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Vino, Imt: 2,3 mln per promozione 2025-2026 su mercato italiano e Ue

Vino, Imt: 2,3 mln per promozione 2025-2026 su mercato italiano e UeMilano, 19 nov. (askanews) – Ammontano a quasi 2,3 milioni di euro gli investimenti in promozione per il biennio 2025-2026 previsti dal progetto targato Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) rivolto al mercato dell’Unione europea. Un piano di rilancio basato sulla dotazione dei fondi Csr 2023-2027 – “Promozione dei prodotti di qualità” della Regione Marche per puntare, oltre alla domanda interna, sui Paesi obiettivo del mercato comunitario.


Attenzione particolare è prevista nella promozione in favore delle piazze di sbocco delle Dop marchigiane, con Germania, Belgio, Paesi Bassi e Svezia in prima fila ma anche con diverse aree considerate emergenti come Francia, Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Austria, Danimarca e Repubblica Ceca. Tra le attività previste nel piano che coinvolge le 16 Dop tutelate da Imt, l’informazione e la promozione pubblicitaria con una forte impronta digital-social, oltre a quelle sui canali più tradizionali. Ampio spazio anche alle azioni di business diretto, con la partecipazione a fiere di settore, incontri b2b e b2c, degustazioni, workshop, eventi dedicati a buyer ed esperti di settore nazionali e europei, il rafforzamento dell’incoming dai Paesi Ue. “Stiamo per chiudere un’annata complicata per il commercio mondiale di vino a cui si sono aggiunte le note e preoccupanti vicende che hanno coinvolto una delle principali realtà delle Marche” ha affermato il presidente di Imt, Michele Bernetti, spiegando che “le Denominazioni marchigiane sono ora attese a una reazione sui mercati in linea con la qualità media delle proprie produzioni e nella consapevolezza di dover rispondere a una domanda oggi sempre più orientata verso un decremento dei consumi e a una contestuale maggiore attenzione alla qualità e identità dei vini. In questo contesto, i nuovi fondi per la promozione assumono una ancor maggior rilevanza”.


I vini marchigiani hanno una forte esposizione sul mercato europeo: Italia a parte, prima piazza di sbocco, oltre la metà dei volumi venduti è infatti destinata ai Paesi dell’Ue. Per l’insieme delle Dop marchigiane, il primo mercato di sbocco in Europa sono i Paesi Bassi (24% sul totale export e 44% su quello Ue), seguiti da Germania e Belgio con il 10% ciascuno a livello globale e 19-18% sul totale Ue. “Sul mercato europeo i cambiamenti in atto a livello generazionale e di consumo spingono in ottica di medio-lungo periodo per una ulteriore qualificazione delle produzioni” ha detto il direttore Imt, Alberto Mazzoni, rimarcando che “i vini di primo prezzo, senza una chiara origine identitaria e territoriale, sono destinati a ridurre drasticamente il proprio mercato. Da qui – ha concluso – l’esigenza di adeguare il giusto posizionamento del vigneto Marche sui mercati internazionali anche attraverso la focalizzazione su target di consumo ben definiti e identificati tramite approfonditi studi di marketing”.

Vini Garda Doc a evento eccellenze italiane per Milano-Cortina 2026

Vini Garda Doc a evento eccellenze italiane per Milano-Cortina 2026Milano, 19 nov. (askanews) – I vini Garda Doc all’evento che celebra le eccellenze italiane in vista delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Una kermesse di tre giorni che coinvolge 300 giornalisti internazionali che, oltre a visitare i luoghi delle competizioni, la sera del 21 novembre alla Triennale di Milano, avranno l’opportunità di scoprire le ricchezze culturali, enogastronomiche e culinarie del territori coinvolti.


“Essere presenti in un contesto così prestigioso è per noi motivo di grande orgoglio, questo evento rappresenta un’occasione unica per raccontare al mondo la nostra passione e il nostro impegno” ha dichiarato il presidente del Consorzio Garda Doc, Paolo Fiorini, mentre il direttore dell’ente, Carlo Alberto Panont, ha sottolineato che, “come le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 vedranno la Lombardia e il Veneto protagonisti di un evento straordinario, anche la nostra Doc Garda incarna perfettamente lo spirito di collaborazione e sinergia che unisce queste due grandi regioni”.

Nella “Top 100” 2024 di “Wine Spectator” venti vini italiani

Nella “Top 100” 2024 di “Wine Spectator” venti vini italianiMilano, 19 nov. (askanews) – Nella “Top 100” 2024 dell’importante rivista specializzata statunitense “Wine Spectator”, che ha visto la vittoria del “Cabernet Sauvignon Puente Alto Puente Alto Vineyard 2021” della cilena Vina Don Melchor, seguito dal “Cabernet Sauvignon Napa Valley Georges de Latour Private Reserve 2021” della californiana Beaulieu Vineyard, i vini dei produttori italiani sono complessivamente venti, numero che fa del nostro Paese quello più rappresentato dopo gli Stati Uniti. Più che Italia bisognerebbe più correttamente dire però Toscana, dato che son ben 14 le etichette che provengono da questa regione, tra cui quattro di Chianti Classico e altrettante di Brunello di Montalcino.


Al terzo posto si è classificato il “Tignanello 2021” di Marchesi Antinori, seguito al nono dal “Barolo Albe 2020” di G.D. Vajra, al 13 dal “Chianti Classico Berardenga Riserva 2021” di Fattoria di Felsìna, al 15 dal “Brunello di Montalcino 2019 di Caprili”, al 18 dal “Bolgheri Superiore Piastraia 2021” di Michele Satta, e al 19 dal “Brunello di Montalcino 2019” di La Fiorita. A seguire, al 22esimo posto il “Brunello di Montalcino Pelagrilli 2019” di Siro Pacenti, al 24esimo il “Chianti Classico Il Grigio Riserva 2021” di San Felice, al 28esimo “Brunello di Montalcino 2019″ di Castello Romitorio, al 33esimo l’”Alto Adige Pinot Grigio 2023” di Elena Walch, al 35esimo “I Sodi di San Niccolò Igt Toscana 2020” di Castellare di Castellina, al 37esimo il “Chianti Classico 2021” di Vallepicciola. Oltre le prime quattro decine, troviamo la “Barbera d’Alba La Gemella 2022” di Giovanni Viberti (42), il “Nero D’Avola Lagnusa 2022” di Feudo Montoni (44), il “Saffredi 2021” di Fattoria Le Pupille (46), il “Cabernet Sauvignon Santa Cristina Igt Toscana 2022” di Santa Cristina (49) e il “Chianti Classico Gaiole Colledilà Gran Selezione 2021” di Ricasoli (50), il “Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Casal di Serra 2022” di Umani Ronchi (60), il “Soave Classico Otto 2022” di Prà (70) e la “Vernaccia di San Gimignano Tradizionale 2022” di Montenidoli (85).


Una curiosità: secondo quanto riportato da “Wine Spectator” il “Cabernet Sauvignon Santa Cristina Igt Toscana 2022” di Santa Cristina e la “Barbera d’Alba La Gemella” di Giovanni Viberti sono i vini meno cari presenti in questa classifica. Il primo viene infatti indicato con un prezzo di 12 dollari e il secondo di 17 dollari, ma in generale le nostre bottiglie segnalate evidenziano un buon rapporto qualità-prezzo. Da segnalare infine l’”Otto” di Prà che torna nella “Top 100” per la seconda volta dopo il 2018, non solo come unico Soave ma anche come unico vino veneto presente.

E’ nato il Distretto Biologico di Montecucco, il decimo in Toscana

E’ nato il Distretto Biologico di Montecucco, il decimo in ToscanaMilano, 19 nov. (askanews) – È stato ufficialmente istituito il nuovo Distretto Biologico del Montecucco, il decimo in Toscana, che rafforza il ruolo della regione come leader nazionale del biologico. Il nuovo biodistretto ha l’obiettivo di valorizzare e tutelare un territorio dalle radicate tradizioni agricole, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile sia a livello ambientale che socioeconomico. Un traguardo significativo per il territorio, che punta a diventare un modello di eccellenza nell’agricoltura biologica e sostenibile, sia in Italia che a livello internazionale. La Toscana si conferma come una delle regioni leader nel biologico, con oltre il 37,5% di superficie utile coltivata bio, rispetto a una media nazionale del 19,8%, e un’incidenza di aziende biologiche del 13,3%, quasi il doppio del dato nazionale del 7,4%. Il nuovo distretto si distingue per l’elevata percentuale di superficie agricola biologica che supera attualmente il 56% di quella agricola utilizzata.


Il Distretto Biologico di Montecucco nasce con il sostegno di istituzioni quali la Regione Toscana, il Distretto Rurale della Toscana del sud, CIA, Coldiretti e Unione Agricoltori Montecucco, per promuovere un’agricoltura che valorizzi la biodiversità, incoraggiando un modello di sviluppo sostenibile sia a livello ambientale che socioeconomico. Otto le aziende agricole che attualmente rappresentano il biodistretto e che hanno contribuito alla sua creazione: ColleMassari, Salustri, L’Impostino, Franci, Podere dei Fiori, La Pollinosa, Le Colline Amiatine, e Podere Ciuffoni. Otto realtà, tutte impegnate nel biologico, che rappresentano il cuore pulsante del Distretto e che con i loro prodotti, dal vino all’olio, dal miele alle farine, alle produzioni animali, incarnano le eccellenze che caratterizzano il Montecucco. Un gruppo che si accinge a crescere in termini di partecipazioni, con numerose aziende agricole che a pochi mesi dall’annuncio del progetto hanno già presentato domanda di adesione. Tutti i prodotti delle aziende aderenti riporteranno in etichetta il logo del biodistretto, garantendo ai consumatori un marchio di qualità e impegno per il territorio. Le aziende che desiderano aderire devono rispettare un requisito essenziale: almeno il 30% della loro produzione deve essere certificata biologica.


“Questo traguardo è il frutto di un’idea nata più di un anno fa, quando abbiamo iniziato a parlare della possibilità di creare un Distretto Biologico che potesse valorizzare e sostenere il nostro territorio” ha spiegato Francesco Saverio Benedetti, presidente del Distretto Biologico del Montecucco e chief financial officer di ColleMassari, aggiungendo che “l’impegno di tutti, grazie a una coesione straordinaria e a una visione condivisa, siamo riusciti in pochissimo tempo a trasformare questa idea in realtà”. Il Distretto Biologico di Montecucco ha già individuato i prossimi obiettivi, articolati su tre fasi temporali. “A breve termine: sensibilizzare e supportare ulteriormente i produttori locali già impegnati nel biologico, ampliando il numero di aziende e promuovendo la conoscenza del distretto attraverso campagne di informazione e comunicazione. A medio termine: consolidare la rete di cooperazione includendo anche il settore turistico e culturale, per valorizzare l’offerta territoriale e promuovere il Montecucco come destinazione per il turismo sostenibile. A lungo termine: affermare il Distretto come modello di riferimento nell’agricoltura biologica e sostenibile a livello regionale e internazionale”.

Vendemmia 2024, Consorzio Trentino: raccolti 1.020.511 quintali (-11%)

Vendemmia 2024, Consorzio Trentino: raccolti 1.020.511 quintali (-11%)Milano, 19 nov. (askanews) – Le aziende che fanno capo al Consorzio Tutela Vini del Trentino hanno registrato una riduzione complessiva della vendemmia 2024 dell’11% rispetto al 2023, per un totale di 1.020.511 quintali di uva raccolta. Tuttavia, nonostante le difficoltà, il bilancio qualitativo risulta positivo. E’ quanto emerge dai dati pubblicati dall’ente consortile a conclusione di un’annata climaticamente complessa che ha inciso sul ciclo vitale della vite.


La stagione è iniziata con un inverno e una primavera insolitamente piovosi, che hanno portato ad un’anticipata ripresa vegetativa. Le gelate di aprile hanno colpito alcune aree pianeggianti, causando danni localizzati e allungando la fioritura, soprattutto per il Pinot Grigio, che ha registrato una fertilità tra le più basse nella serie storica. I mesi di maggio e giugno sono stati i più piovosi degli ultimi anni, con accumuli record che hanno portato a sfide per il contenimento delle patologie fungine. La piovosità ha favorito lo sviluppo della peronospora ma l’applicazione del disciplinare di produzione integrata ha permesso di contenere i danni. Nei vigneti trattati, le infezioni si sono concentrate prevalentemente sulla giovane vegetazione, mentre i grappoli sono rimasti in buono stato, garantendo una produzione sana. Anche l’oidio è stato contenuto, grazie a interventi di sfogliatura e alla distensione dei grappoli. Nel 2024, un’attenzione speciale è stata dedicata alla flavescenza dorata, con oltre 6.000 ettari monitorati (dal Consorzio e dalle cantine associate, in collaborazione con la Fondazione E. Mach) per limitare la diffusione del patogeno e dell’insetto vettore S. titanus. La vendemmia ha visto una produzione di 790.836 quintali di uve bianche, pari al 77% del totale, mentre le uve nere hanno totalizzato 229.675 quintali (23%), entrambe le categorie mostrano un calo rispetto all’anno precedente, rispettivamente dell’11% e del 9%. Pinot Grigio, Chardonnay e Muller Thurgau continuano a essere le varietà bianche più diffuse, con una quota complessiva superiore al 70%. Teroldego (7% della produzione complessiva, in calo del 2%) e Merlot (5%, in calo del 3%) dominano tra le varietà di uve nere coltivate. Nonostante una produzione quantitativamente ridotta, le uve raccolte sono risultate di buona qualità. Rispetto al 2023, il Pinot grigio registra una produzione di 354.933 quintali con un calo del 14%, lo Chardonnay è in diminuzione del 7%.


Il Consorzio ha evidenziato che anche nel 2024 è proseguito il percorso di certificazione sostenibile SQNPI, iniziato nel 2016 e che oggi coinvolge 5.303 aziende trentine. Questo sistema, “unico in Italia per estensione, rappresenta un traguardo importante nella produzione integrata e attesta un processo produttivo rispettoso dell’ambiente e della salubrità del prodotto”.

Vino, esce la guida “Berebene 2025”: 937 etichette entro i 20 euro

Vino, esce la guida “Berebene 2025”: 937 etichette entro i 20 euroMilano, 18 nov. (askanews) – Sono 937 le etichette proposte da “Berebene 2025”, la nuova edizione della guida del Gambero Rosso ai migliori vini d’Italia entro i 20 euro. Di queste 64 sono spumanti e frizzanti, 412 sono bianchi, 69 rosati, 377 rossi e 15 vini dolci. La Denominazione più premiata è la Barbera d’Asti (con 16 vini), che traina il palmares del Piemonte, la regione con la migliore offerta per il bere bene con 112 vini, seguita da Veneto, con 92 vini e Toscana, con 84.


Il volume, curato da William Pregentelli e giunto alla sua 34esima edizione, dimostra come l’Italia, a differenza di altri Paesi a vocazione enologica, offra ottimi vini per ogni fascia di prezzo, tutti in grado di restituire l’identità di una zona viticola, il tratto caratteristico di un vitigno, la filosofia produttiva di un vignaiolo o di un’azienda. A partire da ben 92 ottime bottiglie sotto i 10 euro. “L’accessibilità del vino italiano è il vero tema del momento, i prezzi sono cresciuti tanto e hanno finito per allontanare una fascia giovane di pubblico. Per fortuna, con buon spirito critico e di ricerca possiamo ancora trovare eccellenti bottiglie sotto i 20 euro in tutte le regioni” ha spiegato il direttore del Gambero Rosso, Lorenzo Ruggeri, aggiungendo che “così abbiamo redatto una carta ideale con bollicine, cui abbiamo aggiunto i frizzanti, i bianchi, i rosati, i rossi. Senza trascurare qualche vera chicca tra i dolci”.


I sei “premi nazionali” sono stati assegnati a “La Matta Dosaggio Zero 2023” di Casebianche (“Miglior bollicina”); “Falerio Pecorino Maree 2023” di Madonnabruna (“Miglior bianco”); “FCO Pinot Grigio Ramato 2023” di Sirch (“Miglior rosato”); “Chianti Cl. 2021” di Borgo Salcetino (“Miglior rosso”); “Canelli Tenuta del Fant 2023” di Il Falchetto (“Miglior dolce”); e il “Barbera d’Asti Sup. Savej 2021” di Terre Astesane come “Miglior Vino sotto i 10 euro”. Per quanto riguarda invece i 21 “Campioni Regionali”, sono stati andati a “VdA Petite Arvine 2023” di Les Cretes (Valle d’Aosta); “Barbera d’Asti Sup. I Tre Vescovi 2022” di Vinchio Vaglio (Piemonte); “Riviera Ligure di Ponente Vermentino 2023” di Durin (Liguria); “RGC Groppello 2023” di Cantrina (Lombardia); “Trentino Riesling 2023” di Maso Poli (Trentino); “A. A. Pinot Bianco 2023” di Kettmeir (Alto Adige); “Bardolino Montebaldo Delara 2022” di Guerrieri Rizzardi (Veneto); “FCO Pinot Bianco 2023” di Roberto Scubla (Friuli Venezia Giulia); “Romagna Albana Albena 2023” di Assirelli (Emilia Romagna); “Chianti Colli Fiorentini Sorrettole 2022” di La Querce (Toscana); “Bianchello del Metauro Sup. Rocho 2022” di Roberto Lucarelli (Marche); “Spoleto Trebbiano Spoletino 2023 di Le Cimate (Umbria); “Lepino 2020” di Donato Giangirolami (Lazio); “Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2023” di Tenuta I Fauri (Abruzzo); “Molise Tintilia 2021” di Tenute Martarosa (Molise); “Rosato 2023” di Cenatiempo (Campania); “Aglianico del Vulture Synthesi 2020” di Paternoster (Basilicata); “Terra d’Otranto Negroamaro Notte Rossa 2022” di Terre Di Sava (Puglia); “Cirò Rosso Cl. Sup. Colli del Mancuso Ris. 2021” di Ippolito 1845 (Calabria); “Sicilia Giato 2023” di Centopassi (Sicilia) e “Vermentino di Sardegna Chlamys 2023” di Tenute Fois – Accademia Olearia (Sardegna).

Vino, grande successo a Montalcino per “Benvenuto Brunello”

Vino, grande successo a Montalcino per “Benvenuto Brunello”Milano, 18 nov. (askanews) – “La nuova formula della manifestazione che ha riportato i produttori in presenza ha registrato un grande successo sia tra i visitatori che tra le aziende stesse. ‘Benvenuto Brunello’ punta ad accrescere sempre di più il posizionamento di evento-contenitore della Denominazione che, attraverso il Brunello, consolida la propria attrattiva verso gli addetti ai lavori e ai winelover”.


Quasi cento giornalisti specializzati ed esperti da dieci Paesi (Usa, Canada, Francia, Germania, Uk, Polonia, Danimarca, Corea del Sud, Svezia e Danimarca) e più di 2.500 partecipanti tra operatori dell’hotellerie e della ristorazione, sommelier e appassionati italiani e stranieri accorsi a Montalcino nelle tre giornate che hanno visto i produttori in presenza al Chiostro di Sant’Agostino per l’anteprima del Brunello 2020. Sono i numeri di “Benvenuto Brunello”, l’evento di punta del Consorzio che chiude oggi la 33esima edizione a cui hanno aderito 126 aziende per un totale di oltre 500 etichette in degustazione: dal Brunello in debutto sui mercati dal 1 gennaio 2025 alla versione Riserva 2019, dal Rosso di Montalcino 2023 fino al Moscadello e al Sant’Antimo. Tra le diverse novità di questa edizione, il debutto di “Brunello Forma”, il nuovo, innovativo, metodo di valutazione delle annate. Per quanto riguarda la piastrella celebrativa della vendemmia 2024, è stata firmata dal pluripremiato regista Ferzan Ozpetek.

Nitto Atp Finals, Consorzio Asti Docg festeggia con Jannik Sinner

Nitto Atp Finals, Consorzio Asti Docg festeggia con Jannik SinnerMilano, 18 nov. (askanews) – “Vedere Jannik Sinner festeggiare in mondovisione con l’Asti Spumante è stato motivo di grandissimo orgoglio. La scelta di abbinare il nostro territorio al mondo del tennis si sta rivelando sempre più vincente”. Lo ha detto il presidente del Consorzio Asti Docg, Stefano Ricagno, festeggiando con il campione altoatesino la vittoria alle Nitto Atp Finals, il torneo di tennis indoor più importante dell’anno che si è chiuso ieri a Torino.


Questo è il quarto anno da quando il Consorzio astigiano ha deciso di investire sul tennis, “da allora la redemption in termini di visibilità è volata sino al boom di 4,6 milioni di telespettatori, solo in Italia, che hanno seguito la partita di ieri: si tratta del quarto match più visto nella storia Auditel, tre di questi con Sinner in campo”. Sempre secondo quanto spiegato dall’ente consortile, “per l’Atp, il beneficio economico sul territorio nel 2023 ha superato i 300 milioni di euro, con un’audience globale tra tv, web e social di 483 milioni di utenti (+150% sul 2022)”. Numeri destinati a crescere con questa ultima edizione in cui la “Sinnermania” ha toccato l’apice. “Tennis e Asti Docg è un’accoppiata che rivedremo anche il prossimo anno a partire dal Master 1000 di Roma fino alle Finals, quando saremo ancora ‘Sparkling partner’, e speriamo che la magia si possa ripetere” ha aggiunto il direttore del Consorzio, Giacomo Pondini, precisando che “l’obiettivo è superare i già impressionanti numeri riscontrati negli anni scorsi in termini di visibilità, con un’audience mediatica di oltre 400 milioni di utenti e 90 ore di esposizione diretta”.

Vino, il Consorzio Chianti debutta in Africa con Angola e Nigeria

Vino, il Consorzio Chianti debutta in Africa con Angola e NigeriaMilano, 18 nov. (askanews) – Debutto assoluto in Africa per il Consorzio Vino Chianti che, con la prima edizione di “Chianti lovers African Tour 2024”, il 19 novembre sbarca a Luanda (Angola) e dal 21 al 24 novembre a Lagos (Nigeria) nell’ambito della “Settimana della cucina italiana nel mondo” promossa dalle maggiori istituzioni diplomatiche italiane.


“Si tratta della prima volta in questo Continente, come Denominazione italiana e Consorzio storico del Chianti Docg, in uno scenario di mercati e cultura del vino tra i più vergini a livello globale ma che sta mostrando segni di vivace interesse anche nell’ambito del vino e, in generale, del prodotto italiano” spiega l’ente consortile, spiegando che “si tratta di appuntamenti istituzionali e didattici: seminari e degustazioni private rivolte ai professionisti locali, stampa di settore e wine lovers”. Le due masterclass saranno condotte da Luca Alves e centrate sulla narrazione e degustazione di un ampio ventaglio di vini Chianti. Il programma sarà poi arricchito con altre occasioni di degustazione abbinate alla cucina italiana e locale. Il mercato nigeriano del vino “è tra i più consistenti del continente per consumo di bevande alcoliche pro capite, diffuso soprattutto tra le giovani generazioni e a Lagos si contano innumerevoli enoteche e wine club”. Il mercato dell’Angola è dominato dai vini portoghesi ma il vino italiano è discretamente rappresentato: è al terzo posto come consumo e la sua distribuzione gode di agevolazioni sia logistiche, arrivando via terra dal Sudafrica, che sociali, essendo il consumo e la vendita di alcol liberi da monopoli e limitazioni. Il vino si consuma nelle principali aree urbane, a cominciare dalla capitale Luanda, dove si concentra un quarto della popolazione del Paese e che da sola rappresenta il 50% del mercato del vino.


“Investiamo nel futuro mercato del vino – ha dichiarato il presidente del Consorzio, Giovanni Busi – il Chianti è una delle massime espressioni del made in Italy, il nostro vino si conferma sempre più ambasciatore nel mondo”.

Bolaffi: il 21 novembre asta di vini pregiati italiani e francesi

Bolaffi: il 21 novembre asta di vini pregiati italiani e francesiMilano, 17 nov. (askanews) – Giovedì 21 novembre, in modalità internet live sul sito di Aste Bolaffi, si terrà un’importante asta di vini pregiati, che propone un catalogo di quasi 700 lotti provenienti da selezionate cantine private.


La prima sessione è dedicata ai vini toscani e di altre regioni d’Italia (lotti 1-276). Per la Toscana sono proposti vari lotti, anche in formati particolari, di Solaia e Tignanello dagli anni Ottanta a oggi; una magnum di Sangiovese 100% Case Basse Gianfranco Soldera del 2016 (base 1.200 euro); numerose bottiglie di Masseto, tra cui tre bottiglie in cassa originale in legno del 2017 (1.800 euro); sei bottiglie di Le Pergole Torte Montevertine del 2006 (900 euro) e vari lotti di Sassicaia dal 1984 al 2021, dove si segnala una verticale composta da sei bottiglie dal 2007 al 2012 in edizione speciale (265, base 1.500 euro). Tra le altre regioni spiccano l’Abruzzo con una verticale di Trebbiano Valentini dal 1993 al 2014 per un totale di 12 bottiglie (base d’asta 1.200 euro), la Campania con alcuni lotti di Taurasi Riserva Venerabile Confraternita Joaquin edizione limitata per Aste Bolaffi, tra cui nove bottiglie del 2015 (1.600 euro), e il Trentino con tre bottiglie di Bruno Lunelli Riserva 1995 (1.200 euro). La seconda sessione si concentra sulle più rinomate etichette da Piemonte, Francia e Spagna (lotti 277-694). Per il Piemonte sono proposti numerosi lotti di Accomasso, Burlotto e Cappellano, una verticale dell’introvabile Barolo Paiagallo Giovanni Canonica dal 2004 al 2015 (base d’asta 1.200 euro), due bottiglie di Barolo Monfortino Riserva Giacomo Conterno del 1997 (1.300 euro) e una magnum di Barolo Bartolo Mascarello etichetta “No Barrique No Berlusconi” 1999 (3.000 euro). Passando ai vini francesi, tra i Bordeaux si distinguono sei bottiglie di Chateau Haut-Brion 2011 (base d’asta 1.800 euro); tre bottiglie di Chateau Lafite Rothschild 2000 (2.500 euro); sei bottiglie di Chateau Mouton Rothschild 2020 (2.100 euro); tre bottiglie di Petrus 2020 Pomerol (7.500 euro).


Nel capitolo Borgogna si trovano i top lot dell’asta, una selezione molto rara e pregiata di Henry Jayer, tra cui tre bottiglie di Vosne-Romanée Cros Parantoux Réserve 2001 (base d’asta 15.000 euro) e una magnum di Richebourg Grand Cru 1986 (base 12.000 euro), ma anche una bottiglia di Corton-Charlemagne Grand Cru 1994 J.F. Coche-Dury (1.500 euro) e una magnum di Chambertin Grand Cru 1990 Domaine Armand Rousseau (3.000 euro). Chiudono la vendita gli champagne più blasonati, come sei bottiglie di Jacques Selosse Millesime 2008 (base d’asta 9.000 euro) e una magnum di Salon Cuvée S Le Mesnil Blanc de Blancs Brut 2008 (5.000 euro).