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Vino, Uiv: bene decreto dealcolizzati, auspichiamo firma entro natale

Vino, Uiv: bene decreto dealcolizzati, auspichiamo firma entro nataleMilano, 26 nov. (askanews) – Lo schema di Decreto ministeriale “Dealcolizzati” presentato oggi alla filiera dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rappresenta un passo avanti nella regolamentazione della produzione di vini cosidetti “Nolo”, no e low alcol, in Italia. “Salvo alcuni elementi certamente perfezionabili”, Unione italiana vini (Uiv) ritiene che la bozza illustrata oggi al Masaf “definisca un quadro normativo chiaro e dettagliato, in grado di tutelare la qualità del prodotto e l’informazione al consumatore”. Uiv è convinta che l’introduzione di queste nuove categorie di prodotti “da una parte possa rappresentare per il settore un allineamento con i competitor europei a tre anni di distanza dalla pubblicazione del regolamento comunitario, dall’altra offrire nuove opportunità per il settore vitivinicolo italiano, aprendo a nuovi mercati e target di consumatori complementari alla domanda di vini convenzionali”.


Tra gli elementi salienti di un Dm che contempla per larga parte le linee tracciate dalla normativa Ue, la definizione e classificazione dei vini dealcolizzati (titolo alcolometrico non superiore a 0,5%) e parzialmente dealcolizzati (titolo alcolometrico superiore a 0,5% ma inferiore al minimo della categoria originale, 8,5%/9%). Definizioni, queste, che dovranno essere riportate nelle nuove etichette a seguito della categoria vino. La dealcolizzazione, che non sarà consentita ai prodotti Dop e Igp, dovrà avvenire esclusivamente tramite i processi stabiliti dall’Ue utilizzati singolarmente o congiuntamente secondo le modalità di parziale evaporazione sottovuoto, tecniche a membrana e distillazione. Sarà vietato aumentare il tenore zuccherino del mosto e aggiungere acqua o aromi esogeni al prodotto, mentre sarà consentito il recupero e riutilizzo dell’acqua e degli aromi endogeni dalla soluzione idroalcolica derivante dal processo, a condizione che avvenga in un circuito chiuso e automatico. Secondo Uiv, che valuta positivamente l’impianto normativo proposto, gli aspetti migliorabili “si legano in particolare alla possibilità di consentire che le operazioni di dealcolizzazione possano avvenire nello stesso stabilimento dove avvengono le operazioni di vinificazione/imbottigliamento, ma in ambienti separati e non intercomunicanti, come indicato dall’Icqrf (e non in “stabilimenti” separati). A ciò “si aggiunga il trattamento come rifiuto, anziché sottoprodotto,per le sostanze idroalcoliche ottenute con tecnica a membrana a contatore in ragione dell’antieconomicità nell’utilizzo per altri impieghi”.


Unione italiana vini auspica infine che all’importante cambio di marcia impresso oggi faccia seguito un’approvazione rapida del provvedimento da parte del ministro Lollobrigida, atteso prima del prossimo Natale.

Vino, Vinarius: 45,5% enotecari teme calo acquisti durante le feste

Vino, Vinarius: 45,5% enotecari teme calo acquisti durante le festeMilano, 26 nov. (askanews) – Sebbene le previsioni per la stagione natalizia riflettano ancora qualche incertezza, con il 45,5% degli intervistati che immagina un calo, il 27,3% degli enotecari si mostra ottimista rispetto ad un possibile incremento, “segno che il mercato può riservare sorprese positive”. E’ quanto spiega Vinarius, l’associazione delle enoteche italiane che rappresenta oltre 120 associati il cui fatturato totale sfiora i 50 milioni di euro, aggiungendo, sempre in merito alle prossime festività, che “le potenzialità di crescita per categorie prodotto sono chiare, con un netto predominio del Prosecco Docg, indicato come prodotto con la maggiore crescita prevista (45,5%), seguito dai Metodo Classico italiani (36,4%) e, a distanza, dallo Champagne (9,1%)”.


Per quanto riguarda invece il confronto tra le vendite estive del 2023 e quelle del 2024 in particolare di vini bianchi e spumanti, il 54,5% degli enotecari ha registrato una lieve diminuzione del fatturato, il 36,4%, volumi invariati e solo il 9,1% un miglioramento. Sul complesso tema della propensione al consumo, sotto osservazione è stato messo il target delle nuove generazioni (18-25 anni), che mostrano una minore propensione al consumo di alcol rispetto ai loro predecessori (63,6%). “Questa tendenza – chiude Terraneo – invita a una riflessione: c’è spazio per avvicinare i giovani ad un consumo consapevole, valorizzando l’esperienza culturale e sensoriale che il vino è in grado di offrire, ben oltre la mera funzione di bevanda”.


Infine, un altro tema analizzato da Vinarius con i suoi associati è quello sulle conoscenze dei vini naturali: il 72,7% degli enotecari ritiene che i consumatori abbiano ancora bisogno di maggiore consapevolezza sulle differenze rispetto ai vini convenzionali. Questa necessità, secondo l’associazione, “si traduce in un’opportunità per il settore, che può rafforzare il dialogo con il pubblico, valorizzando la cultura del vino e la conoscenza dei suoi molteplici volti”.

Vino, Hofstatter: due nuovi cru di vigna e un’altra bolla dealcolata

Vino, Hofstatter: due nuovi cru di vigna e un’altra bolla dealcolataMilano, 25 nov. (askanews) – Nemmeno il tempo di gioire per il via libera della zonazione dell’Alto Adige, con le 86 Unità geografiche aggiuntive (Uga), che Martin Foradori, motore di questo progetto non solo come guida di Hofstatter ma anche come vicepresidente del Consorzio, lancia altri due nuovi vini che vanno ancora più in profondità nel concetto di cru. E’ l’idea della “Vigna”, introdotta nel 1987 con il “Barthenau Vigna S. Urbano Pinot Nero” dalla terza generazione alla guida di Tenuta J. Hofstatter rappresentata da Paolo Foradori.


“La mano del vignaiolo deve guidare, senza mai forzare, il processo di nascita e maturazione di un vino – dice il produttore – la cui bellezza autentica affonda le sue radici nei singoli vigneti”. Ed ecco allora le due nuove etichette: il “Pinot Nero 2022 Barthenau Vigna Herbsthofl” e il “Gewurztraminer 2022 Vigna Castello Rechtenthal”. Il Blauburgunder è figlio di un vigneto, l’Herbsthofl appunto, posto tra i 430 e i 460 metri di altitudine nella parte più alta della Tenuta Barthenau su un suolo di argilla con ghiaia calcarea, ed è frutto di una selezione massale della storica Vigna Roccolo (classe 1942). Dopo la fermentazione per una decina di giorni con le bucce a contatto con il mosto, matura per un annetto in botti piccole di rovere francese e infine in un’unica grande botte di rovere per altri 12 mesi. Vino di razza, diritto e preciso, promette un lungo e felice invecchiamento e testimonia una volta di più come Mazon (con Glen) sia il territorio d’elezione del Pinot Nero del Sudtirol e oggi una delle Unità geografiche aggiuntive più conosciute. Qui nascono infatti anche gli altri due Blauburgunder da singolo vigneto: il “Barthenau Vigna S. Urbano” e il “Barthenau Vigna Roccolo”. Per quanto riguarda invece il Gewurztraminer, le uve crescono sul vigneto sul versante con pendenze fino al 60% a Soll (questo il nome della Uga) sopra il Castello di Rechtenthal, ai piedi del Monte Roen (2.116 metri). Un vigna a circa 400 metri sul livello mare e sopra il “Rio Inferno”, sul versante Ovest della valle dell’Adige, un terreno di rocce sedimentarie marine ricche di calcare e influenzato da correnti fresche, a un tiro di scoppio dalla Vigna Kolbenhof, da cui nasce l’altro super cru di Traminer aromatico prodotto dalla Tenuta di Termeno. Vinificato in grandi botti di legno, matura per 24 mesi sui lieviti fini con il risultato di ottenere un vino moderno, snello ma piacevolmente complesso e intrigante.


Oggi Martin Foradori è affiancato non solo dalla moglie Beatrix ma, ufficialmente dal marzo scorso, anche dai figli Emma e Niklas. Quest’ultimo, che ha appena compiuto 27 anni, ha già messo in saccoccia un buon numero di esperienze in Cantine europee ed extraeuropee e una laurea in Viticoltura ed Enologia. “Dopo 32 anni – racconta Martin Foradori – quest’anno è stata la prima volta che durante la tutta la vendemmia e tutta la vinificazione non ho mai messo piede in cantina: la quinta generazione è attiva e io ho dato in mano la vinificazione a mio figlio e io mi concentro su marketing e vendite, e spero in futuro di potermi dedicare molto di più all’azienda che abbiamo in Mosella (Dr. Fischer, acquisita nel 2014, ndr)”. Ed è stato proprio Niklas Foradori nel 2019, di ritorno dalla Germania, a fare assaggiare dei dealcolati a sua padre, contribuendo alla decisione di dare vita un anno dopo alla linea alcol free Steinbock, un fermo e una bollicina a base di Riesling, che a fine gennaio 2025 saranno accompagnati da un altro spumante prodotto dealcolando un più leggiadro e interessante Riesling Kabinett. “Un segmento questo che si attesta complessivamente su circa centomila bottiglie che per il 70% sono destinate al mercato italiano” spiega Martin Foradori, precisando che “il canale che ha risposto subito è stato quello dell’hotellerie internazionale, a cui ora stanno seguendo tutti gli altri, enoteche comprese. Oggi proponiamo anche due ‘private label’ per due insegne di Gdo italiane importanti – evidenzia – e questo è un segnale chiaro che indica che c’è una richiesta da parte dei consumatori. E’ davvero un peccato che la nostra politica non lo capisca e chiuda gli occhi continuando a fare polemica contro il dealcolato mentre Germania, Francia e Spagna ci hanno oramai sorpassato”. Se l’Italia in questo senso è ferma, Hofstatter tira diritto guardando al futuro e immaginando un dealcolato da base Pinot Nero. (Alessandro Pestalozza)


Foto: Peter Bender

Vino, ad Alberto De Nardo la Medaglia d’oro Antonio Carpenè 2024

Vino, ad Alberto De Nardo la Medaglia d’oro Antonio Carpenè 2024Milano, 25 nov. (askanews) – E’ Alberto De Nardo il vincitore della Medaglia d’oro Antonio Carpenè 2024, riservata allo studente più meritevole della Scuola di Viticoltura ed Enologia G. B. Cerletti di Conegliano (Treviso). La motivazione con cui la giuria presieduta da Rosanna Carpenè ha designato il vincitore è la seguente: “Dimostra un impegno costante nell’apprendimento, non si limita mai alle nozioni acquisite ma, in modo autonomo, le approfondisce e le condivide con i compagni e con i docenti, applicando nel territorio le tematiche affrontate. Attenzione e sensibilità verso le tematiche della sostenibilità non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Passione e professionalità lo accompagnano in tutti i percorsi che intraprende”.


La consegna del riconoscimento si è tenuta il 23 novembre nell’Aula Magna del Cirve presso la Scuola Enologica, e nel corso della cerimonia è stato ricordato Etile Carpenè, a un mese esatto dalla sua scomparsa avvenuta lo scorso 23 ottobre a Conegliano. A prendere la parola, durante la commemorazione “Un nome, una storia: Etile Carpenè il signore del Prosecco”, sono stati Diego Tomasi, direttore del Consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Floriano Zambon già sindaco di Conegliano per tre mandati e presidente emerito dell’Associazione nazionale Città del vino, e Vasco Boatto, professore emerito di Economia e politica agraria dell’Università di Padova. All’evento, sono arrivati i saluti del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. “Siamo qui per celebrare l’eccellenza formativa ma anche per rendere omaggio a mio padre che ha fatto grande quest’impresa assieme ai suoi predecessori” ha dichiarato Rosanna Carpenè, presidente di Carpenè-Malvolti, rimarcando che “la responsabilità che mi aspetta è grande ma uno dei punti saldi del mio progetto alla guida dell’azienda sarà quello di continuare la strada da lui tracciata nella valorizzazione e promozione dei giovani talenti, continuando a investire nella formazione delle nuove generazioni”.

Vino, Fivi: a Sergio Mottura il premio “Leonildo Pieropan” 2024

Vino, Fivi: a Sergio Mottura il premio “Leonildo Pieropan” 2024Milano, 25 nov. (askanews) – L’Assemblea degli associati della Federazione italiana dei vignaioli indipendenti (Fivi) ha attribuito al vignaiolo laziale Sergio Mottura il premio “Leonildo Pieropan” 2024. Il riconoscimento in memoria del produttore di Soave, tra i pionieri e i fondatori di Federazione, è stato consegnato questa mattina nell’ambito del tredicesimo Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti che si chiude oggi a Bologna.


La motivazione del premio recita: “Da Torino alle campagne della Tuscia viterbese, dagli studi in ingegneria alla conduzione dell’azienda di famiglia, è lunga la strada percorsa da Sergio Mottura, classe 1942, la cui storia personale rientra ormai di diritto nella grande storia della viticoltura e dell’enologia italiana. Con l’adesione alla Fivi, Sergio trova la casa ideale dove sviluppare le tematiche a lui più care – conclude – passione verso il territorio, approccio culturale al proprio lavoro, difesa del paesaggio agricolo, tutela delle generazioni future”. All’assemblea della Fivi erano presenti oltre 300 soci che hanno ascoltato le relazioni del presidente Lorenzo Cesconi, della segretaria nazionale Rita Babini e della presidente della Confederazione europea dei vignaioli indipendenti (Cevi), Matilde Poggi. Cesconi ha annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi per il prossimo mandato, che prenderà il via con l’assemblea elettiva prevista il 13 febbraio.


“Penso che la Federazione sia ormai un’associazione grande, matura e ben strutturata, e che al suo interno tutti siano enormemente utili, ma nessuno indispensabile, io su tutti. Ci sono risorse ed energie straordinarie, un senso di responsabilità diffusa e una nuova generazione associativa che sta crescendo” ha affermato il presidente, aggiungendo che “sono stati anni emozionanti ed è davvero bello vedere come Fivi sia cresciuta, non solo nei numeri ma nella qualità dei contenuti e nella sua riconoscibilità pubblica. E’ un’associazione affidabile e credibile – ha continuato – grazie all’impegno di tutti quelli che fin dalla sua fondazione, nel 2008, le hanno dedicato tempo ed energie. Il mio grazie sincero – ha concluso Cesconi – va a tutti loro, alle socie e ai soci che mi hanno permesso di rappresentarli in questi anni, a chi proseguirà su questa strada e ne traccerà di nuove”. Foto di Michele Purin

Vino, Colomba Bianca trionfa al “Meininger’s Cooperative Contest”

Vino, Colomba Bianca trionfa al “Meininger’s Cooperative Contest”Milano, 24 nov. (askanews) – Primo posto come Cantina cooperativa in Sicilia, primo posto in Italia e terzo posto al mondo. Sono i riconoscimenti ottenuti da Colomba Bianca – Biocantine di Sicilia, al “Meininger’s International Cooperative Contest 2024”, concorso organizzato dal team editoriale di Weinwirtschaft, rivista specializzata tedesca pubblicata da Meininger Verlag GmbH. Il “Quarantanni rosso” di Colomba Bianca ha ottenuto 90 punti, il “Resilience Nero d’Avola” 88, il “Resilience Perricone” 87, il “Vitese Lucido” 85, il “Vitese Grillo” 84, e il “Vitese Nero d’Avola” 87 punti.


“Questi riconoscimenti rappresentano un tributo alla dedizione e al lavoro instancabile che la nostra squadra dedica alla viticoltura in Sicilia. Ci motivano e ci responsabilizzano ulteriormente, spingendoci a continuare sulla strada dell’innovazione e della qualità, portando avanti il nostro impegno a rappresentare al meglio la tradizione vinicola siciliana a livello internazionale” ha dichiarato Giuseppe Gambino, direttore vendite e sviluppo commerciale dell’azienda di Mazara del Vallo (Trapani), ricordando che “noi puntiamo da sempre all’eccellenza con l’obiettivo di creare prodotti di valore che possano essere da traino per un territorio che al momento non vive giorni felici, per le note questioni climatiche”. Fondata nel 1970 da Gaetano Taschetta, Giuseppe Chirco e Ignazio Oliveri, l’azienda conta oggi su oltre 1.800 ettari interamente condotti a biologico, con una capacità produttiva di oltre 14 milioni di litri. Grazie alla passione di 2.480 vignaioli, Colomba Bianca custodisce e valorizza un patrimonio ampelografico composto da oltre 32 varietà autoctone e internazionali.

Vino, Aepi: sono tutti under 40 i quattro migliori enotecari d’Italia

Vino, Aepi: sono tutti under 40 i quattro migliori enotecari d’ItaliaMilano, 24 nov. (askanews) – Giovane, professionale, empatico, dotato di capacità manageriali. È questo l’identikit dell’enotecario che emerge dai risultati del Concorso migliore enotecario professionista d’Italia. I vincitori hanno infatti tutti meno di quarant’anni e sono Silvia Angelozzi per la categoria “Enoteche con mescita”, Daniele Liurni con il doppio premio “Enoteche con asporto” e “Migliore Enoteca di Roma Città Metropolitana”, Daniele Leopardi, “Migliore Enotecario italiano all’Estero” a Parigi, e Mattia Manganaro, “Miglior Enotecario Under 30”.


“Ciò che emerge dal Concorso è un elemento importante per l’intero settore: gli enotecari professionisti sono giovani, molto preparati e sanno unire sensibilità, doti comunicative e manageriali, preparazione tecnica e capacità di capire le tendenze del futuro” sottolineano gli organizzatori, spiegando che “dalle prove di gara risulta infatti che anche la maggiore sfida per il settore enologico, avvicinare i vini ai giovani, può essere vinta a patto di cambiare approccio”. Secondo i vincitori del Concorso, “i giovani consumano il vino se vengono lasciati liberi di scegliere, esprimersi e interpretare il proprio gusto. Bisogna quindi lavorare ‘per sottrazione’, raccontare meno e coinvolgere di più, ciò significa anche saper ascoltare, cosa che, spesso, il mondo del vino fa poco”. E in questo senso l’enotecario può il trait d’union tra consumatore e produttore. “L’enotecario ha il compito di avvicinare al vino con professionalità senza intimorire le persone – ha evidenziato il presidente Aepi, Filippo Gastaldi – trasmettendo passione ma anche rispetto per ogni cliente, che non deve essere visto come un numero, ma come una persona con proprie esigenze, possibilità e gusti”.


Il titolo di “Ambasciatore Aepi” è stato assegnato a Carlo Hausmann, Dg di Agro Camera. Il Concorso si avvale del patrocinio del Masaf, della Regione Lazio e della Città Metropolitana Roma Capitale, ed è realizzato in collaborazione con Vinarius Associazione Enoteche Italiane, con il sostegno del Consorzio di Tutela Vini DOC Cirò e Melissa, Consorzio Vino Chianti Classico, Consorzio Collio, Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo, Istituto Tutela della Grappa del Trentino e Consorzio di Tutela Vini del Trentino. Sono inoltre partners il Bureau du Champagne, che rappresenta il Comité Champagne in Italia, e l’Enoteca del Barolo.

Vino, Ais: a Torcolato e Recioto premi qualità della guida “Vinetia”

Vino, Ais: a Torcolato e Recioto premi qualità della guida “Vinetia”Milano, 24 nov. (askanews) – Il “Torcolato Breganze Doc 2020” di Ca’ Biasi e il “Recioto di Soave Docg 2022” di Agostino Vicentini si sono aggiudicati i due premi di qualità assegnati dalle commissioni composte rispettivamente da giornalisti e ristoratori, nell’ambito dell’undicesima edizione di “Vinetia”, la guida di Ais Veneto che ogni anno seleziona i migliori vini della regione.


Assegnato anche il “Premio Fero – Miglior vino del Veneto”, riconoscendo i più pregiati prodotti enoici per ciascuna delle sette categorie. A trionfare per la categoria “Miglior Spumante Metodo Martinotti” è stato “Vigneto Giardino Asciutto Valdobbiadene Docg Rive di Colbertaldo 2023” di Adami, mentre il premio per il “Miglior Spumante Metodo Classico” è stato attribuito a “Cuvée Augusto 10-10 Extra Brut 2012” di Dal Cero. Il “Miglior Vino Bianco” è andato a “Riserva Del Lupo Lugana Riserva Doc 2020” di Ca’ Lojera, mentre il “Miglior Vino Rosa” è stato assegnato a “Tecla Chiaretto di Bardolino Doc 2023” di Benazzoli. Il premio per il “Miglior Vino Rosso” è stato conferito a “Gemola Rosso Colli Euganei Doc 2019” di Vignalta, mentre il “Miglior Vino Rosso da Invecchiamento” è stato l’”Amarone Della Valpolicella Riserva Docg 2015″ di Brigaldara. Infine il riconoscimento per il “Miglior Vino Dolce” è andato al “Torcolato Breganze Doc 2020” di Ca’ Biasi. I degustatori hanno premiato complessivamente 247 vini con i “4 Rosoni”, che rappresentano la fascia di punteggio più alta assegnata dalla commissione di degustazione. Altre 85 etichette hanno ricevuto il “Ducato”, il riconoscimento dedicato alle referenze che combinano alta qualità con prezzi vantaggiosi. Infine, i migliori 50 produttori su un totale di oltre 400 sono stati insigniti del “Premio Rialto” per l’eccellenza nella produzione vinicola.


“Anche per l’edizione 2025 di ‘Vinetia’ c’è stata una grande partecipazione da parte delle Cantine del territorio veneto, con oltre 400 aziende e quasi 2.100 vini degustati” ha spiegato Giovanni Geremia, curatore della guida, evidenziando che “‘Vinetia’ rappresenta una scrupolosa analisi del mondo enoico della nostra regione, con realtà distribuite su tutte e sette le province: unica Guida ai vini del Veneto, è semplice da consultare sia su smartphone attraverso l’app dedicata, sia sull’omonimo sito”. “Questa guida è un’opera collettiva, il risultato di una ricerca approfondita e mirata a esplorare ogni angolo del Veneto per scoprire le sue migliori espressioni enoiche” ha detto il presidente di Ais Veneto, Gianpaolo Breda, ricordando che “questo intenso lavoro continuerà con ‘Vinetia Tasting’, l’evento che porta in assaggio le migliori etichette della regione. Per questa grande manifestazione abbiamo ampliato l’offerta coinvolgendo più di 100 aziende e diversi Consorzi di tutela, con tante masterclass che si alterneranno durante la giornata e sarà inoltre l’occasione per celebrare i 250 neo-sommelier che hanno conseguito il diploma, entrando a far parte della nostra grande famiglia professionale”. L’appuntamento con la 14esima edizione dell’evento che porta in degustazione i vini premiati dalla Guida è fissato per domenica 23 marzo 2025 al polo fieristico di Santa Lucia di Piave (Treviso).

Collaborazione tra Ron Santiago de Cuba e designer londinese Nephthys

Collaborazione tra Ron Santiago de Cuba e designer londinese NephthysMilano, 24 nov. (askanews) – Ron Santiago de Cuba ha collaborato con l’artista e designer londinese Nephthys Illustrated per creare una trilogia di stampe da collezione in edizione limitata che celebrano la cultura del rum e dei cocktail. Tre le opere, una con la scritta “Un Daiquiri Por Favor”, un’altra con la didascalia “Ring for Rum” e una terza dedicata al classico Mojito che inneggia al parola brindisi in spagnolo: “Salud!”.


Le stampe si possono acquistare assieme a una bottiglia di “Ron Santiago de Cuba Extra Anejo 11 Anni”, il fiore all’occhiello della gamma, ideale tanto liscio che nella mixology. “Negli ultimi mesi ho notato un crescente interesse da parte dei miei clienti per stampe a tema rum e sebbene le mie collezioni abbiano incluso altre bevande alcoliche, il rum era una categoria che non avevo ancora esplorato” ha spiegato Nephthys, aggiungendo che “il rum, per me, è incredibilmente versatile, vivace e pieno di carattere: gustarlo, sia liscio che in un cocktail, è un’esperienza che riguarda la celebrazione e il godersi i semplici momenti della vita, un tema ricorrente nella mia arte. La fusione di cultura, qualità e stile di vita – ha concluso – rende Ron Santiago de Cuba il partner ideale per le mie opere”. Prima di questo progetto, il marchio che rappresenta una delle massime espressioni della produzione del Sud-Est dell’isola caraibica, aveva collaborato con il ballerino Carlos Acosta per il rilancio del “Ron Santiago de Cuba 20 Anni Extra Anejo Gran Reserva”, distribuito in Italia, come le altre referenze, da Rinaldi 1957.

Da Il mostro a Bar sport: quando il caffè espresso si prende la scena

Da Il mostro a Bar sport: quando il caffè espresso si prende la scenaMilano, 23 nov. (askanews) – L’espresso, interpretazione italiana del caffè diffusa in tutto il mondo, è protagonista di tante pellicole cinematografiche in scene che nel tempo sono diventate dei veri e propri cult. La scenografia è, quasi sempre, il bar, luogo in cui si svolge la commedia della vita e dove si incontrano personalità diverse, unite dal rito della tazzina. A celebrare questo connubio è il Consorzio promozione caffè, che riunisce aziende che producono e commercializzano diverse tipologie di caffè oltre ai produttori di macchine professionali, in occasione dell’Espresso day, che cade il 23 novembre.


“Se il caffè è da sempre legato allo stile di vita italiano, l’espresso è il simbolo che più si lega anche alla nostra storia – dichiara Michele Monzini, presidente di Consorzio promozione caffè – Oltre ad averlo inventato, abbiamo saputo migliorarlo, adattarlo a nuove abitudini di consumo, rinnovarlo, senza perdere il gusto della tradizione e l’artigianalità che hanno reso grandi nel mondo le nostre aziende, dalle torrefazioni alle produttrici di macchine. Non è un caso che il 62% degli italiani lo consideri il caffè più legato allo stile di vita del Belpaese anche all’estero: bere un espresso, in ogni parte del mondo, significa ritrovare la passione, la ritualità e la gestualità che circondano da sempre questa bevanda così amata”. Dal brevetto del 1884 di Angelo Moriondo della prima macchina da bar in grado di estrarre un caffè rapidamente (come un treno espresso, come recitava un celebre manifesto pubblicitario del 1922) a quello del 1948 della macchina a leva che diede la caratteristica crema color nocciola, fino alle rivisitazioni più innovative dei giorni nostri, il genio e la creatività italiani hanno accompagnato l’evoluzione dell’espresso ai giorni nostri. E sul grande schermo, il caffè è un pretesto per raccontare ideali e sentimenti: con Totò ne La banda degli onesti, diventa la metafora per spiegare il capitalismo a un ingenuo Peppino, con lo zucchero che si trasforma nell’ambìto capitale desiderato da approfittatori e disonesti, mentre in Vieni avanti cretino si mescola alla discussione di una coppia, confondendo il cameriere Lino Banfi e dando vita a improbabili caffè corretti “con humour” e “con utopia”. Ma è anche lo spunto per mettere in scena altri simboli tipicamente italiani, come il tifo calcistico: nel film Il tifoso, l’arbitro e il calciatore, le tazzine del bar “Forza lupi” sono rigorosamente giallorosse, per obbligare i tifosi avversari, in particolare i laziali, a baciare i colori della Roma.


Non può mancare la rappresentazione del caffè espresso come un rituale: per caricarsi prima di un lungo viaggio, come quello rocambolesco che l’emigrato Pasquale Amitrano, alias Carlo Verdone, dovrà affrontare per tornare a votare nel suo paese natale in Bianco rosso e Verdone, ma anche per conoscersi, come fanno i due protagonisti de Il giorno in più. Un’abitudine irrinunciabile e buona per tutte le tasche, da quelle con pochi spiccioli come quelle di Francesco Scianna e Ficarra in Baaria, che si dividono un caffè al bancone per non ordinarne uno a testa, a quelle vuote di Roberto Benigni ne Il mostro, che riesce a fare colazione con caffè e cornetto rubandole con scaltrezza agli altri avventori del bar. Il cinema ci ha provato in diverse occasioni a raccontare le infinite interpretazioni che gli italiani fanno del caffè quando lo bevono al bar, tra chi non accetta un espresso che non sia preparato a regola d’arte e che non abbia il caratteristico colore nocciola tendente al testa di moro, come Claudio Bisio in Bar sport, e chi non riesce a fare a meno di abbondare con lo zucchero, nonostante lo sguardo del barista, come Paola Cortellesi in C’è ancora domani. Senza dimenticare le innumerevoli variazioni (marocchino, macchiato, mokacioc, con ginseng o corretto grappa) che in Benvenuti al Nord scoraggiano Alessandro Siani dall’ordinare un espresso in un bar di Milano, facendolo ripiegare su un bicchiere d’acqua. Perché il caffè è un’esperienza che ognuno vive a modo proprio, ma che unisce in un grande rito collettivo. Proprio come il cinema.