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Gentiloni (Ue): l’Italia ha 2 opportunità su Pnrr e mercato del lavoro

Gentiloni (Ue): l’Italia ha 2 opportunità su Pnrr e mercato del lavoroBruxelles, 15 nov. (askanews) – “Le nostre previsioni economiche confermano che quest’anno, il 2023, è un anno difficile per l’economia Europea, c’è un suo evidente rallentamento; e in questo quadro” un rallentamento “anche dell’economia italiana, che tuttavia non è in recessione, a differenza di altri paesi europei”. Lo ha detto il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, rispondendo ai giornalisti italiani dopo la conferenza stampa di presentazione delle previsioni economiche d’autunno della Commissione, oggi a Bruxelles.

“La sfida – ha sottolineato il commissario – è quella di utilizzare le opportunità che abbiamo per portare già l’anno prossimo a un livello di crescita più elevato sia l’economia europea che è quella italiana”. Riguardo all’Italia, “come si può affrontare questa sfida? Ci sono – ha notato il Gentiloni – due opportunità positive: la prima è un mercato del lavoro in buone condizioni, non abbiamo alti livelli di disoccupazione; e la seconda è che l’inflazione sta scendendo, e che quindi questo avrà delle conseguenze di medio termine positive, anche sul finanziamento delle imprese e sui costi per i consumatori e per le famiglie”.

“Questa deve essere un’occasione per rilanciare la crescita. Ma naturalmente per farlo in Italia è molto importante sviluppare gli obiettivi e i programmi di riforme ed investimento del Pnrr, che nelle nostre valutazioni sono una parte significativa di questa crescita, sia pur limitata, che potenzialmente abbiamo”, ha aggiunto il commissario. Gentiloni ha poi confermato che la Commissione, contrariamente al governo italiano, ha considerato anche nel 2025 l’impatto sul bilancio del taglio del cuneo fiscale, che è presente nella manovra solo per il 2024.

“Siamo noi – ha spiegato – che lo abbiamo inserito”, il taglio del cuneo fiscale, “nelle nostre proiezioni sul 2025, considerandolo come, diciamo così, una misura stabile, perché l’intenzione di averlo stabilmente è stata più volte manifestata da parte del governo. Il quale però non lo ha inserito nelle proprie proiezioni di deficit; e quindi questa è una delle cose che giustificano qualche piccola differenza che abbiamo sul 2025 tra le nostre proiezioni e quelle del governo”. Al commissario è stato chiesto poi se non consideri che la vicenda delle concessioni Balneari, non ancora rimesse a gara come prevede il diritto Ue e come la Commissione chiede da anni, non comporti anche un problema in termino perdite di entrate significative per le entrate dello Stato.

“Noi – ha ricordato Gentiloni – dei balneari ci siamo occupati nelle raccomandazioni della Commissione europea molto, molto, molto ripetutamente. So che il governo italiano sta affrontando questa questione, vedremo. Gentiloni ha annunciato oggi che la Commissione applicherà il parametro della spesa pubblica primaria netta nella valutazione dei piani di bilancio degli Stati membri per il 2024, che sarà presentata martedì prossimo a Strasburgo. La la limitazione della spesa primaria netta è il pilastro fondamentale della proposta di riforma del Patto di stabilità, su cui stanno discutendo i ministri delle Finanze. A un giornalista che chiedeva se non tema che, nel compromesso che si sta cercando sulla riforma, si finisca con l’aggiungere altri parametri (come dei numeri fissi per la riduzione annuale del deficit e del debito) che complicherebbero il testo e ne comprometterebbero l’applicabilità, il commissario ha risposto: “Io mi auguro una situazione bilanciata ed equilibrata. Per quanto riguarda le valutazioni che faremo la settimana prossima, sono valutazioni della rispondenza dei progetti di bilancio alle raccomandazioni fatte dalla Commissione qualche mese fa, e tra queste raccomandazioni c’era anche quella di tenere la spesa netta primaria al di sotto di un certo livello”. “Questo – ha proseguito Gentiloni – era effettivamente un utilizzo, diciamo così, sperimentale che le nostre regole consentono di questo parametro della spesa primaria netta che è uno degli elementi della proposta della Commissione sulle nuove regole di bilancio. Ma se ci saranno altri parametri” che verranno incorporati nel nuovo Patto di stabilità, “comunque non vi aspettate che vengano considerati nelle nostre valutazioni della prossima settimana, perché si riferiscono alle raccomandazioni fatte alcuni mesi fa”, ha concluso.

Gentiloni: sensibile differenza con governo su stime deficit e debito

Gentiloni: sensibile differenza con governo su stime deficit e debitoRoma, 15 nov. (askanews) – Le previsioni della Commissione europea su deficit-Pil e debito-Pil dell’Italia per il 2025 mostrano una “sensibile differenza” rispetto alle attese formulate dal governo italiano. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni rispondendo ad una domanda durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni economiche autunnali.

“Per quanto riguarda le differenze con il 2025, effettivamente c’è una differenza nel deficit e nel debito, tra le proiezioni contenute nei documenti italiani e le nostre stime. La differenza direi si basa fondamentalmente su tre punti – ha spiegato Gentiloni -: il primo è che le nostre stime includono un incremento più alto del costo degli interessi sul debito rispetto alle stime italiane, nel 2025 rispetto al 2024”. “La seconda – ha proseguito – è che la Commissione include nelle proprie stime un prolungamento delle misure sul cuneo fiscale che è stata adottata per l’anno scorso e quest’anno. Perché è stata rinnovata sistematicamente ormai in questi anni e perché il governo l’ha presentata con una misura permanente. Quindi noi includiamo anche i costi. Infine, la stima della Commissione assume un incremento del valore dei salari e degli stipendi pubblici maggiore di quello che è previsto nelle stime italiane”.

“Queste che sono le ragioni principali per una differenza che è sensibile – ha detto Gentiloni – nella proiezione di deficit, che è maggiore nelle stime della Commissione, e di debito, che è anche maggiore delle stime della Commissione”.

Ue taglia stima crescita Italia 2023 a +0,7%, alza 2024 a +0,9%

Ue taglia stima crescita Italia 2023 a +0,7%, alza 2024 a +0,9%Roma, 15 nov. (askanews) – La Commissione europea ha limato al ribasso la previsione di crescita economica dell’Italia di quest’anno allo 0,7%, mentre ha ritoccato marginalmente al rialzo la stima di crescita sul 2024 al più 0,9%. Per il 2025, in base alle cifre indicate nelle previsioni economiche autunnali, l’esecutivo comunitario si attende una crescita del Pil italiano dell’1,2%.

Nelle precedenti stime, tre mesi fa, Bruxelles prevedeva una crescita dello 0,9% quest’anno in Italia e un più 0,8% sul 2024. Nel piano di bilancio per il prossimo anno, la “manovra” il governo italiano prevede una crescita 2023 allo 0,8%, un più 1,2% sul 2024 e più 1,4% sul 2025.

Ue prevede risalita del debito-Pil dell’Italia dal 2024 a 140,6%

Ue prevede risalita del debito-Pil dell’Italia dal 2024 a 140,6%Roma, 15 nov. (askanews) – La Commissione europea prevede che l’incidenza del debito pubblico dell’Italia si riduca quest’anno al 139,8% del Pil, ma si attende che dal 2024 questa voce torni a salire, al 140,6% e poi ulteriormente al 140,9% sul 2025. Le cifre sono contenute nella scheda sulla Penisola inserita nelle ultime previsioni economiche autunnali dell’Ue.

Guardando al deficit-Pil, dopo un calo al 5,3% quest’anno, dall’8% del 2022, secondo Bruxelles si abbasserà ulteriormente al 4,4% del Pil nel 2024, mentre sul 2025 è atteso un calo solo marginale al 4,3%. Queste stime, spiega la Commissione scontano “il prolungamento al 2025 dei tagli sul cuneo fiscale, un ulteriore aumento degli stipendi nella pubblica amministrazione per i rinnovi del periodo 2022-2024 e un ulteriore aumento delle spese sui tassi di interesse”.

Le ultime previsioni del governo italiano sono quelle inserite nel piano di bilancio per il 2024, la “manovra”, secondo cui il debito-Pil segnerebbe 140,2% quest’anno, 140,1% il prossimo anno, 139,9% nel 2025 e 139,6% nel 2026.

Bankitalia: a settembre debito pubblico sale a 2.844,2 mld (+3,8 mld)

Bankitalia: a settembre debito pubblico sale a 2.844,2 mld (+3,8 mld)Milano, 15 nov. (askanews) – Lo scorso settembre il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 3,8 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.844,2 miliardi. Lo comunica la Banca d’Italia nella pubblicazione statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”.

Il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (25,1 mld), spiega, ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (21,3 mld, a 31,9). L’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio è stato sostanzialmente nullo. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 3,7 miliardi, mentre quello delle amministrazioni locali di 0,1 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece sostanzialmente stabile.

La vita media residua del debito – immutata rispetto al mese precedente – è rimasta stabile a 7,7 anni. La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è diminuita al 25% (dal 25,1% del mese precedente), mentre ad agosto (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) quelle detenute dai non residenti e dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) si sono collocate rispettivamente al 26,9% e al 12,4%.

L’Istat rivede le stime dell’inflazione al ribasso: ad ottobre cala all’1,7%

L’Istat rivede le stime dell’inflazione al ribasso: ad ottobre cala all’1,7%Roma, 15 nov. (askanews) – Ad ottobre l’inflazione ha registrato una diminuzione dello 0,2% su base mensile e un aumento di 1,7% su base annua, da +5,3% nel mese precedente. Si tratta di un dato che non si registrava da luglio 2021 (+1,9%). Lo ha reso noto l’Istat che ha rivisto al ribasso la stima preliminare che era +1,8%.

La drastica discesa del tasso di inflazione “si deve in gran parte all’andamento dei prezzi dei beni energetici, in decisa decelerazione tendenziale a causa dell’effetto statistico derivante dal confronto con ottobre 2022, quando si registrarono forti aumenti dei prezzi del comparto”, è il commento dell’Istat. Un contributo al ridimensionamento dell’inflazione si deve inoltre alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari, il cui tasso tendenziale scende al +6,3%, esercitando un freno alla crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+6,1%). Infine, più contenuta è la flessione dell’inflazione di fondo, che a ottobre si attesta al +4,2% (dal +4,6% di settembre). Frenano, ad ottobre, i prezzi del carrello della spesa. Secondo l’Istat rallentano ulteriormente in termini tendenziali i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona passando da +8,1% a +6,1% e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto da +6,6% a +5,6%. In particolare, per i beni alimentari il tasso tendenziale scende al +6,3%.

Inflazione, Istat rivede stime al ribasso: ad ottobre cala all’1,7%

Inflazione, Istat rivede stime al ribasso: ad ottobre cala all’1,7%Roma, 15 nov. (askanews) – Ad ottobre l’inflazione ha registrato una diminuzione dello 0,2% su base mensile e un aumento di 1,7% su base annua, da +5,3% nel mese precedente. Si tratta di un dato che non si registrava da luglio 2021 (+1,9%). Lo ha reso noto l’Istat che ha rivisto al ribasso la stima preliminare che era +1,8%.

La drastica discesa del tasso di inflazione “si deve in gran parte all’andamento dei prezzi dei beni energetici, in decisa decelerazione tendenziale a causa dell’effetto statistico derivante dal confronto con ottobre 2022, quando si registrarono forti aumenti dei prezzi del comparto”, è il commento dell’Istat. Un contributo al ridimensionamento dell’inflazione si deve inoltre alla dinamica dei prezzi dei beni alimentari, il cui tasso tendenziale scende al +6,3%, esercitando un freno alla crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+6,1%). Infine, più contenuta è la flessione dell’inflazione di fondo, che a ottobre si attesta al +4,2% (dal +4,6% di settembre).

Multe per oltre 15 milioni dell’Antitrust a sei società energetiche per le modifiche ai prezzi

Multe per oltre 15 milioni dell’Antitrust a sei società energetiche per le modifiche ai prezziRoma, 15 nov. (askanews) – L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato sanzioni per oltre 15 milioni di euro nei confronti di Enel Energia, Eni Plenitude, Acea Energia, Iberdrola Clienti Italia, Dolomiti Energia ed Edison Energia.

Secondo l’Autorità, si legge in una nota, le sei società “hanno adottato pratiche commerciali aggressive condizionando i consumatori ad accettare modifiche in aumento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas, in contrasto con la protezione normativa derivante dall’articolo 3 del Decreto Aiuti bis”. Infatti, “in un contesto caratterizzato da gravi criticità nel settore energetico con significativi aumenti dei costi per i consumatori finali, questa norma aveva vietato aumenti unilaterali dei prezzi per la fornitura di energia elettrica e gas dal 10 agosto 2022 al 30 giugno 2023. Invece, Enel Energia, Eni Plenitude, Acea Energia, Iberdrola Clienti Italia, Dolomiti Energia ed Edison Energia hanno inviato agli utenti lettere con le quali inducevano ad accettare modifiche dei prezzi nel periodo citato, con conseguenti significativi incrementi delle bollette per i loro clienti”. In particolare, prosegue l’Autorità, Enel ed Eni, cui sono state irrogate sanzioni di 10 milioni e di 5 milioni, “hanno modificato unilateralmente i prezzi di fornitura a oltre 4 milioni di consumatori sulla base delle clausole contrattuali che consentono alle stesse società di decidere a propria discrezione se e quando modificare le tariffe, una volta scaduti i prezzi dell’offerta economica scelta. Così, i clienti, anche diversi anni dopo la scadenza dell’offerta economica, si sono visti recapitare lettere con cui Enel ed Eni aumentavano i prezzi in assenza di una scadenza nota al consumatore finale”.

L’Antitrust evidenzia, “nel caso della sanzione ad Enel pari a 10 milioni, che è la prima volta che si applica il massimo edittale da quando è stato modificato il Codice del Consumo”. Acea e Dolomiti, prosegue l’Autoritò, “hanno ritenuto che le comunicazioni di modifica unilaterale dei prezzi, inviate prima dell’entrata in vigore del divieto, si sarebbero perfezionate dopo 10 giorni dall’invio delle stesse senza rispettare il preavviso di 90 giorni. Queste società hanno quindi aumentato i prezzi prima della scadenza corretta e, nel caso di Acea, anche con modifiche unilaterali in violazione della norma. Per tali ragioni sono state irrogate, rispettivamente, sanzioni pari a 560 mila euro e 50 mila euro”.

Iberdrola, “cui è stata irrogata la sanzione di 25 mila euro, da maggio a ottobre 2022 ha inviato comunicazioni con cui minacciava la risoluzione contrattuale per eccessiva onerosità sopravvenuta in caso di mancata accettazione di un nuovo contratto di fornitura con condizioni economiche peggiorative. Anche questa condotta era volta ad aggirare l’articolo 3 del decreto, facendo pressione sui consumatori ad accettare la modifica unilaterale per aumentare i prezzi”. Edison, infine, “ha applicato l’incremento dei prezzi prima della scadenza delle tariffe prevista dal contratto. Visto che la società ha ristorato i propri clienti e dato il numero marginale di consumatori coinvolti, è stato irrogato il minimo edittale di 5.000 euro”.

Bombardieri: sciopero generale confermato, su trasporti valuteremo

Bombardieri: sciopero generale confermato, su trasporti valuteremoRoma, 15 nov. (askanews) – “Lo sciopero generale è confermato per otto ore di astensione dal lavoro”, mentre per il settore dei trasporti dopo la precettazione “valuteremo tra qualche ora quale sarà il nostro comportamento”. Lo ha detto il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri, a Rtl 102.5.

“Risponderemo ad un atto di squadrismo istituzionale con la partecipazione”, ha spiegato il leader della Uil. “Il ministro Salvini è intervenuto – ha ricordato Bombardieri – precettando lo sciopero nel comparto trasporti da otto ore a quattro. Rispetto ad un atto simile ci sono ricadute sui lavoratori e noi proseguiremo a tutelarli”.

Mlp

Sciopero, Landini: precettino quanto gli pare, ma noi non ci fermiamo

Sciopero, Landini: precettino quanto gli pare, ma noi non ci fermiamoRoma, 15 nov. (askanews) – “Possono precettare finchè gli pare noi non ci fermiamo fino a quando non abbiamo ottenuto dei risultati”. Lo ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, ad Agorà, sullo sciopero contro la manovra in programma per venerdì.

“Per il settore dei trasporti, in particolare, valuteremo cosa fare e come affrontare” la situazione “senza voler mettere in difficoltà i lavoratori perchè le sanzioni possono riguardare anche il singolo lavoratore”, ha aggiunto Landini. Certo è che “nella storia del nostro Paese non è mai successo che si arrivi ad una limitazione del diritto di sciopero: è di una gravità assoluta” e “abbiamo intenzione – ha concluso – di andare avanti”.

Mlp