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Cina, produzione industriale +7% nei primi due mesi del 2024

Cina, produzione industriale +7% nei primi due mesi del 2024Roma, 18 mar. (askanews) – La produzione industriale in Cina nei primi due mesi del 2024 è cresciuta del 7% su base annua. Lo ha comunicato oggi l’Ufficio nazionale di statistica, mentre la produzione di servizi è cresciuta del 5,8%, grazie soprattutto ai servizi al turismo.


Le vendite al dettaglio sono aumentate del 5,5%, a un tasso inferiore rispetto all’aumento del 7,4% di dicembre. L’Ufficio nazionale di statistica in genere pubblica dati combinati per gennaio e febbraio anziché su base mensile consueta, poiché le festività del Festival di Primavera limitano il numero di giorni lavorativi.


Grazie agli effetti della politica macro, “il dinamismo economico generato internamente si è ripreso”, ha commentato il portavoce dell’Ufficio nazionale di statistica Liu Aihua, secondo quanto riporta Nikkei Asia. I dati, poi, confermano la crisi del settore immobiliare, con gli investimenti di settore calati del 9%.


Escludendo il settore immobiliare, gli investimenti in immobilizzazioni sono cresciuti dell’8,9%, alimentati in gran parte dalla spesa in progetti infrastrutturali e nella produzione ad alta tecnologia. La pressione deflazionistica si è allentata poiché la domanda durante il Capodanno lunare ha spinto i prezzi al consumo in rialzo dello 0,7% a febbraio, interrompendo quattro mesi di calo. Nello stesso mese l’inflazione core, esclusi alimentari ed energia, è aumentata dell’1,2%.


Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato in media al 5,3%. Non è stata fornita alcuna ripartizione, ma si ritiene che la disoccupazione tra i giovani sia elevata.

Giappone, da oggi riunione BoJ: verso uscita da tassi negativi

Giappone, da oggi riunione BoJ: verso uscita da tassi negativiRoma, 18 mar. (askanews) – E’ un momento cruciale per l’economia giapponese e questo è stato oggi rispecchiato anche dall’andamento della Borsa di Tokyo, il cui indice Nikkei è salito a 39.740,44 yen, con un balzo in avanti fino al 2,67%. Questo nel primo giorno di riunione del Consiglio monetario della Banca del Giappone (BoJ), che potrebbe chiudere la lunga fase di tassi negativi durato dal 2016, e all’indomani delle notizie incoraggianti provenienti dallo “shunto” (“battaglia di primavera”), cioè le tradizionali trattative salariali tra le parti sociali, che hanno portato ai più importanti rialzi delle retribuzioni da 30 anni a questa parte, cioè dai tempi della “bubble economy”.


Lo yen, in giornata, si è indebolito contro il dollaro a 149,32, un livello che favorisce in particolare le aziende esportatrici, ma rende più onerosa l’importazione di materie prime per un paese che è povero di questo tipo di risorse. La banca centrale ha iniziato oggi la sua riunione, che dovrebbe finire domani. Nikkei ha sostenuto che i policy-maker della BoJ potrebbero aumentare i tassi in questa riunione dello 0,1%, in vista di aumenti più corposi nelle riunioni dei prossimi mesi. Sarebbe, più che un’iniziativa sostanziale, di dare un segnale che la mentalità deflazionistica, che ha caratterizzato per un trentennio le forze produttive nipponiche, deve essere mandata in soffitta.


Il capo della Keidanren, la confindustria giapponese, ieri ha espresso la speranza che il governo del premier Fumio Kishida adotti una serie di misure anti-deflazionistiche. Masakazu Tokura è intervenuto alla convention annuale del Partito liberademocratico di Kishida. “È importante che il Paese lavori insieme per rendere quest’anno un punto di svolta storico nel superamento completo della deflazione che dura da 30 anni”, ha detto il manager. Si tratta di un discorso che viene dopo che gli accordi salariali hanno registrato un aumento salariale medio del 5,28% nello shunto, secondo quanto ha comunicato il principale sindacato confederale giapponese, la Rengo. E prima dello “shunto”, lo stesso Kishida aveva chiesto alle imprese di aprire i cordoni della borsa, in modo da far riprendere potere d’acquisto alle famiglie e quindi far ripartire i consumi.


Nel 2023 le famiglie nipponiche non sono riuscite a recuperare il peso dell’inflazione indotta dalla crisi geopolitica, che è stata del 3,1%, il tasso più alto in 41 anni. Ma la valutazione data dalla BoJ di questa fiammata dei prezzi è stata che non si trattava di qualcosa di strutturale, quindi non utile al raggiungimento del target d’inflazione del 2%.

Nuovo fronte guerra commerciale Usa-Cina? Il caso cantieri navali

Nuovo fronte guerra commerciale Usa-Cina? Il caso cantieri navaliRoma, 15 mar. (askanews) – La Cina ha respinto oggi l’idea che la sua cantieristica navale si muova secondo pratiche non di mercato, come ha sostenuto lo US Steelworkers, il sindacato dei lavoratori siderurgici americano, che ha chiesto al Rappresentante al Commercio Usa di avviare un’indagine in questo comparto.


Se ciò avverrà, si aprirà un’ulteriore fronte nella guerra commerciale in corso tra Washington e Pechino, dopo le mosse Usa per alzare barriere nei settori tecnologici e con particolari ricadute sulla sicurezza nazionale. Questa settimana la United Steelworkers (USW) – un sindacato che rappresenta 850mila lavoratori – ha guidato una coalizione di organizzazioni sindacali nel presentare una petizione, chiedendo al Rappresentante commerciale degli Stati Uniti (USTR) di avviare un’indagine sulla costruzione navale commerciale cinese.


Negli ultimi due decenni, secondo USW, la Cina ha messo in atto una strategia globale per dominare le reti globali di trasporto e logistica, impiegando anche una serie di politiche non di mercato. Nel frattempo, la capacità di costruzione navale degli Stati uniti continua a diminuire. “Una volta gli Stati Uniti avevano quasi 30 grandi cantieri navali; ora siamo rimasti solo una manciata”, ha affermato il presidente internazionale dell’USW David McCall. “Ciò è correlato alla perdita di oltre 70.000 posti di lavoro nel settore della costruzione navale, per non parlare di tutti i lavori secondari sostenuti dall’industria”.


“La Repubblica popolare cinese – ha continuato McCall – sta utilizzando la costruzione navale commerciale per dominare l’intero spettro del commercio globale, soffocando tutti i concorrenti”, ha affermato McCall. “Se non agiamo rapidamente, presto diventeremo dipendenti dalla Cina non solo per i prodotti che le sue navi portano nei nostri porti, ma anche per le navi stesse”. McCall ha anche sostenuto chem oltre alle gravi conseguenze economiche, il crescente squilibrio nel settore della costruzione navale a favore della Cina minaccia anche la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. “La Cina ha superato gli Stati Uniti e ora gestisce la marina più grande del mondo”, ha affermato McCall. “Ricostruire la nostra marina mercantile non è solo essenziale per aumentare la capacità di trasporto marittimo della nostra nazione, ma aiuterà anche a sostenere le catene di approvvigionamento critiche condivise dalle nostre industrie di costruzione navale militare e commerciale, rendendoci più sicuri e più resilienti”.


Pechino, dal canto suo respinge l’accusa. “La posizione leader della Cina nel mondo nei settori delle costruzioni navali, delle spedizioni e in altri settori – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin nella quotidiana conferenza stampa – si basa sull’eccellente qualità e sulla buona reputazione formatesi in una feroce concorrenza di mercato, piuttosto che su metodi commerciali discriminatori”. La rappresentante al commercio Usa Katherine Tai ha 45 giorni per decidere se intende portare avanti un’indagine.

Nissan-Honda valutano partnership strategica auto elettrica

Nissan-Honda valutano partnership strategica auto elettricaRoma, 15 mar. (askanews) – Le due case automobilistiche giapponesi Nissan Motor e Honda Motor hanno confermato oggi che le due società di aver firmato un memorandum d’intesa in base al quale avvieranno uno studio di fattibilità per una partnership strategica nei settori dei veicoli elettrici e intelligenti.


“È importante prepararsi al crescente ritmo di trasformazione della mobilità nel medio e lungo termine, ed è significativo che abbiamo raggiunto questo accordo sulla base di una comprensione reciproca che Honda e Nissan affrontano sfide comuni. Attendiamo con impazienza ulteriori discussioni e puntiamo a trovare vantaggi per una crescita sostenibile”, ha dichiarato Makoto Uchida, presidente e CEO di Nissan. Toshihiro Mibe, direttore, presidente e rappresentante esecutivo di Honda, ha dal canto suo dichiarato: “In questo periodo di trasformazione irripetibile nel settore automobilistico, esamineremo il potenziale di partnership tra Nissan e Honda. Il nostro criterio di studio sarà se la sinergia delle tecnologie e delle conoscenze coltivate dalle nostre aziende ci consentirà di diventare leader del settore creando nuovo valore per l’industria automobilistica”.


Per accelerare ulteriormente gli sforzi verso la neutralità delle emissioni di carbonio e l’azzeramento delle vittime degli incidenti stradali, sarà essenziale rafforzare le tecnologie ambientali e di elettrificazione, nonché lo sviluppo di software. Le due aziende hanno raggiunto un’intesa basata sulla convinzione “che sia necessario unire le proprie forze ed esplorare la possibilità di una futura collaborazione”, si legge in un comunicato congiunto. L’ambito dello studio di fattibilità comprende piattaforme software automobilistiche, componenti principali relativi ai veicoli elettrici e prodotti complementari.

Giappone, sindacato: il più alto aumento salari dal 1991

Giappone, sindacato: il più alto aumento salari dal 1991Roma, 15 mar. (askanews) – La più grande confederazione sindacale giapponese, Rengo, ha dichiarato oggi che i suoi membri hanno ottenuto quest’anno un aumento medio dei salari del 5,28%, il più grande dal 1991, fornendo slancio per un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone la prossima settimana. Lo riferisce il Nikkei.


E’ questo l’esito preliminare dello shunto (“battaglia di primavera”), il tradizionale round di trattative per gli adeguamenti retributivi e contrattuali che si tiene a ridosso dell’inizio del nuovo anno fiscale, che comincia in aprile. In questo caso, questo dato è particolarmente atteso dalla Banca del Giappone, che lo ritiene un importante parametro per decidere nella riunione del Consiglio monetario della prossima settimana (lunedì e martedì) se verrà chiusa la lunga fase di politica ultra-espansiva con tassi negativi che continua dal 2016. La maggior parte degli analisti, comunque, prevede che i tassi verranno aumentati a partire dalla riunione del prossimo mese. Le trattative presso alcune delle più grandi aziende del paese – tra cui Toyota, Hitachi e Panasonic – si sono concluse questa settimana, e molte di esse hanno soddisfatto le richieste dei sindacati. Nippon Steel ha superato le richieste, aumentando i salari mensili della cifra record di 35.000 yen (216,6 euro), ovvero del 14%.


Rengo, che conta 7 milioni di membri, ha annunciato il suo primo conteggio dei risultati. L’aumento, che comprende aumenti della retribuzione base e dell’anzianità, è stato di 1,48 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno, in cui già era stato segnato un record che però non era riuscito a coprire la perdita di reddito reale dovuta all’inflazione per le famiglie. L’ondata di aumenti salariali avviene in un contesto caratterizzato da una crescente carenza di manodopera, da un’inflazione persistente e da uno yen debole che ha incrementato i profitti delle aziende orientate all’export. Solo il 16% circa dei lavoratori giapponesi appartiene ai sindacati.

IA, Li Qiang: diamo respiro alla sperimentazione

IA, Li Qiang: diamo respiro alla sperimentazioneRoma, 14 mar. (askanews) – Il primo ministro cinese Li Qiang ha voluto dare un segnale di attenzione al mondo del digitale, dedicando la sua prima visita dopo le cruciali Due Sessioni, che hanno caratterizzato il mese di marzo, alle aziende tech dell’area di Pechino. Il capo dell’esecutivo ha voluto rassicurare gli operatori del settore che ci sarà pazienza nei loro confronti, visto che sono impegnati in un settore che deve andar avanti per tentativi.


Nelle Due Sessioni, il tema dell’Intelligenza artificiale è stato piuttosto presente e lo stesso Li ha indicato in questa tecnologia uno dei punti di forza che dovranno determinare il perseguimento della crescita cinese. Secondo quanto hanno riferito i media statali, il capo del governo ha voluto incontrare i tecnici che si impegnano nello sviluppo dell’IA, dei semiconduttori e delle vettura a guida autonoma. “Pur attenendoci ai principi fondamentali della sicurezza, dobbiamo promuovere una supervisione prudente e accomodante, per dare alle tecnologie nuove ed emergenti spazio sufficiente per tentativi ed errori”, ha detto il premier ai quadri e ai rappresentanti delle imprese della capitale, secondo quanto riporta oggi il South China Morning Post.


Non è chiaro ancora cosa voglia dire questa impostazione, in un momento in cui il dibattito sugli sviluppi dell’IA è pienamente sul tavolo. Ieri il Parlamento europeo ha approvato il quadro giuridico relativo all’IA e anche gli Usa stanno lavorando sulla delimitazione di regole per l’intelligenza artificiale generativa. Nella sua prima relazione di governo, letta il 5 marzo davanti ai circa 3mila delegati del Congresso nazionale de popolo, il premier cinese ha svelato l’ambizioso obiettivo della leadership di far crescere l’economia di “circa il 5%” quest’anno. Si tratta di un target visto con un certo scetticismo da una parte degli osservatori economici.


La leadership cinese punta a dare respiro a quelle che il presidente Xi Jinping ha definito a settembre “nuove forze produttive di qualità”: un modo per indicare l’industria della tecnologia e dell’IA, che dovrebbero contribuire a rigenerare una crescita forte per la seconda economia del mondo. Li, duraNte la sua visita, ha ripreso questa formula. “L’intelligenza artificiale è un motore vitale per lo sviluppo di nuove forze produttive di qualità”, ha detto, chiedendo un incremento nella potenza di calcolo, negli algoritmi e su altri fronti, nonché la sperimentazione e l’implementazione di tecnologie all’avanguardia su molteplici linee tecniche. “Dobbiamo – ha chiarito – impegnarci per superare i rivali in curva, o sterzando in una nuova corsia”.


Tra le aziende visitate da Li si annoverano il laboratorio di intelligenza artificiale del gigante dei motori di ricerca Baidu e l’Accademia di intelligenza artificiale di Pechino, un’organizzazione privata senza scopo di lucro guidata da accademici di istituzioni importanti come l’Università di Pechino. Secondo quanto riferito, Li è stato informato della formazione di un consorzio che mette insieme i cosiddetti “modelli linguistici di grandi dimensioni” (sul tipo di ChatGPT) nel campo della ricerca e dello sviluppo. E il premier ha segnalato interesse per i “ricchi scenari applicativi” dell’IA in Cina, oltre ad auspicare un regime normativo “più allentato”.

L’IA gonfia gli affari di Foxconn: previsto +40% entrate

L’IA gonfia gli affari di Foxconn: previsto +40% entrateRoma, 14 mar. (askanews) – Foxconn, principale assemblatore di iPhone, ha alzato oggi le previsioni di business per il 2024 da neutrale a “crescita robusta” sulla scia della crescente domanda di server di intelligenza artificiale (IA), prodotti di rete e componenti chiave. Lo riferisce Nikkei Asia.


Il presidente Young Liu ha dichiarato che si stima che le entrate derivanti dai server IA aumenteranno del 40% su base annua, mentre le entrate provenienti dai moduli delle unità di elaborazione grafica (GPU) aumenteranno di una percentuale a tre cifre. Nel complesso, le entrate legate ai server IA rappresenteranno il 40% del business totale dei server di Foxconn nel 2024, ha affermato Liu, rispetto a circa il 30% dell’anno scorso. La società non ha rivelato quale quota delle entrate totali provenga dal business dei server.


Foxconn è il più grande produttore di tecnologia a contratto al mondo, produce di tutto, dagli smartphone e PC ai server e alle apparecchiature di rete. Apple, Google, Meta, Amazon, HP e Dell si affidano tutti all’azienda taiwanese per le loro esigenze di produzione, che aiuta anche Nvidia ad assemblare alcuni dei suoi moduli GPU. “Stiamo aumentando le nostre previsioni poiché stiamo assistendo a crescenti applicazioni di intelligenza artificiale generativa e la visibilità per i server AI sta aumentando in modo significativo di recente”, ha detto Liu agli investitori. “I server IA saranno il principale motore di crescita di Foxconn quest’anno. Oltre ai fornitori di servizi cloud, assistiamo anche a una crescente domanda di server AI da parte dei clienti aziendali”.

TikTok in prima linea conflitto Usa-Cina: quali i prossimi passi?

TikTok in prima linea conflitto Usa-Cina: quali i prossimi passi?Roma, 14 mar. (askanews) – Il via libera della Camera dei rappresentanti Usa al disegno di legge per vietare TikTok dagli app store, a meno che non venga venduto dalla sua società madre cinese ByteDance, pone ancora una volta l’app di condivisione video sulla prima linea del conflitto commerciale tra Stati uniti e Cina.


La norma è stata votata in maniera ampia e bipartisan dalla camera bassa del Congresso – 352 voti a favore, 65 contrari (50 democratici e 15 repubblicani) – nonostante l’aperta contrarietà espressa dal candidato repubblicato alla presidenza, l’ex numero uno della Casa bianca Donald Trump. Ora la legge dovrà passare al vaglio del Senato, dopodiché andrà sulla scrivania del presidente Joe Biden, il quale ha già affermato che la promulgherà. Tutto questo segnala un consenso sul fatto che TikTok viene considerata come una minaccia alla sicurezza americana.


ByteDance ha reagito in maniera netta contro l’approvazione del disegno di legge. Shou Chew, amministratore delegato di TikTok, ha definito un attacco ai “diritti costituzionali” il bando della piattaforma, chiedendo ai 170 milioni di utenti americani di protestare. Ha inoltre assicurato che la compagnia ha investito molto nella sicurezza dei dati e per garantire che non fossero oggetto di manipolazioni. Pechino, dal canto suo, ha risposto con durezza. “Se si può usare un cosiddetto pretesto di sicurezza nazionale per escludere arbitrariamente aziende di successo di altri paesi, allora non esiste più né equità né giustizia”, ha affermato Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Affari esteri cinese nel briefing quotidiano, aggiiungendo: “Quando qualcuno vede una cosa buona di un’altra persona e vuole togliergliela, questo è un metodo assolutamente da banditi”.


Dal punto di vista cinese, l’attacco a TikTok rappresenta un “cambiamento qualitativo che merita la massima vigilanza”, ha segnalato a ThePaper – portale ufficiale cinese di notizie – Gu Dengchen, ricercatore dell’Istituto per la Cina digitale presso l’Accademia delle scienze sociali. “Il contesto economico generale negli Stati uniti ha subito notevoli cambiamenti negli ultimi anni”, ha aggiunto lo studioso. In realtà non è la prima volta che TikTok finisce sotto attacco. Era già nel mirino del Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS), l’agenzia guidata dal Dipartimento del Tesoro che valuta gli accordi transfrontalieri, la quale aveva ordinato a ByteDance di cedere la sua partecipazione in TikTok.


Inoltre, nel 2020 l’allora presidente Trump aveva emesso due ordini esecutivi, con uno dei quali aveva vietato TikTok negli Usa, ma questo divieto era poi stato bloccato da un giudice federale e poi revocato da Biden. In un altro aveva ordinato a ByteDance di cedere le sue compagnie negli Usa e di eliminare i dati degli utenti americani in suo possesso. Diversamente da questi precedenti tentativi, tuttavia, il disegno di legge bipartisan – denominato “Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act” – ha la forma di una legislazione federale ed è quindi una fonte di legge superiore rispetto ai precedenti ordini esecutivi presidenziali e misure amministrative e governative. Allo stesso tempo, il disegno di legge è più mirato, con TikTok citata direttamente nel testo. Non solo, il disegno di legge ha una copertura più ampia, richiedendo la rimozione di TikTok dal mercato statunitense, anziché essere limitata a un divieto generico. Se dovesse passare anche al Senato ed essere firmata da Biden, la legge darà a ByteDance sei mesi per vendere TikTok a una società non cinese o l’app verrà rimossa dagli app store e l’accesso web verrà bloccato negli Usa. La norma interviene sugli app store e i provider, non sugli utenti che non devono attendersi punizioni in caso di accesso a TikTok attraverso VPN e altre reti crittografate. Un altro effetto sarebbe sulle aziende che utilizzano TikTok per il commercio. Secondo il Financial Times, che cita fondi dell’azienda, sono almeno 7 milioni le piccole imprese Usa che utilizzano la piattaforma per vendere i loro prodotti. Ad avvantaggiarsene potrebbero essere i rivali diretti, a partire da Instagram Shopping che appartiene alla galassia Meta di Mark Zuckerberg, e Amazon Inspire. TikTok ha insistito di aver investito ingenti risorse per aggiornare i suoi sistemi in modo da rendere sicura la privacy dei dati conformemente alle esigenze del pubblico americano. Inoltre ha svolto anche una notevole attività di lobbying per riuscire a fermare la legge. Uno dei passaggi che potrebbe fare ByteDance è quello di mettere in campo una causa dopo l’approvazione della norma. L’altro è fare leva su Trump a suo vantaggio, visto che l’ex presidente ha buone chance di tornare alla Casa bianca. Trump, nonostante sia stato il capofila degli attacchi a TikTok durante la sua presidenza, ha cambiato linea un po’ per la sua animosità nei confronti di Meta, un po’ perché probabilmente gli fanno gola gli utenti dell’app in chiave elettorale. Secondo Nikkei, inoltre, dietro la conversione di Trump ci sarebbe anche un incontro con uno dei donatori della sua campagna, il miliardario Jeff Yass, che detiene anche il 15% di ByteDance attraverso la sua Susquehanna International Group, e che sarebbe preoccupato del fatto che la cessione di TikTok dia un colpo mortale al suo investimento. A segnare l’ingresso in orbita trumpiana del social cinese, inoltre, ci sarebbe anche il fatto che – a quanto ha scritto Politico – la lobby a favore di TikTok annoveri oggi anche personalità legate al mondo dell’ex presidente.

Camera rappresentanti Usa oggi voterà legge per vietare TikTok

Camera rappresentanti Usa oggi voterà legge per vietare TikTokRoma, 13 mar. (askanews) – La Camera dei Rappresentanti degli Stati uniti oggi è chiamata a decidere della sorte di TikTok negli Usa: voterà, infatti, un disegno di legge che, se approvato, imporrà il divieto al social più amato dai giovani in America finché sarà di proprietà cinese. TikTok, infatti, è di ByteDance, una delle principali compagnie tech della Cina.


Si tratta di un passaggio importante, quanto controverso. A sorpresa, infatti, una normativa che finora ha trovato un ampio sostegno bipartisan a livello parlamentare, ha trovato un oppositore sul fronte repubblicano, e un oppositore pesante: l’ex presidente e candidato alle presidenziali Donald Trump. Nonostante lui stesso, in passato, abbia tentato di vietare l’app negli Usa, la scorsa settimana ha lanciato – attraverso il suo Truth Social – strali contro il bando, sostenendo che favorirebbe semplicemente Facebook, da lui individuato come “nemico del popolo”.


Il disegno di legge – denominato “Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act” – è stato già approvato a livello di commissione dalla camera baassa la scorsa settimana, con un voto bipartisandi repubblicani e democratici. Se verrà licenziato anche dall’aula, dovrà poi passare al Senato e, infine, essere promulgato dal presidente Joe Biden, il quale ha già detto che lo firmerà. TikTok è stata già nel mirino del Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS), l’agenzia guidata dal Dipartimento del Tesoro che valuta gli accordi transfrontalieri, che ha ordinato a ByteDance di cedere la sua partecipazione in TikTok.


Inoltre, nel 2020 l’allora presidente Trump ha emesso due ordini esecutivi, con uno dei quali ha vietato TikTok negli Usa, ma questo divieto è stato bloccato da un giudice federale e poi revocato da Biden. In un altro ha ordinato a ByteDance di cedere le sue compagnie negli Usa e di eliminare i dati degli utenti americani in suo possesso. Ma, intanto, Trump ha cambiato completamente linea. Un po’ per la sua animosità nei confronti di Meta, la compagnia di Mark Zuckerberg proprietaria di Facebook e Instagram, un po’ perché probabilmente gli fanno gola gli utenti di TikTok, circa 170 milioni una parte dei quali potrebbero votare. Secondo Nikkei, inoltre, dietro la conversione di Trump ci sarebbe anche un incontro con uno dei donatori della sua campagna, il miliardario Jeff Yass, che detiene anche il 15% di ByteDance, attraverso la sua Susquehanna International Group e che sarebbe preoccupato del fatto che la cessione di TikTok dia un colpo mortale al suo investimento.


A segnare l’ingresso in orbita trumpiana del social cinese, poi, ci sarebbe anche il fatto che la lobby a favore di TikTok annoveri oggi anche personalità legate al mondo dell’ex presidente, secondo quanto ha scritto Politico. Oltre ai repubblicani, però, ci sono anche alcuni contrari alla norma nel campo democratico, tanto che alcuni di loro si sono anche esposti partecipando a una conferenza stampa pro-TikTok, mentre molti utenti protestavano. Questo ha suscitato le accuse di “manipolazione”, respinte da ByteDance, la qualeha denuciato una sordità dei membri del Congresso rispetto ai “propri elettori”. Gli è andata dietro anche l’American Civil Liberties Union (ACLU), che ha definito la legge anti-TikTok “incostituzionale”. Pechino, dal canto suo, ha espresso la sua rabbia più volte. Oggi, durante la quotidiana conferenza stampa presso il ministero degli Esteri cinese, il portavoce Wang Wenbin ha detto: “Negli ultimi anni, sebbene gli Stati Uniti non abbiano mai trovato prove che TikTok minacci la sicurezza nazionale, non hanno mai smesso di reprimere la piattaforma. Questo tipo di comportamento da bulli che non può vincere nella concorrenza leale e distrugge gli interessi delle imprese. Danneggia la fiducia degli investitori internazionali nell’ambiente degli investimenti e indebolisce il corretto ordine economico e commerciale internazionale, cosa che alla fine si ritorcerà contro gli stessi Stati uniti”.

Giappone, grandi aziende annunciano aumenti record dei salari

Giappone, grandi aziende annunciano aumenti record dei salariRoma, 13 mar. (askanews) – Le grandi aziende giapponesi hanno annunciato oggi aumenti salariali record per i loro dipendenti, rispondendo a un impulso in questo senso del governo e rompendo con una prassi deflazionistica che ha caratterizzato un trentennio dell’economia nipponica. Si tratta di un passaggio chiave, perché la Banca del Giappone ha dichiarato più volte che attende gli esiti della “shunto” (“battaglia di primavera”), cioè della consueta tornata di trattativi tra parti datoriali e sindacali, per decidere l’eventuale chiusura della politica monetaria ultra-espansiva dei tassi negativi iniziata nel 2016.


La riunione del Consiglio monetario della BoJ che potrebbe decidere questo passaggio storico è convocata per il 18 marzo. Ieri il governatore della BoJ Kazuo Ueda ha segnalato che la banca centrale punta a un “ciclo virtuoso tra salari e prezzi, e dalla riunione di gennaio sono emersi numerosi dati, e ulteriori dati verranno ricevuti questa settimana. Esprimeremo un giudizio globale basato su tali informazioni”. Ogni primavera, i sindacati e i management delle aziende tengono colloqui, noti come shunto, per fissare i salari mensili prima dell’inizio dell’anno fiscale giapponese ad aprile. Toyota Motor, Hitachi e Panasonic Holdings sono state tra le aziende che oggi hanno annunciato di aver pienamente accolto le richieste dei sindacati di aumentare i salari.


Secondo quanto riferisce Nikkei, Nippon Steel ha dichiarato che aumenterà le retribuzioni mensili della cifra record di 35.000 yen (217 euro), ovvero del 14%, superando il precedente record di 23.000 yen (142,6 euro) del 1979. Toyota non ha rivelato i dettagli dei suoi aumenti salariali, ma ha affermato di aver soddisfatto pienamente le richieste dei sindacati. L’organo rappresentativo dei lavoratori della Toyota Motor aveva richiesto il pagamento di un bonus pari a 7,6 mesi di stipendio, citando le previsioni di profitto operativo annuale più elevate di tutti i tempi della società pari a 4.500 miliardi di yen (28 miliardi di euro) per l’anno fiscale in corso. Il sindacato ha inoltre proposto richieste specifiche per ciascuna categoria lavorativa, fino ad un aumento salariale mensile di 28.440 yen (176,4 euro).


Hitachi e Toshiba hanno affermato che i loro aumenti salariali sono i più grandi da quando è stato introdotto l’attuale pattern di negoziazione nel 1998. In Giappone solo il 16% dei lavoratori è iscritto a sindacati, che spesso sono su base aziendale. Tuttavia gli economisti osservano con attenzione i negoziati, anche perché quest’anno sono indicati come una chiave di volta sia dal primo ministro Fumio Kishida, sia dalla BoJ.


A determinare gli aumenti, oltre alla richiesta politica, c’è anche una grave carenza di manodopera. Inoltre lo yen debole ha incrementato i profitti delle aziende orientate all’export, rendendo più facile per i principali datori di lavoro impegnarsi in grandi aumenti salariali. L’economia giapponese – secondo l’analisi di ieri di Ueda – sta soffrendo soprattutto per una crisi di consumi. Le famiglie, nonostante gli aumenti salariali decisi lo scorso anno, non hanno recuperato l’inflazione innescata dall’instabilità geopolitica e dalla fragilità della catena di forniture di materie prime, a partire dall’energia. Dopo decenni di deflazione, i giapponesi si sono trovati di fronte a un’inflazione che ha eroso il loro potere d’acquisto. Nelle trattative di quest’anno, i sindacati chiedono un aumento salariale medio del 5,85%, il più grande dal 1993, secondo la Confederazione sindacale giapponese, o Rengo, la più importante confederazione dei lavoratori del paese. Rengo annuncerà venerdì il primo conteggio dei risultati delle trattative. L’anno scorso, le grandi aziende hanno concordato aumenti salariali del 3,58%, il più grande aumento degli ultimi 30 anni. Ma salari reali adeguati all’inflazione sono diminuiti per 22 mesi consecutivi fino a gennaio. La spesa delle famiglie a gennaio è scesa del 6,3% rispetto all’anno precedente, il calo più grande in quasi tre anni. Tuttavia, questi dati riguardano solo il mondo delle grandi imprese e dei lavoratori regolari. Il Giappone ha uno sterminato tessuto di piccole e medie aziende, che hanno maggiori difficoltà a reperire la liquidità necessaria garantire aumenti salariali di questa portata. E, ormai, una fascia importante di lavoratori, soprattutto più giovani, sfugge al concetto di lavoro dipendente e vive una situazione di maggiore aleatorietà salariale.