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Arresto presidente a Seoul, preoccupazione Usa-Giappone

Arresto presidente a Seoul, preoccupazione Usa-GiapponeRoma, 15 gen. (askanews) – L’arresto odierno del presidente sospeso della Corea del Sud Yoon Suk-yeol preoccupa i principali alleati di Seoul, Stati uniti e Giappone, che avevano puntato sul leader caduto in disgrazia per consolidare una relazione alla luce delle trasformazioni nel quadrante dell’Asia orientale, con una Cina più assertiva e una Corea del Nord legata strettamente alla Russia.


La grave crisi istituzionale innescata dal fallito tentativo di Yoon di imporre il 3 dicembre scorso la legge marziale, che ha portato all’avvio di una procedura d’impeachment, per la quale si attende un pronunciamento finale della Corte costituzionale, e oggi all’arresto del presidente sospeso dalle sue funzioni, s’incrocia inoltre con la fase di transizione alla presidenza Usa tra Joe Biden e Donald Trump, che tornerà alla Casa bianca la prossima settimana. E il ritorno del tycoon rappresenta un’incognita per gli alleati asiatici, vista la politica che Trump seguì nel primo mandato sia per quanto riguarda il tema delle truppe schierate nei due paesi alleati, sia per la sua trattativa con il leader supremo nordcoreano Kim Jong Un. Oggi un portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa bianca ha garantito che Washington mantiene “saldo” il sostegno al popolo sudcoreano e apprezza il fatto che, anche in una crisi come quella in corso, Seoul si mantiene lungo il solco del rispetto della propria Costituzione.


“Gli Stati uniti restano saldi nel loro sostegno al popolo coreano. Ribadiamo il nostro impegno condiviso per lo stato di diritto e apprezziamo tutti gli sforzi compiuti dalla Repubblica di Corea e dai suoi cittadini per agire in conformità con la propria Costituzione”, ha affermato il portavoce. “Gli Stati uniti – ha aggiunto – restano impegnati a collaborare con il presidente ad interim Choi (Sang-mok) e con il governo della Repubblica di Corea. Ribadiamo la fiducia degli Stati Uniti nella forza duratura dell’alleanza Usa-Repubblica di Corea e il nostro impegno irremovibile per la difesa della Repubblica di Corea”. Una dichiarazione, questa, che però lascia il tempo che trova: la nuova amministrazione Trump non è ancora insediata e non è affatto chiaro quale sarà la linea che il presidente eletto deciderà di mantenere sia rispetto al rapporto con i due alleati dell’Asia orientale, sia rispetto alla Cina e alla Corea del Nord.


Questa incertezza traspare anche dalle dichiarazioni arrivate da Tokyo. Il Giappone sta seguendo gli sviluppi in Corea del Sud con “particolare e grave” preoccupazione, ha spiegato oggi il portavoce del governo Yoshimasa Hayashi. “Il Giappone considera la Corea del Sud un vicino importante, un partner con cui affrontare insieme le sfide globali” ha detto continuato, aggiungendo: “L’importanza delle relazioni tra Giappone e Corea del Sud non cambierà”. Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya e il suo omologo sudcoreano Cho Tae-yul hanno sottolineato all’inizio di questa settimana l’importanza dei rapporti bilaterali, nonostante l’incertezza causata dall’impeachment di Yoon il mese scorso.


Le relazioni tra Tokyo e Seoul erano fortemente migliorate da quando Yoon era diventato presidente nel 2022, dopo molti anni di rapporti avvelenati da rivendicazioni storiche e da sostanziale incomunicabilità. Questo riavvicinamento – auspicato anche dall’amministrazione americana – non era stato affatto indolore in Corea del Sud, dove la memoria del passato coloniale e di vicende sanguinose e atroci, come quella del lavoro forzato dei coreani durante la dominazione nipponica (1910-1945) e lo sfruttamento sessuale delle cosiddette “donne di conforto” da parte dei soldati dell’Armata imperiale nipponica fino alla fine della seconda guerra mondiale, sono ancora temi molto scottanti. Il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba, che ha assunto l’incarico lo scorso ottobre, ha espresso la speranza che si possa mantenere lo slancio per migliorare i rapporti. Ma, certo, la caduta di Yoon rappresenta un problema per Tokyo, anche per la sua tempistica. Un alto funzionario del ministero degli Esteri giapponese, parlando con l’agenzia di stampa Kyodo, ha dichiarato che la detenzione di Yoon è avvenuta in un momento critico, poco prima del ritorno di Donald Trump, alla Casa Bianca la prossima settimana. “La confusione politica in Corea del Sud probabilmente continuerà per un po’” ha affermato il funzionario.

Cina attacca Usa per i chip su intelligenza artificiale

Cina attacca Usa per i chip su intelligenza artificialeRoma, 13 gen. (askanews) – La Cina ha denunciato le nuove norme statunitensi sulle esportazioni di chip utilizzati per l’intelligenza artificiale come una “palese violazione” delle regole del commercio internazionale. Questo annuncio “è un nuovo esempio di generalizzazione del concetto di sicurezza nazionale e di abuso dei controlli sulle esportazioni, oltre che una palese violazione delle regole del commercio internazionale”, ha dichiarato il ministero del Commercio cinese in un comunicato.


Il governo statunitense ha presentato un quadro di nuove regole sull’esportazione di tecnologie AI, sia per facilitare le vendite ai Paesi alleati sia per impedire ad avversari come la Cina di accedere alle ultime innovazioni. Queste norme entreranno in vigore tra 120 giorni. Nell’ottobre 2023 sono state presentate nuove restrizioni all’esportazione in Cina dei chip più potenti, in particolare dei componenti utilizzati per l’Ia, per evitare che Pechino li utilizzi per scopi militari. Washington vuole imporre nuove autorizzazioni per le esportazioni e i trasferimenti di sofisticati chip per computer a un elenco ampliato di Paesi. Questa norma prevede una serie di eccezioni per i Paesi alleati, in particolare quando si tratta di volumi limitati, ad esempio per soddisfare le esigenze delle università. La seconda norma rafforza i controlli sulla diffusione dei parametri dei modelli di Ia generativa più avanzati.

Ucraina, nordcoreano catturato: pensavo di partire per addestramento

Ucraina, nordcoreano catturato: pensavo di partire per addestramentoRoma, 13 gen. (askanews) – Uno dei due soldati nordcoreani che l’Ucraina rivendica di aver catturato sul campo di battaglia ha dichiarato, durante un interrogatorio, di esser partito con l’idea di partecipare a un addestramento, non alla guerra contro l’Ucraina. Lo ha affermato oggi il Servizio di sicurezza ucraino SBU, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Yonhap.


Sabato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che l’Ucraina ha catturato due soldati nordcoreani feriti nella regione russa occidentale di Kursk. Lo SBU ha riferito di aver interrogato i due soldati con l’aiuto di interpreti coreani, in collaborazione con il Servizio d’intelligence nazionale (NIS) della Corea del Sud, poiché non parlano ucraino, russo o inglese. Uno dei soldati – secondo lo SBU – aveva una carta d’identità militare russa a nome di un’altra persona. Il soldato ha affermato di aver ricevuto il documento lo scorso autunno, quando alcune unità nordcoreane hanno partecipato a un evento di addestramento di una settimana con le forze russe. “Il prigioniero sottolinea che presumeva di partire per un addestramento, non per combattere nella guerra contro l’Ucraina”, ha dichiarato l’agenzia di spionaggio ucraina in un comunicato.


Il nordcoreano con l’ID militare russo ha detto di essere nato nel 2005 e di servire nell’esercito nordcoreano dal 2021. L’altro, nato nel 1999, sarebbe sotto le armi dal 2016 come cecchino. Lo SBU ha anche diffuso filmati che mostrano i due uomini catturati, entrambi con bende dovute a ferite apparenti. “Immediatamente dopo la cattura, agli stranieri sono state fornite tutte le cure mediche necessarie”, ha dichiarato. “Sono detenuti in condizioni adeguate che rispettano i requisiti del diritto internazionale”.


L’agenzia di spionaggio sudcoreana ha successivamente confermato la cattura dei due soldati, citando uno di loro secondo cui ci sarebbero state “perdite considerevoli” tra i soldati nordcoreani in Russia. Secondo funzionari sudcoreani, si stima che la Corea del Nord abbia inviato circa 11.000 soldati per supportare la Russia nella guerra contro l’Ucraina. Il NIS oggi ha riferito che circa 300 soldati nordcoreani sono morti nei combattimenti.

Sudcorea-Giappone: ridurre ampiezza delle tensioni

Sudcorea-Giappone: ridurre ampiezza delle tensioniRoma, 13 gen. (askanews) – La Corea del Sud collaborerà strettamente con il Giappone per ridurre l’”ampiezza” delle tensioni causate dalle questioni storiche legate alla guerra, per garantire che le relazioni bilaterali progrediscano. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Tae-yul, dopo aver avuto colloqui con il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya, sottolineando l’importanza di rafforzare i legami con il vicino “in qualsiasi circostanza”.


I due capi delle diplomazie si sono incontrati in un momento di grave instabilità politica a Seoul, dopo l’impeachment del presidente Yoon Suk-Yeol, ma anche di incertezza geopolitica connessa al ritorno alla Casa bianca di Donald Trump. “Lavoreremo a stretto contatto per sviluppare relazioni orientate al futuro, riducendo l’ampiezza delle tensioni causate dalle questioni storiche”, ha affermato Cho durante la conferenza stampa congiunta. “Abbiamo concordato di tenere consultazioni sincere e oneste con la parte giapponese”, ha aggiunto Cho.


La dichiarazione viene dopo che tra Seoul e Tokyo si è sviluppata una nuova polemica. La Corea del Sud ha boicottato una cerimonia commemorativa organizzata dal Giappone a novembre per le vittime coreane costrette ai lavori forzati presso il complesso minerario di Sado durante la Seconda guerra mondiale, in seguito all’inserimento del sito nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. La riacutizzazione delle tensioni legate alla storia ha sollevato preoccupazioni sul possibile impatto negativo sui legami bilaterali, che erano significativamente migliorati sotto il governo di Yoon.


Cho ha affermato di aver espresso chiaramente le “preoccupazioni” di Seoul durante i colloqui con Iwaya. “Abbiamo concordato di avanzare nelle nostre relazioni bilaterali senza esitazioni in qualsiasi circostanza”, ha aggiunto. Iwaya ha dichiarato che il Giappone prenderà provvedimenti in linea con l’impegno assunto al momento dell’inserimento del sito nella lista dell’UNESCO. Ha inoltre sottolineato l’importanza di migliorare le relazioni del Giappone con la Corea del Sud, oltre alla cooperazione trilaterale con gli Stati uniti. “Intendo comunicare chiaramente alla nuova amministrazione statunitense che la cooperazione strategica tra Giappone, Corea del Sud e Stati uniti è più importante che mai”, ha affermato, menzionando la possibilità di partecipare all’inaugurazione del presidente eletto degli Stati uniti, Donald Trump, la prossima settimana.


I colloqui di lunedì hanno segnato il primo incontro bilaterale diretto tra Cho e Iwaya dall’impeachment del presidente Yoon Suk-yeol per il suo tentativo fallito di imporre la legge marziale il 3 dicembre scorso. Pur evitando di commentare la situazione politica della Corea del Sud, Iwaya ha descritto i due paesi come “vicini importanti che devono cooperare come partner” per affrontare diverse questioni internazionali. “L’importanza delle nostre relazioni bilaterali – ha precisato – rimane immutata”. I due ministri hanno inoltre condiviso “gravi preoccupazioni” per l’evoluzione delle minacce nucleari e missilistiche della Corea del Nord e per i suoi legami militari sempre più stretti con la Russia, a partire dalla presenza di truppe nordcoreane a sostegno di Mosca nella guerra contro l’Ucraina.

Sudcorea, rischio scontro tra agenzie per tentativo arresto Yoon

Sudcorea, rischio scontro tra agenzie per tentativo arresto YoonRoma, 13 gen. (askanews) – Il conflitto istituzionale in Corea del Sud continua a essere rovente, tanto che il presidente ad interim Choi Sang-mok ha dovuto oggi ripetere un appello rivolto alle agenzie governative affinché evitino qualsiasi scontro fisico tra loro o con manifestanti durante il previsto tentativo di arresto del presidente sospeso Yoon Suk-yeol.


L’Ufficio per le indagini sulla corruzione dei funzionari di alto rango (CIO), che sta indagando su Yoon per insurrezione e abuso di potere in seguito alla sua fallita proclamazione della legge marziale del 3 dicembre scorso, si sta preparando a eseguire un mandato emesso dal tribunale contro Yoon, che si trova nel suo complesso residenziale fortificato, protetto dal Servizio di sicurezza presidenziale (PSS). In un precedente tentativo di arresto, i funzionari del CIO si sono trovati di fronte all’opposizione degli agenti del PSS e, dopo cinque ore ad alta tensione, hanno dovuto rinunciare al fermo del presidente sospeso.


“Tutte le azioni delle forze dell’ordine devono essere condotte in modo pacifico e con moderazione. In nessuna circostanza si deve fare ricorso alla violenza da parte delle agenzie coinvolte”, ha dichiarato Choi in un comunicato stampa. “Chiedo ai responsabili delle agenzie interessate – ha aggiunto – di prestare particolare attenzione a mantenere l’ordine e prevenire conflitti” Il rischio di scontro tra i funzionari delle due agenzie è concreto. Il PSS ha intensificato la sicurezza presso la residenza di Yoon installando filo spinato, barricate e autobus per bloccare l’accesso al complesso.


Il CIO ha dichiarato di aver inviato lettere ufficiali al ministero della Difesa e al PSS ieri sera, chiedendo la loro collaborazione e avvertendoli delle possibili conseguenze legali nel caso non ottemperino. Yoon è stato sospeso dalle sue funzioni in seguito a un voto di impeachment dell’Assemblea nazionale. La destituzione, tuttavia, sarà completa solo se la Corte costituzionale la confermerà. Il procedimento di fronte alla più alta istanza giudiziaria del paese potrebbe durare mesi.

Ishiba a Biden: preoccupati per stop affare USSteel-Nippon Steel

Ishiba a Biden: preoccupati per stop affare USSteel-Nippon SteelRoma, 13 gen. (askanews) – Nel colloquio a tre avuto oggi con il presidente Usa Joe Biden e il presidente filippino Ferdinand Marcos jr., il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba ha espresso al leader americano uscente la sua “forte preoccupazione” rispetto al veto posto rispetto all’acquisizione della storia compagnia metallurgica US Steel da parte del gigante nipponico Nippon Steel. Lo riferiscono i media giapponesi.


Biden ha bloccato l’acquisizione da 14,9 miliardi di dollari citando l’operazione come rischiosa per la sicurezza nazionale, nonostante Nippon Steel sia un’azienda di un paese, il Giappone, considerato uno stretto alleato degli Stati uniti. “Ho detto che si stanno sollevando forti voci di preoccupazione non solo in Giappone, ma anche nella comunità imprenditoriale statunitense, e l’ho esortato a dissipare questi sentimenti”, ha detto Ishiba ai giornalisti, facendo riferimento a quanto si è detto con Biden.


Nippon Steel aveva presentato l’acquisizione come un salvataggio per il suo rivale americano, che è in grave difficoltà. Ma negli Usa ci sono state molte opposizione all’operazione, soprattutto nel mondo politico e sindacale, con l’argomentazione secondo cui l’acquisizione avrebbe provocato un taglio di posti di lavoro. Oltre a Biden, anche la vicepresidente Kamala Harris aveva già detto no all’acquisizione. Inoltre il presidente eletto Donald Trump aveva a sua volta chiarito che, se fosse stato chiamato ad agire, avrebbe bloccato l’acquisizione.


Le aziende giapponesi hanno investito quasi 800 miliardi di dollari negli Stati Uniti nel 2023, più di qualsiasi altro paese, rappresentando il 14,3% del totale, secondo i dati ufficiali statunitensi. Le aziende statunitensi sono anche i maggiori investitori stranieri in Giappone. Inoltre, il Giappone è un alleato strategico per gli Usa nel quadrante dell’Asia orientale rispetto alla crescente potenza della Cina.


Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya, che parteciperà all’inaugurazione di Trump il 20 gennaio, ha dichiarato che è importante non compromettere il “quadro generale” delle relazioni bilaterali. Ha inoltre affermato che, durante la sua permanenza a Washington, intende avere colloqui con Marco Rubio, segretario di Stato designato della futura Amministrazione Trump, per poter gettare le basi di un incontro tra Ishiba e il prossimo presidente americano. Ishiba ha chiesto di poter incontrare Trump prima dell’inaugurazione, ma il suo team di transizione si è opposto, sostenendo che un incontro sarebbe stato inopportuno. Questa opposizione è stata percepita come uno sgarbo a Tokyo: Trump ha avuto altri incontri con leader stranieri da presidente eletto, inoltre in occasione del suo primo mandato, prima di entrare in carica, accolse con calore l’allora primo ministro giapponese Shinzo Abe. Secondo l’agenzia di stampa Kyodo, un faccia a faccia tra Trump e Ishiba potrebbe avvenire entro la metà di febbraio.

Sudcorea, rischio scontri per nuovo tentativo d’arresto Yoon

Sudcorea, rischio scontri per nuovo tentativo d’arresto YoonRoma, 8 gen. (askanews) – Lo scontro tra i procuratori dell’Ufficio per le indagini sulla corruzione dei funzionari di alto rango (CIO) e il Servizio di sicurezza presidenziale (PSS) sudcoreano per un eventuale arresto del presidente sottoposto a impeachment Yoon Suk-yeol potrebbe ripetersi, anche con il rischio che si trasformi in qualcosa di violento.


Yoon – sottoposto a impeachment da parte dell’Assemblea nazionale e in attesa di sentenza che confermi o neghi la destituzione da parte della Corte costituzionale – è anche sottoposto a mandato di cattura da parte del CIO in base alle ipotesi di reato di insurrezione e abuso di potere per l’imposizione il 3 gennaio della legge marziale, che ha poi dovuto revocare dopo sei ore in base a voto parlamentare. Il CIO – un’agenzia creata ad hoc nel 2020 dal precedente presidente Moon Jae-in per combattere la corruzione politica – ha già tentato d’effettuare l’arresto di Yoon nello scorso fine settimana. Un’ottatina di procuratori e funzionari di polizia si sono presentati alla residenza di Yoon, protetta dal PSS, per arrestare il presidente. Ma il PSS, forte di circa 200 uomini, ha contestato la validità del mandato e ha impedito l’arresto. Ci sono stati momenti di tensione, ma alla fine il CIO ha rinunciato ad arrestare al momento il presidente, le cui funzioni sono sospese fino alla decisione della Corte costituzionale.


Il mandato scadeva lunedì. Tuttavia il CIO s’è assicurato una proroga del mandato e ha chiarito che tornerà alla carica, questa volta in forze, per eseguire il mandato di arresto di Yoon. Il presidente sudcoreano – il cui entourage ha smentito che fosse fuggito durante il tentativo di arresto – ha promesso di combattere fino alla fine contro l’ipotesi dell’arresto. Questo mentre nel paese, a leggere i sondaggi, due terzi dei sudcoreani sono favorevoli alla sua destituzione e al suo arresto.


Yun Gap-keun, uno dei rappresentanti legali di Yoon, ha chiarito oggi – secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Yonhap – che il presidente sospeso è disposto a ottemperare al mandato solo se verrà messa in campo una procedura corretta. “E’ chiaro che, se l’Ufficio per le indagini sulla corruzione dei funzionari di alto rango presenta (il mandato) al Tribunale distrettuale occidentale di Seoul, che è al di fuori della giurisdizione competente, non possiamo accettarlo” ha dichiarato Yun, sottolineando che la giurisdizione sulle accuse contro Yoon spetta al Tribunale distrettuale centrale di Seoul. Inoltre, l’avvocato ha sottolineato che il team legale di Yoon continua a rifiutarsi di collaborare con un’indagine basata su quello che ha definito un mandato “non valido” per trattenere il presidente destituito. Questo perché la proroga del mandato di arresto del CIO è stato confermato dal Tribunale distrettuale occidentale di Seoul.


Dopo il rischio di incidenti di venerdì scorso, in Corea del Sud è partito anche un dibattito sul ruolo del PSS, un corpo che fu creato decenni fa, quando c’era il concreto rischio che la Corea del Nord tentasse di assassinare i presidenti sudcoreani. Si tratta di un corpo d’élite, che negli ultimi anni era stato normalizzato, ma che durante la presidenza di Yoon ha fatto di nuovo parlare di sé e qualcuno ha puntato il dito affermando che si è trasformato in una milizia personale. I media sudcoreani hanno osservato movimenti nelle ultime ore per installare filo spinato all’interno della residenza presidenziale. Inoltre, la rete pubblica KBS ha riferito che diversi autobus sono stati posizionati all’ingresso della residenza, affermando che “la residenza presidenziale è stata, di fatto, trasformata in una fortezza”.

Nordcorea, media non danno conto del compleano di Kim Jong Un

Nordcorea, media non danno conto del compleano di Kim Jong UnRoma, 8 gen. (askanews) – La dottrina politica della Corea del Nord sta subendo dei cambiamenti, che però sembrano essere più lenti di quanto ci si attendesse. Per esempio, molti osservatori prevedevano che oggi, per la prima volta, i media statali di Pyongyang avrebbero ufficialmente festeggiato il compleanno del leader supremo Kim Jong Un come segnale di una minore dipendenza dalle simbologie degli antenati, cioè dalle figure del nonno Kim Il Sung, fondatore della Repubblica popolare democratica di Corea, e del padre Kim Jong Il, secondo leader nordcoreano.


La Corea del Nord non ha ufficialmente designato come festa il giorno del compleanno di Kim, che si sa essere nato l’8 gennaio, come una festa nazionale, mentre lo sono i compleanni di Kim Il Sung e di Kim Jong Il. Oggi il Rodong sinmun, organo ufficiale del Partito dei lavoratori coreani, ha pubblicato in prima pagina la notizia della presenza di Kim all’inaugurazione di alcune fabbriche. Neanche l’agenzia di stampa ufficiale KCNA ha dato conto del compleanno di Kim.


Gli esperti pensavano che i media ufficiali avrebbero santificato il compleanno di Kim, perché ultimamente la campagna di culto della personalità per il leader sta diventando più massiccia, mentre sta diminuendo il culto dei suoi predecessori. Dall’inizio dell’anno scorso i media statali non parlano se non raramente del “Giorno del sole” per il 15 aprile, compleanno ufficiale di Kim Il Sung. Ancor più importante il fatto che la Corea del Nord ha smesso di usare il calendario basato sulla dottrina di stato “juche” (autosufficienza), teoria elaborata dal nonno di Kim, per indicare lo scorrere degli anni.


La questione del compleanno di Kim Jong Un contiene un problema. Secondo alcuni esperti, Pyongyang teme che porre l’enfasi sul compleanno di Kim potrebbe mettere in evidenza la vicenda di Ko Yong Hui, che originariamente viveva in Giappone e diede alla luce il leader senza essersi sposata ufficialmente con Kim Jong Il. Alcuni esperti in Corea del Sud valutano che le riserve del Nord riguardo al compleanno di Kim possano essere mirate a distrarre l’attenzione pubblica dalla madre del leader, Ko Yong-hui, originariamente residente in Giappone e successivamente trasferitasi in Corea del Nord, dove diede alla luce Kim senza un matrimonio ufficiale con Kim Jong-il.


Ko Young-hui era una ballerina nata a Osaka da genitori coreani, andata in Corea del Nord nei primi anni ’60 nell’ambito di un piano di rientro di massa di coreani dal Sol levante. Dopo aver lavorato per la compagnia statale Mansudae Yesuldan come ballerina, conobbe l’allora figlio del leader supremo, Kim Jong Il, nel 1972. La coppia fece tre figli. Si presume che la donna, morta per probabile tumore al seno, sia sepolta a Parigi. La madre di Kim Jong Un apparteneva, nel sistema gerarchico-sociale songbun, a una classe piuttosto bassa. Questo ha reso impossibile creare attorno alla donna un culto della personalità simile a quello associato alla madre di Kim il Sung, Kang Pan Sok, e a Kim Jong Suk, madre di di Kim Jong Il e moglie di Kim Il Sung. La Corea del Nord attribuisce grande importanza alla linea di sangue del Monte Paektu della famiglia Kim come base del suo potere ereditario. La data del compleanno di Kim Jong Un è stata scoperta per la prima volta nel 2014, quando la KCNA descrisse una visita in Corea del Nord da parte dell’ex giocatore di basket professionista americano Dennis Rodman quell’anno come avvenuta in occasione del compleanno di Kim.

Nihon Hidankyo delusa per incontro con premier giapponese Ishiba

Nihon Hidankyo delusa per incontro con premier giapponese IshibaRoma, 8 gen. (askanews) – Nihon Hidankyo – l’organizzazione giapponese dei sopravvissuti ai bombardamenti atomici premio Nobel per la Pace 2024 – ha espresso oggi delusione dopo un incontro con il primo ministro nipponico Shigeru Ishiba nel quale ha chiesto che Tokyo sottoscriva il trattato per la proibizione delle armi nucleari. Lo riferisce l’agenzia di stampa Kyodo.


Il co-presidente del gruppo Terumi Tanaka ha riferito che l’incontro di circa 30 minuti con il primo ministro, organizzato per congratularsi con il gruppo per il Nobel, “non ha portato risultati”. Un altro partecipante, Toshiyuki Mimaki, ha definito il riserbo di Ishiba “deplorevole”. Il portavoce del governo, Yoshimasa Hayashi, ha dichiarato che l’esecutivo esaminerà come adottare un approccio “realistico e pratico” in risposta all’appello del gruppo affinché il Giappone, l’unico paese al mondo ad aver subito attacchi nucleari, partecipi alla riunione dei firmatari del Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari, previsto a marzo a New York.


“E’ stata piuttosto un’occasione in cui il primo ministro ha spiegato le sue opinioni sulla difesa e la sicurezza, e non abbiamo avuto tempo per replicare. Chiediamo al governo di organizzare un altro incontro” ha dichiarato Tanaka ai giornalisti. Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, avvenuti nei giorni finali della Seconda guerra mondiale.


Durante l’incontro presso l’ufficio del primo ministro, il gruppo ha sottolineato l’importanza che il Giappone assuma un ruolo guida per liberare il mondo dalle armi nucleari, secondo quanto riferito dal governo. Dopo la guerra, il Giappone ha stretto un’alleanza di sicurezza con gli Stati uniti, facendo affidamento sul loro “ombrello nucleare”, pur mantenendo il principio dei “3 no”: non possedere, produrre o permettere la presenza di armi nucleari sul proprio territorio.


Né il Giappone né gli Stati Uniti hanno aderito al trattato sulla proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore nel 2021. La Germania, membro della Nato, ha partecipato agli incontri del trattato come osservatore.

Sudcorea, incriminato per insurrezione capo polizia nazionale

Sudcorea, incriminato per insurrezione capo polizia nazionaleRoma, 8 gen. (askanews) – I procuratori sudcoreani hanno incriminato il capo dell’Agenzia nazionale di polizia e l’ex capo della polizia di Seoul per il loro presunto ruolo durante l’imposizione della legge marziale da parte del presidente Yoon Suk-yeol il 3 dicembre scorso, in un tentativo di colpo di mano dal quale il leader ha dovuto far marcia indietro in sei ore. Lo hanno riferito oggi le autorità.


Cho Ji-ho, commissario generale dell’Agenzia nazionale di polizia, e Kim Bong-sik, ex capo dell’Agenzia di polizia metropolitana di Seoul, sono stati incriminati in stato di detenzione con l’accusa di insurrezione e abuso di potere per le loro attività durante la legge marziale del 3 dicembre. Yoon è sottoposto a procedura d’impeachment, per la quale è attualmente necessaria una conferma della Corte costituzionale. Contro di lui è stato anche emesso un mandato di cattura.


Cho è accusato di aver inviato la polizia all’Assemblea nazionale nelle concitate ore tra la proclamazione della legge marziale e il voto contrario dell’assemblea, per impedire ai parlamentari di entrare nell’edificio, e di aver presumibilmente sostenuto le truppe militari nel tentativo di arrestare politici chiave.