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Nyt: dipendenza Usa da chip Taiwan è principale minaccia economica

Nyt: dipendenza Usa da chip Taiwan è principale minaccia economica

Roma, 24 feb. (askanews) – La forte dipendenza dell’industria tecnologica statunitense dai semiconduttori prodotti a Taiwan rappresenta una delle principali vulnerabilità economiche e strategiche degli Stati uniti, nonostante anni di pressioni da parte di Washington per riportare la produzione sul territorio nazionale. Lo evidenzia un’inchiesta del New York Times.

Taiwan produce circa il 90 per cento dei chip avanzati mondiali e un eventuale blocco o conflitto nell’isola potrebbe interrompere le forniture e colpire duramente l’economia globale e il settore tecnologico Usa. “La più grande minaccia per l’economia mondiale, il più grande punto di guasto singolo, è che il 97 per cento dei chip di fascia alta è prodotto a Taiwan”, ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent al Forum economico mondiale di Davos.

Secondo l’inchiesta, nonostante briefing riservati dell’intelligence e incentivi pubblici, le principali aziende della Silicon Valley hanno continuato a rifornirsi soprattutto a Taiwan per ragioni di costo e competitività, rallentando gli sforzi di rilocalizzazione della produzione negli Stati uniti. Chip prodotti negli Usa risultano infatti oltre il 25 per cento più costosi rispetto a quelli taiwanesi e spesso tecnologicamente meno avanzati.

Le amministrazioni Biden e Trump hanno tentato approcci diversi per ridurre la dipendenza: sussidi federali per decine di miliardi di dollari con il Chips Act e, successivamente, minacce di dazi sui semiconduttori per spingere le aziende a produrre negli Stati uniti. Ciò ha portato a nuovi investimenti di produttori come Tsmc, Intel e Samsung e a impegni di acquisto da parte di aziende come Nvidia e Apple, ma gli effetti richiederanno anni.

Secondo stime del settore citate dal quotidiano, anche con gli investimenti previsti gli Stati uniti rappresenterebbero solo circa il 10 per cento della produzione globale di semiconduttori nel 2030. Un rapporto dell’industria commissionato nel 2022 stimava che l’interruzione delle forniture da Taiwan provocherebbe la più grave crisi economica dalla Grande depressione, con un calo dell’11 per cento del Pil statunitense.

L’inchiesta evidenzia che la centralità di Taiwan per i semiconduttori ha trasformato l’isola in un elemento cruciale non solo geopolitico ma economico per gli Stati uniti, soprattutto con la crescita dell’intelligenza artificiale basata su chip avanzati prodotti quasi esclusivamente a Taiwan.

Nordcorea, la potente sorella di Kim promossa ufficialmente

Nordcorea, la potente sorella di Kim promossa ufficialmente

Roma, 24 feb. (askanews) – Kim Yo Jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un e considerata una potente personalità dell’apparato di Pyongyang, è stata promossa a capo dipartimento del Partito dei lavoratori di Corea nel corso del nono congresso in corso a Pyongyang. Lo ha riferito l’agenzia statale Kcna, citando il comunicato della prima riunione plenaria del nuovo Comitato centrale del partito.

Kim Yo Jong figura tra i 17 nuovi direttori di dipartimento del rinnovato Comitato centrale ed era in precedenza vice direttrice. Kcna non ha indicato quale dipartimento le sia stato affidato, ma analisti ritengono probabile che si tratti del settore propaganda, in cui già operava, con possibili responsabilità sulle relazioni intercoreane o sulle strategie esterne del regime.

Nel corso della stessa plenaria, Kim Yo Jong è stata inoltre rieletta membro supplente del Politburo del Comitato centrale, tornando nella carica dopo cinque anni nell’organo più potente del partito unico. Un funzionario del ministero dell’Unificazione sudcoreano ha affermato che Seoul “osserva attentamente se Kim Yo Jong assumerà un ruolo nella gestione delle relazioni con la Corea del Sud o delle relazioni esterne”.

La riunione plenaria si è tenuta nell’ambito del congresso del partito, avviato giovedì per valutare i risultati del precedente congresso del 2021 e fissare nuovi obiettivi per i prossimi cinque anni. Il congresso ha inoltre ampliato il segretariato del partito a 11 membri da sette, in un più ampio rinnovamento della leadership volto, secondo osservatori sudcoreani, a favorire un ricambio generazionale e consolidare il potere del leader.

Il presidium del Politburo del partito – il sancta sactorum del potere nordcoreano – è composto da Kim Jong Un, Jo Yong Won e dal premier Pak Thae Song, oltre ai segretari Kim Jae Ryong e Ri Il Hwan. Le decisioni sul personale non hanno incluso la giovanissima Ju Ae, figlia di Kim, indicata da diversi analisti come possibile erede.

Takaichi: voglio rendere il Giappone più forte e prospero

Takaichi: voglio rendere il Giappone più forte e prospero

Roma, 20 feb. (askanews) – La premier giapponese Sanae Takaichi ha promesso una svolta nelle politiche economiche e di sicurezza per rendere il Giappone “più forte e più prospero”, annunciando la fine dell’austerità fiscale prolungata, grandi investimenti strategici e il rafforzamento delle capacità di difesa e intelligence. Lo ha dichiarato in un discorso programmatico alla Dieta, il primo dopo la rielezione a capo del governo in seguito alla netta vittoria elettorale dell’8 febbraio.

“Il mio governo porrà fine alla lunga pratica di eccessiva austerità fiscale e di insufficienti investimenti per il futuro”, ha affermato Takaichi, sottolineando l’intenzione di adottare finanze pubbliche “responsabili e proattive” e di premere con forza “l’interruttore della crescita”. La premier ha indicato nella carenza di investimenti interni uno dei principali freni al potenziale di crescita del paese rispetto alle altre economie avanzate.

Sul fronte sociale ed economico, il governo intende accelerare il confronto su una sospensione biennale dell’imposta sui consumi dell’8 per cento su alimenti e bevande, con l’obiettivo di una conclusione entro l’estate e la rapida presentazione di un disegno di legge. La misura, ha spiegato, sarebbe temporanea per sostenere le famiglie in un contesto di inflazione persistente e sarebbe accompagnata in futuro da deduzioni fiscali e trasferimenti diretti. “Mobilitando pienamente queste misure creeremo un circolo virtuoso di investimenti e aumenti salariali”, ha detto.

Takaichi ha inoltre annunciato un ampio programma di investimenti pubblici pluriennali in settori strategici, ricerca e sviluppo e gestione delle crisi, sostenuto da fondi di lungo periodo e stanziamenti dedicati, con l’obiettivo di stimolare la spesa privata e al tempo stesso ridurre il rapporto debito-Pil. Ha escluso politiche fiscali “avventate” che possano minare la fiducia dei mercati.

In politica estera e sicurezza, la premier ha definito l’alleanza con gli Stati uniti il pilastro della strategia giapponese e ha indicato l’intenzione di visitare Washington il mese prossimo per rafforzare il rapporto con il presidente Donald Trump. Ha ribadito la volontà di mantenere relazioni “costruttive e stabili” con la Cina pur in presenza di tensioni, affermando che il Giappone continuerà il dialogo da una posizione di tutela dell’interesse nazionale.

Takaichi ha descritto l’ambiente di sicurezza del Giappone come “il più severo e complesso dal dopoguerra”, citando l’intensificazione delle attività militari cinesi nei mari della Cina orientale e meridionale, i programmi nucleari e missilistici nordcoreani e l’invasione russa dell’Ucraina. In questo contesto il governo aggiornerà entro l’anno tre documenti chiave di sicurezza e difesa e farà evolvere strategicamente la visione di un Indo-Pacifico libero e aperto.

Sul piano istituzionale, la premier ha indicato la volontà di rafforzare l’apparato di intelligence trasformando l’Ufficio di ricerca e informazione del Gabinetto in un’agenzia nazionale e istituendo un comitato ministeriale per contrastare interferenze straniere. Ha inoltre sollecitato un dibattito più ampio sulla revisione della Costituzione pacifista e sulla legge della Casa imperiale per garantire una successione stabile.

In materia di politica interna, il governo punta a costruire “una società di convivenza ordinata con gli stranieri”, rafforzando il contrasto ai comportamenti irregolari e introducendo un sistema elettronico di autorizzazione ai viaggi turistici. Entro l’estate sarà anche delineato un quadro normativo sugli acquisti di terreni da parte di cittadini stranieri, ritenuti una questione di sicurezza nazionale.

Forte della maggioranza superiore ai due terzi nella Camera bassa ottenuta dal Partito liberaldemocratico e dall’alleato Nippon Ishin no kai (Partito dell’innovazione giapponese), Takaichi ha comunque espresso disponibilità a cooperare con l’opposizione per l’approvazione del bilancio 2026 e delle riforme fiscali.

Nordcorea, aperto congresso: attenzione a possibili aperture a Trump

Nordcorea, aperto congresso: attenzione a possibili aperture a Trump

Roma, 20 feb. (askanews) – Il nono congresso del Partito dei lavoratori di Corea, aperto ieri a Pyongyang dal leader nordcoreano Kim Jong Un, è destinato a definire per i prossimi cinque anni le principali linee politiche del regime e sarà determinante per stabilire il grado di apertura o chiusura verso eventuali negoziati con gli Stati uniti di Donald Trump e con la Corea del Sud. Il congresso, massimo organo decisionale del sistema nordcoreano e il primo dal 2021, fissa tradizionalmente gli obiettivi su difesa, economia e diplomazia e può segnare svolte strategiche di rilievo.

L’agenzia di stampa ufficiale Kcna ha riferito che l’assise si è aperta “con grande solennità a Pyongyang, capitale della rivoluzione”, con la partecipazione di circa 5mila delegati. Nel discorso inaugurale Kim ha salutato una “svolta storica nell’attuazione della causa socialista” e ha dichiarato che il paese è entrato nel congresso “pieno di ottimismo e fiducia nel futuro”, rivendicando i progressi economici e il rafforzamento dello status internazionale della Corea del Nord.

Il congresso dovrà valutare i risultati del precedente piano quinquennale e definire le nuove priorità fino al 2030 su sviluppo economico, difesa e relazioni estere, oltre a prendere decisioni di vertice sul personale politico. Secondo analisti citati da media regionali, il nodo centrale di questa sessione è la politica estera del regime e la risposta alle aperture al dialogo avanzate sia da Trump sia dal presidente sudcoreano Lee Jae.myung.

Gli esperti ritengono che Pyongyang potrebbe evitare una risposta esplicita alle proposte di Washington, mantenendo tuttavia uno spazio negoziale in vista di possibili sviluppi diplomatici. Trump, tornato alla Casa bianca per un secondo mandato, ha più volte espresso l’intenzione di incontrare nuovamente Kim, ma un suo recente invito a colloqui durante la visita in Corea del Sud dell’ottobre scorso è rimasto senza risposta. In precedenza Kim aveva affermato di non escludere un incontro con gli Stati uniti, ponendo però come condizione l’abbandono dell’obiettivo statunitense della denuclearizzazione nordcoreana.

Parallelamente, il congresso potrebbe sancire un ulteriore irrigidimento verso Seoul. Nel 2023 Kim ha definito le due Coree “ostili tra loro” e ha orientato la strategia del regime in senso apertamente antagonista, mentre il governo sudcoreano continua a cercare la ripresa del dialogo per ridurre le tensioni militari. Osservatori ritengono possibile che il congresso codifichi formalmente nello statuto del partito la definizione della Corea del Sud come stato nemico.

Altro punto chiave è il programma militare e nucleare. Kim ha indicato che il congresso chiarirà i piani per rafforzare ulteriormente la deterrenza nucleare del paese. Dopo il piano quinquennale militare annunciato nel 2021, che includeva lo sviluppo di un sottomarino a propulsione nucleare, l’attuale sessione potrebbe ribadire lo status della Corea del Nord come stato dotato di armi nucleari e delineare nuovi sistemi avanzati.

Tra i temi osservati con attenzione vi è anche la possibile formalizzazione del ruolo della figlia adolescente di Kim Jong Un, Kim Ju Ae, la cui crescente visibilità pubblica è interpretata da servizi e analisti come indizio di una designazione ereditaria alla guida dello Stato. Nell’inaugurazione del congresso, a giudicare dalle foto diffuse dalla Kcna, la ragazza non appare presente sugli scranni delle principali autorità di partito nelle vicinanze del padre. Gli osservatori sono molto attenti a eventuali apparizioni di Ju Ae nel prosieguo delle assise.

Il congresso è accompagnato da preparativi per una parata militare su larga scala a Pyongyang. Immagini satellitari citate da fonti sudcoreane mostrano circa 12mila persone radunate presso l’aeroporto di Mirim per le prove, mentre nella piazza Kim Il Sung sono in corso preparativi per giochi di massa. Secondo osservatori, la parata per il nono congresso potrebbe superare per dimensioni quella del 2021, organizzata per l’ottavo congresso con circa 15mila partecipanti e 172 mezzi, e servire anche a esibire i rapporti rafforzati con la Russia.

Nel discorso di apertura Kim non ha menzionato direttamente Stati uniti o Corea del Sud, concentrandosi sulla necessità di accelerare lo sviluppo economico e migliorare il tenore di vita. “Davanti al nostro partito vi sono compiti pesanti e urgenti per promuovere lo sviluppo economico e migliorare la vita del popolo, trasformando rapidamente tutti gli aspetti della società”, ha affermato, indicando che il congresso dovrà stabilire “piani scientifici per la prossima fase della lotta”.

Sudcorea, ex presidente condannato Yoon chiede scusa alla nazione

Sudcorea, ex presidente condannato Yoon chiede scusa alla nazione

Roma, 20 feb. (askanews) – L’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, condannato all’ergastolo per aver guidato un’insurrezione con la proclamazione della legge marziale alla fine del 2024, ha chiesto scusa ai cittadini ma ha ribadito di aver agito per “salvare la nazione”. Lo riferisce l’agenzia di stampa Yonhap.

“Il mio criterio e la mia decisione di dichiarare la legge marziale il 3 dicembre 2024 sono stati unicamente per il paese e per il popolo. Sebbene sia stata una decisione per salvare la nazione, chiedo sincere scuse al popolo per aver fatto vivere tanta disperazione e sofferenza a causa delle mie carenze”, ha affermato Yoon in una dichiarazione diffusa venerdì dal suo team legale.

L’ex capo di Stato ha tuttavia sostenuto che “è difficile accettare la logica secondo cui il dispiegamento di truppe nell’Assemblea nazionale equivalga a un’insurrezione”.

Il 3 dicembre 2024 Yoon aveva decretato la legge marziale per evitare la destituzione. Il presidente aveva chiuso il Parlamento, vietato le attività dei partiti politici e posto i mezzi di comunicazione sotto controllo militare.

Successivamente la maggioranza dei deputati riuscì a entrare nell’Assemblea nazionale e votò per revocare la legge marziale, decisione che Yoon fu costretto ad accettare. Il 4 aprile 2025 il Tribunale costituzionale confermò la sua destituzione, aprendo la strada a elezioni presidenziali anticipate il 3 giugno dello stesso anno.

Ieri Yoon è stato condannato all’ergastolo per insurrezione. In precedenza, il 16 gennaio, era stato condannato a cinque anni di reclusione per ostruzione alla giustizia in uno dei procedimenti legati alla proclamazione della legge marziale.

Nel medesimo processo sono state inflitte pesanti pene detentive anche ad altri imputati, tra cui l’ex primo ministro Han Duck-soo, condannato a 23 anni di carcere, l’ex ministro dell’Interno e della Sicurezza Lee Sang-min, condannato a sette anni, e altri ex alti funzionari della difesa, dell’intelligence militare e della polizia.

Cina, film sponsorizzato da servizi segreti tra campioni d’incasso

Cina, film sponsorizzato da servizi segreti tra campioni d’incasso

Roma, 19 feb. (askanews) – Un thriller di spionaggio sostenuto direttamente dai servizi d’intelligence cinesi è diventato uno dei maggiori successi cinematografici del Capodanno lunare, dando così un segno della crescente centralità del tema della sicurezza nazionale nella cultura popolare e nella comunicazione politica della Cina di Xi Jinping. Lo racconta oggi il South China Morning Post.

“Scare Out”, diretto dal regista Zhang Yimou, tra i cineasti cinesi più noti a livello internazionale, è il primo film prodotto sotto la supervisione diretta del Ministero della Sicurezza di Stato, che ha dichiarato che la sceneggiatura si ispira a casi reali di controspionaggio. La pellicola racconta la caccia a un ricercatore accusato di aver trasmesso all’estero informazioni su un caccia stealth, mentre gli agenti scoprono l’esistenza di una talpa all’interno dei propri ranghi.

Secondo la piattaforma Maoyan, il film ha incassato 483 milioni di yuan (circa 70 milioni di dollari) nei primi tre giorni dell’Anno del Cavallo, collocandosi al secondo posto del box office festivo dietro la commedia automobilistica “Pegasus 3”, che ha raggiunto 1,5 miliardi di yuan. Gran parte delle riprese è stata effettuata a Shenzhen, hub tecnologico al confine con Hong Kong, scelta che sottolinea l’intreccio tra innovazione, sicurezza e competizione tecnologica evocato dal film.

In un’intervista alla televisione di Stato CCTV, Zhang – regista di film come “Lanterne rosse”, “La foresta dei pugnali volanti” e “Hero” – ha spiegato che funzionari della sicurezza nazionale hanno condiviso “molte storie dietro le quinte”, ma che trasformarle in un film di 100 minuti ha richiesto “grande precisione e ritmo serrato”. Pur riconoscendo che alcune modalità operative restano riservate, il regista ha affermato che le soluzioni narrative adottate sono state considerate plausibili dai consulenti governativi.

Il Ministero della Sicurezza di Stato – l’istituzione che guida i servizi segreti cinesi – ha accompagnato l’uscita con una campagna mediatica in cui collega direttamente il contenuto del film alle sfide contemporanee: “minacce come lo spionaggio informatico, l’infiltrazione tecnologica e il furto di dati biometrici stanno diventando sempre più diffuse”, ha affermato l’agenzia in un post sui social, definendo la protezione dei dati “una salvaguardia fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo futuro della nazione”. Il film è stato descritto come “un avvertimento tempestivo radicato nella realtà” e come strumento di educazione alla sicurezza su scala nazionale.

La promozione ha insistito anche sull’idea che lo spionaggio moderno si annidi nella vita quotidiana, con scene ambientate in contesti ordinari – dai servizi di consegna ai luoghi pubblici affollati – per mostrare la natura “hi-tech e occulta” delle battaglie d’intelligence contemporanee. “La salvaguardia della sicurezza nazionale richiede non solo il coraggio e la dedizione degli agenti, ma anche la partecipazione attiva di ogni cittadino”, ha sottolineato il ministero.

Il successo commerciale e l’impronta istituzionale del film si inseriscono in una strategia più ampia di Pechino, che negli ultimi anni ha ampliato la definizione legale di spionaggio – includendo cyberattacchi contro infrastrutture critiche e attività rivolte anche a paesi terzi – e ha rafforzato la mobilitazione sociale sul tema della sicurezza. In questo ambito, la collaborazione diretta tra industria cinematografica e apparato di intelligence segnala l’uso crescente dell’intrattenimento come veicolo di narrazione patriottica e di sensibilizzazione pubblica sulle minacce percepite dallo Stato cinese.

Takaichi davanti a un bivio: riformare o no la costituzione?

Takaichi davanti a un bivio: riformare o no la costituzione?

Roma, 19 feb. (askanews) – La nuova super-maggioranza conquistata alla Camera bassa rafforza la posizione della premier giapponese Sanae Takaichi e riporta al centro dell’agenda politica la revisione della Costituzione pacifista del 1947, un obiettivo storico della destra nipponica rimasto finora irrealizzato anche sotto Shinzo Abe.

Dopo la vittoria schiacciante dell’8 febbraio, il Partito liberaldemocratico (Ldp) controlla 316 dei 465 seggi della Camera dei rappresentanti, superando da solo la soglia dei due terzi necessaria per avviare una riforma costituzionale. “L’Ldp lavorerà con perseveranza per creare al più presto le condizioni per un referendum nazionale sulla riforma costituzionale”, ha dichiarato Takaichi in conferenza stampa dopo la rielezione a primo ministro.

Il risultato elettorale segna una svolta storica: è la prima volta nell’era postbellica che un singolo partito ottiene una super-maggioranza alla Camera bassa. La coalizione di governo resta però minoritaria alla Camera alta, dove per arrivare ai due terzi serviranno nuovi equilibri politici, probabilmente non prima delle elezioni parziali del 2028. Secondo il politologo Masahiro Iwasaki della Nihon University, interpellato dall’agenzia di stampa Kyodo, le forze favorevoli alla revisione “potrebbero potenzialmente raggiungere la soglia dei due terzi” anche nella Camera dei consiglieri, grazie alla possibile collaborazione tra Ldp e partiti nazional-conservatori come Sanseito.

La procedura di revisione costituzionale, prevede che una proposta di emendamento sia approvata dai due terzi dei parlamentari di ognuno dei due rami della Dieta, per poi essere sottoposta a referendum confermativo. I sondaggi mostrano un’opinione pubblica divisa quasi a metà sulla revisione dell’articolo 9, il che rende ancora incerto il percorso di un’eventuale revisione della Costituzione.

Il nodo centrale riguarda l’articolo 9, simbolo del pacifismo giapponese, che rinuncia alla guerra e proibisce il mantenimento di forze armate. Nonostante ciò, il Giappone dispone delle Forze di autodifesa (Sdf), la cui legittimità è stata costruita su interpretazioni giuridiche e non su un riconoscimento esplicito nel testo costituzionale. L’Ldp propone una revisione “minima” per inserire le Sdf nella Costituzione; il Partito dell’innovazione giapponese (Jip), nuovo alleato parlamentare di Takaichi, spinge invece per eliminare del tutto il secondo paragrafo dell’articolo 9 e consentire il pieno esercizio dell’autodifesa collettiva.

L’alleanza con il Jip e il rafforzamento di forze ultraconservatrici come Sanseito – che chiede addirittura di “creare una Costituzione da zero” e una politica di difesa indipendente dagli Stati uniti – indicano uno spostamento a destra del quadro politico giapponese. Questo rischia di inasprire ulteriormente le relazioni con i vicini, in particolare con la Cina, con la quale l’esordio di Takaichi come premier alcuni mesi fa è stato particolarmente urticante.

Il contesto strategico spinge Tokyo verso una revisione: il governo intende aggiornare entro fine anno i principali documenti di sicurezza e difesa, mentre cresce la pressione derivante da Cina e Corea del Nord. Pechino ha già criticato duramente Takaichi per dichiarazioni parlamentari in cui suggeriva che un attacco a Taiwan potrebbe provocare una risposta delle Sdf, segnale di un possibile superamento della tradizionale dottrina di “postura esclusivamente difensiva”.

Tuttavia, diversi fattori riducono gli ostacoli rispetto al passato. La fine della lunga alleanza con il partito pacifista Komeito – per decenni forza moderatrice nel blocco conservatore – elimina un freno interno al campo revisionista. Allo stesso tempo, l’alto gradimento del governo Takaichi e la percezione di un’opinione pubblica più sensibile ai temi della sicurezza offrono alla premier un capitale politico che nemmeno Abe era riuscito a consolidare.

Resta incerto se la premier sia disposta a legare il proprio destino politico a una riforma costituzionale, scelta che il suo mentore Abe valutò ma non realizzò. Ma la nuova aritmetica parlamentare e il mutato contesto strategico rendono per la prima volta plausibile, dopo quasi ottant’anni, una modifica della Costituzione che ha definito l’identità pacifista del Giappone del dopoguerra.

Non solo in Cina, anche negli Usa rimozioni militari

Non solo in Cina, anche negli Usa rimozioni militari

Roma, 18 feb. (askanews) – Nelle due principali potenze militari del pianeta, Stati uniti e Cina, il rapporto tra leadership e vertici delle forze armate appare sempre più segnato da conflitti interni, epurazioni e lotte di influenza. A Washington le tensioni attraversano il Pentagono dell’amministrazione Trump; a Pechino le purghe ordinate da Xi Jinping stanno ridisegnando ai massimi livelli la catena di comando dell’Esercito popolare di liberazione.

Negli Stati uniti, l’ultimo episodio – messo in evidenza oggi dal Washington Post – riguarda il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha voluto la rimozione del colonnello David Butler, consigliere del segretario dell’Esercito Dan Driscoll. Butler, ufficiale con 28 anni di carriera e già portavoce del capo degli Stati maggiori riuniti Mark Milley, era stato candidato alla promozione a generale di brigata; Hegseth ha però bloccato l’avanzamento e sollecitato direttamente il suo licenziamento. L’ufficiale ha quindi scelto il pensionamento anticipato per non ritardare le promozioni dei colleghi. Dietro la decisione, secondo funzionari della difesa, vi sarebbero rivalità politiche tra Hegseth e Driscoll, figura emergente nell’entourage di Trump e vicino al vicepresidente JD Vance, oltre alla persistente ostilità dell’attuale leadership del Pentagono verso l’ex capo di stato maggiore Milley.

Il caso Butler si inserisce infatti in una più ampia resa dei conti tra la nuova dirigenza politica del Pentagono e i vertici militari legati alla precedente stagione. Hegseth e Trump hanno già colpito diversi ufficiali associati a Milley, sospendendone incarichi o promozioni e arrivando a rimuovere il ritratto dell’ex generale dal Pentagono. Lo stesso Milley, consigliere militare di Joe Biden fino al 2023, è da anni bersaglio politico dell’area trumpiana, accusato di slealtà durante il primo mandato di Trump. La rimozione di ufficiali considerati “non allineati” e l’intervento diretto del segretario alla Difesa nella gestione delle carriere interne riflettono una crescente politicizzazione dei rapporti civili-militari negli Stati uniti, in un contesto in cui la Casa Bianca ha affidato allo stesso 39enne Driscoll anche ruoli diplomatici sensibili, come i negoziati sulla guerra in Ucraina.

Se a Washington la tensione prende la forma di rivalità legate alla transizione tra amministrazioni di colore diverso e tra stili di governo molto distanti, a Pechino assume tratti sistemici e ideologici. Negli ultimi tre anni Xi Jinping ha di fatto smantellato la leadership suprema dell’Esercito popolare di liberazione: cinque dei sei generali della Commissione militare centrale, l’organo che comanda le forze armate cinesi, sono stati rimossi o indagati. Tra loro il potente vicepresidente Zhang Youxia, per anni considerato un alleato e amico personale di Xi, posto sotto inchiesta all’inizio del 2026. Oggi la Commissione, originariamente composta da sette membri, è ridotta di fatto a due: Xi stesso e un nuovo vicepresidente da lui promosso.

Il presidente cinese ha definito, in un raro riferimento al conflitto interno in corso, l’ultimo anno “molto insolito e straordinario”, rivendicando che l’esercito è stato “riforgiato nella lotta alla corruzione”. Ma la campagna appare soprattutto un processo di consolidamento politico. Editoriali del quotidiano dell’Esercito parlano di “estirpare alberi malati” e “rimuovere tumori nascosti” per garantire che la forza armata resti assolutamente fedele al leader. Analisti e osservatori notano come Xi stia richiamando esplicitamente l’eredità di Yan’an, la base rivoluzionaria di Mao Zedong dove negli anni Quaranta furono condotte le prime grandi campagne di “rettifica” ideologica del partito. Lo stesso Xi ha ripetutamente invocato la necessità dell’”assoluta leadership del partito sull’esercito”.

Il parallelo storico non è casuale. Come Mao, Xi considera il controllo politico sulle forze armate la condizione essenziale per affrontare le sfide strategiche, dalla modernizzazione militare alla competizione con gli Stati uniti e alla questione di Taiwan, con l’obiettivo di rendere l’Esercito di liberazione popolare potenzialmente in grado di riprendersi l’isola “ribelle”. La purga di generali e comandanti, compresi responsabili delle forze nucleari, avviene proprio mentre Pechino accelera il riarmo e la proiezione di potenza globale. La Commissione disciplinare del partito ha punito quasi un milione di quadri nel solo ultimo anno, segno di una campagna che travalica il settore militare e crea un clima di timore e incertezza tra le élite.

Così, su entrambe le sponde del Pacifico, il rapporto tra governo e militari mostra segni di irrigidimento e conflitto. Negli Stati uniti la tradizionale separazione tra comando civile e professionalità militare è messa alla prova da interventi diretti nelle carriere e da scontri personali tra vertici; in Cina il partito-stato rafforza il proprio controllo attraverso epurazioni e campagne ideologiche che ricordano modelli maoisti e staliniani. Il risultato è che, mentre Washington e Pechino si confrontano strategicamente sul piano globale, entrambe le potenze stanno simultaneamente ridefinendo al proprio interno gli equilibri tra apparato militare e amministrazioni, in nome della lealtà alle due leadership.

Xi: amicizia Cina-Usa è nel desiderio dei nostri popoli

Xi: amicizia Cina-Usa è nel desiderio dei nostri popoli

Roma, 18 feb. (askanews) – Le speranze per un miglioramento delle relazioni tra Cina e Stati uniti sono nel “desiderio dei popoli cinese e statunitense di scambi e cooperazione”. Lo ha affermato oggi il presidente cinese Xi Jinping in una lettera di risposta ad alcuni amici dello Stato americano dell’Iowa, con cui ha ricambiato gli auguri per il Capodanno lunare.

Xi – a quanto riportano i media di stato – ha ricordato che 41 anni fa visitò l’Iowa, dove ricevette una calorosa accoglienza, sottolineando che quei ricordi restano ancora vividi. “La speranza delle relazioni Cina-Stati uniti è nel popolo, le basi sono nella società civile, il futuro nei giovani e la vitalità nei territori locali”, ha scritto il leader cinese. “Qualunque cambiamento attraversi la situazione internazionale, il desiderio dei popoli cinese e statunitense di scambi e cooperazione non cambierà, né cambierà l’amicizia tra i giovani dei due Paesi”.

Xi ha espresso l’auspicio che gli interlocutori statunitensi continuino a impegnarsi per promuovere l’amicizia tra i due popoli e incoraggiare un numero crescente di giovani americani a diventare eredi dell’amicizia sino-statunitense e promotori di pace, contribuendo allo sviluppo delle relazioni bilaterali.

In precedenza, un gruppo di amici dell’Iowa guidato da Sarah Lande aveva scritto a Xi, a nome di cittadini dello Stato, per trasmettere auguri di Capodanno al presidente cinese e alla moglie Peng Liyuan, affermando di voler valorizzare e sviluppare ulteriormente l’amicizia con il popolo cinese. Tra i firmatari figurano anche altri cittadini dell’Iowa, l’ex ambasciatore Usa in Cina Terry Branstad, il presidente onorario della World Food Prize Foundation Kenneth Quinn e docenti e studenti coinvolti nell’iniziativa “5 anni, 50.000” di scambi giovanili con la Cina.

Le parole di Xi vengono prima della visita in Cina del presidente Usa DOnald Trump, che punta a recarsi nella Repubblica popolare ad aprile.

Giappone, governo: urgente cambiare legge su successione imperiale

Giappone, governo: urgente cambiare legge su successione imperiale

Roma, 17 feb. (askanews) – Il governo giapponese ha ribadito oggi la necessità di affrontare con urgenza la questione della successione imperiale, considerata un tema fondamentale per lo Stato, alla luce della carenza di membri maschi della famiglia. Tuttavia, le proposte in campo non prevedono la possibilità della successione femminile, come invece ampiamente accettato nella società nipponica, a giudicare dai sondaggi in merito.

Il capo di gabinetto Yoshimasa Kihara, che svolge la funzione di portavoce dell’esecutivo, ha dichiarato che la stabilità della linea di successione e il mantenimento del numero dei membri della famiglia imperiale “sono questioni essenziali che non possono essere rinviate”, esprimendo l’auspicio che il Parlamento compia progressi nel dibattito.

La questione è rimasta irrisolta nella scorsa sessione ordinaria della Dieta, quando i rappresentanti dei partiti e dei gruppi parlamentari avevano avviato consultazioni sotto la guida dei presidenti delle due Camere senza riuscire a raggiungere una sintesi. Il problema principale riguarda il progressivo calo dei membri della casa imperiale, dovuto anche alla legge che prevede l’uscita dalle funzioni per le principesse che sposino cittadini comuni. Condizione, quest’ultima, in effetti necessaria, vista la carenza di membri maschi della famiglia imperiale.

Attualmente, oltre all’imperatore Naruhito (65 anni), i membri maschi sono il principe della corona (principe ereditario) Fumihito (60 anni), il principe Masahito (90 anni) e il principe Hisahito (19 anni). Quest’ultimo, pur non essendo formalmente il principe ereditario, sarà probabilmente il prossimo imperatore. La Legge sulla casa imperiale non prevede la successione femminile, che è stata esclusa dalla Restaurazione Meiji (1868), mentre storicamente ci sono state otto imperatrici regnanti.

Nel recente accordo di coalizione tra il Partito liberaldemocratico e il Nippon Ishin no Kai (Partito dell’innovazione giapponese) è stata indicata come “prima opzione” la possibilità di adottare nella famiglia imperiale discendenti maschi in linea patrilineare degli ex rami collaterali aboliti dopo la Seconda guerra mondiale, con l’obiettivo di modificare entro l’anno la legge sulla casa imperiale.

Kihara, in conferenza stampa, ha affermato che si attende un avanzamento delle discussioni nella nuova sessione straordinaria della Dieta, convocata il 18 febbraio e che eleggerà il nuovo presidente della Camera bassa.

Il governo, ha aggiunto, intende procedere “rapidamente” una volta maturato il consenso parlamentare su una riforma ritenuta cruciale per garantire una successione stabile al Trono del Crisantemo.