Da Lega Pdl contro denominazione simil-carne per proteine vegetaliRoma, 15 giu. (askanews) – Stop alla “Bresaola di seitan”, ala “Bistecca di tofu” e al “Prosciutto veg”. la Lega ha presentato una proposta di legge contro l’uso di nomi riferiti alla carne o agli insaccati per pubblicizzare prodotti a base di proteine vegetali. “Ben l’80% dei prodotti vegetali utilizza definizioni simili”, spiega in una nota il deputato della Lega e presidente della commissione Agricoltura Mirco Carloni, primo firmatario della proposta di legge in materia di denominazione dei prodotti alimentari contenenti proteine vegetali.
Per la Lega “ci vogliono regole chiare. Le produzioni zootecniche italiane vanno tutelate da chi vuole offrire alternative di consumo, sfruttandone nomi e notorietà. Questi prodotti sono ottenuti mediante la lavorazione di vegetali che vengono macinati, mischiati, arricchiti con aromi e addensanti e non hanno nulla a che fare, dal punto di vista nutrizionale, con i veri prodotti della zootecnia”. “Nulla da discutere su chi vuole cibarsene o scegliere tale alimentazione – continua – ma il consumatore deve essere correttamente informato e non ingannato, e va favorita la giusta concorrenza”. La proposta di legge ha quindi come obiettivo quello “di ripristinare le corrette condizioni di mercato tra tutti gli operatori del settore alimentare: prodotti completamente diversi devono essere indicati con nomi del tutto differenti. Sembrerebbero banalità, ma non vorremmo sia un viatico per chi vorrebbe farci nutrire di cibo sintetico, dicendoci che è come quello naturale”.
Salta l’acconto sulla Pac, Cia Campania: un duro colpoRoma, 15 giu. (askanews) – Salta l’acconto sui pagamenti diretti della Pac. Lo annuncia Cia Campania, spiegando che “per la campagna 2023 il ministero dell’Agricoltura non ha attivato l’anticipazione dei pagamenti della Politica agricola comune entro il 31 luglio, mediante un decreto che avrebbe dovuto emanare entro il 30 aprile scorso. Resterà così inutilizzata la liquidità messa a disposizione dal Ministero dell’economia”.
Al contrario degli scorsi anni, quindi, le imprese agricole “non riceveranno alcun acconto sui pagamenti diretti (dal 50 al 70 per cento), in anticipo di qualche mese sulla scadenza ordinaria”. Di conseguenza gli agricoltori dovranno attendere il primo dicembre prossimo per l’avvio dei pagamenti ordinari, a meno che non intervenga qualche deroga. “Si tratta di un duro colpo alle imprese agricole che già devono fare fronte alle difficoltà di un’annata agraria che si presenta irta di insidie, dal clima inclemente ai costi di esercizio”, commenta il presidente di Cia Campania, Raffaele Amore, secondo il quale ptrebbe essere ancora concessa una deroga.
“Comprendiamo – conclude Amore – che l’anticipazione dei tempi di pagamento confliggerebbe con la proroga per la presentazione della domanda unica della Pac, ma occorre urgentemente qui e ora uno sforzo straordinario per assicurare alle imprese agricole la copertura della Pac in questa fase di avvio della nuova programmazione 2023-2027”.
R. Piemonte: bando da 2,5 mln per aiuti a giovani agricoltoriRoma, 15 giu. (askanews) – Al via un bando da 2,5 milioni di euro rivolto ai giovani agricoltori piemontesi per agevolare l’agrocoltura digitale e di precisione. L’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha pubblicato il bando 2023 relativo al periodo di estensione del Programma di sviluppo rurale 2014-2022, Operazione 4.1.2 “Miglioramento del rendimento globale e della sostenibilità delle aziende agricole dei giovani agricoltori”.
Il bando, è rivolto ai giovani agricoltori, singoli o associati, che intendono realizzare, all’interno della propria azienda, investimenti legati all’introduzione e al potenziamento di tecnologie, attrezzature e sistemi di “agricoltura di precisione e digitale”. Vengono pertanto concessi contributi in conto capitale pari al 65% delle spese sostenute.
Bonomelli lancia gli integratori botanici pronti da bereMilano, 15 giu. (askanews) – Bonomelli – brand italiano delle bevande a base di erbe che fa capo a Gruppo Montenegro – entra nel mercato degli integratori alimentari con una linea di prodotti innovativi: quattro integratori botanici proposti in stick tascabili e pronti da bere “Sleep”, “Digestive”, “Vitality” e “Immunity”.
Con 32 milioni di consumatori e vendite a valore pari a oltre 4,3 miliardi di euro, il settore degli integratori alimentari in Italia si mostra in sensibile espansione, tanto da aver già conquistato il primato in Europa, davanti a Germania, Francia e Spagna. “Negli ultimi anni i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità e al benessere. E in linea con questi nuovi bisogni gli Integratori Botanici Bonomelli – spiega Fausta Fiumi, Marketing & New Business Director Food di Gruppo Montenegro – rappresentano una proposta innovativa che unisce funzionalità, naturalità e praticità. Sono infatti a base di ingredienti botanici, ma in formato liquido e in pratici stick da consumare senza necessità d’acqua. Una soluzione innovativa per il mercato e in grado di conciliare l’uso degli integratori con la frenetica vita contemporanea. La sfida di Bonomelli con il lancio di questi nuovi prodotti era doppia: entrare in un mercato nuovo andando oltre il tradizionale segmento delle bevande a base di erbe (camomilla, tisane e infusi) e rimanere fedeli alla vocazione del marchio, vale a dire essere un punto di riferimento nell’ambito del beverage funzionale e del benessere naturale. E ora possiamo dire di esserci riusciti, offrendo al consumatore un prodotto unico e innovativo”. I nuovi integratori botanici Bonomelli rispondono a quattro ambiti di benessere in cima alle aspettative delle persone: corretto riposo (“Sleep” con melatonina, tiglio, escolzia e passiflora), difese immunitarie (“Immunity” con zinco, altea, echinacea e reishi), benessere intestinale (“Digestive” a base di calcio, anice verde, finocchio e zenzero), rimedi contro la stanchezza fisica e mentale (“Vitality” con vitamina B6, zafferano guaranà e te matcha).
Presentati a Milano – all’Atelier della Natura, primo flagship store Bonomelli – i nuovi integratori saranno sostenuti da una campagna di comunicazione caratterizzata dal claim: “Nuovi Integratori Botanici Bonomelli. Il tuo benessere naturale, pronto da bere”. La campagna, firmata da Nadler Larimer e Martinelli, prenderà il via dal 19 giugno, e si articolerà in formati da 20″ e 15″ per la tv e da 10″ per il web. Si partirà con la comunicazione digital e social e con il coinvolgimento di influencer che promuoveranno l’utilizzo degli integratori botanici Bonomelli in più momenti di consumo, all’interno di uno stile di vita attivo e attento alla naturalità dei prodotti consumati. Dall’autunno, poi, la campagna sarà anche on air sulle principali reti televisive. Il lancio sarà inoltre supportato da numerose azioni di sampling nei punti di vendita e nelle gallerie dei centri commerciali, operazioni di omaggio in numerose catene alberghiere e a bordo dei treni alta velocità, attività di field nei principali parchi di Milano, Torino e Bologna per fare provare al consumatore l’efficacia e la praticità del nuovo prodotto. Gli integratori botanici si aggiungono alla gamma di prodotti Bonomelli composta da oltre 30 referenze tra camomille, infusi e tisane (sia a caldo sia a freddo). Un portafoglio che posiziona Bonomelli tra i top player del settore bevande a base di erbe, con il 15,7% delle quote valore e il 13% di quelle a volume dell’intero mercato, oggi arrivato a superare i 208 milioni di euro di vendite (+3,3% rispetto all’anno precedente). In particolare, Bonomelli sviluppa circa un quarto dei volumi di mercato nella camomilla (25,7% in filtri e 26,8% solubile), coprendo una quota valore del 43,7% nel segmento delle camomille in filtri e del 25% in quelle solubili. (nella foto: Fausta Fiumi, Marketing & New Business Director Food di Gruppo Montenegro)
Ismea: in I trim. carrello spesa più caro dell’8,6% e più leggeroRoma, 15 giu. (askanews) – Carrello della spesa più caro dell’8,6% per gli italiani nel primo trimestre 2023 ma anche più leggero, visto che si sono gli italiani, per rimediare al caro scontrino, hanno deciso di ridurre le quantità acquistate. Insomma, nei primi tre mesi dell’anno la spesa per gli alimenti e bevande è costata agli italiani quasi due miliardi di euro in più rispetto allo scorso anno (+8,6%). È quanto emerge dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio ISMEA-NielsenIQ sugli acquisti alimentari domestici.
L’incremento medio dello scontrino dell’8,6% indicato da Ismea, riflette una contrazione delle quantità acquistate e l’adozione di strategie volte al risparmio, soprattutto da parte dei nuclei a basso reddito, senza particolari differenze tra Nord, Centro e Sud della Penisola. Secondo l’analisi, tra le diverse tipologie di famiglie acquirenti sono quelle con figli adolescenti a fare i maggiori sacrifici. Per loro l’aumento dello scontrino rimane sotto al 2% ma il carrello si svuota di quasi il 13% delle quantità. Di contro i nuclei familiari molto giovani (pre-family) e gli anziani senza figli a carico riducono solo di pochissimo i volumi acquistati, con esborsi maggiori rispettivamente del 7% e dell’11%.
Tra i vari canali distributivi il discount, con uno share che ha superato il 20%, è quello in cui si registra il maggior scostamento tra aumento della spesa (+8%) e riduzione in volume degli acquisti (-8%), a conferma del fatto che sono le famiglie basso spendenti a subire maggiormente le conseguenze del carovita. Analizzando le diverse categorie, nel primo trimestre, la spesa risulta in aumento per tutti i comparti alimentari con incrementi a doppia cifra per uova (+20%), latte e derivati (+18%), derivati dei cereali (+13%) e lievemente inferiori per le carni (+9%). Nel reparto ortofrutta la spesa cresce di oltre il 3% con variazioni dei prezzi correlati anche a fattori meteorologici e dinamiche produttive che rendono difficile una lettura generalizzata. Gli acquisti di oli vegetali crescono del 5% ma il confronto avviene su un 2022 segnato da rincari record, trainati dall’olio di semi (+52% il prezzo di quello di girasole).
Il comparto delle bevande registra un incremento di spesa complessivo dell’8,5% al quale contribuiscono soprattutto le bevande analcoliche, in un contesto di spesa invariata e contrazioni in quantità per i vini e di rialzi della spesa inferiori alla media e riduzione in volume delle birre. Per i prodotti ittici, dopo un 2022 in forte flessione, torna a crescere la spesa, trainata questa volta proprio dal segmento del fresco che era stato il più penalizzato nella scorsa stagione. Il pesce fresco infatti è l’unica voce a registrare un recupero dei volumi (+2%) che, associato all’incremento dei prezzi, fa crescere la spesa del 6,7%. In calo, invece, la spesa per i prodotti ittici surgelati e le conserve ittiche.
Import cereali stabile in quantità e cresce in valore in I trim.Roma, 15 giu. (askanews) – Import stabile in quantità e in crescita in valore e export in diminuizione in quantità e in aumento in valore per il settore cerealicolo in Italia nei primi tre mesi del 2023. Secondo le analisi di Anacer sulla base dei dati provvisori Istat, nel primo trimestre dell’anno le importazioni in Italia nel settore dei cereali, semi oleosi e farine proteiche sono risultate stabili nelle quantità con 5,5 milioni di tonnellate ed in aumento nei valori di 346,8 milioni di euro (+15,6%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Risultano aumentare le importazioni complessive dei cereali in granella di 200.000 t (+5,6%), pari ad un controvalore di +241,7 milioni di euro (+21,6%): a fronte della riduzione delle quantità importate di grano tenero (-142.000 t), orzo (-31.500 t) ed in misura minore di mais (-3.000 t), avena (-2.800 t) ed altri cereali (-4.000 t), si registra l’incremento degli arrivi di grano duro (+384.000 t). L’import di riso, considerato nel complesso tra risone, riso semigreggio e riso lavorato, aumenta di 13.100 t (+18,5%). Per quanto riguarda le oleaginose e relative farine, si riscontra un calo delle quantità importate di semi e frutti oleosi di 82.000 t (-11%), pari a -21,2 milioni di euro (-4,7%) e delle farine proteiche vegetali di 35.000 t (-5,5%), per un controvalore di +36,1 milioni di euro (+15%)
Sul fronte delle esportazioni dall’Italia, nel primo trimestre 2023 si riducono nelle quantità di 216.000 tonnellate (-15,8%) e aumentano nei valori di 130,6 milioni di euro (+9,2%), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si riducono le quantità esportate di cereali in granella (-162.000 t, dovuto soprattutto al grano duro), dei prodotti trasformati (-41.800 t) e delle paste alimentari (-12.800 t, in particolare verso i Paesi comunitari). Risultano invece in aumento le vendite all’estero della semola di grano duro (+21,4%%) e dei mangimi a base di cereali (+10,2%). Riguardo al riso, le esportazioni diminuiscono di 14.800 tonnellate (-7,4% considerato nel complesso tra risone, semigreggio e lavorato). Stabile l’export di farina di grano tenero.
Cyril Brun è il nuovo responsabile enologo di Ferrari TrentoRoma, 15 giu. (askanews) – Dopo una esperienza di anni in Veuve Cliquot e Heidsiack, in Champagne, Cyril Brun approda in Trentino dove sarà il nuovo Chf de Cave (responsabile enologo) di Ferrari Trento (Gruppo Lunelli). Brun succederà a Ruben Larentis, che, dopo 37 anni, andrà in pensione.
Cyril Brun nasce nel 1969 ad Aÿ, nel cuore della Champagne. Dopo un’esperienza nella cantina di famiglia, nel 2000 arriva in Veuve Clicquot, dove, per 15 anni, coordina il programma dedicato al Pinot Nero e guida il team di Innovazione e Sviluppo. Nel 2015 è nominato Chef de Cave da Charles Heidsieck. Nel 2019 e nel 2022, conquista il titolo di Sparkling Winemaker of the Year, in occasione della International Wine Challenge. Viene celebrato a livello internazionale anche per aver ricreato la famosa cuvée chiamata Champagne Charlie. Brun sarà alla guida di una squadra tecnica preparata, in azienda da diversi anni. “A nome della mia famiglia e di tutti i collaboratori di Ferrari Trento, esprimo i nostri più sentiti ringraziamenti e congratulazioni a Ruben per gli straordinari risultati raggiunti – commenta in una nota il presidente e CEO di Ferrari Trento, Matteo Lunelli – Siamo entusiasti di accogliere Cyril nel nostro team, certi che, da fuoriclasse quale è, porterà un importante contributo e saprà interpretare al meglio la viticoltura di montagna del Trentino. Abbiamo piena fiducia nel fatto che creerà dei magnifici Trentodoc, fedeli al nostro stile e alla tradizione del territorio, ma introducendo una nuova prospettiva”.
Petizione Cia per salvare grano italiano a quota 50.000 firmeRoma, 15 giu. (askanews) – Raggiunta quota 50mila firme per la petizione nazionale “salva grano Made in Italy”, organizzata da Cia-Agricoltori Italiani sulla piattaforma change.org, che ha raccolto l’adesione di cittadini, produttori ed enti pubblici uniti nella difesa del settore dalla crisi dei prezzi e dai ripetuti attacchi speculativi. La petizione è pronta ad arrivare sul tavolo delle istituzioni per chiedere interventi immediati e concreti a tutela del grano e della pasta tricolore.
E situazione non accenna a migliorare, con il prezzo del grano sceso del 40% nelle ultime settimane, mentre quello della pasta sullo scaffale è aumentato in media del 30%. Per coltivare il grano duro, argomenta la Cia, ci vogliono circa 1.400 euro per ettaro. Con le quotazioni attuali, i produttori non riescono nemmeno a coprire le spese perché sono costretti a vendere a 1.100 euro per ettaro (-300 euro). L’Italia è il primo produttore di grano duro in Europa con circa 1,2 milioni di ettari impegnati e per Cia “non si può, assolutamente, rischiare di mettere a repentaglio le produzioni nazionali, tanto più che il Paese resta, comunque, il secondo importatore al mondo.
“La nostra petizione è più di una battaglia per il grano -commenta il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini – è un’azione nazionale, a difesa di un prodotto cardine dell’agroalimentare italiano, che interpreta quella che è la più grande sfida per il futuro di tutta la nostra agricoltura. Questo perché affronta tre questioni cruciali: lo squilibrio lungo la catena del valore che penalizza gli agricoltori, il conseguente abbandono delle coltivazioni, a causa degli alti costi di produzione, e il rischio per la sicurezza e la sovranità alimentare”.
Consorzio Chianti: vendite giù e costi su, riduciamo rese del 10%Roma, 15 giu. (askanews) – Una riduzione delle rese pari al 10% per far fronte al calo di vendite e all’aumento dei costi. A deciderlo è stata l’assemblea del Consorzio Vino Chianti, riunita oggi nella sede di Confartigianato Firenze.
“Si è reso necessario – ha spiegato il presidente del Consorzio Vino Chianti Giovanni Busi – diminuire la produzione per non far aumentare il vino accumulato nei magazzini. La fotografia attuale è questa e parla di un -14% di vendite nel 2022 rispetto al 2021 per cui dobbiamo prendere le giuste contromisure. Se parliamo del rapporto prezzi-costi si nota un pesante squilibrio a causa dell’inflazione”. “È vero – ha aggiunto Busi – che i prezzi sono aumentati mediamente del 4-6%, ma è altrettanto vero che i costi sono aumentati molto di più: si va dall’incremento del prezzo del gasolio per i trattori passando per i concimi. Tutto questo per le nostre aziende rappresenta una grande difficoltà. In pratica non abbiamo vissuto un anno ‘normale’ dal 2017: l’allarme suona da tempo per tutto il settore”.
“Per i primi 5 mesi del 2023 – spiega Busi – il comparto Vino Chianti sta ripercorrendo i risultati del 2022, ma purtroppo il raffronto è su una annata 2022 che ha visto perdere 14 milioni di bottiglie rispetto all’anno 2021. La diminuzione delle vendite 2022 si accompagna ad una vendemmia 2022 che ha visto risalire la produzione di circa il 20%, con conseguente riaccendersi l’aumento delle scorte di magazzino ed una fibrillazione nel mercato che ha fatto scendere nuovamente i prezzi sotto i costi di produzione. Inutile negarlo: un po’ di preoccupazione per l’intero settore c’è”.
Dal 25 al 26 giugno a Forte dei Marmi torna VinoVipRoma, 15 giu. (askanews) – Torna a Forte dei Forte dei Marmi il 25-26 giugno VinoVip, la manifestazione firmata dalla rivista Civiltà del bere, giunta alla seconda edizione. L’appuntamento porterà sul litorale toscano oltre 50 delle più importanti aziende vitivinicole d’Italia, coinvolte in talk-show, degustazioni e incontri.
VinoVip al Forte trasformerà la Versilia in un epicentro di riflessione sul mondo del vino con il dibattito in programma per domenica dalle 15 alle 18 dal titolo “Il futuro delle Doc”, che sarà preceduto dalla presentazione della prima inchiesta giornalistica indipendente sulle Fiere internazionali di settore. Protagonisti del talk “Il futuro delle Doc” saranno Attilio Scienza, presidente del Comitato Vini Dop e Igp, Eugenio Pomarici, professore all’Università di Padova, Davide Gaeta, professore all’Università di Verona. Al loro fianco interverranno autorità ed esperti che si confrontano quotidianamente con il mondo delle Denominazioni, come Riccardo Ricci Curbastro, presidente Equalitas e già presidente di Federdoc e Lamberto Frescobaldi per Confagricoltura.