Musk-Zuckenberg,Cinecittà World candida set Ben Hur per la sfidaRoma, 13 ago. (askanews) – Cresce l’attesa per l’annunciata sfida tra i moderni gladiatori Mark Zuckerberg ed Elon Musk, che dovrebbe essere ospitata in Italia prossimamente. Ma con l’attesa, nonostante le diverse candidature di luoghi storici, crescono anche le polemiche legate al rispetto e alla tutela dei siti archeologici pubblici, come il Colosseo, ventilato inizialmente, Pompei, Taormina, Ostia Antica o altri monumenti storici. Tutti luoghi delicati, da proteggere e preservare, sia a livello fisico che di immagine. Per tutto questo Cinecittà World, il parco tematico del cinema e della tv, ha deciso di candidare ufficialmente per la sfida il maestoso Set Cinematografico di Ben Hur, che si trova all’interno del nuovo parco a tema storico Roma World, dove gli ospiti possono vivere una giornata da antico Romano.
“Il set cinematografico che più testimonia la grandezza dell’Impero Romano, già infrastrutturato per ospitare decine di migliaia di persone, evitando i rischi legati monumenti storici da tutelare, ci è sembrata la location ideale per una sfida dai contorni simbolici e mediatici” afferma l’Amministratore Delegato di Cinecittà World e Roma World, Stefano Cigarini “Abbiamo già recapitato un invito ufficiale in tal senso ai Management di Zuckerberg e Musk, segnalando nel contempo la disponibilità al Ministro Sangiuliano e alla Presidenza del Consiglio”. Ben Hur è il kolossal del 1959, con protagonista Charlton Heston, che ha vinto il maggior numero di Premi Oscar nella storia, con 11 statuette. Nel 2016 è stato oggetto del remake con Morgan Freeman e Jack Houston: la Corsa delle Bighe, girata in questa grande arena di sabbia, che rievoca il Circo Massimo, è una delle scene più leggendarie della storia del cinema. Il Set, ardita realizzazione degli scenografi ed artigiani italiani, si estende per oltre 16.000 m2, come 3 campi da calcio di Serie.
Oltre al set di Ben Hur, la visita al parco Roma World permette di tornare indietro nel tempo di 2000 anni, assistendo a Spettacoli di Gladiatori e Falconeria, incontrare gli animali della fattoria, cimentarsi con il tiro con l’arco, perdersi tra le bancarelle dell’antico mercato, mangiare cibo dell’epoca nella Taberna o dormire come i legionari nell’accampamento all’interno del Castrum. Così chiosa Stefano Cigarini: “A Roma, Roma la vedi, a Roma World, Roma la vivi”.
Musk-Zuckerberg,Occhiuto:candido Calabria ad ospitare’combattimento’Roma, 12 ago. (askanews) – “A me l’idea di un ‘combattimento’ tra Elon Musk e Mark Zuckerberg, da svolgersi in Italia in una location epica, piace davvero tanto.Potrebbe essere una bella occasione, alternativa e fuori dai soliti schemi, per rievocare la storia millenaria delle civiltà più antiche, per fare beneficienza, e per promuovere il territorio.Questa mattina ho sentito il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ed ho ufficialmente candidato la Calabria ad ospitare questo evento mondiale.La nostra Regione, la culla dei Bronzi di Riace, ha tutte le carte in regola – storiche, culturali e sociali – per poter raccogliere questa sfida”. Lo ha annunciato il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto.
Musica, al via la nona edizione di Castelbuono ClassicaRoma, 9 ago. (askanews) – Torna anche quest’anno, dal 14 al 17 agosto, Castelbuono Classica, il consueto appuntamento che, giunto alla sua IX edizione, animerà il borgo madonita di musica colta, con un’attenzione particolare al panorama della musica contemporanea ed uno sguardo rivolto ai compositori siciliani dei giorni nostri. La nona edizione di Castelbuono Classica, vedrà, come di consueto, un ciclo di concerti dislocati tra il Chiostro di San Francesco (i serali) e il Castello dei Ventimiglia e la Badia Santa Venera (i pomeridiani).
Ad inaugurare la rassegna sarà il 14 agosto, alle 21, al Chiostro San Francesco, il Trio Terzo suono, trio di percussioni. Il 15 agosto, alle 18, al Chiostro San Francesco, previsto il concerto del pianista Alessio Masi, alle 21, invece, al Chiostro San Francesco in programma il Galà lirico “Opera Inside”, che vede protagoniste voci provenienti dal panorama siciliano coordinate dal Maestro Manrico Signorini. Il 16 agosto, alle 18, al cortile della Badia ex convento Santa Venera, il quartetto di clarinetti tutto al femminile Zancle Flute Ensemble, alle 21, al Chiostro San Francesco, concerto di Francesco Paolo Scola e Fausto Quintabà al clarinetto e pianoforte. “Castelbuono Classica 2023 privilegia ancora una volta l’assetto da camera con la presenza di artisti affermati nel panorama internazionale – spiega il direttore artistico, Nicola Mogavero – un occhio alla tradizione operistica italiana ed una finestra spalancata sulla musica d’oggi con alcune prime esecuzioni assolute”. La nona edizione di Castelbuono Classica si concluderà il 17 agosto, alle 11, all’Orto dell’arte – Castello dei Ventimiglia con una performance a cura di Roberta Casella (arpa) e Stefania Cordone (arti figurative). Alle 18, alle Sala del Principe – Castello dei Ventimiglia, Luca Cangelosi e Roberto Alisena, sax e pianoforte, chiuderà la rassegna alle 21, al Chiostro di San Francesco, l’arpista Floraleda Sacchi.
Nei giorni di Castelbuono Classica, nei locali del museo naturalistico, all’interno dell’ex convento in piazza S. Francesco di Castelbuono, sarà in programma l’installazione sonora “Il Silenzio Incantatore” a cura di Laura Pitingaro. L’installazione è un invito, attraverso un’opera di Sound e light Art, a intraprendere un viaggio nel passato quando le Madonie erano popolate da uccelli, insetti, piante e fiori.
A settembre Campo base festival, dedicato a cultura della montagnaRoma, 6 ago. (askanews) – Dopo il grande successo delle prime due edizioni, torna dall’1 al 3 settembre in Val D’Ossola Campo Base, il festival dedicato alla cultura della montagna, agli sport e alle attività outdoor e alla relazione fra essere umano e ambiente, con una particolare attenzione e sensibilità verso le tragiche emergenze ambientali che segnano il nostro tempo. Una programmazione densa e articolata tra installazioni, performance, appuntamenti con scienziati, filosofi, protagonisti dello sport, esploratori, attività sportive all’aria aperta – e-bike, arrampicata, parapendio e canyoning – performance musicali e dj set, laboratori, forest bathing, yoga in natura, escursioni fotografiche ed esplorazioni per conoscere le erbe spontanee, fino ad arrivare alla scoperta del mondo della fermentazione e ma anche delle particolarità della cucina di montagna. Prodotto dalla Fondazione Tones on the Stones nell’ambito di Tones Teatro Natura, con la direzione artistica di Nicola Giuliani e la consulenza di Alessandro e Elena Gogna, Campo Base è un festival davvero unico in Italia, che si prepara ad accogliere, nello scorcio di fine estate e in un campeggio immerso nella natura, una vera e propria comunità temporanea pronta a condividere esperienze e riflessioni, visioni e progetti. Un festival che propone pratiche di riconnessione con l’ambiente naturale per affermarne la centralità nell’esperienza umana e stimolare un pensiero che possa essere efficace nel presente e capace di immaginare futuri possibili per coloro che verranno. “Due i focus principali di quest’anno: habitat e comunità” conferma Nicola Giuliani che aggiunge: “Il primo è esplorato attraverso lo sguardo di artisti, scienziati, attivisti ambientali e architetti alla scoperta dei diversi approcci di vita sulla Terra nel regno vegetale e in quello animale e per conoscere quali sono le relazioni possibili fra specie diverse. Il tema della comunità, invece, viene investigato attraverso pratiche artistiche, spazi dedicati a riflessioni e momenti di convivialità che creeranno un sottile fil-rouge nel nostro calendario. Abbiamo immaginato un festival ancora più accessibile rispetto alle edizioni precedenti tanto dal punto di vista economico, quanto dal punto di vista della programmazione, con un’offerta ancor più ricca e un campeggio più grande e strutturato per accogliere la comunità temporanea di Campo Base. Infine, si consolida ulteriormente l’idea di un festival che fa tesoro di energie e collaborazioni con realtà e istituzioni come il Club AIpino Italiano, per la prima volta sostenitore della rassegna, il Parco Nazionale Val Grande, la Pro Loco di Montecrestese, la sezione CAI-SEO di Domodossola, Ossola Outdoor School, Ci sarà un bel clima e l’associazione Ossola Felix”. Fra i protagonisti di Campo Base 2023 il musicista e producer Venerus, l’esploratore Franco Michieli, la scrittrice, divulgatrice e attivista ambientale Sara Segantin, la visual artist Ilaria Turba.
Grande novità di questa edizione, la prima assemblea degli Stati Generali del Clima: una piattaforma di incontro e dialogo tra tutte le realtà dell’attivismo ambientale italiano, al fine di analizzare quanto fatto in passato e strutturare delle linee di azione incisive per il futuro. Il festival verrà anticipato da Cima, una speciale installazione audio-visiva dell’artista milanese Nicola Ratti che dal 23 agosto al 3 settembre trasformerà il campanile di Montecrestese, il più alto della Val D’Ossola: : il suono della campana come “soundmark” che caratterizza il luogo e la sua comunità e la forma cava della struttura come rimando alla connessione interno/esterno. Al tramonto, ogni sera per una settimana, dal campanile si irradierà una diffusione sonora e luminosa per tutto il territorio circostante. PROGRAMMA La terza edizione di Campo Base Festival si apre nel primo pomeriggio di venerdì 1 settembre nello straordinario scenario del borgo Ghesc di Montecrestese con I pani del desiderio, l’atelier curato da Ilaria Turba, visual artist che lavora, attraverso diversi formati, su temi come identità e immaginario collettivo e rapporto fra presente e passato, e che ha presentato le sue creazioni in alcune delle più importanti istituzioni culturali e festival di livello internazionale, dal Centre Pompidou di Parigi al Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia. Con questo progetto l’artista condurrà il pubblico alla scoperta dei “pani rituali”, anticamente oggetti di buon auspicio che accompagnavano alcuni passaggi importanti dell’anno legati al ciclo della natura oppure a momenti significativi per una comunità. Attraverso il recupero di questa pratica antica Ilaria Turba intende ri-creare uno spazio e un tempo protetto di scambio e riflessione. Nel tardo pomeriggio si prosegue con un aperitivo di benvenuto e una tavola rotonda sui temi dell’ecologia, realizzata con il collettivo ambientalista Ci Sarà un bel Clima, un momento di approfondimento che coinciderà con l’inaugurazione dell’assemblea degli Stati Generali del Clima di cui Campo Base Festival 2023 sarà il vero e proprio headquarter. Delineare le linee guida per gli esponenti dell’attivismo ambientale, dare vita a una rete italiana per l’azione climatica e creare un documento condiviso che riunisca i risultati ottenuti fino a oggi, che determini i punti fondamentali per attuare la transizione in Italia e che possa avere la funzione di vera e propria piattaforma politica ed entrare nel dibattito pubblico, sono gli obiettivi principali degli Stati Generali del Clima. In serata invece, negli spazi open air di Tones Teatro Natura, due momenti di approfondimento: il primo con Fabrizio Manoni, alpinista noto per aver scalato e aperto diverse grandi vie sulle Alpi e non solo, dalla parete nord del Cervino in solitaria all’avventura sull’Everest, con il bivacco più alto nella storia dell’alpinismo; il secondo, subito dopo, con David Bacci, esponente del celebre gruppo alpinistico dei Ragni di Lecco, e CAI Eagle Team (progetto che intende trasmettere ai più giovani le conoscenze tecniche e culturali dell’alpinismo moderno): un viaggio ideale tra Alaska e Patagonia, alla ricerca di pareti inviolate sull’Himalaya e sulla parete sud del Denali. La prima giornata del Festival si chiude con i due dj set all’insegna dell’EDM e della tech-house a opera di Oril & Alemaro e, a seguire, di Bunny. La giornata di sabato 2 settembre è contrassegnata da una serie di appuntamenti e attività che consentiranno al pubblico/comunità di Campo Base di immergersi nel cuore della Natura. Durante la mattina, il forager e gastronomo Alessandro Di Tizio guiderà due momenti di ricerca intorno alle erbe selvatiche, che saranno poi gli ingredienti protagonisti di un pranzo speciale, cui seguirà una performance del coreografo e filmaker Jacopo Jenna. Ma in mattinata si avvicenderanno anche l’attività di esplorazione con Robert Fliri, ideatore della calzatura Vibram Fivefingers, l’introduzione al mondo della fermentazione con l’escursionista/chef Alberto Lavarini e la visita al rinato borgo Ghesc di Montecrestese, attualmente un vero e proprio laboratorio di valorizzazione del patrimonio storico e architettonico ma anche di innovazione energetica green.
Densissima la programmazione pomeridiana: il ricercatore in gestione e pianificazione forestale, nonché studioso delle conseguenze del cambiamento climatico nelle foreste europee, Giorgio Vacchiano sarà il maestro di cerimonie di un’escursione durante la quale verranno raccontate storie di cambiamento e di resilienza, storie di scontro con i grandi mutamenti ambientali, storie di collaborazione e lavoro insieme alle genti di montagna. merenda#1 e merenda#2 sono invece i due appuntamenti di trekking dedicati all’osservazione degli alberi: il primo, in collaborazione con Archivio Leonardi, permetterà di comprendere le strutture e le architetture delle specie arboree; il secondo, curato dall’artista multidisciplinare Elena Braida ruoterà intorno alle pratiche di tracciamento e archiviazione delle caratteristiche naturali di un luogo e del suo ecosistema. La psicoterapeuta e antropologa Tania Re e lo scienziato Alessandro Chiolerio inoltre si caleranno nei panni di guide sciamaniche per la loro “passeggiata stupefacente” per andare alla scoperta di quelle piante “di conoscenza” anticamente utilizzate a scopi terapeutici e oggi etichettate come droghe. Infine, sempre nel pomeriggio del 2 settembre (con replica domenica 3) andrà in scena a Campo Base 2023 Eutopia, uno spettacolo che coniuga performance, installazione e game design, a cura di Trickster-p, progetto di ricerca artistica che si muove in un territorio di confine e contaminazione tra diversi linguaggi, rimette in discussione vecchi modelli biologici, ecologici e antropologici per trasformare il teatro in un grande tavolo di azione attorno a cui spettatrici e spettatori sono invitati a un’esperienza partecipativa. Con l’avvento della sera si entra invece nel cuore della programmazione principale del 2 settembre. Si parte con l’incontro con il celebre esploratore Franco Michieli, ospite al festival per presentare il suo ultimo libro “Per ritrovarti devi prima perderti. Guida tecnico-filosofica all’orientamento naturale” (Ediciclo), in cui racconta decenni di esplorazioni nei più differenti ambienti della Terra e offre le basi tecniche e filosofiche per far rinascere in noi uno sguardo esplorativo grazie all’orientamento naturale. Subito dopo, la scena se la prenderà il live del collettivo musicale Addict Ameba, reduce del successo internazionale ottenuto con l’album d’esordio che mescola sonorità afro, ethio jazz, psych rock e musica latina e attualmente in studio per registrare il loro secondo disco. La serata prosegue poi con il talk dal titolo Il paradosso dell’acqua, una conversazione sul tema della gestione consapevole delle risorse idriche fra l’esploratore ambientalista Alex Bellini, la ricercatrice e metereologa Sofia Farina e la scrittrice, divulgatrice e attivista Sara Segantin. La seconda giornata del festival si chiude infine con due appuntamenti musicali di primissimo piano: il live di Venerus, uno degli assoluti protagonisti della nuova scena musicale italiana e internazionale, il cantautore, compositore e producer che come pochi sa tenere insieme con maestria l’R&B e l’elettronica; e il dj set di eclettico e psichedelico di Steve Pepe. Dopo le attività mattutine che ricalcano lo schema della giornata precedente, la terza edizione di Campo Base Festival si chiude domenica 3 settembre con una grande festa di comunità nell’incredibile scenario del rinato borgo Ghesc di Montecrestese, adornato per l’occasione dai pani del desiderio di Ilaria Turba. Barbarella e Savoy-Hard accompagnano l’intero pomeriggio con un movimentato dj set back to back per salutare il festival e celebrare in modo conviviale la comunità di Campo Base fra degustazioni di vino, cibo e buona musica.
Biennale Danza, i sogni come coreografia in Pontus LidbergVenezia, 31 lug. (askanews) – L’amore, il dolore, il mondo, la malattia, la scoperta della vita e della morte. C’è moltissimo nello spettacolo “On the Nature of Rabbits” che il coreografo e ballerino svedese Pontus Lidberg ha portato alla Biennale Danza di Venezia: un’opera che racconta di un’innamoramento guidato solo dai movimenti del corpo, ma, per estensione, anche dell’uscita dall’infanzia – dal suo mondo, dai ricordi e dagli oggetti che si porta dietro – per affacciarsi all’età adulta e al desiderio. “Il lavoro – ha detto Lidberg ad askanews – è stato pensato per questi danzatori, il processo è partito da questo e ora è diventato qualcosa che ha caratteristiche di sogno, anzi una serie di sogni, in un certo senso. Alcuni sono surreali o bizzarri, altri sembrano incubi. Abbiamo cercato, partendo dalle nostre fonti, di creare delle immagini o dipinti in movimento che somigliassero ai sogni”.
In alcuni passaggi i sogni sono forti, drammatici, poi improvvisamente virano verso la delicatezza, e sono i momenti più riusciti del lavoro, insieme ai passi a due, alcuni realmente commoventi e carichi di sentimento che diventa danza, che diventa coreografia. Altri passaggi sono più didascalici, forse cercano di dire fin troppo, ma l’idea che guida tutto il progetto costringe lo spettatore a porsi domande interessanti. “Essere realmente svegli – ha aggiunto l’artista – è molto difficile, viviamo sempre in un mondo nostro, nei nostri pensieri e sentimenti. Secondo me non c’è una ‘realtà’, credo che la realtà sia un concetto filosofico”. Un concetto che però prende vita nello spazio mentale e fisico del palco, nella forza della danza come medium artistico in grado di aderire – pur con la sua inevitabile dose di oscurità e mistero – alle domande del presente, al bisogno, veicolato in tutta la Biennale Danza 2023, di cercare strade diverse e nuove per essere noi stessi, anche attraverso un’opera d’arte. “Io credo che un’altra cosa meravigliosa nella danza – ha concluso Pontus Lidberg – sia il fatto che può unire il racconto e le arti visive e molte altre pratiche. Non c’è solo questo, ma certamente per creare uno spettacolo di danza come il nostro sono coinvolte molte altre forme d’arte”.
L’effetto è, per ammissione dello stesso coreografo, una sorta di “realismo magico” danzato, ma probabilmente più importante è il modo in cui, nei momenti più intensi dello spettacolo, la danza prende consapevolezza della propria forza creativa: forse la realtà non esiste in toto, lo abbiamo già detto, ma certamente esiste la realtà dello spettacolo. E di questo tutti, nel Teatro alle Tese, abbiamo fatto esperienza diretta. (Leonardo Merlini)
Biennale Danza, la ricerca pura di TAO Dance, Leone d’ArgentoVenezia, 29 lug. (askanews) – Una serie di performance potenti, concentrate sulla presenza sul palcoscenico e sulla natura stessa del movimento, sulle sue origini e perfino sulle sue motivazioni. Lo spettacolo è “11”, un capitolo delle “Numerical Series” che la compagnia TAO Dance Theatre ha portato alla Biennale Danza di Venezia, festival nel quale il gruppo di artisti cinesi è stato premiato con il Leone d’Argento. Un riconoscimento che il direttore Wayne McGregor ha voluto motivare così: “Tao Ye e Duan Ni – ha detto – hanno creato un genere di danza unica ed evoluzionistica che cattura con la sua forza ipnotica e minimalista. La loro compagnia, TAO Dance Theater, fondata nel 2008, è impegnata in un’estetica di ‘danza pura’, essenziale, che elimini ogni categorizzazione del movimento e, per estensione, di loro stessi”.
Guardando lo spettacolo, sentendo il modo in cui agisce su ogni spettatore, ascoltando le armonie e le distonie, prendendo consapevolezza dei gesti collettivi e di quelli del singolo, immaginando le storie psicologiche che sostengono ogni passo e la ricerca coreografica estrema, che nel caso di “11” prevede movimenti rigidamente studiati per la parte inferiore del corpo e obbligatoriamente improvvisati per quella superiore, si arriva, attraverso processi non solo razionali a “sentire” la forza del lavoro e, in un certo senso, anche la sua necessità. Che, come ha spiegato lo stesso Tao Ye ricevendo il Leone, parte da una ricerca per sottrazione. “Nelle mie opere – ha spiegato il coreografo – il principio è di togliere tutto ciò che è possibile togliere, non ci sono immagini, oggetti di scena o persino musica sul palco. L’unica cosa che voglio evidenziare è la potenza della vita, della natura del corpo. Pertanto, i ballerini stessi sono l’essenza delle mie opere”. Un’essenza che sul palco è viva e molteplice, rassicurante e classica in certi passaggi, problematica e individualista in altri. Le storie che si possono immaginare dietro il gesto dei ballerini sono innumerevoli, tutte legittime, dalla società di massa ai campi di prigionia, dall’amore alla solitudine, e la sensazione ricorrente è di trovarsi in ogni momento a vivere su una qualche soglia. Ma a contare in profondità, alla fine, è il fatto di assistere a uno spettacolo che è danza, in modo totalizzante. Il resto viene dopo. (Leonardo Merlini)
Biennale Danza, 11.800 presenze per l’edizione 2023 (+26%)Milano, 28 lug. (askanews) – Si conclude domani, sabato 29 luglio, la terza edizione della Biennale Danza diretta da Wayne McGregor, che ha saputo calare ancora di più il festival entro i gangli del contemporaneo. Per una degna conclusione sul palcoscenico del Teatro Malibran i Tao Dance Theater, Leoni d’argento, porteranno in scena altri due “episodi” delle loro Numerical Series: 13 e 14.
La Biennale Danza del 2023 ha realizzato 11.800 presenze (+26% rispetto allo scorso anno) nell’arco di due settimane di programmazione che hanno visto a Venezia oltre 150 artisti da tutto il mondo per 24 titoli con 19 novità, di cui 7 mondiali, 3 europee, 9 italiane. Il Leone d’oro alla carriera è stato destinato a Simone Forti, che con la sua attività pionieristica ha regalato echi più vasti e ricchi alla danza e all’arte contemporanea. Accanto alla coreografa e artista italo-americana, nomi rilevanti come Carlos Acosta, Pontus Lidberg, Rachid Ouramdane, Oona Doherty, Lucy Guerin, fra gli altri, e i giovani danzatori e coreografi di Biennale College, vera “linfa vitale” del festival nelle parole del direttore Wayne McGregor. Intitolata “Altered States”, stati di alterazione, questa edizione del festival ha ancora una volta ragionato intorno all’idea del corpo, della sua presenza, anche politica, sulla scena dell’oggi Sul modo in cui restituire visibilità, cittadinanza e, soprattutto, visioni alternative, magari frutto di alterazioni, ma comunque vive, diverse possibili. E ancora una volta per chi ha potuto seguirla con lo sguardo del cronista è stata una somma di voci, pratiche, posture diverse – da quelle più classicheggianti a quelle più radicali e radicalizzanti – che, tutte insieme, restituiscono una fotografia imperfetta, mossa, ma consapevole, della scena contemporanea. Davvero nel solco della lezione di Simone Forti, il cui sorriso nel giorno del collegamento dagli Stati Uniti per l’inaugurazione del festival resta una delle immagini più significative di questa Biennale. Che è anche un laboratorio continuo, un cantiere aperto che si muove alla velocità – notevole – del pensiero di Wayne McGregor, direttore brillante e capace di visione e visionarietà.
Se il sipario cala sulla Biennale Danza 2023, il lavoro alla futura edizione, assicurano da Ca’ Giustinian, è già cominciato. Da domani, sabato 29 luglio, fino a martedì 12 settembre saranno on line sul sito della Biennale di Venezia (www.labiennale.org) il terzo Bando nazionale e il secondo Bando internazionale per la realizzazione di due nuove coreografie. La Biennale Danza prosegue il programma pluriennale che destina risorse alla creazione coreografica delle nuove generazioni e dopo Diego Tortelli, Luna Cenere, Andrea Peña, vincitori dei precedenti bandi, rinnova l’invito ad artisti e compagnie di danza italiane e straniere di età inferiore ai 35 anni a proporre progetti coreografici originali e inediti. Nella più ampia libertà di proposta – dall’assolo alla composizione d’ensemble – i progetti che perverranno entro il 12 settembre, rispondendo alle richieste dei bandi, verranno selezionati da Wayne McGregor, direttore artistico del Settore Danza. I due progetti selezionati debutteranno al 18esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea e saranno sostenuti dalla Biennale di Venezia con un premio di produzione fino a un massimo di 30.000 euro, contributo che potrà autonomamente o insieme ad altri partner produttori concorrere alla realizzazione del progetto coreografico. Oltre al premio di produzione la Biennale di Venezia coprirà le spese di allestimento necessarie per il debutto a Venezia – dai cachet artistici a viaggio e alloggio e alla scheda tecnica. L’esito della selezione sarà comunicato il 10 ottobre.
La danza contemporanea, una geopolitica del presenteVenezia, 28 lug. (askanews) – La danza come forma d’arte in grado di dare una forma e una realtà concreta a un mondo in trasformazione, superando steccati formali e culturali, ribaltando prospettive e diventando un vero agente sociale di comunità. In grado di abbattere le vecchie visioni in un certo senso “imperialiste” per assumere una valenza ben più ampia, complessa e politica. Di questo si occupa il libro “Confini Conflitti Rotte – Geopolitica della danza”, scritto da Elisa Guzzo Vaccarino, storica e giornalista, e presentato anche a Venezia, nei giorni della Biennale Danza. “La danza contemporanea – ha detto l’autrice ad askanews – è un’idea occidentale, l’abbiamo inventata in America, in Europa. Adesso però da altri continenti ci arrivano proposte e negli stessi festival della Biennale di Venezia molti artisti non europei o non nord americani ci portano la loro visione della danza contemporanea che quindi oggi è un fenomeno globale”.
Il libro ripercorre i momenti in cui la, per così dire, rottura del velo si è consumata e analizza spettacoli che hanno lasciato il segno, partendo dal parallelismo sovversivo tra il “Ballo Excelsior” del 1881, impregnato di trionfante colonialismo, e la produzione “Excelsior” del 2018 di Salvo Lombardo, che arriva a ribaltare tutte quelle prospettive in chiave di autoanalisi dell’Europa nel nuovo millennio. Ma nelle pagine del saggio passano anche Saburo Teshigawara, Peter Brook o Maurice Béjart. Storie, in un certo senso, degli “scandali” che hanno dato svolte all’arte e al costume. “Ci sono dei casi già di fusione di culture – ha aggiunto la studiosa – dove, per esempio, con artisti come Shen Wei o TAO, si attinge al teatro classico cinese e quegli elementi, quelle forme riescono a mescolarsi, ma mantenendosi reali, non facendo dell’esotismo, si riesce a mescolarle con le nostre e nasce qualcosa di nuovo”. Un nuovo che diventa il nostro presente, il modo di stare nei nostri corpi, ma anche si ricollega, come ha sottolineato il presidente della Biennale Roberto Cicutto, ai temi che proprio l’istituzione veneziana sta tenacemente e meritoriamente portando avanti da anni: il desiderio, l’inclusione, l’apertura a ciò che ci hanno raccontato come diverso, la postura sociale e un certo necessario radicalismo di fronte alla società e al suo respiro globale. Per poi ricomporsi nel bisogno di danza che, per quanto la si consideri disciplina di nicchia, continuiamo tutti ad avere. “Tutto quello che ci incuriosisce – ha concluso Elisa Guzzo Vaccarino -, che ci fa desiderare di stare con gli altri a teatro e condividere delle esperienze che magari ognuno di noi legge con la sua sensibilità, ma che formano comunità, dopo il Covid, significa molto”.
Così come significa molto stare di fronte alla danza, lasciando che tutti i misteri che riesce a evocare diventino possibili e, magari, poi, ognuno a modo suo, reali. (Leonardo Merlini)
Cicutto: con la Biennale Arte 2024 continuiamo a dare voce al SudVenezia, 28 lug. (askanews) – “Quando ho scelto Adriano Pedrosa come curatore della Biennale Arte 2024 l’ho scelto sicuramente per la sua grande esperienza, per la sua curiosità, per la sua capacità anche di organizzatore, allestitore e curatore di mostre, ma l’ho scelto per continuare una ricerca, così vogliamo chiamarla, di dar voce al Sud. L’abbiamo fatto con Leslie Lokko per l’Africa, lo facciamo con lui, primo curatore nella storia della Biennale che viene da un paese dell’America Latina. Io non credo che il compito di Adriano Pedrosa sia quello di raccontare gli artisti di quella parte del globo, ma è importante che noi percepiamo la sua visione in quanto appartenente a quella parte geografica del globo, attraverso la scelta degli artisti di lì e degli artisti del resto del mondo. Non è tanto quanto per Lokko dare voce a chi non l’ha avuta, perché gli artisti sudamericani nel mondo e nelle biennali ce ne sono stati tanti, ma è proprio un punto di vista, un punto di vista che a mio avviso assomiglia di più a un contro campo cinematografico, è come se ne spostassimo una macchina da presa e loro ci devono un po’ dire, lui ci deve un po’ dire, come l’arte dell’altro emisfero viene vista a confronto con quella che lui ci mostrerà che viene dai luoghi da dove lui proviene. Ecco io penso che sia una mostra molto importante perché un po’ come ha fatto anche Cecilia Alemani, mostrerà nel nucleo storico gli antesignani ai quali si sono ispirati gli artisti contemporanei, mi auguro che abbia altrettanto successo, ma per quanto riguarda la responsabilità del presidente mi assumo completamente quella di aver voluto scegliere punti di vista che arrivarono dal Sud”. Lo ha detto ad askanews il presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto, parlandoci della prossima Biennale Arte, che nel 2024 sarà curata dal brasiliano Adriano Pedrosa e si intitolerà “Stranieri ovunque”.
Fondazioe Prada intitola il suo cinema a Jean-Luc GodardMilano, 27 lug. (askanews) – Da settembre 2023 il cinema di Fondazione Prada a Milano assume il nome di Cinema Godard per rendere omaggio a una delle figure più visionarie e innovative della cinematografia mondiale, capace di influenzare con la sua opera generazioni di cinefili, artisti e spettatori. Il Cinema Godard rinforza il legame ideale con il regista franco-svizzero che ha concepito e realizzato per la Fondazione le sue uniche installazioni permanenti aperte al pubblico: “Le Studio d’Orphée” e “Accent-soeur”. Da febbraio a dicembre 2023 Fondazione Prada sta dedicando a Godard una retrospettiva che analizza la sua vasta e complessa produzione.
Come ha spiegato Miuccia Prada, “il cinema è un laboratorio di nuove idee e uno spazio di formazione culturale, per questo abbiamo deciso di dedicare la nostra sala a Jean-Luc Godard. La forza sperimentale e visionaria della sua ricerca è uno stimolo continuo a rinnovare l’impegno della Fondazione nella diffusione dei linguaggi cinematografici e visivi e nell’esplorazione di forme di narrazione emergenti, attivando un luogo di conoscenza del mondo e della vita delle persone”. Dal 1 settembre 2023 Fondazione Prada inoltre rilancia la propria proposta cinematografica che esplora il cinema del presente e del passato come un festival aperto e in continua evoluzione. Werner Herzog e Rebecca Zlotowski saranno due dei protagonisti degli incontri aperti al pubblico che inaugureranno la nuova stagione del Cinema Godard, curata da Paolo Moretti. Le filmografie di Herzog e Zlotowski saranno esplorate nel programma di settembre attraverso una selezione dei loro lavori.
Sabato 16 settembre la regista e sceneggiatrice francese Rebecca Zlotowski sarà al centro di una conversazione sull’insieme della sua opera, dal film d’esordio Belle épine (2010), che ha rivelato Lea Seydoux ed è stato selezionato alla Semaine de la Critique di Cannes, al più recente I figli degli altri (Les enfants des autres, 2022), presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Domenica 17 settembre il regista e scrittore tedesco Werner Herzog sarà il protagonista di un incontro con il pubblico. In questa occasione presenterà il suo ultimo film The Fire Within: a requiem for Katia and Maurice Krafft (2022), dedicato ai noti vulcanologi e cineasti francesi e distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures, e l’anteprima italiana di Theater of Thought (2022) che esplora il mistero del cervello umano tra scoperte neuroscientifiche e tecnologiche e le loro implicazioni etiche e filosofiche. Oltre ai due film inediti verrà presentata una selezione dei suoi lavori documentari a partire dagli anni Duemila, molti dei quali mai usciti in sala in Italia.