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Inflazione, Istat: a febbraio accelera a +1,6%, carrello spesa a +2,2%

Inflazione, Istat: a febbraio accelera a +1,6%, carrello spesa a +2,2%

Roma, 3 mar. (askanews) – Nel mese di febbraio l’inflazione registra una variazione del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua da +1,0% nel mese precedente. E’ la stima dell’Istat.

Il tasso tendenziale di variazione dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto ‘carrello della spesa’ evidenzia una moderata accelerazione da +1,9% a +2,2%.

A febbraio, “secondo le stime preliminari, l’inflazione registra una sensibile accelerazione (+1,6%, dal +1% di gennaio), dovuta soprattutto alla dinamica dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e, in particolare, a quella dei Servizi di alloggio (+10,3%), dei Servizi relativi ai trasporti (+3%) e degli Alimentari non lavorati (+3,6%). Un effetto di contenimento della crescita inflazionistica si deve all’ampliarsi della flessione dei prezzi degli Energetici (-6,6%)”, è il commento dell’Istat.

L’attacco all’Iran impatta sui mercati: oro, petrolio e gas su, Borse giù

L’attacco all’Iran impatta sui mercati: oro, petrolio e gas su, Borse giù

Milano, 2 mar. (askanews) – Bilancio complesso e articolato sui mercati mondiali nel giorno della riapertura dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran nello scorso fine settimana, con l’uccisione della Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e le conseguenti rappresaglie di Teheran nei confronti di Paesi vicini. L’elevarsi del grado delle tensioni geopolitiche e l’acuirsi delle incertezze sulle prospettive economiche globali ha prodotto da un lato un ulteriore incremento del prezzo dell’oro, bene rifugio per eccellenza, con i future Usa che hanno sfiorato i 5.433,75 dollari l’oncia per poi assestarsi a un livello inferiore e dall’altro una prevista impennata dei prezzi di gas e petrolio legati alle paure di una possibile prolungata una interruzione dei flussi navali commerciali nello Stretto di Hormuz, da dove transita circa un quinto del petrolio e del Gnl mondiale ogni giorno. I future sul Brent hanno raggiunto un massimo intraday a 81,89 dollari al barile, quelli sul Wti hanno toccato i 74,99 dollari al barile. Alla borsa di Amsterdam il prezzo del gas naturale è schizzato fino a un massimo di 49,14 euro al MWh dopo l’annuncio dell’interruzione da parte di QatarEnergy della produzione di Gnl nell’impianto più grande al Mondo, per poi attestarsi a fine giornata sui 43,300 euro al MWh (+35,49%).

Forti ribassi, invece, sono stati accusati dai mercati azionari internazionali. L’onda è partita dall’Asia, con Tokyo che ha ceduto l’1,44% e anche le altre altre Borse del continente che hanno chiuso in rosso. Stessa sorte è toccata poi alle Borse europee: Milano ha terminato con un rosso dell’1,97% Francoforte ha ceduto il 2,69%, Londra l’1,24%, Parigi il 2,17%, Madrid il 2,72%. Decisamente meno impattata appariva, intanto, Wall Street che dopo un avvio in flessione annullava i cali. A risentire dell’ondata di vendite in Europa sono stati in particolare i titoli di Banche, Assicurazioni e Lusso e quelli del comparto Automotive. Bene invece, come ci si aspettava, quelli legati al settore Oil, saliti sulla scia dei rialzi del petrolio, e quelli della Difesa.

Poco impattati i govies europei, mentre la moneta unica si è indebolita nei confronti del dollaro, calando sotto quota 1,17, ai minimi da oltre un mese.

Gli analisti parlano di reazioni tutto sommato composte e non drammatiche dei mercati. Ma incombono grandi interrogativi e forti preoccupazioni. Le variabili da tenere sotto osservazione sono principalmente la durata del conflitto e la sua possibile estensione a livello geografico. Da queste dipenderanno le future evoluzioni e i calcoli dei livelli di rischiosità, nonchè gli impatti inflattivi.

Auto: immatricolazioni febbraio +14% a 157.334 unità

Auto: immatricolazioni febbraio +14% a 157.334 unità

Milano, 2 mar. (askanews) – Prosegue la crescita del mercato auto. A febbraio le immatricolazioni sono aumentate del 14,04% a 157.334 unità. Lo rende noto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nei primi due mesi le immatricolazioni sono aumentate del 10,2% a 299.373 unità.

I trasferimenti di proprietà sono stati 513.810 a fronte i 498.103 passaggi registrati a febbraio 2025, con un aumento del 3,15%.

Il volume globale delle vendite mensili, pari a 671.144 unità, ha interessato per il 23,44% vetture nuove e per il 76,56% vetture usate.

Nella top ten i primi tre modelli sono tutti brand Stellantis: Fiat Panda, Jeep Avenger, e Leapmotor T03.

Stellantis: immatricolazioni febbraio +27,7%, quota sale al 34%

Stellantis: immatricolazioni febbraio +27,7%, quota sale al 34%

Milano, 2 mar. (askanews) – Stellantis chiude il mese di febbraio con immatricolazioni in crescita del 27,7% pari al doppio del mercato (+14%), a 53.592 unità. La quota del gruppo è salita al 34% rispetto al 30,4% di febbraio 2024. Lo si apprende da dati Dataforce elaborati da Stellantis. Nei primi due mesi le vendite sono aumentate del 19,9% a 100.108 unità, pari a una quota del 33,3% (+2,6 pp).

Il gruppo Stellantis e il marchio Fiat rimangono saldamente al primo posto della classifica italiana di vendite. Fiat, in particolare, ha registrato a febbraio 21.269 immatricolazioni pari al 13,5% di quota (in crescita di 2,8 pp rispetto a febbraio dello scorso anno). Pandina si conferma la best seller del mercato italiano con 12.612 unità che arrivano a quasi 26.000 unità dall’inizio dell’anno. In crescita costante anche Grande Panda con 5.500 immatricolazioni a febbraio.

Da primato il risultato di Leapmotor che ha consolidato la propria ascesa nel mercato italiano della mobilità elettrica. A febbraio, il brand, attivo in Italia nell’ambito della joint venture Leapmotor International che fa capo a Stellantis, ha ottenuto un risultato storico con 5.006 immatricolazioni, una quota di mercato vetture del 3,2% e, nel mercato privati, del 6%. Si tratta di una performance complessiva che segna un incremento del 2.196% rispetto allo stesso mese del 2025 e posiziona Leapmotor come il marchio con la crescita più rapida dell’intero panorama competitivo, soprattutto rispetto ai principali concorrenti asiatici. Leapmotor, grazie soprattutto alla T03 che si è confermata l’auto elettrica più venduta in Italia, a febbraio è salita sul gradino più alto del podio sia nel mercato totale Bev, con quota del 39,1%, sia nel canale dei privati con il 51,4%.

Nei veicoli commerciali, infine, Fiat Professional conferma la leadership in Italia a febbraio con 3.640 immatricolazioni pari al 23,7% di quota di mercato. Il brand si impone nei 4 segmenti del mercato in cui è presente: Ducato, il van più venduto in Italia, nel segmento dei Large Van, Scudo nel Medium Van, Doblò nel Compact Van e Panda Van nel “Car Derived”.

Conti pubblici, l’uscita dell’Italia dalla procedura Ue per deficit eccessivo rischia di slittare

Conti pubblici, l’uscita dell’Italia dalla procedura Ue per deficit eccessivo rischia di slittare

Roma, 2 mar. (askanews) – Rischia di slittare di un anno l’anelata uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. Anche se non è ancora detta l’ultima parola. Oggi l’Istat ha pubblicato i dati preliminari sui conti pubblici 2025 della Penisola.

E, contestualmente a una revisione al ribasso della stima sulla crescita economica dello scorso anno – al più 0,5% a fronte dello 0,7% indicato a fine gennaio – il rapporto tra disavanzo di Bilancio e Pil vine indicato al 3,1%. Per quanto in calo rispetto al 2024, il dato non appare sufficiente al chiudere in anticipo la procedura Ue.

Lo scorso novembre, infatti, nel presentare le previsioni economiche di autunno, il commissario europeo agli Affari economici, Valdis Dombrovskis aveva spiegato che l’uscita dalla procedura era possibile questa primavera, ma appunto a condizione che il deficit italiano fosse “confermato sotto il 3% del Pil”. In quelle previsioni Bruxelles stimava il deficit dell’Italia proprio al 3% del Pil.

Il dato di oggi, tuttavia, è provvisorio e “suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo, il 21 aprile 2026, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate”, ha puntualizzato l’Istat.

All’Istat ha fatto eco il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “E’ un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini – ha aggiunto – causa principale del dato di oggi”.

Per parte sua la Commissione Ue, tramite un portavoce ha “preso atto dei dati preliminari” sui conti pubblici dell’Italia forniti dall’Istat”. Ora “questi dati verranno trasmessi a Eurostat – ha aggiunto – che li valuterà e, il 22 aprile, pubblicherà le statistiche certificate” sulle finanze pubbliche. “La Commissione – ha spiegato il portavoce – valuterà la situazione del deficit dell’Italia nell’ambito del Pacchetto di primavera del semestre europeo, sulla base del risultato del 2025”.

Secondo un’altra fonte comunitaria, il 21 maggio la Commissione presenterà le sue previsioni economiche aggiornate. E il 3 giugno, posto che si tratta di date indicative, dovrebbe presentare il “Pacchetto di primavera” del Semestre Europeo, con le raccomandazioni sulla uscita – o la non uscita – dalle procedure per deficit eccessivo degli stati membri.

Bankitalia, nel Piano Strategico 2026-2028 fari su euro digitale e IA

Bankitalia, nel Piano Strategico 2026-2028 fari su euro digitale e IA

Roma, 2 mar. (askanews) – Bankitalia ha pubblicato il Piano strategico 2026-2028. Annessa al documento, la lettera del governatore, Fabio Panetta, che ha descritto le linee guida dell’istituto per il prossimo triennio.

Il documento presenta una strategia che tiene conto di un contesto segnato da “tensioni geopolitiche e frammentazione economica”, spiega il governatore nella missiva, sfide che richiedono una Banca capace di “agire in maniera proattiva ai mutamenti del contesto e agli shock esterni”.

Tra i pilastri del piano spicca l’innovazione tecnologica. Panetta ha sottolineato la necessità di puntare sullo “sviluppo e la valorizzazione del capitale umano aziendale con il ricorso all’intelligenza artificiale”, con l’obiettivo di rendere i processi operativi e decisionali più efficienti.

Sul fronte monetario, resta centrale il “rafforzamento del ruolo della Banca nei sistemi di pagamento”, con un impegno diretto nella “realizzazione della moneta digitale di banca centrale” per garantire sovranità e sicurezza.

Il governatore ha poi ribadito l’importanza di un presidio costante sulle “tecnologie emergenti e dirompenti”, come l’IA e il calcolo quantistico, che rappresentano “un’eccezionale opportunità di innovazione” ma richiedono attenzione. Il piano punta infine a comunicare “con efficacia i risultati dell’azione istituzionale”, confermando l’impegno per la transizione ecologica e la tutela della legalità nel sistema finanziario.

La strategia, spiega infine Panetta “si tradurrà in azioni misurabili e monitorabili nel tempo”.

Conti pubblici, rischia di slittare stop procedura Ue su deficit Italia

Conti pubblici, rischia di slittare stop procedura Ue su deficit Italia

Roma, 2 mar. (askanews) – Rischia di slittare di un anno l’anelata uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo. Anche se non è ancora detta l’ultima parola. Oggi l’Istat ha pubblicato i dati preliminari sui conti pubblici 2025 della Penisola.

E, contestualmente a una revisione al ribasso della stima sulla crescita economica dello scorso anno – al più 0,5% a fronte dello 0,7% indicato a fine gennaio – il rapporto tra disavanzo di Bilancio e Pil vine indicato al 3,1%. Per quanto in calo rispetto al 2024, il dato non appare sufficiente al chiudere in anticipo la procedura Ue.

Lo scorso novembre, infatti, nel presentare le previsioni economiche di autunno, il commissario europeo agli Affari economici, Valdis Dombrovskis aveva spiegato che l’uscita dalla procedura era possibile questa primavera, ma appunto a condizione che il deficit italiano fosse “confermato sotto il 3% del Pil”. In quelle previsioni Bruxelles stimava il deficit dell’Italia proprio al 3% del Pil.

Il dato di oggi, tuttavia, è provvisorio e “suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo, il 21 aprile 2026, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate”, ha puntualizzato l’Istat.

All’Istat ha fatto eco il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: “E’ un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini – ha aggiunto – causa principale del dato di oggi”.

Per parte sua la Commissione Ue, tramite un portavoce ha “preso atto dei dati preliminari” sui conti pubblici dell’Italia forniti dall’Istat”. Ora “questi dati verranno trasmessi a Eurostat – ha aggiunto – che li valuterà e, il 22 aprile, pubblicherà le statistiche certificate” sulle finanze pubbliche. “La Commissione – ha spiegato il portavoce – valuterà la situazione del deficit dell’Italia nell’ambito del Pacchetto di primavera del semestre europeo, sulla base del risultato del 2025”.

Secondo un’altra fonte comunitaria, il 21 maggio la Commissione presenterà le sue previsioni economiche aggiornate. E il 3 giugno, posto che si tratta di date indicative, dovrebbe presentare il “Pacchetto di primavera” del Semestre Europeo, con le raccomandazioni sulla uscita – o la non uscita – dalle procedure per deficit eccessivo degli stati membri.

Istat: nel 2025 Pil a +0,5%, deficit-Pil cala al 3,1%

Istat: nel 2025 Pil a +0,5%, deficit-Pil cala al 3,1%

Roma, 2 mar. (askanews) – Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,5% rispetto al 2024. Lo ha reso noto l’Istat rivedendo al ribasso la precedente stima, diffusa il 30 gennaio, che dava una crescita a +0,7%.

Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, misurato in rapporto al Pil, è stato pari a -3,1%, a fronte del -3,4 % nel 2024. Ad ottobre scorso, nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica, il governo prevedeva di raggiungere il 3,0%. Un’eventuale discesa sotto il 3% permetterebbe all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo.

Il debito è salito al 137,1% dal 134,7% del 2024. Il saldo primario è positivo e pari a 16.860 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil pari a +0,7% da +0,5% del 2024, soprattutto per la forte crescita delle entrate (+46,5 miliardi). Il saldo di parte corrente è anch’esso positivo e pari a 48.576 milioni di euro in miglioramento rispetto al 2024 (era 36.218 milioni). Questo risultato rispecchia una crescita delle entrate correnti (+41,8 miliardi) più sostenuta di quella delle uscite correnti (+29,4 miliardi).

Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.

Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell’industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.

Nel 2025 la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 43,1%, in aumento rispetto all’anno precedente (era 42,4%), per effetto di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%) superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,5%). “La pressione fiscale è aumentata di 0,7 punti percentuali”, ha spiegato l’Istituto.

Il Conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche sarà trasmesso all’autorità statistica europea, come da Regolamento, entro il 31 marzo. Il conto – ha spiegato l’Istat – è suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo, il 21 aprile 2026, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate.

Conti pubblici, l’Istat: nel 2025 il deficit-Pil cala al 3,1%

Conti pubblici, l’Istat: nel 2025 il deficit-Pil cala al 3,1%

Roma, 2 mar. (askanews) – Nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, misurato in rapporto al Pil, è stato pari a -3,1%, a fronte del -3,4 % nel 2024. Lo ha reso noto l’Istat.

Il saldo primario, ossia l’indebitamento netto meno la spesa per interessi, misurato in rapporto al Pil è stato pari a +0,7% (+0,5% nel 2024). Nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,5% rispetto al 2024. Lo ha reso noto l’Istat rivedendo al ribasso la precedente stima, diffusa il 30 gennaio, che dava una crescita a +0,7%.

Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 2.258.049 milioni di euro correnti, con un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.

Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell’industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.

Conflitto Iran scuote borse europee: Piazza Affari male con banche

Conflitto Iran scuote borse europee: Piazza Affari male con banche

Milano, 2 mar. (askanews) – L’inasprirsi del conflitto in Medio Oriente scuote i mercati. A Milano il Ftse Mib cede il 2,36% a 46.095,78 punti mentre l’All Share arretra del 2,35%. Nel resto del Vecchio Continente non va meglio: il Dax cede il 2,31%, il Cac40 l’1,93, l’Ibex di Madrid il 3%. Limitano le perdite intorno all’1% Londra e Amsterdam.

Sul listino principale milanese, le vendite risparmiano pochi titoli. Alle perdite si sottraggono, infatti, solo le azioni del comparto della difesa e gli energetici, sostenuti dalla corsa del prezzo del greggio e del gas: Leonardo sale del 5,11%, in scia anche all’imminente commessa da 1 miliardo da parte del governo britannico per la costruzione di elicotteri. Corrono poi Eni (+4,12%) e Fincantieri (+1,66%) seguite a distanza da Italgas (+0,82) e Tenaris (+0,74%).

Crolla invece Stellantis che lascia su terreno il 5,33% a 6,571 euro. Vendite anche sui titoli bancari con Bper Banca a 4,7%, Mps (-4,35%), Unicredit (-4,32%), Popolare di Sondrio (-4,30%) e Intesa Sanpaolo (-4,27%). Male anche i titoli del lusso con Cucinelli (-4,25%) e Moncler (-4,21%).

Intanto il petrolio continua la sua corsa col Brent che si mantiene a ridosso degli 80 dollari al barile e il Wti che supera i 73 dollari (+9%). Anche il gas continua a infiammarsi: il Ttf ad Amsterdam sale del 24,7% a 39,86 euro al MWh. Sul fronte valutario il cambio euro/dollaro è in calo dello 0.91% con la moneta unica scambiata a 1,17 dollari.