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Margherita Mastromauro nuova presidentessa dei pastai di Unionfood

Margherita Mastromauro nuova presidentessa dei pastai di UnionfoodMilano, 5 giu. (askanews) – Margherita Mastromauro è la nuova presidentessa del settore pasta di Unione italiana food, di cui presiederà consiglio e assemblea per i prossimi quattro anni. Margherita Mastromauro, presidentessa dal 2020 del pastificio pugliese, Riscossa F.lli Mastromauro, subentra a Riccardo Felicetti. Come presidentessa dei pastai supervisionerà e implementerà le attività promozionali del comparto e consolidare i rapporti con istituzioni, media e associazioni di riferimento del settore.

“Rappresentare i produttori di pasta – dichiara la neo-presidentessa Mastromauro – è per me motivo di grande orgoglio e responsabilità al tempo stesso. La pasta è un alimento globale, pregiato sotto il profilo nutrizionale e ha un ruolo centrale nell’alimentazione di tutti. Farò quindi del mio meglio per continuare a contribuire alla sua valorizzazione e alla diffusione dei suoi innumerevoli valori positivi. Ringrazio Riccardo Felicetti di passarmi il campanello della presidenza, ne farò un uso saggio”. “Faccio i miei auguri alla nuova presidentessa – commenta il presidente uscente – sperando possa essere un mandato pieno di soddisfazioni. In questi anni abbiamo affrontato molte sfide, alcune non facili, ma il nostro ruolo è quello di accrescere la fiducia che i consumatori ci hanno manifestato in questi anni e continuare ad investire in un settore chiave del made in Italy”. Mastromauro dal 1995 al 2019 è stata azionista e general manager dell’azienda di famiglia, fondata nel 1902 a Corato, nel Barese, dal Cavalier Leonardo Mastromauro. Laureata in Scienze politiche all’Università di Bari ha seguito la preparazione al concorso per la carriera diplomatica. Nel 2006 ha vinto il premio Mela d’oro della Fondazione Marisa Bellisario.

Gli americani di SugarCreek Packing si mangiano i salumi Veroni

Gli americani di SugarCreek Packing si mangiano i salumi VeroniMilano, 1 giu. (askanews) – Gli americani di SugarCreek Packing, azienda del settore della lavorazione della carne, hanno acquisito il 100% dei salumi Veroni, dopo che quest’ultima ha acquistato il 100% della già associata Carnigest, specializzata nella produzione di salami. Lo comunica in una nota Veroni.

Veroni Salumi, fondata nel 1925 a Correggio, ha all’attivo sei stabilimenti produttivi in Emilia-Romagna, suddivisi per specialità merceologica, e un centro di affettamento, aperto nel 2016, negli Stati Uniti. Conta 280 dipendenti in Italia, 70 negli Usa, circa 200 agenti di vendita e 600 referenze, si legge in una nota secondo cui l’azienda “gode di ottima salute finanziaria”. Veroni, che opera in tutto il mondo nei canali gdo, dettaglio tradizionale e horeca, in Italia è, secondo dati Iri, tra le prime 15 aziende del settore salumi, mentre negli Stati Uniti è il primo brand italiano nel comparto affettati. Grazie a questa acquisizione, sottolinea la nota, “Veroni diventerà una realtà sempre più internazionale, pur mantenendo ben ancorate le proprie radici. SugarCreek, nella figura del nuovo ceo, Daniel Hammer, ha confermato la volontà di investire per l’ampliamento e l’ammodernamento dei siti produttivi in Italia e negli Usa, al fine di garantire gli elevati livelli qualitativi e la creazione di nuovi posti di lavoro”. Guido e Marco Veroni, attuali amministratori delegati della Veroni continueranno a ricoprire i loro ruoli e a gestire l’azienda secondo logiche di continuità e autonomia. Anche tutto l’attuale management è stato confermato nei propri ruoli di funzione, così come tutti i dipendenti.

“Siamo davvero entusiasti di iniziare questo nuovo cammino insieme, e del ruolo che potremo avere sia nel mercato italiano, che americano – ha commentato John Richardson, presidente e ceo of SugarCreek – Veroni potrà, infatti, grazie al nostro supporto, crescere, ampliando la propria offerta, andando a soddisfare ancora meglio i bisogni dei consumatori di oggi e di domani. Entrambe le aziende, infatti, condividono gli stessi valori e principi; hanno un posizionamento premium, con un ampio portafoglio di prodotti di alta qualità. Cosa, però, ancora più importante è che ambedue possono contare su dipendenti di talento e altamente qualificati, che fanno propria la mission aziendale”. “Prendere la decisione di vendere l’azienda di famiglia non è stato semplice, ma allo stesso ci siamo resi conto che questo era il momento e la cosa giusta da fare – ha affermato l’attuale presidente del gruppo Stefano Veroni, membro della quarta generazione della famiglia – Crediamo fermamente che questa acquisizione porti vantaggi sia ai nostri dipendenti, sia ai nostri clienti. Siamo convinti che le sinergie produttive che si creeranno ci porteranno a raggiungere nuovi e ancora più sfidanti traguardi. La famiglia con i suoi principi è stata da sempre il valore distintivo della nostra azienda. Noi oggi lasciamo la famiglia di origine per entrare, con entusiasmo in una nuova, più grande, famiglia: la famiglia SugarCreek. Sappiamo di avere le persone giuste sia in Italia, sia negli Stati Uniti e non vediamo l’ora di lavorare e crescere insieme, rafforzando il nostro posizionamento leader negli Usa, così come in Italia ed Europa”.

La famiglia Veroni ha rivolto un particolare ringraziamento al decano dell’azienda e presidente onorario Francesco Veroni, che, insieme al defunto cugino Giulio, ha guidato l’azienda dal 1966 al 2020, portando il salumificio Correggese a diventare un’importante realtà industriale.

Riforma Ig, Afidop: strategica per formaggi, rafforzerà ruolo consorzi

Riforma Ig, Afidop: strategica per formaggi, rafforzerà ruolo consorziMilano, 1 giu. (askanews) – “Afidop plaude all’approvazione del testo sulla riforma delle indicazioni geografiche da parte della Plenaria dell’Europarlamento, dopo l’unanimità ottenuta in Commissione agricoltura. Ringraziamo il relatore Paolo De Castro, per questo importante risultato, ottenuto con il 95% dei consensi e per il percorso condiviso con i nostri consorzi. Dai lavori di trilogo che prenderanno il via ora sono certo che uscirà un ottimo testo”. Così Antonio Auricchio, presidente di dell’Associazione dei formaggi italiani dop, commenta l’approvazione del testo della riforma delle Ig da parte della Plenaria dell’Eurocamera.

“Si tratta – prosegue Auricchio – di una riforma strategica per il settore dei formaggi, prima filiera certificata del mondo delle Ig alimentari, dove l’Italia è leader con 56 Indicazioni geografiche, che permetterà di rafforzare, anche online, la protezione nostre Dop e Igp e il ruolo dei consorzi di tutela. Ma allo stesso tempo consentirà di raccontare meglio la sostenibilità insita nel modello delle filiere, incluse quelle dei formaggi che complessivamente hanno un valore alla produzione di oltre 4,7 miliardi di euro”.

Riforma Ig, Coldiretti: così si ferma falso made in Italy agroalimentare

Riforma Ig, Coldiretti: così si ferma falso made in Italy agroalimentareMilano, 1 giu. (askanews) – “Dalla difesa del sistema delle indicazioni geografiche europee dipende la lotta al falso made in Italy alimentare che nel mondo vale oltre 120 miliardi di euro. Il contrasto alle imitazioni aiuta la crescita di un sistema che oltre all’impatto economico e occupazionale rappresenta un patrimonio culturale e ambientale del Paese”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, in riferimento all’approvazione da parte della plenaria del Parlamento Europeo della relazione sulla riforma delle Indicazioni geografiche.

E’ importante, sottolinea la Coldiretti, la volontà del Parlamento di indicare obbligatoriamente la provenienza in etichetta dei prodotti a indicazione geografica protetta per proteggere i consumatori dagli inganni ma è anche da rilevare l’emendamento di tutela anti-Prosek in cui si chiarisce come menzioni tradizionali come Prosek non possano essere registrate, in quanto identiche o evocative di nomi di Dop o Igp. Un indirizzo significativo, conclude la Coldiretti, in attesa del pronunciamento definitivo sulla vertenza che oppone l’Italia alla Croazia da parte della Commissione. In Italia sono 883 i prodotti riconosciuti, tra alimentari e vini, che sviluppano un valore di 19,3 miliardi di euro con il contributo di oltre 86mila operatori.

Lollobrigida: Usa non possono insegnarci a mangiare

Lollobrigida: Usa non possono insegnarci a mangiareGenova, 1 giu. (askanews) – “Io stimo molto gli Usa per molti ragioni ma non ci possono insegnare a mangiare”. Lo ha detto oggi a Genova il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, durante la cerimonia di inaugurazione di Slow Fish.

“Non lo dico in termini ideologici – ha sottolineato il ministro – dico solo che i dati sanitari negli Usa mostrano un mondo diviso in due: i ricchi che mangiano bene e i poveri che mangiano cibi standardizzati imposti dal mercato, che portano ad avere il 77% di persone sovrappeso e il 36% di obesi. In Italia invece le persone sovrappeso sono il 36% e gli obesi l’8% ma è un dato in crescita perché è cambiato il modello educativo”. “La standardizzazione dei prodotti – ha concluso Lollobrigida – è il nostro nemico principale per ragioni economiche, perché noi essendo la nazione della qualità abbiamo tante piccole e medie imprese che ancora producono cibo di qualità, ma anche per ragioni di benessere interclassista, per permettere a tutti di continuare a mangiare bene”.

Riforma Ig, Cia: ora più tutele per gli agricoltori

Riforma Ig, Cia: ora più tutele per gli agricoltoriMilano, 1 giu. (askanews) – “Il parere favorevole, a larga maggioranza, di oggi in Plenaria del Parlamento Ue, alla proposta di riforma già approvata in Comagri, rappresenta un passo importante verso un modello agroalimentare europeo più solido, a tutela degli agricoltori e orientato alla qualità”. Così Cia-Agricoltori Italiani esprime soddisfazione per l’approvazione di una norma a favore del settore e sottolinea “la validità del testo come strumento di maggiore tutela per Dop e Igp anche del comparto vitivinicolo, più snello e semplice nelle procedure, realmente innovativo quanto a trasparenza e sostenibilità”.

Da parte di Cia, dunque, l’appello alle istituzioni in Europa affinché con i Triloghi, al via il prossimo 7 giugno, si rispetti l’impalcatura portante della riforma, sostenuta dall’organizzazione e strategica per l’Italia che nel panorama delle Ig è il primo Paese al mondo con 883 denominazioni, tra cibo e vino, e un valore complessivo alla produzione di 19,1 miliardi di euro. Cia, in particolare, esprime apprezzamento per “le misure del dossier che mirano a rafforzare la protezione delle Ig online e sui nomi dei domini, nell’uso delle Indicazioni geografiche come ingredienti e contro lo sfruttamento indebito della reputazione delle stesse, al tempo stesso attribuendo un ruolo chiave ai gruppi di produttori nei Consorzi con il riconoscimento di più poteri e responsabilità. Intoccabile il ‘pacchetto vino’ che nella proposta del Parlamento mostra di rispettare le specificità del settore vitivinicolo. Bene, anche l’inquadramento più chiaro della Commissione Ue che resta centrale dal punto di vista amministrativo, e quello dell’Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà intellettuale, che nella gestione dei marchi ha compito più consultivo e tecnico”. Necessario e, quindi, positivo per Cia, anche il processo di semplificazione delle procedure di approvazione e modifica dei disciplinari di produzione, portando da sei a cinque mesi il tempo a disposizione della Commissione per la registrazione di una nuova Ig, limitando a tre mesi il periodo di proroga e solo in casi debitamente giustificati, ma anche affidando alle autorità nazionali le pratiche delle richieste di modifica delle registrazioni esistenti, senza nuovo controllo da parte della Commissione Ue. L’approccio innovativo della riforma IG nel richiamo ai principi di trasparenza e sostenibilità, strettamente collegati, trova l’accordo di Cia, favorevole all’accesso da parte dei consumatori alle relazioni sulla sostenibilità unica delle IG, ma soprattutto garantendo ai produttori il carattere volontario degli impegni, su disciplinari o documenti specifici.

“Finalmente è stata approvata una riforma che vede sempre più tutelati gli agricoltori e che apprezziamo in tutta la sua interezza – dichiara il presidente di Cia, Cristiano Fini- Ringraziamo Paolo De Castro per la determinazione e il lavoro di squadra che permetterà nel tempo di rafforzare il sistema delle Ig, puntando a una sua maggiore competitività e capacità di creare valore, salvaguardando la sostenibilità complessiva delle aziende, promuovendo le tradizioni regionali e lo sviluppo delle comunità rurali”.

Morte Emilio Rigamonti, il cordoglio dell’azienda: perdiamo un pilastro

Morte Emilio Rigamonti, il cordoglio dell’azienda: perdiamo un pilastroMilano, 31 mag. (askanews) – L’amministratore delegato di Rigamonti, Claudio Palladi, assieme ai dipendenti e a Jbs esprime sentito rammarico per la scomparsa del fondatore dell’azienda, Emilio Rigamonti, deceduto oggi a Sondrio.

“Oggi perdiamo un pilastro dell’azienda. La sua intuizione e il suo impegno – ha detto Palladi – hanno reso Rigamonti leader nel mondo e la bresaola della Valtellina Igp un prodotto conosciuto e consumato in tutto il pianeta. Ci legava una profonda stima, sul piano professionale e soprattutto umano. Avevamo festeggiato insieme di recente i suoi 92 anni. La sua è stata una presenza costante e discreta”. “Ha sempre sentito l’azienda come propria – ha concluso Palladi – abbiamo lavorato fianco a fianco e ci siamo confrontati fino all’ultimo, anche dopo l’acquisizione da parte di JBS, della quale era pienamente soddisfatto. Sentiremo profondamente la sua mancanza”. Emilio Rigamonti aveva preso insieme al fratello Giovanni le redini dell’attività di macelleria e salumeria di famiglia nel 1913, aprendo alla fine degli anni Cinquanta il primo stabilimento produttivo a Montagna in Valtellina, che ancora oggi è sede della società, e in seguito gli impianti a Poggiridenti (negli anni 70) e a Mazzo in Valtellina nel 1986.

Eumetra: carrello della spesa più vuoto per millennial e famiglie con figli

Eumetra: carrello della spesa più vuoto per millennial e famiglie con figliMilano, 31 mag. (askanews) – La “razionalizzazione” è il filo conduttore della spesa degli italiani. In particolare, tra i due segmenti più rilevanti per il futuro del Paese, millennials (54%) e famiglie con figli (61%) vedono oggi il proprio carrello più vuoto rispetto a un anno fa. E’ quanto evidenzia l’istituto di ricerca sociale e di marketing Eumetra.

“Inflazione, costi dell’energia e scenari economici internazionali incerti – commenta Matteo Lucchi, amministratore delegato di Eumetra – hanno modificato le abitudini di spesa degli italiani preoccupati soprattutto dall’incremento delle spese per la casa (oltre il 50% dei Millennials e delle famiglie con figli), dalle visite mediche che hanno rinviato (oltre 3 famiglie con figli su 10) e dalla perdita del lavoro per il 15% dei millennials. Questo scenario porta circa il 40% di giovani e famiglie con figli a comprare al supermercato marche in promozione o meno costose. Le famiglie con figli in particolare (4 su 10) hanno percepito un aumento dei prezzi di oltre il 20%”. Rispetto a un anno fa, nonostante i rincari, gli italiani dichiarano di acquistare molta più frutta, verdura fresca e carne, meno liquori, vino e, nel caso delle famiglie con figli, anche meno pesce fresco. La gastronomia fresca è, invece, un reparto che i millennial sostengono di frequentare di più rispetto a 12 mesi fa, a differenza delle famiglie con figli.

In questo contesto, anche i dati Eumetra confermano che a trarre un “beneficio” di questa situazione è la marca del distributore. Il 37% delle famiglie con figli e il 35% dei millennials coinvolti nell’indagine, infatti, dichiarano di comprare più prodotti a marchio del distributore rispetto a un anno fa, a scapito dei prodotti di marca che oggi il 10% delle famiglie con figli non compra più. La marca del distributore è ritenuta più conveniente dalle famiglie con figli, sia perché costa meno, ma anche perché viene considerata capace di sostituire i prodotti di marche più note. “Esiste una correlazione – ha aggiunto Lucchi – tra la percezione del nostro futuro familiare, lavorativo o reddituale e come spendiamo ‘oggi’: il carrello della spesa di questo fine settimana dipende da come ci vediamo tra sei mesi-un anno. Sono certamente le famiglie con figli che oggi soffrono i maggior timori relativi al proprio futuro. La dimensione dell’essere genitori impatta significativamente sul carrello della spesa. Questo offre un’indicazione molto utile per le aziende della Gdo: analizzare il sentiment verso il futuro e tracciare come evolve la struttura familiare dei propri clienti, dice molto su come organizzare lo scaffale domani”.

Altro driver di scelta per la spesa sono le promozioni e in questo il voltantino si conferma un evergreeen. Oltre il 60% dei millennials e il 65% delle famiglie con figli si informa abitualmente sulle promozioni di un punto vendita attraverso il volantino cartaceo che trova direttamente al supermercato. La ricerca Eumetra sul mondo della grande distribuzione evidenzia, inoltre, che anche i volantini a domicilio mantengono la loro forza (utilizzati dal 49% dei millennials e dal 58% delle famiglie con figli). Non solo, il volantino porta il consumatore direttamente all’acquisto: il 30% di millennials e famiglie con figli dichiarano oggi di acquistare un prodotto perché lo ha visto sul volantino promozionale.

Giornata del latte, 65% del prodotto nazionale raccolto da cooperative

Giornata del latte, 65% del prodotto nazionale raccolto da cooperativeMilano, 31 mag. (askanews) – “Oggi il settore lattiero caseario rappresenta il primo comparto dell’agroalimentare nazionale con ricavi che hanno toccato nel 2021 quasi 17 miliardi di euro e in questo panorama le oltre 600 cooperative ricoprono un ruolo di rilevanza strategica. Grazie al lavoro di oltre 17.000 stalle associate, vengono raccolti quasi 8,5 milioni di tonnellate di latte l’anno, oltre il 65% del latte prodotto in Italia”. È quanto sottolinea Giovanni Guarneri, coordinatore del settore lattiero caseario di Alleanza delle Cooperative, in occasione del World milk day, istituito il primo Giugno dalla Fao nel 2001 con il duplice scopo di valorizzare il prodotto e le sue proprietà nutrizionali ma anche l’indotto socioeconomico.

La filiera lattiero casearia è responsabile del 10,8% del fatturato totale dell’industria agroalimentare nazionale con ricavi che sfiorano i 17 miliardi di euro e una bilancia commerciale positiva pari a 493 milioni di euro (Fonte: ISMEA, Ottobre 2022). In questo panorama articolato, dove intervengono a più livelli diversi attori, il sistema lattiero caseario cooperativo garantisce, attraverso la raccolta e la trasformazione del latte, 15.000 posti di lavoro e un reddito a centinaia di migliaia di famiglie oltre a contribuire al mantenimento degli ecosistemi antropici, specie nelle aree montane o svantaggiate più a rischio di spopolamento. La cooperazione lattiero casearia da anni è anche impegnata nella valorizzazione del latte e dei suoi derivati, attraverso progetti come “Think milk, taste Europe, be smart”, promosso dal settore lattiero caseario dell’Alleanza delle Cooperative, realizzato da Confcooperative e cofinanziato dalla Commissione Europea, per aumentare il grado di consapevolezza dei consumatori e dei media nei confronti del latte e dei suoi derivati (formaggi e yogurt), proponendo un’informazione corretta.

Heineken Italia: la sfida della sostenibilità si vince nei birrifici

Heineken Italia: la sfida della sostenibilità si vince nei birrificiMilano, 30 mag. (askanews) – Quando un prodotto come la birra è fatto per il 95% di acqua, parlare di riduzione dei consumi idrici sembra quasi un controsenso. Per Heineken Italia, però, il risparmio idrico, al pari della riduzione delle emissioni di Co2 è diventata una sfida quotidiana. “La sostenibilità da oltre 10 anni per noi è importante e oggi è ancora più centrale nella nostra strategia. Nel 2022 abbiamo ridotto i consumi di 500mila ettolitri di acqua durante il processo di produzione – ha detto l’amministratore delegato di Heineken Italia, Wietse Mutters, presentando il nuovo rapporto di sostenibilità – Ma stiamo accelerando ancora: abbiamo investito in tecnologica e conoscenza e nel primo quadrimestre di quest’anno sono stati risparmiati già 700mila ettolitri con l’obiettivo entro il 2023 di arrivare 3,2 milioni di ettolitri in meno”, a fronte di un aumento della produzione di birra di 100 mila ettolitri.

Quella della sostenibilità per Heineken Italia è una sfida che inizia sul territorio, nei quattro stabilimenti produttivi lungo lo Stivale – Pollein in Val d’Aosta, Comun Nuovo nella Bergamasca, Assemini in Sardegna e Massafra in Puglia – dove quotidianamente si costruisce l’obiettivo della net zero emission al 2030 attraverso team di lavoro dedicati che individuano criticità e propongono interventi mirati. Come nel caso dello stabilimento di Massafra, nel Tarantino un’area soggetta a stress idrico: “A Massafra dove l’acqua non è abbondante – ha spiegato l’ad – abbiamo tanti strumenti per ridurre ma anche per compensare il consumo di acqua”, uno su tutti l’installazione dei compressori a vite al posto delle pompe da vuoto ad anello liquido che ha consentito un risparmio di 2.250 kWh di energia elettrica e 7.900 ettolitri di acqua. Oltretutto quello di Massafra è il terzo birrificio al mondo per produzione di energia solare grazie a 13mila pannelli solari installati. Oltre al consumo idrico, Heineken Italia lavora anche sul fronte della decarbonizzazione. “E’ un percorso che è iniziato oltre 10 anni fa – ha detto Leo Gasparri, Sustainability manager Heineken Italia – ad oggi abbiamo ridotto del 59% le emissioni per ettolitro di birra prodotto, in valore assoluto parliamo del -44%. Però dobbiamo arrivare a zero e per farlo dobbiamo lavorare sui birrifici, riducendo il bisogno di energia e cambiando il modo in cui questi birrifici si approvvigionano di energia. Per produrre birra serve il 70% di energia termica e il 30% energia elettrica: dal 2015 l’energia elettrica provienie solo da fonti rinnovabili certificate, ora dobbiamo lavorare sull’energia termica”. Sul fronte delle emissioni nel 2022 la riduzione è stata del 6%, pari a 1.600 tonnellate di CO2, “la quantità di CO2 che assorbirebbe un bosco grande come l’isola di Ponza”.

Proprio nell’ambito di questo percorso intrapreso dai singoli stabilimenti, “da fine 2023 – ha sottolineato Gasparri – nello stabilimento di Assemini sarà attivo un waste water treatment plants, un impianto di trattamento delle acque reflue che non solo le tratta ma riesce a produrre biogas dando energia green al birrificio, che riuscirà a coprire il 7% del fabbisogno totale”. Questo impianto rientra in un investimento complessivo di 73 milioni avviato prima del Covid su Assemini, una sfida “dal momento che investire in Sardegna non è facilissimo perchè banalmente è un’isola, non c’è la rete del gas – ha fatto presente Alfredo Pratolongo, il direttore della Comunicazione e affari istituzionali di Heineken Italia – Quindi voler fare dei miglioramenti in ambito ambientale avendo fatto la promessa di produrre birra Ichnusa solo in Sardegna è un vanto ma è anche impegnativo”. La sostenibilità non riguarda solo la produzione. “Abbiamo anche l’obiettivo di arrivare al 2040 carbon neutral su tutta la value chain – ha ricordato Gasparri – quindi sono tante le aree su cui abbiamo già iniziato a lavorare come il packaging”. Qui con l’introduzione di confezioni “neck through” (ossia con il collo della bottiglia non ricoperto di carta), in un anno, si è potuto risparmiare oltre il 25% di cartone per ogni singolo prodotto pari 113 tonnellate di cartone, sono state ridotte le dimensioni delle etichette e attraverso l’efficientamento della logistica nel 2022 sono stati evitati i movimenti di 640 camion.

“E’ un salto enorme quello della net zero emission al 2030 – ha osservato Pratolongo – non ci sono ancora neanche tutte le tecnologie ma per noi è un impegno che ci siamo assunti. Le grosse aziende hanno questo ruolo: definire la direzione e farlo in anticipo rispetto alle prescrizioni di legge o agli obiettivi internazionali”. La strategia della sostenibilità, tuttavia, non riguarda solo l’ambiente. Accanto alla sicurezza dei lavoratori – negli ultimi 5 anni il tasso di infortuni sul totale delle persone si è mantenuto sotto lo 0,7% – e all’impegno nell’ambito della diversity, equity e inclusion, Heineken infatti da tempo si è fatta promotrice di campagne per un consumo moderato di alcol. Ora alla comunicazione affianca anche un progetto “educativo” che nel 2022 ha visto coinvolti i futuri operatori del mondo horeca. Infatti attraverso Responsibility in education, nato su iniziativa di Fondazione Birra Moretti, in partnership con Aspi, l’associazione dei sommelier, e Regione Lombardia già lo scorso anno sono stati coinvolti 750 studenti, e ora punta a crescere, coinvolgendo 2.100 studenti entro il 2023. “Avere una birra zero alcol a marchio Heineken – ha sottolineato Pratolongo – dà molta credibilità al ruolo dell’azienda. In Italia siamo stati pionieri nel 2004 con una campagna di una azienda birraria interamente dedicata al consumo responsabile. Ora affrontiamo il tema non solo con la comunicazione ma anche con la formazione”.