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Ue, Conte: Europa si riprenda sovranità su circuiti di pagamento

Ue, Conte: Europa si riprenda sovranità su circuiti di pagamento

Roma, 16 feb. (askanews) – “Riprendiamoci spazi di sovranità”: è questo l’appello che Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle, ha lanciato nel suo ultimo post social. “Sembra assurdo ma è così: in Europa – ha spiegato – non siamo padroni dei circuiti su cui viaggiano i pagamenti delle nostre carte. Così può capitare che dagli Stati Uniti decidano di bloccare i conto correnti e i pagamenti con carta. È successo ai giudici della Corte Penale internazionale che avevano emesso un mandato di arresto contro Netanyahu. È successo alla relatrice speciale Onu Francesca Albanese”.

“Il problema – ha sottolineato l’ex premier – lo racconta bene Milena Gabanelli sul DataRoom del Corriere. I circuiti dei pagamenti europei sono in mano ai grandi player americani come Visa, Mastercard e altri che dominano questo mercato. L’Europa non ha sovranità su questo campo, e in situazioni di tensioni geopolitiche può diventare un fattore di rischio. L’Unione europea deve riappropriarsi della propria sovranità monetaria, introducendo una infrastruttura di pagamento indipendente, pubblica e realmente europea: l’euro digitale, un circuito europeo messo in campo dalla Banca centrale europea per eliminare la dipendenza dai colossi americani e per ridurre i costi per i cittadini e i commercianti”.

“Il provvedimento è all’esame del Parlamento europeo, e dopo un periodo di incomprensibili indecisioni ha registrato una forte accelerazione politica la scorsa settimana a Strasburgo grazie all’ok a due emendamenti a firma M5S, con il nostro Pasquale Tridico, approvati a larghissima maggioranza. È un passaggio politico molto importante e ora non ci sono più scuse: l’euro digitale è necessario e l’Europa – ha concluso Conte – deve riprendersi i suoi spazi di sovranità”.

Referendum, il ministero della Giustiza: Anm renda noti fondi ricevuti da Comitato No. Il Pd: proscrizione

Referendum, il ministero della Giustiza: Anm renda noti fondi ricevuti da Comitato No. Il Pd: proscrizione

Roma, 16 feb. (askanews) – Alta tensione in vista del referendum sulla giustizia, dopo le parole del ministro delle giustizia Carlo Nordio che su un sistema para-mafioso da rompere (grazie proprio al sistema del sorteggio), un’altra vicenda alimenta la bufera. Il ministero della Giustizia ha infatti chiesto all’Associazione nazionale magistrati di rendere noti i fondi ricevuti a sostegno del Comitato del No al Referendum, e l’opposizione è insorta.

Al ministero della Giustizia è pervenuto “un atto di sindacato ispettivo con il quale il parlamentare interrogante riferisce che il Segretario generale dell’Anm avrebbe dichiarato che il ‘Comitato Giusto dire No’ promosso dall’Anm ha raccolto contributi da migliaia di cittadini che hanno aderito liberamente con una donazione volontaria”. Lo scrive la capo del Gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, in una lettera al presidente dell’Anm Cesare Parodi. “Da ciò l’interrogante assume un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm”, sottolinea l’alta funzionaria del ministero della Giustizia chiedendo a Parodi di valutare “l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato ‘Giusto dire No’ da parte di privati cittadini”.

“Le notizie riportate da alcuni media circa la richiesta della capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio all’Associazione Nazionale Magistrati di avere l’elenco di chi ha fatto donazioni al comitato per il No al referendum costituzionale è un atto molto grave che tradisce il nervosismo che si respira nei palazzi del governo. Un segnale che sa tanto di liste di proscrizione e di cui è difficile comprendere le ragioni. Si mette in discussione la libertà di partecipazione e si alimenta un clima di pressione nei confronti della magistratura e dei cittadini che voteranno No. Il ministro chiarisca subito. Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono”. Così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani, allegando ad una nota la missiva inviata da Giusi Bartolozzi al presidente dell’Anm. Sulla stessa linea, se non più dura, il leader Avs Angelo Bonelli: “Altro che liste di proscrizione. Qui siamo davanti a liste di proscrizione contro i magistrati e a un attacco frontale all’equilibrio costituzionale dei poteri. Le parole e le iniziative del ministro Carlo Nordio e del suo capo di gabinetto Bartolozzi, riportate oggi da la Repubblica, sono gravissime e dimostrano che il referendum viene usato come arma politica per delegittimare chi non si allinea”.

Intanto il magistrato dell’antimafia Nino Di Matteo sconfessa il ministro della Giustizia. “A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino”, afferma il magistrato Nino Di Matteo commentando le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio che ieri ha precisato di averlo citato parlando di sistema “para-mafioso” del Csm.

Mentre dal Pd si mettono anche insieme diverse dichiarazioni del ministro per chiederne il cambio: “Chi guida il Ministero della Giustizia deve garantire equilibrio tra i poteri, rispetto del Parlamento e tutela dell’autonomia della magistratura. Se mente alle Camere, delegittima i magistrati e alimenta uno scontro istituzionale permanente, non è più in grado di rappresentare la giustizia italiana. La presidente del Consiglio non può continuare a tacere”, dichiara il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia. “Non siamo di fronte – denuncia Boccia- a uno scivolone, ma a una sequenza gravissima di comportamenti incompatibili con il ruolo di Ministro della Giustizia. Nordio ha mentito al Parlamento sul caso Al Masri, venendo meno al dovere di lealtà verso le Camere. Ha poi evocato logiche mafiose parlando dell’autogoverno della magistratura, delegittimando un organo costituzionale e colpendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Oggi, senza aver mai chiesto scusa, dagli uffici del Ministero parte la richiesta all’Anm dei nominativi dei finanziatori del Comitato per il No. A che titolo il governo pretende quei nomi? L’Anm è un’associazione privata e un comitato referendario risponde ai cittadini che lo sostengono, non all’esecutivo. Quando il ministro della Giustizia utilizza il peso del suo incarico per chiedere l’elenco di chi sostiene una posizione politica, siamo davanti a una pressione istituzionale che assume il carattere di una vera e propria intimidazione”.

Nel frattempo alla missiva di via Arenula ha risposto così il presidente dell’Anm, Cesare Parodi:  “Devo purtroppo annotare che non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’ANM, ma è soggetto – anche
giuridico – assolutamente autonomo”, scrive il presidente dell’Anm nella lettera di risposta inviata nel pomeriggio a Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia.

Referendum, Boccia (Pd): Meloni intervenga, Nordio non può restare ministro

Referendum, Boccia (Pd): Meloni intervenga, Nordio non può restare ministro

Roma, 16 feb. (askanews) – “Chi guida il Ministero della Giustizia deve garantire equilibrio tra i poteri, rispetto del Parlamento e tutela dell’autonomia della magistratura. Se mente alle Camere, delegittima i magistrati e alimenta uno scontro istituzionale permanente, non è più in grado di rappresentare la giustizia italiana.La presidente del Consiglio non può continuare a tacere”. Lo dichiara il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia.

“Non siamo di fronte – denuncia Boccia- a uno scivolone, ma a una sequenza gravissima di comportamenti incompatibili con il ruolo di Ministro della Giustizia.Nordio ha mentito al Parlamento sul caso Al Masri, venendo meno al dovere di lealtà verso le Camere. Ha poi evocato logiche mafiose parlando dell’autogoverno della magistratura, delegittimando un organo costituzionale e colpendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Oggi, senza aver mai chiesto scusa, dagli uffici del Ministero parte la richiesta all’Anm dei nominativi dei finanziatori del Comitato per il No.A che titolo il governo pretende quei nomi? L’Anm è un’associazione privata e un comitato referendario risponde ai cittadini che lo sostengono, non all’esecutivo. Quando il ministro della Giustizia utilizza il peso del suo incarico per chiedere l’elenco di chi sostiene una posizione politica, siamo davanti a una pressione istituzionale che assume il carattere di una vera e propria intimidazione”.

Migranti, Meloni: Italia cambia approccio Ue, siamo su buona strada

Migranti, Meloni: Italia cambia approccio Ue, siamo su buona stradaRoma, 16 apr. (askanews) – “L’Italia ha svolto e sta svolgendo un ruolo decisivo per cambiare l’approccio europeo nei confronti del governo dei flussi migratori. Se oggi anche in Europa ci si pone come priorità la difesa dei confini esterni, il contrasto all’immigrazione irregolare di massa, il rafforzamento della politica dei rimpatri e l’attuazione di partenariati paritari con i Paesi di origine e transito, lo si deve per buona parte alla determinazione e alla caparbietà dell’Italia. I fatti dimostrano che avevamo ragione e che siamo sulla buona strada”. Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commentando la lista paesi sicuri della Commissione europea.

Migranti, Meloni: lista Ue su paesi sicuri conferma bontà linea italiana

Migranti, Meloni: lista Ue su paesi sicuri conferma bontà linea italianaRoma, 16 apr. (askanews) – “Accolgo con grande soddisfazione la proposta di lista UE Paesi sicuri di origine presentata dalla Commissione europea e che ricomprende, tra gli altri, anche Bangladesh, Egitto e Tunisia”. Lo afferma la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.


“Ritengo altrettanto positiva la proposta di anticipare l’entrata in vigore di alcune componenti del Patto Migrazione e Asilo, in particolare la possibilità di designare Paesi sicuri di origine con eccezioni territoriali e per determinate categorie e di applicare il criterio del 20%. Si tratta infatti – spiega Meloni – di fattispecie che consentono di attivare le procedure accelerate di frontiera ai migranti che arrivano da determinate Nazioni, come previsto dal Protocollo Italia-Albania”. “È un’ulteriore conferma della bontà della direzione tracciata dal Governo italiano in questi anni e del sostegno di sempre più Nazioni europee, conclude la premier.

Meloni in volo per Washington, domani alla Casa Bianca da Trump

Meloni in volo per Washington, domani alla Casa Bianca da TrumpWashington, 16 apr. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è partita da Roma diretta a Washington, dove arrivedrà nel pomeriggio (la serata italiana). Domani è attesa alla Casa Bianca per l’incontro con il presidente americano Donald Trump. Al centro del colloquio, naturalmente, la questione dei dazi.


La visita di Meloni è formalmente un incontro bilateriale ma la premier agisce in stretto contatto con l’Unione europea. Nei giorni scorsi, e anche ieri prima della partenza, ha sentito Ursula von der Leyen. “Hanno coordinato questa visita. Come sapete abbiamo già detto più volte che qualsiasi azione di contatto con l’amministrazione statunitense è molto benvenuta. Lo ha detto la presidente stessa. Certo, la Commissione ha competenza negoziale, ma i contatti sono estremamente positivi. E quindi la presidente e la prima ministra hanno coordinato la visita”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà, nel briefing quotidiano. Un ‘coordinamento’ è stato fatto anche all’interno del governo, in un vertice alla vigilia con i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini (a cui avrebbe chiesto un paio di giorni di ‘moratoria’ sulle polemiche) e il ministro della Difesa Guido Crosetto. La presidente del Consiglio ribadirà a Trump la proposta “zero per zero” dazi avanzata dalla Commissione, ma accolta con estrema freddezza fino a questo momento dalla Casa Bianca. La premier potrebbe però cercare di facilitare un contatto diretto tra il presidente e von der Leyen – mai avvenuto dal momento dell’insediamento – per poter avviare una effettiva trattativa. In un difficile equilibrio tra rapporti europei e bilatarali, sul tavolo ci sarà anche l’impegno a incrementare le spese militari (Trump chiede il 5% a tutti i Paesi Nato, l’Italia è ben sotto il 2) e a estendere ulteriormente l’acquisto di Gas naturale liquefatto (Gnl) dagli Usa. Il confronto si allargherà alle partnership industriali, al rapporto con la Cina (sempre più tesi quelli tra Washington e Pechino) e, naturalmente, la guerra in Ucraina.


“In questi anni, anche grazie alla collaborazione con le organizzazioni agricole, abbiamo dimostrato che abbiamo a cuore i produttori e che la nostra priorità è sempre stata quella di facilitare il loro accesso ai mercati, promuovere la qualità italiana e ridurre le barriere che ostacolano la nostra capacità di crescere. Continueremo in questa direzione, anche e soprattutto in questa fase tanto complessa quanto in rapida evoluzione, nella quale è necessario ragionare con lucidità, lavorare con concretezza, lavorare con pragmatismo”, ha detto prima di partire in un videomessaggio inviato all’Assemblea generale del Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano in corso a Montichiari. Già nella serata di domani Meloni ripartirà per l’Italia: venerdì la attende a Roma l’incontro con il vice di Trump, J.D. Vance.

Dazi, Meloni: fase complessa in rapida evoluzione. Serve lucidità

Dazi, Meloni: fase complessa in rapida evoluzione. Serve luciditàRoma, 16 apr. (askanews) – “In questi anni, anche grazie alla collaborazione con le organizzazioni agricole, abbiamo dimostrato che abbiamo a cuore i produttori e che la nostra priorità è sempre stata quella di facilitare il loro accesso ai mercati, promuovere la qualità italiana, ridurre le barriere che ostacolano la nostra capacità di crescere. Continueremo in questa direzione anche e soprattutto in questa fase tanto complessa quanto in rapida evoluzione nella quale è necessario ragionare con lucidità, lavorare con concretezza, lavorare con pragmatismo”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio inviato all’assemblea generale del Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano.


“Ma tra le tante incertezze di questo tempo – ha proseguito la premier – io posso offrirvi una certezza: il governo, la sottoscritta, il ministro Francesco Lollobrigida, continueranno a essere al vostro fianco, al fianco di chi produce, difende la nostra identità, al fianco di tiene alta la bandiera del nostro marchio nel mondo perché l’unica cosa che abbiamo a cuore è fare l’interesse dell’Italia e degli italiani”, ha concluso la premier.

A Mattarella impiantato un pacemaker: ha passato una notte tranquilla, condizioni stabili

A Mattarella impiantato un pacemaker: ha passato una notte tranquilla, condizioni stabiliRoma, 16 apr. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito di Roma, ieri per un intervento programmato di impianto di pacemaker, dopo aver completato gli impegni previsti in agenda.


L’intervento – fanno sapere dal Quirinale – è stato effettuato alle 20 al termine del quale il presidente è rientrato nel reparto di cardiologia dove ha trascorso una notte tranquilla. Il capo dello Stato è totalmente asintomatico e in condizioni cliniche stabili.

Dazi, per Meloni in Usa crescono le insidie in vista del viaggio da Trump: “Momento difficile”

Dazi, per Meloni in Usa crescono le insidie in vista del viaggio da Trump: “Momento difficile”Roma, 15 apr. (askanews) – L’imminente visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni negli Usa per incontrare Donald Trump si sta riempiendo di insidie. Tra dietrofront, correzioni e nuove dichiarazioni bellicose sul fronte dei dazi, il presidente americano non manca ogni giorno di spiazzare mercati e osservatori senza che questo riveli una strategia coerente, rendendo assolutamente imprevedibile lo scenario entro cui dovrà muoversi la premier.


D’altronde lo ha ammesso la stessa presidente del Consiglio, intervenuta nel pomeriggio di oggi alla cerimonia per il conferimento dei premi Leonardo 2025. “Sappiamo che siamo in momento difficile, vediamo come va nelle prossime ore, come potete immaginare non sento alcuna pressione per i miei prossimi due giorni…” ha detto ironicamente Meloni riferendosi proprio al previsto incontro di giovedì con Trump. Di sicuro, ha sottolineato, “faremo del nostro meglio, io sono consapevole di quello che rappresento e sono consapevole di quello che sto difendendo, vediamo come si sviluppa il quadro nel quale ci troviamo ma ricordiamoci che noi abbiamo la forza, la capacità, l’intelligenza e la creatività per superare ogni ostacolo. Abbiamo superato ostacoli ben maggiori, ne supereremo anche di peggiori”, ha rassicurato la premier.Anche per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari la missione di Meloni negli Usa “non sarà facile” e si prospetta “ricca di insidie” perché, ha spiegato intervenendo alla presentazione del libro di Alessandro Sallusti, “le dichiarazioni Usa fanno pensare a una politica protezionistica che danneggerebbe molto l’Italia. Non so quanto possa essere vantaggiosa per gli Usa ma per l’Italia e l’Europa potrebbe essere molto pericolosa”.


A conferma delle difficoltà che si prospettano per Meloni, oggi l’incontro a Washington tra il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick, e il commissario europeo al Commercio, Marcos Sefcovic, unico titolato a trattare per i Paesi europei in materia di tariffe doganali, non sembra aver registrato progressi. Anzi, gli Usa avrebbero respinto la proposta europea di dazi a zero per tutti i beni industriali, inclusa l’auto. Una mossa che sembra suggerire come la maggior parte dei dazi imposti da Trump sui beni Ue non verranno rimossi rapidamente. Una doccia fredda per la strategia delineata da Meloni che punta, sul lungo periodo, ad arrivare a un’area di libero scambio tra Nord America ed Europa.Proprio alla luce degli ultimissimi sviluppi, e in vista della sua partenza di domani per Washington, la premier ha convocato in serata un vertice di governo a Palazzo Chigi a cui hanno partecipato i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, quello della Difesa Guido Crosetto e quello degli Affari regionali e il Pnrr Tommaso Foti.


 

Dazi, per Meloni in Usa crescono le insidie: “Momento difficile”

Dazi, per Meloni in Usa crescono le insidie: “Momento difficile”Roma, 15 apr. (askanews) – L’imminente visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni negli Usa per incontrare Donald Trump si sta riempiendo di insidie. Tra dietrofront, correzioni e nuove dichiarazioni bellicose sul fronte dei dazi, il presidente americano non manca ogni giorno di spiazzare mercati e osservatori senza che questo riveli una strategia coerente, rendendo assolutamente imprevedibile lo scenario entro cui dovrà muoversi la premier.


D’altronde lo ha ammesso la stessa presidente del Consiglio, intervenuta nel pomeriggio di oggi alla cerimonia per il conferimento dei premi Leonardo 2025. “Sappiamo che siamo in momento difficile, vediamo come va nelle prossime ore, come potete immaginare non sento alcuna pressione per i miei prossimi due giorni…” ha detto ironicamente Meloni riferendosi proprio al previsto incontro di giovedì con Trump. Di sicuro, ha sottolineato, “faremo del nostro meglio, io sono consapevole di quello che rappresento e sono consapevole di quello che sto difendendo, vediamo come si sviluppa il quadro nel quale ci troviamo ma ricordiamoci che noi abbiamo la forza, la capacità, l’intelligenza e la creatività per superare ogni ostacolo. Abbiamo superato ostacoli ben maggiori, ne supereremo anche di peggiori”, ha rassicurato la premier. Anche per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari la missione di Meloni negli Usa “non sarà facile” e si prospetta “ricca di insidie” perché, ha spiegato intervenendo alla presentazione del libro di Alessandro Sallusti, “le dichiarazioni Usa fanno pensare a una politica protezionistica che danneggerebbe molto l’Italia. Non so quanto possa essere vantaggiosa per gli Usa ma per l’Italia e l’Europa potrebbe essere molto pericolosa”.


A conferma delle difficoltà che si prospettano per Meloni, oggi l’incontro a Washington tra il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick, e il commissario europeo al Commercio, Marcos Sefcovic, unico titolato a trattare per i Paesi europei in materia di tariffe doganali, non sembra aver registrato progressi. Anzi, gli Usa avrebbero respinto la proposta europea di dazi a zero per tutti i beni industriali, inclusa l’auto. Una mossa che sembra suggerire come la maggior parte dei dazi imposti da Trump sui beni Ue non verranno rimossi rapidamente. Una doccia fredda per la strategia delineata da Meloni che punta, sul lungo periodo, ad arrivare a un’area di libero scambio tra Nord America ed Europa. Proprio alla luce degli ultimissimi sviluppi, e in vista della sua partenza di domani per Washington, la premier ha convocato in serata un vertice di governo a Palazzo Chigi a cui hanno partecipato i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, quello della Difesa Guido Crosetto e quello degli Affari regionali e il Pnrr Tommaso Foti.