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”Frammenti di Frastuono”, il libro-debutto di Alessandra Esposito

”Frammenti di Frastuono”, il libro-debutto di Alessandra EspositoRoma, 6 nov. (askanews) – Alessandra Esposito debutta come scrittrice e presenta il suo “Frammenti di Frastuono” all’Accademia del Lusso di via Montenapoleone 5 a Milano. Durante l’evento di lancio del 19 novembre alle 18, l’autrice dialogherà con il pubblico e racconterà il processo creativo che l’ha portata alla realizzazione di questo lavoro. Sarà un’occasione per scoprire più a fondo il significato dietro i frammenti di vita che l’autrice ha saputo trasformare in una narrazione profonda e trasformativa. Edito da SBS Edizioni, “Frammenti di frastuono” è un’interessante opera che intreccia autobiografia e riflessione esistenziale.


Il libro è una raccolta di 12 frammenti, oltre ad uno introduttivo, che raccontano momenti di vita vissuta. Attraverso l’insieme di pensieri e memorie che Alessandra Esposito ha appuntato nel tempo sul suo taccuino, traccia e guida il lettore in un viaggio introspettivo. Il Silenzio e il Rumore si alternano in un delicato gioco di contrasti; ma anche lo Specchio, l’Amore, l’Essere Madre, il confronto con la perdita e la Morte, fino alla riscoperta di sé stessi. Ogni sezione, identificata da un titolo semplice, è l’occasione per Alessandra di esprimere emozioni, ricordi, aspirazioni e fantasie. Alessandra Esposito trasforma i suoi ricordi in narrazioni esplorando il modo in cui le esperienze, anche quelle più dolorose, possano diventare fonte di rinascita e forza interiore. Ogni frammento è dunque un invito a un dialogo aperto fatto di domande dirette dell’autrice al lettore.

Arte, al MAXXI cerimonia di premiazione di IMMAGINA

Arte, al MAXXI cerimonia di premiazione di IMMAGINARoma, 5 nov. (askanews) – Sarà presentata per la prima volta al pubblico e alla stampa giovedì 14 novembre alle ore 18 al MAXXI di Roma la scultura “Vortice di Eccellenza” dell’artista Federica Zianni (classe 1993, specializzata in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera), vincitrice della prima edizione di “IMMAGINA”, bando di concorso gratuito under 35 promosso dal Gruppo MAG, storico broker assicurativo presieduto dal Cavaliere del Lavoro Pierluca Impronta, con una profonda specializzazione raggiunta nel mondo dell’Arte come partner strategico per artisti, collezionisti, gallerie e istituzioni culturali.


Proclamato vincitore nel mese di luglio e realizzato dopo quattro mesi di lavoro, il progetto dell’opera – una scultura in jesmonite e ferro – è stato valutato la migliore rappresentazione dei cinque valori identitari di MAG: Italianità, Stile, Coraggio, Cultura e Visione Internazionale, a partire dall’iconico quadrato, linea grafica identificativa del Gruppo. Una prima edizione che ha avuto un successo significativo, con oltre cinquanta proposte ricevute e la volontà di incoraggiare nuove interpretazioni: “Quest’iniziativa intende mostrare l’attenzione e la sensibilità dell’azienda verso i linguaggi visivi e i mondi dell’arte e riflette un impegno concreto nel promuovere la cultura e sostenere la creatività emergente. Una strada che vogliamo continuare a percorrere verso nuove espressioni dei nostri valori, nuovi universi possibili”, dichiara il Presidente Impronta.


Creatività ed estetica, connubio di materiali e forme e la cura dei dettagli trasmettono un messaggio di eccellenza universale: “La forma quadrata predominante simboleggia la solidità e la struttura dell’azienda mentre il vortice al centro rappresenta la complessità delle sue attività e la sua estensione globale” afferma Federica Zianni che, in questa occasione, verrà premiata con una somma in denaro e una borsa di studio per l’iscrizione a un master. Durante la cerimonia altri nove giovani artisti riceveranno una targa per i loro elaborati ritenuti meritevoli. I progetti presentati, di carattere pittorico, scultoreo e fotografico-digitale sono stati esaminati da un comitato scientifico presieduto dal Presidente del Gruppo Pierluca Impronta e composto da Cecilia Casorati (Critico d’Arte e Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma); Milo Goj (Storico dell’arte e Professore di Semiotica visiva presso l’Accademia di Belle Arti di Milano); Daniela Piscitelli (Architetto, Grafico e Professore di Disegno Industriale presso l’Università Luigi Vanvitelli di Caserta); Sergio Risaliti (Direttore del Museo Novecento di Firenze); Antonio Valentino (Presidente dell’Associazione Giovani Collezionisti) e Alessandro Vitiello (Giornalista e Gallerista), privilegiando criteri legati alla qualità tecnica ed esecutiva, all’originalità e alla forza comunicativa delle idee. Per l’occasione è stato realizzato un catalogo ricco di immagini e sintesi delle fasi di realizzazione dell’opera vincitrice che, a seguito della premiazione al MAXXI, sarà collocata permanentemente nella sede centrale del Gruppo MAG a Roma, come simbolo identificativo dell’azienda.

Kamel Daoud vince il premio Goncourt con “Houris”

Kamel Daoud vince il premio Goncourt con “Houris”Roma, 4 nov. (askanews) – Oggi giurati del Goncourt riuniti come di consueto al ristorante Drouant di Parigi hanno annunciato il nome del vincitore del Premio Goncourt, il più prestigioso riconoscimento letterario francese. A conquistarlo, Kamel Daoud, con “Houris” che si è imposto al primo turno con sei voti.


Kamel Daoud o Gaël Faye? Solo pochi giorni fa, sulla base di voci insistenti, sembrava scontato che tra i due autori si sarebbe giocata la finale del Goncourt, tra successi di critica e di pubblico. Nessuno faceva i nomi di Sandrine Collette e Hélène Gaudy, anche se erano ancora in lizza. L’uno o l’altro era destinato a vincere il premio. Restava una domanda: quale dei due? Scegliendo di incoronare Kamel Daoud, la giuria ha compiuto innanzitutto un atto di coraggio politico. Ricordiamo i fatti: l’Algeria ha deciso di bandire la Fiera Internazionale del Libro di Algeri dalle Edizioni Gallimard a causa del romanzo dell’autore. In Houris, Aube, sopravvissuta al decennio nero (1991-2002) in Algeria, incinta e mutilata, racconta alla bambina che aspetta, la tragica storia di questi anni sanguinosi. Ardente difensore della libertà di espressione, Atiq Rahimi ha poi scritto una lettera aperta, fornendo il massimo sostegno all’autore. Tuttavia, assegnandogli il Goncourt, la giuria ha affermato allo stesso modo, e senza fallo, la totale libertà dello scrittore. Uno scrittore abituato a disturbare.


Editorialista e giornalista, Kamel Daoud è nato nel 1970 a Mostaganem, Algeria. Un personaggio “balzachiano”, come dice lui, ha 20 anni negli anni ’90, un paesano che termina gli studi e arriva in città. Decise molto presto di lanciarsi nel giornalismo, aderendo al Quotidien d’Oran e indagando sui massacri commessi nel suo paese. Nonostante l’insonnia, l’indicibile che si imprime nella retina, Daoud scrive, modifica, testimonia. “Il giornalismo è essenziale ma non sarà mai sufficiente per raccontare una guerra. Dico spesso che un’offesa si misura attraverso il giornalismo e che si racconta attraverso la letteratura», confidò a Madame Figaro. All’alba degli anni 2000 comincia a pubblicare e a farsi notare come autore. Segnaliamo: Minotaure 504 (2011), selezionato per il premio per il racconto breve Goncourt e in particolare il suo romanzo Meursault, contre-investigation (Gallimard, 2014, “Il caso mersault”, La Nave di Teseo). Questa pubblicazione gli fece prendere di mira una fatwa quando era finalista al Goncourt: mancò di poco il premio e alla fine vinse il Goncourt per il primo romanzo. Con Houris, (che significa “donna molto bella promessa dal Corano ai fedeli musulmani che accederanno al paradiso”), Daoud sapeva che sarebbe stato imbarazzante denunciando l’amnesia degli atti barbarici commessi dagli islamisti. Le sue parole sono incisive e implacabili. Ha scelto inoltre di evidenziare nel suo libro l’articolo 46 della legge stabilita dalle autorità algerine denominata “Carta per la pace e la riconciliazione nazionale del 2005”, che punisce “con la reclusione da tre a cinque anni e una multa da 250.000 dinari algerini a 500.000 dinari algerini chiunque, attraverso sue dichiarazioni, scritti o qualsiasi altro atto, utilizza o strumentalizza le ferite della tragedia nazionale, per minare le istituzioni della Repubblica democratica e popolare algerina, indebolire lo Stato, nuocere all’onore dei suoi agenti che lo hanno servito degnamente , o offuscare l’immagine dell’Algeria a livello internazionale (…) » Ma se Houris è un grido di denuncia, l’autore si è difeso a L’Obs, “scrivendo di una guerra” ho cercato di immaginare “come uscirne . Ecco perché ho chiamato il mio personaggio Dawn; è l’ora difficile, tra due mondi, dove il sole e la notte convivono, ma dove le cose ricominciano”.


La scelta quindi non è stata facile di fronte a Gaël Faye, eminentemente simpatico e popolare (ha già venduto più di 173.000 copie di Jacaranda). Inoltre, bisognava decidere tra due libri relativi ai massacri (Houris, come abbiamo detto, evoca la guerra civile degli anni Novanta in Algeria, Jacaranda, il genocidio ruandese) o almeno ai suoi sopravvissuti.

”Nella terra dei Ciliegi”, un libro per scoprire il Giappone

”Nella terra dei Ciliegi”, un libro per scoprire il GiapponeRoma, 4 nov. (askanews) – dopo il successo di “A Tokyo con Murakami”, Giorgia Sallusti torna in Libreria con “Nella terra dei ciliegi Undici modi per scoprire il Giappone” (Laterza).


Dai manga al sushi, dagli anime all’estetica del kawaii, dai kimono ai rituali del tè, il Giappone è ormai entrato prepotentemente nel nostro immaginario e nella nostra vita quotidiana. Una guida d’eccezione ci accompagna in un viaggio tra gli aspetti più popolari e quelli più misteriosi del Paese del Sol Levante. Il Giappone è diventato sempre più vicino e familiare, come testimonia la diffusione di tantissime parole e pratiche che nella terra dei ciliegi trovano origine, da sumoa geisha, da hikikomori a kimono. Tuttavia, mantiene il fascino intatto dell’altrove. E forse proprio per questa commistione di prossimità e lontananza il Giappone seduce e incanta. Giorgia Sallusti ci invita a esplorare la storia del Giappone, le sue leggende, gli oggetti della vita quotidiana, i personaggi e gli artisti che ne hanno costruito l’identità e molto altro attraverso undici vie d’accesso, undici parole che aprono finestre su un mondo in buona parte ancora da scoprire. Come arriva sulle tavole dei giapponesi il sushi? Com’è fatta la giornata di un lottatore di sumo? E ancora, da dove arrivano i manga? Che lavoro fa una geisha? Che rapporto ha il mostro Godzilla con la storia del nucleare in Giappone? E la gattina di Hello Kitty che cosa ci dice sul kawaii e su tutto ciò che è «troppo grazioso»? A queste e ad altre domande il libro risponde, regalandoci anche il piacere di bere una tazza di tè scoprendone i segreti legati all’estetica del buddhismo zen.


Giorgia Sallusti (Roma, 1981) è libraia, yamatologa, traduttrice. Ha esordito con A Tokyo con Murakami(Giulio Perrone Editore) nel 2024. È autrice e voce del podcast Yamato. Un viaggio nel Giappone che non vi hanno mai raccontato prodotto da Emons record e ha curato il libro Genere e Giappone. Femminismi e queerness negli anime e nei manga (Asterisco 2023). Scrive per “il manifesto”, “Lucy” e “Altri Animali”, rivista di cui è anche editor, occupandosi di Giappone, oriente e femminismi.

Israele notifica all’Onu l’interruzione della cooperazione con l’Unrwa

Israele notifica all’Onu l’interruzione della cooperazione con l’UnrwaRoma, 4 nov. (askanews) – Israele ha notificato alle Nazioni Unite di avere interrotto la sua cooperazione con l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa). Il ministero degli Affari Esteri di Israele ha infatti annunciato in una nota la cancellazione dell’accordo che regola le operazioni dell’agenzia in Israele, ha affermato una dichiarazione del Ministero.


La scorsa settimana, il Parlamento di Israele ha approvato due progetti di legge che vietano all’Unrwa di operare in Israele. I progetti di legge sono stati presentati nonostante non ci fosse un organismo alternativo che si occupasse delle operazioni dell’agenzia a Gaza o a Gerusalemme Est, e nonostante le crescenti critiche internazionali contro la legislazione. La decisione è stata confermata anche dall’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon. “A seguito della legislazione sull’Unrwa, abbiamo ufficialmente informato il Presidente dell’Assemblea generale della cessazione della cooperazione con l’organizzazione. Nonostante le prove schiaccianti che abbiamo presentato all’Onu evidenziando come Hamas si sia infiltrato nell’Unrwa, l’Onu non ha fatto nulla per affrontare questa realtà”, ha affermato il diplomatico in una dichiarazione. “Israele continuerà a collaborare con le organizzazioni umanitarie ma non con quelle che promuovono il terrorismo contro lo Stato di Israele”, ha aggiunto Danon.

Fondazione Sandretto, Mark Manders attraversa ancora il tempo

Fondazione Sandretto, Mark Manders attraversa ancora il tempoTorino, 4 nov. (askanews) – Occupano gli spazi con un’intensità che deriva soprattutto dal contrasto tra la grande dimensione e la sensazione di transitorietà, tra il peso del tempo e l’incertezza di ogni idea di presente. Le sculture di Mark Manders nella Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, che ospita il progetto, “Silent Studio”, sono manifestazione della potenzialità narrativa e ragionano su un’idea più vasta e universale di autoritratto. Si tratta, spiegano dalla Fondazione, di opere che si pongono come “parole visive” che sono parte di mostre che a loro volta vorrebbero corrispondere alle “stanze” di un edificio immaginato, nel quale si rispecchia in molti modi l’identità dell’artista.


Nel ricostruire in qualche modo il suo studio negli spazi del museo torinese, Manders ci porta in una dimensione incerta, che poggia fin da subito sull’apparente fragilità dei suoi lavori, in realtà realizzati in bronzo che simula soltanto la provvisorietà dell’argilla. La sua scultura ambisce a essere slegata da ogni cronologia, e in tal modo aprirsi alle possibilità dell’interpretazione. E una potrebbe avere a che fare con il senso di circolarità del tempo, che pure nel suo ripetersi non è mai lo stesso e l’unica certezza che resta allo spettatore, più genericamente inteso come essere umano, è una vertigine che non passa. Ma, se si è fortunati, assume, almeno con certe particolari condizioni di luce, la forma di uno stupore e di una meraviglia. In Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sono poi aperte altre due esposizioni. La prima è una personale di Bekhbaatar Enkhtur, artista vincitore del Premio illy Present Future 2023, che accoglie una serie di opere dedicate a simboli comuni della superstizione e della fortuna. La seconda è invece dedicata a Stefanie Heinze e riunisce una selezione di opere recenti che riflettono sulle principali tematiche dell’artista: l’esplorazione della tenerezza e della vulnerabilità, le relazioni, l’integrazione tra spiritualità antiche e urbane, la rappresentazione e l’elaborazione di materiali grezzi.

Museo Caruso Palazzo Reale (Na) entra in selezione ADI Design Index

Museo Caruso Palazzo Reale (Na) entra in selezione ADI Design IndexMilano, 3 nov. (askanews) – Il progetto del “Museo Caruso” al Palazzo Reale di Napoli è stato selezionato per l’ADI Design Index 2024. Un riconoscimento frutto di un grande lavoro di squadra: dalla ideazione di Laura Valente, curatrice dell’unico museo pubblico dedicato al grande tenore Enrico Caruso, alla progettazione di NEO Narrative Environments Operas.


Essere inclusi nell’ADI Design Index rappresenta un traguardo di grande rilevanza: l’Index è la selezione annuale dei migliori progetti di design italiani, curata dall’Associazione per il Disegno Industriale (ADI) e farne parte testimonia non solo la qualità e l’innovazione del progetti selezionati, ma rappresenta la candidatura ufficiale al Compasso d’Oro, il più prestigioso premio di design in Italia, che sarà assegnato nella prossima edizione. “La scelta di un progetto così all’avanguardia, tanto da essere selezionato, ideato da una visione innovativa di Laura Valente e realizzato grazie a NEO, ci rende orgogliosi – ha dichiarato Mario Epifani, direttore di Palazzo Reale – È la dimostrazione che le mostre possono avere diverse chiavi di lettura e possono essere fruibili anche con modalità innovative che le rendono più coinvolgenti e accattivanti. Il successo è testimoniato non solo da questo risultato, ma anche dalla grande partecipazione di visitatori registrata dall’apertura”.


“Osare una visione differente di museo dedicato ad una voce, nel nostro caso ‘la voce’ per eccellenza, è stato possibile grazie alla condivisione e alla collaborazione di un team dalle varie anime e al sostegno delle istituzioni che hanno creduto fortemente in un’idea di allestimento performativo. Con archivi in movimento su dischi giganti, piattaforme digitali e installazioni digitali e cinematografiche che raccontano le varie anime del cantante napoletano. Lo straordinario ‘segno’ di Neo, ha interpretato e realizzato questa idea di narrazione, che è arrivata chiaramente non solo agli appassionati ma anche alle nuove generazioni, che hanno affollato il museo dalla sua apertura ad oggi”, dichiara la curatrice Laura Valente. La monumentale Sala Dorica del Palazzo Reale ha accolto il Museo Caruso inaugurato nel 2023 non solo con un’esposizione di cimeli carusiani, ma anche con animazioni in 3D e piattaforme multimediali, postazioni e installazioni musicali e cinematografiche, che creano una vera e propria stanza delle meraviglie, un caleidoscopio di effetti rivolto a un pubblico eterogeneo che ha coinvolto, non solo i visitatori da tutto il mondo, ma anche gli appassionati e gli addetti ai lavori.

Artissima 2024, spazio ai giovani galleristi e ai loro artisti

Artissima 2024, spazio ai giovani galleristi e ai loro artistiTorino, 2 nov. (askanews) – Il titolo parla dell’era dei sogni a occhi aperti e Artissima 2024, la fiera d’arte contemporanea di Torino, ha effettivamente messo in scena un sistema di artisti e galleristi che, insieme, provano a dare una forma alle tendenze e alle storie che gravitano intorno al contemporaneo. Luigi Fassi, direttore, di Artissima, ci ha raccontato le sue sensazioni dall’interno: “Quest’anno la fiera presenta molta scultura – ha detto ad askanews – c’è una diversità di media che penso sia da rimarcare, e c’è il tentativo, che direi riuscito, di dare un’ampia gamma di offerta all collezionismo. Artissima è una fiera che segmenta diverse tipologie di collezionismo e di gallerie, abbiamo gallerie che hanno addirittura esordito fieristicamente questa settimana qui a Torino”.


Le diverse sezioni coprono molti aspetti delle ricerche, e naturalmente parlano al mercato, trattandosi anche di un importante evento commerciale. Ma a colpire è la volontà di allungare lo sguardo verso nuove generazioni di interpreti del sistema dell’arte. “C’è anche questa volontà di Altissima di diventare un hub di giovani gallerie – ha aggiunto il direttore – e il tentativo è proprio quello di far crescere, accompagnandoli nel burrascoso mercato dell’arte, giovani galleristi che si affacciano da poco in questo scenario e che quindi hanno anche una freschezza generazionale, perché gli artisti che portano sono tanto giovani quanto loro. E proprio da un punto di vista curatoriale abbiamo 66 solo show, ossia stand monografici. Quindi possiamo dire che una galleria su tre ha scelto di avere un solo artista e una presentazione molto approfondita”. Questo andare in profondità è uno degli obiettivi dichiarati di Artissima, anche perché approfondendo di più è anche possibile offrire ai potenziali acquirenti una visione più completa dell’artista che si presenta. “Abbiamo lavorato molto sui collezionisti – ha concluso Fassi – abbiamo fatto tanto uno scouting sulle gallerie quanto uno scouting sul collezionismo. Abbiamo collezionisti dal Venezuela, dagli Emirati Arabi, dagli Stati Uniti, dal Brasile, dalla Malesia e per tanti di loro è la prima volta ad Artissima. Commercialmente le acquisizioni sono state molto diffuse e questo è fondamentale perché la fiera facilita quest’esperienza”.


E, ci viene da dire muovendoci tra gli stand, facilita anche la possibilità di farsi un’idea su cosa sia l’arte contemporanea oggi, con lo stile di una fiera, ovviamente, ma sapendo che oltre il mainstream c’è spazio, e ospitalità, per molto altro.

Torna a Bologna: “A occhi aperti. Disegnare il contemporaneo”

Torna a Bologna: “A occhi aperti. Disegnare il contemporaneo”Roma, 31 ott. (askanews) – Disegnare il contemporaneo per confrontarsi sulle grandi questioni del presente, ricercarne le origini e trovare possibili risposte: questa la vocazione con la quale è nato, nel 2022, A occhi aperti. Disegnare il contemporaneo, il festival di Associazione Hamelin che torna dal 13 al 17 novembre a Bologna (luoghi vari). Una seconda edizione che affronta un tema centrale del presente, quello della relazione tra corpo e paesaggio, una relazione che chiama in causa il nostro modo di stare nel mondo e col mondo, toccando questioni urgenti: la crisi climatica, il bisogno di superare nozioni rigide di identità, la necessità tutta umana di sentirsi in armonia con un ambiente che sempre più appare indifferente o ostile.


Corpo a corpo. Il fragile equilibrio fra il paesaggio e noi porta a Bologna le eccellenze del fumetto di ricerca e dell’illustrazione contemporanea per indagare il tema attraverso la lente privilegiata del disegno. Il festival accoglie i lavori di autori e autrici internazionali che hanno affrontato la questione nelle loro opere, a cominciare da Costellazioni, la prima personale italiana di Dominique Goblet, artista visiva belga, illustratrice e pioniera del graphic novel europeo: Goblet interroga l’idea di bellezza e di canone, indagando la relazione fra sguardo e potere, fra nudità e affermazione di sé. Al centro della mostra le opere che esplorano il rapporto tra corpi femminili e paesaggio: Ostende, racconto di rinascita che ha per protagoniste alcune presenze femminili, corpi maturi che si mostrano in relazione con il panorama delle coste del Mare del Nord, e Les forêts sombres – di prossima pubblicazione in Belgio, e in anteprima esclusiva al festival – che vede alcune donne, di nuovo ritratte nella loro nudità, attraversare foreste come luoghi fisici e simbolici. Da questo nucleo si dipanano le altre opere dell’artista, dagli esordi alle collaborazioni con altri disegnatori, fino ai lavori di ricerca più personali, schizzi e carnet di studio, per ricostruire un ritratto completo e complesso dell’opera di un’autrice che ha segnato l’evoluzione del linguaggio degli ultimi trent’anni. Per l’occasione l’editore Sigaretten pubblica Paesaggi di carne, primo libro italiano di Goblet che raccoglie diversi lavori dell’artista e un’intervista all’autrice a cura di Hamelin. Accanto alla personale di Goblet, un calendario di mostre diffuse che declinano attraverso segni, mondi, atmosfere e storie, diverse idee di “corpo a corpo” fra individuo e paesaggio. A cominciare dalle tavole originali di Extra-Végétalia di Gwénola Carrère, con protagonista un umano fuggito dalla Terra al collasso, che precipita sul pianeta Végétalia, futuristico giardino dell’Eden abitato da donne che vivono in completa sintonia e fusione con la vegetazione.


Torna a Bologna Joe Kessler, autore di fumetti inglese fra i più influenti della scena attuale, co-fondatore e direttore editoriale della casa editrice Breakdown Press, in mostra con le tavole di The Gull Yettin, a metà strada fra racconto di formazione e fiaba, che esplora la dimensione selvaggia e ambigua dell’infanzia: protagonista un bambino orfano e vagabondo, perseguitato da un uccellaccio antropomorfo e mutaforma, compagno di viaggio ambiguo, minaccia e guida al tempo stesso. L’annullarsi dei confini tra dentro e il fuori da sé, lo scambio sensibile tra corpo, movimento, scrittura, disegno e suono, sono il focus di Tutto il corpo risuona di Andrea De Franco, autore poliedrico nel panorama underground italiano. A partire dalle tavole de La caverna degli abbracci (Canicola), De Franco sperimenta una narrazione libera e fluida dove il disegno si fa scrittura, in un’operazione quasi filosofica che annulla le gerarchie tra testo e immagine e rende visibile un paesaggio sonoro.


Gli autori e le autrici saranno protagonisti delle Conversazioni a vignetta, incontri con personalità del mondo della cultura: in programma la conversazione tra Dominique Goblet e l’antropologa Patrizia Cirino, Joe Kessler e la saggista e traduttrice Maria Nadotti, Andrea Bruno con lo scrittore Giorgio Vasta, Gwenola Carrère con la filosofa del paesaggio Ilaria Bussoni. Un corollario quasi inevitabile del tema dell’edizione è una riflessione su canoni e stereotipi della rappresentazione dei corpi, su come, quali e quanti corpi si disegnano oggi: corpi in trasformazione, che si evolvono, corpi fuori scala, corpi che rivendicano e che affermano la loro unicità.


Come si è trasformato il modo con cui il fumetto, in particolare quello più politico e femminista, ha dato forma al corpo, è il soggetto di Rosa masticato, mostra che riunisce Karla Paloma, Elsa Klée, Lucile Ourvouai e Martina Sarritzu: al centro due delle zine antologiche più interessanti del panorama contemporaneo: Hairspray magazine, raccolta di storie intime intorno alla memoria, alla sessualità e all’esperienza personale, e Fanatic Female Frustration, dedicata ad Aline Kominsky-Crumb, fumettista centrale nella scena del fumetto underground americano, che fa rivivere la tradizione delle fanzine a fumetti autobiografiche femministe e LGBTQIA+. Le quattro artiste saranno anche protagoniste di una conversazione con la critica e traduttrice Maria Nadotti. Sulla trasformazione e sulla rappresentazione di corpi transgender si concentra Jul Maroh in Resilienza Trans. Maroh, artista queer e transgender, partendo dal suo vissuto personale presenta una serie di grandi ritratti di corpi transgender e di persone icone della comunità queer usando il filtro della figura mitologica e ibrida di Chirone, il guaritore ferito: una narrazione che mette a nudo la fragilità e la resilienza delle vite trans, spesso ai margini della società perché la loro incarnazione sfida i ruoli binari imposti dalla società. Con In tenera difesa, Postbellica aka Liza De Nardi dice del corpo nella sua versione più fragile, attraverso una leggera ironia con cui mette in luce le questioni dell’abuso, della disforia, del gioco e dell’amore, spesso dentro uno spazio onirico, estremamente intimo. La relazione grafica fra anatomia e paesaggio è il soggetto di Naked Lines di Martoz e Gloria Pizzilli, un viaggio tra anatomie misteriose, come paesaggi in cui il corpo umano viene indagato non solo come una forma isolata, ma come elemento strutturale che riempie il foglio in modo originale e sorprendente, rompendo le convenzioni tradizionali della rappresentazione. A Occhi Aperti celebra anche i primi vent’anni del Corso di Fumetto e Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, il primo in Italia, anniversario celebrato con la mostra Avere vent’anni, collettiva di docenti e studenti – Sara Colaone, Andrea Bruno, Gianluca Costantini, Paper Resistance e tanti altri e altre – che hanno segnato la storia del corso. In occasione di questo anniversario sarà in uscita a fine anno il volume Vent’anni dopo. Fumetto e illustrazione in Accademia a cura del corso di Fumetto e Illustrazione.

Lirica, nel centenario di Puccini Treccani lo incorona “il più popolare del’900″

Lirica, nel centenario di Puccini Treccani lo incorona “il più popolare del’900″Roma, 30 ott. (askanews) – Giacomo Puccini, di cui ricorre il mese prossimo il centenario dalla morte (Bruxelles, 29 novembre 1924), viene celebrato anche dal Dizionario Biografico degli Italiani Treccani come “il massimo compositore italiano del primo Novecento”, dopo la morte di Verdi e uno dei più eseguiti al mondo .A 100 anni dalla morte di Giacomo Puccini, il Dizionario Biografico Treccani lo consacra come “il compositore più acclamato d’Italia dopo la morte di Verdi e uno dei più eseguiti al mondo e lo incorona come il precursore di opere moderne che vanno oltre il belcanto italiano verso orizzonti e modelli europei”.


Per la Treccani Giacomo Puccini resta il compositore più popolare dei suoi giorni e, oggi, il massimo compositore italiano del primo Novecento, al quale Il Teatro alla Scala renderà omaggio il 29 novembre 2024 con un concerto straordinario. Nato a Lucca il 22 dicembre 1858, figlio d’arte, aveva abbandonato la carriera di provincia per completare la formazione di musicista in un conservatorio importante come quello di Milano. Una scelta felice che gli permise di imparare, da spettatore, cos’è un melodramma, per raggiungere il suo vero scopo: “scrivere opere moderne, di preferenza nella scia di Richard Wagner, non del belcanto italiano o di Giuseppe Verdi”, come ricorda Dieter Schickling nella voce scritta per la Treccani.


A un concorso per atto unico bandito dall’editore Edoardo Sonzogno, Puccini partecipò con l’opera-ballo Le Willis (Le Villi) senza ottenere neanche una menzione d’onore; messa in scena il 31 maggio 1884 al teatro Dal Verme di Milano con tre repliche venne applaudita dal pubblico ed elogiata dalla critica e l’editore Giulio Ricordi ne acquistò i diritti. Puccini era così entrato nel novero dei musicisti potenziali successori di Verdi. L’opera successiva, Edgar, non ebbe lo stesso successo, ritirata dopo tre sole recite e rimasta fino ad oggi la meno conosciuta ed eseguita: “l’unico autentico flop dell’intera carriera di Puccini”, sentenzia Riccardo Pecci nel volume Musica del Contributo italiano alla storia del pensiero diretto da Sandro Cappelletto, per il quale resta, comunque, uno dei compositori di teatro musicale più eseguiti al mondo.


Dopo cinque anni gettati al vento, Giulio Ricordi decise di continuare a credere in Puccini e gli commissionò un’altra opera. Tra i progetti considerati la Tosca e Sonia, da Delitto e Castigo di Fëdor Dostoevskij, ma nel 1889 la scelta cadde su Manon Lescaut dal romanzo settecentesco dell’Abbé Prevost: opera fortemente influenzata da una rinnovata e più intensa conoscenza del teatro di Wagner, presentata al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893, con buon successo di pubblico e di critica ma senza essere ripresa da nessun altro teatro. D’improvviso però Manon Lescaut divenne un successo commerciale: nel giro di un anno l’opera fu data non soltanto nei principali teatri italiani, ma anche a Buenos Aires, Rio de Janeiro, Amburgo, Budapest e Londra, dove George Bernard Shaw, in un’ampia recensione su The World, celebrò Puccini come la più grande promessa per il futuro dell’opera italiana.


Fu poi la volta de La bohème, basata sulle Scènes de la vie de bohème di Henry Murger, che ebbe immediato successo di pubblico e nel giro di un anno venne ripresa nei maggiori teatri del Regno,ma anche a Manchester, Berlino, Vienna e Parigi. L’esito economico fece definitivamente di Puccini un uomo ricco, uno dei primi italiani a permettersi il lusso di un’automobile privata. Seguirono Tosca, tratta dal dramma di Sardou, che trionfò immediatamente nei massimi teatri d’Italia, d’Europa e delle due Americhe e che lo consacrò appunto, dopo la morte di Verdi, come il compositore più acclamato d’Italia. Nel 1904 alla Scala venne rappresentata Madama Butterfly che alla prima si rivelò uno dei più famigerati ‘fiaschi’ teatrali, riscuotendo poi alla seconda première un successo travolgente che dura tuttora.Seguirono altre opere quali La fanciulla del West, La rondine, Il Trittico (Il tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi), ma gli ultimi anni di vita furono assorbiti dal lavoro per l’opera Turandot, progetto ngelica, Gianni Schicchi), ma gli ultimi anni di vita furono assorbiti dal lavoro per l’opera Turandot, progetto avviato nel marzo del 1920 e non ancora completato quando Puccini si mise in viaggio per Bruxelles, per farsi operare di un cancro alla laringe. Morì pochi giorni dopo l’operazione, il 29 novembre 1924, nell’Institut médico-chirurgical di Bruxelles ed è sepolto in una cappella interna della villa di Torre del Lago.