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Consorzio Doc delle Venezie torna con i suoi vini a Sobewff a Miami

Consorzio Doc delle Venezie torna con i suoi vini a Sobewff a MiamiMilano, 24 feb. (askanews) – A un anno di distanza, forte del successo ottenuto, il Consorzio tutela vini Doc delle Venezie è tornato a Miami (Usa) per raccontarsi nuovamente al pubblico del “Food Network & Cooking Channel South Beach Wine & Food Festival” presentato da Capital One (Sobewff).
Il Consorzio è dunque di nuovo parte dell’importante evento enogastronomico della Florida: da ieri e fino al 26 febbraio migliaia di “wine and food enthusiasts high spender” avranno a disposizione innumerevoli vetrine e iniziative promozionali che celebrano i migliori chef del Paese, importanti personalità della cucina internazionale e famose aziende del vino e dei distillati. In questo contesto si inseriscono le due cene esclusive sponsorizzate dal Consorzio. La prima questa sera al ristorante Ocean Social all’Eden Roc di Miami Beach, dove il Pinot grigio delle Venezie accompagnerà i ricercati piatti a cura dei tre celebrity chef Antonia Lofaso, Marc Murphy e Tristen Epps. La seconda, domani sera, con i vini Doc delle Venezie che saranno serviti in abbinamento ai piatti della chef coreana Esther Choi, (responsabile di cucina del Mokbar di Brooklyn) ospite dello chef Diego Oka, talento peruviano in sella al ristorante La Mar by Gaston Acurio del Mandarin Oriental Hotel di Miami.
Il tour 2023 del Consorzio negli Stati Uniti, mercato che annualmente assorbe oltre il 40% del totale imbottigliato della Doc, ha preso il via a inizio mese con gli ormai consueti “Simply italian great wines” in collaborazione International Event & Exhibition Management, che il 6 febbraio a Dallas e l’8 febbraio a Miami ha organizzato due masterclass dedicate alla Denominazione e seguite da circa 90 ospiti tra operatori, stampa ed opinion leader.

Vino, il 5 e 6 marzo 40 Cantine a Anteprima del Chiaretto di Bardolino

Vino, il 5 e 6 marzo 40 Cantine a Anteprima del Chiaretto di BardolinoMilano, 24 feb. (askanews) – Domenica 5 e lunedì 6 marzo la Dogana Veneta di Lazise (Verona) ospiterà la tredicesima edizione di “Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino”, l’evento dedicato al vino rosa veronese.
Durante la manifestazione, organizzata dal Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino, sarà possibile assaggiare la nuova annata del Chiaretto di Bardolino, il vino rosa da uve Corvina che nasce sulla sponda orientale del lago di Garda. In degustazione ci saranno 120 etichette di 40 produttori gardesani. L’ospite speciale della rassegna sarà la Scuola della formazione professionale Salesiani Bardolino, che presenterà il vino rosato prodotto dai propri allievi cantinieri nel vigneto sperimentale della rocca di Bardolino.
“Sarà l’occasione per assaggiare tre tipologie di Chiaretto di Bardolino: quelli del 2022, quelli di annate precedenti già in commercio e quelli non ancora usciti sul mercato che hanno riposato uno o due anni in cantina” ha affermato Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino, spiegando che “sono sempre di più i produttori che sperimentano lunghi affinamenti, in anfora o in botte, del Chiaretto di Bardolino: l’Anteprima sarà il momento perfetto per presentarli al pubblico”. “Le due importanti degustazioni tenutesi in Francia, dove accanto ai grandi rosé d’oltralpe è stato degustato anche un Chiaretto di Bardolino del 2016, dimostrano come la strada intrapresa con la Rosé Revolution del 2014 sia quella giusta – ha sottolineaato Cristoforetti – non solo abbiamo destagionalizzato il nostro vino rosa, ma ne abbiamo dimostrato anche la longevità e la capacità d’invecchiamento”.
“Nella produzione del Chiaretto di Bardolino la selezione corretta dei vigneti, la loro gestione agronomica e la scelta mirata dei tempi di raccolta non sono mai risultati così fondamentali come lo scorso anno, segnato da cambiamenti climatici estremi in termini di scarsità delle precipitazioni e di elevati livelli delle temperature” ha aggiunto il responsabile area tecnica del Consorzio, Andrea Vantini, ricordando che “la vendemmia è stata anticipata di circa otto giorni rispetto alla media degli ultimi anni”. “La gradazione zuccherina delle uve è stata superiore rispetto all’annata 2021, mentre l’acidità totale, pur inferiore nei confronti dell’anno precedente, è stata fortunatamente supportata dalle provvidenziali piogge di agosto” ha proseguito Vantini, concludendo che “ne è derivata, per il Chiaretto di Bardolino, un’annata equilibrata, dotata, insieme, di ottima struttura e di una equilibrata freschezza e sapidità”.
“Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino” sarà aperta al pubblico domenica 5 marzo, mentre il giorno successivo l’ingresso sarà riservato agli operatori del settore.

Bozza dossier per Val d’Alpone sito Unesco approda a ministero Ambiente

Bozza dossier per Val d’Alpone sito Unesco approda a ministero AmbienteMilano, 24 feb. (askanews) – Approda al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, la prima bozza del dossier redatto dalla Associazione temporanea di scopo “Val d’Alpone – faune, flore e rocce del Cenozoico” per l’inserimento tra i siti Patrimonio mondiale dell’Umanità Unesco, della Val d’Alpone, territorio a Est della provincia di Verona al confine con quella di Vicenza. Si tratta di un passaggio previsto nell’ambito del severo iter di riconoscimento, per verificare la coerenza e la correttezza dell’indirizzo dato alla documentazione dopo essere stati inseriti nella “Tentative list” italiana. Una volta conclusa anche la parte di verifica a livello ministeriale, il dossier verrà ufficialmente depositato a Parigi in attesa di valutazione da parte del Comitato dell’Unesco.
La Valle conserva rocce vulcaniche e sedimentarie marine che racchiudono giacimenti paleontologici del periodo Cenozoico o Terziario (periodo che va da circa 65 milioni di anni fa, col Paleocene, a circa 5 milioni di anni fa, col Pliocene), con particolare riguardo all’Eocene. Si tratta di un’area è unica anche per la grande biodiversità di fauna e flora e per l’eccezionale conservazione soprattutto dei pesci fossili, rinvenuti nelle due località più rappresentative di Bolca: la Pesciara e il Monte Postale. Tutto ciò fa del territorio della Val d’Alpone un sito di rilevanza mondiale per quanto concerne la paleontologia.
Il territorio interessato comprende anche la zona di produzione di vino del Soave e del Lessini Durello: su queste colline dove oggi cresce l’uva Garganega, circa 50 milioni di anni fa vi era un immenso mare tropicale, con pesci e specie vegetali caratteristiche. Le diverse formazioni rocciose, carbonatiche e vulcaniche, che contraddistinguono sia la zona di produzione del Soave, sia quella del Lessini Durello, si sono formate tra il periodo del Cretaceo, circa 145 milioni di anni fa, e quello dell’Eocene, circa 34 milioni di anni fa. Durante questo lungo intervallo di tempo, il territorio della Val d’Alpone è stato interessato dalla deposizione di sedimenti carbonatici di mare variamente profondo e dai prodotti di una attività vulcanica intensa ed estesa.

Vino, al via oggi il primo evento del “Forum Vinifera” di Trento

Vino, al via oggi il primo evento del “Forum Vinifera” di TrentoMilano, 24 feb. (askanews) – Con “Calici al tratto” all’Azienda Agricola Bellaveder di Faedo (Trento), si apre alle 18.30 di oggi il riccho programma di eventi che animano la città e la provincia di Trento nell’ambito di “Forum Vinifera”. Degustazioni, conferenze tematiche, visite guidate a vigneti e cantine artigianali in vista della quinta edizione di “Vinifera”, mostra mercato dedicata ai vini e ai cibi dei territori dell’arco alpino che si terrà sabato 25 e domenica 26 marzo 2023 a Trento Fiere.
Oggi venti illustratori immersi tra i vigneti trentini andranno alla scoperta delle identità dei vignaioli indipendenti, delle tradizioni e delle bellezze del territorio. Viticoltura, associazionismo e arte dell’illustrazione si intrecciano per una sera in una live performance che vedrà protagonisti gli artisti del collettivo Yoonik.
Lughissimo l’elenco dei successivi incontri che partiranno il 26 febbraio alle 16 con “Una Valle di Non – Mieli e non mieli, vini e non vini” a Mieli Thun di Vigo di Ton, e si concluderanno alle 19 del 24 marzo all’Azienda Agricola Martinelli di Mezzocorona, con “Le Alpi sotto i piedi: chiacchierata di viaggi, di vigne, di sogni” con l’antropologo Annibale Salsa.

Vino, export: nel 2022 fermi premium superano per la prima volta i popular

Vino, export: nel 2022 fermi premium superano per la prima volta i popularMilano, 24 feb. (askanews) – Il commercio mondiale dei vini fermi segna il passo, con cali in volume nell’ultimo anno attorno al 5%, ma aumenta la tendenza premium dei consumi, a partire dai rossi italiani. Negli ultimi 12 anni, il vino italiano ha visto quadruplicare nel periodo le vendite a volume dei vini fermi in fascia super-premium (oltre i 9 euro a bottiglia franco cantina), con una crescita media annua del 13%. Ancora più significativo il quadro se si guarda al valore: da nicchia con un’incidenza del 6% sul totale export del 2010, ad asset sempre più decisivo nel 2022, con una quota di mercato dei vini di eccellenza arrivata a valere il 18%, pari a 863 milioni di euro. A farne le spese, in particolare il segmento entry level, che sul pari periodo segna una contrazione dello share dal 19% al 6%. E’ quanto emerge dalle analisi dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) sui trend di mercato.
Per la prima volta nella storia, lo scorso anno le esportazioni dei prodotti fermi premium e super-premium (da 6 euro in su) hanno superato quelli in fascia entry-level e popular. Nel 2022, infatti, i primi occupano una quota di mercato al 52% (a 2,5 miliardi di euro), contro il 48% dei prodotti di minor valore. Una lunga corsa verso la premiumizzazione iniziata in sordina per poi registrare medie incrementali in doppia cifra anno dopo anno, con l’impennata nel post Covid. Diverso, secondo l’Osservatorio, il discorso sugli spumanti, dove il dominio del Prosecco in fascia popular (un caso di scuola su scala globale che ha ritracciato l’approccio al consumo extra-pasto anche tra i giovani) ha lasciato poco spazio ai segmenti premium.
“Stiamo assistendo ad un’evoluzione positiva del posizionamento del nostro prodotto, in linea con quanto sta avvenendo con altri settori del made in Italy” ha dichiarato il presidente di Uiv, Lamberto Frescobaldi, ricordando che “l’Italia del lusso vince nel mondo, per esempio con il sistema italiano della moda, la Ferrari, il design, l’agroalimentare e non da ultimo, il mondo del vino che ha affinato il proprio fascino internazionale anche oltre i territori tradizionalmente conosciuti: perché oggi è l’Italianità, più della tradizione, a vincere sui mercati”.

Ucraina, un anno di guerra: il punto del Gen. Leonardo Tricarico

Ucraina, un anno di guerra: il punto del Gen. Leonardo TricaricoRoma, 23 feb. (askanews) – “Putin è in una condizione in cui non può conquistare neanche poche decine di metri, ecco, siamo in una sorta di stallo prolungato”.
Supercaccia da combattimento di 5^ generazione Sukhoi Su-57, droni, navi, moderni carri armati T-14, missili a lungo raggio. Quello messo in campo dalla Russia nella guerra contro l’Ucraina è un arsenale di prim’ordine, abbastanza per annientare una piccola nazione come l’Ucraina in pochi giorni. Eppure, a un anno esatto dall’invasione e dopo migliaia di morti – dall’una e dall’altra parte – la guerra è tutt’altro che vicina alla fine.
Per capire cosa stia realmente accadendo, askanews ha fatto il punto con il Generale Leonardo Tricarico, già Capo di stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e presidente della fondazione ICSA (Intelligence, Culture and Strategic Analysis).
“Una delle conclusioni, a consuntivo di un anno di guerra è quella che la capacità militare di Putin era stata largamente sovrastimata, anche dagli esperti – ha spiegato – e non solo quella di Putin ma anche quella dello strumento militare uscito dall’Unione Sovietica. Quindi, in questo contesto, si colloca la sua capacità odierna. Basti pensare che spendono per la Difesa poco più di quello che spende l’Italia; non possono essere arsenali né molto vasti né, soprattutto, molto avanzati cronologicamente. Quindi erano gonfiate sia le dichiarazioni di Putin sia la stima che ne avevamo fatto. Gli arsenali sono molto logori, sono logori soprattutto dimensionalmente. Però c’è una differenza, la Russia consuma molto di più di quanto non possa generare o reperire sul mercato ed evidentemente questo porta a uno spegnimento graduale di tutte le sue capacità di colpire. Mentre l’Ucraina, pur essendo nelle stesse condizioni, gode del supporto di una comunità internazionale molto ben attrezzata che la può sostenere fino alla fine abbiamo sentito dire”.
L’approvviggianamento di armi è un tema di forte attualità, soprattutto per la componente aerea che Putin non sembra aver saputo sfruttare al meglio, mentre Zelensky – dal canto suo – continua a chiedere nuovi caccia all’occidente, gli F-16 certo ma qualcuno ha ventilato anche l’ipotesi degli AMX italiani.
“I russi – ha continuato Tricarico – sì possiedono armamento di precisione ossia il kit per poter usare l’armamento in maniera precisa però, evidentemente, non ne hanno in quantità sufficiente perché abbiamo visto la componente aerea impiegata come noi facevamo… cinquant’anni fa forse. Proporre o dare addirittura gli AMX a Zelensky significherebbe buttare sabbia negli ingranaggi della sua macchina bellica. Perché ce li hanno solo gli italiani e, forse, dei brasiliani ne è rimasto qualcuno. Sono in quantità piuttosto limitata e quindi Zelensky dovrebbe fare questo sforzo di preparazione, di addestramento e di logistica comunque molto grande per avere un risultato molto piccolo in termini dimensionali e anche qualitativi”.
Resta un ultimo interrogativo: come e quando finirà questa guerra?
“Probabilmente, per sfinimento, ci sarà un cessate il fuoco costretto dai fatti e uno scorrere carsico di questa guerra che poi potrà riemergere in un altro momento, com’è successo praticamente dal 2014 ad oggi con Minsk – ha concluso il Generale – è necessario che si prenda atto di questo e che s’individui un punto mediano al quale far finire la guerra. In questo la Comunità internazionale non ha fatto molto anzi non h fatto niente. In questo senso si dovrà attivare una concertazione vera per capire se riusciamo, tutti insieme, a immaginare uno status finale dell’Ucraina e dei suoi territori”.

Credito, associazioni agricole italiane: cambiare accordi di Basilea

Credito, associazioni agricole italiane: cambiare accordi di BasileaMilano, 23 feb. (askanews) – Le regole per l’accesso al credito bancario previste dagli accordi di Basilea penalizzano gli agricoltori e devono essere modificate alla luce della specificità dell’attività agricola. E’ questo in sostanza l’appello emerso durante la prima edizione del Forum sul credito in Agricoltura “Gli accordi di Basilea: l’urgenza di cambiare”, organizzato a Roma dal Consorzio Vino Chianti in collaborazione con Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentare, Cia, Coldiretti e Confagricoltura. L’evento, che si è svolto oggi nella Sala del Cenacolo della Camera ed è stato moderato dal giornalista Gianluca Semprini, è servito a fare il punto sull’applicazione degli accordi di Basilea con numerosi esponenti del mondo politico e del settore agricolo.
Secondo gli accordi di Basilea, le aziende agricole possono accedere al credito bancario secondo le stesse regole che valgono per tutti gli altri settori. Questo però le penalizza notevolmente perché il sistema agricolo deve sottostare ai ritmi della natura, quindi i cicli produttivi e di vendita sono molto più lenti di qualsiasi altra attività. Oltre che per l’agricoltore, questa situazione, è stato spiegato durante il Forum, è lesiva anche del sistema creditizio.
“Se una banca mi presta 10mila euro per fare un vigneto chiedendo il rimborso dopo tre anni, io agricoltore sono in difficoltà perché la mia prima bottiglia di vino prodotta da quel vigneto la venderò tra almeno cinque anni” hanno spiegato gli organizzatori, sottolineando che “questa situazione penalizza non solo l’agricoltore che non sa come rimborsare il credito, ma anche il sistema bancario che non avrà indietro i soldi nei tempi richiesti”. “I nostri cicli produttivi sono molto lunghi e quindi le regole, che dobbiamo e vogliamo rispettare, devono essere adeguate a questo contesto” – hanno aggiunto, concludendo “o cambiamo le regole per gli agricoltori o teniamo il settore al di fuori degli accordi di Basilea, ma una soluzione al problema è necessaria e non rinviabile”.

“The good mothers” coi paesaggi della Calabria vince l’Orso d’Oro

“The good mothers” coi paesaggi della Calabria vince l’Orso d’OroRoma, 23 feb. (askanews) – La serie Disney+, prodotta da House Productions e Wildside, società del gruppo Fremantle, finanziata dalla Calabria Film Commission con il Bando per il sostegno alle produzioni audiovisive 2021, è stata premiata con il “Berlinale Series Award”, istituito quest’anno. “The Good Mothers” girata per 6 settimane in Calabria anche con attori e professionisti calabresi ha utilizzato come location le bellezze paesaggistiche di Reggio Calabria, Palmi e Fiumara. Proprio sulle location si è soffermata la giuria del premio nelle motivazioni, affermando che “la bella fotografia, la scenografia e le location hanno contribuito alla sensazione ultra realistica della serie basata su fatti veri e personaggi della vita reale – le donne coraggiose che hanno resistito a decenni di oppressione e misoginia e che hanno contribuito a far crollare la mafia calabrese”. I creatori della serie sono stati meticolosi nel ricreare un mondo autentico e dettagliato, presentato da un cast stellare, “con performance che hanno fatto battere i nostri cuori”. Basata sull’omonimo bestseller del giornalista Alex Perry, adattato per lo schermo da Stephen Butchard, “The Good Mothers” è diretta da Julian Jarrold ed Elisa Amoruso e vede nel cast oltre a Micaela Ramazzotti, anche Gaia Girace, Barbara Chichiarelli, Valentina Bellè, Simona Distefano, Francesco Colella, Andrea Dodero.

Dermatite Atopica, torna campagna SIDeMaST “Dalla parte della tua pelle

Dermatite Atopica, torna campagna SIDeMaST “Dalla parte della tua pelleRoma, 23 feb. (askanews) – Porte aperte nelle Dermatologie di 26 centri universitari-ospedalieri per la terza edizione di “Dalla parte della tua pelle”, la campagna nazionale di sensibilizzazione sulla Dermatite Atopica, promossa da SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia e delle Malattie Sessualmente Trasmesse con il sostegno dell’associazione dei Pazienti ANDeA (Associazione Nazionale Dermatite Atopica) e realizzata grazie al contributo non condizionante di SANOFI. Da Nord a Sud Italia nei giorni 11, 18 e 25 marzo sarà possibile effettuare consulti dermatologici gratuiti. Lo scopo della Campagna sarà duplice: favorire nei pazienti una percezione più estesa della patologia facilitando la diagnosi di dermatite atopica e indirizzare i pazienti verso i Centri di riferimento sul territorio nazionale per intraprendere il percorso di cura più adatto alle diverse esigenze.
“La Dermatite Atopica – spiega il prof. Giuseppe Monfrecola, Presidente SIDeMaST – è una malattia infiammatoria cronica che si presenta con manifestazioni cutanee diverse, tra cui arrossamenti estesi ad arti, tronco e volto accompagnati da forte prurito e bruciore e a marcata secchezza cutanea. Le sedi dove la malattia è maggiormente visibile sono il volto e il collo, le pieghe e le mani. Per questo motivo e per il costante prurito a volte associato a dolore, la Dermatite Atopica incide molto negativamente sulla qualità della vita dei pazienti con ripercussioni nei rapporti sociali e nelle loro attività scolastiche e lavorative in quanto il grave prurito provoca perdita di sonno, con conseguenti ricadute nello studio e nel lavoro. Si stima che in Italia ne soffra circa il 10% degli adulti e il 20% dei bambini. Spesso esordisce già nei primi mesi di vita proseguendo poi nell’infanzia e nell’adolescenza, potendo perdurare in età adulta. Non è escluso l’esordio della Dermatite Atopica in età adolescenziale-adulta e anche in quella geriatrica. In questi casi spesso la malattia non viene riconosciuta. I Dermatologi di SIDeMaST, con questa iniziativa, si prefiggono il compito di migliorare il percorso diagnostico di Dermatite Atopica negli adulti, informandoli sulle possibili terapie al fine di restituire loro la serenità e la consapevolezza che la malattia può essere tenuta sotto controllo grazie ai diversi trattamenti attualmente disponibili”. Si ricorda ancora una volta che la prenotazione è obbligatoria al Numero Verde dedicato 800086875, attivo 7 giorni su 7 dalle 10.00 alle 18.00. Per ulteriori informazioni: https://www.sidemast.org/dalla-parte-della-tua-pelle-2023/

Assovetro: con investimenti green ritorno economico e sociale

Assovetro: con investimenti green ritorno economico e socialeRoma, 23 feb. (askanews) – Investire nella filiera del vetro Made in Italy conviene per l’economia e l’ambiente: con un investimento di 10,7 miliardi si potrebbe generare infatti un ritorno sociale, economico e ambientale pari a oltre 27 miliardi. Le opportunità di investire nell’industria del vetro italiana e nella sua decarbonizzazione e gli elementi di indirizzo per accompagnarne la transizione ecologica, sono stati questi i temi al centro del Convegno “Il Futuro attraverso il vetro” organizzato da ASSOVETRO, in collaborazione con il CNEL che si è svolto questa mattina a Roma. In Italia l’industria del vetro è presente, caso unico in Europa, con tutte le produzioni e serve numerose filiere strategiche del Made in Italy: vetro piano per auto, per edilizia e per arredi e mobili, vetro cavo per imballaggi alimentari, per cosmetici, per la farmaceutica, fibre di vetro per rinforzo e isolamento, vetri tecnici. Il settore conta circa 60 stabilimenti e 32 Aziende di produzione di grandi dimensioni, oltre a circa 300 aziende della trasformazione e 30.000 addetti diretti. Lo studio condotto da Open Impact – che è stato presentato ad apertura del Convegno – ha applicato l’innovativa metodologia SROI (Social Return on Investment) alla filiera del vetro con un risultato ampiamente positivo: ogni euro investito in Italia genererebbe 2,5 euro di valore positivo in termini ambientali, sociali ed economici. Il valore degli investimenti in decarbonizzazione sarebbe massiccio: circa otto miliardi di euro nella produzione e consumo di vettori energetici verdi. Ancora più rilevante l’impatto sociale che da solo equivarrebbe a 12,2 miliardi per un settore che già oggi impiega, con posizioni stabili e di alta specializzazione, circa 30.000 dipendenti. “Il vetro è centrale per sostenere la transizione – ha dichiarato il Presidente di Assovetro, Marco Ravasi dialogando con il giornalista del TG1, Mario De Pizzo – e può farlo con ritorni sociali, ambientali ed economici più che positivi dimostrando che la transizione dell’economia in senso verde e circolare può essere un volano di sviluppo, soprattutto se affrontata senza pregiudizi, ma piuttosto scegliendo le opzioni più efficaci per conseguire gli obiettivi che ci si prefigge”. “Il caso della filiera del vetro può rappresentare un modello per la transizione verde e dimostra come investire in sostenibilità sia premiante sia in termini di occupazione, favorendo i cosiddetti green job, sia più in generale da un punto di vista economico e sociale”, aggiunge il presidente del CNEL, Tiziano Treu. Lo studio, ipotizzando un investimento per l’intera filiera del vetro di 10,7 miliardi, sottolinea che esso potrebbe generare un valore positivo pari a 27,2 miliardi. In particolare, il ritorno da un punto di vista sociale è di 12,2 mld e 8,7 miliardi l’investimento in termini ambientali. La decarbonizzazione della produzione di vetro, sottolinea lo Studio, ha ricadute molto positive in termini di impatto del settore e abilita la trasformazione di tutta l’economia (filiere costruzioni e agroalimentare) in senso verde e circolare, permettendo al sistema produttivo italiano di raggiungere una maggiore resilienza. “Risulta, dunque, necessario – si legge – favorire il processo di decarbonizzazione della filiera del vetro attraverso manovre e incentivi che supportino le aziende produttrici e che agevolino i consumatori verso scelte più responsabili”.
In una prospettiva temporale al 2050 che prevede un aumento della produzione di vetro che passerebbe dalle attuali 6,5 milioni di tonnellate a 9,4, con un aumento conseguente di occupazione e capacità produttiva, Open Impact entra nello specifico degli interventi necessari. Nei circa 8 miliardi previsti per la decarbonizzazione sono stati considerati tutti gli investimenti per l’efficientamento energetico, l’elettrificazione, il Carbon Capture and Storage, l’idrogeno, il biometano e il riciclo. Per l’efficientamento energetico degli edifici per la sostituzione di infissi, il totale dell’ investimento pari a poco più di un miliardo dovrà finanziare l’ampliamento degli impianti al 2040. Anche per l’aumento della domanda di vetro cavo, un investimento di poco più di 1,1 mld servirà per la costruzione di nuovi impianti. Lo stesso vale per il riutilizzo degli imballaggi dove un investimento di poco più di 600 milioni dovrà servire per nuovi forni e in tutto si genereranno 5.100 nuovi occupati.