione di strategie e obiettivi di lungo periodo, in linea con quelli per lo Sviluppo sostenibile definiti dall’Onu. Sette sono gli obiettivi individuati come prioritari dal Gruppo: produzione e consumo responsabile, lotta al cambiamento climatico, promozione e tutela della biodiversità, gestione sostenibile dell’acqua, salute e benessere, lavoro dignitoso e crescita economica, uguaglianza di genere.


Per quanto riguarda l’ambiente, l’attenzione “è stata rivolta in primis all’attività agricola, con un approccio incentrato sulla naturale fertilità della terra”, che ha condotto alla certificazione biologica e “Biodiversity Friend” dei vigneti di proprietà in Trentino, Toscana e Umbria, all’implementazione del protocollo “Il Vigneto Ferrari per una viticoltura di montagna salubre e sostenibile” rivolto ai conferenti di uva, nonché alla valorizzazione di cloni antichi di Glera da parte di Bisol1542. L’attenzione all’impronta carbonica delle aziende ha portato all’installazione di parchi fotovoltaici in Surgiva, Ferrari e Tenute Lunelli, attualmente in corso di ampliamento, e all’utilizzo di energie esclusivamente da fonti rinnovabili in Segnana, Surgiva, Ferrari e Tenute Lunelli in Trentino. Tale impegno è culminato nella certificazione di “Carbon Neutrality” di Surgiva e Ferrari, che hanno ridotto e compensato, con l’acquisto di crediti carbonici certificati, tutte le emissioni dirette delle aziende secondo gli standard di Climate Partner. La “nuova era” di Tassoni, lanciata nel 2023, è stata l’occasione per rivedere il packaging dell’iconica cedrata “non solo in termini più contemporanei, ma anche in direzione di una maggiore attenzione all’ambiente, grazie all’eliminazione della plastica”. Un riguardo particolare è inoltre “dedicato al benessere dei dipendenti e allo sviluppo di programmi di welfare, nonché all’aspetto della sicurezza, che ha portato nel 2023 a raggiungere l’obiettivo ‘zero infortuni’ in sei delle nove sedi produttive del Gruppo”.


Il legame con i territori delle varie aziende “si esplica sia in termini di promozione e arricchimento della proposta enoturistica e culturale – come nel caso del Carapace di Tenute Lunelli in Umbria e di Villa Margon in Trentino – sia con il sostegno ad attività di tipo sociale, nella cui definizione vengono coinvolti anche i collaboratori del Gruppo”. Fra le iniziative rivolte ai giovani si segnalano i progetti “Io non me la bevo”, nato nell’ambito dell’impegno del Gruppo per la promozione di un consumo moderato e responsabile di alcol, e “Adotta una scuola”, promosso da Fondazione Altagamma, che lega il Gruppo Lunelli all’Istituto Alberghiero Trentino di Levico Terme. “Il nostro obiettivo è creare un valore condiviso, generando benessere, sicurezza e bellezza per tutti gli stakeholder” ha commentato Camilla Lunelli, Direttrice Comunicazione e Sostenibilità del Gruppo, spiegando che “con questo report, vogliamo trasmettere la nostra visione a lungo termine e condividere il nostro impegno nel costruire un futuro più sostenibile”.

Vino, Fivi: a Marco Belinelli il premio “Vignaiolo come noi”

Vino, Fivi: a Marco Belinelli il premio “Vignaiolo come noi”Milano, 14 nov. (askanews) – Dopo il musicista Elio, il campione di basket Marco Belinelli. Va al capitano della Virtus Bologna la seconda edizione del Premio “Vignaiolo come noi”, istituito dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), per valorizzare ogni anno un o una protagonista del mondo della cultura, del giornalismo, dello sport, dell’economia e dello spettacolo che, “pur non esercitando il mestiere di vignaiolo, mette al centro del proprio lavoro i valori della qualità, dell’originalità, della professionalità e l’amore per le cose fatte bene, eseguite con passione e cura artigiana”.


“Di lui si è detto che invecchiando migliora, come il buon vino e a 38 anni lo dimostra ogni giorno, in allenamento e in partita, rispondendo con i fatti a tutti quelli che si domandano quando finirà una carriera che, invece, non finisce mai di stupire”, si legge nella motivazione del Premio assegnato al cestista bolognese, che ha giocato diversi anni anche nell’Nba. “Una stagione sportiva, per un atleta, è come una vendemmia per noi vignaioli: ogni anno diversa, piena di paure e rischi, ma con la voglia di portare a casa il risultato, per sé e per il pubblico, per la gioia propria e degli altri” ha commentatoil presidente della Fivi, Lorenzo Cesconi, augurando a Belinelli, “grandissimo campione di basket e personaggio di grande carisma e umanità, altre cento stagioni”.


Il riconoscimento introduce l’imminente Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che sabato 23 novembre apre il sipario sulla 13esima edizione, in programma a BolognaFiere fino a lunedì 25, con oltre 1.000 vignaioli provenienti da tutte le regioni italiane, due delegazioni di vignaioli stranieri in rappresentanza di alcune associazioni nazionali appartenenti a Cevi e 32 olivicoltori soci della Federazione italiana olivicoltori indipendenti (Fioi).

Ue, Federvini: nomina Fitto è opportunità per dialogo costruttivo

Ue, Federvini: nomina Fitto è opportunità per dialogo costruttivoMilano, 14 nov. (askanews) – Federvini si appella “alle forze responsabili” per esprimere sostegno alla nomina del ministro Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo della Commissione europea, considerandola “un’opportunità per favorire un dialogo costruttivo sulle tematiche strategiche per i settori dei vini, aperitivi, amari, liquori, distillati e aceti rappresentati dalla Federazione”.


“La nomina rappresenterebbe un passo importante per promuovere un approccio bilanciato e pragmatico in Europa, capace di considerare con attenzione le specificità dei vari Paesi membri” ha dichiarato la presidente di Federvini, Micaela Pallini, aggiungendo che “crediamo che la sua esperienza e competenza possano contribuire a valorizzare le eccellenze europee, favorendo politiche di sviluppo sostenibile e di tutela del settore agroalimentare”. Pallini ha sottolineato quindi “l’importanza di un’Europa che sappia conciliare esigenze specifiche e visione d’insieme, sostenendo la competitività dei settori strategici come quello dei vini, degli spiriti e degli aceti”. “Riteniamo che il ministro Fitto – ha affermato – possa portare avanti un dialogo aperto, capace di tenere conto delle sfide e delle opportunità del comparto, anche a sostegno del tessuto delle piccole e medie imprese del settore”.


In un contesto europeo che sta ridefinendo le proprie priorità politiche, Federvini ritiene che la figura di Fitto “possa contribuire a garantire scelte equilibrate e non ideologiche in grado di riflettere le diverse realtà produttive europee”. “A livello europeo occorre rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese, promuovendo un ambiente favorevole allo sviluppo e alla competitività del settore nel solco di quanto indicato nel rapporto Letta sul mercato interno e della relazione Draghi sulla competitività dell’Ue in uno scenario geopolitico fortemente complesso” ha rimarcato Pallini, concludendo che “Federvini continuerà a lavorare in questa direzione, auspicando che le politiche europee sappiano rispondere alle esigenze di crescita sostenibile e innovazione”.

Vino, Camillo Pugliesi nominato Dg del Consorzio vini Doc Sicilia

Vino, Camillo Pugliesi nominato Dg del Consorzio vini Doc SiciliaMilano, 14 nov. (askanews) – Camillo Pugliesi è stato nominato direttore generale del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. Avvocato siciliano classe 1984, Pugliesi è socio fondatore di ImpresaItalia Consulting, società specializzata in consulenza e finanza agevolata per le imprese vitivinicole e gli enti di promozione e tutela dei prodotti regionali. Lo ha annunciato il presidente del Consorzio, Antonio Rallo, spiegando che il suo ingresso “porta un nuovo slancio al nostro gruppo, che già oggi può contare su un’eccellente squadra di professionisti: insieme, con questo contributo in più, ci apriamo a nuove prospettive di crescita per il settore vitivinicolo siciliano”.


L’ente consortile ha spiegato che “dal prossimo primo dicembre, il suo arrivo al Consorzio sarà segnato da obiettivi chiari e ambiziosi: intensificare i rapporti con i soci, ampliare le opportunità di promozione territoriale, rafforzare le relazioni con le istituzioni”. “Sono felice di entrare a far parte di una squadra già forte e coesa, con la quale mi prefiggo di lavorare con passione per contribuire allo sviluppo del territorio, del settore vitivinicolo e del futuro del comparto siciliano, puntando su strategie di crescita condivise e innovazione” ha dichiarato Pugliesi, sottolineando che tra le sue priorità rientra il rilancio del Piano vitivinicolo regionale, “documento programmatico di fondamentale importanza che non riceve un aggiornamento dagli anni ’90 e che nei prossimi mesi sarà al centro delle discussioni, con l’obiettivo di tracciare una visione lungimirante per il futuro del comparto vitivinicolo siciliano”.

Vino, Consorzio: il Brunello domina la fascia luxury negli Usa

Vino, Consorzio: il Brunello domina la fascia luxury negli UsaMilano, 14 nov. (askanews) – Permane la luce verde sulle vendite statunitensi di Brunello di Montalcino. Pur nel contesto generale di un mercato del vino in fase depressiva (le performance globali a volume e valore mostrano segni negativi rispettivamente a -8% e -7%) il Brunello chiude i primi nove mesi del 2024 con un tendenziale in crescita del 5% a volume e dell’1% a valore. Una sovraperformance, rileva l’Osservatorio Uiv su base SipSource nell’analisi di mercato realizzata per il Consorzio in occasione della prima giornata di Benvenuto Brunello (in corso a Montalcino fino al 18 novembre), ancora più evidente se misurata con la macrocategoria di appartenenza, i vini rossi fermi: a valore, gli italiani segnano -6%, ma ancora peggio fanno i francesi (-8%) e i padroni di casa, a -9%. Bene anche il posizionamento luxury: il principe dei vini toscani è primo nei consumi di rossi italiani con prezzo alla distribuzione di oltre 50 dollari a bottiglia, con uno share del 32% sul totale.


A trainare una crescita dei consumi di Brunello che prosegue da circa un biennio è (secondo le elaborazioni Uiv sul database SipSource-WSWA che misura le depletion dei distributori verso il mercato) l’off-trade, con un +10% a valore che copre con gli interessi il calo nell’on-trade (-6%). Tra i canali, alla fine del terzo trimestre dell’anno si distinguono in particolare il segmento dei liquor store (negozi specializzati), che si conferma primo sbocco del retail con il 63% di share e un +5% di variazione annua, e il secondo canale di sbocco, i club/wholesale (+76%), dove vengono annoverate importanti catene come CostCo presso cui si riforniscono anche i ristoranti. Lato horeca, al gap della ristorazione (-10%) risponde la performance degli alberghi (+20%, con share dell’8% sul totale valore) e delle recreation, +14%, trainate soprattutto da vendite presso casinò (in particolare in Nevada) e club sportivi. “Il 2024 è stato probabilmente l’anno più difficile a causa di un contesto internazionale di grande incertezza” ha commentato il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, aggiungendo che “la speranza è che dopo le elezioni americane si possa avviare un processo di normalizzazione, sia in chiave economica che geopolitica. Il Brunello si è difeso sostanzialmente bene – ha proseguito – e le imprese di Montalcino confidano di poter riprendere quota anche sul canale core della ristorazione: l’horeca è da sempre lo sbocco primario del nostro vino di punta e prova ne sia il fatto che rappresenti il 54% del valore delle vendite, a fronte di una quota italiana al 31% che scende al 29% per i rossi francesi”.


Buone notizie, nonostante la congiuntura, anche sul fronte della struttura dei prezzi, che rimane inalterata. Sia nell’off-premise che nell’on-premise il valore maggiore viene infatti generato dalle fasce di prezzo più importanti (sopra i 50 dollari la bottiglia alla distribuzione), con un peso del 71% a volume che sale fino all’84% sul fronte del valore. Messo infine a paragone con i competitor diretti, il Brunello in questo scorcio d’anno risulta meglio performante al confronto con i diretti competitor esteri. Rispetto ai francesi, tolte performance positive per Bordeaux Superieur (+4%) e il Saint-Emilion (+6%), il +1% del Brunello acquista maggior valore se comparato ai -30% e oltre di Beaune, Chateauneuf du Pape, il -23% di Margaux o il -15/18% di Bourgogne e Pomerol. Male anche i grandi vini americani, con perdite di valore comprese tra -6/8% di Oregon e Sonoma e i -20-27% di Oakville e Howell Mountain, fino al 40% di perdita registrato dal campione dei vini californiani, l’Atlas Peak.