Salvi (Fruitimprese): ci aspettavamo aumento budget promozionale da UeRoma, 14 giu. (askanews) – Dall’Unione Europea “ci attendevamo un incremento del budget promozionale. Invece la proposta per il 2024, resa nota nei giorni scorsi, va nella direzione opposta con un calo di 1 milione di euro per i programmi multinazionali del settore ortofrutta”. Così il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, a commento dei positivi dati sull’export del primo trimestre per l’ortofrutta italiana.
“Il rilancio dei consumi rimane l’obiettivo principale per i prossimi mesi – ha aggiunto – intento che purtroppo non sembra essere raccolto dalla Unione Europea. Si conferma – prosegue Salvi – un comportamento incomprensibile se non schizofrenico della Commissione che proclama, con la strategia Farm to Fork, di voler incentivare il consumo dei prodotti freschi, ma non fa nulla di concreto in questa direzione, anzi ci propone soluzioni irricevibili come il regolamento sui fitofarmaci e sugli imballaggi”.
Bene export ortofrutta I trim. 2023: volumi +6,5% e valore +10,7%Roma, 14 giu. (askanews) – Export in decisa ripresa per l’ortofrutta italiano nel primo trimestre 2023. In un quadro che vede i volumi segnare un +6,5% ed i valori in crescita del 10,7% rispetto allo stesso periodo del 2022, spiccano le performance in valore di ortaggi e legumi (+20,8%) e agrumi (+15,6%). Bene anche la frutta fresca (+4%, mentre per la frutta secca non ci sono segnali incoraggianti. Sono i dati resi noti da Fruitimprese.
Il saldo positivo della bilancia commerciale (354,4 milioni di euro) è circa il doppio di quello del 2022 e quasi si azzera il divario tra le quantità esportate e quelle importate che calano visibilmente (-3,9%), in declino anche il valore importato (-1,8%). L’export dei nostri prodotti principali segna numeri sostanzialmente costanti per le mele (+1,56% in valore), i kiwi vedono aumentare le quantità (+15,81%) ma non nella stessa misura i valori (+2,1%), esattamente in controtendenza le arance che segnano un ottimo +13,69% in valore a fronte di quantità esportate quasi identiche a quelle del 2022.
Capitolo a parte per le pere, con segni molto positivi (+101,88% in quantità, +61,52% in valore), ma a confronto con un’annata disastrosa come quella del 2021. I numeri del primo trimestre 2023 ricalcano quasi esattamente quelli del 2020, mentre sono molto peggiori di quelli del 2021 quando esportavamo 35.000 tons per un valore di 47 milioni di euro. Molto bene le esportazioni di limoni (+18,4% in volume, + 20,71% in valore), come quelle dei mandarini e delle clementine (+7,35% le quantità, +17,79% i valori) a conferma di un primo trimestre sugli scudi per i nostri agrumi che segnano anche un calo significativo delle quantità importate (-12,6%).
Segnali non incoraggianti, invece, dal comparto frutta secca che aumenta i volumi (+10,8%) ma vede ridurre i valori in esportazione (-14,2%), calano visibilmente anche le importazioni (-19,3% in volume, -16,5% in valore), segnali di un mercato che in Europa si sta contraendo a causa dell’inflazione e delle difficoltà economiche delle famiglie che tagliano le spese ritenute, a torto, meno necessarie, viste le comprovate qualità benefiche di questi prodotti. Indicazioni simili dall’import della frutta tropicale che cala vistosamente in volume (-10,1%) ma mantiene alti i valori (+2,2%) seguendo un trend avviato lo scorso anno che risente molto dell’impennata dei costi e dell’inflazione.
Le banane confermano il trend generale della frutta tropicale con volumi in calo e valori in leggera crescita, senza scossoni l’import di ananas.
Confagricoltura Donna: affrontare insieme cambiamenti climaticiRoma, 14 giu. (askanews) – Un documento unitario da presentare alle istituzioni per affrontare insieme il problema dei cambiamenti climatici, perché siccità e alluvioni sono facce della stessa medaglia. Lo ha annunciato Alessandra Oddi Baglioni, presidente di Confagricoltura Donna, all’evento “Le donne unite per l’acqua”, che si è tenuto a Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura, a Roma.
“Vogliamo sancire la volontà delle associazioni femminili di quattro settori agricoli cardine: vino, olio, ortofrutta e riso di unirsi per fare quadrato e affrontare il problema dei cambiamenti climatici. Ci siamo riunite proprio per proporre, seguendo esigenze dei territori e produttive, un documento unitario che presenteremo alle Istituzioni”. Le imprese femminili attive in agricoltura sono 256.815. Dieci anni fa erano meno della metà, rappresentavano il 14% del totale. Il 31,5 % dei capi d’azienda agricola è donna, la percentuale più alta (40%) di imprenditrici agricole è in Molise, nel 2000 rappresentavano il 25,8% del totale. Nell’agricoltura italiana, secondo gli ultimi dati Censis, le donne a capo di aziende agricole coltivano il 21% della SAU (Superficie agricola utilizzata), ma producono il 28% del PIL agricolo.
Manutenzione dei bacini e risposte programmatiche in grado di introdurre misure stabili di resilienza e adattamento, monitorando il territorio per calcolare le diverse esigenze, coinvolgendo le associazioni imprenditoriali, a partire da quelle del comparto agricolo. Queste, in sintesi, le richieste alle Istituzioni delle imprenditrici, che evidenziano come la carenza nella gestione delle acque coinvolga anche le aziende femminili, che proprio oggi hanno dimostrato di riuscire a fare fronte comune su questi temi. “Proprio in quest’ottica – ha concluso la presidente di Confagricoltura Donna – chiediamo alle Istituzioni di ascoltare le loro proposte anche nei luoghi in cui si programmeranno le soluzioni. A provvedimenti e misure di emergenza e piani di intervento a lungo termine occorre puntare a incentivare l’innovazione, affiancando anche soluzioni che la natura stessa può darci, come intercettare le acque provenienti dagli eventi atmosferici”.
Export vino, Del Bravo (Ismea): congiuntura penalizza la FranciaRoma, 14 giu. (askanews) – “Il mercato mondiale del vino sta mandando segnali di cambiamento che sembrano favorire al momento i vini di fascia più bassa”: una dinamica, con importanti conseguenze sull’export di vino italiano del primo trimestre, che a livello europeo penalizza la Francia e favorisce la Spagna, nostri diretti competitor. E’ l’analisi fatta da Fabio Del Bravo, responsabile della Direzione Servizi per lo Sviluppo Rurale di Ismea, nel report sulle vendite di vino italiano all’estero fatto dall’Osservatorio Uiv-Ismea-Vinitaly, che ha elaborato gli ultimi dati Istat sul commercio estero.
Guardando alle dinamiche dell’export dei nostri principali competitor, infatti, la Francia appare particolarmente penalizzata dall’attuale orientamento del mercato, e registra una riduzione dei flussi in quantità del 7,5% (+3,4% gli incassi). I vini spagnoli, al contrario, sono favoriti da un prezzo più competitivo e spuntano delle progressioni sia in volume (+3,8%) che in valore (+11,4%). “Per quanto riguarda il nostro export – ricorda Del Bravo – siamo lontani dai tassi di crescita a cui settore ci aveva abituati negli ultimi anni. A complicare il quadro anche l’evidente rallentamento delle vendite alla distribuzione sul mercato interno e i quasi 53 milioni di ettolitri di vino stoccati negli stabilimenti che, sebbene in riduzione sui valori record dei mesi scorsi, fanno registrare una crescita di oltre il 4% sullo scorso anno”.
Sul fronte dei mercati, cresce in volume la piazza Ue (+7,3%) e si contrae quella extra-Ue (-7,7%); tra i top buyer gli Usa rimangono in terreno positivo (+0,4% volume, +10,8% valore) cresce, grazie agli sfusi, la Germania (+6,2% in volume e +5,6 in valore) mentre il Regno Unito cede il 13,5% (-7% il valore). In contrazione, nei volumi, mercati di sbocco ed emergenti come Canada (-24%), Svizzera (-8,4%), Giappone (-22,9%) e si conferma in caduta libera il mercato cinese (-43,7%). Volano gli ordini dalla Russia: +33,0%. Tra le regioni, rallentano i valori export per le top 3, con il Veneto a +3%, il Piemonte a +0,2% e la Toscana a +0,6%. Sopra la media gli incrementi di importanti regioni produttrici, come il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna, la Lombardia.
Assitol: clima, guerra Ucraina e rincari minacciano il 2023Roma, 14 giu. (askanews) – Dopo un 2022 difficile, anche il 2023 non sembra in discesa, a causa del conflitto russo-ucraino, dei rincari e del cambiamento climatico. E nonostante le aziende abbiano dimostrato una grande capacità di resilienza nell’affrontare le sfide del mercato interno e dell’export, ora è necessario accelerare su digitale e ricerca per sostenerle. E’ l’analisi fatta da Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, aderente a Federalimentare e Confindustria, nel corso dell’Assemblea annuale, durante la quale è stata annunciata anche la nascita di Ailma, associazione italiana lavorazione mais alimentare, che rappresenta le aziende specializzate nella produzione di farine proteiche vegetali.
Dopo un 2022 di siccità, il primo semestre del 2023 è invece caratterizzato dalle piogge alluvionali, che potrebbero riproporre il problema della mancanza di materie prime. “Abbiamo vissuto una stagione complicata, che non si è ancora conclusa – ha spiegato Riccardo Cassetta, presidente di Assitol – l’associazione intende continuare a sostenere le imprese in tutti i modi possibili, ma è indispensabile un cambio di passo. Diversamente, non saremo più in grado di fronteggiare gli effetti dell’instabilità geopolitica e le conseguenze periodiche del meteo estremo”.
A incidere sull’andamento delle aziende sono intervenuti fattori diversi, che hanno colpito tutte le componenti dell’associazione: dall’olio d’oliva agli oli da semi, dai semilavorati per pane, pizzeria e pasticceria, fino al lievito per panificazione e alle agroenergie. Il primo è la guerra in Ucraina, che ha scatenato rincari pesanti sulle materie prime, di cui sia la Russia sia la stessa Ucraina sono importanti fornitori. A questo primo contraccolpo si è unita una siccità inarrestabile, seguita in autunno da fenomeni di meteo estremo, che ha messo in profonda difficoltà non soltanto l’agricoltura nazionale ma quella dell’intero Mediterraneo. L’olio d’oliva, secondo i dati Ismea, ha perso quasi il 30% della produzione in Italia. La Spagna, primo produttore al mondo, ha visto dimezzare le sue quantità. Le imprese del settore hanno dovuto affrontare la mancanza di olio in parallelo all’aumento dell’energia e a quello del packaging.
Non è andata meglio con i cereali e le oleaginose, basilari per comparti diversi come gli oli da semi la panificazione e la pasticceria, le bioenergie. Oltre al girasole, ingrediente irrinunciabile dell’industria alimentare, rincari energetici e siccità hanno provocato il calo del 15% della produzione di grano, mentre quella di soia, che ci vede al primo posto in Europa, è riuscita a coprire a malapena il 35% del fabbisogno nazionale. Male anche il mais, che ha visto i suoi quantitativi ai minimi storici.
Export vino I trimestre, volumi piatti. Rossi ancora in discesaRoma, 14 giu. (askanews) – Export di vino stabile nel primo trimestre dell’anno, con volumi piatti (+0,1%) e una performance tendenziale in valore a +3,8% (1,8 miliardi di euro). Ancora in calo i vini rossi, contrazione per Dop e Igp, e a tenere a galla il mercato sul fronte dei volumi commercializzati è la fascia dei vini low cost: la vendita del vino sfuso mette a segno un +13,4% e quella dei vini comuni +12,8%. Il quadro sulle vendite di vino italiano all’estero è fatto dall’Osservatorio Uiv-Ismea-Vinitaly, che ha elaborato gli ultimi dati Istat sul commercio estero.
Nonostante l’exploit di vendite, il vino sfuso registra però una forte contrazione dei listini (-9,2%). In sofferenza, sempre nei volumi, i prodotti bandiera del made in Italy, a partire dai vini fermi Dop imbottigliati, che si scendono del -5,3% (+2,5% il valore) con i rossi a -6,6%. Giù anche gli Igp (-2,5%), dove la crescita dei bianchi (+8,3%) non è bastata calmierare la perdita dei rossi (-7,5%) e dove il segno rosso si evidenzia anche nei valori. Tra le tipologie, si conferma l’avvio difficile per gli spumanti (-3,2% volume e +7,3% valore), complice la contrazione dei volumi esportati di Prosecco (-5,5%), mentre prosegue la buona stagione dell’Asti Spumante (+9,1%) e degli sparkling comuni (+4,4%). “In questo primo trimestre – spiega il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – la coperta troppo corta è sempre più evidente: la crescita in valore è infatti insufficiente per far fronte al surplus di costi dettato da materie prime ed energetici, che influisce per circa il 12% su un prezzo medio aumentato di appena il 3,7%”.
Restano sul campo “le notevoli difficoltà dei rossi, in particolare quelli Dop e Igp – analizza Castelletti – a cui si aggiunge la battuta d’arresto dello spumante. Più in generale, l’attuale congiuntura impone alla domanda scelte low cost, e per questo in termini volumici fanno meglio prodotti base che hanno ritoccato poco i listini. Ma a che prezzo?”.
Dati definitivi vendemmia 2022, su podio Veneto, Puglia e E.-R.Roma, 14 giu. (askanews) – Veneto, Puglia ed Emilia Romagna sono le tre regioni sul podio dei maggiori produttori di vino e mosto nella vendemmia 2022. Rispettivamente con 12.602, 10.133 e 7.280 milioni di ettolitri prodotti tra uve e mosti. Il dato complessivo per la vendemmia Italia nel 2023 è di 49.843 milioni di ettolitri, in flessione dello 0,8% rispetto al dato 2021 (50.232 mln ettolitri), ma nel complesso leggermente sopra alla media degli ultimi 5 anni. E’ quanto emerge dai dati vendemmiali definitivi pubblicati dal Masaf e redatti sulla base delle dichiarazioni Agea. Dati che confermano la stima totale provvisoria fatta da Assoenologi, Uiv e Ismea a inizio settembre, ma con differenze nelle diverse aree.
Se da un lato la produzione complessiva si è mantenuta ai 50 milioni, la ripartizione sui territori non ha pienamente rispettato le previsioni fatte a settembre a causa delle particolari situazioni meteo che hanno caratterizzato i mesi della raccolta. Le regioni del Nord, colpite da temperature estive torride accompagnate poi dai fenomeni temporaleschi in agosto (anche con qualche danno), che potevano far pensare a produzioni contenute, si sono invece caratterizzate per un buona tenuta delle produzioni. Addirittura in evidente aumento in Veneto (+7,2%) e Friuli (+9,1%) proprio grazie al positivo andamento dei mesi di settembre e ottobre e ad una conduzione ottimale del vigneto. Di contro nelle regioni del Sud, in particolare Campania a 536 milioni di ettolitri (-20,4%) e Sicilia a 3.514 milioni di ettolitri (-23,2%) e parte della Puglia (-2,3%) che con 10.133 milioni di ettolitri resta comunque la seconda regione produttrice, le torride temperature estive e la stentata vegetazione, che si pensava fosse compensata dalle piogge del mese di agosto, hanno invece determinato una evidente riduzione della produzione che deve far riflettere su come trovare forme di soccorso idrico adeguato in casi di temperature eccezionali come quelle dell’estate scorsa. Anche al Centro, Lazio (-16,5%) e Abruzzo (-7,9%) hanno risentito più del previsto dello stress estivo subito dai vigneti.
Alla luce dei dati definitivi, la vendemmia 2022 risulta leggermente sopra alla media degli ultimi 5 anni, spiega Assoenologi, ma allineata nel lungo periodo considerando anche il costante rinnovamento dei vigneti e l’attenta conduzione tecnica che oggi esprimono le aziende viticole, a garanzia di un’adeguata produzione e qualità. “Con questa analisi – conclude l’associazione – ci approcciamo alla prossima vendemmia con grande apprensione e incertezza per un 2023 che già si sta caratterizzando per un andamento climatico all’insegna della variabilità e che vede già impegnati i tecnici viticoli e gli enologi in un attento lavoro di monitoraggio e di tempestiva programmazione delle operazioni di campagna per garantire un adeguato livello qualitativo al vino italiano”.
Luca Zaglio nuovo direttore generale di Melinda-La Trentina-ApotTrento, 14 giu. (askanews) – Luca Zaglio è stato indicato come nuovo direttore generale di Melinda-LaTrentina-Apot: entrerà in carica il primo luglio 2023. Lo hanno reso noto i presidenti Ernesto Seppi (Consorzio Melinda), Rodolfo Brochetti (La Trentina) e Ennio Magnani (APOT) durante l’odierno Consiglio di amministrazione di Melinda, esprimendo la più viva soddisfazione per la nomina. Milanese, 56 anni, Zaglio è un ingegnere gestionale esperto nel mondo dell’agrifood. In tre decenni di carriera, ha ricoperto incarichi in diverse aziende acquisendo una particolare specializzazione nel comparto alimentare. “La fiducia espressa è per me motivo di orgoglio, desidero ringraziare l’azienda per avermi offerto questa grande opportunità – ha affermato il neo direttore – Le sfide che ci attendono sono difficili quanto stimolanti e sono certo che sapremo affrontarle insieme nel migliore dei modi. Il mio pensiero va a tutti i colleghi e ai soci che da sempre si impegnano con successo nel sostenere una realtà così apprezzata come Melinda e La Trentina: il loro aiuto e il loro esempio saranno per me di grande supporto”.
Zaglio prende il posto di Paolo Gerevini che lascia l’incarico dopo quasi sette anni e che assumerà a sua volta il ruolo di direttore generale di MelindaLab, il laboratorio di prodotti e idee che, all’interno del gruppo Melinda, si occupa di sviluppare il settore dei trasformati a base di mele. “Nel corso del suo mandato, Paolo ha fornito un contributo eccezionale sostenendo con grande impegno e altrettanta passione le iniziative del Consorzio e contribuendo con il suo impegno e la sua professionalità alla crescita dell’azienda – ha dichiarato Seppi, a nome di tutto il il consiglio di amministrazione – Di questo gli siamo e gli saremo sempre profondamente grati. Sono certo che continuerà a dimostrare le proprie capacità anche nel suo nuovo incarico. Luca esprime tutte quelle qualità che sono da sempre alla base del nostro lavoro. Il suo apporto sarà decisivo per affrontare al meglio le sfide che ci attendono: dal consolidamento della nostra posizione sul mercato al rafforzamento di un modello di produzione sempre più sostenibile”. (nella foto: Luca Zaglio è stato indicato come nuovo direttore generale di Melinda-LaTrentina-Apot)
Lollobrigida: la Pac non basta, investire su Tea e innovazioneRoma, 13 giu. (askanews) – “La PAC è uno strumento importante, ma non è sufficiente. Gli sforzi della ricerca nel settore primario devono essere velocizzati e implementati, investendo quante più risorse possibili sulle tecniche evolutive e sull’innovazione per avere colture resistenti e produttive”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, intervenendo all’incontro informale dei Ministri dell’Agricoltura a Stoccolma presieduto dal ministro degli Affari rurali della Svezia Peter Kullgren.
“Gli obiettivi che ci siamo dati rispetto alla sostenibilità ecologica non sono in discussione, ma i tempi e i modi lo devono essere. La sicurezza ambientale, energetica e la sovranità alimentare devono essere garantite”, ha ribadito il ministro riguardo alle sfide e alle opportunità che la transizione verde può avere per i settori agricoli e forestali. “È necessaria – ha proseguito – una visione sui fitofarmaci, sullo sforzo di pesca e sulle politiche forestali che salvaguardi la competitività delle imprese europee. Gli agricoltori, gli allevatori, i nostri pescatori hanno fatto sforzi importanti, non replicati in altre aree del pianeta. Ma non possono pagare da soli”.
Il ministro Lollobrigida ha poi sottolineato come vi sia la necessità di una politica europea di sostegno allo sviluppo delle aree deboli del pianeta. “Serve uno sviluppo compatibile con il benessere che non può prescindere dall’ambiente, dalla qualità e dalla disponibilità di cibo a costi accessibili. Questo si ottiene soprattutto sostenendo un modello agricolo virtuoso, come è quello europeo”. “Negli interventi di oggi è emerso che la Sovranità alimentare a livello nazionale ed europeo, seguendo l’esempio di Italia e Francia, è uno degli obbiettivi per sempre più Stati”, ha concluso il ministro.
Confagri Molise: peronospora sta devastando comparto vinicoloRoma, 12 giu. (askanews) – Il comparto vinicolo molisano sta per essere messo in ginocchio da intensi attacchi di peronospora dovuti alle condizioni meteo (pioggia eccessiva e conseguente umidità) che si sono abbattute sul territorio nel mese di maggio. Per questo nei giorni scorsi la sede di Confagricoltura Molise ha segnalato al presidente nazionale dell’associazione agricola, Massimiliano Giansanti, la grave situazione che sta interessando il territorio basso molisano.
I danni, spiega Confagri Molise, rischiano di mettere in ginocchio un intero settore produttivo. Le produzioni sono quasi completamente compromesse e oltre al danno diretto per le aziende agricole, preoccupa la possibilità di approvvigionamento per le imprese vinicole del territorio già colpite da una importante crisi del settore. Proprio scorso venerdì il presidente Giansanti ha incontrato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, chiedendo di porre attenzione al problema che sta vivendo il Molise.
“Ringrazio il presidente per la sensibilità con cui ha raccolto le nostre istanze – dice la presidente di Confagricoltura Molise, Maria Concetta Raimondo – e per la celerità con cui si è attivato direttamente con il ministro. Attendiamo nei prossimi giorni degli aggiornamenti sulle misure di sostegno che speriamo vengano adottate dal governo quanto prima”.