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Banca del Giappone sarà prudente nell’alzare tassi d’interesse

Banca del Giappone sarà prudente nell’alzare tassi d’interesseRoma, 9 nov. (askanews) – La Banca del Giappone (BoJ) non intende procedere a cuor leggero con un cambio di politica monetaria alzando i tassi d’interesse, per evitare effetti avversi sulle istituzioni finanziarie. L’ha affermato oggi il governatore Kazuo Ueda intervenendo alla conferenza Financial Times Global Boardroom organizzata dal giornale finanziario britannico.

L’istituto centrale nipponico continua ad andare in controtendenza, mantenendo una politica ultra-espansiva nonostante la fiammata inflazionistica e l’indebolimento dello yen rispetto al dolaro. Ueda ha chiarito che un cambio di rotta andrebbe valutato con molta attenzione. “Nel normalizzare i tassi a breve, dovremo essere molto attenti a quello che accadrà nelle istituzioni finanziaria, a quello che accadrà a chi ha preso in prestito denaro in generale e a quello che accadrà alla domanda aggregata”, ha affermato Ueda. “Per noi – ha continuato – sarà una sfida pesante”.

Il mese scorso la BoJ ha deciso di consentire che il rendimento dei bond governativi decennali possa salire oltre l’1%, una mossa che potrebbe suggerire un cambio di rotta con la possibilità che la BoJ ponga termine alla sua politica di tassi negativi. L’obiettivo di lungo termine della BoJ è quella di portare l’inflazione al 2 per cento, dopo anni di deflazione o di tassi d’inflazione molto bassi. Ma sull’onda degli eventi internazionali, recentemente c’è stata una fiammata dei prezzi, con un tasso d’inflazione che ha aggiunto il 4,2% a gennaio, per scendere di nuovo con un dato del 2,8% a settembre.

Ueda ha sottolineato come, al netto dei fattori temporanei, in realtà l’inflazione sottostante è al di sotto del target della banca centrale. E ha sostenuto anche che, per quanto il sistema bancario giapponese sia solido, bisognerà stare molto attenti alle conseguenze di un eventuale aumento dei tassi a breve, perché il paese nel suo complesso è ormai abituato a operare in un contesto di tassi bassi.

SoftBank ha perso in sei mesi 8,7 miliardi di euro

SoftBank ha perso in sei mesi 8,7 miliardi di euroRoma, 9 nov. (askanews) – Il gruppo SoftBank, fondato da finanziere giapponese Masayoshi Son, ha annunciato oggi una perdita netta di 1.400 miliardi di yen (8,7 miliardi di euro) nel primo semestre dell’anno fiscale giapponese, terminato a settembre.

L’annuncio viene dopo che la compagnia Usa che fornisce spazi di lavoro WeWork, nella quale SoftBank ha pesantemente investito, ha presentato istanza di fallimento. Nello stesso periodo dello scorso anno, SoftBank registrava una perdita di 129 miliardi di yen (800,3 milioni di euro).

Cina, Xi: aumentare presenza stato in settori energia e ferrovie

Cina, Xi: aumentare presenza stato in settori energia e ferrovieRoma, 8 nov. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha chiesto che i settori energetico e ferroviario siano più caratterizzati dalla presenza statale perché sono strategici per la salvaguardia della sicurezza nazionale. Lo riferisce oggi il South China Morning Post.

Si tratta di una notizia in dissonanza con l’enfasi che in precedenza Pechino ha dato al lavoro per riorentare l’economie secondo logiche di mercato. Energia e ferrovie sono “monopoli naturali”, già controllati da attori statali, e devono essere destinazione prioritaria per gli investimenti del capitale statale, ha affermato Xi in una riunione della Commissione centrale per l’approfondimento della riforma.

“Le imprese che fanno parte dei legami di monopolio naturale dovrebbero concentrarsi sulle loro principali responsabilità, e gli investimenti statali nelle infrastrutture di base dovrebbero essere aumentati per la loro sicurezza e affidabilità”, ha affermato Xi a quanto recita un comunicato ufficiale. Il leader cinese ha inoltre chiesto d’intensificare il controllo per impedire agli attori statali di abusare del loro status di quasi monopolio nelle aree in cui è consentita la concorrenza.

Nel presentare il rapporto annuale sul lavoro del governo nel marzo 2019, il defunto primo ministro Li Keqiang – all’epoca premier cinese – si era impegnato ad approfondire la riforma nelle stesse aree elencate nella riunione di martedì. “I settori a monopolio naturale dovrebbero separare le loro reti dalle operazioni in base alle loro condizioni reali e aprire le imprese competitive al mercato”, aveva affermato. Energia, ferrovie, telecomunicazioni e servizi pubblici erano stati specificamente incoraggiati a fungere da avanguardia delle riforme orientate al mercato delle imprese statali (SOE) di Pechino nel piano di sviluppo 2021-2025.

Il rapporto di lavoro di marzo 2021 prometteva inoltre di consentire “a tutti i produttori di partecipare al commercio di elettricità”, in linea con la spinta del governo a creare un mercato elettrico competitivo separando la proprietà delle reti elettriche dal commercio di elettricità. Tuttavia la percentuale di beni di proprietà statale è in aumento. L’anno scorso il loro valore cumulativo è salito a 339.500 miliardi di yuan (43.600 miliardi di euro), un aumento del 10,1% rispetto all’anno precedente, secondo un rapporto di ottobre del Consiglio di Stato, l’esecutivo cinese. Il trattamento preferenziale concesso alle imprese statali è stato anche un punto dolente nei negoziati economici con i governi stranieri, alimentando accuse di concorrenza sleale.

Samsung lancia la sua intelligenza artificiale, si chiama Gauss

Samsung lancia la sua intelligenza artificiale, si chiama GaussRoma, 8 nov. (askanews) – Il gigante dell’elettronica sudcoreano Samsung Electronics ha presentato oggi nel “Samsung AI Forum 2023” a Seoul il proprio modello d’intelligenza artificiale generativa, unendosi così anch’esso alla corsa globale per lo sviluppo di questa tecnologia.

Il modello si chiama Gauss e al momento può scrivere email in coreano e in inglese, creare riassunti e tradurre documenti. Si basa su una tecnologia di machine learning e può anche produrre immagini. “Continueremo a sostenere e collaborare con l’industria e il mondo accademico sulla ricerca sull’intelligenza artificiale generativa”, ha affermato Kim Dae-hyun, vicepresidente esecutivo del Samsung Research Global AI Center, in un comunicato.

L’annuncio viene in un momento di fiera competizione tra i giganti dell’elettronica per sviluppare i propri modelli di IA generativa. OpenAI, pioniere nel settore, ha ormai lanciato ChatGPT 4 e Google ha anche presentato a marzo il modello Bard. Anche alcune delle Big Tech cinesi stanno mettendo in campo le proprie soluzioni. Samsung prevede d’installare Gauss sui suoi smartphone e altri dispositivi a partire dal prossimo anno.

Il modello è composto da Samsung Gauss Language, Samsung Gauss Code e Samsung Gauss Image e prende il nome da Carl Friedrich Gauss, il leggendario matematico che stabilì la teoria della distribuzione normale, elemento fondamentale dell’apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale. Inoltre, il nome riflette la visione finale di Samsung per i modelli, ovvero quella di attingere a tutti i fenomeni e le conoscenze del mondo per sfruttare la potenza dell’intelligenza artificiale.

Bancarotta WeWork, SoftBank ha pagato 1,5 mld Usd a Goldman Sachs

Bancarotta WeWork, SoftBank ha pagato 1,5 mld Usd a Goldman SachsRoma, 8 nov. (askanews) – Il fondo giapponese SoftBank di Masayoshi Son ha dovuto pagare qualcosa come un miliardo e mezzo di dollari alla Goldman Sachs e ad altre banche pochi giorni prima che WeWork, la compagnia americana che affitta spazi di lavoro, dichiarasse bancarotta. Lo scrive oggi il Financial Times, giudicando l’investimento complessivo del gruppo nipponico “uno dei peggiori investimenti di ventura nella storia” per un totale che supera i 16 miliardi di dollari dal 2017.

La bancarotta di WeWork ha sostanzialmente spazzato via gran parte dell’investimento, effettuato sia come SoftBank che come Vision Fund, anche se il gruppo di Son potrebbe recuperare qualcosa convertendo il debito in azioni nella nuova compagnia che nascerà dopo la ristrutturazione. L’ultimo pagamento è avvenuto il 31 ottobre scorso ed è legato a una lettera di credito chela banca Usa aveva ottenuto da SoftBank a dicembre 2019, dopo la caduta di Adam Neumann, il cofondatore di WeWork. La lettera, a firma congiunta SoftBank e WeWork, determinava degli obblighi nella gestione del rischio.

SoftBank decise di assumersi l’impegno per fare in modo che i 9 miliardi di dollari che aveva già investito in WeWork non andassero in fumo.

Giappone, salari reali -2,4 per cento a settembre

Giappone, salari reali -2,4 per cento a settembreRoma, 7 nov. (askanews) – La situazione di elevati prezzi al consumo persiste in Giappone e, a settembre di quest’anno, il salario reale medio per lavoratore è diminuito del 2,4% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, segnando un trend negativo continuato per 18 mesi consecutivi. Lo segnala l’Indagine mensile sul lavoro del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare nipponico, basata su 30mila luoghi di lavoro con almeno cinque dipendenti.

L’importo totale delle retribuzioni in contanti, che include lo stipendio base e gli straordinari, è risultato essere in media di 279,304 yen (1,737 euro), +1,2% rispetto a settembre dell’anno precedente, continuando un trend positivo che contiunua da 21 mesi consecutivi. Tuttavia, a causa dell’aumento dei prezzi al consumo, il salario reale ha continuato a registrare una tendenza negativa. “Sebbene i salari stiano aumentando a seguito dei negoziati salariali di primavera e di altri fattori, la situazione di elevati prezzi al consumo persiste e i salari reali continuano a diminuire. A partire da ottobre, il salario minimo è stato aumentato in tutto il paese, quindi vogliamo monitorare attentamente come questo e la situazione dei prezzi al consumo influenzeranno i salari reali”, afferma il rappoeto.

Il capo di gabinetto del governo, che funge anche da portavoce dell’esecutivo, Hirokazu Matsuno ha dichiarato in una conferenza stampa: “L’aumento dei salari non sta tenendo il passo con l’alta inflazione, e il consumo mostra una mancanza di vigore. Nelle misure economiche complessive, includeremo azioni multi-livello come l’estensione delle misure di mitigazione per le fluttuazioni estreme dei prezzi di carburanti, elettricità e gas; creeremo un ambiente favorevole all’incremento dei salari e, come misura temporanea e mirata, eseguiremo una riduzione forfettaria dell’imposta sul reddito e dell’imposta comunale personale. Vorremmo presentare rapidamente il disegno di legge del bilancio correttivo al parlamento, perseguire l’adozione rapida e metterci tutto l’impegno per l’attuazione”.

Hong Kong, la crescita rallenterà al 3-4% quest’anno

Hong Kong, la crescita rallenterà al 3-4% quest’annoRoma, 7 nov. (askanews) – La crescita economica di Hong Kong rallenterà al 3-4% quest’anno, peggio del previsto, a causa dei dati inferiori alle attesde nel turismo e nel commercio. L’ha detto il segretario finanziario, anche se Pechino, in un vertice ad alto livello, ha espresso ottimismo sulle prospettive della città e ha promesso maggiore sostegno per rafforzare la sua posizione. Lo riferisce oggi il South China Morning Post.

Paul Chan Mo-po ha rivelato le previsioni peggiori del previsto dopo aver partecipato al vertice sugli investimenti, dove il vice premier cinese He Lifeng ha espresso il sostegno di Pechino alla posizione di Hong Kong come centro finanziario globale. Il vice-premier, considerato lo zar economico del Paese, ha dichiarato al “Global Financial Leaders’ Investment Summit” che la città dovrebbe rafforzare il proprio posizionamento fungendo allo stesso tempo da esperienza pilota per l’apertura e la riforma del mercato finanziario della Cina continentale.

“Hong Kong è sempre stata un importante ponte e collegamento tra la terraferma e il resto del mondo. In futuro, potrà sfruttare ulteriormente i suoi vantaggi unici come centro finanziario internazionale, integrandosi attivamente nello sviluppo nazionale complessivo”, ha affermato He.

Fmi alza previsione di crescita Pil della Cina per il 2023 al 5,4%

Fmi alza previsione di crescita Pil della Cina per il 2023 al 5,4%Roma, 7 nov. (askanews) – Il Fondo monetario internazionale ha annunciato oggi di aver innalzato le previsioni di crescita del Pil della Cina al 5,4% per il 2023 e al 4,6% nel 2024, citando consumi “più forti del previsto” nel terzo di trimestre di quest’anno. Tuttavia ha mantenuto alto l’allarme sulla crisi immobiliare, invitando Pechino ad accelerare una ristrutturazione del settore.

I dati rivedono al rialzo quelli contenuti nel “World Economic Outlook” del Fmi pubblicati il mese scorso, che vedevano la crescita del Pil cinese nel 2023 al 5% e nel 2024 4,2%. “La crescita del Pil nel terzo trimestre è stata più forte di quanto ci aspettassimo ed è stata trainata da consumi più forti delle attese”, ha detto a Pechino la prima vice direttrice generale del Fmi, Gita Gopinath, al termine di una missione nel paese guidata da Sonali Jain-Chandra, capo per la Cina del Fmi.

“Si prevede – ha continuato – che l’economia cinese crescerà del 5,4% nel 2023, riflettendo una forte ripresa post-Covid. Ma ritemiamo che la crescita rallenterà nel 2024 a causa della continua debolezza del mercato immobiliare e della debole domanda esterna”. Per quanto riguarda, invece, il medio termine, ha detto ancora Gopinath, “si prevede che la crescita diminuirà gradualmente fino a circa il 3,5% entro il 2028, a causa dei venti contrari derivanti dalla debole produttività e dall’invecchiamento della popolazione”.

L’economia cinese è cresciuta dell’1,3% nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, e del 4,9% su base annua, anche se il mercato immobiliare è un ostacolo poiché gli investimenti di settore sono diminuiti del 9,1% nei primi tre trimestri. Su questa spinosa questione, Gopinath ha dato atto che le “autorità hanno introdotto numerose misure utili a sostenere il mercato”, tuttavia “è necessario fare di più per garantire una ripresa più rapida e minori costi economici durante la transizione”. In particolare, un pacchetto di misure “dovrebbe includere misure per accelerare l’uscita degli sviluppatori immobiliari non redditizi, per rimuovere gli ostacoli all’adeguamento dei prezzi delle case, per stanziare ulteriori finanziamenti del governo centrale onde completare degli alloggi (venduti) e assistere gli sviluppatori redditizi a risanare i bilanci e adattarsi a un mercato immobiliare più piccolo”.

Il Fmi chiede a Pechino l’applicazione di “politiche prudenziali” anche per attenuare i rischi alla stabilità finanziaria nel settore bancario, sia adottanado “politiche macroeconomiche di sostegno per sostenere l’attività nel contesto del necessario aggiustamento del settore immobiliare” sia mettendo in campo “riforme strutturali per affrontare il debito dei governi locali”. Serve inoltre un “riorientamento della spesa fiscale verso le famiglie e un ulteriore allentamento attraverso i tassi di interesse” per sostenere crescita e investimenti. In questo senso, una “maggiore flessibilità del tasso di cambio aiuterebbe ad assorbire gli shock esterni e a rafforzare la trasmissione della politica monetaria”.

Cina pone restrizioni all’export di terre rare

Cina pone restrizioni all’export di terre rareRoma, 7 nov. (askanews) – La Cina intende rendere più stringenti i controlli sulle esportazioni di terre rare, richiedendo alle compagnie di segnalare i tipi di terre rare esportate e le loro destinazioni. L’ha annunciato martedì Pechino, in un momento di tensioni commerciali con gli Stati uniti e di restrizioni da parte americana sulla vendita di semiconduttori e di apparecchiature per realizzare chip.

Le nuove restrizioni avranno durata fino alla fine di ottobre del 2025, secondo quanto comunicato dalle autorità cinesi. Pechino intende rafforzare la sua capacità d’impatto nella guerra commerciale facendio leva su questi materiali strategici, fondamentali per la produzione di apparecchiature elettroniche e per le batterie.

La mossa viene mentre si approssima il previsto summit tra il presidente cinese Xi Jinping e il capo dello stato americano Joe Biden, che potrebbe aver luogo questo mese. Il Dipartimento del commercio cinese ha annunciato di aver aggiunto le terre rare, inclusi composti e leghe, al suo elenco di risorse minerarie e altri elementi che richiedono la trasmissione di informazioni che vanno dalla tipologia del materiale alle destinazioni di esportazione.

La Cina produce il 70% della delle terre rare mondiali. Gli Stati Uniti, che hanno sviluppato le proprie miniere per alcuni minerali fondamentali, sono il secondo produttore mondiale, ma non dispongono di una capacità di fusione sufficiente, il che li costringe a esportare materie prime in Cina per la lavorazione prima di reimportarle. La Cina ha già proceduto in passato a un taglio delle esportazioni di terre rare nel 2010 nei confronti del Giappone nell’ambito della vicenda della disputa territoriale per le isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi). Ma un ricorso all’Organizzazione mondiale per il commercio (Omc) da parte di Tokyo, dell’Ue e degli Usa ha avuto esito positivo nel 2012: è stata riscontrata una violazione delle regole del commercio e Pechino ha dovuto revocare le restrizioni.

Hacker Nordcorea hanno rubato nel 2022 criptovaluta per 1,7 mld Usd

Hacker Nordcorea hanno rubato nel 2022 criptovaluta per 1,7 mld UsdRoma, 28 ott. (askanews) – Hacker legati alla Corea del Nord sono stati responsabili di furti di criptovalute per un valore di quasi 1,7 miliardi di dollari lo scorso anno. L’afferma il gruppo di esperti sulle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro Pyongyang.

Citando il rapporto di una società di sicurezza informatica, il panel ha sostenuto che i furti informatici nordcoreani lo scorso anno sono stati circa tre volte superiori a quelli del 2021, pur sottolineando che il Nord sta dando priorità ai furti di criptovalute per finanziare il suo programma di armi nucleari, piuttosto che ad attacchi distruttivi. “Gli attori che lavorano per il Reconnaissance General Bureau (una delle articolazioni dei servizi di sicurezza nordcoreani, ndr.) hanno continuato a utilizzare tecniche informatiche sempre più sofisticate per rubare fondi e informazioni”, si legge nel rapporto.

Gli esperti inoltre hanno indicato i lavoratori nordcoreani all’estero, compresi alcuni con visto studentesco, come altra fonte di entrate per il regime di Kim Jong Un. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha imposto il divieto ai nordcoreani di lavorare all’estero per paura che il loro reddito possa contribuire ai programmi di armamento del Nord. Il gruppo ha inoltre segnalato attività continue presso il sito dei test nucleari di Punggye-ri, sebbene non sia stato rilevato alcun test nucleare da settembre 2017.

Riguardo ai lanci di missili balistici del Nord, il comitato ha affermato che tali test contribuiscono al raggiungimento di due obiettivi previsti dalla road map quinquennale del Nord annunciata nel gennaio 2021: l’acquisizione di un missile balistico intercontinentale a “propellente solido terrestre” e di un “missile tattico”. Notando la spinta di Pyongyang a rafforzare la deterrenza bellica e le capacità di “contrattacco nucleare”, il comitato ha affermato che questi sviluppi indicano una strategia di deterrenza simile alla capacità di “second strike”m un termine che si riferisce a una capacità di attacco nucleare di ritorsione.

Il rapporto, inoltre, indica che il Nord ha potuto importare prodotti petroliferi raffinati oltre il limite annuale consentito di 500mila barili. Dal primo gennaio al primo maggio di quest’anno, 25 petroliere battenti bandiera nordcoreana, di cui nove designate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, hanno effettuato 46 consegne di prodotti petroliferi raffinati, spesso utilizzando trucchi per aggirare le sanzioni.