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Iran, Pd-M5s-Avs cercano intesa su risoluzione

Iran, Pd-M5s-Avs cercano intesa su risoluzione

Roma, 4 mar. (askanews) – Si lavorerà fino a domattina nel ‘campo largo’ per provare a mettere insieme una mozione unitaria sulle comunicazioni del governo sull’Iran, sottoscritta almeno da Pd, M5s e Avs. I contatti proseguono, un accordo fra i tre partiti sembra stasera più probabile, anche se restano delle differenze nella valutazione della situazione e molto dipenderà dal testo che presenterà la maggioranza. L’uso delle basi per il centrosinistra sarebbe inaccettabile, Avs ha annunciato anche una interrogazione alla presidente del Consiglio sulle notizie che parlano di aerei Usa diretti nel Golfo persico e transitati anche per Sigonella e Aviano, ma le posizioni non collimano nemmeno su altri punti, compreso quello dell’invio di sistemi di difesa ai paesi del Golfo in questi giorni sotto attacco.

Nelle intenzioni del Pd, peraltro, si dovrebbe fare in modo di arrivare ad un testo condivisibile anche da Italia viva, Azione e Più Europa, ma arrivare ad un accordo di tutte le opposizioni allo stato significherebbe scrivere un documento molto generico: “Del resto – spiega un parlamentare dell’area moderata – se la maggioranza si presenta con una risoluzione assolutamente generica, perché noi dovremmo dividerci su un testo che entra nel dettaglio?” Ma l’idea non convince tutti, Avs vuole fissare alcuni punti, il no ad un intervento che viola il diritto internazionale per esempio, che a cascata significherebbe opporsi anche a qualsiasi richiesta di aiuto anche solo sul piano difensivo, come i sistemi antimissile per Emirati e Qatar.

Matteo Renzi, d’altro canto, oggi a La7 ha esposto una linea di tutt’altro avviso. “Penso che se c’è un impegno internazionale condiviso è ovvio che diamo le basi militari, che mandiamo i carabinieri, nella fase di ‘peace keeping’ o di ricostruzione”. Ovviamente, ha precisato, “non è che dici ‘do le basi’. Prima guardo le regole d’ingaggio”.

Nel Pd sono al lavoro Peppe Provenzano, Enzo Amendola, Alessandro Alfieri, Lorenzo Guerini, chiaramente in contatto con Elly Schlein. I parlamentare democratici faranno il punto domattina alle 8.30, mentre M5s riunisce già stasera i gruppi parlamentari. Azione, Iv e Più Europa fanno sapere di non avere ancora ricevuto nessuna bozza su cui ragionare.

Meloni ‘chiede’ il voto alle Camere sui sistemi di difesa ai paesi del Golfo. E va al Colle

Meloni ‘chiede’ il voto alle Camere sui sistemi di difesa ai paesi del Golfo. E va al Colle

Roma, 4 mar. (askanews) – Una giornata cominciata con un nuovo vertice a palazzo Chigi con intelligence e ministri, e finita al Quirinale per confrontarsi con il presidente della Repubblica. Di mezzo, anche un incontro con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti. Il fronte che si è aperto con l’attacco di Usa e Israele all’Iran, che sta incendiando il Medio Oriente e che bussa con sempre più insistenza alle porte dell’Europa, preoccupa ogni giorno di più Meloni. Quelli che stiamo affrontando sono “giorni difficili”, dice aprendo il suo intervento a un evento della Banca d’Italia dedicato all’Africa.

Anche per questo la premier ha deciso di chiedere il voto del Parlamento. Domani il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto (anche lui ricevuto in serata al Colle, ma in un momento separato da quello della premier) riferiranno prima alla Camera e poi al Senato “sull’evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo”. La scelta è stata precisamente quella di usare il meccanismo delle ‘comunicazioni’ che per regolamento comporta la presentazione di risoluzioni e dunque anche di votazioni. E’ stata proprio Giorgia Meloni, durante il vertice a palazzo Chigi, a indicare questo percorso. L’obiettivo è infatti quello di dare una “cornice parlamentare” alle decisioni che nelle prossime ore l’Italia sarà chiamata a prendere. Sul tavolo c’è già la richiesta da parte proprio dei Paesi dell’area del Golfo, a cui peraltro la presidente del Consiglio ha dedicato grande attenzione nella sua attività diplomatica, di poter usufruire di sostegni difensivi: si parla in particolare di sistemi anti-drone e dei Samp T. In mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Alfredo Mantovano, ha spiegato che “al momento” non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane”. Ma la situazione è in continua evoluzione e in serata il ministro degli Esteri ha sentito il segretario di Stato, Marco Rubio.

Per l’invio di strumenti di difesa nei Paesi del Golfo non dovrebbe essere utilizzato lo strumento del decreto. La scelta di far votare una risoluzione, si spiega, è stata fatta anche con l’intenzione di fornire al governo un preciso “atto d’indirizzo” che potrebbe essere sufficiente dal punto di vista legislativo dal momento che tali interventi potrebbero già rientrare, attraverso un “atto informativo” al Copasir, nel provvedimento che proroga le missioni italiane in quell’area. Il testo della risoluzione, che sarà presentato domani dalla maggioranza e che è in via di definizione tra palazzo Chigi e ministero della Difesa, dovrebbe fare comunque generici riferimenti alle forniture che potrebbero essere date e la speranza è che vi possano convergere anche le opposizioni. Ma l’idea è anche quella di non aprire un nuovo fronte interno, come già accaduto sull’Ucraina. Matteo Salvini, che in mattinata ha partecipato al vertice da remoto, durante un comizio a Latina pone un interrogativo che la dice lunga: “La domanda che mi faccio come Italia e come Europa è quanti fronti aperti possiamo tenere contemporanemente senza che saltino i bilanci di famiglie e aziende”.

C’è poi un’altra preoccupazione che si sta facendo largo nella maggioranza ed è quella che l’altissima attenzione (e preoccupazione) che questo nuovo conflitto sta generando nell’opinione pubblica finisca per abbassare completamente l’interesse nei confronti del referendum. Nel centrodestra calcolano che più bassa sarà l’affluenza meno chance avrà di vincere il sì. Insomma, si cominciano a mettere le mani avanti rispetto a quella che potrebbe essere la prima vera sconfitta. Anche in quest’ottica non è stata ancora sciolta la riserva sulla presenza di Giorgia Meloni all’evento organizzato da Fdi a Milano per il 12 marzo.

Iran, Meloni ‘chiede’ voto Camere su sistemi difesa a Golfo. E va al Colle

Iran, Meloni ‘chiede’ voto Camere su sistemi difesa a Golfo. E va al Colle

Roma, 4 mar. (askanews) – Una giornata cominciata con un nuovo vertice a palazzo Chigi con intelligence e ministri, e finita al Quirinale per confrontarsi con il presidente della Repubblica. Di mezzo, anche un incontro con il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti. Il fronte che si è aperto con l’attacco di Usa e Israele all’Iran, che sta incendiando il Medio Oriente e che bussa con sempre più insistenza alle porte dell’Europa, preoccupa ogni giorno di più Meloni. Quelli che stiamo affrontando sono “giorni difficili”, dice aprendo il suo intervento a un evento della Banca d’Italia dedicato all’Africa.

Anche per questo la premier ha deciso di chiedere il voto del Parlamento. Domani il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto (anche lui ricevuto in serata al Colle, ma in un momento separato da quello della premier) riferiranno prima alla Camera e poi al Senato “sull’evoluzione della situazione internazionale e sulla richiesta di aiuti da parte dei paesi del Golfo”. La scelta è stata precisamente quella di usare il meccanismo delle ‘comunicazioni’ che per regolamento comporta la presentazione di risoluzioni e dunque anche di votazioni. E’ stata proprio Giorgia Meloni, durante il vertice a palazzo Chigi, a indicare questo percorso. L’obiettivo è infatti quello di dare una “cornice parlamentare” alle decisioni che nelle prossime ore l’Italia sarà chiamata a prendere. Sul tavolo c’è già la richiesta da parte proprio dei Paesi dell’area del Golfo, a cui peraltro la presidente del Consiglio ha dedicato grande attenzione nella sua attività diplomatica, di poter usufruire di sostegni difensivi: si parla in particolare di sistemi anti-drone e dei Samp T. In mattinata il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi, Alfredo Mantovano, ha spiegato che “al momento” non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane”. Ma la situazione è in continua evoluzione e in serata il ministro degli Esteri ha sentito il segretario di Stato, Marco Rubio.

Per l’invio di strumenti di difesa nei Paesi del Golfo non dovrebbe essere utilizzato lo strumento del decreto. La scelta di far votare una risoluzione, si spiega, è stata fatta anche con l’intenzione di fornire al governo un preciso “atto d’indirizzo” che potrebbe essere sufficiente dal punto di vista legislativo dal momento che tali interventi potrebbero già rientrare, attraverso un “atto informativo” al Copasir, nel provvedimento che proroga le missioni italiane in quell’area. Il testo della risoluzione, che sarà presentato domani dalla maggioranza e che è in via di definizione tra palazzo Chigi e ministero della Difesa, dovrebbe fare comunque generici riferimenti alle forniture che potrebbero essere date e la speranza è che vi possano convergere anche le opposizioni. Ma l’idea è anche quella di non aprire un nuovo fronte interno, come già accaduto sull’Ucraina. Matteo Salvini, che in mattinata ha partecipato al vertice da remoto, durante un comizio a Latina pone un interrogativo che la dice lunga: “La domanda che mi faccio come Italia e come Europa è quanti fronti aperti possiamo tenere contemporanemente senza che saltino i bilanci di famiglie e aziende”.

C’è poi un’altra preoccupazione che si sta facendo largo nella maggioranza ed è quella che l’altissima attenzione (e preoccupazione) che questo nuovo conflitto sta generando nell’opinione pubblica finisca per abbassare completamente l’interesse nei confronti del referendum. Nel centrodestra calcolano che più bassa sarà l’affluenza meno chance avrà di vincere il sì. Insomma, si cominciano a mettere le mani avanti rispetto a quella che potrebbe essere la prima vera sconfitta. Anche in quest’ottica non è stata ancora sciolta la riserva sulla presenza di Giorgia Meloni all’evento organizzato da Fdi a Milano per il 12 marzo.

Su cittadinanza la spunta la Lega: niente ius scholae, avanti con stretta

Su cittadinanza la spunta la Lega: niente ius scholae, avanti con stretta

Roma, 4 mar. (askanews) – Niente Ius scholae o Ius soli. Nell’ultimo anno di legislatura, la maggioranza porterà avanti soltanto la proposta della Lega che prevede una stretta sulla concessione della cittadinanza e una estensione dei casi di revoca. È quanto emerso dall’ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali della Camera che si è riunito oggi.

Già il 25 febbraio scorso la Commissione presieduta da Nazario Pagano (Fi) avrebbe dovuto procedere all’avvio dell’esame preliminare delle 24 proposte di legge abbinate, tutte riguardanti il tema della cittadinanza, ma con declinazioni decisamente diverse: dall’ampliamento dei casi di Ius soli della pdl Boldrini, allo Ius scholae (ovvero l’acquisto della cittadinanza in seguito ad un percorso scolastico) caro a Tajani e previsto dal testo del capogruppo di Forza Italia Barelli, alla stretta leghista. In quell’occasione sia la deputata Pd Simona Bonafè che Igor Iezzi (Lega) hanno chiesto il disabbinamento delle varie proposte.

A seguito di una valutazione svolta, il presidente Pagano ha proposto che si proceda “esclusivamente” all’avvio dell’esame della proposta di legge Iezzi che appunto riguarda l’estensione sia dei casi di revoca della cittadinanza italiana che dei casi di preclusione dell’acquisizione da parte dello straniero. Tutte le altre proposte di legge, a prescindere dal gruppo di appartenenza dei firmatari, avranno semmai un iter distinto.

Definito il perimetro di discussione dunque (revoca della cittadinanza e preclusione all’acquisto della cittadinanza) Pagano ha fatto presente che saranno dichiarati ammissibili solo gli emendamenti che riguardano questo perimetro e non quelli riguardandi un’estensione dei casi di acquisizione della cittadinanza.

Il testo Iezzi prevede che lo straniero che chiede di diventare cittadino italiano dimostri una conoscenza approfondita dell’italiano (anche giurando, in italiano, fedeltà alla Repubblica). La cittadinanza può essere negata in caso di reati gravi contro la persona o contro il patrimonio e può essere revocata in caso di condanne definitive per reati gravi come violenza sessuale, pedofilia o omicidio. Queste fattispecie che si aggiungono a quelle previste dalla normativa attuale (reati con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine costituzionale).

“Allo stato attuale – si legge nella relazione illustrativa della pdl Iezzi – per lo straniero nato in Italia e divenuto maggiorenne la legge richiede la sola residenza legale ininterrotta nel nostro Paese, senza prestare attenzione, come per gli altri casi, alla sua effettiva integrazione. Si tratta di un vuoto normativo” che la Lega “intende colmare, anche alla luce dell’aumento preoccupante del numero dei reati compiuti dai minorenni stranieri, secondo i dati diffusi nel rapporto sulla criminalità minorile del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale e riportati dalla stampa, nonché della crescente e preoccupante diffusione del fenomeno delle cd. baby gag”.

La relatrice della pdl sarà Simona Bordonali della Lega.

Iran, Grillo torna ed elogia Sanchez: buon senso epico

Iran, Grillo torna ed elogia Sanchez: buon senso epico

Roma, 4 mar. (askanews) – “Buon senso epico”. Si intitola così un post (dopo un lungo silenzio) di Beppe Grillo in cui il fondatore del M5s elogia Pedro Sanchez postando la trascrizione “leggermente riadattata” del discorso del premier spagnolo. Nella sostanza, Grillo cambia le parole “spagnolo”, “spagnoli” e “Spagna” con “italiano”, italiani” e “Italia”.

“Mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del governo italiano e delle azioni che stiamo portando avanti”, posizione che è “chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza”, si legge nel post.

Il governo, assicura il Grillo/Sanchez, “continuerà a esigere la cessazione delle ostilità e una soluzione diplomatica di questa guerra. E voglio dirlo chiaramente perché la parola giusta è proprio esigere. L’Italia è un membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della NATO e della comunità internazionale. Questa crisi riguarda anche noi, riguarda gli europei e quindi anche gli italiani. Per questo dobbiamo chiedere con forza a Stati Uniti, Iran e Israele di fermarsi prima che sia troppo tardi. L’ho detto molte volte e lo ripeto ora. Non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità. È così che iniziano i grandi disastri della storia”.

“Il governo italiano – conclude – è dalla parte dei valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno fissato nella nostra Costituzione. L’Italia è con i principi fondatori dell’Unione Europea. È con la Carta delle Nazioni Unite. È con il diritto internazionale e quindi con la pace e con la convivenza pacifica tra i paesi”.

Meloni: stiamo affrontando giornate difficili

Meloni: stiamo affrontando giornate difficili

Roma, 4 mar. (askanews) – “Nonostante i giorni difficili che stiamo affrontando non volevo perdere l’opportunità di chiudere questo dibattito dedicato a un tema che ritengo cruciale, non solo per il futuro dell’Africa ma per il futuro dell’intera Europa, cioè la costruzione delle infrastrutture fisiche e immateriali che rendono possibili la crescita, l’imprenditorialità e l’occupazione”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel suo intervento al convegno ‘Laying the groundwork for jobs in Africa: core infrastructure & business environments’ organizzato presso la sede centrale della Banca d’Italia a palazzo Koch.

Ddl Antisemitismo, passa il testo della maggioranza. Pd si divide

Ddl Antisemitismo, passa il testo della maggioranza. Pd si divide

Milano, 4 mar. (askanews) – Passa in Senato, il ddl antisemitismo. E passa nella versione voluta dalla maggioranza, senza alcuna delle modifiche chieste da una parte delle opposizioni. Ecco allora che a favore si esprimono il centrodestra, con i senatori di Italia Viva e Azione; contrari M5s e AVS; si astiene il Pd, che però registra il voto favorevole di 6 suoi esponenti. Il risultato finale è di 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti, con il testo che viene trasmesso alla Camera.

Resta dunque la definizione di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), citata nell’articolo 1 e contestata dal centrosinistra che chiedeva di sostituirla con la meno controversa Dichiarazione di Gerusalemme. E non viene espressamente chiarito che criticare le azioni del governo di Israele non costituisce atto di antisemitismo, come chiedevano diversi emendamenti. “Abbiamo fatto tre proposte semplici, se una sola fosse stata accolta avreste avuto l’unanimità del Parlamento”, ha affermato in Aula il capogruppo Dem Francesco Boccia, annunciando l’astensione. Votano invece a favore i “riformisti” del Pd: Graziano Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini, Pier Ferdinando Casini, Sandra Zampa e Alfredo Bazoli; Simona Malpezzi avrebbe votato anche lei sì, ma è in India. A spiegare la scelta è Delrio: “Votiamo a favore, non in contestazione e in dissociazione dal nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio e una timidezza nella cultura democratica del Paese, che non ha discusso abbastanza di questa emergenza e di questo problema”.

Contro le opposizioni si scaglia Ester Mieli, che svolge per Fdi la dichiarazione di voto: “Come fate ad astenervi e a votare contro? Tutto questo si chiama indifferenza: l’indifferenza di chi fischietta e aspetta che passi il tempo. E c’è anche un po’ di ipocrisia. La verità è che tutto è chiaro: dove state voi e dove stiamo noi, chiamati a delle responsabilità”.

Iran, Meloni presiede a P. Chigi nuovo vertice su crisi Medio Oriente

Iran, Meloni presiede a P. Chigi nuovo vertice su crisi Medio Oriente

Roma, 4 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta presiedendo a Palazzo Chigi un vertice sulla crisi in Medio Oriente.

Alla riunione partecipano il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini (collegato da remoto), il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, e i vertici dell’intelligence.

Iran, Mantovano: nessuna richiesta di utilizzo nostre basi militari

Iran, Mantovano: nessuna richiesta di utilizzo nostre basi militari

Roma, 4 mar. (askanews) – “Al momento non c’è stata una richiesta” da parte di Usa e Nato “di poter utilizzare le basi militari italiane” nell’ambito della crisi in Medio Oriente. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, alla presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza del 2025 alla Camera dei deputati. “Il discorso al momento non si è posto perché non c’è stata una richiesta in tal senso. Stiamo valutando invece le richieste riguardanti i mezzi difensivi, ma tutto questo avverrà ovviamente nel pieno rispetto del rapporto codificato e normato tra Governo e Parlamento”, ha sottolineato.

Iran, Schlein: Meloni difenda multilateralismo, è interesse Italia

Iran, Schlein: Meloni difenda multilateralismo, è interesse Italia

Milano, 4 mar. (askanews) – “Il mondo che conoscevamo non tornerà più ma da chi governa l’Italia, che ha contribuito a creare le istituzioni internazioanli, mi aspetto che difenda l’impianto multilaterale, altrimenti c’è solo la legge del più ricco e del più forte e noi non siamo nè l’uno nè l’altro”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite di Agorà su Raitre.

Alla domanda se abbia sentito la presidente del Consiglio, Schlein ha risposto: “In questi momenti bisogna parlarsi, pur in posizioni non coincidenti. Ho sentito sabato Tajani, sono venuti lui e Crosetto in commissione Esteri, è chiaro che per noi non è sufficiente. È uno snodo talmente cruciale per il futuro del mondo e del Paese che chiediamo a Meloni di venire a dare una valutazione politica su quello che sta accadendo perchè qui sta saltando tutto”.