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Il microscopio che svela la composizione chimica dei campioni

Il microscopio che svela la composizione chimica dei campioniRoma, 23 giu. (askanews) – Un team di ricerca internazionale coordinato dall’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Cnr-Ifn), al quale hanno partecipato ricercatori del Dipartimento di fisica del Politecnico di Milano, della Columbia University di New York e della californiana Stanford University, ha sviluppato un innovativo microscopio ottico in grado di produrre, in modo più efficace rispetto ai sistemi attualmente in uso, immagini dettagliate della composizione chimica di un campione.

“Lo strumento rappresenta un importante passo avanti nel campo della microscopia e della spettroscopia, aprendo nuove prospettive per la ricerca nelle scienze dei materiali e nelle scienze della vita: potrà, infatti, contribuire allo studio di materiali bidimensionali innovativi, e alla rivelazione e caratterizzazione di microplastiche rinvenute nell’ambiente e all’interno di tessuti animali”, afferma il coordinatore della ricerca Cristian Manzoni (Cnr-Ifn). I benefici offerti dal microscopio derivano dall’inedita combinazione di due tecniche: la spettroscopia Raman e la spettroscopia a trasformata di Fourier. L’effetto Raman è un fenomeno fisico sfruttato da decenni per ottenere informazioni sulla composizione di un campione senza perturbarlo: permette, infatti, di ottenere mappe bidimensionali delle proprietà di un materiale o di un tessuto biologico.

Nel lavoro, pubblicato sulla rivista “Optica”, i ricercatori dimostrano – tramite la spettroscopia a trasformata di Fourier – di aver ridotto il tempo necessario per acquisire un’immagine dettagliata del campione rispetto a quello più lungo impiegato con i microscopi Raman, dovuto al fatto che essi misurano uno spettro per ogni punto mediante una scansione della sua superficie: un processo lento che richiede circa 1 secondo per ogni punto (pixel). La spettroscopia a trasformata di Fourier, infatti, – spiegano Cnr e Polimi – offre la possibilità di misurare in parallelo tutti i punti del campione, rimuovendo i filtri spaziali o spettrali impiegati nelle tecniche tradizionali: questo metodo, basato su una tecnica detta “interferometria”, combina un’elevata efficienza alla possibilità di acquisire contemporaneamente più dati sullo stesso campione.

Nel loro studio, i ricercatori hanno impiegato un interferometro birifrangente di eccezionale stabilità e ripetibilità; il sistema acquisisce mappe Raman e di fluorescenza con elevata risoluzione spaziale (inferiore a 1 micrometro) in un tempo fino 100 volte inferiore rispetto a quello impiegato dagli strumenti tradizionali. “Questo metodo permette anche di misurare separatamente i segnali Raman e quelli di fluorescenza, consentendo – in maniera inedita – di studiare entrambi i fenomeni sulla stessa area del campione, e di ottenere molte più informazioni spettrali rispetto alle tecniche tradizionali”, conclude Manzoni.

Spazio, Cira nel consorzio per sviluppo futuri lanciatori europei

Spazio, Cira nel consorzio per sviluppo futuri lanciatori europeiRoma, 23 giu. (askanews) – L’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha incaricato il consorzio guidato da Sener di contribuire a definire l’architettura dei futuri sistemi di lancio spaziali europei. Oltre a Sener (attraverso la sua controllata Sener Aerospace and Defence), il consorzio è formato da altre importanti aziende del settore spaziale europeo e centri di ricerca, come Beyond Gravity, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), Dassault, Elecnor Deimos, Pangea Aerospace, Thales Alenia Space Italia e il Von Karman Institute. Ad annunciarlo il Cira in una nota.

In particolare, il consorzio si occuperà dello studio di fattibilità e delle prove di concetto per lo sviluppo di una nuova famiglia di lanciatori europei riutilizzabili in grado di trasportare sia carichi utili che astronauti e basati su un innovativo concetto modulare che punta al riutilizzo, riducendo al minimo l’impatto ambientale per quanto riguarda detriti spaziali ed emissioni. Tali sistemi di lancio saranno composti da due stadi, entrambi riutilizzabili, con motori a combustibile liquido (concetto chiamato R-TSTO). Oltre a definire l’architettura di questi sistemi, – prosegue il Cira – il consorzio contribuirà alla definizione delle procedure operative e delle tecnologie abilitanti associate, insieme alle nuove strutture di gestione del programma. L’obiettivo è quello di fornire una visione consolidata dell’offerta a lungo termine dei servizi di lancio, massimizzando la copertura degli scenari di missione e dei casi d’uso.

Il consorzio seguirà la roadmap Esa per il trasporto spaziale dei prossimi decenni (Vision 2030+) e fornirà una visione specializzata, agnostica e complementare rispetto alle tecnologie disponibili sul mercato, offrendo un’alternativa indipendente rispetto ad altre soluzioni europee preesistenti. L’obiettivo è quello di contribuire alla realizzazione di uno dei principali fondamenti dell’Esa: rafforzare l’indipendenza tecnologica e la sovranità dell’Europa nell’accesso allo spazio e aumentare la sua competitività complessiva nel settore spaziale.

Il satellite Prisma per monitorare stato di salute delle foreste

Il satellite Prisma per monitorare stato di salute delle foresteRoma, 22 giu. (askanews) – Misurare la concentrazione di azoto nelle foglie osservando dallo spazio le foreste italiane. È la sfida del progetto di ricerca FOREST-NC, coordinato dall’Università di Bologna e realizzato nell’ambito della missione Prisma dell’Agenzia Spaziale Italiana. La nuova tecnologia permetterà di valutare da un lato la fertilità del suolo, dall’altro gli effetti dell’inquinamento atmosferico, monitorando lo stato di salute delle piante e il livello di benessere dell’ecosistema.

“I modelli matematici utilizzati oggi per questo tipo di indagini assumono che le foreste siano tutte più o meno uguali”, dice Federico Magnani, professore al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e responsabile scientifico di FOREST-NC. “Grazie ai risultati di questo progetto, invece, contiamo di riuscire a rappresentare finalmente la varietà di condizioni e di potenzialità delle foreste, migliorando la rappresentazione del loro contributo alla lotta al cambiamento climatico”. Le foreste – che in Italia coprono un terzo della superficie del paese – si comportano come importanti serbatoi e fissatori di carbonio atmosferico. Si stima che a livello europeo (senza considerare quelle della Siberia o del Brasile) contribuiscano a controbilanciare una quota compresa tra il 16 e il 17 per cento delle emissioni antropogeniche di carbonio.

Questa preziosissima caratteristica delle foreste è però minacciata da una serie di fattori di disturbo. Uno dei principali è l’aumentata presenza di azoto, che viene immesso in atmosfera sia dall’inquinamento generato dai motori a combustione interna che dall’utilizzo dei fertilizzanti agricoli. Queste emissioni inquinanti hanno prodotto negli ultimi decenni un brusco aumento delle deposizioni atmosferiche di azoto sugli ecosistemi naturali, portando in alcuni casi a una saturazione del sistema, inquinando le falde e arrivando a danneggiare le piante. “Questo aumento della concentrazione di azoto ha un duplice effetto”, spiega Magnani. “Da un lato, essendo le nostre foreste tipicamente povere di azoto, la sua deposizione funge da fertilizzante, ma dall’altro lato quando l’azoto diventa troppo, allora gli effetti sono negativi e occorre quantificarli”. Per farlo, il progetto FOREST-NC sta mettendo a punto una tecnologia innovativa basata sulle osservazioni del satellite Prisma dell’Agenzia spaziale italiana, in grado di calcolare la quantità di azoto presente nelle foglie degli alberi. L’azoto è infatti la componente fondamentale delle proteine coinvolte nella fotosintesi. A seconda del contenuto di queste proteine – e quindi di azoto – le foglie assorbono in diversa misura la luce ad una determinata lunghezza d’onda, che Prisma è in grado di rilevare.

“Sapere quante di queste proteine sono presenti nelle foglie significa ottenere un indice del loro stato di salute, ma anche una stima della capacità di fotosintesi delle nostre foreste”, spiega Magnani. “In questo modo, con uno strumento unico riusciamo ad avere non solo un’indicazione degli effetti dell’inquinamento atmosferico, ma anche un tassello fondamentale per riuscire a predire, con i nostri modelli matematici, quanto carbonio stanno catturando le foreste e come questo influisce di conseguenza su altri fattori, come il clima”. Il satellite Prisma, eccellenza dell’Agenzia Spaziale Italiana, è oggi in fase sperimentale, ma anche grazie ai risultati del progetto FOREST-NC – evidenzia Unibo – la metodologia potrebbe essere utilizzata in futuro dall’Agenzia Spaziale Europea a livello globale, all’interno di una collaborazione in cui l’Italia svolgerà un ruolo di primo piano. Raccogliendo informazioni che possono rivelarsi fondamentali non solo per il monitoraggio scientifico delle foreste e degli ecosistemi, ma anche per guidare le decisioni politiche sulla lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico a livello regionale, nazionale e sovranazionale.

Missione Euclid, Esa: lancio in calendario per sabato 1° luglio

Missione Euclid, Esa: lancio in calendario per sabato 1° luglioRoma, 21 giu. (askanews) – Euclid, si lancia. È stata fissata il primo luglio alle 17.12 ora italiana la data per la partenza di una delle missioni scientifiche più ambiziose della storia, ideata e realizzata dall’Agenzia spaziale europea, con un’importante partecipazione dell’Italia guidata dall’Asi. A renderlo noto l’Esa che ha indicato anche il 2 luglio come data di lancio di riserva per la missione che studierà la parte oscura dell’Universo.

Nel frattempo, la navicella è stata rifornita del carburante che le serve per arrivare nel suo punto di parcheggio, il punto lagrangiano secondo del sistema solare (L2). Le operazioni sono cominciate nella giornata del 19 giugno in un impianto Astrotech vicino a Cape Canaveral, in Florida, dove il satellite verrà lanciato a bordo di un razzo Falcon 9 fornito da Space X. Euclid – si legge su Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica – viaggerà con due tipi di propellente: idrazina e azoto gassoso. Dieci propulsori che funzionano a idrazina forniranno la propulsione chimica che lo guiderà fino al punto L2 di Lagrange del sistema Sole-Terra, che gli consentirà di eseguire le manovre mensili per rimanere in orbita e, infine, che servirà a smaltire la navicella al termine della missione. In tutto, sono 140 i chili di idrazina immagazzinati nel serbatoio centrale. L’operazione di rifornimento della navicella è delicata perché il carburante a base di idrazina è altamente tossico. Gli esperti che devono eseguirla, pertanto, come si vede nell’immagine, indossano ciascuno una tuta protettiva di isolamento atmosferico chiamata “scape” (Self-Contained Apparatus Protective Ensemble).

L’azoto gassoso, invece, verrà utilizzato per far funzionare dei micropropulsori che garantiranno a Euclid un puntamento sempre preciso e stabile durante le osservazioni. Questo è fondamentale, dal momento che la riuscita scientifica della missione non può prescindere dalla capacità del telescopio di acquisire immagini di altissima qualità. I propulsori sono sei, e l’azoto necessario ad alimentarli – 70 kg in totale – è immagazzinato in quattro serbatoi ad alta pressione: questo quantitativo dovrebbe bastare per l’intera durata (nominale) della missione. Euclid ci metterà circa un mese per raggiungere la sua destinazione. Durante il viaggio, il telescopio e gli strumenti saranno accesi, il telescopio sarà messo a fuoco e gli strumenti testati. Dopo una successiva fase di calibrazione di due mesi, Euclid inizierà le operazioni scientifiche che dovrebbero durare circa sei anni.

“Dopo 12 anni di sviluppo tecnico e di preparazione scientifica – dice Yannick Mellier, responsabile del consorzio Euclid e astrofisico presso l’Institut d’astrophysique de Paris (Iap) in Francia – siamo arrivati alla seconda fase della missione, quella che ci dirà qual è la natura dell’energia oscura”.

Fondazione R&I: in Italia mercato servizi di innovazione vale 2 mld

Fondazione R&I: in Italia mercato servizi di innovazione vale 2 mld

Roma, 15 giu. (askanews) – Oggi il mercato dei servizi di innovazione in Italia, ossia delle prestazioni che vengono fornite per supportare la crescita delle imprese, vale circa 2 miliardi di euro e salirà ad oltre 4 miliardi nel 2027 con un incremento del 68%. Parallelamente nello stesso quinquennio le start-up cresceranno dalle attuali 15.500 a 23mila. Queste le stime fatte dal primo rapporto in Italia sul “Mercato dei Servizi professionali per Open Innovation e Start-Up” presentato oggi a Roma dalla Fondazione R&I (Ricerca e Imprenditorialità) e realizzato da SRM Studi e Ricerche (Gruppo Intesa SanPaolo).

“L’innovazione è un tema centrale per il Governo – ha spiegato Massimo Bitonci, sottosegretario al Ministero delle Imprese e del Made in Italy – e le start-up rappresentano un perno importantissimo”. Il sottosegretario ha poi evidenziato la riforma degli incentivi per le imprese che servirà a dare certezze normative e razionalizzare il numero di incentivi regionali e nazionali: “ma soprattutto – ha aggiunto Bitonci – in questo modo raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo posti come la ricerca e lo sviluppo, la formazione, l’industria 4.0 e anche l’innovazione e le start-up, fondamentali per la crescita del nostro Paese”. Giulia Pastorella, deputata e componente della IX Commissione della Camera ha lanciato 4 principi per far crescere l’innovazione in Italia: “semplificazione, adattamento alle nuove sfide, individuazione di obiettivi specifici e non aver paura di attrarre capitale umano straniero. E sui cervelli in fuga – ha aggiunto – non bastano le detrazioni fiscali per farli tornare ma serve creare percorsi adeguati quando ancora sono nel nostro Paese”.

Secondo il rapporto al 2020 la spesa in ricerca e sviluppo in Italia è complessivamente pari a circa l’1,6% del PIL, inferiore al 2,3% della media Ue, ed è sostenuta essenzialmente dalle imprese private. La spesa più rilevante si colloca nella ricerca applicata e nello sviluppo sperimentale, soprattutto grazie alle imprese, ma anche ai centri di ricerca pubblici non universitari. La ricerca di base, che rappresenta poco più di un quinto della spesa totale, è condotta principalmente dalle università, che ne rappresentano il 58,3% del totale. “Le sfide che il sistema manifatturiero italiano dovrà affrontare sono di grande rilevanza nel campo della transizione climatica, della digitalizzazione e della difesa – ha detto Gregorio De Felice, Presidente Consiglio di Sorveglianza FR&I – l’impegno per investimenti aggiuntivi, a livello europeo, è stimato oltre i 500 miliardi di euro all’anno. Per l’Italia è plausibile un valore nell’ordine dei 60 miliardi annui. Importi così elevati richiedono competenze elevate e servizi alle imprese. La Fondazione si propone di offrire le proprie capacità avvalendosi delle esperienze dei propri soci fondatori”.

Riccardo Varaldo, Presidente del Consiglio di Gestione FR&I ha ricordato che l’obiettivo della Fondazione è quello di creare impresa tramite la ricerca con un trasferimento tecnologico mirato. “L’Italia – ha sottolineato – come produzione scientifica è al quinto posto nel mondo mentre dal punto di vista della brevettazione e innovazione è oltre la 30esima posizione. Ciò vuol dire che siamo ottimi produttori di conoscenza scientifica ma non sappiamo mettere a frutto ciò che produciamo. La Fondazione è nata con questa missione che continua a perseguire con grande convinzione”. Il Rapporto è stato illustrato da Salvio Capasso, Responsabile Servizio Imprese & Territorio di SRM Studi e Ricerche ed è stato poi discusso nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato Marco Frey, Prorettore alla Terza Missione e al trasferimento tecnologico Università Sant’Anna e Presidente GCNI; Luca Felletti, Senior Director Finanziamenti Agevolati Gruppo Intesa Sanpaolo; Marco Grazioli, Presidente The European House – Ambrosetti e Giorgio Ventre, Direttore Scientifico Apple Developer Academy.

“Per la prima volta in Italia – ha spiegato Antonio Perfetti, consigliere delegato di FR&I – abbiamo tentato di valutare il valore del mercato dei servizi offerti al mondo dell’innovazione. Quanto emerge è sorprendente perché rappresenta una cifra considerevole per un mercato giovane ma con enormi potenzialità di crescita”. “In Italia – ha concluso Perfetti – il valore delle imprese che fanno Open Innovation, ossia collaborano tra loro, è alto ma in percentuale sul totale siamo uno dei Paesi più deboli. Il rapporto però mette in luce come le cose stiano velocemente cambiando e come questo mercato nel prossimo futuro possa davvero emergere”.

Spazio, Asi: si è insediato il nuovo presidente Teodoro Valente

Spazio, Asi: si è insediato il nuovo presidente Teodoro ValenteRoma, 14 giu. (askanews) – Teodoro Valente, il nuovo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, si è insediato oggi nella sede centrale dell’Agenzia, a Roma. Lo rende noto l’Asi in una nota. La designazione – ricorda l’Asi – era stata proposta dal COMINT, presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nei giorni scorsi.

Esperto di materiali polimerici e compositi e nanotecnologie, Teodoro Valente assume l’incarico di presidente dopo la conclusione del mandato quadriennale di Giorgio Saccoccia, terminato a inizio maggio. Il nuovo numero uno di Asi vanta una lunga esperienza nel settore accademico. Dopo aver conseguito una laurea in ingegneria meccanica all’Università La Sapienza di Roma, ha ricoperto per diversi anni la carica di professore ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali presso lo stesso ateneo romano, di cui è anche stato nominato prorettore. Valente è stato anche direttore dell’Istituto per i Polimeri, compositi e biomateriali del CNR e ha prestato servizio presso la Direzione ricerca e sviluppo della Commissione Ue e nel settore privato.

Con il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana sono stati nominati anche i membri del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia: Giuseppe Basini, Marica Branchesi, Stefano Gualandris, Marco Lisi, Luisa Riccardi e Elda Turco Bulgherini.

Dai buchi neri ai grani antichi: premiate 6 scienziate under 35

Dai buchi neri ai grani antichi: premiate 6 scienziate under 35Roma, 13 giu. (askanews) – Sei scienziate italiane under 35 potranno condurre i loro progetti di ricerca contando su una borsa di studio di 20mila euro grazie al premio L’Oréal-Unesco “Per le Donne e la Scienza”, che viene assegnato sulla base dell’eccellenza riconosciuta ai loro progetti in tutti i campi della scienza e della tecnologia. La premiazione delle vincitrici della 21° edizione italiana del premio – selezionate tra 200 candidate – si è tenuta durante una cerimonia al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano a cui è intervenuta con un videomessaggio Eugenia Maria Roccella Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità.

La giuria, composta da un panel di illustri professori universitari ed esperti scientifici italiani e presieduta dalla Prof.ssa Lucia Votano, Dirigente di Ricerca affiliata presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dopo un’attenta valutazione ha selezionato le sei ricercatrici più meritevoli per i loro progetti. Due di loro grazie a questa borsa di studio, rientreranno dopo aver dato il loro contributo presso istituti all’estero. Francesca Berti svolgerà il progetto “Design innovativo di stent prodotti mediante manifatture additive per patologie cardiache congenite” presso il Politecnico di Milano, Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “G. Natta”; Alessandra Biancolillo lavorerà al progetto “Resilientgrain – Sviluppo di metodi analitici avanzati e non distruttivi per la caratterizzazione e la tracciabilità di grani antichi e popolazioni evolutive di grani e dei loro prodotti derivati” presso l’Università degli Studi dell’Aquila; Alice Borghese porterà avanti il progetto “Esplorare i magneti più potenti dell’Universo” all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Osservatorio Astronomico Di Roma (OAR).

Gloria Delfanti condurrà il progetto “Terapia cellulare con cellule T Natural Killer per il trattamento delle metastasi epatiche da carcinoma colonrettale” all’Ospedale San Raffaele, Divisione di Immunologia Trapianti e Malattie Infettive; Martina Fracchia lavorerà al progetto “Ossidi ad alta entropia come elettrocatalizzatori sostenibili e innovativi per la reazione di elettrolisi dell’acqua” presso l’Università degli studi di Pavia, Dipartimento di Chimica in collaborazione l’Università degli Studi di Milano; Arianna Renzini porterà avanti il progetto “Svelando il fondo di onde gravitazionali: un nuovo modo di misurare e caratterizzare la popolazione di fondo di buchi neri binari con LIGO e Virgo” presso l’Università Milano Bicocca. In 25 anni il programma L’Oréal-Unesco “For Women in Science” ha sostenuto oltre 4.100 ricercatrici di oltre 110 paesi, premiando l’eccellenza scientifica e ispirando le generazioni di giovani donne a perseguire la loro carriera.

Lanciata Spei satelles: nello spazio messaggio di speranza del Papa

Lanciata Spei satelles: nello spazio messaggio di speranza del PapaRoma, 13 giu. (askanews) – Sta viaggiando nello spazio il messaggio di speranza di Papa Francesco contenuto in un nanobook che riporta il testo del libro “Perché avete paura? Non avete ancora fede” che raccoglie le riflessioni e le immagini del Papa durante i giorni terribili della pandemia ed in particolare della Statio Orbis del 27 marzo 2020.

Lanciata con successo dalla base Usa di Vandenberg, California, la missione Spei satelles nata su impulso del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, è stata coordinata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) in collaborazione con il Politecnico di Torino, i cui ricercatori e studenti del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale hanno realizzato il CubeSat 3U. Il CubeSat con all’interno il Nanobook, realizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), sarà posizionato in orbita grazie al veicolo di trasferimento orbitale ION dell’italiana D-ORBIT che è stato lanciato con un razzo Falcon9. Il progetto ha poi coinvolto l’Instituto para el Diálogo Global y la Cultura del Encuentro – IDGCE, l’Istituto Universitario Salesiano di Venezia – IUSVE e l’Apostolato Digitale dell’Arcidiocesi di Torino. Il satellite e il Nanobook sono oggetti di piccole dimensioni, – si legge in una nota – ma grandi nella loro portata. Già nel nome e nel logo della Missione Spaziale evocano il desiderio di contribuire a generare speranza, ponendo un segno nel cielo affinché sulla terra vi sia più fraternità e condivisione, motori di ogni speranza possibile. Il satellite cuore della missione custodisce il nanobook, con le parole del Papa, una trasmittente e un chip di memoria che invitano, simbolicamente, le persone a sperare ed agire per condividere speranza.

Dopo mesi di frenetico lavoro ed intensa passione è finalmente in corsa verso l’orbita eliosincrona, a circa 525 km di altitudine dalla superficie terrestre, il CubeSat 3U costruito dagli studenti del Politecnico di Torino. Il parallelepipedo, di 34x10x10 centimetri, pesante meno di 3 kg, custodisce sistemi ad alta tecnologia benedetti dal Santo Padre Francesco nell’udienza del 29 marzo scorso. Oltre alle apparecchiature di volo e di telemetria, il piccolo messaggero porta con sé diversi “strumenti” di speranza e pace. A bordo un nanobook – realizzato dall’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche – , una microscopica lastra di silicio che riporta, in uno spazio infinitesimale, il testo del libro “Perché avete paura? Non avete ancora fede” che raccoglie le riflessioni e le immagini del Papa durante i giorni terribili della pandemia ed in particolare della Statio Orbis del 27 marzo 2020. Lanciato nello spazio, il Nanobook vuole essere un segno di speranza posto in cielo, invisibile agli occhi, ma non al cuore di chi da quei momenti vuole ripartire con slancio verso un futuro di fraternità e condivisione.

La voce del satellite sarà una trasmittente che in banda radio amatoriale, sulla frequenza di 437.5 MHz modulazione: GMSK a 9600 bit/s e protocollo: AX.25 trasmetterà messaggi desunti dal Magistero Pontificio sulla speranza. Al sorgere del sole nei diversi punti del globo sarà possibile essere raggiunti da una parola di conforto e di sprone sulle strade della speranza. La missione Spei Satelles coinvolge anche tutte le persone sulla terra che lo desiderano. Infatti, dal 27 marzo 2023, giorno dell’apertura del sito www.speisatelles.org in centinaia da tutto il mondo hanno aderito al progetto iscrivendosi al sito ed ottenendo la simbolica boarding pass con cui ciascuno è “salito a bordo” impegnandosi a fare una azione di misericordia sulla terra. Uomini e donne, giovani e bambini. Come María, dal Messico che si impegna a esporre messaggi di pace nel suo negozio; Andrea, 17 anni, dagli USA che si impegna a scrivere una lettera di ringraziamento ai suoi insegnanti per l’amore e la dedizione con cui vivono la loro missione o don Renato, dall’Italia, che si impegna ad aiutare i ragazzi ad esprimersi in rete con intelligenza, rispetto ed empatia.

Visto il successo e la possibilità che l’adesione possa rappresentare un efficace strumento educativo, benché il lancio sia avvenuto sarà ancora possibile iscriversi ed attraverso la stazione di controllo a terra i nomi verranno scritti a distanza sulla memoria in orbita.

Spazio, Juice: lo spettrometro Majis ha completato test in volo

Spazio, Juice: lo spettrometro Majis ha completato test in voloRoma, 12 giu. (askanews) – Testato con successo lo spettrometro a immagine MAJIS (Moons and Jupiter Imaging Spectrometer), operante nel visibile e vicino infrarosso a bordo della sonda dell’Agenzia spaziale europea Juice (Jupiter Icy Moon Explorer). MAJIS assume un particolare rilievo per la sua capacità di fornire misure importanti per l’intera gamma di indagini che riguardano il pianeta Giove e i suoi maggiori satelliti, obiettivo della missione. MAJIS come anche JANUS, RIME e 3GM tutti realizzati con il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sono stati precedentemente accesi e testati nello spazio con successo dimostrando – sottolineano Asi e Inaf – il perfetto funzionamento di tutti gli strumenti realizzati, interamente o in parte, dal nostro Paese.

“La scorsa settimana, – spiega Giuseppe Piccioni, Co-Principal Investigator dello strumento MAJIS per l’Inaf di Roma – lo specchio di scansione e l’otturatore sono stati attivati e azionati in modo impeccabile. Sono state poi eseguite osservazioni delle sue lampade di calibrazione interne, confermando le eccellenti prestazioni dello strumento in linea con la calibrazione a terra. MAJIS è quindi pronto per compiere la sua missione, ovvero studiare la composizione della superficie e l’esosfera delle lune ghiacciate e caratterizzare la composizione e la dinamica dell’atmosfera di Giove”. Tra gli obiettivi di MAJIS rivestono la massima importanza la determinazione e mappatura della composizione superficiale delle lune Ganimede, Callisto ed Europa, con particolare enfasi sui composti diversi dal ghiaccio d’acqua già noti da precedenti osservazioni o previsti dai modelli, come sali minerali idrati, volatili e composti organici, e la mappatura composizionale dell’atmosfera di Giove, inclusa la densità delle nubi e la morfologia delle aurore. In questo contesto, il progetto MAJIS si propone di valorizzare e sviluppare ulteriormente le competenze maturate durante il progetto Jovian InfraRed Auroral Mapper (JIRAM) attualmente operante attorno a Giove a bordo della missione Nasa Juno.

“Il completamento dei primi test in volo dello strumento MAJIS – dichiara Raffaele Mugnuolo, responsabile di Unità di Esplorazioni, Infrastrutture Orbitanti e di Superficie e Satelliti Scientifici di Asi – è un passo importantissimo e che instilla grande ottimismo per il prosieguo della missione Juice. Lo spettrometro MAJIS conferma la grande e consolidata capacità italiana in questo ambito, sia per la parte ingegneristica che per la parte scientifica. Il coordinamento esercitato dall’Asi si è rivelato efficace sia nei rapporti con il Cnes che verso Esa e ha consentito il completamento di uno strumento complicatissimo che ripagherà in termini di ritorno scientifico senza precedenti”. MAJIS è stato costruito da un consorzio franco-italiano guidato dall’Institut d’Astrophysique Spatiale (Ias) di Orsay, in Francia, e finanziato dal Centre National d’études Spatiales (Cnes) e dall’Agenzia spaziale italiana (Asi). L’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ha coordinato la proposta originale dello strumento, selezionata da Esa a febbraio 2013, e in qualità di Istituto Co-PI ha poi seguito lo sviluppo del sostanziale contributo hardware italiano che riguarda la testa ottica costituita da telescopio e spettrometro, realizzati presso Leonardo (Campi Bisenzio, Firenze), e la valutazione delle performance attese. Lo strumento è stato assemblato e calibrato inizialmente presso Leonardo, poi presso Ias-Orsay. Infine è stato alloggiato a bordo del satellite Juice a dicembre 2021. I laboratori belgi supportati da Belspo sono stati coinvolti nella caratterizzazione dei rivelatori MAJIS.

Esa, prossimamente patatine fritte su Marte. E non è fantascienza

Esa, prossimamente patatine fritte su Marte. E non è fantascienzaRoma, 9 giu. (askanews) – Il cibo influenza anche l’umore e mangiare patatine fritte su Marte potrebbe migliorare quello degli astronauti che si troveranno in futuro a sperimentare la vita sul Pianeta rosso. Le premesse perché questo avvenga ci sono, come dimostra uno studio sostenuto dall’Agenzia spaziale europea, condotto da un team di ricercatori dell’Università di Salonicco, in Grecia, e pubblicato su “Food Research International”.

Friggere le patate è un’azione solo apparentemente semplice, coinvolge invece fisica e chimica complesse, e nello spazio tutto diventa più complicato. Non era sicuro che la frittura avrebbe funzionato senza gravità. Senza galleggiamento verso l’alto, le bolle potrebbero attaccarsi alla superficie di una patata, proteggendo la patata in uno strato di vapore che i ricercatori pensavano potesse lasciarla poco cotta e indesiderabile. Per studiare come la microgravità influenza le tecniche di cottura come la frittura, è stato progettato un nuovo apparato sperimentato in due campagne di volo parabolico dell’Esa, in cui un aereo vola in archi ripetuti per ricreare brevi momenti di assenza di peso.

L’esperimento ha filmato il processo di frittura con una fotocamera ad alta velocità e ad alta risoluzione per catturare le dinamiche delle bolle come il tasso di crescita, le dimensioni e la distribuzione, nonché la velocità di fuga dalla patata, la velocità delle bolle e la direzione di viaggio nell’olio. L’esperimento ha misurato la temperatura dell’olio bollente e le temperature all’interno della patata. I ricercatori dell’Università di Salonicco hanno scoperto che poco dopo che la patata è stata aggiunta all’olio in condizioni di bassa gravità, le bolle di vapore si staccano facilmente dalla superficie della patata in modo simile alla Terra.

Certamente saranno necessarie ulteriori ricerche per mettere a punto alcuni parametri, ma le premesse sono incoraggianti. “Oltre alla nutrizione e al comfort, studiare il processo di frittura nello spazio potrebbe anche portare a progressi in vari campi, dall’ebollizione tradizionale alla produzione di idrogeno dall’energia solare in microgravità”, conclude John Lioumbas del team.