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Vino, Il Borro sostiene il progetto “Careggi Green-Ospedale Biofilico”

Vino, Il Borro sostiene il progetto “Careggi Green-Ospedale Biofilico”Milano, 23 nov. (askanews) – Il Borro, azienda agricola biologica e vitivinicola di proprietà della famiglia di Ferruccio Ferragamo, rafforza il suo impegno verso la sostenibilità supportando la creazione di aree verdi all’interno dell’Ospedale di Careggi a Firenze, in collaborazione con la Fondazione Careggi ETS. Il progetto, intitolato “Careggi Green – Ospedale Biofilico”, è ideato da Pnat, azienda che si occupa di architettura biofilica e rigenerazione urbana. L’obiettivo è la creazione di spazi verdi all’interno del complesso ospedaliero, pensati per migliorare il benessere psicofisico di pazienti, personale sanitario e visitatori. Numerosi studi dimostrano infatti come la presenza di aree biofiliche in contesti sanitari favorisca una guarigione più serena e naturale, migliorando la qualità della vita di chi frequenta questi ambienti.


“Le aziende oggi possono vincere la loro sfida solo se riescono a vivere un vero senso di comunità e a creare nuove forme di collaborazione” ha dichiarato Ferruccio Ferragamo, sottolineando che “l’Italia, ricca di bellezze naturali e culturali, deve puntare a diventare un’icona di sostenibilità, unendo responsabilità, etica e innovazione. Sostenere ‘Careggi Green’ è un esempio di come la nostra azienda si impegni a migliorare concretamente la qualità della vita di chi vive questi spazi ogni giorno – ha concluso – con la speranza di essere i capifila di una lunga serie di imprese nel territorio che, ci auguriamo, prendano parte a questa iniziativa”. Nello specifico il progetto supportato da “Il Borro” prevede la costruzione di una fabbrica dell’aria dentro il reparto di maternità di Careggi.


La Tenuta che dal 1993 è di proprietà della famiglia di Ferruccio Ferragamo si estende nel bacino del Valdarno Superiore su di una superficie di 1.100 ettari interamente a biologico dal 2015, di cui 33 di uliveti e 85 di vigneti dai quali si producono 14 etichette.

Vino, Uiv: a settembre +56% export nostri spumanti verso gli Usa

Vino, Uiv: a settembre +56% export nostri spumanti verso gli UsaMilano, 22 nov. (askanews) – Balzo degli spumanti tricolori negli Usa a settembre, con un export del mese a +56% (ma nel pari periodo 2023 si era scesi a -36%) che riporta le spedizioni dello sparkling italiano, capitanato dal Prosecco, appena sotto i livelli del 2022 (-3% a volume) nel cumulato gennaio-settembre. Lo rileva l’Osservatorio del vino Uiv nell’analisi sui dati export dei primi 9 mesi di quest’anno che, lato spumanti, registrano nel periodo 86,9 milioni di litri spediti verso gli Stati Uniti, il 18% in più a volume rispetto ai 73,5 milioni del 2023, che nel periodo segnava un tendenziale a -18%. Un riallineamento, secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini, agli anni record post Covid che non trova la stessa dinamica per i fermi (e frizzanti) in bottiglia. In questo caso, i volumi esportati ammontano infatti a 170,5 milioni di litri, lo 0,7% in più sul 2023 e il 10% in meno sul 2022.


“Guardiamo a questi dati con attenzione e cautela, anche perché gli effettivi consumi di vino italiano negli Usa, che riscontriamo attraverso SipSource, evidenziano nei primi 10 mesi dell’anno un calo generale del 4,5%, un combinato disposto tra un +2,2% per gli spumanti, un -8,4% per i rossi e un -5,6% per i bianchi tricolori” ha commentato il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, aggiungendo che “in merito ai possibili dazi annunciati dal presidente Trump, per ora l’unica cosa certa è l’anticipo di mercato che si evidenzierà nei prossimi mesi”.

Vino, Bindocci (Brunello): facciamo largo ai giovani di Montalcino

Vino, Bindocci (Brunello): facciamo largo ai giovani di MontalcinoMontalcino (Siena), 22 nov. (askanews) – ‘Credo sia dal 1997 che abbiamo chiuso l’albo del Brunello e non l’abbiamo più aperto. Negli ultimi quindici anni siamo stati bravi a calare ogni anno la produzione da Disciplinare da ottomila a settemila kg, che poi, se guardiamo bene, non arriviamo neanche a seimila chili per ettaro di produzione. Abbiamo visto che i diradamenti, le vendemmie verdi, le raccolte come nell’annata 2024, tre raccolte differenziate proprio per puntare e mirare alla qualità, ci permettono di fare bene. E basta assaggiarlo il vino per capire che la qualità dentro le bottiglie di Brunello c’è. Dobbiamo però continuare su questa strada e gestire noi il mercato, producendo sempre di meno e alzando sempre di più la qualità. Se puntiamo sempre sull’altissima qualità sono convinto che i mercati continueranno ad acquistare i nostri vini. Ve detto che eravamo abituati male, perché vendevamo troppo bene e in maniera eccessivamente facile’. A dirlo ad askanews è il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, a margine della presentazione dell’annata 2020 del Brunello e degli altri vini della Denominazione nell’ambito di ‘Benvenuto Brunello’ nel borgo senese.


Ha ragione Bindocci, la qualità nel calice si continua a sentire e quella passata tristemente alla storia come l”annata del Covid’ regala un’eleganza e una finezza ancora maggiore rispetto a quella certamente bella ma in tutti i sensi più opulenta che l’aveva preceduta. Merito forse degli sbalzi di temperatura che hanno sferzato il Sangiovese in vigna e di un lavoro di pulizia in cantina alla ricerca di leggerezza ed equilibrio mai a scapito della complessità e del valore. Insomma, in generale, un Brunello godibile e intelligente, che promette di invecchiare in salute, cui fa da contraltare una Riserva (la 2019) molto spesso troppo concentrata e carica, dunque concettualmente meno interessante e di prospettiva. Pur nelle ovvie differenze tra le diverse zone di produzione e tra le personali interpretazioni dei produttori, per il Brunello si è raggiunto uno stile comune piuttosto chiaro, cosa che invece si fatica a trovare nel Rosso di Montalcino che in teoria, almeno sotto il profilo commerciale, dovrebbe rappresentare l’esatto rovescio della medaglia del Brunello: un vino immediato, giovane, da bere a pasto e ribere all’aperitivo e alla cena, un prodotto ideale per ridare slancio al generale in calo del consumo di rossi. ‘E’ un prodotto che sta andando bene, tanto è vero che abbiamo approvato un ampliamento della superficie vitata da 500 a 860 ettari, consci del fatto che i mercati prediligono il Brunello ma apprezzano molto anche il Rosso, un vino 100% Sangiovese spesso più facile, che ha una sua identità e che porta nel nome Montalcino, una parola magica che fa la differenza con altri buonissimi vini toscani’ afferma Bindocci parlando con askanews, aggiungendo che ‘il mercato lo sta apprezzando, tanto è vero che in buona parte delle aziende non era mai sufficiente: il mercato chiedeva dieci e noi avevamo da offrire cinque’. ‘La volontà di ‘alleggerire’ il vino va incontro ad una precisa tendenza del mercato, è una filosofia che si sta vedendo anche nel Brunello ma non è stata immediata, ci stiamo arrivando per step: non puoi cambiare un’annata però puoi lavorare nella vigna e anche in cantina per fare vini con macerazioni più corte, con un colore non troppo carico, gestire i tannini in modo tale da ottenere un vino da lunga conservazione, però anche di primo impatto più facilmente bevibile’ prosegue il presidente, spiegando che per il Rosso ‘ci sono stili molto diversi: c’è chi fa affinamento in legno piccolo e chi in legno grande, chi esce dopo diciotto mesi e chi dopo due anni: sono stili e tendenze che ogni azienda sceglie e sono convinto che va bene così perché ognuno ha il suo mercato e i suoi estimatori, e questo caleidoscopio di stili riesce ad accontentare tutti’.


A Montalcino gli ettari vitati sono 4.400, di cui più di 3.400 iscritti a Doc e Docg (tra cui più di 2.000 a Brunello, contingentati dal 1997, quasi 900 a Rosso di Montalcino, 50 a Moscadello e 500 Sant’Antimo) e la restante parte riservata ai vini Igt, su un comprensorio di 31mila ettari complessivi. Un vigneto che oggi sfiora il milione di euro a ettaro, per un totale di oltre due miliardi di euro: il 4.500% in più rispetto a più di cinquant’anni fa. ‘La fortuna di questa terra sono i giovani che stanno entrando nelle aziende, subentrando ai nonni e ai genitori. Rispetto alla mia generazione sono più fortunati, sono andati all’università, hanno un bagaglio culturale e scientifico che noi abbiamo sudato per avere, girano il mondo, si confrontano con il mercato, con altri giovani produttori e con il settore del vino e questo aiuta a capire le diverse sfaccettature e i possibili cambiamenti’ continua Bindocci, sottolineando che ‘che sarebbe certamente una follia stravolgere la tipicità del Brunello, che ci fatto vincere e continua a farci vincere le battaglie, ma questi giovani sono bravi, sono attenti al vigneto come alla cantina e i risultati si vedono nel bicchiere’. Insomma il futuro è dei giovani, tutti consci però che snaturare il Brunello, cambiargli identità, sarebbe certamente un grave errore, e lo dimostra proprio l”annata del Covid’ appena assaggiata, dove la bravura dei vignaioli a dosarne la struttura e il legno sono la garanzia più evidente della strada intrapresa. Va anche messo in luce che il Brunello si iscrive nella fascia premium e extra premium, quella che storicamente risente meno della crisi globale dei consumi. ‘E’ vero ma bisogna tener conto che il mercato statunitense assorbe il 30% della produzione, cioè 2,5-3 mln di bottiglie, un numero oltremodo importante’ replica il presidente, ricordando che ‘il Brunello negli Stati Uniti è super apprezzato e cresce: oggi ci può essere l’incognita dei dazi di Trump ma vedo che c’è un feeling tra il nuovo governo Usa e quello italiano, e dunque spero non ci siano problemi. Guardando agli altri mercati, Germania e Inghilterra stanno rallentando – continua – ma non c’è una contrazione significativa e le bottiglie di Brunello continuano ad uscire dalle nostre Cantine. Poi c’è il mercato dell’East-Asia che cresce, con Corea e Vietnam’. Se per gli Usa il canale di vendita per eccellenza è quello della ristorazione, in Italia il mercato è più variegato: non solo ristorazione ed enoteche ma anche Gdo, ‘un canale che sta tenendo e questo è importante’.


All’inizio del prossimo anno Fabrizio Bindocci compirà 70 anni. ‘Sono nato nel freddo gennaio del 1955 e Montalcino l’ho visto e vissuto: i miei genitori sono stati contadini e poi operai. Lavoravano per la famiglia Franceschi e quando io ho finito le medie, il Franceschi disse al mio babbo: ‘Non fargli fare il geometra o il ragioniere, il mondo agricolo sta cambiando, fagli fare agricoltura perché il mondo del vino a Montalcino sta andando avanti’. Aveva ragione, ho assistito a questo grande cambiamento ma ho anche visto che le aziende non si sono montate la testa, hanno lavorato bene e sono cresciute con i piedi per terra. Ed è cambiata una generazione ai nonni e ai genitori sono subentrati figli e nipoti e chi non aveva a chi lasciare purtroppo ha venduto l’azienda’ dice ad askanews, spiegando di non avere paura dell’arrivo di realtà estranee a questo territorio come il fondo sovrano del Qatar che ha recentemente acquisito la proprietà di Castiglion del Bosco. ‘Non dobbiamo preoccuparci, ben venga se arriva, per esempio il gruppo francese del lusso, è un bel biglietto da visita’ dice, rimarcando che ‘hanno le idee chiare e i loro canali di distribuzione e di vendita che ci aiuteranno a crescere e sarà un bel confronto. Un Montalcino aperto e disponibile purché quando vengono qui rispettino le regole’. Alle vigilia delle sue prime 50 vendemmie, Bindocci a maggio 2025, dopo sei anni, lascerà la carica di presidente dell’ente consortile nato nel 1967 all’indomani del riconoscimento della Doc e che oggi riunisce 219 soci che rappresentano il 98,2% della produzione di Brunello. L’attuale direttore è Andrea Machetti e il Cda è composto da 15 membri in rappresentanza di viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, tra cui spicca la presenza di un’unica donna, Elisa Fanti. ‘Ho fatto quattro di mandati e alla mia età uno deve giustamente mettere il cappello al chiodo e dare spazio ai giovani. Sono convinto che oggi ci sia maturità, e ora dipende da noi trovare delle figure giovani che hanno voglia di fare, e ci sono, l’abbiamo visto in questi anni’ afferma, svelando che ‘io mi ricandiderò ma solo per fare il consigliere: visto che i momenti potrebbero essere non facili, voglio esserci, non voglio essere invadente ma se un domani c’è un problema voglio aver la possibilità di dire la mia e, se posso, di dare anche il mio aiuto’.


In questi anni il problema più grosso per le aziende di Montalcino, una comunità agricola che nei periodi di punta raggiunge i 4.000 addetti, ‘è il reperimento della manodopera: tutti ti chiedono un trattorista, un cantiniere, un potatore provetto. Otto anni fa siamo riusciti con il sindaco, la politica, il Consorzio e una serie di imprenditori a costituire un istituto professionale agrario: una scommessa vincente perché ogni anno escono una ventina di ragazzi e quelli che non vanno all’università già sei mesi prima di finire hanno già trovato un lavoro’. (Alessandro Pestalozza)

Enogastronomia, la Sicilia tra i protagonisti di “Be.Come” a Milano

Enogastronomia, la Sicilia tra i protagonisti di “Be.Come” a MilanoMilano, 22 nov. (askanews) – La Sicilia, Regione europea della gastronomia 2025, è tra le protagoniste di “Be.Come” l’evento che va in scena dal 25 al 27 novembre al Radisson Hotel Santa Sofia di Milano. L’istituto regionale del vino e dell’olio (Irvo), ente al servizio della vitivinicoltura e dell’olivicoltura siciliane, approda alla terza edizione di questa manifestazione che abbraccia l’enogastronomia e la cultura del territorio, con incontri e scambi tra rappresentanti dell’enologia internazionale, buyer e operatori del settore Horeca.


A Milano saranno presentati i primi otto itinerari delle “100 Sicilie – Esperienze di Buona Vita” che ricalcano i valori identitari delle diverse Denominazioni coinvolte nell’isola per disegnare veri e propri percorsi del gusto che da Pantelleria all’Etna, dai monti blei all’entroterra nisseno, dagli areali di Mamertino e Faro alle colline del monrealese, dalla città di Marsala fino all’eterna Valle dei Templi, incarnano al meglio l’essenza dell’isola. “Natura, storia, eccellenze enogastronomiche e stili di vita – ha ricordato Giuseppa Mistretta, Commissario straordinario dell’Irvo – la Sicilia è un’isola straordinaria, lo è sempre stata, e negli ultimi anni ha dimostrato una grande forza attrattiva sulla domanda turistica nel segno dell’esperienza e dell’autenticità”. Secondo un’indagine Ismea-Aite, il 2023 è stato l’anno della consacrazione delle esperienze enogastronomiche tra tutte le tipologie di turisti, al top in Italia ed in Europa. Il patrimonio nazionale è immenso, ogni regione vanta eccellenze e specificità in termini di prodotti, ricette, tipicità che trovano ampi consensi tra i visitatori. In questo scenario la Sicilia ottiene la sua rivincita, con flussi turistici costanti e un incremento del 11,4% registrato nel primo semestre 2024. Flussi destinati a non conoscere battute d’arresto se si pensa ad altri recenti riconoscimenti di pregio come Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025 e Gibellina Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026.


Non solo mare e montagna ma anche tradizioni culinarie, olearie e vinicole importanti in una regione con oltre un milione di ettari di campagna, di cui il 45% destinati a coltura permanenti: dagli agrumeti agli uliveti passando per la vigna. Una chiave per destagionalizzare le presenze turistiche e promuovere destinazioni meno note nelle aree più interne. A questo nuovo slancio verrà dato grande spazio nel Panel “Sicilia Regione Gastronomica 2025, 100 Sicilie – Gli itinerari del Gusto”, in programma martedì 26 novembre, momento clou di “Be.Come”. Moderato da Eleonora Cozzella, direttrice de “Il Gusto”, un talk che a partire dalle ore 15.30 riunirà istituzioni e rappresentanti dei Consorzi di tutela Doc, Docg e Igp, insieme per accendere il primo dei più importanti riflettori su una regione dove il vino è simbolo di biodiversità, identità e sviluppo di territori e comunità, e l’olio il suo oro liquido. Un viaggio nel viaggio che culminerà nella “Cena delle 100 Sicilie”, dedicata, appunto, agli oli dell’isola e alle cultivar più pregiate: la sera del 26 novembre un percorso multisensoriale guidato dalle mani degli chef emergenti e di successo Gaetano Verde, Riccardo Fazio ed Alen Mangione, per esplorare l’universo gusto olfattivo di una terra posta al centro del Mediterraneo.

Vinitaly punta su Est Europa con area Italia a “Wine Vision” a Belgrado

Vinitaly punta su Est Europa con area Italia a “Wine Vision” a BelgradoMilano, 22 nov. (askanews) – Si rinnova il presidio di Vinitaly sull’Est Europa con l’”Area Italia” di “Wine Vision By Open Balkan”, che si apre oggi fino a domenica 24 novembre a Belgrado. Una terza edizione, quella organizzata da Veronafiere in collaborazione con Agenzia Ice, che ha l’obiettivo di radicare la presenza del vino italiano non solo sui Balcani (Serbia, Macedonia del Nord e Albania) ma su gran parte dell’Est Europa.


Cinquantasette le imprese italiane presenti nella collettiva in rappresentanza di otto regioni (Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto), per un matching di incontri b2b con i buyer di 11 Paesi (Albania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria). Nel complesso, il recinto commerciale dedicato al b2b tricolore alla “Wine Vision” rappresenta una domanda che cresce molto più dell’export globale di vino italiano; è infatti dell’8,6% l’incremento a valore (circa 250 milioni di euro) delle vendite tricolori registrate lo scorso anno negli 11 Paesi obiettivo, contro una media export mondiale a -1,6%. Un balzo replicato anche nei primi 8 mesi di quest’anno, con un tendenziale a valore a +13%. “La missione a Belgrado fa anche parte delle attività di Vinitaly pianificate per selezionare e invitare operatori e buyer locali all’edizione veronese del prossimo anno, dal 6 al 9 aprile” ha detto il Dg di Veronafiere, Adolfo Rebughini, parlando di “una reciprocità di interessi con i partner di Open Balcan che allo scorso Vinitaly si è manifestata con 1.567 operatori dell’area balcanica e una importante partecipazione, che si rinnoverà nel 2025 in Fiera a Verona, dei produttori di Serbia, Albania e Macedonia del Nord in un unico spazio espositivo, con le migliori etichette dei tre Paesi riunite nell’area dedicata”.


Saranno infine sei le masterclass a Belgrado affidate al presidente Aspi Giuseppe Vaccarini. Protagoniste le principali etichette in rappresentanza delle aree enologiche chiave del Belpaese: dalla Franciacorta alle Langhe, dai vigneti del Friuli, dell’Abruzzo e della Sardegna, dal Prosecco, al Soave fino alla Valpolicella.

Vino, alla sesta “Monza Wine Experience” oltre 800 presenze

Vino, alla sesta “Monza Wine Experience” oltre 800 presenzeMilano, 22 nov. (askanews) – “Il mondo del vino oggi si interroga spesso sulla sua accessibilità. La disponibilità dei produttori, della Villa Reale e l’impegno della ‘Monza Wine Experience’ hanno realizzato proprio questo: l’evento ha reso accessibili e disponibili alcuni rari vini italiani che normalmente vengono venduti solo su assegnazioni a cifre molto importanti. Credo che sia un successo per la manifestazione perché, nonostante oggi ci sia un evento sul vino a settimana, ha creato un appuntamento con un’identità molto precisa”. Così Aldo Fiordelli, Senior editor di James Suckling, ha commentato la “Monza Wine Experience”, la cui sesta edizione si è da poco conclusa con 800 presenze e 5.640 calici riempiti in tre giorni.


Dal 15 al 17 novembre, il capoluogo brianzolo ha accolto appassionati da tutta Italia, confermando il valore di un evento che propone in degustazione alcune delle migliori etichette nazionali, con 50 vini di pregio nella magnifica Villa Reale di Monza, masterclass e la stellata “Cena d’Autore”. Per “L’Eccellenza in Villa”, il “walk around tasting” dei più pregiati vini italiani con punteggi da 90 a 100 dati dalla critica internazionale, ha visto la partecipazione di circa 300 persone con un totale di 3.600 calici versati. Altrettante sono state le persone che hanno presenziato a “Calici sotto le Stelle”, mentre è andata sold out la masterclass “Le grandi riserve di Brunello di Montalcino” con Fiordelli che ha guidato 40 persone alla scoperta di alcune delle etichette più celebri della Denominazione: “Poggio All’Oro Riserva 2016” di Banfi, “Tenuta Greppo 2018” di Biondi Santi, “Pianrosso Riserva 2012” di Ciacci Piccolomini d’Aragona, “Poggio di Sotto 2019” di Collemassari, “Madonna delle Grazie 2019” de Il Marroneto e “Le Lucére Riserva 2019” di San Filippo.


Tutta esaurita anche la “Cena d’Autore”, l’appuntamento che ospita alcuni tra i più celebri chef italiani e che quest’anno ha avuto come protagonisti Andrea Berton, Stefano Ciabarri, Lorenzo Sacchi e Fabio Silva, e i dolci dell’associazione Apei di Iginio Massari. Il piatto forte è stata però la solidarietà: parte del ricavato è stato infatti devoluto alla cooperativa sociale La Meridiana. “Il successo di questa edizione conferma che siamo sulla strada giusta per rendere questa manifestazione il punto di riferimento per i fine wine in Italia” ha detto Samantha Ceccardi di Visionplus, organizzatrice dell’evento, rimarcando che “un aspetto che ci distingue rispetto ad altre manifestazioni è che la ‘Monza Wine Experience’ propone il meglio della qualità possibile, ma non è solo su invito o dedicato esclusivamente a tecnici e addetti del settore: tutti i wine lovers possono partecipare e sono certa che questa strada ci porterà a diventare un vero e proprio polo italiano dei vini di pregio”.

Vino, il Pinot Noir di Girlan fa l’en plein sulle guide

Vino, il Pinot Noir di Girlan fa l’en plein sulle guideMilano, 22 nov. (askanews) – “Siamo estremamente orgogliosi dei risultati ottenuti. Questi riconoscimenti premiamo il lavoro di una squadra che, sotto la guida attenta di Gerhard Kofler, ogni giorno ripone impegno e dedizione nel proprio lavoro, a partire dalla meticolosità con la quale si prende cura del Pinot Noir, una varietà non facile da allevare ma in grado di restituire vini di grandissima stoffa e finezza. Vini che rappresentano al massimo le espressioni del nostro territorio, grazie all’attenzione costante che mettiamo nel valorizzare specifiche sottozone con una viticoltura di precisione per dare vita a vini di grande personalità”. Così il presidente di Cantina Girlan, Oscar Lorandi, commenta gli ottimi giudizi sui suoi Pinot Noir della linea “Solisti” ottenuti su tutte le principali guide enologiche italiane.


Dal Gambero Rosso a DoctorWine, da Bibenda a Slowine, dalla Guida Oro I Vini di Veronelli a Vitae dell’Ais, le guide hanno premiato la “Vigna Ganger”, “Curlan” e “Trattmann”, certificando la validità del processo di valorizzazione del Blauburgunder compiuto in questi anni da questa cooperativa altoatesina che l’anno scorso ha festeggiato il centenario. Il Pinot Noir è il protagonista indiscusso di Cantina Girlan: la sua presenza è passata dagli iniziali 20 ettari degli anni Ottanta agli attuali 46. Si tratta di un lungo e scrupoloso percorso che ha portato i soci, coadiuvati dallo staff tecnico dell’azienda, ad investire tempo ed energie nell’analisi di tutte le parcelle e dei vigneti che avevano a disposizione, allo scopo di selezionare le aree migliori dove coltivarlo. Hanno quindi studiato con attenzione il suo comportamento all’interno di singoli cru, parcella per parcella, attraverso differenti microvinificazioni, verificando le diverse condizioni climatiche e geologiche, così come l’orientamento delle vigne e l’età delle viti, prima di indirizzarsi verso la valorizzazione di tre specifiche microzone: Girlan, Mazon e Pinzon.


Se il “Pinot Noir Riserva Vigna Ganger 2020” nasce da un singolo vigneto monopole di Mazon, con pendenze del 5%, il “Pinot Noir Riserva Trattmann 2021” è frutto dell’unione delle uve allevate a Mazon, dove si trovano terreni profondi di argilla e calcare, con quelle dei vigneti più vecchi di Girlan, dove si trova un deposito morenico su roccia porfirica vulcanica. Infine, le uve del “Pinot Noir Riserva Curlan 2021” provengono invece da tre specifiche e selezionate parcelle della sottozona “Girlan”, a circa 500 metri sul livello del mare.

Vino, il 23 novembre Consorzio Collio festeggia 60 anni a Villa Attems

Vino, il 23 novembre Consorzio Collio festeggia 60 anni a Villa AttemsMilano, 22 nov. (askanews) – Continuano i festeggiamenti per il 60esimo compleanno del Consorzio Tutela Vini Collio. Dopo il grande evento commemorativo dello scorso maggio, sabato 23 novembre l’ente consortile chiuderà le celebrazioni per questo imporantissimo anniversario con un appuntamento dedicato ai veri protagonisti del Collio: i suoi produttori, oltre agli appassionati di vino del territorio.


“Questo anniversario rappresenta un grande traguardo per la Denominazione – ha detto la direttrice del Consorzio, Lavinia Zamaro – e noi siamo felici di condividerlo con i molti wine lovers in un momento conviviale da non perdere, durante il quale anche i bambini potranno trascorrere un pomeriggio speciale in compagnia dei genitori, presso la prestigiosa location di Villa Attems”. A partire dalle 16 e fino alle 19, nella splendida cornice della storica dimora di Lucinico (Gorizia), si festeggerà con la degustazione speciale di cinque calici abbinati a prodotti tipici del territorio, proposti da due sponsor d’eccezione: formaggio Montasio Dop e Prosciutto di San Daniele Dop. Riservato al pubblico, l’evento offre la possibilità di scegliere tra più di cento etichette, con una rappresentanza di oltre 70 aziende. Protagonisti saranno i vitigni del territorio: Ribolla Gialla, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Collio Bianco, Friulano, Malvasia, Sauvignon, oltre ad un assortimento di rossi del Collio che saranno proposti con l’aiuto dell’Associazione italiana sommelier (Ais) del Friuli Venezia Giulia.


“Il nostro Consorzio è tra i più antichi d’Italia – ha ricordato il presidente del Consorzi, David Buzzinelli – e siamo orgogliosi del nostro patrimonio vinicolo, che vogliamo continuare a tutelare e promuovere nel rispetto della tradizione e che questo 23 novembre vogliamo far assaggiare e vogliamo condividere in un pomeriggio dedicato al Collio, allo stare insieme e alla buona musica”.

Consorzio del Vino Nobile: pronto il nuovo parco a Montepulciano

Consorzio del Vino Nobile: pronto il nuovo parco a MontepulcianoMilano, 21 nov. (askanews) – “Il vero valore aggiunto di questo progetto in cui abbiamo creduto sin dall’inizio, è stato mettere insieme per la prima volta i bambini delle scuole primarie di Montepulciano, oltre 300 in tre anni, con l’obiettivo di dare loro una visione più ampia circa le buone pratiche in questo caso ambientali, ma anche sociali ed etiche, le stesse che fanno della nostra, la prima Denominazione italiana ad avere in tal senso una certificazione”. Così il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi, ha commentato la chiusura di “Alberi, non parole”, iniziativa nata nel 2019 che ha visto come protagonisti i piccoli alunni che, con i produttori dell’ente consortile, hanno realizzato un parco boschivo di 15mila mq, con oltre mille piante, adiacente agli Ospedali riuniti della Valdichiana in località Nottola. Per rimarcare il rispetto per il paesaggio e la tutela della biodiversità, sono stati utilizzati solo alberi che appartengono alla tradizione toscana: leccio, orniello, ontano, sorbo, gelso, roverella e acero campestre.


Durante l’evento conclusivo che ha coinciso con la Giornata dell’albero, il Consorzio ha consegnato il riconoscimento “Grifo Nobile” alla Fondazione Giorgio Tesi Onlus e al comandante Lucio Di Bella dei carabinieri forestali della Stazione di Montepulciano. In progetto è stato promosso dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano in collaborazione con il Comune di Montepulciano, l’Usl Toscana Sud Est, la Giorgio Tesi Vivai tramite la Fondazione Giorgio Tesi Onlus, l’Unione dei Comuni della Valdichiana Senese e il contributo dei carabinieri forestali della Stazione di Montepulciano.

Fiera vini Piacenza: +10% visitatori segnale positivo per il settore

Fiera vini Piacenza: +10% visitatori segnale positivo per il settoreMilano, 20 nov. (askanews) – La Fiera dei Vini andata in scena a Piacenza Expo dal 16 al 18 novembre 2024 si chiude con un +10% di visitatori. Un dato in crescita legato alla presenza di tanti appassionati, in particolare nella giornata di sabato 16, ma anche di operatori soprattutto da Nord e Centro Italia che hanno visitato i padiglioni principalmente nella giornata di lunedì 18 a loro dedicata. Un pubblico attento e curioso, guidato dal desiderio di dialogare con gli oltre 200 vignaioli presenti, per lo più piccoli produttori, provenienti da tutte le regioni d’Italia ma anche da Francia, Austria e Slovenia. Lo ha comunicato la stessa manifestazione, sottolineando che molto apprezzata è stata la selezione delle aziende partecipanti, con una forte presenza di produttori biologici, “che ha portato alla mostra mercato la passione e l’amore nel produrre vini di alta qualità”.


“Abbiamo ideato questa mostra mercato credendo fermamente nella ripartenza del settore enologico, nonostante le incertezze che lo attraversano” ha dichiarato Sergio Copelli, coordinatore generale di Piacenza Expo, spiegando che “i numeri dell’edizione appena conclusa ci stanno dando ragione: partecipare alle fiere è un valido strumento in grado di fornire nuove opportunità di relazione e promozione ai produttori che scelgono di aderirvi”. Richiamo al territorio ed enoturismo sono stati tra i protagonisti delle quattro masterclass dedicate ai vini, mentre nell’area curata dal GAL del Ducato – Gruppo di Azione Locale il tartufo bianco di questa parte di Emilia “ha registrato ottimi volumi di vendita”. Al completo anche la degustazione di lunedì 18 con protagonista l’olio extra vergine d’oliva, dove Luigi Caricato, direttore del magazine Olio Officina, ha guidato i partecipanti alla scoperta di sette diverse interpretazioni dell’oro verde, in un viaggio tra le proposte provenienti da differenti territori del Belpaese. “Buoni i volumi di vendita anche per i produttori di olio” che hanno arricchito la fiera con le loro eccellenze. L’area mixology ha infine completato l’offerta “attirando un target giovane e dinamico che ha giovato anche ai vignaioli, contribuendo ad avvicinare questa fascia d’età a una conoscenza più approfondita del mondo del vino”.


“Il riscontro positivo ci incoraggia a fare sempre meglio, e proprio per questo siamo già al lavoro su progetti nazionali e internazionali in vista della prossima edizione” ha affermato Alessandra Bottani, responsabile della manifestazione, concludendo che “quello che vogliamo è far crescere l’evento per collocarlo sempre più ai vertici del panorama enologico italiano, continuando però a portare avanti un’idea di fiera comoda e a misura d’uomo dove poter trovare accoglienza familiare e piacevolezza della visita”.