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Vino, è morto Etile Carpenè, quarta generazione della Carpenè Malvolti

Vino, è morto Etile Carpenè, quarta generazione della Carpenè MalvoltiMilano, 24 ott. (askanews) – Etile Carpenè, quarta generazione della Carpenè Malvolti, si è spento ieri a Conegnaliano (Treviso). Aveva ottant’anni e ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla cultura enologica a partire dal Prosecco e dalle colline del Conegliano Valdobbiadene, e con la sua passione e il suo impegno ha ispirato generazioni di studenti e professionisti.


Etile Carpenè, Accademico emerito dell’Accademia della Vite e del Vino, lascia la moglie Nicoletta, la figlia Rosanna e la nipote Etilia che porteranno avanti il suo operato con amore e passione per la più longeva casa spumantistica italiana. Diplomato al Liceo Scientifico di Rosenberg in Svizzera, si è specializzato in Enologia all’Università di Talence a Bordeaux, e si è laureato in Chimica all’Università di Ferrara e dopo gli studi ha iniziato l’attività nell’impresa di famiglia divenendone in seguito amministratore delegato e presidente. In questo ruolo espanse la produzione, amplificò e potenziò la distribuzione, riorganizzò e rinnovò la rete vendita sostenendo l’immagine della marca con campagne pubblicitarie in televisione e sulla stampa, portando il nome Carpenè Malvolti in un tutto il mondo.


Tra gli incarichi rivestiti da Etile Carpenè al di fuori del contesto aziendale, la presidenza dell’Istituto Metodo Classico dal 1990 al 2001, la carica in Federvini nel 1992 prima di consigliere e poi di vicepresidente del Sindacato vini spumanti, nonché la nomina nello stesso anno a consigliere nel Consorzio Tutela Prosecco, carica rinnovata per due mandati consecutivi. La cerimonia di commemorazione si terrà sabato 26 ottobre alle 10 nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Martino e Rosa a Conegliano.

”La Gola” torna in edicola per fare cultura enogastronomica

”La Gola” torna in edicola per fare cultura enogastronomicaMilano, 23 ott. (askanews) – “La Gola”, celebre testata fondata da Gianni Sassi che negli anni Ottanta ha segnato la storia dell’enogastronomia, tornerà in edicola all’inizio di novembre. Oggi, come allora, non seguirà le tendenze editoriali per offrire ai lettori un percorso diverso e multidisciplinare.


La rivista non avrà ricette e non darà voti. Farà cultura: del cibo e intorno al cibo. Non celebrerà mode ma tratterà gli argomenti come si fa nella terza pagina dei quotidiani. Il cibo e tutto ciò che interesserà la gola sarà punto di partenza, di arrivo o di transito degli argomenti trattati. L’ambizione è quella di stimolare chi vive il mondo dell’enogastronomia e coinvolgere chi vive gli altri mondi. Uno dei marchi di fabbrica sarà la vena artistica. Ad accompagnare i pezzi, scritti con l’originale e iconico carattere Times New Roman, non ci saranno foto ma opere d’arte, visto che ogni numero sarà affidato ad un artista diverso. Il primo numero è un fil-rouge che omaggia il giornale primogenito attraverso le illustrazioni di Massimo Dolcini e Gianni Sassi che animarono il giornale tra il 1982 e il 1986. Percorso che continuerà con la pubblicazione di alcuni pezzi con grafica originale.


Tra gli autori, oltre ai giornalisti, saranno presenti teorici del cibo, scrittori, artisti, filosofi, designer e molti altri. Tra questi Alberto Capatti (direttore della prima Gola e primo rettore dell’Università di Pollenzo) nelle vesti di corsivista e consulente gastronomico, Caroline Corbetta (giornalista, curatrice d’arte e fondatrice del “ilcrepaccio”) che avrà il compito di curare la parte artistica, e Piero Ruggeri (fumettista) che per ogni numero tratteggerà la storia di un personaggio, partendo da Pietro Leemann. In questo primo numero sono presenti anche Matteo Campagnoli (poeta, scrittore e traduttore), Marcello Frixione (Filosofo. Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dell’Università di Genova), Francesca Grazioli (Centro internazionale di ricerca Bioversity International), Andrea Guolo (giornalista), Beatrice Guzzi (chef e gastronoma), Cristina Manfredi (giornalista), Matteo Minà (giornalista), Italo Piccoli (sociologo e collaboratore della prima Gola), Andrea Ruggiero (Designer e Professore di Industrial Design alla Parsons School of Design di New York) e Paolo Tegoni (Docente di Scienze Gastronomiche presso l’Università di Parma). Ospiti d’eccezione, il designer Chris Bangle (famoso per aver guidato l’ufficio stile di Bmw) e Giovanni Di Lorenzo (direttore del settimanale tedesco “Die Zeit”). Ultima parte grafica invece è uno still-life d’autore disegnato da Jacopo Ascari su styling di Benedetta Ceppi. Il tutto sotto la direzione di Fabio Gibellino, che del progetto è anche editore. La cadenza del magazine sarà trimestrale con l’intento di realizzare anche edizioni speciali in occasione di eventi come Pitti Immagine, la Biennale Venezia, Collisioni e altri. Per quanto riguarda la tiratura, invece, sarà limitata a duemila copie numerate, mentre la distribuzione avverrà nelle metropoli, nelle città d’arte, di turismo e in quelle di grande tradizione enogastromica. Per quanto riguarda i punti vendita, “La Gola” sarà presente esclusivamente nelle edicole premium, in libreria, stazioni e aeroporti (oltre che in abbonamento) e a Roma nel bookshop della Galleria Nazionale d’Arte Moderna.


Il progetto avrà anche una versione online (www.rivistalagola.it) che sarà accomunato al giornale solamente dal carattere. La sua natura sarà più pop e i suoi pezzi, tra storie e news di prodotti, saranno brevi e sintetici, mentre del giornale cartaceo pubblicherà solo indice e copertina.

Pronta la guida “Vitae” 2025 di Ais: 20mila vini testati e 2.951 Cantine

Pronta la guida “Vitae” 2025 di Ais: 20mila vini testati e 2.951 CantineMilano, 23 ott. (askanews) – Una guida sempre più digitale, ricca di numeri e contenuti: è la guida ai Vini “Vitae” edizione 2025 a cura dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais) che è stata illustrata oggi a Milano, prima della presentazione più completa annunciata per il 16 novembre alla Stazione Leopolda di Firenze dove sarà possibile anche degustare le referenze.


Quasi tremila (2.951) aziende nell’app (2.350 sull’edizione cartacea), con 452 “Gemme”, 2.326 vini con punteggio al di sopra di 90100, 169 vini “Cupido”, 204 segnalati per il rapporto tra valore e prezzo, 159 “passepartout”, complessivamente quasi 20mila degustati e valutati. Oltre sei i mesi di lavoro che ha visto il coinvolgimento di una redazione centrale, di 22 redazioni territoriali e di oltre mille collaboratori che redigono le schede, gestiscono le degustazioni e tutta la complessa organizzazione logistica che le supporta. “Vitae si rinnova per l’undicesima volta e con grande soddisfazione vede aumentare, di anno in anno, il numero delle aziende che credono nel progetto e si mettono in gioco, proponendo i propri vini alle commissioni di degustazione territoriali” ha spiegato il referente dell’edizione 2025, Nicola Bonera, aggiungendo che “nel corso del 2023 l’area formazione dell’Ais ha completato un’opera colossale, licenziando la nuova scheda analitico descrittiva per la degustazione del vino, con nuove fasce di valutazione che hanno consentito di aggiornare la modalità di assegnazione dei vari riconoscimenti. La ‘Gemma’ – ha chiosato – già simbolo dei vini coi punteggi migliori, da questa edizione simboleggerà tutte quelle etichette che meritano 94 o più più punti su 100, cioè la fascia dell’eccellenza”.


La traduzione del valore dei vini recensiti nella guida (il cui tema portante di quest’anno è il Mediterraneo) ancora una volta è affidata alle fasce di valutazione, identificate graficamente da una vite, e i suoi multipli. All’interno di “Vitae” sono inoltre presenti quattro simboli per identificare etichette che si sono distinte per una particolare caratteristica: “Tastevin”, “Gemma”, “Cuore” e “Bilancia”. Nella guida, che sull’app da quest’anno geolocalizzata è anche in inglese, prima del nome dell’azienda produttrice compare, infine, l’indicazione di una fascia di punteggio (ranking), che identifica il valore medio dell’azienda, elaborato sulla storicità della produzione, i riconoscimenti ottenuti, la costanza qualitativa espressa dai vini nel tempo. Riferiti all’azienda sono anche altri due simboli: il progetto “green”, identificato dall’icona della foglia, pone l’attenzione su aziende che, oltre a distinguersi per un dichiarato profilo sostenibile, investono risorse su un’iniziativa ben precisa e degna di nota; la “Virtus loci”, identificata dall’icona della torre, segnala luoghi o siti di valore storico, artistico o ambientale in cui risiede l’azienda vinicola, o che l’azienda stessa rappresenta o testimonia.


Ais ha infine annunciato che con questa edizione “si chiude un ciclo editoriale che vedrà la luce di un nuovo progetto il prossimo anno, con una attenzione particolare allo stile narrativo che contraddistingue i Sommelier Ais e, non ultimo, alla sostenibilità”.

Vino, Zafferana Etnea e Barolo: l’unità attraverso la viticultura

Vino, Zafferana Etnea e Barolo: l’unità attraverso la viticulturaMilano, 23 ott. (askanews) -Si intitola “Zafferana Etnea e Barolo, uve e territori di una compiuta unità d’Italia” l’evento, promosso dal Comune del catanese il 27 ottobre, ultima domenica dell’”Ottobrata Zafferanese”, per “celebrare il legame tra due territori simbolo dell’Italia agricola e vinicola: il versante etneo, noto per la produzione del pregiato Etna DOC, e Langhe piemontesi, culla del rinomato Barolo”. Un dialogo tra due terre lontane ma unite da una passione comune per la viticoltura e l’amore per il territorio, in un’ottica di valorizzazione delle tradizioni locali e della cooperazione nazionale. Nel corso della giornata, il convegno esplorerà il ruolo che la viticoltura ha giocato e continua a giocare nell’unificazione culturale ed economica del Paese.


“Attraverso la cura del territorio e la promozione delle proprie eccellenze, si può rafforzare il senso di unità e di appartenenza” ha spiegato il sindaco di Zafferana, Salvo Russo, aggiungendo che “abbiamo coinvolto il Comune di Barolo ed i produttori di vino per gettare le basi di un percorso tra le nostre due città”. A dare il via al convegno sarà proprio il primo cittadino etneo che, insieme con il rappresentante istituzionale di Barolo, traccerà un’idea di sviluppo per il futuro delle due piccole comunità. “Ci sono modelli di economia territoriale dove natura, dimensione umana, tempo passato e vocazione al futuro riescono a coesistere in modo compatibile” ha affermato il sindaco di Barolo (Cuneo), Fulvio Mazzocchi, rimarcando che “il territorio etneo rappresenta la novità più interessante del panorama enologico e Zafferana può diventare un ottimo alleato per il turismo in un rapporto strategico tra Nord e Sud”. Un’idea che dà seguito a quanto anticipo durante lo scorso anno con la presenza del Comune di Barbaresco (Cuneo). All’evento, che inizierà alle 10 e dove saranno presenti anche le amministrazioni Comunali di Milo, Santa Venerina, Sant’Alfio, Linguaglossa, Trecastagni e Pedara, prenderanno parte anche Mauro Cutuli dell’Azienda Agricola Grottafumata, Giampaolo Gravina e Nicola Carlevaris, editore del magazine “Versanti”.


Questa iniziativa “vuole mettere in luce l’incredibile ricchezza economica, culturale e ambientale dell’Etna offrendo uno sguardo approfondito su questa straordinaria regione e sulle possibilità di sviluppo insieme ad un Comune virtuoso come quello di Barolo”. A conclusione del convegno, che si terrà presso la Sala Consiliare di Palazzo di Città, seguirà prima una degustazione per i partecipanti al convegno con le aziende etnee Cantina del malandrino (Mascali), Masseria Setteporte (Biancavilla), Giuseppe Lazzaro (Milo), Nuzzella (Piedimonte Etneo), Grottafumata (Zafferana Etnea) e le Cantine di Barolo, Cascina Fontana, Trediberri, Gian Luca Colombo Vini e Castello di Perno. Seguirà un laboratorio riservato a giornalisti ed istituzioni condotto da Giampaolo Gravina.

Vino, il 25 ottobre si festeggia lo “Champagne Day” 2024

Vino, il 25 ottobre si festeggia lo “Champagne Day” 2024Milano, 23 ott. (askanews) – Venerdì 25 ottobre si festeggia in tutto il mondo lo “Champagne Day” 2024. Questa giornata internazionale, che si celebra ogni anno l’ultimo venerdì di ottobre, è l’occasione per rendere omaggio al “vino dei re” e condividere un brindisi globale che unirà gli amanti dello Champagne di tutto il mondo.


Per l’edizione 2024, il Bureau du Champagne propone di esplorare gli abbinamenti tra la più raffinata delle bollicine francesi e i formaggi. Espressione del terroir e del savoir faire dell’uomo, questi due protagonisti del gusto permettono di dare vita ad accostamenti che possono sorprendere: giocando di volta in volta sul contrasto o sull’armonia, l’incontro di gusti e di consistenze diverse permetterà a entrambi i protagonisti di esaltarsi a vicenda. Ecco allora che la ricchezza e la struttura dei vitigni a bacca rossa, siano essi vinificati in bianco o in rosé, conferiscono a molti Champagne la capacità di armonizzarsi con formaggi dal gusto intenso. All’opposto, l’equilibrio tra la mineralità degli Champagne più giovani si sposerà alla perfezione con le note fruttate dei formaggi più freschi. Qualche esempio? Si può giocare sul contrasto tra mineralità e austerità di uno Champagne Blanc de Blancs in versione Brut Nature e la dolcezza untuosa del Gorgonzola dolce. Un Rosé brut si armonizzerà con la cremosità del Taleggio o con il gusto intenso e profumato della Fontina d’alpeggio. Il Pecorino Fiore Sardo, dal carattere strutturato e complesso, può essere esaltato dalle note mature di uno Champagne Blanc de Noirs e le note dolci di uno Champagne Demi-Sec potrebbero anche trasformare una Burrata in un dessert a sorpresa.


“Per partecipare allo ‘Champagne Day’ basta organizzare un momento speciale per brindare in compagnia, in famiglia o con gli amici” spiega il Bureau, aggiungendo che “dai ristoranti alle enoteche, sono molti gli eventi che si terranno in Italia, dedicati a degustazioni e abbinamenti con piatti speciali”. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale “champagneday”, dove sarà anche possibile inserire il proprio evento, trovare un kit di comunicazione con contenuti per i social e scaricare la playlist Spotify dedicata a questa giornata.

Crea: Italia 6° in Ue per numero alveari, 23.000 ton miele nel 2022

Crea: Italia 6° in Ue per numero alveari, 23.000 ton miele nel 2022Roma, 23 ott. (askanews) – Il ruolo delle api e degli altri impollinatori in termini di mantenimento della biodiversità e di salubrità alimentare è da tempo riconosciuto, non solo dal mondo scientifico, ma anche dall’opinione pubblica, che vede nel miele un alimento goloso e salutare al contempo. Proprio per questo il settore delle api e del miele ha raggiunto negli ultimi anni valori significativi: con oltre 22 mila aziende agricole e più di un milione di alveari, l’Italia è al 6° posto in Europa per numerosità di alveari, di cui circa l’80% gestiti da apicoltori professionali, un trend in continua crescita, se si confrontano i dati degli ultimi 2 censimenti ISTAT (nel 2020 si registra + 57% di alveari a livello nazionale, rispetto al 2010).


Dal 2016, inoltre, il settore può contare su rilevazioni più precise e sistematiche grazie all’istituzione della Banca Dati Apistica (BDA) che rileva una crescita costante di aziende (anche prive di terreno agrario), di apicoltori (72.000 tra i professionali e coloro che producono per autoconsumo) e di alveari (oltre 1,6 milioni). Oltre la metà delle aziende apistiche, si concentra nelle regioni del Centro Nord, mentre quelle meridionali sono numericamente inferiori, ma mediamente più grandi, anche se con dimensioni molto piccole di SAU (oltre il 50% non arriva a un ettaro di Superficie Agricola Utilizzata). Nella maggior parte dei casi (74%) si tratta di aziende caratterizzate da un orientamento produttivo misto, che comprende sia attività di coltivazione che di allevamento. È quanto emerge dal Rapporto CREA “Api e Miele: opportunità: potenzialità e minacce per una filiera essenziale”, realizzato grazie alla collaborazione dei centri di ricerca del CREA Politiche e Bioeconomia, Agricoltura e Ambiente, Alimenti e Nutrizione e Orticoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, nell’ambito delle attività delle Rete Rurale Nazionale. Il Rapporto restituisce la fotografia dettagliata di una filiera essenziale per l’economia, l’ambiente e la biodiversità, e la salute umana, che gioca un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei territori rurali, grazie alla qualità, alla tipicità e alla unicità dei prodotti. Il Rapporto esplora ed analizza con un approccio integrato e multidisciplinare tutti i molteplici aspetti del settore: dalle questioni strutturali alle dinamiche di mercato, dalla sostenibilità dell’attività apistica e delle aziende che se ne occupano e dei sistemi agricoli e agroforestali che ospitano le api, fino ad arrivare agli aspetti qualitativi e alle caratteristiche e alle proprietà salutistiche delle produzioni.


I dati – evidenzia il Crea – mostrano l’evidenza di un settore che ha contato negli anni su una interessante crescita, ma che sta vivendo un momento di crisi, trovandosi ad affrontare sia problematiche di mercato – crescita dei costi di produzione a fronte di riduzione dei prezzi all’ingrosso e concorrenza di mieli esteri di scarsa qualità – sia, soprattutto, una fortissima esposizione ai cambiamenti climatici. Un comparto che può contare, in questi ultimi anni, su una crescente attenzione alla tematica api e impollinatori, anche dal punto di vista scientifico e istituzionale, con azioni e programmi di sostegno nazionali ed europei. Alla filiera delle api e del miele italiana, per la programmazione 2023-2027, sono stati destinati oltre 80 Milioni di Euro (complessivamente 83,8 milioni di euro), risorse per il 30% stanziate dalla PAC (25,1 Mio euro) e per il 70% (58,6 Mio euro) cofinanziate con risorse nazionali. La relazione con l’attività agricola è fortissima: oltre alle questioni legate alla qualità degli ecosistemi, nel rapporto si stima che oltre il 30% del valore economico delle produzioni vegetali derivi dalle coltivazioni che beneficiano dell’azione di impollinazione delle api.


L’Italia può contare su una grande varietà di mieli uniflorali (oltre 30) e diversi millefiori, fortemente caratterizzati sul territorio e determinati dall’immenso patrimonio di ambienti e di biodiversità del Paese. Senza dubbio un fattore di qualità e di distintività dei prodotti, fondato su stretti legami con i territori di produzione e che è anche alla base del Sistema di Qualità Nazionale. La produzione nazionale che nel 2022 ha raggiunto circa 23.000 tonnellate – in forte ripresa rispetto all’anno 2021, quando la produzione si era fermata a 12.450 tonnellate (dati Osservatorio Nazionale Miele) resta però insufficiente rispetto alla domanda, per cui le importazioni raggiugono le 26.500 tonnellate circa, pari a 100,8 Mio euro.

Vino, SOStain Sicilia: il 29 ottobre torna “Interazioni Sostenibili”

Vino, SOStain Sicilia: il 29 ottobre torna “Interazioni Sostenibili”Milano, 22 ott. (askanews) – La Fondazione SOStain Sicilia chiama a raccolta nell’isola esperti di sostenibilità applicata in diversi ambiti disciplinari e produttivi per individuare e diffondere buone pratiche in favore dell’ambiente, della società e dell’economia. Ed è proprio “Interazioni Sostenibili” il titolo del simposio giunto alla terza edizione, organizzato dalla Fondazione martedì 29 ottobre dalle 14 alle 20 al Marina Convention Center di Palermo.


L’evento, moderato da Federico Quaranta, sarà aperto dal presidente della Fondazione, Alberto Tasca, che traccerà un bilancio dei risultati raggiunti nell’ultimo anno e illustrerà nuovi obiettivi e nuovi progetti. A seguire tre panel denominati “Sezione Natura2, “Sezione Economia e Società”, “Sezione Collaborazioni Virtuose”. I primi due racchiudono interventi volti ad analizzare le minacce, ma anche le opportunità dei fenomeni naturali estremi, dell’intelligenza artificiale, passando per il mutamento dei valori associati agli stili di vita e di consumo. Il terzo sarà invece al centro i programmi di sostenibilità messi in campo con i partner della Fondazione: O-I, Amorim Cork, IRFIS, Fondazione Allianz Umana Mente. “Siamo felici e orgogliosi di ospitare docenti, studiosi e professionisti di fama internazionale impegnati in svariati settori” commenta Tasca, rimarcando che “solo condividendo esperienze e allargando il più possibile lo sguardo potremo incidere in maniera decisiva su quelle che sono le emergenze ambientali, sociali ed economiche del nostro tempo: il cambiamento climatico, la rivoluzione tecnologica, le tensioni sociali, le crisi finanziarie. E il fatto che la nostra Fondazione sia il motore di tale processo – conclude – deve renderci orgogliosi sia come imprenditori, che come siciliani”.


“SOStain” è il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura in Sicilia promosso, attraverso la creazione dell’omonima Fondazione, dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia. Sono 44 le aziende associate alla Fondazione, di cui 32 già certificate per un totale di circa 6.000 ettari e oltre 21 milioni di bottiglie prodotte, che “condividono e applicano buone pratiche finalizzate alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità e delle comunità in cui operano”. A cominciare dalla scelta di una gestione sostenibile e di materiali ecocompatibili nel vigneto, di efficienza energetica in cantina, di bottiglie più leggere. Aziende che, “grazie all’obbligo previsto dal disciplinare SOStain di rispettare anche il protocollo ‘VIVA’ del ministero dell’Ambiente, misurano e monitorano la loro impronta carbonica e idrica, nonché i residui di fitofarmaci nei propri vini, sottoponendosi poi al controllo da parte di enti di verifica accreditati per ottenere la certificazione”.

Vino, a “Vinitaly.Usa” più di 1.500 operatori professionali in 2 giorni

Vino, a “Vinitaly.Usa” più di 1.500 operatori professionali in 2 giorniMilano, 22 ott. (askanews) – Più di 1.500 operatori professionali in due giorni hanno incontrato la proposta di 1.650 etichette di oltre 230 Cantine e sette Regioni (Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, Umbria, Veneto) e preso parte a trenta eventi tra masterclass, degustazioni e incontri di approfondimento del mercato. Sono i numeri della prima edizione di “Vinitaly.Usa”, organizzata da Veronafiere e Fiere Italiane in collaborazione con ITA-Italian Trade Agency, che ha chiuso ieri sera al Navy Pier di Chicago. Una manifestazione dedicata esclusivamente all’incontro tra domanda internazionale e offerta di prodotti italiani che rappresentano un terzo delle importazioni complessive di vino degli Stati Uniti (1,5 miliardi di dollari su 4,5 totali).


“Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati per questo primo passo negli Usa: numero e qualità delle cantine partecipanti; promozione coordinata e unitaria fra regioni, camere di commercio, Ice, consolati, ambasciata con Maeci e Masaf che hanno lavorato con noi nella stessa direzione per portare operatori professionali qualificati nell’interesse esclusivo delle aziende” ha affermato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, spiegando che “a questi, si aggiunge il non meno importante obiettivo di aver selezionato nuovi buyer e importatori da invitare al prossimo Vinitaly di Verona”. “Con ‘Vinitaly.Usa’ completiamo la geografia dei nostri eventi fieristici dedicati al vino e ora siamo presenti in Nord America, oltre che in Asia, Balcani e Sud America” ha messo in luce l’Ad di Veronafiere, Maurizio Danese, evidenziando che “a cui si aggiungono in media ogni anno 15 tappe tra roadshow e preview in mercati strategici che ricomprendono altre città degli USA, Giappone, Corea del Sud, Cina, Nord e Centro Europa con il duplice obiettivo di promuovere il vino italiano e selezionare operatori internazionali qualificati da ospitare al Vinitaly: tutte le strade portano a Verona”.


“Abbiamo scelto Chicago perché è un crocevia di molti scambi commerciali degli Usa che sono un mercato complesso per le diverse regole sulle importazioni” ha commentato il Dg della Spa veronese, Adolfo Rebughini, sottolineando che “il riscontro della prima edizione, costruita dopo l’esperienza dell’edizione zero dello scorso anno, è andato oltre le aspettative, con aziende che grazie alla app dedicata hanno potuto programmare anche fino a 18 business meeting, dato significativo per un evento come ‘Vinitaly.Usa’, con rappresentanti qualificati della domanda statunitense e non solo”. In un mercato che vive dinamiche molto particolari, in cui volgiamo continuare a essere presenti per sostenere le nostre imprese, questo risultato ci dà ottimismo per l’edizione 2025″. “Abbiamo lavorato con grande attenzione nella promozione dell’evento, selezionando gli inviti ai top buyer sulla base di una esperienza pluridecennale nella organizzazione di eventi nel settore wine” ha chiosato Maurizio Muzzetta, presidente di Fiere Italiane e partner di Veronafiere nella organizzazione di “Vinitaly.Usa” a cui ha collaborato anche la Camera di Commercio italiana americana del Midwest-Chicago.

Vino, in Usa difficoltà per i rossi ma non per i luxury italiani: +3%

Vino, in Usa difficoltà per i rossi ma non per i luxury italiani: +3%Milano, 22 ott. (askanews) – C’è un segmento in controtendenza nel declino dei vini rossi negli Usa: sono i “luxury” made in Italy, etichette rossiste dai 50 dollari in su (prezzo alla distribuzione), che tra gennaio e agosto hanno messo a segno una crescita delle vendite a valore del 3% a fronte di una performance generale dei prodotti luxury a -7%, con i francesi a -16% e gli americani in linea con la media di mercato. È quanto rilevato, a Vinitaly.Usa (Chicago, 20-21 ottobre), dall’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly sui dati SipSource di agosto.


Secondo il monitoraggio delle vendite effettive di vino riscontrate dai distributori statunitensi, si tratta di un posizionamento sorprendente, quello dei rossi di altissima gamma italiani, che detengono una nano-quota del 2% sul volume delle vendite di rossi tricolore ma che a valore rappresentano il 14% dei rossi italiani negli Usa. Questa fetta di mercato sale fino al 23% se si includono i rossi super-premium (tra i 24 e i 50 dollari), a fronte di un solo 6% delle vendite a volume. “L’Italia – ha detto nel suo intervento a Chicago il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi – può contare da una parte sulla forza di brand territoriali ormai riconosciuti come iconici dagli appassionati americani, e dall’altra sull’esperienza del turista americano in Italia, sempre più fattore di affezione una volta rientrati a casa”. Non a caso, a fare da protagoniste (quasi assolute) della nicchia luxury sono le etichette toscane, responsabili del 45,5% del mercato statunitense dei rossi made in Italy di alta gamma, cresciute del 13% tra gennaio e agosto di quest’anno. A tirare la volata nelle preferenze di un consumatore tipo particolarmente conservativo e affezionato a proposte e territori già conosciuti, il Brunello di Montalcino, prima Denominazione con una fetta di mercato pari al 32% dei rossi di lusso. Seguono a distanza nella classifica regionale dalla galassia Bolgheri (11,5%) e Chianti Classico (2%). Per i nobili piemontesi si guadagna il secondo posto assoluto il Barolo (16%), mentre il Barbaresco (4%) è fuori dal podio, un gradino sotto al Bolgheri Superiore (7%). In forte difficoltà invece, secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, aree enologiche che sin qui hanno trainato il segmento lusso, come Bordeaux (-37%), Borgogna (-12%), Napa Valley (-24%).


Dai rossi “nobili” ai nuovi trend che, dagli Usa, stanno abbracciando consumatori di tutto il mondo, come sottolineato nel corso dell’inaugurazione di Vinitaly.USA da Marzia Varvaglione, presidente dell’Associazione dei giovani imprenditori vitivinicoli italiani (Agivi) di Unione italiana vini (Uiv). “Dai ready to drink, ai low e no-alcohol – ha affermato – è importante non avere pregiudizi, non dobbiamo avere paura del nuovo che avanza. Come produttori italiani dobbiamo comprendere i fenomeni sottostanti e, di conseguenza, iniziare a comunicare il vino in modo più inclusivo. Il nostro ruolo come imprenditori – ha rimarcato Varvaglione – è quello di capire quali sono le nuove opportunità che il mercato presenta, in particolare quello statunitense. Parlare di giovani – ha concluso – è una questione di responsabilità: saranno la prossima generazione del vino, giovani cosmopoliti attenti alla qualità nel piatto e nel bicchiere”.

Vino, Fivi: 23 ottobre oltre 80 appuntamenti con “Essere Vignaioli”

Vino, Fivi: 23 ottobre oltre 80 appuntamenti con “Essere Vignaioli”Milano, 22 ott. (askanews) – Come ogni anno, ad un mese esatto dal “Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti” che si terrà a Bologna dal 23 al 25 novembre, torna la giornata “Essere Vignaioli. Storie di vigne e di vini”, l’evento diffuso promosso dalla Fivi. Mercoledì 23 ottobre oltre 80 “Punti di affezione Fivi” (enoteche, osterie e ristoranti) in tutta Italia aspettano clienti e wine lover con eventi, degustazioni, cene e aperitivi: in ogni locale, uno o più soci della Fivi racconteranno innanzitutto che cosa significa essere un vignaiolo indipendente e qual’è lo spirito della associazione, e poi presenteranno e faranno degustare i vini “in un clima di amicizia e collaborazione”.   “Il format di ‘Essere Vignaioli’ rispecchia esattamente lo spirito della nostra Federazione” dice Lorenzo Cesconi, vignaiolo trentino e presidente della Fivi, spiegando che “più di cento soci si sono messi a disposizione di queste serate, spesso dovendo guidare per centinaia di chilometri, per raccontare le ragioni del nostro stare insieme attraverso i vini dei loro colleghi, senza un tornaconto personale: è un concetto semplice ma rivoluzionario, e alle spalle di un evento come questo c’è un lavoro enorme, basato proprio sulla condivisione e sulla passione di ognuno di noi per il nostro mestiere”.


Foto di Lorenzo Burlando