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Acqua, Mascolo (MM): “Servono misure per consumatori e gestori”

Acqua, Mascolo (MM): “Servono misure per consumatori e gestori”Roma, 9 dic. (askanews) – “L’acqua è una risorsa fondamentale per la vita e deve essere gestita in modo socialmente responsabile per garantirne la conservazione a beneficio delle generazioni future”. Così l’amministratore delegato di MM spa e vicepresidente di APE (www.aquapublica.eu), l’associazione europea dei gestori pubblici dell’acqua, Francesco Mascolo, ha aperto il proprio intervento oggi a Bruxelles allo European Consumer Day 2024, promosso dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), organismo dell’Ue che formula pareri per la Commissione europea, il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo.


La giornata di confronto è stata incentrata sulle misure necessarie a promuovere un consumo sostenibile e una gestione efficiente della risorsa idrica a livello europeo. Si è trattato di un nuovo appuntamento nell’ambito del percorso verso un Blue Deal sull’acqua a cui sta lavorando CESE in un continuo confronto con le istituzioni comunitarie.


Tanti i temi trattati durante la giornata: la trasparenza sulle tariffe idriche, l’aiuto economico alle fasce deboli di utenza per pagare le bollette, l’individuazione di formule efficaci per finanziare tali sostegni, le tecnologie per tracciare i consumi e ridurre gli sprechi, l’informazione e la formazione per incoraggiare un consumo attento e consapevole da parte dei cittadini. “In Italia abbiamo uno scenario complesso – ha aggiunto Mascolo -. L’accesso alla risorsa idrica è oggi garantito con difficoltà in alcune aree del Paese; parimenti abbiamo tariffe molto diversificate nelle varie regioni. Misure di fiscalità generale, redistributive o compensative, di tutela delle fasce deboli: le ipotesi in discussione sono tante. Se l’obiettivo, come credo, deve essere quello di garantire un pieno riconoscimento di diritti fondamentali come l’accesso a una risorsa vitale, i decisori a tutti i livelli debbono interrogarsi su misure globali capaci di garantire sia il diritto degli utenti ad avere acqua buona e sempre disponibile, sia come supportare i gestori per rendere pienamente efficace e sostenibile un servizio essenziale”.


Nel confronto odierno Mascolo ha raccontato anche l’esperienza di Milano, dove MM riesce ad assicurare ai cittadini un’acqua di qualità, sicura e accessibile, con una delle tariffe più basse d’Europa. Lo fa a partire dall’utilizzo di tecnologie per una gestione efficiente del servizio – per esempio grazie agli smart meters o alla fibra ottica nell’acquedotto – e garantendo concrete pratiche di sostenibilità come la restituzione della totalità delle acque reflue depurate per l’uso agricolo. MM è una società del Comune di Milano, a cui sono state affidate numerose aree di intervento, tra cui la mobilità, la viabilità, l’acqua, l’edilizia, le scuole e il verde.

Giornata Mondiale Suolo, analisi di 3Bee su uso del suolo

Giornata Mondiale Suolo, analisi di 3Bee su uso del suoloRoma, 2 dic. (askanews) – In occasione della Giornata Mondiale del Suolo 2024 (5 Dicembre), la naturetech company 3Bee ha realizzato un’analisi approfondita sull’uso del suolo in alcune città italiane, quelle con oltre 200.000 abitanti, tramite la sua Element-E Platform, la prima piattaforma che consente a municipalità, imprese e parchi naturali di monitorare impatti e dipendenze dalla natura per definire una strategia climatica su misura, con l’obiettivo di valutare l’impatto dell’urbanizzazione e delle attività agricole sul suolo urbano, con particolare attenzione alla permeabilità idrica.


Il suolo è infatti una delle risorse naturali più preziose e vulnerabili, essenziale per la regolazione dei cicli idrici, il sostegno alla biodiversità e la mitigazione del cambiamento climatico. Tuttavia, secondo il rapporto ISPRA 2023, in Italia il consumo di suolo continua ad aumentare, con 77 km² persi nel 2022, pari a un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. L’urbanizzazione, le attività agricole intensive e l’impermeabilizzazione stanno compromettendo irreversibilmente molte delle sue funzioni ecosistemiche, aumentando la vulnerabilità delle città a eventi meteorologici estremi, come alluvioni e siccità.


Il tema scelto dalle Nazioni Unite per la Giornata Mondiale del Suolo 2024, “Caring for Soils: Measure, Monitor, Manage”, sottolinea l’importanza di dati precisi e strumenti avanzati per comprendere le caratteristiche del suolo e supportare decisioni informate sulla sua gestione sostenibile. “Il suolo rappresenta il punto di incontro tra natura e artificio. Prendersene cura permette di ridurre fenomeni come le isole di calore, le alluvioni, le inondazioni e l’erosione del terreno. La piattaforma ambientale Element-E ha l’obiettivo di supportare municipalità, imprese e parchi naturali nella tutela del suolo per rafforzare la loro resilienza climatica.” – afferma Niccolò Calandri, CEO di 3Bee.


La gestione del suolo, elemento chiave per la resilienza ambientale, non può prescindere dalla collaborazione tra settore pubblico e privato. In questo senso, la Element-E Platform di 3Bee offre alle imprese uno strumento integrato per monitorare e gestire i propri impatti e dipendenze dalla natura, consentendo di definire strategie climatiche su misura, nel rispetto della compliance normativa. Grazie a soluzioni scalabili e basate sui dati, anche il mondo impresa può contribuire concretamente a trasformare le città in ecosistemi resilienti, promuovendo l’equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale. Un’analisi macroscopica dell’uso del suolo nelle città italiane


L’analisi di 3Bee sull’uso del suolo nelle città italiane con oltre 200.000 abitanti si è concentrata su quattro indicatori chiave: 1. Superficie artificiale, percentuale di territorio occupato da infrastrutture urbane (strade, edifici, industrie, marciapiedi…). 2. Superficie naturale: percentuale di territorio costituito da aree verdi non edificate, come parchi e boschi. 3. Superficie agricola: percentuale di territorio destinato all’agricoltura. 4. Rischio idrogeologico: valutazione del rischio associato a eventi meteorologici estremi, in particolare le alluvioni. I dati raccolti mostrano come l’urbanizzazione e le attività antropiche abbiano trasformato il suolo delle principali città italiane, con impatti significativi sulle funzioni ecosistemiche essenziali. Partendo dall’indicatore relativo alla superficie artificiale, Venezia presenta la percentuale più bassa, pari al 16,7%, grazie alla sua morfologia lagunare che limita l’espansione edilizia. Tuttavia, questa peculiarità non esime la città dai rischi legati agli eventi estremi. In particolare, il fenomeno dell’acqua alta, intensificatosi negli ultimi anni, è il risultato di una combinazione di fattori climatici e antropici: l’innalzamento del livello del mare e l’abbassamento del suolo lagunare, influenzato anche da attività umane storiche come il prelievo di acqua dalle falde, hanno ulteriormente aumentato la vulnerabilità della città. Milano invece, con oltre il 63% del territorio occupato da superfici artificiali, si distingue come la città con il più alto grado di urbanizzazione. Questo dato riflette una densità infrastrutturale estremamente elevata, che amplifica il rischio di impermeabilizzazione del suolo, compromettendo la capacità del territorio di assorbire le acque meteoriche e rendendo la città particolarmente vulnerabile a fenomeni estremi come le alluvioni. Le superfici naturali, come parchi, boschi e altre aree verdi, giocano un ruolo cruciale nella resilienza delle città. Con riferimento a questo indicatore, Genova si distingue positivamente, con oltre il 72% del territorio costituito da aree naturali. Questa percentuale, la più alta tra le città analizzate, è favorita dalla particolare conformazione geografica della città, incastonata tra montagne e mare, che preserva ampie porzioni di territorio non edificato. Anche Messina presenta una percentuale significativa di superficie naturale, pari al 68,90%. Tuttavia, altre città presentano percentuali significativamente inferiori. Bari registra il valore più basso, con solo il 16,72% di superficie naturale, seguita da Padova (17,13%), Catania (19,33%) e Milano (19,95%). La riduzione delle superfici naturali con materiali artificiali compromette la capacità del terreno di assorbire le acque piovane, aumentando il rischio di alluvioni e sovraccaricando le reti di drenaggio urbano. Inoltre, questa trasformazione riduce la ricarica delle falde acquifere, aggravando la vulnerabilità idrica delle aree urbane, impatta negativamente sulla biodiversità e amplifica il fenomeno delle isole di calore urbane. Con riferimento al rischio idrogeologico, tra le città con i livelli di rischio più elevati (livello 4 su 5) figurano Torino, Milano, Padova, Bologna, Verona, Genova e Venezia. Tra i fattori principali si evidenziano l’urbanizzazione intensiva, che riduce le superfici permeabili e la capacità dei territori di gestire le acque meteoriche, e il cambiamento climatico, che sta intensificando fenomeni estremi come precipitazioni violente e inondazioni. La stessa Genova, nonostante l’elevata percentuale di superficie naturale nelle aree collinari circostanti, resta fortemente esposta al rischio idrogeologico a causa di fattori come la canalizzazione dei torrenti, l’urbanizzazione nelle piane alluvionali e l’aumento della frequenza delle precipitazioni. La conformazione geografica, con valli strette e ripide, accelera il deflusso delle acque piovane, aumentando la probabilità di esondazioni improvvise, come dimostrato dalle alluvioni ricorrenti che hanno colpito la città negli ultimi anni. Infine, per quanto riguarda l’agricoltura, l’analisi di 3Bee mette in luce come questa attività possa spesso portare a fenomeni di erosione e compattamento del suolo, soprattutto se accompagnata da pratiche intensive. Un esempio emblematico è quello di Catania, dove il 46,02% del territorio è destinato all’agricoltura a scapito delle superfici naturali, che si riducono al 19,33%. Ciò evidenzia uno squilibrio che compromette la complessità ecologica del territorio e la sua capacità di supportare la biodiversità. Alla luce di questi dati, si prevede che il rating di rischio idrogeologico di Catania possa aumentare nei prossimi anni. Le città italiane si trovano ad affrontare sfide complesse legate alla gestione del suolo e gli interventi infrastrutturali realizzati per contrastare fenomeni estremi spesso non sono sufficientemente mirati o pianificati con un approccio di lungo termine. Tuttavia, l’innovazione tecnologica offre oggi strumenti che consentono di comprendere queste problematiche in modo più scalabile ed efficace. La Element-E Platform di 3Bee nasce proprio con l’obiettivo di supportare l’individuazione delle aree urbane maggiormente esposte a rischi e aiutare nella pianificazione degli interventi. Nella valutazione dei rischi naturali, la piattaforma si concentra in particolare sul rischio idrogeologico, considerando la severità e la frequenza di eventi alluvionali e fornendo una stima della probabilità che episodi simili si verifichino nei due anni successivi.

CIB: inaugurato primo impianto biometano agricolo finanziato con PNRR

CIB: inaugurato primo impianto biometano agricolo finanziato con PNRRMilano, 30 nov. (askanews) – È stato presentato oggi il primo impianto biometano agricolo in Italia che immette biometano per usi civili e industriali e realizzato grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), presso la Società Agricola Bagnod di Piverone, in provincia di Torino, socia del CIB-Consorzio Italiano Biogas.


Al taglio del nastro ha partecipato anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin che ha dichiarato: “Da Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e da Piemontese, mi riempie di orgoglio sapere che il primo impianto di produzione del biometano, per di più finanziato con i fondi del PNRR, è qui in Piemonte e contribuisce a rendere la nostra regione un hub dell’innovazione anche per quanto riguarda la transizione ecologica. Il MASE ha stanziato quasi 2 miliardi di euro del PNRR per promuovere la produzione di biometano e favorire la diffusione di pratiche di economia circolare nelle fasi di produzione e impiego del biogas e del biometano. L’obiettivo a cui puntiamo è di raggiungere una capacità produttiva di 2,3 miliardi standard metri cubi di biometano: si tratta di un target che garantirà una riduzione dei gas a effetto serra dell’80% e oltre. Oltre ad abbattere le emissioni di gas serra il biometano favorisce un virtuoso modello di economia circolare, un contributo concreto al nostro territorio e all’intero Paese in termini di benefici ambientali, economici e occupazionali”. Con un investimento complessivo di 6 milioni di euro, l’impianto biometano di 400 Smc/h rappresenta un passo fondamentale verso l’adozione di pratiche agricole sempre più sostenibili e innovative. Alimentato da biomasse vegetali sostenibili e reflui zootecnici provenienti direttamente dall’azienda Bagnod e dalle aziende agricole circostanti, l’impianto sfrutta le risorse naturali locali, creando una rete di sinergie con il territorio che favorisce l’economia circolare.


L’impianto è stato realizzato da PRODEVAL che ha progettato e fornito una soluzione chiavi in mano per la purificazione e la valorizzazione del biogas in biometano. Unitamente alla soluzione tecnologica PRODEVAL assisterà l’azienda con i servizi necessari a garantire l’efficienza dell’impianto e di conseguenza la sua piena redditività. ENGIE, invece, è partner strategico del progetto di biometano dell’Azienda Agricola Bagnod con la quale ha stipulato un contratto di compravendita di biometano e delle Garanzie di Origine (GO) sul lungo termine, permettendo un approvvigionamento sicuro e certificato di energia rinnovabile. Con una stima produttiva di 3,5 milioni di mc di biometano, l’impianto contribuirà significativamente al percorso di transizione ecologica del nostro Paese, riducendo le emissioni di CO2 di circa il 90% e potenziando l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. La produzione annuale di biometano corrisponde al fabbisogno energetico di circa 3500 famiglie, con un impatto diretto e positivo sull’economia locale. Il biometano, fonte rinnovabile programmabile e stoccabile, offre un’alternativa energetica più efficiente e conveniente, favorendo al contempo la creazione di nuovi posti di lavoro e ricadute economiche sul territorio.


Cristian Bagnod, dell’Azienda Agricola Bagnod, ha affermato che “grazie ai fondi del PNRR, siamo riusciti a realizzare un progetto che non solo migliora l’efficienza della nostra azienda, ma contribuisce anche alla produzione di energia rinnovabile, portando beneficio all’intera comunità. Un progetto non privo di sfide che sono però state superate grazie alla collaborazione tra agricoltura, industria ed enti locali, a riprova che l’agricoltura, quella fatta bene, può essere un vero motore di sviluppo”. Punto di forza dell’Azienda Bagnod è l’aver investito nel modello del Biogasfattobene, promosso dal CIB, in cui convivono la produzione e l’utilizzo di biogas e biometano, cibo di qualità e l’adozione di pratiche agricole innovative. Per il presidente del CIB, Piero Gattoni, intervenuto nel corso della giornata a Piverone: “Oggi l’inaugurazione del primo impianto biometano agricolo realizzato con i fondi del PNRR mi rende particolarmente orgoglioso perché certifica come il percorso immaginato anni fa fosse la giusta strada da percorrere per dare nuovo respiro agli investimenti nel settore. Il progetto dell’Azienda Bagnod rappresenta una pietra angolare per tutti quanti si avviano alla costruzione o alla riconversione degli impianti. Gli impianti si possono fare. Con il quinto bando biometano aperto pochi giorni fa auspichiamo si prosegua il trend positivo di partecipazione per le nostre imprese . Siamo consapevoli del grande lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi, vista la breve finestra temporale per concludere i lavori di tutti i cantieri che si apriranno – aggiunge Gattoni – ma sono convinto che il grande lavoro sarà la base per creare una prospettiva di sviluppo anche oltre il PNRR, in linea con gli obiettivi indicati dal Governo all’interno del PNIEC”.

MIBA 2025, la sfida della riqualificazione edilizia

MIBA 2025, la sfida della riqualificazione ediliziaMilano, 26 nov. (askanews) – Sono 12 milioni gli edifici a uso residenziale e il 60% ha più di 45 anni. Il dato emerge dal report Enea 2024 “La consistenza del parco nazionale immobiliare” e apre a importanti riflessioni. Il tema della riqualificazione del costruito risulta essere un punto centrale della Direttive Case Green. In Europa alta è l’attenzione per la riduzione dell’impatto degli immobili sull’ambiente, con specifici obiettivi di decarbonizzazione entro il 2030, al fine di raggiungere il target comunitario di diminuzione delle emissioni del 55%. Queste premesse spingono l’edilizia – intesa quale progettazione, materiali, impianti, tecnologie – a studiare interventi in grado di adeguare gli edifici alle nuove normative europee. Le imprese edili, non possono più porsi come mere esecutrici di cantiere nelle riqualificazioni energetiche degli immobili ma devono rivestire un nuovo ruolo, informativo e di orientamento, nei confronti dei condomini coinvolti nella scelta degli interventi da realizzare.


Questo è emerso dalla presentazione realizzata dall’architetto Cecilia Hugony, amministratrice delegata di Teicos, azienda edile milanese specializzata in interventi di riqualificazione energetica del costruito, nel suo speech in occasione della presentazione della prossima edizione di MIBA, Milan Internation Building Alliance, l’appuntamento di Fiera Milano che nel novembre 2025, attraverso la proposta di quattro fiere verticali, racconterà l’evoluzione dell’edificio e della città in chiave sostenibile e smart, coinvolgendo operatori del settore nazionali e internazionali. La case History milanese: riqualificazione dell’edificio opera di Albini Il condominio di Via Birago rientra in un intervento più ampio, realizzato dall’Architetto Albini alla fine degli anni ’30: il quartiere Filzi, che rappresenta il primo esperimento milanese di edilizia popolare con edifici a stecca. Tra gli interventi effettuati da Teicos, impresa edile specializzata in riqualificazione energetica degli edifici, vi sono: l’isolamento a cappotto con lana di roccia realizzato sull’involucro esterno, un’importante operazione di rimozione di lastre in cemento amianto dai parapetti di 114 balconi e l’installazione di un impianto fotovoltaico della potenza di 19.90 Kw. L’edificio ha ottenuto un salto di tre classi energetiche, passando dalla G alla D con una riduzione dei consumi pari al 45% (da 261,11 a 144,67 kWh/mq). Le emissioni inquinanti invece sono state abbattute del 56% passando da 65,11 tonnellate di CO2 pre intervento a 29,04 tonnellate post lavori.


L’edificio è sottoposto a vincolo paesaggistico e l’intervento di efficientamento energetico, realizzato insieme al progettista architetto Andrea Savio, ha avuto l’obiettivo di non alterare il progetto architettonico originale, riproponendolo fedelmente. Il quartiere popolare Filzi venne realizzato tra il 1935 e il 1938 su progetti degli architetti Franco ALbini, Renato Camus e Giancarlo Palanti in seguito alla vincita di un concorso dell’Istituto Fascista Autonomo Case Popolari. Si tratta di uno degli esempi più compiuti di quartiere razionalista nella città di Milano. Gli edifici sono distribuiti su otto stecche parallele di circa cinque piani realizzate con l’utilizzo di elementi modulari; in origine immobile ospitava al piano terra lavatoi e bagni comuni. CoRen: la metodologia di co-progettazione degli interventi Il condominio di via Birago ha beneficiato dell’approccio integrato del metodo CoREn® utilizzato da Teicos dal 2018, volto al coinvolgimento informato dei condomini nella definizione del progetto di riqualificazione. “Questo progetto dimostra come sia possibile unire l’esigenza di restauro del moderno con quella della riqualificazione energetica. Un problema per le nostre città ricche di architetture importanti che però sono anche edifici degradati e per cui ogni intervento di ripristino solo conservativo è una occasione persa di ridurre anche i consumi energetici e migliorare il comfort interno; e sono proprio gli abitanti la leva di questo approccio alla ristrutturazione. Con CoREn è quindi possibile coinvolgere attivamente chi gli edifici li usa e li abita, rendendoli più consapevoli dell’importanza della riqualificazione energetica e non solo estetica degli edifici, come è stato il caso di Via Birago”. spiega Hugony. CoREn, realizzato dal 2018 al 2021 su 85 edifici milanesi ha portato nell’80% dei casi allo sviluppo di interventi definitivi più vicini agli scenari ambiziosi illustrati che agli interventi di base e, nel 100% delle situazioni, le tempistiche decisionali in assemblea condominiale si sono ridotte del 30%, grazie alla condivisione delle scelte di intervento durante tutto il percorso. La co-progettazione della riqualificazione, quindi, non solo risulta determinante nel promuovere interventi di deep renovation ma anche nell’accelerare i processi decisionali che costituiscono una delle principali barriere all’efficienza energetica nell’ambito del residenziale privato. Il salto di classe medio registrato negli interventi deliberati con CoREn® è pari a oggi 3 e in totale, sono state risparmiate 2436 tonnellate di Co2 pari a 275 campi di calcio.


Nel 2025 si prevede la digitalizzazione della gran parte dei processi della metodologia, volta ad agevolare la partecipazione dei condomini e a facilitare le attività grazie alla realizzazione di una piattaforma ad hoc. Sarà possibile entrare virtualmente nel proprio condominio per visualizzare tutti i dettagli dell’intervento in sviluppo, si potrà interagire con tecnici e altri condomini attraverso un sistema di lavagne virtuali. Sarà presente un vademecum con le guide agli incentivi fiscali sempre aggiornato e sarà possibile scoprire dove si trovano gli altri condomini CoREn®.

Sostenibilità ambientale: Open Hub Med ottiene certificazione ISO 14001

Sostenibilità ambientale: Open Hub Med ottiene certificazione ISO 14001Roma, 21 nov. (askanews) – Open Hub Med (OHM) è una società consortile con sede operativa a Carini (Palermi), dove offre servizi di co-location e di interconnessione delle reti di operatori nazionali ed internazionali all’interno del suo Data Center neutrale e carrier-independent equipaggiato secondo i più alti standard di sicurezza e di continuità di servizio. Il management del consorzio, inoltre, ha da sempre un occhio di riguardo verso il tema della sostenibilità ambientale, diventato centrale per le politiche aziendali e per le strategie di sviluppo economico.


Open Hub Med ha recentemente ottenuto la certificazione ISO 14001, uno standard internazionale che stabilisce i requisiti per un sistema di gestione ambientale efficace. Questa certificazione consente alle organizzazioni di migliorare le proprie prestazioni ambientali, gestire le responsabilità e dimostrare l’impegno verso la sostenibilità. Attraverso l’implementazione della ISO 14001, le imprese sono in grado di ridurre l’impatto ambientale delle loro attività, promuovendo un utilizzo più efficiente delle risorse e una gestione più responsabile dei rifiuti. “Nel contesto della crescente crisi climatica, la transizione verso fonti di energia rinnovabile e sostenibili è più importante che mai. Open Hub Med si impegna a facilitare questa transizione, promuovendo progetti e iniziative finalizzate allo sfruttamento di energie pulite e all’adozione di tecnologie verdi.” – afferma Valeria Rossi, Presidente di Open Hub Med – “Il consorzio attraverso l’adozione della certificazione ISO 14001 vuole confermarsi come un attore importante nel panorama della sostenibilità. La combinazione di formazione, certificazioni e progetti innovativi nell’ambito dell’energia rappresenta una strategia efficace per fronteggiare le sfide ambientali del nostro tempo. Investire nella sostenibilità non è solo una responsabilità etica, ma rappresenta anche un’opportunità per le aziende di crescere nel rispetto dell’ambiente e delle future generazioni.


Open Hub Med è una società consortile con sede operativa a Carini (PA) dove offre servizi di co-location e di interconnessione delle reti di operatori nazionali ed internazionali all’interno del suo datacenter neutrale e carrier-independent equipaggiato secondo i più alti standard di sicurezza e di continuità di servizio, il più grande nel suo genere nel Sud Italia.Mission dei soci del consorzio è lo sviluppo in Sicilia, regione strategica nell’ambito delle tratte dei cavi sottomarini, di un grande polo delle comunicazioni per l’area mediterranea che valorizzi il Paese quale grande hub delle telecomunicazioni internazionali e nazionali, con una proiezione particolare all’ottimizzazione dei flussi di traffico tra le aree dell’Africa, del Middle East e dell’Asia verso l’Europa. Grazie alla grande esperienza dei suoi soci nell’ambito delle reti di telecomunicazione e dell’offerta di servizi a imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini, OHM è oggi il più grande centro di concentrazione di servizi digitali nel Sud Italia. Ad oggi la sua compagine societaria, altamente rappresentativa delle diverse competenze e aree di mercato che partecipano ai processi di digitalizzazione e di sviluppo di infrastrutture per il Paese, è la seguente: Atomo Networks S.r.l., Eolo S.p.A., Fastweb S.p.A., In-Site S.r.l., EXA Infrastrucure Italy S.r.l., Italtel S.p.A., MIX S.r.l., Neomedia S.r.L. Retelit S.p.A., SKY Italia S.r.L., Stack EMEA Italy S.r.L., e Rete XMED rete di imprese costituita da operatori del territorio siciliano.

Combustibili fossili e phase out: in vista della COP29 Babbel svela i tabù del linguaggio climatico

Combustibili fossili e phase out: in vista della COP29 Babbel svela i tabù del linguaggio climaticoRoma, 12 nov. (askanews) – Con l’avvio della COP29, che proseguirà fino al 22 novembre a Baku, in Azerbaijan, si intensificano le discussioni su come affrontare la crisi climatica attraverso politiche concrete ed azioni collettive. In questo contesto, gli esperti di Babbel – l’ecosistema leader nell’apprendimento delle lingue – hanno analizzato come l’uso del linguaggio o l’omissione di alcune terminologie riveli le complesse dinamiche legate al cambiamento climatico e hanno sviluppato un glossario utile a comprendere i concetti chiave dei discorsi sul clima e sull’ambiente.


“Le parole che usiamo per descrivere la crisi climatica sono più di semplici termini tecnici: hanno un peso emotivo e sociale. Aiutare le persone a comprendere ed usare correttamente questi termini è cruciale per facilitare un dialogo più informato su questi temi” spiega Esteban Touma Portilla, Content Producer e insegnante di Babbel Live, la piattaforma che offre lezioni online dal vivo tenute da insegnanti altamente qualificati. “Il modo in cui parliamo del cambiamento climatico non è solo una questione di parole: è una questione di azione. Le parole che scegliamo hanno infatti la capacità di alimentare la consapevolezza e spingere al cambiamento o, al contrario, generare confusione”. Il linguaggio gioca un ruolo chiave non solo nella percezione pubblica, ma anche nei contesti politici e scientifici: è quindi importante considerare come in questi scenari esso possa riflettere priorità diverse. L’uso o l’omissione di alcuni termini potrebbe infatti avere un impatto sull’equilibrio tra esigenze ambientali ed economiche. Un esempio rilevante è l’uso del termine “combustibili fossili”, evitato per 28 anni negli accordi finali delle conferenze sul clima. Alla COP26 di Glasgow, nel 2021, si fece per la prima volta menzione esplicita del “carbone”, ma solo alla COP28 si è parlato della necessità di allontanarsi da tutti i combustibili fossili. Tuttavia, la formula scelta, “allontanarsi gradualmente”, è stata considerata dagli attivisti ambientali troppo debole rispetto alla transizione rapida e decisa che essi auspicano; il linguaggio adottato non rifletterebbe difatti l’urgenza della crisi climatica e rischierebbe di rallentare l’azione concreta necessaria.


Anche l’uso di termini come “unabated”, “phase out” e “geoengineering” riflette diverse visioni. L’ambiguità di questi termini solleva degli aspetti interessanti dal punto di vista linguistico, come rilevato dagli esperti di Babbel, che hanno analizzato le implicazioni di tali scelte lessicali: – Unabated: quando si parla di combustibili fossili “unabated” (letteralmente “non ridotto” o “non attenuato”), si fa riferimento a quelli che continuano a essere utilizzati senza alcuna misura per ridurre le emissioni di gas serra, come la cattura del carbonio. In altre parole, i gas serra prodotti da questi combustibili vengono rilasciati direttamente nell’atmosfera, contribuendo significativamente al riscaldamento globale. – Abated: al contrario di “unabated”, significa “ridotto” o “attenuato”. In questo contesto, indica i combustibili fossili il cui utilizzo è accompagnato da tecnologie per catturare una parte delle emissioni, riducendo così l’impatto ambientale. Tuttavia, non esiste una definizione universalmente concordata su quanta parte delle emissioni debba essere trattenuta per poter considerare un combustibile “abated”. – Phase out: traducibile con l’espressione “eliminare gradualmente”,si usa per descrivere l’intenzione di smettere di utilizzare i combustibili fossili in modo definitivo, ma in maniera progressiva nel tempo, fino a che non verranno completamente dismessi. L’espressione implica una chiara eliminazione graduale di un’attività, in questo caso l’uso dei combustibili fossili. È una scelta linguistica che denota un forte impegno a fermare completamente questa pratica, ed è spesso usata nei contesti in cui si vuole sottolineare la necessità di un’azione decisiva per il cambiamento climatico. – Phase down: significa “ridurre gradualmente”, ma non implica necessariamente una completa eliminazione. È un termine meno forte rispetto a “phase out” e suggerisce una diminuzione dell’uso dei combustibili fossili, senza promettere un’eliminazione totale. “Phase down” è una scelta linguistica più morbida, che riflette un impegno meno deciso, una formulazione che può essere percepita come una strategia più prudente che lascia margine a una riduzione progressiva, ma non definitiva, del loro utilizzo. – Geoengineering: si riferisce ad un insieme di tecnologie “speculative” progettate per modificare su larga scala il clima terrestre, con l’obiettivo di mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Questo termine comprende una gamma di interventi ancora poco testati, che spaziano da tecniche come l’iniezione di aerosol nella stratosfera per riflettere la radiazione solare, fino a interventi come la verniciatura dei tetti in colori chiari per ridurre l’assorbimento di calore. Durante la COP28, questo tema ha suscitato dibattiti accesi, con organizzazioni della società civile come la Women and Gender Constituency e la Climate Action Network che avvertono che tali tecnologie speculative potrebbero distogliere l’attenzione dalla necessità urgente di ridurre le emissioni di gas serra: il timore è che la normalizzazione di termini come “geoingegneria” nel discorso sul clima possa portare a una più ampia accettazione di queste tecnologie, rischiando di mettere in secondo piano le discussioni su soluzioni climatiche più efficaci, eque e sostenibili. Infine, stanno emergendo formulazioni alternative che cercano di trasmettere l’urgenza della transizione energetica. Anche qui il linguaggio è fondamentale: termini come “substitution” (sostituzione) legano l’espansione delle rinnovabili alla progressiva sostituzione dei combustibili fossili, aggiungendo verbi come “accelerating” (accelerare) e avverbi come “rapidly” (rapidamente). Questi termini sono spesso accompagnati da parametri temporali precisi, come “by this decade” (entro questo decennio), e cercano di trasmettere l’urgenza della transizione energetica. Anche in questo caso, le formulazioni possono apparire più o meno incisive, suggerendo diversi gradi di impegno da parte dei governi e degli attori politici.

A Ecomondo Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la green e blue economy”

A Ecomondo Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la green e blue economy”Roma, 25 ott. (askanews) – Quanto è urgente, per i cittadini italiani, la sfida per portare a compimento le transizioni energetica, ecologica e digitale, e qual è il loro grado di attenzione alla crisi climatica in atto? Sono solo alcune delle domande che troveranno risposta nel 22° Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la green & blue economy”, promosso dalla Fondazione UniVerde e da Noto Sondaggi, con la main partnership di Renexia, che sarà presentato alla fiera Ecomondo di Rimini in occasione del convegno “Amministrazioni locali, transizione energetica ed EcoDigital: best practice e opportunità”, venerdì 8 novembre, alle ore 10.30, presso lo stand di Almaviva (via Emilia, 155 – Padiglione B7) e in diretta streaming su Radio Radicale.


Grazie alla presenza di importanti Istituzioni nazionali e alla partecipazione di Sindaci e Amministratori locali da tutta Italia, oltre a players e stakeholders, il convegno, con event partner New Energy, si concentrerà sul protagonismo delle rinnovabili, in particolare solare fotovoltaico – sulle coperture – ed eolico offshore – che non consuma territorio e tutela il mare – quali tecnologie capaci di dare sicurezza energetica al Paese rispettando l’ambiente e i territori. Saranno illustrati temi chiave ed opportunità per abilitare politiche di pianificazione a supporto delle transizioni energetica ed ecodigital. Partners dell’evento: Almaviva, Rete dei Comuni Sostenibili, Askanews, Italpress, TeleAmbiente, Opera2030.


Il convegno sarà aperto dai saluti introduttivi di: Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde); Alessandra Astolfi (Global Exhibition Director di Ecomondo); Valerio Lucciarini De Vincenzi (Segretario Generale ALI). A seguire, si terrà la presentazione del 22° Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la green & blue economy” a cura di Antonio Noto (Direttore di Noto Sondaggi).


Sarà la volta del keynote speech di Vannia Gava (Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica). Si proseguirà con la presentazione di best practice e opportunità a cura di: Riccardo Toto (Direttore Generale di Renexia); Daniele Braccia (Ceo di New Energy); Massimiliano Evangelista (Director Environment & Agriculture – Strategic Market di Almaviva).


I lavori proseguiranno con un saluto istituzionale della Presidente del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna Emma Petitti, seguito da pitch in presenza e collegamenti da remoto di Sindaci e Amministratori locali da tutta Italia: Gaetano Manfredi (Sindaco di Napoli), Vito Leccese (Sindaco di Bari), Salvatore Quinci (Sindaco di Mazara del Vallo), Pietro Castrataro (Sindaco di Isernia), Andrea Biancani (Sindaco di Pesaro), Vincenzo Napoli (Sindaco di Salerno), Enrico Trantino (Sindaco di Catania), Giorgio Del Ghingaro (Sindaco di Viareggio), Salvatore Mazzone (Sindaco di Pietrelcina), Luigi Vicinanza (Sindaco di Castellammare di Stabia), Maria Aida Episcopo (Sindaca di Foggia), Francesco Italia (Sindaco di Siracusa), Rinaldo Melucci (Sindaco di Taranto), Fabrizia Pecunia (Sindaca di Riomaggiore), Vito Parisi (Sindaco di Ginosa), Stefano Pisani (Sindaco di Pollica), Raimondo Innamorato (Sindaco di Noicattaro), Francesco Miccichè (Sindaco di Agrigento), Luca Lopomo (Sindaco di Crispiano), Rosaria Succurro (Sindaca di San Giovanni in Fiore), Gregorio Pecoraro (Sindaco di Manduria), Luca Possanzini (Sindaco di Mergo), Marco Rizzo (Sindaco di Castellabate), Arcangelo Di Cola (Vicesindaco di Monte San Biagio). Modera: Gianni Todini (Direttore di Askanews). L’Italia ha davanti a sé obiettivi davvero sfidanti. Il nuovo Rapporto “Gli italiani, le rinnovabili e la green & blue economy” approfondisce la visione degli italiani in merito al quadro energetico auspicato per il futuro del nostro Paese. Saranno inoltre aggiornati i trend di gradimento, non solo su energia solare ed eolico offshore, ma anche su agrivoltaico e parchi agrisolari, realizzati nel rispetto dei terreni agricoli e con il coinvolgimento degli agricoltori. Il rapporto fornirà anche un importante aggiornamento sulle opinioni dei cittadini in materia di indipendenza e sicurezza energetica sostenibili, efficienza e autoconsumo, integrazione architettonica delle rinnovabili, economia circolare e green & blue economy con il focus 2024 dedicato al sentiment dei nostri connazionale sull’energia nucleare da fissione e da fusione.

Ambiente, “Un albero per il futuro” approda alle isole Eolie

Ambiente, “Un albero per il futuro” approda alle isole EolieMilano, 22 ott. (askanews) – Prosegue in tutto il territorio nazionale l’attività del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri che, attraverso il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, promuove “Un Albero per il Futuro”, il progetto di educazione ambientale rivolto alle scuole e destinato alla conservazione ambientale ed al contenimento dei cambiamenti climatici.


I prossimi appuntamenti vedranno protagoniste l’isola di Stromboli (23 ottobre) e l’isola di Salina (24 ottobre) dove l’Istituto Comprensivo “Isole Eolie” di Lipari ha organizzato gli eventi conclusivi per la riqualificazione ed il rimboschimento delle aree devastate negli anni dalle eruzioni vulcaniche, che hanno reso il territorio particolarmente fragile ed altamente esposto al rischio idrogeologico, come testimoniato dal forte nubifragio che colpì l’isola il 12 agosto del 2022, in piena stagione estiva. In entrambe le giornate è prevista la messa a dimora di circa 1000 piante autoctone, fornite dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, come già programmato, nella fase iniziale delle attività intraprese lo scorso mese di aprile e che saranno distribuite nelle tre isole principali dell’Arcipelago eoliano. Lo scopo è riqualificare le zone più fragili del territorio delle Isole Eolie, aree disboscate, degradate ed erose, che hanno subìto negli anni ingenti danni al patrimonio forestale. La messa a dimora delle 1000 piante ha anche l’obiettivo di creare delle aree verdi, un vero e proprio bosco diffuso, presso gli istituti scolastici delle Isole Eolie.


Il Generale di Brigata Raffaele Pio Manicone, Comandante del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, prenderà parte alla cerimonia conclusiva del Progetto presso la scuola di Stromboli, assieme alle autorità locali e rappresentanti istituzionali, dove sarà consegnato e messo dimora l’Albero di Falcone, pianta simbolo della legalità ambientale. L’offerta di specie vegetali autoctone da consegnare agli studenti, infatti, si è arricchita da alcuni anni, di un albero simbolo dell’impegno verso lo Stato e la lotta alle mafie: l’Albero del giudice Giovanni Falcone, frutto di alcune gemme del famoso Ficus macrophillacolumnarismagnoleides che cresce nei pressi della casa del giudice assassinato nel 1992 dalla mafia.


Questo progetto giunto alle isole Eolie con l’Arma dei Carabinieri – si legge in un comunicato – segna un altro importante passo per la salvaguardia della biodiversità il cui declino segnerebbe conseguenze negative per la società, per l’economia e per la salute umana.

Edilizia sostenibile, il 21 ottobre convegno al Mudec di Milano

Edilizia sostenibile, il 21 ottobre convegno al Mudec di MilanoMilano, 17 ott. (askanews) – Lunedì 21 ottobre alle ore 18, presso il Museo delle Culture di Milano, si terrà un evento organizzato da Natuna, azienda italiana operante nell’integrated facility management, dedicato al dialogo e alla riflessione sui temi della cultura e dello sviluppo sostenibile. L’incontro, intitolato “Cultura e Sostenibilità nell’Ambiente Costruito”, offre un’occasione di confronto su come promuovere uno sviluppo sostenibile, praticabile e proficuo per le persone e per il Paese.


L’evento si pone l’obiettivo di esplorare e stimolare idee e soluzioni innovative; un’opportunità per discutere di pratiche sostenibili e di come queste possano essere integrate nella nostra vita quotidiana e nei processi di progettazione, realizzazione e gestione degli asset edilizi e infrastrutturali. L’edilizia sostenibile in Italia sta vivendo un periodo di straordinario sviluppo, allineandosi agli ambiziosi obiettivi del Green Deal Europeo. Con oltre 20 milioni di metri quadrati di edifici certificati, o in fase di certificazione, in conformità ai principali protocolli energetico-ambientali rating system, l’Italia si posiziona al secondo posto in Europa e tra i primi dieci Paesi al mondo.


Grazie alla New European Bauhaus Eu, la recente iniziativa europea che integra cultura e sostenibilità, il Paese ha l’opportunità di consolidare il suo primato. L’iniziativa mira a valorizzare competenze e buone pratiche sviluppate in Italia, dove il lavoro edilizio e immobiliare si confronta da sempre con l’inestimabile patrimonio storico, artistico e di biodiversità del quale essa è scrigno, per promuovere un futuro sempre più sostenibile e innovativo.

Isernia città più naturale d’Italia, Vercelli la meno naturale

Isernia città più naturale d’Italia, Vercelli la meno naturaleRoma, 1 ott. (askanews) – Isernia città più naturale d’Italia, Vercelli la meno naturale. Nella Giornata Mondiale dell’Habitat, 3Bee rilascia la classifica delle città più naturali, stilata grazie alla più completa digital platform di monitoraggio della biodiversità.


La classifica delle città più naturali d’Italia rilasciata dalla nature tech, rappresenta un esempio concreto di applicazione della piattaforma e restituisce una fotografia dettagliata dello stato della biodiversità urbana nel nostro Paese, evidenziando l’importanza di strategie climatiche basate su dati scientifici per preservare la biodiversità. La classifica dei 112 capoluoghi di provincia italiani rilasciata da 3Bee per la giornata mondiale dell’Habitat del prossimi 7 ottobre, si basa sul parametro di Abbondanza Media di Specie per uso del suolo indiretta (MSA Land Use), un indicatore dell’integrità della biodiversità locale utilizzato per valutare l’impatto delle attività umane sull’ambiente naturale.


Il parametro MSA è calcolato confrontando l’abbondanza delle specie in una zona con la loro abbondanza in un ambiente totalmente naturale (non coinvolto da attività umane). L’MSA varia da 0 a 1, dove 1 indica che la distribuzione delle specie nella zona in analisi è completamente intatta, mentre 0 indica una regione o area totalmente antropizzata e artificiale. In questa analisi è stato utilizzato un sotto parametro dell’MSA, il Land Use. Questo parametro tiene in considerazione principalmente l’uso del suolo ed è stato possibile calcolarlo grazie all’integrazione con i dati satellitari e l’esperienza di 3Bee nel definire le categorie di uso del suolo. La classifica stilata da 3Bee mette in luce le città che si distinguono per la loro capacità di mantenere un ambiente ricco di biodiversità. Analizzando la top ten delle città capoluogo di provincia più naturali d’Italia, troviamo sul podio Isernia, Belluno e Savona, con un MSA_LU superiore a 0.9. Queste città sono situate in regioni che beneficiano di un’ampia copertura vegetale e di un basso livello di antropizzazione, elementi che contribuiscono a favorire il mantenimento della biodiversità.


Al quarto e al quinto posto, con valori di MSA_LU intorno allo 0.89, ci sono L’Aquila e Ascoli Piceno che beneficiano della vicinanza a vasti parchi naturali, rispettivamente il Parco Nazionale del Gran Sasso e quello dei Monti Sibillini. La complessità morfologica delle aree circostanti, caratterizzate da montagne, ricca vegetazione e fiumi, contribuisce a preservare una diversità significativa di specie, mitigando le pressioni derivanti dall’urbanizzazione. Le grandi città italiane mostrano significative criticità in termini di biodiversità: Milano, con un MSA_LU di 0.43 e posizionata al 98° posto, soffre particolarmente a causa della grande cementificazione e della scarsa copertura vegetale, elementi che riducono drasticamente la resilienza ecologica della città. Roma, al 66° posto con un MSA_LU di 0.57, pur vantando numerosi parchi storici, è penalizzata dall’espansione urbana incontrollata e dalla frammentazione degli habitat, che contribuiscono a limitare la connettività ecologica e la capacità della capitale di sostenere una biodiversità ricca. Torino (91° posto), Napoli (92° posto) e Catania (93° posto), con un MSA_LU che si aggira intorno allo 0.47) affrontano problemi simili: l’urbanizzazione intensa e la cementificazione. Mancanti i dati relativi alla gestione delle aree verdi che potrebbe, in caso di negligenza, contribuire a una biodiversità limitata in queste città.


“Per la prima volta, viene richiesto alle aziende di misurare e rendicontare l’impatto su natura, biodiversità e clima secondo direttive rigorose come la CSRD e framework di riferimento come il Taskforce for Nature-related Financial Disclosures (TNFD) – afferma Niccolò Calandri, CEO di 3Bee -. La piattaforma 3Bee rappresenta una soluzione integrata e scientificamente validata che permette di identificare e colmare i gap su natura, clima e biodiversità di imprese, municipalità e parchi naturali, monitorando in modo semplice e veloce quattro indici di rischio principali, in conformità agli standard internazionali e individuando una vera e propria strategia climatica e di biodiversità, sulla base degli impatti rilevati e sulle dipendenze dai servizi ecosistemici direttamente coinvolti”.