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Cereali, al via Granaio Italia, Cia: un traguardo per il settore

Cereali, al via Granaio Italia, Cia: un traguardo per il settoreRoma, 13 mar. (askanews) – Parte Granaio Italia e l’attivazione, dal primo luglio, del Registro telematico sulle giacenze dei cereali “è quanto di più urgente. Bene, quindi, che il governo abbia stretto i tempi per iniziare a riportare trasparenza sui mercati”. Così Cia-Agricoltori Italiani al termini del tavolo dedicato e riunito, oggi, al Masaf dal sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra.


Per Cia Granaio Italia rappresenta “il riconoscimento del valore del settore, a salvaguardia dei cerealicoltori, a promozione del vero Made in Italy, a tutela della qualità per i consumatori. Ora è fondamentale che la tracciabilità non sia solo una responsabilità degli agricoltori, ma dell’intera filiera”. “Il prossimo passo – ricorda Cia – l’introduzione di uno strumento di certificazione dei costi di produzione per definire, in modo chiaro, anche i termini di contrattazione. In gioco il nostro patrimonio cerealicolo, materia prima d’eccellenza per la pasta, simbolo del Made in Italy nel mondo con quasi 4 milioni di tonnellate di produzione nazionale annua e un fatturato sui 7 miliardi di euro”.


L’Italia importa il 40% del fabbisogno di grano duro, il 65% di tenero e il 55% del mais. Eppure, nonostante la carenza di prodotto nazionale e la continua richiesta da parte dei consumatori di prodotti 100% italiani, le quotazioni dei maggiori cereali sono sempre più mortificanti per gli agricoltori. Oggi, considerando le ultime quotazioni sul grano duro pari a circa 34 euro al quintale e le rese degli agricoltori di circa 30 quintali a ettaro, si arriva di fatto a una produzione lorda vendibile di 1.100 euro a ettaro, ma con costi di produzione di gran lunga superiori ai 1.400 euro a ettaro. I dati Cia sulle nuove semine segnalano un preoccupante calo delle superfici coltivate a grano duro di circa 130mila ettari. Anche a causa dei cambiamenti climatici, si prospetta per il Paese un raccolto tra i più bassi di sempre.

Copa Cogeca: futuro coltivazione riso in Ue in mano eurodeputati

Copa Cogeca: futuro coltivazione riso in Ue in mano eurodeputatiRoma, 13 mar. (askanews) – Se il Coreper II approverà oggi un nuovo testo modificato sui sistemi di preferenze tariffarie generalizzate (SPG), domani giovedì 14 marzo a Bruxelles verrà ripreso il trilogo. Il Copa e la Cogeca invitano quindi i negoziatori a sostenere la posizione di lunga data assunta dal Parlamento europeo riguardo all’articolo 29 sui meccanismi di salvaguardia automatici sulle importazioni. Il sostegno a questo provvedimento, spiegano, “riveste un ruolo fondamentale per la sopravvivenza del settore del riso in Europa”.


Come dimostrano gli ultimi dati dello studio del Centro comune di ricerca sull’impatto economico dei prossimi accordi commerciali sull’agricoltura dell’UE, pubblicato il 22 febbraio 2024, il riso è uno dei settori più minacciati dall’agenda commerciale dell’UE. Lo studio presenta un aumento delle importazioni dai dieci accordi di libero scambio considerati, compreso tra il 9,7% e il 19,8% entro il 2030, sottolineando ancora una volta la sensibilità e vulnerabilità del settore. Le importazioni di riso dalla Cambogia e dal Myanmar durante la campagna di commercializzazione 2022/2023 sono state pari a 504.236 tonnellate, con un aumento del 126% rispetto alla campagna di commercializzazione 2020/2021 (quando è stata applicata la clausola di salvaguardia) consentendo ad entrambi i principali produttori di esportare 222.545 tonnellate di riso verso l’Europa. L’attuazione di questo meccanismo automatico, invece di ostacolare le relazioni commerciali, rappresenterebbe una salvaguardia fondamentale per gli agricoltori e le cooperative agricole europee.


In vista di un possibile trilogo imminente, il Copa e la Cogeca sottolineano l’urgente necessità di un sistema trasparente ed efficace per proteggere questa produzione tradizionale europea e invitano il Parlamento europeo a mantenere il suo sostegno di lunga data all’articolo 29, come concordato nella loro posizione di lunga data. “Il settore europeo del riso non può sostenere ulteriori volumi di importazioni a basso costo – spiegano i sindacati europei – Senza misure efficaci per proteggere la produzione europea di riso, l’UE rischia di aumentare la sua dipendenza da paesi terzi con standard di produzione divergenti, minando la resilienza e la sostenibilità della produzione di riso dell’UE”.

Confagri: Granaio Italia, sì tracciabilità no altra burocrazia

Confagri: Granaio Italia, sì tracciabilità no altra burocraziaRoma, 13 mar. (askanews) – “Le quotazioni in forte diminuzione e l’aumento dei costi di produzione potrebbero portare a un drastico calo delle semine di grano duro. Gli imprenditori chiedono trasparenza ed efficienza per continuare a garantire qualità e affrontare la difficile situazione con fiducia”. Lo ha affermato Filippo Schiavone, componente di Giunta Confagricoltura, che ha partecipato alla riunione del tavolo “Granaio Italia”, convocata stamani dal sottosegretario al Masaf La Pietra.


La misura intende risolvere il problema relativo alla diminuzione del prezzo dei cereali attraverso un accurato monitoraggio delle produzioni cerealicole presenti sul territorio nazionale, con la comunicazione, nell’apposito registro telematico istituito nell’ambito dei servizi del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), delle operazioni di carico e scarico dei quantitativi di cereali e di farine di cereali. “Rispetto alla prima stesura del decreto – spiega Schiavone – diamo atto al Sottosegretario di aver modificato la formula di monitoraggio che dovrà entrare in vigore a partire dal 2025 e apprezziamo il lavoro del tavolo che ha istituito. Le proposte che abbiamo portato oggi alla riunione vanno ulteriormente nella direzione di non aggravare il peso burocratico sulle aziende”.


Confagricoltura ha chiesto, in particolare, che venga alzata la soglia minima da sottoporre alla registrazione sul SIAN, attualmente fissata a 30 tonnellate annue; che si garantisca il buon funzionamento del portale dove andranno effettuate le comunicazioni da parte delle aziende cerealicole, e che si valuti una deroga al regime sanzionatorio fino a quando il registro telematico non sarà a pieno regime. “La situazione attuale dei mercati – conclude Schiavone – e le difficoltà che le imprese stanno incontrando in termini di produttività, redditività e competitività, ci spingono ad essere cauti nell’aggravio di procedure amministrative. Accogliamo pertanto con favore ogni iniziativa volta a superare le criticità attuali, con l’obiettivo di garantire trasparenza e tracciabilità del prodotto italiano”.

Formaggio comune venduto per Grana Padano Dop: Consorzio multa catena gdo

Formaggio comune venduto per Grana Padano Dop: Consorzio multa catena gdoMilano, 13 mar. (askanews) – Il Consorzio di tutela del Grana Padano Dop ha sanzionato un punto vendita di una catena della grande distribuzione per usurpazione della Dop. In sostanza lo scorso 11 marzo nel banco frigorifero del negozio sono state trovate 28 confezioni di formaggio comune da mezzo chilo con l’indicazione Grana padano Dop. Il servizio di vigilanza del Consorzio ha scoperto questo nuovo caso di usurpazione della denominazione d’origine in uno dei punti vendita di una catena presente con 150 negozi prevalentemente nel Nord Est del Paese.


L’utilizzo della denominazione di origine protetta, presentando al consumatore un prodotto diverso, è sanzionato dall’articolo 2, del decreto legislativo 297 del 2004 con una pena pecuniaria da 2.000 a 13.000 euro, che i vigilatori del Consorzio Grana Padano hanno applicato, dopo aver bloccato la condotta illecita e disposto la rimozione dal banco frigorifero dei 14 chili di formaggio esposti. Il punto vendita dovrà pagare entro 60 giorni 4mila euro, che se versasse entro 5 giorni scenderebbero a 2.800. “L’attività ispettiva ha interrotto immediatamente la condotta illecita e chiamato a risponderne i responsabili, contribuendo ancora una volta alla protezione ed alla salvaguardia della denominazione d’origine protetta Grana Padano – commenta Stefano Berni, direttore generale del Consorzio di Tutela – Ma voglio sottolineare come l’intervento abbia contribuito alla tutela del consumatore, che mai deve essere posto nella condizione di potersi confondere o essere orientato a scegliere un prodotto che in presenza di una corretta informazione non acquisterebbe”.

Coldiretti: speculazioni grano turco e russo pesano su agricoltori

Coldiretti: speculazioni grano turco e russo pesano su agricoltoriRoma, 13 mar. (askanews) – Le speculazioni in corso sul prezzo del grano mettono a rischio la sopravvivenza di duecentomila aziende agricole italiane e, con esse, la sovranità alimentare del Paese, aggravando la dipendenza dall’estero. A lanciare l’allarme è la Coldiretti che commenta l’aumento delle importazioni di prodotto dalla Turchia e dalla Russia.


“Occorre un impegno immediato per sostenere le aziende agricole italiane, portando a 30 milioni di euro la dotazione del Fondo nazionale per i contratti di filiera del grano – ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – lavorando per prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione, come prevede la legge di contrasto alle pratiche sleali”. Dopo che nel 2023 sono arrivati quasi 900 milioni di chili di grano russo e turco, il Tmo, l’ente statale turco per i cereali, avrebbe bandito, rende noto Coldiretti, una nuova gara internazionale per la vendita e l’esportazione di ulteriori 150 milioni di chili di prodotto, con il termine fissato all’11 marzo per la presentazione delle offerte.


Il risultato sono prezzi del grano nazionale in caduta libera. Un vero e proprio fiume di prodotto che, aggiunto a quello di grano canadese arrivato a superare il miliardo di chili, ha impattato sui prezzi del grano nazionale. “Le aste turche del frumento affossano ancora i prezzi del grano pugliese, con il crollo delle quotazioni che perdono altri 25 euro a tonnellata in 10 giorni ed il prezzo del grano fino che scende ancora a 335 euro a tonnellata a Bari, mentre nei porti pugliesi continua il via vai di navi mercantili provenienti dalla Turchia”, denunciano il presidente ed il direttore di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo e Pietro Piccioni. Si tratta di valori che “portano la coltivazione sotto i costi di produzione, rendendola di fatto antieconomica ed esponendo le aziende agricole al rischio crack, soprattutto nelle aree interne senza alternative produttive”, conclude Coldiretti.

Giansanti al Think negative Cib: agroenergie sono fondamentali

Giansanti al Think negative Cib: agroenergie sono fondamentaliRoma, 13 mar. (askanews) – Lo sviluppo delle agroenergie rappresenta uno strumento fondamentale per traguardare gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese e un volano per la nostra economia. Su questo tema si incentrerà l’intervento di Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, oggi nella parte conclusiva di “Think Negative – L’agricoltura Carbon Negative per produrre di più consumando di meno”, iniziativa del CIB – Consorzio Italiano Biogas, in corso a Roma, al Salone delle Fontane.


Confagricoltura ha da sempre mostrato preoccupazione per alcune strategie indicate dal Green Deal, senza mai mettere in discussione gli obiettivi di sostenibilità, quanto il percorso prefigurato dalla Commissione per raggiungerli. La Confederazione chiede quindi di definire una strategia che ponga al centro la produzione di energia realizzata dall’impresa agricola e che includa meccanismi di incentivazione. Lo speech del presidente di Confagricoltura avrà luogo dopo le 17, prima della relazione conclusiva di Piero Gattoni, presidente CIB e di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Lollobrigida:Italia dovrebbe orientare scelte regole etichettatura

Lollobrigida:Italia dovrebbe orientare scelte regole etichettaturaRoma, 13 mar. (askanews) – “Noi ci siamo svegliati consumatori e abbiamo dimenticato che siamo persone con capacità di verifica e discernimento. E’ fondamentale informare in maniera corretta per evitare che essere consumatore diventi solo elemento di interesse per le imprese e il loro profitto. E’ quello che sta accadendo anche sui sistemi di etichettatura: il Nutriscore è una etichetta condizionante con un colore che è un indicatore di paura e indirizza all’acquisto. La Dieta Mediterranea, invece, è bilanciata e si deve vedere nel suo complesso: l’Italia è il secondo paese come longevità dopo il Giappone. L’Italia dovrebbe indirizzare le regole sull’etichettatura, non le grandi multinazionali”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla conferenza stampa organizzata dalla Lilt in occasione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica.


Alla conferenza stampa era presente anche il ministro della Salute Orazio Schillaci: “siamo abituati a collaborare all’interno del Governo per raggiungere il risultato – ha detto Lollobrigida – Il tema di oggi dimostra quanto fondamentale sia approcciare una mteria in grande sintonia. Oggi vale ancora quanto diceva Ippocrate ‘fai che il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il tuo cibo’”. Il ministro ha poi ricordato che ci sono anche alcune decisioni rispetto al mondo agricolo che coinvolgono il benessere e la salute in modo diverso. Ad esempio, “le scelte che incidono sugli agroafarmici incidono più sulla diminuzione della produzione che sulla salute e sull’ambiente. Diminuire gli agrofarmaci in Italia dove sono già pochi significa incentivare l’import da nazioni che li usano in modo più impattante”, ha ricordato il ministro che ha anche puntato l’indici contro alcune decisioni europee che puntano a “scegliere regole draconiane che inducono a importare cibo da nazioni che non usano le regole dei nostri agricoltori. Sono paradossi – ha detto – che vanno analizzati per attivare politiche sostenibili da ogni punto di vista”.


Lollobrigida ha poi ribadito che sul fronte della sicurezza alimentare l’Italia “è la nazione con la maggiore sicurezza alimentare perché abbiamo più controlli di tutti e per questo rileviamo più casi di frodi alimentari: perché ci sono più controlli e non perché ci sono più frodi” e infine ha fatto una sottolineatura sulle qualità dell’olio extravergine di oliva. “E’ un prodotto di grande pregio – ha detto – nonostante il Nutriscore lo classifichi arancione, come prodotto pericoloso, come anche il Parmigiano Reggiano. Ma anche sul prezzo dell’olio si deve ragionare bene e decidere un modo per raccontare il prezzo. Perchè – si è chiesto – pagare 30 euro per una bottiglia di vino a tavola che dura un’ora è normale e pagare 30 euro per una bottiglia di olio che dura un mese è inaccettabile? Alcuni prodotti che portano benessere sono una delle medicine per il corpo e devono avere il giusto prezzo e il giusto riconoscimento sociale”, ha concluso.

Agroalimentare, Urso: più investimenti per modelli produttivi sostenibili

Agroalimentare, Urso: più investimenti per modelli produttivi sostenibiliMilano, 13 mar. (askanews) – “In questo frangente il governo è consapevole che è richiesto uno sforzo in termini di investimenti per avviare nuovi modelli produttivi in grado di coniugare l’efficienza e la sostenibilità, assicurando il rispetto dell’ambiente senza rinunciare al profitto”. Lo ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, intervenendo con un messaggio al Senato all’evento “Ricerca e tecnologie per il futuro dell’industria agroalimentare”, promosso dall’Ordine nazionale dei tecnologi alimentari e da Federalimentare. “In questo percorso il Piano 5.0, con i suoi 13 miliardi a disposizione delle imprese – ha proseguito Urso – contribuisce a sostenere la rivoluzione verde e digitale. Inoltre, insieme al Masaf abbiamo dedicato un tavolo al settore agroalimentare che, oltre a essere uno degli ambasciatori del made in Italy, rappresenta una leva indispensabile all’autonomia strategica nazionale”.


Il ministro nel suo messaggio ha ricordato che “Grazie alla ricerca e alla tecnologia, negli ultimi anni la sicurezza alimentare è cresciuta e i costi di produzione sono diminuiti, portando sia a significative riduzioni dei prezzi che a una larga diffusione di un’alimentazione completa, varia ed equilibrata. Il cibo che oggi è sulle nostre tavole è il frutto di una continua innovazione che partendo dalle migliori tradizioni le arricchisce, affinché arrivino a soddisfare sempre più le nostre esigenze”.

Import cereali in 2023 +4,1%, pesano grano duro e tenero

Import cereali in 2023 +4,1%, pesano grano duro e teneroRoma, 13 mar. (askanews) – Le importazioni in Italia nel settore dei cereali, semi oleosi e farine proteiche nel 2023 sono aumentate nelle quantità di 908.000 tonnellate (+4,1%), e diminuite nei valori di 208,8 milioni di euro (-2,1%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento quantitativo è dovuto principalmente al grano duro (+1,2 milioni di tonnellate, pari a +358,1 milioni di euro), ed al grano tenero (+487.000 tonnellate, con un controvalore in diminuzione di 118,7 milioni di euro). Sono i dati elaborati da Anacer.


Le importazioni in Italia di cereali in granella aumentano complessivamente di 901.000 tonnellate (+6%), con un controvalore in diminuzione di 203,4 milioni di euro (-3,9% rispetto al 2022). In diminuzione del 9,5% gli arrivi di mais (-681.000 tonnellate, per un controvalore di -386,7 milioni di euro rispetto all’anno precedente), del 4,9% l’orzo (-35.000 tonnellate) e del 36% l’avena (-13.200 tonnellate). Le importazioni di riso si riducono di 114.000 tonnellate (-27,2% considerando nel complesso risone, riso semigreggio, lavorato e rotture). Per quanto riguarda le farine proteiche e vegetali si registra un calo nelle quantità di 81.200 tonnellate (-3,2%) per un valore in diminuzione di 51,5 milioni di euro (-4,6%), mentre per i semi e frutti oleosi il saldo quantitativo positivo di 196.000 tonnellate, corrisponde ad un controvalore in diminuzione di 87,8 milioni di euro (-5,1%).


In calo anche le esportazioni dall’Italia dei principali prodotti del settore, in diminuzione nelle quantità di 267.000 tonnellate (-5,5%) ed in aumento nei valori di 160,9 milioni di euro (+2,8%) rispetto allo stesso periodo 2022. La riduzione delle quantità esportate è dovuta ai cereali in granella (-155.000 tonnellate, principalmente grano duro) ed ai prodotti trasformati (-91.000 tonnellate). Risultano in aumento invece le vendite all’estero di farina di grano tenero (+13.100 tonnellate), di semola di grano duro (+15.700 tonnellate) e di riso (+6.300 tonnellate considerato nel complesso tra risone, semigreggio e lavorato). Le esportazioni di pasta alimentare si riducono nelle quantità (-2,6%), ma risultano in aumento nei valori (+1,9%), così pure l’export di mangimi a base di cereali (-0,5% nelle quantità e +8,8% nei valori).


I movimenti valutari relativi all’import/export del settore cerealicolo hanno comportato nell’intero anno 2023 un esborso di valuta pari a 9.623,6 milioni di euro (9.832,4 nel 2022) ed introiti per 5.852,6 milioni di euro (5.691,7 nel 2022). Pertanto il saldo valutario netto è pari a -3.771,0 milioni di euro, contro -4.140,7 milioni di euro nel 2022.

De Castro: Commissione Ue intervenga su import russo di cereali

De Castro: Commissione Ue intervenga su import russo di cerealiRoma, 13 mar. (askanews) – “Serve uno scatto di coraggio, con il blocco delle importazioni di cereali russi. I nostri agricoltori e produttori sono pronti a raccogliere questa sfida, rafforzando la produzione europea anche grazie alle necessarie misure di semplificazione della PAC, e diversificando le catene di approvvigionamento, a partire da quella con l’Ucraina”. Così Paolo De Castro, membro del Parlamento europeo, intervenendo nel dibattito con la Commissaria agli affari interni Ylva Johansson sulla necessità di imporre sanzioni sulle importazioni di prodotti agricoli russi e bielorussi nell’UE e di garantire la stabilità della produzione agricola dell’UE.


“Le strategie geopolitiche russe approfittano della forza del proprio settore agricolo – prosegue l’eurodeputato PD – con esportazioni cerealicole che si sono espanse a macchia d’olio non solo in Africa, ma anche nell’Unione, mettendo sotto ulteriore pressione la redditività delle nostre aziende agricole”. “Importazioni a basso costo che – spiega l’ex presidente della Commissione Agricoltura – hanno portato ad un crollo dei prezzi e delle semine europee, con effetti opposti all’obiettivo di una maggiore sicurezza alimentare che ci eravamo dati con l’esclusione dell’agroalimentare dai dodici pacchetti di sanzioni fin qui imposti a Mosca”.


“Il caso del gas – conclude De Castro – ce lo dimostra: seppur sembrasse impossibile, l’Europa ha dimostrato di avere la forza di sganciarsi da qualsiasi dipendenza, che sia di tipo energetico o di altre materie prime”.