Autonomia energetica e tutela biodiversità in agenda green Parco Caribe BayRoma, 21 lug. (askanews) – L’aumento delle temperature, i fenomeni meteorologici estremi e le altre conseguenze del cambiamento climatico impattano quotidianamente sulla qualità della vita di milioni di persone, sempre più consapevoli dell’importanza della conservazione dell’ambiente e dell’adozione di pratiche di consumo più sostenibili. Il tema della tutela del Pianeta è diventato centrale anche nelle scelte che orientano la maggior parte dei settori produttivi, permeando l’intera economia e il mondo della finanza. Non fa eccezione il comparto dei parchi divertimento, tra i primi ad adottare misure volte a ridurre drasticamente l’impatto delle loro attività. Significativo in questo senso l’esempio di Caribe Bay, parco a tema acquatico di Jesolo che riproduce un’oasi tropicale con sabbia bianca e migliaia di palme a due passi da Venezia: da tempo il parco ha implementato pratiche virtuose e progetti di efficientamento, tracciando la strada per molte aziende del settore.
Carla Cavaliere, Responsabile Sostenibilità Caribe Bay dichiara: “La nostra agenda green mira allo sviluppo sostenibile del parco e prevede investimenti strutturali nel medio e lungo periodo per abbattere le emissioni e ridurre i consumi, uniti ad una costante attività di sensibilizzazione degli ospiti, aspetto spesso sottovalutato ma a nostro avviso di primaria importanza. Dallo scorso anno, li coinvolgiamo attivamente nel progetto di compensazione delle emissioni di anidride carbonica non riducibili: mentre acquistano il biglietto per venire a divertirsi ‘come ai Tropici’, possono prendere consapevolezza delle minacce che incombono sui veri paradisi tropicali del Pianeta e contribuire alla salvaguardia della loro biodiversità”. Al momento dell’acquisto online, infatti, gli utenti del sito ricevono un codice che possono utilizzare per conoscere i progetti a cui ha aderito Caribe Bay con l’obiettivo di tutelare la biodiversità in alcune delle aree più a rischio del Pianeta, come le foreste torbiere indonesiane, la Foresta Amazzonica e le immense aree soggette a deforestazione in Zimbabwe e Uruguay. Progetti che hanno anche l’obiettivo di proteggere molte delle specie animali più a rischio, tra cui tucani, elefanti africani, fenicotteri, tigri di Sumatra e rinoceronti di Giava.
“Il progetto riscuote molto interesse da parte degli ospiti – prosegue Cavaliere – e dallo scorso anno abbiamo compensato interamente le emissioni dirette, pari a 188 tonnellate di anidride carbonica, avvicinandoci ulteriormente all’obiettivo di diventare il primo parco divertimenti carbon neutral d’Italia. Innumerevoli ricerche hanno evidenziato che oltre un milione di specie, tra animali, vegetali e insetti sono attualmente a rischio di estinzione a causa del cambiamento climatico: i programmi che abbiamo selezionato si inseriscono nell’ambito dell’accordo 30×30 siglato a conclusione della COP15 di Montreal, che mira a proteggere il 30% delle aree terrestri entro il 2030”. L’iniziativa è stata attivata in collaborazione con Up2You, startup greentech e B Corp certificata che permette alle aziende di ridurre il proprio impatto ambientale guidandole in percorsi su misura verso la sostenibilità: nello specifico, la startup ha identificato e quantificato le sorgenti emissive di Caribe Bay, calcolando così la carbon footprint del Parco, per poi pianificare strategie di gestione e politiche di riduzione e compensazione delle emissioni di gas a effetto serra.
L’impegno verso la compensazione delle emissioni non riducibili si accompagna alla pianificazione di nuovi interventi strutturali: al primo posto c’è il potenziamento degli impianti di filtraggio e ricircolo dell’acqua, combinato alla valutazione sulla possibilità di utilizzare l’acqua di mare, opportunamente trattata, nelle piscine. Gli impianti di Caribe Bay e le pompe di filtraggio sono già predisposti per l’utilizzo di acqua di mare: la soluzione consentirebbe di ridurre al minimo l’impatto sulle risorse idriche e sulle riserve di acqua potabile, sempre più preziose in un contesto di crescente siccità. Per l’attuazione, occorre tuttavia ottenere l’approvazione delle autorità competenti. Tra i principali progetti allo studio, è prevista anche la realizzazione di un impianto fotovoltaico che renderà il parco completamente autonomo dal punto di vista energetico. Secondo i piani, l’impianto occuperà l’area del parcheggio, con il vantaggio di creare un’ampia zona d’ombra per le auto degli ospiti. Se opportunamente autorizzati, i lavori inizieranno in primavera e saranno completati entro l’estate affinché i pannelli siano operativi per la stagione 2024, garantendo energia pulita a tutto il polo che comprende Caribe Bay, il minigolf Caribbean Golf e la discoteca Vanilla Club. L’energia prodotta in eccesso rispetto al fabbisogno interno e durante i mesi di chiusura del parco sarà immessa nella rete locale, a vantaggio di tutto territorio. L’impianto sarà già dimensionato rispetto al futuro ampliamento del parco, a cominciare dal centro benessere con SPA la cui costruzione è in programma nei prossimi mesi: oltre ad utilizzare energia elettrica da fonti rinnovabili, sarà installato un sistema geotermico a basso impatto per il riscaldamento.
Lavoro, Manpowergroup entra nel Consiglio direttivo di AlisRoma, 20 lug. (askanews) – “Il processo di crescita e di attenzione della nostra Associazione nei confronti del mondo delle risorse umane e dell’accesso al mercato del lavoro è testimoniato dall’ingresso nel Consiglio direttivo di ALIS di ManpowerGroup che, con l’attuale 35% dei loro lavoratori assunti a tempo indeterminato, è tra i leader mondiali nella ricerca e selezione di profili professionali e nella pianificazione e realizzazione di progetti di formazione. Formazione e crescita occupazionale e professionale sono infatti obiettivi primari che, attraverso la nostra ALIS Academy, condividiamo con ManpowerGroup, puntando su talento e tecnologia come leve strategiche su cui le aziende devono puntare per rimanere sempre al passo in un mondo del lavoro caratterizzato da continue evoluzioni. Sono inoltre orgoglioso che ALIS potrà collaborare sempre più con una grande realtà come ManpowerGroup, che punta su una forte strategia ESG e sul piano “Working to Change the World” al fine di promuovere l’interazione tra la sostenibilità ambientale, sociale ed economica”. Così il Presidente di ALIS Guido Grimaldi annuncia l’ingresso di ManpowerGroup che, declinandosi nei brand Manpower, Experis, Jefferson Wells e Talent Solutions, da 25 anni crea valore per candidati e clienti con soluzioni strategiche per la gestione delle risorse umane, attraverso una rete di più di 200 uffici e 2.000 persone impiegate su tutto il territorio nazionale. ManpowerGroup ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti come azienda virtuosa del settore e, a tal proposito, è stata nominata per il 14° anno consecutivo “2023 World’s Most Ethical Companies” dall’Ethisphere Institute.
“Il mondo della logistica dell’intermodalità negli ultimi anni si è fortemente evoluto attraverso una trasformazione digitale che ha creato nuove figure e competenze, e allo stesso tempo la sostenibilità ambientale, sociale ed economica è diventata sempre più una priorità. Oggi è importante essere consapevoli da una parte della necessità di guardare con apertura alla flessibilità, alla condivisione dei valori e al benessere fisico e mentale delle persone, e dall’altra dell’importanza della formazione e della riqualificazione professionale come elementi fondamentali per lo sviluppo delle competenze e della carriera”, ha dichiarato Alfonso Santaniello, Vertical Leader Logistica ManpowerGroup.
Idealista: nel trimestre -16% stock di abitazioni in affitto in ItaliaMilano, 20 lug. (askanews) – Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’ufficio studi di idealista, l’offerta di affitti in Italia ha subito delle variazioni significative nel corso degli ultimi trimestri. Nel confronto tra il trimestre attuale e quello dello stesso periodo dell’anno precedente, si osserva una diminuzione degli annunci pubblicati sul portale pari al 16%, passando da 93.164 a 86.093 annunci.
Tuttavia, sottolinea idealista, nell’ultimo trimestre gli annunci di affitto sono tornati a crescere rispetto al trimestre precedente, mostrando un rallentamento del crollo che era stato rilevato dall’inizio pandemia. Nel confronto con l’ultimo trimestre pre-Covid, che risale a quattro anni fa, la contrazione dello stock è stata del 51%, dai 146.642 annunci pubblicati sul portale in quel periodo. La recente crescita degli annunci nel trimestre attuale potrebbe essere un segnale di ripresa per il settore degli affitti significativa dopo diversi trimestri di calo continuo. Analizzando i principali capoluoghi di provincia, quelli più dinamici per numero di scambi, cali drastici dell’offerta a Firenze, Napoli (-48% entrambe), Roma (-46%) e Genova (-41%). Verona segna un calo del 22%, seguita da Torino (-18%), Milano (-12%), mentre a Palermo la disponibilità di abitazioni si è ridotta del 5%. L’unico dei grandi mercati che ha visto una variazione positiva dello stock locativo nell’ultimo anno è Bologna, con un incremento del 4%.
La maggior parte dei mercati provinciali segnano cali dello stock a due cifre: Siena (-51%) segna la riduzione maggiore seguita da Vercelli (-48%), Lodi (-46%) e Firenze (-42%). Tra i mercati più grandi Roma ha visto polverizzarsi in 38% dello stock da un anno all’altro, Napoli il 28%, Torino il 17% e Milano il 14%.
Il marketing non va in vacanza, cosa dice Fabio De Lucia (Deraweb)Roma, 20 lug. (askanews) – Ne riparliamo a settembre”. Quante volte avete sentito questa frase? Oppure: “ne riparliamo dopo le feste di Natale”. Si sa, tendenza molto italiana è quella di fermare la nazione nei mesi di agosto e dicembre, nonostante il mondo, oggi, preveda un business attivo 365 giorni l’anno, 7 giorni su 7, 24 h su 24. Ma la mentalità italiana è quella di procrastinare ai mesi di settembre e gennaio decisioni, investimenti, azioni che per un’impresa sono vitali. Niente di più sbagliato perché ogni impresa, anche piccola, dovrebbe comprendere che il servizio al cliente e soprattutto l’attività di acquisizione clientela non va mai in vacanza. Mai”, spiega Fabio De Lucia, Ceo di Deraweb, società specializzata in marketing digitale per imprese e liberi professionisti.
“Non fraintendiamoci, il lavoro nella vita non è tutto e il riposo è importante ma per essere competitivi gli imprenditori italiani devono comprendere che bisogna tenere sempre attivi i sistemi di acquisizione e sviluppo clientela”. Questo significa che con una corretta programmazione è possibile avere sempre in attività gli strumenti utili a una perfetta “customer journey”, ossia, al “viaggio del cliente” che parte dalla semplice interazione, sino all’acquisto e i processi post acquisto. “Posso confermare – prosegue De Lucia – che purtroppo la legge di Pareto è valida anche in questo caso: l’80% delle imprese italiane non ha consapevolezza degli strumenti digitali di cui dispone per poter vincere la sfida del mercato moderno. E quel 20% che le attua, detiene l’80% del mercato”. Il principio di Vilfredo Pareto, per quanto si basi su valutazioni empiriche è confermato da un sondaggio svolto proprio da Deraweb che ha intervistato oltre 2000 titolari d’impresa italiani. Bene, non più di 400 di essi hanno attivo un sistema di marketing online, mentre i restanti 1600 lasciano al caso il loro sistema di acquisizione clienti e soprattutto, non sono attivi tutto l’anno per sviluppare affari. Nel 2022 in Italia, secondo Confesercenti, hanno abbassato definitivamente la saracinesca 43.000 imprese, circa 120 al giorno: ma dovremmo chiederci, quante di queste hanno trascurato l’importanza del marketing? “Ciò che non si comprende – chiarisce l’esperto – è che il sistema informatico – digitale, oggi supportato anche da sistemi di avanguardia di intelligenza artificiale, a differenza dell’uomo, lavora costantemente: infatti un sito web lavora 24 h al giorno, 7 giorni su 7: un circuito di newsletter e automazione, una volta programmato viaggia in autonomia. I sistemi moderni permettono un’interazione relazionale di base col cliente”.
Buona parte dei titolari d’impresa italiani (il famoso 80% della legge di Pareto), utilizzano gli strumenti digitali quasi per “moda” o “perché lo fanno tutti” e così, anziché comprendere che dietro un sistema di marketing attivo si cela lo sviluppo di un’impresa, purtroppo la mancanza di programmazione, visione e metodo porta a sterili tentativi che non permettono di raggiungere risultati. “La colpa non è solo dei titolari d’impresa: buona parte della colpa è anche delle stesse web agency o degli addetti di settore i quali, anziché guidare i clienti con piani di marketing strategici, agiscono o con fare esclusivamente creativo o eseguendo con fare ‘zerbiistico’ le richieste delle aziende. Un piano di marketing vero ha delle basi, tra le quali il posizionamento nel mercato, la definizione di una strategia e un’altissima attenzione al ROI (ritorno dell’investimento): ecco perché chi davvero crea un percorso specifico, sa, che il marketing non va mai in vacanza ed è un alleato fondamentale di crescita. Aggiungo un elemento importante: gran parte degli acquisti online avvengono nei festivi e nelle ore serali. Gran parte della richiesta di informazioni verso un’azienda, brand o prodotti avvengono nelle ore di pausa pranzo o in orari prettamente post lavoro. E sapete perché? Perché gli utenti sono rilassati e quando siamo in una fase di rilassatezza siamo più propensi all’acquisto”. Qual è dunque il consiglio? “È triplice: il primo, è quello di creare un piano di marketing online e offline attivo per tutto l’anno. E non si può improvvisare, né abbozzare: bisogna rivolgersi a consulenti d’impresa che abbiano competenze nell’asse marketing – comunicazione – vendite. Il secondo, è quello di fare in modo che l’impresa sia operativa ad agosto: programmando una rotazione del personale (anche se in azienda si è pochi) permette di avere sempre un servizio pronto a soddisfare i clienti e ad acquisirne di nuovi. Il terzo – conclude Fabio De Lucia – è che il mondo è cambiato: il business non va mai in vacanza. Gli esseri umani sì, ed è giusto si godano il periodo di vacanza e riposo ma i sistemi informatici e digitali devono lavorare per noi 365 giorni l’anno”.
Olimpia Splendid: fatturato 2022 sale a 113,4 mln ma Ebitda a 7 mln (-13%)Milano, 19 lug. (askanews) – Olimpia Splendid, azienda bresciana specializzata nel comparto della climatizzazione domestica, ha chiuso il 2022 con un incremento del 21% del fatturato consolidato, passato da 93,4 a 113,4 milioni di euro, con un 40% dei ricavi provenienti dall’estero e un Ebitda pari a sette milioni di euro, in calo del 13,5% rispetto agli 8,1 milioni di un anno prima.
“Si tratta di un risultato importante, soprattutto se analizzato alla luce della complessità del contesto economico. Benché operiamo in un settore centrale nel processo di decarbonizzazione degli edifici, il rallentamento delle catene di fornitura, l’aumento dei costi di materiali dei trasporti e dell’energia, conseguenti alla pandemia e al conflitto russo-ucraino, hanno reso molto difficile l’operatività e condizionato le efficienze aziendali – spiega Roberto Saccone, presidente di Olimpia Splendid – La centralità della tecnologia a pompa di calore nel percorso di transizione energetica, unita ai nostri progetti di crescita internazionale, sono gli elementi su cui lavoreremo per consolidare ulteriormente la nostra crescita, continuando ad investire con piani industriali ambiziosi e contando su una squadra rinnovata”. Nel 2023 ci sono stati dei cambiamenti a livello di governance: da giugno ha assunto il ruolo di amministratore delegato del gruppo Marco Saccone (già consigliere delegato e managing director di Olimpia Splendid) ed è entrato nel ruolo di direttore generale Claudio Filipponi (ingegnere industriale con esperienza ventennale nel settore automotive, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità). Approvata, nei primi mesi del 2023, anche la delega alle Esg per il consigliere Francesco Saccone, “un’ulteriore testimonianza – si legge nella nota – di come la governance ambientale, sociale e aziendale sia sempre più integrata nei piani Olimpia Splendid”.
Il bilancio di sostenibilità 2022 riporta inoltre l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra (Scope 1 e Scope 2), del 30% entro il 2026, del 50% nel 2030 e di raggiungere la completa neutralità climatica entro il 2040. Un passo in questa direzione è stato fatto nel 2022, con due diversi interventi che hanno consentito di diminuire del 18% le emissioni rispetto all’anno precedente. Da un lato, la riduzione del 29% dei consumi di gas metano, dall’altro, la conversione a fonti rinnovabili del 100% dei consumi elettrici delle sedi italiane (95% dei consumi dell’intero gruppo), grazie all’auto-consumo dell’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici e all’acquisto di energia certificata A2A da fonti rinnovabili. Azioni concrete che proseguiranno anche nel 2023, con il passaggio delle filiali commerciali estere all’energia sostenibile, l’attivazione di un nuovo impianto fotovoltaico nel polo logistico di Reggio Emilia e altri interventi volti ad ottimizzare i consumi dell’intero gruppo. Non da ultimo, l’ottenimento della certificazione ambientale ISO 14001, per tenere sotto controllo gli impatti ambientali delle proprie attività e ricercarne il miglioramento in modo coerente, efficace e sostenibile.
Veronica Tibiletti entra in Cda di CDP Real Asset SGR S.p.ARoma, 13 lug. (askanews) – La Prof.ssa Veronica Tibiletti è stata nominata consigliere indipendente nel Consiglio di Amministrazione della SGR del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti. La nomina di Tibiletti, professoressa associata di Economia Aziendale all’Università di Parma e membro effettivo del Collegio Sindacale di Fondazione Cariparma, si inserisce nell’ambito del piano di sviluppo della società CDP Real Asset SGR S.p.A., che ha ampliato il suo raggio di azione ai settori del turismo e delle infrastrutture. Il Piano industriale della SGR prevede nel mandato del nuovo Cda un rafforzamento della presenza nei progetti dell’abitare sostenibile, social, student e senior housing, un significativo incremento delle masse gestite e l’ingresso di nuovi investitori istituzionali per massimizzarne l’impatto sul territorio. Per supportare tali obiettivi sono state potenziate le competenze del Cda, che è passato da 5 a 7 membri.
“Siamo davvero orgogliosi di questa nomina – ha affermato Franco Magnani, Presidente di Fondazione Cariparma – riconosce il valore delle competenze presenti in Fondazione Cariparma a livello nazionale e va a rafforzare la nostra presenza e la nostra partecipazione alle sfide di sistema che ci attendono”. Già Professoressa Associata di Economia Aziendale presso l’Università di Parma. dopo aver conseguito la Laurea in Economia e Commercio e un PhD in Determinazione e Comunicazione del valore nelle aziende presso l’Università di Parma, Veronica Tibiletti è docente presso l’Università di Parma e autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali in materia di Corporate Governance e Sostenibilità. Relatrice a convegni, in particolare sulle tematiche ESG, è iscritta all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Parma e al Registro dei Revisori Legali. Si occupa di corporate governance, con particolare riferimento ai Modelli di Organizzazione, Gestione e controllo di cui al D.Lgs. 231/2001 e di ESG.
“È per me un grande onore entrare a far parte del Consiglio di Amministrazione di un’importante società del Gruppo CDP, notoriamente un motore di eccellenza e sviluppo, dove convergono grandi professionalità e progetti cruciali per la crescita del nostro Paese. Le esperienze e le sensibilità maturate in Fondazione Cariparma e in ACRI mi aiuteranno ad affrontare gli importanti progetti del piano strategico di CDP Real Asset, tra cui rientra anche quello delle Terme Berzieri e il rilancio della città di Salsomaggiore Terme” ha affermato la Prof.ssa Tibiletti Oltre cinque miliardi di euro di masse gestite per investimenti complessivi immobiliari generati sul territorio pari a 10 miliardi. È l’obiettivo che il Gruppo CDP conta di raggiungere nell’arco di tre anni attraverso la gestione di fondi immobiliari e infrastrutturali. Protagonista di questa sfida CDP Real Asset SGR, la società guidata da Giancarlo Scotti che rappresenta nel Gruppo il polo dedicato alle attività di fund e asset management nel settore del real asset. Sono quattro le linee di intervento strategiche che valorizzano un patrimonio di competenze unico nel panorama delle SGR immobiliari italiane: (i) sviluppo delle infrastrutture sociali dell’abitare, (ii) riqualificazione del patrimonio pubblico dismesso, (iii) supporto al settore turistico, (iv) crescita del mercato infrastrutturale italiano. Queste attività verranno realizzate grazie anche a un forte focus sugli investimenti ESG (Environment, Sustainability, Governance) e al ruolo di CDP Real Asset quale catalizzatore di risorse finanziarie italiane ed europee.
Coricelli: in industria olearia primi con bilancio integrato esgRoma, 11 lug. (askanews) – Fornire una descrizione completa della strategia di sviluppo sostenibile adottata, cercando di rappresentare nella maniera più completa non solo le performance finanziarie ma anche quelle in ambito Environment, Social & Governance (ESG): è questo l’obiettivo del primo Report Integrato (riferito all’esercizio 2022) di Pietro Coricelli spa, azienda olearia umbra.
Una visione pioneristica quella dell’azienda spoletina – sottolinea in un comunicato – che l’ha portata ad essere la prima industria olearia a presentare un Report integrato ESG e a diventare nel settore un esempio virtuoso di trasparenza verso tutti gli stakeholder. Pietro Coricelli, in costante crescita e con una presenza in 110 paesi nel mondo, passa da un fatturato di 116 milioni nel 2018 a ricavi che superano i 244 milioni di euro nel 2022, segnando un +49% rispetto al 2021 grazie anche ad un sensibile aumento dei volumi di vendita (56,6 mln di litri vs 44,5 mln di litri dell’anno precedente). Aumenta, inoltre, il valore economico distribuito che segna +50% rispetto all’anno precedente. L’Export, invece, raggiunge quota 58%.
La crescita aziendale si riflette anche sul fronte nazionale: Coricelli cresce del 3,7%, in un settore quello oleario in calo ( -6 % rispetto all’anno precedente) mentre la quota di mercato raggiunge 8,6% (un punto in più rispetto al 2021). Il Report, che è stato redatto sulla base delle linee guida dell’IR Framework dell’IIRC (International Integrated Reporting Council), offre una visione d’insieme creando una connessione tra le informazioni del bilancio tradizionale e le performance ambientali, sociali e di governance tracciando una roadmap di obiettivi in linea con quanto stabilito dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Una vera e propria linea guida per gli anni a venire. “Gli ultimi anni – dichiara Chiara Coricelli, Ceo e presidente del gruppo – sono stati caratterizzati da grandi sconvolgimenti mondiali e incertezza, ogni difficoltà porta però con se anche una sfida e noi l’abbiamo voluta cogliere per provare ad essere migliori e trasparenti. Abbiamo deciso di aprire le porte della nostra azienda attraverso il primo Report Integrato ESG, un atto non dovuto ma fortemente sentito per raccontare in modo preciso e puntuale quanto la sostenibilità sia una sfida e un impegno concreto. La nostra sensibilità e responsabilità ci porta ad ispirarci alle grandi aziende e questa visione ci ha permesso di raggiungere risultati straordinari nell’ultimo anno. Non solo un’importante crescita di fatturato, nonostante uno scenario economico difficile, ma abbiamo raggiunto la leadership per i nostri oli 100% italiani. Al tempo stesso il nostro impegno a favore della comunità ci ha permesso di superare i 60.000kg di prodotti donati. Al centro della nostra visione rimane il progetto “Filiera Olearia Sostenibile che suggella il nostro impegno verso la trasparenza dell’origine, la qualità del prodotto, la sostenibilità economica degli olivicoltori a monte della filiera”
Covisian lancia la società hi-tech Cometa e porta ChatGpt nel metaversoMilano, 7 lug. (askanews) – Covisian, multinazionale di servizi di customer management e tecnologie, ha costituito Cometa, nuova società digital del gruppo, e lanciato per primo la tecnologia ChatGpt nel metaverso. Cometa, si legge in una nota, si occuperà di realizzare progetti e offrire servizi interattivi che includono metaverso, realtà virtuale, aumentata, mista e intelligenza artificiale, tra cui il primo Avatar Gpt.
Avatar Gpt rappresenta una sinergia tra avatar gestiti da personale specializzato e l’intelligenza artificiale di ChatGpt, la quale viene addestrata e personalizzata per ogni cliente. Questo sistema di intelligenza artificiale, si legge nella nota, è in grado di interpretare le domande e le esigenze degli utente e grazie all’apprendimento continuo, la consulenza è personalizzata avvicinandosi all’interazione umana. Avatar Gpt non necessita dell’impiego di visori ma può essere utilizzato anche solo con il monitor. “Il Dna di Cometa affonda le radici nell’esperienza del customer management di Covisian che, con i suoi 23 mila operatori in Europa e America Latina, ogni giorno fornisce servizi di assistenza ai clienti di oltre 200 multinazionali – dichiara Gabriele Moretti, presidente del gruppo Covisian e di Cometa – La realtà virtuale è il nuovo strumento di sviluppo della customer experience, per questo è fondamentale sapere precorrere i tempi per potere essere competitivi sul mercato. Con la nascita di Cometa e l’introduzione della tecnologia Gpt nel Metaverso, Covisian prosegue nella sua mission di mettere l’innovazione al servizio delle persone. Questo è un ulteriore passo in avanti che ci consente di rivoluzionare il modo con cui gli utenti interagiscono con il mondo digitale, ampliando il potenziale delle loro esperienze all’interno del metaverso”.
“Siamo determinati a trasformare il modo in cui le aziende si relazionano con i loro clienti, offrendo una customer experience coinvolgente e personalizzata attraverso avatar gestiti da personale specializzato Covisian o da intelligenze artificiali addestrate ad hoc. Per questo continueremo a investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie – commenta Andrea Fileccia, Ceo di Cometa – Tutto ciò è possibile grazie al lavoro di un pool di professionisti esperti e qualificati che ogni giorno si impegnano per progettare nuove soluzioni”.
Semiconduttori, l’Europa seconda al mondo per ricercaRoma, 6 lug. (askanews) – Appena stanziati dall’Ue 43 miliardi di euro per potenziare l’industria dei semiconduttori, motore trainante del progresso tecnologico e settore chiave in un contesto geopolitico sfidante. Ma a che punto è l’Europa in termini di posizionamento su questo tema? Una risposta a questo interrogativo la fornisce “Semiconductors Chips. What published academic research can tell us”, il nuovo report di Elsevier, uno dei più importanti editori scientifici del mondo, con più di 3mila riviste accademiche in ogni ambito, che ha esaminato la produzione accademica globale sul tema dei semiconduttori dal 2003 al 2022.
Guardando al 2022, gli ultimi dati disponibili, ciò che emerge è che nonostante oggi l’Europa ricopra la seconda posizione mondiale dal punto di vista delle pubblicazioni sul tema, con 15.000 paper nell’ultimo anno, la distanza con la Cina – leader incontrastato con 30.000 output nello stesso periodo, circa il 40% della produzione globale in materia – è decisamente importante. Ancora di più se si considera che lo stesso numero di produzioni, 15.000, solo 5 anni prima, nel 2017, consentivano all’Europa di vantare una posizione di leadership. Insomma, mentre la regione europea si è mostrata incostante, passando dalle 15.000 pubblicazioni del 2017 alle circa 17.000 del 2019, per tornare alle 15.000 nel 2022, la Cina ha continuato a investire su questo tema, anno su anno, passando dai 13.000 output del 2017 ai quasi 30.000 del 2022. “I recenti investimenti dimostrano non solo la consapevolezza dell’Europa, fino a pochi anni fa leader mondiale nella ricerca sul tema, del ruolo strategico del settore, ma anche la sua vocazione collaborativa, di cui è un chiaro esempio il progetto IPCEI ME/CT a sostegno della ricerca e dell’innovazione e della prima diffusione industriale della microelettronica e delle tecnologie della comunicazione lungo tutta la catena del valore”, commenta Claudio Colaiacomo, Vice President for Academic Relations. Concepito e notificato da 14 paesi membri, il progetto prevede 8,1 miliardi di euro di finanziamenti pubblici, con la previsione di ulteriori 13,7 miliardi di investimenti privati. “Un’iniziativa che, combinata ai finanziamenti destinati specificamente all’industria dei semiconduttori, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’inversione della tendenza che vede affermarsi il primato cinese, rilanciando la competitività europea su scala globale”, aggiunge Colaiacomo.
Un settore critico per l’economia globale Elemento fondamentale per l’elettronica moderna, i semiconduttori sono utilizzati per la produzione di circuiti integrati, nei transistor, per diversi componenti elettronici con proprietà variabili. Il loro impatto ha cambiato settori come le telecomunicazioni, i trasporti, la sanità, l’intrattenimento, grazie a elaborazioni dati più veloci ed efficienti, innovazioni nell’energia rinnovabile, nella robotica e nell’intelligenza artificiale.
Non mancano le sfide: il processo di produzione è molto complesso e richiede un alto livello di precisione, i materiali sono scarsi e costosi, si generano molti rifiuti, la produzione è ad alta intensità energetica. Tuttavia, sono diversi i Paesi che stanno cercando di incrementare la produzione, nel contesto di una complessa situazione geopolitica: gli Stati Uniti – il maggior produttore mondiale – e la Cina – il maggior consumatore mondiale – sono impegnati in una guerra commerciale che mette a rischio l’economia globale. Un “testa a testa” mondiale che emerge anche dalla lettura dei dati relativi alle attività di ricerca. In questo tentativo globale di affrontare la carenza di semiconduttori, l’Unione Europea non fa eccezione. L’European Chips Act, il piano UE da 43 miliardi di euro per potenziare l’industria dei semiconduttori, che prevede finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo, la costruzione di nuove fabbriche e la formazione di nuovi lavoratori, oggi operativo, era stato annunciato a febbraio di quest’anno. Il programma fa parte di una più ampia strategia dell’UE per diventare più indipendente nelle tecnologie strategiche e più competitiva nell’economia globale.
In UE 104mila articoli, oltre la metà da collaborazioni internazionali Guardando agli ultimi 20 anni in Europa (considerando i paesi CE insieme a Svizzera, Norvegia e Regno Unito), vediamo una crescita non lineare della produzione accademica intorno alle tematiche dei semiconduttori, con le punte maggiori dopo il 2008 e il 2020, in linea con il trend mondiale. Dal 2017, autori europei compaiono nel 25% di tutta la ricerca pubblicata sui semiconduttori, con circa 104mila articoli accademici, il 54% del quale pubblicato con collaborazioni internazionali. Quest’ampia produzione scientifica colloca l’Europa al secondo posto al mondo dopo la Cina, ma comunque, come già anticipato, a una certa distanza. Guardando alle università più attive, il Politecnico di Milano è la prima università italiana, al 15° posto con 1220 pubblicazioni. Tra le aziende europee che pubblicano ricerca in questo settore, Leonardo è la prima italiana ad apparire nella lista delle 100 aziende europee più prolifiche, al 42° posto con 35 paper. Oltre 56mila articoli internazionali sono pubblicati da autori europei (54% del totale). La maggior parte dei paesi europei collabora con i loro vicini europei, mentre, al di là dell’Europa, gli Stati Uniti si posizionano al primo posto con 11.657 articoli co-autorizzati, seguiti dalla Cina con quasi 10mila. Taiwan ha 884 articoli co-autorizzati con l’Europa. Quanto ai brevetti, la Germania resta il paese europeo con il portafoglio più grande, nonostante sia diminuito in dimensioni e competitività negli ultimi anni. Il Regno Unito e la Francia occupano il secondo posto per numero di brevetti. L’Italia invece, sebbene abbia un portafoglio piccolo e stabile, ha visto il proprio livello di competitività aumentare, in un’accelerazione che va in direzione opposta a Regno Unito, Germania, Francia e alla maggior parte degli altri paesi UE. Italia: collaborazioni internazionali oltre la media UE Tra il 2017 e il 2022, l’Italia ha pubblicato circa 12.500 articoli correlati alla ricerca sui semiconduttori, mostrando un andamento stabile negli anni. La qualità della ricerca è piuttosto buona, con un indice di citazioni (FWCI) di 1.25, poco al di sotto della media nazionale di 1.43. In media, la collaborazione internazionale dell’Italia è leggermente superiore alla media: il 47% delle sue ricerche è in collaborazione con partner internazionali – la media per l’UE 27 è del 42% – e, nel caso della ricerca sui semiconduttori, raggiunge addirittura il 58%. I tre maggiori partner sono Germania e Stati Uniti. Seguono da vicino Francia e Regno Unito. Gli articoli con collaborazioni internazionali mostrano un FWCI complessivamente più elevato – di 1,41 per gli articoli con co-autori internazionali rispetto a 1,07 per le sole collaborazioni nazionali. Italia: 1,8 miliardi per potenziare il settore L’industria italiana dei semiconduttori, con aziende come STMicroelectronics, leader globale nel settore, e alcune aziende di nicchia, resta relativamente piccola rispetto a quella di paesi come Stati Uniti, Cina e Corea del Sud, i maggiori produttori di semiconduttori a livello globale. La Cina rappresenta da sola oltre il 30% delle importazioni totali di semiconduttori dell’Italia. Seguono Taiwan e Corea del Sud, con circa il 20% ciascuno. Altri paesi fornitori sono Giappone, Stati Uniti e alcuni paesi europei, tra cui Germania e Paesi Bassi. Per affrontare la carenza di semiconduttori, sono diverse le misure in via di adozione in Italia. Nel marzo 2023 è stato annunciato un piano di investimento da 1,8 miliardi di euro per potenziare l’industria dei semiconduttori nel Paese e rendere l’Italia più competitiva. Il piano prevede fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo, alla costruzione di nuove fabbriche e alla formazione di nuove figure professionali. Commenta Colaiacomo: “Abbiamo davanti una sfida. Per il successo del piano di investimento saranno infatti fondamentali il coinvolgimento e la collaborazione attiva del settore privato. Solo attraverso uno sforzo congiunto tra governo, industria e istituzioni sarà possibile realizzare gli obiettivi prefissati”. La corsa di Cina e Usa e la rincorsa dell’India A livello globale vediamo negli ultimi 20 anni una forte crescita, con rallentamenti solo temporanei. Soprattutto, si osservano un cambiamento di leadership dagli Stati Uniti alla Cina e una rapida ascesa dell’India. Tra il 2017 e il 2022, la Cina distacca gli altri paesi a livello mondiale, con un totale nel periodo considerato di circa 144mila pubblicazioni e avvicinandosi nel solo 2022 alle 30mila. Nel 2022, infatti, la Cina è in testa, con quasi 3 volte la quantità di ricerca degli Stati Uniti e quasi il doppio di quella dell’UE+. L’India mostra una crescita significativa, soprattutto se si considera che, se nel 2012 pubblicava appena un quarto degli Stati Uniti, nel 2022 il paese ha raggiunto i livelli Usa, con un volume complessivo tra 2017 e 2022 di circa 49mila pubblicazioni, che nel quinquennio la collocano al terzo posto. In ogni caso, anche l’Europa, gli Stati Uniti e il Giappone con la Corea del Sud vantano un aumento nella produzione accademica dal 2017, seppur inferiore alla Cina. Nel 2012, l’UE+ ha svolto il doppio della ricerca rispetto alla Cina, superata anche dagli Stati Uniti. Ma se la Cina ha continuato a crescere, i paesi UE+ non si sono ancora ripresi dal calo del 2019. Una tendenza che potrebbe essere invertita grazie agli importanti finanziamenti annunciati a fine 2022. In termini di RAI (indice di attività relativa), cioè quanto un determinato paese è prolifico su un certo tema rispetto alla produzione globale su quell’argomento, i rapporti globali cambiano. Taiwan è il paese che mostra la maggiore attività relativa nell’ambito dei semiconduttori, seguito da Corea del Sud, India, Cina e Giappone. Gli Stati Uniti hanno un focus relativamente modesto rispetto ad altre regioni, ma i livelli di citazione degli studi americani sono particolarmente elevati, indicando come i ricercatori seguano da vicino ciò che viene prodotto in America in questo campo. In Europa, Germania e Francia sono leggermente più attive dei loro vicini, ma l’UE nel suo complesso non sembra aver dato priorità alla ricerca in questo settore. In generale, troviamo i livelli più elevati di collaborazione internazionale nei paesi europei, in Africa e in Canada, con gli Stati Uniti attorno al 45%. In Asia orientale, invece, si riscontrano livelli inferiori di collaborazione internazionale. Cina e India, in particolare, mostrano la percentuale inferiore, appena oltre il 20% del totale. Brevetti: la Cina in testa con 165mila brevetti Gli Stati Uniti conquistano il podio invece per quanto riguarda il trasferimento di tecnologia dalla ricerca accademica alle applicazioni industriali, con l’1,8% di produzione scientifica citata da brevetti. Seguono Corea del Sud e Regno Unito (1,3%) e Canada e Francia (1,2%). L’UE+ condivide il quarto posto con il Giappone (1%) e la Cina mostra livelli molto inferiori alla media, con lo 0,5%. L’Italia si allinea invece al trend mondiale con lo 0,9%. In termini di brevetti, però, la Cina torna a guidare la classifica, con oltre 165mila brevetti, seguita da Giappone, Sud Corea e Usa. Tuttavia, il quadro è reso ulteriormente complesso dalle differenze in termini di impatto competitivo. Se infatti la dimensione del portafoglio della Cina è aumentata notevolmente, questa non è ancora riuscita a superare l’impatto competitivo degli altri paesi. Il Giappone mostra la diminuzione più significativa nella dimensione del portafoglio – che nel 2014 superava gli altri paesi – seguito dagli Stati Uniti. Le posizioni della Corea del Sud e della Germania non sono cambiate molto e, se la dimensione del portafoglio di Taiwan è quasi invariata, il suo impatto competitivo è significativamente aumentato. Anche le dimensioni dei portafogli di Regno Unito, Francia, India e Canada sono state relativamente costanti negli ultimi anni, ma il loro impatto competitivo è diminuito, in particolare nel Regno Unito. L’Italia si fa invece notare in Europa per l’aumento dell’impatto competitivo nel periodo considerato.
Teleperformance è ora certificata Great Place to Work® in 72 PaesiRoma, 6 lug. (askanews) – Teleperformance, leader globale nei servizi aziendali digitali, ha annunciato che le sue attività in un numero record di 72 Paesi hanno ricevuto la certificazione Great Place to Work®, otto paesi in più rispetto al 2022. Con questo risultato, Teleperformance ha incrementato il numero dei Paesi certificati Great Place to Work® per tre anni consecutivi. Ora oltre il 99% dei suoi 410.000 dipendenti in tutto il mondo lavora in una sede certificata in Great Place to Work®.
Michael Bush, CEO di Great Place to Work, ha commentato: “Teleperformance ha lavorato diligentemente per stabilire una grande cultura del posto di lavoro in tutto il mondo. I risultati dell’indagine confidenziale e indipendente di oltre 220.000 dipendenti Teleperformance, hanno dimostrato che Teleperformance ha chiaramente a cuore il proprio personale. Guadagnare la fiducia e la credibilità di centinaia di migliaia di dipendenti in tutto il mondo non è un compito facile e non può essere realizzato senza un forte impegno da parte del management ed una costante attenzione al benessere dei propri dipendenti. È un vero piacere congratularmi con Teleperformance per questo eccezionale risultato globale di Great Place to Work® per il 2023. Più di 220.000 dipendenti di Teleperformance hanno partecipato al sondaggio annuale, valutando direttamente il proprio datore di lavoro in termini di equità, credibilità, orgoglio, rispetto, innovazione, integrità, comportamento di leadership e supporto. Il numero di dipendenti che valutano in modo confidenziale Teleperformance come datore di lavoro ha stabilito un nuovo record aziendale nella partecipazione al sondaggio Great Place to Work® e sottolinea la priorità dell’azienda ad ascoltare il proprio personale, al fine di creare un ambiente di lavoro eccezionale. I dipendenti Teleperformance hanno fornito un feedback estremamente positivo sulle iniziative aziendali in materia di Diversità, Equità e Inclusione; Cultura aziendale ed il senso di orgoglio che si traduce nei risultati professionali dei dipendenti. In un indicatore critico dell’eccellenza del datore di lavoro, valutato in modo indipendente, Teleperformance ha ricevuto un punteggio del Trust Index di 79, uno dei punteggi più alti tra le aziende con oltre 100.000 dipendenti a livello globale.
“Siamo un’azienda forte e guidata da valori, e le nostre priorità sono prenderci cura dei nostri dipendenti, in modo che possano apprezzare il proprio ambiente di lavoro; offrire i migliori risultati ai nostri clienti e farli crescere al massimo del loro potenziale”, ha affermato Daniel Julien, Presidente e CEO di Teleperformance Group. “Siamo incoraggiati e onorati da questo feedback di oltre 220.000 persone che ci hanno valutato così bene come un grande datore di lavoro. In qualità di leader globale nel nostro settore, il nostro obiettivo è quello di essere perennemente un luogo di lavoro di eccellenza e un datore di lavoro di prima scelta ovunque operiamo”. Great Place to Work® è l’autorità globale sulla cultura del luogo di lavoro e sull’esperienza dei dipendenti. Il suo programma di certificazione annuale si basa su una metodologia rigorosa e su un feedback indipendente da parte dei dipendenti.