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Formaggi Dop, nome corretto solo in un ristorante su 10

Formaggi Dop, nome corretto solo in un ristorante su 10Roma, 25 set. (askanews) – I formaggi DOP sono di casa in un ristorante italiano su 4 (25,3%), ma solo uno su 10 (10,2%) li valorizza riportandone la corretta denominazione nel menu. A rivelarlo uno studio Griffeshield per Afidop realizzato su un campione rappresentativo di 21.800 ristoranti e presentato oggi a Roma al Ministero dell’Agricoltura alla presenza del ministro Francesco Lollobrigida, assieme al nuovo logo dell’associazione.

Un’occasione non sfruttata appieno per un comparto che, con 4,68 miliardi di euro di valore alla produzione e 56 denominazioni, rappresenta il 59% del valore del cibo DOP IGP e SGT del Paese e detiene il primato mondiale per numero di produzioni casearie certificate. Pur essendo tra le prime voci dell’agroalimentare italiano, con 5 posizioni nella top 10 dei prodotti DOP per fatturato, il comparto per Afidop ha importanti margini di crescita, specie nel fuori casa, dove i formaggi sono al centro dell’offerta ma non vengono valorizzati come meriterebbero. La ricerca ha valutato l’entità e le modalità con cui i formaggi DOP sono riportati nei menù prendendo in considerazione nove formaggi DOP italiani: Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella Di Bufala Campana, Fontina, Provolone Valpadana, Quartirolo Lombardo, Taleggio, Montasio.

Dall’indagine emerge che i formaggi DOP sono di casa in un ristorante italiano su 4 (25,3%). Tra quelli più serviti ci sono Parmigiano Reggiano DOP, Gorgonzola DOP, Grana Padano DOP, Mozzarella Di Bufala Campana DOP, con quasi il 90% delle presenze nei menu. Presenti ma non sempre valorizzati correttamente, a cominciare dal nome: il campione si spacca sulla corretta denominazione del formaggio. Da una parte, Taleggio, Fontina, Montasio e Gorgonzola sono citati sempre o quasi sempre correttamente; Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Quartirolo Lombardo, Mozzarella di Bufala Campana e Provolone Valpadana registrano invece le percentuali minori. L’acronimo DOP, infine, è riportato da 1 ristorante su 10, e solo in specifici casi: la più “promossa” è la Mozzarella di Bufala Campana DOP (46,5%), davanti a Gorgonzola (18%), Grana Padano (13,2%) e Parmigiano Reggiano (11,3%), con Fontina e Taleggio al 3,5% e le altre denominazioni al di sotto di questa quota. In pochissimi menu si fa invece riferimento alla valorizzazione di altri aspetti qualitativi dei formaggi, come la stagionatura dei prodotti. Nell’82,7% dei casi è invece riportata per il Parmigiano Reggiano per il quale l’informazione è percepita come distintiva.

“L’impegno confermato oggi per promuovere il corretto utilizzo delle denominazioni e una adeguata presentazione dei formaggi certificati ci dà una marcia in più per tutelare e valorizzare anche grazie al supporto del mondo della ristorazione questo patrimonio unico e distintivo”, ha detto il presidente di Afidop, Antonio Auricchio. Fipe stima che per il 2023 la spesa degli italiani nella ristorazione fuori casa sarà di 87 miliardi di euro: una occasione per valorizzare al meglio il comparto dei formaggi Dop. Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio, spiega che “l’incontro di oggi segna l’avvio di una collaborazione, quella tra Fipe e Afidop, che ha come scopo quello di agire concretamente attraverso la stesura di un pacchetto di Linee Guida per promuovere al meglio le produzioni certificate all’interno dei menù dei Pubblici Esercizi e incentivarne la conoscenza e il consumo”.

Lollobrigida: tavolo con Afidop per valorizzare formaggi Dop

Lollobrigida: tavolo con Afidop per valorizzare formaggi DopRoma, 25 set. (askanews) – “Apriremo un tavolo insieme ad Afidop per cercare di capire, senza particolari aggravi per la distribuzione, come riuscire a dare la possibilità alle persone di sapere verso quali prodotti indirizzarsi e avere la libertà di scegliere in maniera più oculata cosa acquistare”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, nel corso di un incontro al Masaf con Afidop, l’associazione dei formaggi italiani DOP e IGP e Fipe. Nel corso dell’incontro è stato presentato il nuovo logo dell’associazione e anche uno studio Griffeshield realizzato su un campione rappresentativo di 21.800 ristoranti.

“Dobbiamo spiegare che cosa c’è dietro i formaggi DOP in termini di produzione e trasformazione – ha detto Lollobrigida – Dobbiamo difendere i nostri prodotti dall’aggressione di chi invece, sui mercati internazionali, utilizza il metodo della contraffazione di denominazioni che richiamano i nostri prodotti di eccellenza senza che vengano realizzati con i nostri metodi e con la nostra capacità”. Durante l’incontro le due associazioni hanno evidenziato la necessità di valorizzare meglio i formaggi DOP Italiani nei menu di tutto il Paese. Fipe e Afidop, quindi, lavoreranno insieme per definire Linee Guida di corretta evidenziazione delle produzioni certificate nei menù. Uno strumento a sostegno degli operatori che lavorano nella ristorazione. La corretta valorizzazione delle denominazioni DOP e IGP costituisce, infatti, non solo un obbligo di legge, ma prima di tutto un mezzo di promozione dei territori, delle loro produzioni, oltreché delle scelte di qualità degli operatori che le adottano nei loro piatti e menù.

Al via lavori da 10 mln nel bacino del Volturno con risorse Pnrr

Al via lavori da 10 mln nel bacino del Volturno con risorse PnrrRoma, 25 set. (askanews) – Il Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno nei prossimi giorni avvierà lavori nel comparto irriguo per oltre 10,1 milioni di euro, riguardanti sia aspetti funzionali che qualitativi del servizio e che apporteranno benefici su 10.500 ettari irrigati. I lavori sono finanziati con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e finanziato dal ministero dell’Agricoltura.

Sono stati aggiudicati in via definitiva e contrattualizzati sia i lavori afferenti l’intervento di rifunzionalizzazione idraulica delle opere per 4,9 milioni di euro per la rifunzionalizzazione del sistema di adduzione e distribuzione del comprensorio irriguo “Mazzafarro” che si estende per 2.500 ettari, e sia i lavori di razionalizzazione della risorsa irrigua nel comprensorio irriguo di Parete in sinistra Regi Lagni, mediante lo sviluppo di metodi di controllo dei consumi. I lavori di questo intervento, aggiudicati per oltre 5,2 milioni di euro, consentiranno, un risparmio di risorsa idrica, un uso ancor più efficace dell’acqua sulle colture in un importantissimo comprensorio irriguo che si estende per 8.000 ettari. Francesco Todisco, commissario dell’ente, spiega che i lavori verranno consegnati nel mese di ottobre prossimo e si concluderanno entro il primo trimestre del 2025.

Al via in Puglia il pagamento degli anticipi della Pac

Al via in Puglia il pagamento degli anticipi della PacRoma, 25 set. (askanews) – Parte il 16 ottobre il pagamento degli anticipi della PAC che arrivano fino al 70% delle risorse destinate alle aziende agricole. Lo rende noto Coldiretti Puglia in relazione alla pubblicazione della circolare Agea che ha stabilito le modalità dell’intervento, con l’erogazione delle risorse dal 16 ottobre e nei mesi successivi per arrivare al saldo completo degli aiuti PAC.

Allargati i settori di intervento, con gli anticipi che riguardano il sostegno di base al reddito per la sostenibilità, il sostegno ridistributivo complementare al reddito per la sostenibilità e quello complementare al reddito per i giovani agricoltori, i regimi per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali, articolati negli ecoschemi relativi al pagamento per la riduzione dell’antimicrobico resistenza e per il benessere animale, per inerbimento delle colture arboree, per la salvaguardia olivi di valore paesaggistico, per sistemi foraggeri estensivi con avvicendamento, per misure specifiche per gli impollinatori. Il 16 ottobre è anche la prima data per il prelievo obbligatorio pari al 3% sulle somme destinate agli agricoltori per i pagamenti diretti della PAC, ma per ciascun beneficiario il prelievo può intervenire in momenti diversi anche in esercizi finanziari successivi al pagamento degli aiuti Pac.

Surgelati anti spreco: se ne gettano solo 13 grammi a testa

Surgelati anti spreco: se ne gettano solo 13 grammi a testaRoma, 25 set. (askanews) – Surgelati alimento anti spreco, visto che gli italiani ne gettano “solo” 13 grammi a testa a settimana, pari al 2,6% del cibo sprecato ogni settimana (oltre 524 grammi pro capite). Un dato molto marginale, se paragonato alle percentuali raggiunte dagli alimenti a breve scadenza. Tutto questo cibo sprecato ci costa circa 10 miliardi all’anno e l’attenzione al food waste è diventata una priorità per gli italiani, alle prese negli ultimi tempi anche con il carovita e con la diminuzione del potere d’acquisto.

In occasione della ‘Giornata Internazionale di Sensibilizzazione sulla Perdita e sullo Spreco Alimentare’, l’IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati analizza perché i surgelati rappresentino un alleato nella lotta allo spreco. Dalla porzionatura alla lunga durata, dal packaging al risparmio di acqua ed energia, gli alimenti sottozero si confermano un aiuto concreto per limitare gli sprechi in cucina, sia a livello domestico che di ristorazione. Giorgio Donegani, presidente IIAS, spiega: “lo spreco alimentare non comporta solo una perdita economica per il consumatore, ma rappresenta anche un tema sociale, visto che con quanto si spreca si potrebbe sfamare un terzo della popolazione mondiale. I prodotti surgelati aiutano la lotta allo spreco perché permettono un utilizzo ottimale delle materie prime che arrivano pronte per l’uso in cucina: attraverso la surgelazione è possibile massimizzare la resa produttiva, contenere gli sprechi che avvengono durante tutta la filiera e ridurre le emissioni di inquinanti nell’atmosfera”.

Nella top 5 dei cibi più sprecati ci sono la frutta fresca (24 grammi pro capite a settimana), seguita da insalate (17,6 gr), cipolle, aglio e tuberi (17,1 gr), pane fresco (16,3 gr), e verdure (oltre 16 gr). Tra gli alimenti meno sprecati dagli italiani ci sono proprio i prodotti surgelati. Il tema della riduzione degli sprechi è stato recentemente al centro dell’attenzione anche del legislatore europeo: per accelerare i progressi dell’UE, la Commissione europea ha infatti proposto che entro il 2030 gli Stati membri riducano gli sprechi alimentari del 10% a livello di trasformazione e produzione di alimenti, e del 30% (pro capite) complessivamente a livello di vendite al dettaglio e consumo (ristoranti, servizi di ristorazione e famiglie).

Confagricoltura porta la biodiversità in piazza San Pietro

Confagricoltura porta la biodiversità in piazza San PietroRoma, 25 set. (askanews) – Una decorazione floreale e arbustiva a simboleggiare la biodiversità e il rispetto di cui necessita: è l’installazione di Confagricoltura al centro dell’iniziativa “Together – Raduno del Popolo di Dio”, la veglia di preghiera in Piazza San Pietro, programmata per sabato 30 settembre, alla vigilia della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

La Confederazione, con la collaborazione di Assoverde e dell’architetto paesaggista Virna Mastrangelo di Greenatelier, darà vita a una cornice verde di chiome multiformi attorno all’ingresso della Basilica di San Pietro in Vaticano e a una composizione di arbusti, graminacee, erbacee e fioriture che si snoderà dall’obelisco fino al Crocifisso, contornato da ulivi. L’allestimento, che rappresenta frammenti di natura ed evoca la biodiversità degli ecosistemi, è realizzato grazie al contributo di Confagricoltura Brescia, di BAT (British American Tobacco) e dell’azienda CIFO. Il concept dell’architetto Mastrangelo per Confagricoltura intende, spiega l’associazione agricola in una nota, stimolare un sentimento di biofilia nei confronti della natura e di tutte le sue creature, seguendo l’invito alla consapevolezza, alla cura e alla sobrietà diffuso da Papa Francesco.

Sugar tax, Uila-Uil: tassa da abolire, danneggerà il paese

Sugar tax, Uila-Uil: tassa da abolire, danneggerà il paeseRoma, 25 set. (askanews) – “Non ci convinceremo mai dell’utilità della Sugar tax, come inutile e dannosa è la plastic tax, la cui entrata in vigore è prevista a partire da gennaio 2024”. Così Stefano Mantegazza, segretario generale Uila-Uil, commenta lo studio Nomisma realizzato per Assobibe “Il Mercato dei soft drinks in Italia: scenari evolutivi 2023-2025 tra incertezze e rischio Sugar Tax”.

Mantegazza chiede nuovamente al Governo di intervenire in difesa del Made in Italy, “non con un nuovo rinvio, ma con la cancellazione in via definitiva di queste imposte sbagliate” a causa delle quali l’Italia “pagherebbe un prezzo altissimo in termini di minore occupazione e calo dei consumi, che non possiamo permetterci, a maggior ragione in questo momento storico in cui l’inflazione e la congiuntura economica stanno erodendo i salari e il potere d’acquisto delle famiglie”. Secondo la Uila la Sugar tax “provocherebbe un nuovo tsunami sia per le imprese che per i lavoratori”, in quanto l’aumento dei prezzi determinerebbe una ulteriore contrazione dei consumi, e quindi delle vendite, con rischi di delocalizzazione degli impianti e con gravi ripercussioni anche sul fronte occupazionale.

“A conti fatti – spiega Mantegazza – questa nuova tassazione non produrrà un aumento del gettito che anzi, si stima essere addirittura inferiore rispetto a quanto inizialmente previsto, causando al tempo stesso la perdita del posto di lavoro di oltre 5mila occupati che, non solo andranno ricollocati, ma peseranno, fino a quel momento, sulle casse dello stato per tutti gli aspetti relativi agli ammortizzatori sociali”.

Crea: italiani poco consapevoli impatto dieta su ambiente

Crea: italiani poco consapevoli impatto dieta su ambienteRoma, 25 set. (askanews) – Italiani ancora poco consapevoli dell’impatto ambientale dei loro consumi alimentari e delle possibili alternative green nell’ottica di una dieta sostenibile, che riduca il consumo di carne per motivi ambientali. E’ quanto emerge da uno studio del Centro alimenti e nutrizione del Crea pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrients”. L’indagine è focalizzata su quanto ne sanno di sostenibilità alimentare i consumatori di casa nostra e se proteine alternative alla carne possano essere raccomandate sotto il profilo nutrizionale a fronte di una radicata diffidenza verso alimenti “diversi”.

I risultati hanno evidenziato come in Italia i cittadini siano effettivamente poco consapevoli dell’impatto che i loro consumi alimentari hanno sull’ambiente e quanto percepiscano i prodotti sostenibili come troppo costosi. Il dato che più di tutti divide i consumatori italiani è proprio l’importanza della carne, con il 27% dei consumatori italiani che ne consuma e che non intende ridurne il consumo mentre il 52% è convinto che la carne sia necessaria per avere una dieta bilanciata. Se il 51% degli intervistati ha ridotto il consumo della carne per questioni ambientali, il 27%, invece, non lo ha fatto e non intende farlo in futuro, non almeno per questi stessi motivi. Il campione, inoltre, ha mostrato di accettare come alternative alla carne gli alimenti tipicamente raccomandati nelle linee guida dietetiche italiane (84% legumi, 82% uova, 77% pesce, 72% formaggi e 69% frutta secca in guscio), mentre altri cibi come gli insetti sono stati fortemente rifiutati dal 67% della popolazione. No anche a prodotti di origine vegetale che mimano la carne con derivati OGM sia la carne sintetica. Mentre risultano più graditi i prodotti vegetali che mimano la carne senza OGM, rifiutati solamente dal 47% dei rispondenti.

Integratori alimentari: vendute 200 mln confezioni in 2023, in 10 anni +60%

Integratori alimentari: vendute 200 mln confezioni in 2023, in 10 anni +60%Milano, 25 set. (askanews) – Nel 2023 gli italiani hanno acquistato 200 milioni di confezioni di integratori alimentari, attraverso il canale farmacia che è il principale punto di acquisto nel nostro Paese. Un numero che se rapportato ai consumi di 10 anni fa mostra un incremento del 60% rispetto ai 125 milioni di confezioni di allora. Questo ha determinato una crescita del fatturato dell’industria che è raddoppiato da 1,8 a 3,5 miliardi di euro. E’ questa una elaborazione di Integratori & Salute (l’associazione che rappresenta il comparto degli integratori alimentari in Italia e che è parte di Unione italiana food) su dati Newline riferiti al canale farmacia, negli ultimi 10 anni.

Tra le categorie di integratori più richieste al primo posto troviamo i probiotici che si confermano – anche rispetto a 10 anni fa – la tipologia più acquistata con 26,5 milioni di confezioni vendute (+40% rispetto al 2013). Seguono i sali minerali, con 14 milioni di confezioni e le vitamine che, con 13,1 milioni di confezioni, sono il prodotto tra i primi cinque che ha registrato l’incremento maggiore (+157% in 10 anni) tra le principali categorie. Completano la top five degli integratori più venduti attualmente i prodotti per la tosse, con 11,8 milioni di confezioni (+188%) e i lassativi con 11,3 milioni di confezioni (+22%). Dal 2013 ad oggi, le crescite maggiori hanno riguardato gli antiacidi e antireflusso (+205%), i prodotti per la tosse, (+180%), quelli per l’insonnia e il benessere mentale (+155%), le vitamine (+157%) e gli integratori per le funzioni immunitarie (+ 144%). Allo stesso tempo, alcuni integratori hanno avuto una flessione rispetto al 2013, come quelli per il controllo del peso, con 1,5 milioni di confezioni (-38%) e gli antiossidanti con 2,5 milioni di confezioni (-9%).

Anche i dati che riguardano la vendita diretta degli integratori confermano questa crescita. Secondo Avedisco, il fatturato degli integratori alimentari per le aziende associate, è passato negli ultimi 10 anni da 153 milioni di euro a 366 milioni di euro e ha visto raddoppiare il numero delle aziende che operano in questo ambito: da 11 a 23. Anche sul fronte dell’occupazione, gli incaricati alle vendite registrano un forte incremento da 115 mila a 307 mila persone, con una percentuale femminile che è passata dal 66% al 72%. “Il nostro Paese – afferma Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute – è leader europeo in questo mercato, coprendo abbondantemente il 29% del valore totale dello stesso, che in Europa supera i 13 miliardi di euro. Gli ultimi 10 anni hanno sicuramente visto crescere una maggiore attenzione alla salute; il consumatore dimostra di essere oggi evoluto nel suo comportamento: si informa, ha aumentato la regolarità di assunzione degli integratori ed è maggiormente attento anche alla salute dei suoi familiari. Riteniamo opportuno ricordare sempre che la loro principale funzione non è quella di curare le malattie, ma di avere un effetto metabolico per mantenere in efficienza il nostro sistema fisiologico. Il che vuol dire: mantenere sane le persone che stanno già bene”.

Coldiretti: con ultimo maltempo danni in campi salgono a 6 mld

Coldiretti: con ultimo maltempo danni in campi salgono a 6 mldRoma, 25 set. (askanews) – Con l’ultima ondata di maltempo salgono ad oltre 6 miliardi i danni nei campi, tra coltivazioni e infrastrutture: e il 2023 diventa l’anno nero dell’agricoltura italiana. Lo sottolinea Coldiretti nel fare un bilancio sulla prima ondata di maltempo dell’autunno, che ha colpito a macchia di leopardo nelle città e nelle campagne, dove sono in pieno svolgimento le attività stagionali, dalla vendemmia alla raccolta di frutta e ortaggi, mentre sta per iniziare quella delle olive con le colture particolarmente sensibili. Colpite anche realtà di pregio come i vigneti di Falanghina, Fiano e Aglianico in Campania, ma anche gli uliveti in Puglia e le produzioni di pistacchio in Sicilia.

Nel 2023 il maltempo ha causato il crollo del 10% della produzione di grano, del 60% per le ciliegie e del 63% delle pere, mentre il raccolto di miele è sceso del 70% rispetto allo scorso anno. R si registrano cali anche per il pomodoro e per la vendemmia (-12%).