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World’s Best School Prize 2025, aperte candidature scuole italiane

World’s Best School Prize 2025, aperte candidature scuole italianeMilano, 27 feb. (askanews) – C’è tempo sino al 5 marzo per candidare la propria scuola al più prestigioso premio internazionale dedicato al mondo dell’istruzione, il World’s Best School Prize 2025. Il premio prevede cinque diverse categorie e l’anno scorso, per la prima volta, l’ha vinto una scuola italiana, l’Istituto “Galilei-Costa-Scarambone” di Lecce, nella categoria “Supporting Healthy Lives”.


Promosso da T4 Education, tutte le scuole possono partecipare al scegliendo una delle seguenti categorie: Innovation; Environmental Action; Supporting Healthy Lives; Community Collaboration; Overcoming Adversity. Nel 2024 ha trionfato la scuola diretta dalla preside Gabriella Margiotta. L’istituto pugliese ha puntato sulla sua attenzione alla salute e al benessere degli studenti, non solo della scuola stessa ma anche di decine e decine di altre scuole in ogni regione d’Italia. La chiave di volta che ha convinto la prestigiosa giuria internazionale è stata rappresentata dal Movimento giovanile anti-bullismo “Mabasta”, un team di 60 ragazze e ragazzi dai 14 ai 17 anni egregiamento guidato dal fondatore e team leader Mirko Cazzato, oggi 23enne.


“E’ un’esperienza fantastica che consiglio vivamente a tutte le scuole italiane – ha dichiarato Daniele Manni, docente della scuola leccese e referente per il movimento Mabasta – partecipare e poi, addirittura, vincere il più importante e prestigioso premio al mondo destinato alle scuole è una gioia pazzesca. Vedere gli occhi degli studenti brillare per il grande orgoglio provato, vederli saltare e gioire per un riconoscimento basato sul loro attivismo nel sociale è stata una soddisfazione molto difficile da definire a parole. Invito pertanto le tante, tantissime scuole italiane che si impegnano tutti i giorni nei campi dell’innovazione, dell’attenzione all’ambiente, della collaborazione con le comunità, dell’impegno sociale e dell’inclusione ad inviare immediatamente la propria candidatura”. L’Istituto Galilei-Costa-Scarambone contribuisce al benessere degli alunni con un percorso educativo contro il bullismo e promuove la salute mentale con le iniziative e le proposte degli studenti attraverso il progetto “Mabasta”. Fondata nel 1885, la scuola si rivolge agli studenti di una comunità alle prese con l’emigrazione giovanile e la disparità economica, guidando il cambiamento e promuovendo una cultura di resilienza e innovazione.


Il progetto “Mabasta” è iniziato nel 2016 con la mobilitazione studentesca a seguito del tentativo di suicidio di una 12enne di Pordenone a causa del bullismo. L’iniziativa sostiene una strategia proattiva antibullismo e ha già coinvolto oltre 35.000 studenti in tutta Italia attraverso un modello educativo tra pari. L’approccio formativo non solo consente agli studenti di monitorare e segnalare il bullismo attraverso strumenti digitali innovativi come il “MabaDAD”, ma promuove anche la leadership degli studenti, coinvolgendoli nei dibattiti scolastici e organizzando percorsi guidati dagli studenti stessi contro il bullismo.

Melbourne, “Molto bello”: mostra su design italiano fino al 23 marzo

Melbourne, “Molto bello”: mostra su design italiano fino al 23 marzoMilano, 19 feb. (askanews) – Una mostra sulle opere più significative nella storia del design italiano del XX secolo, in un’arco di sessant’anni: dalla prima Triennale di Milano negli anni Trenta fino al movimento Memphis degli anni Ottanta. Il racconto di una storia straordinaria che, grazie alla fusione tra la ricca tradizione artigianale italiana, i progressi tecnologici e industriali e una capacità unica di creatività, sperimentazione e innovazione, ha portato il design italiano ad essere ammirato in tutto il mondo. “Molto Bello: Icons of modern italian design”, questo il nome della mostra che rimarrà aperta al pubblico presso l’Heide Museum of Modern Art fino al 23 Marzo 2025 e di cui si è parlato in un simposio nella giornata dedicata al design italiano organizzato presso il CO.AS.IT, il Comitato assistenza italiani di Melbourne. La mostra è stata presentata da Webuild Australia in collaborazione con l’Italian Australian Foundation, la John and Rose Downer Foundation e Bed Bath N’ Table.


Organizzato in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura di Melbourne, il simposio è stato introdotto da Flavia Marcello, docente presso Scuola di Design e Architettura della Swinburne University of Technology e ha visto la partecipazione dei curatori della mostra, di accademici, designer e architetti di rinomata fama. I relatori hanno accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso i pezzi più importanti esposti nella mostra e ripercorso la storia del design italiano, analizzando l’impatto dello stile e del gusto italiano sul design australiano della metà del secolo scorso e mettendo in luce quanto gli aspetti innovativi dei maestri del design italiano siano stati anche frutto di un vivace scambio culturale. Provenienti da collezioni pubbliche e private in tutta l’Australia, gli oggetti in esposizione includono sedie iconiche, lampade, articoli per la casa, la celebre macchina da scrivere Olivetti Valentine e la leggendaria Vespa. Un percorso che celebra i protagonisti chiave del settore e il loro duraturo contributo alla cultura globale; dai primi eleganti e dinamici lavori di architetti-designer come Gio Ponti e Carlo Mollino, alle creazioni ingegnose e raffinate di Gae Aulenti, Joe Colombo e i fratelli Castiglioni, fino al movimento di Radical Design e Memphis Milano, con figure di spicco come Ettore Sottsass, Nanda Vigo, Gaetano Pesce, e molti altri.


Intervenendo in apertura della giornata, il direttore esecutivo di Webuild Australia e Oceania, Marco Assorati, ha rilevato come “l’influenza del design italiano sia visibile tutto attorno a noi, dalle luci che usiamo, alle sedie su cui ci sediamo, alle automobili che guidiamo e molto altro. Ci insegna – ha spiegato – che ciò che è utile può anche essere bello, e questa è l’essenza del design italiano”. Nelle tante opere portate a termine in Australia e nelle tante sulle quali sta ancora lavorando, ha spiegato Assorati, WeBuild “ha sempre cercato di raggiungere quel livello di ispirazione evocato dal design italiano”. È per questo che, ha concluso il direttore esecutivo, “siamo grati di poter contribuire ad un evento culturale che speriamo possa ispirare le future generazioni di innovatori e designers”, e che “mira anche a rafforzare la nostra connessione con la comunità”. La Console Generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri, si è detta “particolarmente lieta” di partecipare ad un evento che coincide con le celebrazioni della Giornata Italiana del Design. “Ogni anno questa occasione serve per ricordare il ruolo fondamentale che il design svolge nel plasmare le nostre vite e il nostro futuro – ha detto la Console -. Quest’anno, il tema della giornata è ‘Disuguaglianze: Design per una vita migliore’. Un invito a riflettere su come il design possa colmare le lacune nella società e contribuire a creare un mondo più equo, inclusivo e sostenibile”. Opportunità come quella fornita dalla mostra e dalla giornata di oggi al CO.AS.IT., ha concluso Chiara Mauri, “sottolineano il nostro impegno condiviso per l’innovazione e la cultura. Dimostrano come il design non sia solo una questione estetica, ma un veicolo di cambiamento positivo, capace di plasmare un futuro in cui le disuguaglianze possano essere superate e in cui tutti possano godere di una migliore qualità della vita”.

Italiani d’Australia, Fedi (Co.As.It): serve maggiore coesione politica

Italiani d’Australia, Fedi (Co.As.It): serve maggiore coesione politicaMilano, 17 feb. (askanews) – Organizzata dal presidente, Sam Sposato, e dal coordinatore Giovanni Butera, si è tenuta domenica 9 febbraio al Calabria Club di Bulla la Sagra della Melanzana, un evento nato per celebrare la tradizione gastronomica italiana che è stato anche l’occasione per rilanciare le relazioni all’interno della folta comunità italiana di Merlbourne e sottolineare l’importanza della sua unità per la promozione della cultura italiana e il sostegno a giovani e anziani.


All’incontro, che si è svolto grazie all’impegno di molti volontari, hanno preso parte anche l’amministratore delegato del CO.AS.IT., Marco Fedi, la Console Generale d’Italia a Melbourne, Chiara Mauri, il presidente del COMITES, Ubaldo Aglianò e il deputato Nicola Carè. L’amministratore delegato del CO.AS.IT., Marco Fedi, che ha preso la parola durante l’evento, ha definito i “simboli della cucina mediterranea” un mezzo di trasmissione di “sapori” e “tradizioni” della nostra terra, strumenti per celebrare la tipica “creatività” italiana, che con “pochi ingredienti semplici, ha saputo creare piatti straordinari” rinomati in tutto il mondo.


“Ma la sagra è stata molto più di una festa gastronomica – ha voluto aggiungere Fedi -: È stato il riflesso di una storia comunitaria fatta di sacrifici, di sogni e di successi. La nostra comunità italiana in Australia – ha continuato – ha saputo evolversi, crescere e affermarsi, contribuendo in modo significativo alla vita culturale, sociale ed economica. Abbiamo costruito scuole, associazioni, club e imprese che oggi sono pilastri della società multiculturale australiana. Eppure – ha voluto sottolineare l’amministratore delegato del CO.AS.IT. -, questa crescita e questa eredità vanno difese e rafforzate”. Per farlo, ha spiegato Fedi, “mai come oggi sentiamo la necessità di una forte e maggiore coesione politica, affinché la nostra comunità possa continuare a prosperare e a far sentire la propria voce. Dobbiamo lavorare insieme per garantire il riconoscimento delle nostre istanze, per promuovere la lingua e la cultura italiana e per sostenere le nuove generazioni affinché abbiano opportunità e strumenti per portare avanti con orgoglio la nostra identità”. Insomma, ha concluso Fedi con un po’ di ironia, “se la comunità italiana fosse unita così come lo è nell’uso nazionale della ‘melanzana’, non avremmo limiti”. E allora, “Viva la politica della melanzana!”.

Dubai, un nuovo ‘Eldorado’? La parola a un italiano che ci vive

Dubai, un nuovo ‘Eldorado’? La parola a un italiano che ci viveMilano, 15 feb. (askanews) – Eugenio Malatacca vive da tredici anni a Dubai, dove gestisce un tour operator inbound, il Malatacca Travel and Experiences, di cui è proprietario. Alla Bit di Milano 2025, l’imprenditore racconta ad Askanews i vantaggi e le difficoltà di vivere da italiano a Dubai e spiega – dal suo punto di vista – i pregi e le contraddizioni della vasta comunità italiana presente. E a chi intende trasferirsi dice: gli Emirati non sono il nuovo Eldorado.


“Vivere a Dubai per un italiano è molto semplice perché è un Paese multietnico, ci sono persone da tutto il mondo. C’è un pezzo d’Italia, siamo oltre 10.000, li trovi in giro, siamo ovunque. E poi c’è la cucina di tutte le regioni italiane: è un po’ come essere a Little Italy”, spiega Malatacca, secondo cui però nei rapporti tra connazionali “c’è tanta concorrenza, anche in settori diversi: sembra quasi che un altro italiano venga lì per prendere il tuo lavoro. Non so perché c’è a volte questo attrito tra gli italiani a Dubai. C’è un po’ di diffidenza. Probabilmente perché tutti credono che Dubai sia così semplice da vivere e molti pretendono di ricevere tutte le informazioni in modo altrettanto semplice da chi vive lì da molto più tempo. E’ davvero strano, in altre città straniere non è così. Ci sono comunque eventi organizzati dall’Ambasciata e dai Consolati, dalla Camera di commercio. E poi ci siamo noi privati che a volte organizziamo assieme all’Ente del turismo eventi di aggregazione e di divulgazione della cultura italiana”. Dubai è spesso considerata un luogo che offre prospettive di lavoro e di business. “Io credo le opportunità, se si cercano, siano ovunque – ribatte Malatacca -. Il problema probabilmente è che tutti vedono Dubai come un’opportunità semplice e invece è complessa, come tutti i Paesi del mondo”.


A un italiano che intende trasferirsi a Dubai Malatacca consiglia di non “innamorarsi” del nome, ma di valutare tutti gli aspetti e di approfondirne la conoscenza prima di prendere una decisione. “Se consiglierei Dubai? E’ difficile da dire, perché le condizioni lavorative magari ad un italiano non sempre andrebbero bene. Ad esempio, noi lavoriamo in ufficio dalle 10 alle 12 ore al giorno. Ci sono persone che lavorano anche molto di più. Non ci sono le tutele sindacali che esistono in Europa. Nel turismo ad esempio non ci sono orari, spesso sento italiani lamentarsi del fatto che si lavori troppo”. Tra gli aspetti positivi di Dubai l’imprenditore italiano indica la sicurezza: “E’ diverso dall’Italia, qui è tutto controllato, ci sono telecamere ovunque: lasciamo le porte di casa aperte, non chiudiamo l’auto. Giriamo senza alcun tipo di paura”. Tra gli aspetti negativi, “c’è il clima: non è per tutti, perché a volte si raggiungono e si superano i 50 gradi. E nonostante le apparenze – c’è il deserto – è un Paese umido”.


Malatacca dice di non saper rispondere alla domanda se un giorno sceglierà di tornare in Italia. Ma afferma: “Mi piacerebbe che l’Italia fosse più organizzata, che l’Italia fosse più forte come presenza, ma non per quello che ha fatto nella storia, nel passato, ma per quello che fa oggi e che continua a fa. Mi piacerebbe che l’Italia si offrisse con cose nuove, con destinazioni nuove, con itinerari nuove e combattere l’overtourism che porta benefici solo alle solite destinazioni”.

Petra, l’imprenditrice italiana: perché ho scelto di vivere qui

Petra, l’imprenditrice italiana: perché ho scelto di vivere quiRho (Milano), 11 feb. (askanews) – Ilaria Dei è un’imprenditrice italiana che gestisce, dal 2007, un tour operator a Petra, uno dei siti archeologici più noti al mondo, patrimonio mondiale dell’Umanità. In questa intervista rilasciata alla Borsa internazionale del turismo a Milano racconta le ragioni che l’hanno spinta a rimanere, gli aspetti positivi del Paese, come le opportunità di lavoro, la sicurezza e il forte senso di comunità. E sottolinea l’importanza della lingua e dell’integrazione nella società giordana, descrivendola come un Paese patriarcale ma dove le donne hanno un ruolo chiave.


“Sono capitata là per caso in vacanza – spiega Ilaria Dei, manager di Jordan Tours & Travel – e ho conosciuto il mio primo marito. Ma io non vivevo in Italia, vivevo in Irlanda già da tanti anni e poi con il mio primo marito ci siamo stabilizzati dall’Irlanda a Petra. Se si desidera aprire una tua attività o formarti, la Giordania è il Paese giusto, perché è un Paese in crescita che ti dà la spinta necessaria: le tasse non sono così alte e ti mette nelle condizioni di realizzare un sogno senza indebitarti sin da subito. Sono queste le ragioni che mi hanno convinto a rimanere”. “La Giordania – prosegue Ilaria Dei – è un paese patriarcale. Ma sono le donne a permetterti di entrare davvero nella società. Per essere accettata devi essere – diciamo così – abbracciata dalla comunità femminile, altrimenti non diventi una persona del posto, ma rimani una turista: c’è una bella differenza”. “La lingua – osserva Dei – è determinante per capire a fondo la cultura e il contesto dove ti trovi. Non ho studiato l’arabo ma l’ho imparato dalle persone, con tanti sacrifici e adesso lo parlo fluentemente, mi faccio capire molto bene e quindi se ce l’ho fatta io ce la possono fare tutti”.


In Giordania “c’è un forte senso senso della famiglia, come nel Sud Italia. A Petra se vedono per due giorni la tua macchina ferma, vengono a bussarti a vedere se stai male, se hai bisogno di qualcosa e questo per me è bellissimo. Quindi sei accolta e abbracciata dalla comunità. E poi la sicurezza: da noi le persone del mondo arabo sono un po’ accostate alla malavita, ma non è così. Da noi non abbiamo la criminalità come c’è in Italia: puoi andare in giro a qualsiasi ora della notte, nessuno mai proverebbe a molestarti. Puoi andare con la borsa aperta, non sono interessati a scipparti la borsa”. Ilaria Dei, con il suo tour operator incoming, viene contattata da clienti internazionali per un giro classico o per vivere esperienze più particolari come escursioni a cavallo o cene nel deserto con i beduini e sperimentare momenti più a stretto contatto con la gente del luogo in modo che possano apprezzare le differenze fra la propria cultura e quella araba. “Venite in Giordania ne vale la pena – è l’appello di Ilaria, che offre anche servizi per le produzioni cinematografiche -. È un paese veramente sorridente. A me non ha imposto nessuno di stare in Giordania. È stata una mia scelta. Ognuno ha il suo posto nel mondo. E quella è la mia realtà”.

Witcare Hub, la bussola per i nuovi migranti italiani in Australia

Witcare Hub, la bussola per i nuovi migranti italiani in AustraliaMilano, 30 gen. (askanews) – Spesso la prima fonte di informazione a cui si affidano i giovani che vogliono vivere un’esperienza all’estero sono i social. Facebook, Instagram e Youtube pullulano di video e forum online di giovani che raccontano la propria esperienza, con testimonianze personali spesso frammentate e non verificate. Ma se da una parte è facile imbattersi nel racconto di chi si trasferisce, è meno scontato scoprire a chi rivolgersi – una volta arrivati – per ottenere informazioni affidabli e consigli pratici. A meno che ci si voglia affidare ad agenzie specializzate (e spesso costose). A colmare questa lacuna c’è in Australia chi il sostegno e l’accoglienza la pratica per mestiere: il Witcare Hub, sostenuto da due enti privati no profit: il patronato Inas Australia e il Comitato Assistenza Italiani (Co.As.It.), quest’ultimo storica organizzazione di Melbourne che fornisce supporto e assistenza gratuita agli emigranti italiani e ai loro discendenti.


Con un approccio professionale e basato sulle esigenze reali dei giovani, Witcare Hub vuole porsi come punto di riferimento affidabile e concreto, in un panorama informativo caotico che spesso disorienta i nuovi arrivati. Il servizio, lanciato nel 2023, non si limita a fornire informazioni, ma offre supporto personalizzato, formazione pratica e una guida intensiva, con particolare attenzione ai giovani e alle donne, aiutandoli a inserirsi nel mondo del lavoro australiano e a integrarsi nella società. Tra le attività del Witcare Hub, la consulenza individuale e orientamento per la ricerca di alloggio e lavoro, oltre al supporto nella gestione delle procedure amministrative; la formazione e sviluppo di competenze per l’inserimento nel mercato del lavoro australiano; la promozione della salute mentale e del benessere, attraverso attività di gruppo e sostegno personalizzato; il networking e le opportunità di socializzazione attraverso eventi e iniziative culturali, come il progetto teatrale “Pane di Casa”; le partnership strategiche con organizzazioni come il Migrant Workers Centre, concepite per offrire consulenza sui diritti del lavoro e gruppi femminili contro la violenza sulle donne.


L’inadeguatezza dei canali digitali nel fornire risposte ai problemi concreti ha portato all’adozione di un approccio “diretto e umano” con le persone attraverso operatori qualificati e councelor, spesso essi stessi migranti, in grado di comprendere le problemi che i nuovi arrivati devono affrontare. Risorsa centrale per le informazioni pratiche è il portale web di Co.As.It, ma l’organizzazione punta molto sul rapporto di persona nel proprio infopoint fisico nel quartiere Carlton, dove i titolari di visti temporanei, in particolare Working Holiday Visa e studenti, possono ricevere assistenza personalizzata su questioni lavorative, legali e di vita quotidiana. Qui possono trovare informazioni accurate e aggiornate su visti, diritti lavorativi, alloggi, sistema fiscale e tutte le questioni burocratiche. “Il Witcare Hub – spiega Marco Fedi, amministratore delegato di Co.As.IT – è una risposta concreta ai bisogni dei nuovi arrivati, con un focus sui giovani che rappresentano il futuro della nostra comunità. Vogliamo offrire loro un percorso di integrazione che non solo li supporti nella ricerca di lavoro, ma che promuova anche il loro benessere sociale e culturale, costruendo ponti tra l’Italia e l’Australia”.


Witcare Hub ha in programma di espandere la propria rete a livello nazionale, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per i giovani italiani che si spostano in diverse parti dell’Australia. L’obiettivo è garantire che l’assistenza sia accessibile non solo a Melbourne ma anche in altre città e aree remote.

A Melbourne mancano insegnanti italiano, presto reclutamento in Italia

A Melbourne mancano insegnanti italiano, presto reclutamento in ItaliaMilano, 24 gen. (askanews) – Sono migliaia i giovani italiani che ogni anno vanno in Australia con il visto Working Holidays, il sistema che permette di fare una vacanza e mantenersi con lavori temporanei con l’obiettivo di vivere un’esperienza formativa. Finita l’esperienza, la maggior parte di loro, anche chi riesce a rinnovare il visto per altri dodici mesi grazie all’estensione che si ottiene lavorando per 88 giorni in zone remote, è costretto a rientrare in Italia per le rigide norme australiane sull’immigrazione. Anche se c’è chi vorrebbe rimanere, attratto dall’alta qualità della vita delle città australiane, a partire da Melbourne che è da anni nelle prime posizioni, e dal potere locale d’acquisto migliore di quello delle città italiane. La possibilità di trovare un impiego, per alcune categorie di lavoratori specializzati, in effetti c’è. Soprattutto della sanità, dell’ingegneria, della programmazione e della tecnologia.


In particolare, a Melbourne, nello stato del Victoria, mancano insegnanti di italiano e assistenti domiciliari per la terza età. Lo segnala il Comitato Assistenza Italiani, Co.As.IT, storica organizzazione di Melbourne che fornisce supporto e assistenza agli emigranti italiani e ai loro discendenti. “L’italiano, dopo il cinese, è la lingua più insegnata nelle scuole pubbliche dello Stato Victoria e a Melbourne – spiega Marco Fedi, amministratore delegato del CO.AS.IT. di Melbourne – Il problema oggi è che mancano gli insegnanti di italiano e il rischio è che le scuole sostituiscano nei prossimi anni i corsi di italiano con altre lingue o con altre materie”.


La carenza di queste figure è strutturale. E’ questo il motivo per cui il Co.As.It farà partire nei prossimi mesi un programma per reclutare insegnanti di italiano dall’Italia “e farli venire qui a Melbourne per insegnare nelle scuole pubbliche e rendere l’italiano la lingua più importante dello Stato del Victoria”, afferma Fedi. Per sopperire alla mancanza di personale qualificato il Co.As.It ha in programma di aprire una sede di rappresentanza in Italia per iniziare un’operazione di reclutamento “diretto e mirato” di personale qualificato nei settori dell’assistenza agli anziani e insegnanti. L’obiettivo, spiega Fedi, è costruire un ponte tra Italia e Australia per reclutare personale qualificato che possa poi venire in Australia, lavorare con visto di lungo periodo e infine mirare alla residenza permanente. “Offriremo un contratto di lavoro a persone che sapranno prima di partire dove lavoreranno, come e a quali condizioni – spiega Fedi -. Ovviamente dovranno impegnarsi a fornire alcune garanzie. Potranno trasferirsi con la famiglia: copriremo alcuni costi, altri li dovremo negoziare. L’idea è quella di avere un programma ben definito, con persone che si impegnano a partire e che sapranno esattamente come funzionerà”.


Il Co.As.It attualmente gestisce due programmi, entrambi finanziati dal ministero degli Affari Esteri. “Da parte della Farnesina è un sostegno molto importante per la nostra attività: uno riguarda i cosiddetti assistenti linguistici – spiega Fedi – che vengono assegnati alle scuole con lo scopo di aiutare gli insegnanti di italiano a rendere più attuale l’uso della lingua italiana, con uso di nuove metodologie didattiche e l’assistenza diretta nella preparazione del materiale per lo studio. Anche all’estero – sottolinea Fedi – stanno seguendo la stessa strada e la figura dell’assistente linguistico si sta diffondendo”. L’organizzazione – riconosciuta dallo Stato Victoria – organizza anche i corsi per il doposcuola, oltre che i corsi per adulti il saboto e per la scuola dell’obbligo e mette a disposizione di studenti e insegnanti materiale di studio della lingua e della cultura italiana e sta realizzando – grazie a un recente acquisto di libri presso la Feltrinelli – una grande biblioteca presso il proprio Centro risorse, già dotato di materiali e e attrezzature. Tra le varie attività, gestisce anche il Museo italiano, dove viene raccontata la storia dell’immigrazione italiana in Australia.


(di Marco D’Auria)

Dieta Mediterranea, il progetto “5 Colori” in 15 scuole del mondo

Dieta Mediterranea, il progetto “5 Colori” in 15 scuole del mondoMilano, 23 gen. (askanews) – Il progetto 5 Colori, che mira a sensibilizzare a una sana e corretta alimentazione e a promuovere la dieta mediterranea, sbarca all’estero e coinvolge 15 scuole appartenenti al Sistema della Formazione Italiana nel mondo (SFIM). Da Parigi a Londra, da Madrid a Tirana, da Atene a Casablanca e fino a New York e a Washington, il progetto, promosso da Fondazione Pancrazio, inizia quest’anno ad affacciarsi oltre i confini italiani, per educare i più piccoli a una sana cultura alimentare e non solo. Un’iniziativa presentata oggi durante l’evento di presentazione che si è tenuto nella sala Aldo Moro della Farnesina alla presenza di Riccardo Guariglia, Segretario Generale del MAECI, Maria Teresa Carpino, presidente di Fondazione Pancrazio, Giuseppe Stefano Morino, direttore del Comitato scientifico Fondazione Pancrazio, Max Mariola, chef, conduttore tv e ambassador del progetto 5 Colori e Giacomo Perini, campione italiano paralimpico di canottaggio e ambassador del progetto 5 Colori. Moderato dal direttore di Askanews Gianni Todini, all’incontro hanno partecipato anche alcuni diplomatici in rappresentanza delle sedi all’estero nei Paesi in cui si trovano le scuole che partecipano al progetto.


“Evidenziare i benefici della Dieta Mediterranea – ha affermato il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, in un messaggio letto dal Segretario Generale Guariglia all’inizio dell’evento – significa trasmettere valori fondamentali legati alla ricchezza dei nostri territori, alla centralità della famiglia, alle nostre tradizioni. È un modo per far conoscere la lingua e cultura italiana e per valorizzare il nostro straordinario patrimonio enogastronomico”. “Per questo tengo molto – ha aggiunto – a collaborazioni efficaci come con il progetto ‘5 Colori’”. Il progetto 5 Colori in Italia.


Nel 2025, la dieta mediterranea è ancora la migliore del mondo tra 38 diete diverse, come riportato nella classifica Best Diets Overall di U.S. News & World Report. Eppure, a fronte di queste evidenze, l’aderenza al modello mediterraneo è insufficiente sia in Italia, dove solo il 5% della popolazione adulta lo segue in maniera soddisfacente, sia nel mondo. Per questo, dal 2021, il progetto 5 Colori ha iniziato a fare divulgazione attorno a questo tema, partendo dai bambini per arrivare alle famiglie. In 4 anni, grazie al capillare lavoro nelle scuole, sono state raggiunte 7 regioni italiane, 80 comuni, 100 istituti scolastici e 560 classi, per un totale di 14mila studenti. “Abbiamo costruito nelle scuole un percorso di educazione alimentare dinamico che possa coinvolgere direttamente i bambini e le loro famiglie. Vedere i bambini che aspettano con gioia i ‘Cinque Colori’ è motivo di grande soddisfazione – ha detto la presidente della Fondazione Pancrazio Maria Teresa Carpino – Da questo importante coinvolgimento nasce l’idea del Festival e degli eventi in Europa e in Usa con la sua naturale evoluzione: la tavola è per tradizione un importante momento di socialità, in tutte le culture”, ha concluso.


“Tutto nasce – ricorda Giuseppe Morino, direttore del Comitato scientifico Fondazione Pancrazio – dall’evidenza scientifica sempre maggiore dell’impatto che la dieta mediterranea ha sulla salute, anche in relazione alla presenza di micronutrienti come antocianine, fitosteroli, carotenoidi che colorano i nostri piatti e prevengono le malattie”. Il progetto 5 Colori all’estero.


Grazie al supporto delle Ambasciate e dei Consolati Generali che hanno fatto da tramite per presentare l’idea nelle scuole italiane all’estero statali e paritarie e nelle sezioni italiane delle scuole internazionali, l’idea sta velocemente prendendo piede in tante parti del mondo. L’iniziativa rappresenta una vera e propria “valigia di cultura italiana” che da quest’anno può viaggiare oltre confine, munita di un kit di educazione alimentare pensato per valorizzare i prodotti italiani e per diffondere una maggiore consapevolezza sulla salute e sull’alimentazione, a partire dall’infanzia e dall’adolescenza, anche attraverso eventi legati all’arte e alla cultura. E proprio New York è una delle città più attive all’estero: il prossimo 7 aprile, infatti, da Eataly e poi al Consolato Generale della città americana, si svolgerà un mini Festival dei Colori per creare un’occasione di incontro sulla scia del progetto che si sta svolgendo nelle scuole della Grande mela. “Educare i più piccoli a un’alimentazione varia e consapevole, di tipo mediterraneo, è fondamentale per farli crescere in forma – ha detto Chef Max Mariola, che ha aggiunto – Dobbiamo insegnare loro il valore di piatti semplici, realizzati con ingredienti freschi e non processati, privilegiando sempre frutta e verdura di stagione. Un ruolo fondamentale lo giocano i genitori, che con cura e un po’ di creatività possono preparare per i loro figli piatti freschi e ricchi di colore, e possono avvicinarli a uno stile di vita sano”. “Come atleta paralimpico e sostenitore della dieta mediterranea, credo fermamente che una sana alimentazione sia il primo passo verso il benessere fisico e mentale. Questo evento rappresenta un’importante occasione per promuovere uno stile di vita equilibrato” ha detto l’atleta Giacomo Perini. “Le nuove generazioni rappresentano il futuro del nostro pianeta e tutti noi, dalle singole persone alle grandi aziende, siamo chiamati a contribuire alla loro formazione, promuovendo un’educazione consapevole su tematiche fondamentali, come quelle legate agli stili di vita e alla corretta alimentazione. È importante che bambini e ragazzi possano crescere con le conoscenze e i riferimenti necessari per affrontare le sfide globali in modo responsabile” – ha detto Alberto Tripi, Presidente del Gruppo Almaviva, partner del progetto. La conclusione di questi progetti nelle scuole sarà il Festival dei 5 Colori che, per il quarto anno consecutivo, ospiterà attività per le famiglie, progetti di educazione alimentare, attività sportive, ma anche laboratori, giochi e convegni per promuovere dai più piccoli agli adulti un sano stile di vita. L’edizione 2025 del festival sarà a Roma, al Maxxi, dal 21 al 25 maggio.

Melbourne, sindaco L’Aquila al Co.as.it ringrazia italiani d’Australia

Melbourne, sindaco L’Aquila al Co.as.it ringrazia italiani d’AustraliaMilano, 21 gen. (askanews) – Il Co.as.it, Comitato di assistenza italiani, un’associazione no profit che opera dagli anni Sessanta a Melbourne, ha accolto ieri il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, giunto con una delegazione per esprimere di persona la riconoscenza della città dell’Aquila nei confronti della solidarietà dimostrata dalla comunità italiana d’Australia, dopo il devastante terremoto del 2009.


Proprio un anno fa il comitato del Trustee for Australian Abruzzo Earthquake Appeal Fund, presieduto dall’ex direttore generale del CO.AS.IT., Giancarlo Martini Piovano e promosso dall’editore e fondatore del IL GLOBO, Ubaldo Larobina, ha potuto firmare la convenzione con il Comune dell’Aquila e la Fondazione Carispaq e mettere a disposizione la somma raccolta dalla comunità italiana d’Australia – circa quattro milioni di dollari australiani, quasi 2,4 mln di euro) per i lavori di ristrutturazione e consolidamento della Torre Civica del Palazzo Margherita, gravemente danneggiata dal sisma. L’incontro di ieri, organizzato in collaborazione con il COMITES di Victoria e Tasmania e per iniziativa del presidente Ubaldo Aglianò, ha offerto al segretario generale della Fondazione Carispaq David Iagnemma l’opportunità di presentare nel dettaglio il progetto e la complessità dell’opera di ristrutturazione e di rimarcare la grande importanza della torre dal punto di vista identitario per l’intera popolazione dell’Aquila.


Un altro fondamentale tassello, dunque, nella ricostruzione di una città “simbolo di resilienza e rinascita per tutta l’Italia”, come l’ha definita il direttore del CO.AS.IT. Marco Fedi, che aprendo l’incontro ha ribadito l’impegno del Comitato a “supporto di iniziative che valorizzino il patrimonio culturale e storico italiano” e “rafforzino le radici e il legame” tra la comunità italiana d’Australia e il popolo abruzzese. E’ in questa chiave che si deve leggere la scelta di ristrutturare la Torre Civica, alla quale si è arrivati dopo una lunga interlocuzione e un articolato lavoro preparatorio che, con orgoglio, il presidente del CO.AS.IT., Vincent Volpe, ha definito un “risultato” eccezionale e “mai raggiunto prima”.


Al termine dell’incontro, il presidente Volpe ha donato al sindaco Biondi il libro “Per l’Australia: the Story of Italian migration”, pubblicato dall’Italian Historical Society, e ha accompagnato la delegazione in un percorso di visita del Museo Italiano assieme alla direttrice Elizabeth Triarico.

Malta, l’Osteria Scottadito ambasciatrice della cucina italiana

Malta, l’Osteria Scottadito ambasciatrice della cucina italianaMilano, 21 gen. (askanews) – Nel cuore del Mediterraneo, su un’altura dell’isola di Gozo, l’Osteria Scottadito ha ottenuto la certificazione Gold di ITA0039 by ASACERT. Il ristorante, situato in Triq It-Torri Ta Kenuna, Nadur a Malta, è stato riconosciuto “come autentico ambasciatore del 100% Italian Taste nel mondo”.


L’Osteria Scottadito è gestita da Emanuele Carloni e Michela Cappelli, una coppia che ha trasformato il proprio amore per la cucina e la qualità nella loro missione professionale. Dopo aver lasciato Pesaro, hanno trovato nell’isoletta di Gozo il luogo per dare vita al loro sogno: un’osteria che celebrasse la tradizione marchigiana e romagnola con piatti autentici e un’ospitalità calorosa. Aperta per la prima volta nel 2017 nel cuore di Nadur, l’osteria nel gennaio 2024 si è trasferita in una location ancora più suggestiva sulle Nadur Heights. Qui, un ampio e confortevole locale accoglie gli ospiti con una vista mozzafiato sull’arcipelago maltese e il suo mare cristallino, offrendo un’esperienza gastronomica intensa.


Chef Michela porta nei suoi piatti tutta la ricchezza della tradizione culinaria italiana. Tra le proposte più apprezzate spicca l’Agnello Scottadito: un rack di agnello, in parte grigliato e in parte cotto al forno, con una crosta di pecorino e finocchietto selvatico, servito con un chutney di pere Williams. Per Michela ed Emanuele, il segreto della cucina italiana risiede nella genuinità e nella semplicità degli ingredienti, combinati per esaltarne il sapore autentico. Secondo loro “un vero ristorante italiano non ha bisogno di ostentare troppe bandiere tricolori: si riconosce dalla passione, dalla tradizione regionale e dalla gestione familiare”.


La certificazione ITA0039 by Asacert garantisce in ogni angolo del mondo la qualità del prodotto italiano sui mercati internazionali, attraverso la rete dei ristoranti italiani nel mondo. Creata per promuovere la difesa del patrimonio agroalimentare italiano, questa certificazione fornisce una garanzia di salubrità e sicurezza per i consumatori, un valore aggiunto per i ristoratori e un aiuto per i produttori italiani. L’app ITA0039 rappresenta, come spiegano i suoi promotori, uno strumento di conoscenza e salvaguardia. Allo stesso tempo svolge il quadruplice compito di essere di servizio ai ristoranti (menu, mappa, prenotazione), fornisce un punto di osservazione “da scaffale” realistico e globale sui prodotti in commercio, rende un servizio di informazione-educazione ai cittadini del mondo estimatori dei prodotti agroalimentari italiani e, non da ultimo, svolge un servizio a tutela dei produttori italiani, orientando l’acquisto da parte del consumatore verso prodotti sani e sostenibili, frutto di produzioni responsabili e 100% Made in Italy.