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Illycaffè: accordo con Autorità etiope caffè per aumentare qualità prodotto

Illycaffè: accordo con Autorità etiope caffè per aumentare qualità prodottoMilano, 28 ago. (askanews) – illycaffè e l’Autorità del caffè e del tè etiope, istituzione governativa dell’industria del caffè, del tè e delle spezie, hanno siglato un accordo per incrementare la qualità del caffè dalla pianta alla tazzina, attraverso attività formative che si terranno prevalentemente nel Coffee training center di Addis Abeba, il centro di formazione realizzato in partnership tra Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), l’United nations organization for industrial development (Unido), illycaffè, Fondazione Ernesto Illy e l’Ethiopian coffee and tea authority.

Il Coffee training center ha lo scopo di soddisfare gli standard internazionali di esportazione del caffè di qualità e promuovere la formazione di operatori competenti che creino valore in questo settore per il Paese. illycaffè offrirà corsi di specializzazione ai professionisti della filiera, che spaziano dall’agricoltura rigenerativa alla torrefazione, dall’analisi sensoriale alla preparazione del caffè di tazza, con lo scopo di migliorare la produzione e il commercio di questa importante risorsa per l’Etiopia. Coltivatori, esportatori, gestori di bar e baristi potranno formarsi nelle aule della struttura o sul campo, in base alla tipologia di attività proposta.

L’azienda del caffè triestina produce un unico blend 100% Arabica composto da nove ingredienti diversi e seleziona solo l’1% dei chicchi di Arabica al mondo. “Il caffè etiope è considerato il miglior caffè Arabica al mondo. La nostra sfida è quella di potenziare l’offerta e i servizi della filiera, contribuendo allo sviluppo economico locale – spiega Cristina Scocchia, Ad di illycaffè – Attraverso la partnership pubblico-privato con l’Ethiopian coffee tea authority vogliamo creare delle sinergie per incrementare la qualità e quindi la sostenibilità delle comunità del caffè. Agiremo sulla formazione che consentirà ai piccoli produttori di accrescere la capacità di produzione di caffè e quindi i propri guadagni e agli esportatori e ai baristi di lavorare con un prodotto di ancor più alta qualità”. “L’Etiopia non è solo la terra di origine del caffè, ma anche un luogo in cui è possibile scoprire aromi sempre nuovi. Il sapore unico e l’altissima qualità del nostro caffè naturale sono conosciuti in tutto il mondo. La collaborazione e il supporto di illycaffè contribuiranno a rafforzare la nostra posizione nel mercato internazionale” ha commentato Adugna Debela, direttore generale di Ethiopian coffee and tea authority.

Uiv-Vinitaly: dal 2000 mai così tanto vino in Cantina, Dop +10%

Uiv-Vinitaly: dal 2000 mai così tanto vino in Cantina, Dop +10%Milano, 28 ago. (askanews) – La vendemmia 2023 si apre con una giacenza di vino in cantina pari a 45,5 milioni di ettolitri, l’equivalente di oltre 6 miliardi di potenziali bottiglie da 0,75/litri. Lo rileva l’Osservatorio Uiv-Vinitaly che ha elaborato i dati di Cantina Italia (Masaf) sulle giacenze a fine luglio, spiegando che il dato riflette un’eccedenza dello 4,5% rispetto al pari periodo dello scorso anno a causa in particolare di un incremento senza precedenti degli stock per i vini di maggior qualità, con le Dop a +9,9% sull’ultima rilevazione pre-vendemmiale del 2022.

L’altro indicatore di mercato preoccupante riguarda l’export di vino verso i Paesi extra-Ue che, nel primo semestre di quest’anno, risulta in ulteriore contrazione dalle ultime rilevazioni delle Dogane. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly infatti, tra i top 10 buyer, che insieme rappresentano circa l’85% del mercato extracomunitario, le esportazioni a volume sono positive solo per la destinazione russa, con cali quantitativi in doppia cifra per Stati Uniti, Canada, Giappone, Norvegia, Cina e Corea del Sud. Complessivamente la riduzione tendenziale nella prima metà dell’anno segna un -9% a volume e un -5% a valore, con gli spumanti giù del 13% e i fermi imbottigliati inchiodati a -5%. Per entrambe le tipologie, il trend a valore indica un gap del 4%, ma mentre per gli sparkling l’aumento del prezzo medio è in linea con il surplus dei costi produttivi (+10%), lo stesso non si può dire per i fermi (+1%).

“Sulla prossima vendemmia, la cui paventata forte contrazione è ancora tutta da verificare, pesa una congiuntura che si sta manifestando in tutta la sua complessità” ha affermato il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, spiegando che “comprendiamo la volontà da parte delle nostre imprese di mantenere le quote di mercato, ma abbassare i prezzi, come per esempio con i rossi sfusi in Germania, che stanno scendendo verso le quotazioni spagnole a circa 50 centesimi al litro, rischia di diventare un pericoloso boomerang una volta fuori dalla crisi di potere di acquisto che coinvolge anche i nostri competitor. A tal proposito – ha concluso Frescobaldi – il fenomeno crescente dei prodotti a ‘private label’ e gli imbottigliamenti del nostro vino fuori dall’Italia contribuiscono all’erosione del valore aggiunto”. “L’Osservatorio aveva previsto un 2023 difficile, ciò si sta verificando nonostante l’economia globale abbia per ora tenuto lontano buona parte delle nubi recessive” ha dichiarato l’ad di Veronafiere, Maurizio Danese, evidenziando che “ciò che può fare Vinitaly è intensificare la costruzione di ponti commerciali con l’estero, in particolare nelle relazioni con i mercati extra-Ue, a partire da quello americano dove saremo partner della Camera di Commercio di Chicago per l’International Wine Expo”.

“Da settembre a dicembre abbiamo infatti in programma una nuova campagna di internazionalizzazione con 25 appuntamenti in 15 Paesi e quattro Continenti” ha ricordato Danese, concludendo “da una parte per rifinire ulteriormente l’incoming per la prossima edizione veronese, dall’altra per garantire b2b direttamente sulle piazze estere”.

Prezzi largo consumo: aziende promettono rallentamento ma analisti scettici

Prezzi largo consumo: aziende promettono rallentamento ma analisti scetticiMilano, 23 ago. (askanews) – Dopo aver aumentato i prezzi per trasferire sui consumatori i rincari delle materie prime, dell’energia e del costo del lavoro, alcune delle più grandi aziende mondiali di beni di largo consumo potrebbero essere pronte ad rallentare questo trend al rialzo dei prezzi finali.

L’amministratore delegato di Kraft Heinz, Miguel Patricio, ricorda oggi un articolo sulle prospettive dei prezzi per i beni di largo consumo del Financial Times, ha dato la speranza che i prezzi di prodotti come Philadelphia e il ketchup Heinz potrebbe smettere di aumentare, in occasione della presentazione dei risultati preliminari all’inizio del mese. Il collega di Nestlé, Mark Schneider, ha affermato che la multinazionale di Nespresso e KitKat, tra gli altri marchi, rallenterà l’aumento dei prezzi nella seconda metà dell’anno. Anche l’omologo del colosso francese Danone, Antoine de Saint-Affrique, gli ha fatto eco, affermando che “nel corso del prossimo trimestre diminuirà, ma ci sarà ancora inflazione”. Per Graeme Pitkethly, direttore finanziario di Unilever, “abbiamo superato il picco dell’inflazione” e, sebbene i prezzi continueranno a salire, il tasso di crescita si “modererà” nel corso dell’anno. Secondo l’analisi di Jefferies, le aziende di beni di consumo hanno aumentato i prezzi in media dell’11% su base annua per tre trimestri consecutivi, fino a luglio, quando gli aumenti medi sono tornati al 9,7%.

La prospettiva di una battuta d’arresto nell’aumento dei prezzi sarà pure una buona notizia per i consumatori, ma è improbabile che si vedranno inversioni di prezzo o almeno una moderazione. Secondo gli analisti, continueranno a pagare i considerevoli aumenti dei prezzi avviati dalle aziende nella prima metà dell’anno fino al prossimo anno. “Dicono che i prezzi rallenteranno, naturalmente, perché l’anno scorso li stavano aumentando. Quindi di anno in anno l’aumento dei prezzi diventa minore, perché non praticano ulteriori prezzi aggiuntivi”, ha affermato Bruno Monteyne, analista di Bernstein. Per James Edwardes Jones, analista di Rbc, le aziende del largo consumo “non tagliano quasi mai i prezzi” ed erano più propensi ad aumentare l’attività promozionale piuttosto che ad abbassare effettivamente il prezzo dei beni. I consumatori si sono mostrati più resistenti del previsto ai rincari e hanno continuato ad acquistare marchi popolari, aiutando così le aziende a compensare i significativi cali delle vendite. Ma con il protrarsi dell’aumento del costo della vita, è diventato più difficile mantenere i volumi, con un aumento della cautela da parte dei consumatori nei confronti di ulteriori rincari. L’amministratore delegato ad interim di Reckitt, Nicandro Durante, si è detto “cauto” nel trasferire gli aumenti dei prezzi ai consumatori “stressati” in Europa. Heineken ha visto crollare i volumi di vendita del 5,4% nella prima metà dell’anno, scendendo ulteriormente nel secondo trimestre a seguito “dell’effetto cumulativo degli interventi sui prezzi”, mentre Nestlé ha riportato volumi di vendita inferiori alle aspettative all’inizio del mese.

Alcune aziende hanno registrato una significativa perdita di quote di mercato nella prima parte dell’anno. Unilever ha detto che la percentuale di attività in crescita è scesa dal 48% del primo trimestre al 41% del secondo, il livello più basso dal 2018. E la perdita di quote di mercato è un primo segnale del calo della fiducia dei consumatori, secondo gli analisti. Kraft Heinz ha perso parte della sua posizione nel secondo trimestre dell’anno a causa dei prezzi dei suoi prodotti superiori a quelli del mercato. “Stiamo perdendo una quota incrementale a favore dei marchi che stanno promuovendo più di noi”, ha affermato Patricio. In realtà ci sono categorie che si sono dimostrate più resistenti come quelle dei prodotti sanitari che hanno retto meglio in termini di volumi coi consumatori più propensi ripiegare su prodotti alimentari di fascia più bassa che a rinunciare a medicinali da banco o prodotti per la cura personale come il dentifricio.

Aziende poi che producono beni indulgence, il quotidiano britannico li inserisce nella categoria lusso accessibile, come bevande gassate e dolciumi, sono riuscite a mantenere i volumi spingendo al contempo i prezzi. E alcune di loro hanno detto che i prezzi dovranno aumentare ancora. Coca-Cola, ad esempio, ha aumentato i prezzi del 10% nel trimestre fino al 30 giugno, senza incidere sui volumi di vendita nello stesso periodo. Il direttore finanziario del produttore di bevande, John Murphy, ha dichiarato al Financial Times che la società continuerà ad aumentare i prezzi nella seconda metà dell’anno. Anche il produttore di cioccolato Lindt ha avvertito di ulteriori aumenti dei prezzi dopo averli già aumentati senza sacrificare i volumi di vendita. Lo stesso Schneider di Nestlé ha affermato che sarebbero necessari ulteriori aumenti dei prezzi, in particolare sui prodotti che si basano su cacao e zucchero, i cui prezzi sono aumentati vertiginosamente a causa delle carenze legate al clima.

Dr. Schär rileva attività senza glutine di Hero nei Paesi nordici

Dr. Schär rileva attività senza glutine di Hero nei Paesi nordiciMilano, 23 ago. (askanews) – Dr. Schär, azienda altoatesina di alimenti gluten free, acquisisce l’attività senza glutine di Hero nei Paesi nordici.

Nel dettaglio, spiega una nota, l’azienda italiana rileva il sito produttivo di Korsnäs, in Finlandia, i relativi dipendenti e l’intero portafoglio di prodotti senza glutine, comprese le tipiche fette croccanti svedesi. Attraverso questa acquisizione Dr. Schär si afferma come leader nel senza glutine anche in Norvegia, Danimarca, Finlandia e Svezia. “L’espansione di Dr. Schär nei Paesi nordici ci permetterà di rafforzare la nostra missione di migliorare la vita di tutti i consumatori con esigenze specifiche nutrizionali – afferma Hannes Berger, Ceo di Dr Schär – Diamo il benvenuto al team svedese e non vediamo l’ora di espandere ulteriormente la nostra leadership di mercato in Europa”. “Siamo molto soddisfatti di essere riusciti a portare a termine questa vendita, poiché consentirà all’azienda Dr. Schär, specialista nel settore del senza glutine, di raggiungere il suo pieno potenziale – ha aggiunto Rob Versloot, Ceo di Hero – Questa cessione fa parte della nostra strategia a lungo termine di concentrarci sulle nostre categorie principali di alimenti e snack per bambini e ragazzi, snack salutari e prodotti spalmabili naturali”.

La transazione diventerà effettiva il 31 dicembre 2023, subordinatamente al completamento delle trattative sindacali e delle procedure formali di transazione.

Patto anti-inflazione, Mimit: sempre pronti ad ascoltare industria

Patto anti-inflazione, Mimit: sempre pronti ad ascoltare industriaMilano, 22 ago. (askanews) – Il confronto con la filiera agroalimentare per arrivare a un accordo su un trimestre anti-inflazione è iniziato tre mesi fa, e vi ha preso parte anche l’industria di produzione. Tuttavia nei prossimi giorni ci saranno altri incontri nel merito e l’auspicio del ministero delle Imprese, che ha promosso l’iniziativa, è che possano portare alla massima condivisione, essendo “sempre pronto ad ascoltare le istanze degli attori della produzione”. Il dicastero guidato da Adolfo Urso affida a una nota la risposta diretta all’industria alimentare, che il 4 agosto non aveva sottoscritto la dichiarazione di intenti in base alla quale entro il 10 settembre si dovrebbe arrivare a un accordo per fissare i prezzi di alcuni prodotti alimentari e di prima necessità.

“In merito alle sollecitazioni giunte a mezzo stampa da associazioni industriali del settore agroalimentare affinché si svolga un confronto con il ministero sul ‘patto antinflazione’ previsto per il trimestre tra il primo ottobre e il 31 dicembre – si legge nella nota – il Mimit precisa che il confronto è iniziato già nel mese di maggio con numerose riunioni di filiera sui temi dell’inflazione alle quali hanno partecipato, a seconda del tema trattato, anche i rappresentanti delle associazioni delle imprese produttrici, tra le quali Federalimentare, Centromarca, Unione Italiana Food, Confindustria e Confagricoltura”. Il Mimit nel ricordare le date degli incontri (11 maggio, 25 maggio, 22 giugno, 19 luglio, 20 luglio, 26 luglio, 31 luglio) ha fatto presente che anche a seguito di quelle riunioni il 4 agosto “è stata sottoscritta la dichiarazione congiunta sul ‘trimestre antinflazione’ con la grande, media e piccola distribuzione e a cui hanno manifestato la loro adesione numerose associazioni di imprese cooperative e artigianali e confederazioni delle Pmi”. Fatta questa premessa, tuttavia, il ministero fa presente che “Altri incontri in merito al ‘patto antinflazione’ con la partecipazione dei rappresentanti dell’intera filiera sono previsti nei prossimi giorni e l’auspicio è che possano portare alla massima condivisione verso un’iniziativa a beneficio delle famiglie italiane, della ripresa dei consumi e quindi anche della dinamica produttiva indispensabile per le imprese”. “Il Mimit – conclude la nota – è sempre pronto ad ascoltare le istanze delle imprese e sin dall’inizio della legislatura ha fatto del confronto con gli attori della produzione, associazioni e sindacati, un elemento distintivo del proprio metodo di lavoro”.

Il ministero ricorda infine un altro tavolo quello della filiera agroindustriale, istituito “il 5 aprile alla presenza dei ministri Urso e Lollobridgia con la partecipazione di tutti i rappresentati delle associazioni di impresa agricola, agroindustriale e alimentare, che si riunisce periodicamente al Mimit anche per definire la politica industriale per l’intera filiera”.

Food delivery, la turca Getir taglierà l’11% dei lavoratori

Food delivery, la turca Getir taglierà l’11% dei lavoratoriMilano, 22 ago. (askanews) – La turca Getir, start up di consegne di cibo a domicilio, ha annunciato un piano di ristrutturazione globale che prevede il taglio di 2.500 posti di lavoro in cinque Paesi, pari al 10,9% della sua forza lavoro totale. Lo comunica in una nota riportata da Reuters.

Getir, specifica la nota, continuerà a operare in Turchia, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti. Il mese scorso l’azienda aveva annunciato la sua uscita da Italia, Spagna e Portogallo. “Decisioni come queste non vengono mai prese alla leggera”, ha detto Getir nella nota, spiegando che l’obiettivo della ristrutturazione è “aumentare in modo significativo l’efficienza operativa”.

Getir, che fa consegne superveloci di cibo e alimentari in Turchia, Europa e Stati Uniti, è stata valutata quasi 12 miliardi di dollari in un round di finanziamento lo scorso marzo.

Ambrosetti: food delivery nel 2021 a 1,8 mld, raggiunge 71% italiani

Ambrosetti: food delivery nel 2021 a 1,8 mld, raggiunge 71% italianiMilano, 22 ago. (askanews) – La consegna di cibo e piatti pronti a domicilio (food delivery) muove un mercato che al 2021 valeva 1,8 miliardi di euro e questo tipo di servizio raggiunge ormai il 71% della popolazione italiana. A delineare questo scenario è The European house-Ambrosetti che in occasione del settimo forum sul food&beverage di giugno a Bormio ha sottolineato il ruolo delle piattaforme di food delivery che nell’ultimo anno hanno rappresentato il 97% del valore totale dei piatti venduti per la consegna a domicilio. Solo il 3% proviene dai canali online dei ristoranti tradizionali.

“Nel 2015 – ha dichiarato Valerio De Molli, managing partner & Ceo, The European House Ambrosetti – le vendite attraverso le piattaforme di food delivery valevano 70 milioni di euro, nel 2018 oltre 360 milioni e nel 2020 più di 700. La pandemia ha contribuito alla crescita esponenziale di questo fenomeno (+20% di valore tra 2020 e 2021) che si avvicina oggi in Italia ai 2 miliardi di euro complessivi e che ha, inoltre, ulteriori e ampie possibilità di sviluppo futuro”. Lo sviluppo delle piattaforme digitali ha permesso al settore dell’e-commerce alimentare di crescere esponenzialmente tra il 2010 e oggi, mediamente del 39% all’anno. Lo studio Ambrosetti ha evidenziato, inoltre, come il fatturato complessivo a fine 2022 si è attestato a 4,7 miliardi di euro grazie soprattutto al food delivery che rappresenta il 44% del valore, seguito da spesa alimentare (37%) ed enogastronomia (19%). “Il potenziale di crescita dei marketplace digitali – ha aggiunto De Molli – nel contesto agroalimentare è però ancora molto elevato, in quanto il fatturato del settore alimentare generato tramite e-commerce vale nel 2022 il 3% del totale”.

Le scelte e le abitudini mutano anche grazie agli strumenti tecnologici che si utilizzano: oggi otto consumatori su 10 sono raggiunti dai social network, il 60% manifesta un forte interesse per la cucina e il 31% naviga sui social con l’intenzione di scoprire nuovi prodotti da acquistare. Grazie alla tecnologia e allo sviluppo del food delivery, oggi anche in Italia, sono accessibili nuovi concetti di ristorazione come le dark kitchen (cucine specializzate solo nella consegna a domicilio), o le ghost kitchen (un laboratorio che lavora per più marchi dedicati alle consegne), le social kitchen dove organizzare eventi con la cucina come filo conduttore o ancora le shared commercial kitchen, spazi per cucine commerciali in condivisione che ottimizzano così i costi di gestione.

Coldiretti: il ganchio blu si combatte a tavola, bene Meloni e Lollobrigida

Coldiretti: il ganchio blu si combatte a tavola, bene Meloni e LollobrigidaMilano, 20 ago. (askanews) – Coldiretti apprezza la decisione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, di “combattere” a tavola l’invasione del grnachio blu, specie aliena originaria delle coste Atlantiche dell’America che sta prendendo il sopravvento nei fondali delle nostre coste. La confederazione degli agricoltori coglie l’occasione del post di Lollobrigida con foto della Meloni per ricordare i cuochi pescatori e contadini che hanno messo a punto ricette a base di granchio blu, dall’insalatina di granchio alla veneziana fino agli spaghettoni all’aglio saltati al granchio.

In questo modo sarebbe possibile trasformare quella che oggi è una calamità in un’opportunità, con l’inserimento nei menu a km zero, a partire dalle attività di ittiturismo, pescaturismo e dagli agriturismi sul litorale, nel rispetto delle normative territoriali. Del granchio blu Coldiretti decanta anche le proprietà nutrizionali, grazie a una presenza di vitamina B12, preziosa per l’organismo umano. Per Coldiretti quella del granchio blu è una vera e propria calamità naturale, che mina la sopravvivenza dell’economia ittica di molte regioni. Il granchio blu sta colpendo gli allevamenti di cozze e vongole, ma anche quelli di orate, lungo la costa nord dell’Adriatico e nel Tirreno, a partire dalla Toscana dove sta assediando le coste da Orbetello, nel Grossetano, a Marina di Pisa. Una minaccia, per la sopravvivenza di oltre 3.000 imprese familiari nelle zone più colpite con la scomparsa di vere e proprie eccellenze alimentari.

Coldiretti: da domani fermo pesca esteso a tutto l’Adriatico

Coldiretti: da domani fermo pesca esteso a tutto l’AdriaticoMilano, 18 ago. (askanews) – Il fermo pesca da sabato 19 agosto si estende al tratto di costa compreso tra San Benedetto e Termoli, dopo che la flotta aveva già interrotto le sue attività da Trieste ad Ancona e da Manfredonia a Bari. A darne notizia è Coldiretti Impresapesca, sottolineando che il blocco delle attività, nel tratto tra il sud delle Marche, l’Abruzzo e il Molise, durerà dal 19 agosto fino al 24 settembre. Come lo scorso anno, spiega Coldiretti Impresapesca, in aggiunta ai periodi di fermo fissati i pescherecci dovranno effettuare ulteriori giorni di fermo a seconda della zona di pesca e del tipo di risorsa pescata.

Nonostante l’interruzione dell’attività sulle tavole delle regioni interessate, sarà possibile trovare prodotto italiano, dal pesce azzurro come le alici e le sarde, al pesce spada, a spigole, orate, sogliole, cannocchie, vongole e cozze provenienti dalle barche della piccola pesca, dalle draghe e dall’acquacoltura. Il fermo cade quest’anno in un momento difficile, denuncia Coldiretti Impresapesca, con la spada di Damocle delle nuove linee di indirizzo del Commissario alla Pesca, Virginijus Sinkevicius, che pende sulla flotta Italia. La misura più dirompente è il divieto del sistema di pesca a strascico. Ma le nuove linee prevedono anche la restrizione delle aree di pesca con tagli fino al 30% di quelle attuali, denuncia Coldiretti Impresapesca, con scadenze ravvicinate nel 2024, 2027 per concludersi nel 2030.

Coldiretti Impresapesca lamenta inoltro che l’assetto del fermo pesca 2023 non in tutti gli areali risponde ancora alle esigenze delle aziende né a quelle di sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato di alcune risorse che il fermo vorrebbe tutelare, in una delicata fase di vita, nei 38 anni di fermo pesca non è molto migliorato nonostante gli sforzi e le restrizioni messe in atto dalla flotta nazionale che ha visto una contrazione perdendo circa il 33% delle unità da pesca e 18.000 posti di lavoro. Il fermo, conclude, non deve essere una mera restrizione dei tempi di pesca, misure già abusate dai regolamenti comunitari, ma deve avere come obiettivo quello di tutelare le risorse target nelle fasi biologiche più importanti quali la nascita e l’accrescimento dei giovanili, una fase di tutela che non può essere disgiunta dalla attenzione alla sostenibilità economica delle imprese di pesca coinvolte alla misura di fermo e dalla sostenibilità sociale per la tenuta dei territori costieri e delle tante economie collegate alla produzione ittica quali il commercio, la ristorazione, il turismo e la cantieristica.

Maltempo, Coldiretti: conto danni all’agricoltura ha superato i 6 miliardi

Maltempo, Coldiretti: conto danni all’agricoltura ha superato i 6 miliardiMilano, 17 ago. (askanews) – L’ultima ondata di maltempo fa salire il conto delle perdite provocate all’agricoltura dal clima anomalo del 2023 con danni che, tra coltivazioni e infrastrutture, supereranno i sei miliardi dello scorso anno. La stima è di Coldiretti dopo l’ultima ondata di maltempo che si è abbattuta sulla provincia di Torino.

La coltura più danneggiata, sottolinea la Coldiretti, è il mais che è ormai in fase di raccolta con interi campi abbattuti dal forte vento e schiacciati dalla grandinata. Una beffa per gli agricoltori che hanno visto distruggere la produzione proprio alla vigilia del raccolto necessario per l’alimentazione del bestiame. “Perdere il mais o il fieno significa – precisa la Coldiretti – perdere materie prime indispensabili per le filiere del latte e della carne così importanti per il soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione in un momento in cui si sta già scontando gli effetti della guerra e della speculazione. Per questo è fondamentale che le aziende agricole siano messe in condizione di potere assicurare i raccolti distrutti da eventi calamitosi come questi”.