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De Castro: Ue non può dare obiettivi lasciando che agricoltori si arrangino

De Castro: Ue non può dare obiettivi lasciando che agricoltori si arranginoMilano, 18 mag. (askanews) – “Questo è un pensiero a larghissima maggioranza nella Commissione Agricoltura: c’è assoluta condivisione degli obiettivi ma c’è una assoluta mancanza della strategia di attuazione di questi obiettivi”. Paolo De Castro, europarlamentare intervenuto in videocollegamento alla presentazione in Sda Bocconi, del primo libro “Agricoltura tra sostenibilità e innovazione”, frutto della collaborazione tra Crédit Agricole Italia e l’Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi School of management, parla delle politiche europee che in maniera diretta e indiretta riguardano l’agricoltura, lamentando “la solitudine” in cui vengono lasciati gli agricoltori nella gestione dei cambiamenti che l’Europa decide. “Non posso darti degli obiettivi e dirti arrangiati”, ha sottolineato tornando su un tema emerso durante la presentazione del libro, quello della percezione vessatoria delle norma sulla sostenibilità nel mondo agricolo. “Non c’è contrapposizione sugli obiettivi – ha ribadito – ma una profonda solitudine degli agricoltori nella loro attuazione”. E qui ha fatto riferimento alla riduzione del ricorso alla chimica in agricoltura citando le Tea, nuove tecniche genomiche, che potrebbero aiutare in tal senso ma “oggi sono vietate perchè sono associate agli Ogm”. “Ci sono già oggi tecnologie per ridurre l’uso delle sostanze chimiche – ha concluso – ma tutto questo richiede una progettualità”.

Agricoltura, Martina: prezzi dovranno includere impatto cambiamento clima

Agricoltura, Martina: prezzi dovranno includere impatto cambiamento climaMilano, 18 mag. (askanews) – “Dobbiamo guardare bene l’impatto sulle produzioni dei cambiamenti climatici: su tante produzioni è inedito e fatemelo dire in queste ore drammatiche per l’Emilia Romagna questo deve essere considerato sempre di più nella definizione degli scenari di prezzo. Ecco perché servono una azione e una riflessione urgentissime”. A dirlo il vicedirettore generale della Fao, Maurizio Martina, intervenuto in videocollegamento alla presentazione, in Sda Bocconi, del primo libro “Agricoltura tra sostenibilità e innovazione”, frutto della collaborazione tra Crédit Agricole Italia e l’Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi School of management.

Martina (Fao): rinnovo accordo grano consolida decrescita prezzi

Martina (Fao): rinnovo accordo grano consolida decrescita prezziMilano, 18 mag. (askanews) – “L’accordo sul grano è stato rinnovato per altri due mesi e questo è importante per alleggerire la pressione sui prezzi perché può contribuire a consolidare la curva di decrescita dei prezzi”. A dirlo Maurizio Martina, vicedirettore generale della Fao, intervenuto questa mattina in videocollegamento alla presentazione in Sda Bocconi del primo libro “Agricoltura tra sostenibilità e innovazione”, frutto della collaborazione tra Crédit Agricole Italia e l’Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi School of management.

“L’anno scorso è stato un anno difficilissimo – ha sottolineato Martina, parlando dell’escalation dei prezzi del grano dopo lo scoppio della guerra in Ucraina – Da qualche mese però c’è un raffreddamento dei prezzi. Ovviamente non ci sono certezze ma possiamo guardare alle prospettive con un po’ di ottimismo in più. Speriamo di aver superato l’apice dell’aumento”.

Parmigiano Reggiano e Grana Padano insieme contro sottocosto non dichiarato

Parmigiano Reggiano e Grana Padano insieme contro sottocosto non dichiaratoMilano, 17 mag. (askanews) – I consorzi di tutela del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano si uniscono per contrastare la concorrenza sleale, alimentata con prezzi sottocosto. I consorzi di tutela delle due Dop hanno approvato la medesima delibera volta a garantire il riconoscimento del reale valore dei due formaggi Dop.

Nel corso di un collegamento a “camere congiunte”, i due consigli di amministrazione hanno deliberato all’unanimità che “la vendita al pubblico di Parmigiano Reggiano e/o Grana Padano a un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture di acquisto in tutti gli eventuali passaggi commerciali intermedi fino al fornitore del prodotto in oggetto è considerata misura svalorizzante la Dop Parmigiano Reggiano / Grana Padano”. Ricordiamo che la normativa in materia di sottocosto tutela solamente l’ultimo passaggio, quello della fattura di acquisto del negozio con vendita al pubblico. Negli ultimi anni sono frequenti e in espansione pratiche commerciali nelle quali la dichiarazione del “sottocosto” viene a norma di legge elusa nel momento in cui la riduzione del prezzo rispetto a quella praticata dal fornitore del prodotto finito avviene nell’ambito di passaggi commerciali intermedi, spesso afferenti o riconducibili alla stessa organizzazione d’impresa. In tali situazioni, in particolare con riferimento alle due Dop casearie, si generano rischi di danni legati alla ingannevole percezione del prezzo trasmessa al consumatore, alla condizione di concorrenza sleale che si genera tra gli operatori al dettaglio nel mercato locale di riferimento, e ai riflessi speculativi che possono scaricarsi sul mercato all’offerta.

In considerazione della delibera, i consorzi porteranno avanti tre misure, a partire da un “protocollo di sorveglianza” per il monitoraggio dei possibili casi di “prezzi al consumo svalorizzanti”, affiancato da una “procedura di irrogazione di azioni correttive” dei casi riscontrati prevedendo, quale principio di base, la sospensione delle attività/collaborazioni di entrambe i Consorzi con la catena/gruppo coinvolto dalla pratica in oggetto (o dal rifiuto della verifica). Infine saranno definite le linee guida del protocollo di sorveglianza e della procedura, azioni correttive che dovranno essere preventivamente divulgate agli operatori del dettaglio, e agli operatori commerciali fornitori dei formaggi Dop in oggetto. I board, in considerazione degli elementi che emergeranno da questa attività di “sorveglianza”, attiveranno azioni ulteriori tese a tutelare le denominazioni coinvolte.

“Crediamo nel gioco di squadra. Già due anni fa siamo scesi in campo, insieme agli amici del Grana Padano, contro il sistema di etichettatura a semaforo. Ora affrontiamo insieme una nuova sfida che è quella di adottare provvedimenti volti a contrastare il ‘sottocosto non dichiarato’ che svalorizza l’immagine e il valore dei nostri formaggi. I consorzi dedicano importanti investimenti alle collaborazioni con gli operatori del retail al fine di perseguire gli obiettivi istituzionali di valorizzazione della denominazione, di promozione del prodotto e del suo consumo. Abbiamo pertanto ritenuto necessario definire linee guida e un protocollo di sorveglianza, monitorando i possibili casi di pratiche svalorizzanti e prevedendo azioni correttive che le scoraggino” ha affermato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “Siamo convinti che questa delibera e l’impegno comune dei Consorzi Grana Padano e Parmigiano Reggiano vadano a beneficio dei consumatori, che potranno così finalmente trovare chiarezza sugli scaffali e scegliere in assoluta tranquillità – commenta Renato Zaghini, presidente del Consorzio Grana Padano – I risultati commerciali raccolti anche all’estero confermano che sono la qualità garantita e la genuinità del prodotto a convincere i consumatori a scegliere, ad un prezzo equo e in linea con i trend dei costi. Tutelare dei formaggi che qualificano l’agroalimentare italiano nel mondo distinguendolo dai prodotti civetta che tendono invece a sfruttare il nostro prestigio copiandoci malamente è il nostro impegno solenne. Con gli amici del Parmigiano Reggiano, i produttori di Grana Padano hanno la responsabilità di essere i capofila di un sistema trainante per l’export italiano che, insieme, ancora una volta, vogliamo sostenerlo e farlo crescere, cominciando da casa nostra”.

Divulga: con accordo Onu 54% prodotti agricoli partiti da porti ucraini

Divulga: con accordo Onu 54% prodotti agricoli partiti da porti ucrainiMilano, 17 mag. (askanews) – Il 54% dei prodotti agricoli esportati dall’Ucraina, negli ultimi dieci mesi, è salpato dai tre porti del Mar Nero inseriti nell’accordo Onu sul grano, portando una boccata d’ossigeno all’economia di Kiev e allentando il rischio di tensioni sul prezzo del pane che avrebbero potuto provocare instabilità nelle aree in via di sviluppo fortemente dipendenti dalle importazioni dalle aree di guerra. È quanto afferma il Centro studi Divulga che ha elaborato i dati Onu e del ministero dell’Agricoltura di Kiev delle rotte dei prodotti agricoli partiti dall’Ucraina da quando è stato siglato il “Black Sea grain initiative”.

Complessivamente sono 30,2 milioni le tonnellate di prodotti agricoli partiti dai tre porti ucraini inseriti nell’accordo (Odessa, Yuzhny e Chormoronsk): la metà è mais, mentre il 26,9% è grano tenero, il 5,5% è farina di girasole, il 5,1% olio di girasole. La Cina con 7 milioni di tonnellate di prodotti agricoli tra grano, mais e olio di girasole, pari al 23,2% sul totale partito dai tre porti ucraini, è il Paese che ha più beneficiato del Black Sea grain initiative. La Spagna con 5,4 milioni di tonnellate di prodotti, pari al 18%, e la Turchia (3,1 milioni di tonnellate di prodotti pari all’10,2%) si piazzano rispettivamente al secondo e terzo posto tra i Paesi che più hanno importato dall’Ucraina in questo periodo.

L’Italia, invece, con 2 milioni di tonnellate (6,7%) è quarta in questa classifica, davanti a Paesi Bassi, Egitto, Bangladesh, Israele, Portogallo e Tunisia. In particolare, da agosto 2022, nel nostro Paese sono arrivate 1,3 milioni di tonnellate di mais, fondamentale per l’alimentazione animale, 427mila tonnellate di grano tenero, 127mila tonnellate di soia e 100mila tonnellate di olio di girasole. “I dati mostrano chiaramente come i porti siano un punto di partenza fondamentale per i prodotti agricoli ucraini ed è importante che l’accordo venga rinnovato e duri nel tempo sia per dare respiro all’economia ucraina fortemente provata dalla guerra sia per scongiurare tensioni nei Paesi in via di sviluppo fortemente dipendenti dalle importazioni dalle aree in guerra – spiega Felice Adinolfi, direttore del Centro studi Divulga – Si tratta di quantità importanti di prodotti agricoli, la cui assenza è motivo di forte squilibrio nei mercati, come sperimentato nei mesi che hanno preceduto l’accordo di luglio, questa forte movimentazione di grano, mais, olio di girasole in questi mesi ha scongiurato il rischio di una nuova primavera araba che, come ricorderemo, fu innescata dall’aumento dei prezzi del pane”.

Logistica sostenibile, Rovagnati: nel 2022 risparmiate 219 ton Co2

Logistica sostenibile, Rovagnati: nel 2022 risparmiate 219 ton Co2Milano, 17 mag. (askanews) – Rovagnati, storico marchio italiano di salumi, prosegue nell’impegno verso una logistica sempre più green: nel 2022 ha evitato l’emissione di 219 tonnellate di CO2 rispetto all’anno precedente, grazie a partnership strategiche e all’introduzione di green truck.

Nel primo caso, la collaborazione ha riguardato il gruppo Stef che permette di ridurre del 20% le emissioni per ogni tonnellata di prodotto trasportata. Stef è, inoltre, impegnato nel progetto Moving Green, un piano che prevede la riduzione complessiva del 30% delle emissioni di CO2 legate ai mezzi di trasporto entro il 2030, e il rifornimento del 100% degli impianti con energia a basse emissioni di carbonio entro il 2025. Attraverso la collaborazione con Gi.Ma.Trans, invece, è stata possibile l’introduzione nella flotta di Rovagnati di green truck, mezzi alimentati a gas naturale liquido (LNG) e dotati di tecnologie in grado di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale della logistica e che dispongono anche di una tecnologia Hybrid. Questa combinazione di tecnologie garantisce una resa frigorifera più che raddoppiata rispetto a un gruppo multi temperatura tradizionale e che, grazie al funzionamento 100% elettrico con la corrente prodotta dal generatore collegato al motore del veicolo, consente di avere zero emissioni. Disporre anche di gruppi frigoriferi installati su motrici alimentate a LNG ha il beneficio di ridurre l’impatto ambientale anche a livello di rumorosità dei veicoli.

Nel percorso verso una logistica sostenibile, inoltre, Rovagnati ha condiviso con i propri partner l’opportunità di avviare test sperimentali per l’utilizzo di veicoli elettrici per le consegne dell’ultimo miglio nei centri abitati. Il progetto prevede di testare alcuni mezzi impiegati in Toscana e in Piemonte, principalmente su aree urbane di grandi città che possono essere interamente coperte con l’autonomia del veicolo. “La logistica è un settore chiave non solo per Rovagnati e l’industria di cui l’azienda è leader, ma per tutto il Paese e la società nel suo complesso. Trovare soluzioni e tecnologie che permettano di ridurre gli impatti della logistica sull’ambiente sia a livello nazionale che internazionale è fondamentale per raggiungere una sostenibilità che sia realmente tale e abbia un impatto concreto sulla vita di tutti. Non è infatti possibile diventare sostenibili senza un piano che coinvolga anche la logistica – commenta Federica Ferrario, supply chain director di Rovagnati – Per riuscire in questo percorso di trasformazione è fondamentale individuare partner che condividano obiettivi e approccio verso la sostenibilità, puntando sull’innovazione tecnologica”.

Pasta, Unionfood: allarmismo ingiustificato, prezzo alla produzione +8,4%

Pasta, Unionfood: allarmismo ingiustificato, prezzo alla produzione +8,4%Milano, 11 mag. (askanews) – La pasta è la soluzione non il problema e l’allarmismo di questi giorni intorno al prezzo a scaffale è ingiustificato. Del resto, anche coi rincari attuali, l’aggravio annuo per i consumatori è di circa 10 euro. E’ questo il messaggio lanciato dai pastai riuniti in Unione italiana food al termine della prima riunione a Palazzo Piacentini a Roma della Commissione di allerta rapida sui prezzi della pasta convocata dal ministero delle Imprese. – Il prezzo della pasta alla produzione è cresciuto in un anno del +8,4% (dati Istat, marzo 2023 su marzo 2022), ovvero al pari dell’indice di inflazione medio registrato dai beni al consumo, osservano. L’incremento per il consumatore, che dipende da dinamiche esterne al mondo della produzione della pasta, si attesta invece su una percentuale del +16,5% (e non del 17,5% o di altre cifre enunciate erroneamente in questi giorni) quando la media del totale dei prodotti alimentari è del +15% (dati Istat, aprile 2023 su aprile 2022). Parliamo quindi di un rincaro sul prezzo della pasta che si attesta di un punto e mezzo percentuale in più rispetto agli altri prodotti alimentari, si legge in una nota.

“Vorremmo che si uscisse da questa giornata con il riconoscimento che la pasta è la soluzione, non il problema. Lavoriamo tutti nella direzione di tutelare sempre al meglio i consumatori ma, seppur i costi rimanessero quelli attuali, non possiamo dimenticare che l’aggravio di spesa per persona all’anno sarebbe di circa 10 euro, ovvero il 16,5% in più su un prodotto che costa in media circa 1,07 euro al pacco (dato Istat) – affermano i pastai guidati da Riccardo Felicetti – Insomma, ben al di sotto di tanti altri rincari e perfettamente in linea con il costo dell’inflazione. Tenendo conto che si tratta di un prodotto che finisce quotidianamente sulle tavole degli italiani, sinceramente l’allarmismo di questi giorni appare davvero poco giustificato. Si sono letti tanti numeri, alcuni anche sbagliati: resta il fatto che noi pastai possiamo solo ribadire che il prezzo della pasta alla produzione è aumentato del +8,4%, in linea con l’aumento dell’indice d’inflazione medio dei beni al consumo. Se l’aumento del prezzo al consumo è stato poi del +16,5%, non è a noi che dovete chiederne ragione”. Secondo Unionfood, l’incremento del prezzo della pasta “presentato come un’allerta, è invece un dato logico e facilmente spiegabile”. La pasta oggi a scaffale è stata prodotta mesi fa con grano duro acquistato alle quotazioni del periodo ancora precedente, con i costi energetici del picco di crisi bellica, cui si sono aggiunti i forti costi del packaging (carta e plastica) e della logistica (carburante, pallet, containers). I prezzi di oggi, quindi, sono il risultato di una libera contrattazione fatta dalle singole aziende con la distribuzione. Una situazione che i pastai di Unione Italiana Food hanno definito come una “tempesta perfetta” per il settore della pasta e non solo (anche gli altri beni alimentari hanno subito gli stessi incrementi). “È vero – ammettono – che i costi sono scesi ma non sono tornati ai livelli del passato e sono ancora piuttosto sostenuti rispetto a quelli registrati a cavallo del 2020/2021”.

All’inizio del 2022, ricordano, il prezzo del grano era salito a quasi 600 euro a tonnellata (+110% rispetto allo stesso periodo del 2021) ed ora è sceso sensibilmente, attestandosi tra i 350 e i 380 euro (comunque +30% rispetto al 2019). Stessa dinamica la si può riscontrare per i costi energetici e le altre voci di costo. “Quando il grano duro era alle stelle non è stato avvertito nessun grido di allarme per i pastai. Eppure, si tratta di un settore con una marginalità ridottissima visto che con poco più di un euro si acquista un pacco di pasta da 500 grammi e in quell’euro ci stanno tutte le voci di costo: il grano duro, la trasformazione del grano in semola, i costi energetici di aziende fortemente energivore (elettricità e gas), il packaging, i trasporti ed altro ancora”,concludono.

Pasta, Garante prezzi: in prossimi mesi atteso calo significativo prezzi

Pasta, Garante prezzi: in prossimi mesi atteso calo significativo prezziMilano, 11 mag. (askanews) – Nei prossimi mesi il costo della pasta potrà scendere in modo significativo. E’ la conclusione a cui è giunta la Commissione di allerta rapida per il monitoraggio dei prezzi riunitasi oggi per la prima volta a Palazzo Piacentini a Roma. “Durante il confronto tecnico, le istituzioni tecniche e di statistica (Istat, Ismea e sistema camerale) hanno segnalato come le ultime rilevazioni dei prezzi stanno già dimostrando i primi, seppure deboli, segnali di diminuzione di prezzo, segno che nei prossimi mesi il costo della pasta potrà scendere in modo significativo” si legge in una nota diffusa dal ministero delle Imprese e del made in Italy. La commissione, dal canto suo, fa sapere che “continuerà l’opera di monitoraggio sull’effettiva discesa dei prezzi, a tutela dei consumatori”.

La commissione, prevista dal decreto Trasparenza e presieduta dal garante per la sorveglianza dei prezzi, Benedetto Mineo, è stata convocata dal Mimit nelle scorse settimane per monitorare in tempo reale, a seguito degli aumenti registrati negli ultimi mesi, le dinamiche del costo della pasta e dei principali fattori che ne compongono il prezzo al consumo. Durante la riunione di oggi è stato preso in esame l’andamento del prezzo della pasta che, come rilevato dall’Istat sia a marzo che ad aprile, ha fatto registrare, rispettivamente, aumenti tendenziali del 17,5% e del 16,5%. II Garante ha evidenziato come la dinamica dei prezzi sia delle materie prime (frumento duro e semola) che dell’energia siano su livelli sensibilmente più bassi rispetto allo scorso anno e come tali riduzioni si rifletteranno sul prezzo al consumo della pasta. Ai lavori della prima riunione, oltre i membri previsti dal decreto(rappresentanti di Istat, Ismea, sistema camerale, rappresentati dei ministeri competenti per materia, Guardia di finanza, Autorità indipendenti competenti per settore, associazioni dei consumatori e degli utenti nominati dal Cncu, Regioni e Provincie Autonome), hanno partecipato i rappresentanti dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, dell’Agenzia delle entrate, delle associazioni delle imprese agricole, dell’industria molitoria e produttiva, delle cooperative, della distribuzione e del commercio, al fine di valutare in modo completo tutti i meccanismi di formazione del prezzo della pasta e poter così meglio definire le aspettative dei prossimi mesi anche in base ai positivi segnali di riduzione dei costi delle componenti della produzione.

 

Pasta, Unionfood: nessuna speculazione o illecito, solo propaganda negativa

Pasta, Unionfood: nessuna speculazione o illecito, solo propaganda negativaMilano, 11 mag. (askanews) – Nel corso dell’incontro che si è avuto questo pomeriggio a Roma sui rincari della pasta “il ministero dell’Agricoltura ha riferito che, all’esito di controlli effettuati dall’Ispettorato centrale repressione frodi, nessun fenomeno speculativo o illecito è stato registrato”. Ad affermarlo, in una nota, i pastai di Unione italiana food.

“Dispiace l’enfasi iniziale con cui è stato convocato questo tavolo. Si tratta di una propaganda negativa, pregiudizievole per un settore che rappresenta un orgoglio per il made in Italy, il fulcro della dieta mediterranea, un prodotto che fa da volano all’export e a tante altre eccellenze nostrane – si legge nella nota – Una pubblicità negativa che, purtroppo, proviene proprio dal dicastero che ha mutato la propria denominazione, votandosi alla tutela delle imprese e del made in Italy”.

Pasta, Cia: tutelare grano italiano, equità dal campo allo scaffale

Pasta, Cia: tutelare grano italiano, equità dal campo allo scaffaleMilano, 11 mag. (askanews) – Controlli serrati sull’etichettatura e più contratti di filiera tra agricoltori e industria. Questo serve, con urgenza, per salvare il grano e la pasta made in Italy dall’attuale svalutazione del cereale in campo. A ribadirlo, il presidente nazionale di Cia-Agricoltori italiani, Cristiano Fini, intervenendo alla riunione della Commissione di allerta rapida convocata, oggi al Mimit, dal capo Benedetto Mineo.

Cia sulla questione ha già acceso la mobilitazione nazionale e lanciato la petizione con raccolta firme su change.org. Un’azione necessaria secondo l’organizzazione, per far fronte alle principali cause della crisi che sta investendo le aziende del comparto, tra crollo vertiginoso del valore riconosciuto al grano duro italiano, passato in pochi mesi da 550 a 350 euro a tonnellata, e insostenibili costi di produzione, circa 1.400 euro per ettaro, quando si vende a 1.100 euro per ettaro (-300 euro). Il prezzo del grano è sceso del 40% nelle ultime settimane, afferma la Cia, mentre quello della pasta sullo scaffale è aumentato in media del 30%. “Senza interventi immediati – ha spiegato Fini – gli agricoltori italiani saranno costretti ad abbandonare la produzione per scarsa redditività. Chiediamo al Governo di attivare tutte le azioni possibili per il monitoraggio, la trasparenza e la tutela della qualità e delle quantità di grano nazionale utilizzato per la pasta e il pane”. “Ancora prima – ha aggiunto – sollecitiamo quell’equa redistribuzione del valore lungo la filiera, necessaria a riconoscere il giusto prezzo ai produttori, a tutelare la qualità delle materie prime, come di una pasta 100% made in Italy, e a salvaguardare la tenuta del comparto agricolo nazionale”.

L’Italia è in cima alla classifica europea per produzione di grano duro e un podio sotto a livello mondiale, sostiene la Cia, eppure, nonostante la sua vocazione, resta anche il secondo Paese importatore al mondo, dove i grani esteri, a differenza di quelli italiani, seguono standard qualitativi, di salubrità e costi di produzione molto più bassi, fino a determinare, cosa ancora peggiore, il prezzo del cereale simbolo del made in Italy. Per questo, occorre un sistema a contrasto e sanzione delle speculazioni commerciali, azioni mirate e strutturate per frenare le importazioni incontrollate dall’estero e il falso grano straniero spacciato per italiano, interventi a garanzia non solo di un prodotto simbolo di italianità, ma anche della sicurezza alimentare.