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Dazi, come risponderà l’Unione europea? L’obiettivo è trattare

Dazi, come risponderà l’Unione europea? L’obiettivo è trattareRoma, 5 apr. (askanews) – Come sta rispondendo, concretamente, la Commissione europea ai dazi di Donald Trump, al di là della costernazione e dei proclami contraddittori che abbiamo sentito negli ultimi giorni da Bruxelles e dai governi dei Ventisette, e che vanno dalla fermezza e determinazione, con l’annuncio di misure di ritorsione adeguate e proporzionate, all’appello al dialogo, al negoziato, a evitare l’escalation, a minimizzare le contromisure europee?



Innanzitutto due precisazioni. La prima: come ricordava David Carretta sul ‘Mattinale europeo’ l’Italia viene ‘risparmiata’ grazie alla sua appartenenza all’Ue. Se Trump avesse applicato la sua semplicistica formula ai singoli paesi europei, l’Italia avrebbe dovuto subire un dazio del 32%, più del 31% imposto alla Svizzera e del 20% imposto all’Ue. Senza l’Ue l’Italia avrebbe dovuto pagare un dazio più alto di Germania e Francia, a cui la formula di Trump avrebbe inflitto un’aliquota del 25% e del 14%. La seconda precisazione: la risposta europea non è più quella che era stata annunciata nelle ultime settimane; c’è stata una evidente correzione di rotta tattica, per adeguarsi alle imprevedibili e, sotto diversi punti di vista, spesso incomprensibili decisioni del presidente americano.


Inizialmente, la Commissione europea intendeva far rientrare in vigore automaticamente, il primo aprile, le vecchie contromisure già decise nel 2018 e nel 2020 contro i dazi della prima Amministrazione Trump sulle importazioni di acciaio (25%) e alluminio (10%), e che erano state sospese durante il mandato di Biden. Queste contromisure (che avrebbero colpito le esportazioni Usa verso l’Ue per un valore di 8 miliardi di euro) avrebbero risposto ai nuovi dazi Usa annunciati per i due settori il 12 marzo scorso. Inoltre, l’Esecutivo comunitario annunciava che avrebbe preparato nuove contromisure (per un valore di 18 miliardi di euro) per rispondere all’aumento del 15% dei dazi sull’alluminio (dal 10 al 25 per cento), rispetto a quelli che erano stati previsti dalla precedente Amministrazione Trump. Questi nuovi contro-dazi sarebbero entrati in vigore a metà aprile. Immediatamente dopo, inoltre, la Commissione aveva annunciato che avrebbe preparato nuove misure di ritorsione (che è la traduzione italiana corretta dall’inglese ‘retaliation’, molto più di ‘rappresaglia’ e soprattutto dell’inappropriato ‘vendetta’), per rispondere ai dazi già minacciati da Trump, ma non ancora quantificati e definiti nei dettagli.


Il 20 marzo, mentre si riuniva il Consiglio europeo a Bruxelles, questa tempistica è stata rivista, con l’annuncio che la riattivazione dei contro-dazi su acciaio e alluminio sarebbe avvenuta il 9 aprile. Inoltre, successivamente la Commissione, anche a seguito delle intense consultazioni in corso con gli Stati membri (e come auspicato da Giorgia Meloni), ha frenato ancora sulle ulteriori misure di ritorsione previste in risposta ai nuovi dazi annunciati da Trump, prendendo tempo per poter negoziare con Washington e rinunciando a una reazione immediata, che avrebbe come effetto inevitabile una nuova risposta da parte Usa e l’escalation verso una vera e propria guerra commerciale che l’Ue vuole assolutamente evitare. Un altro elemento importante che ha chiaramente cambiato la prospettiva per gli europei è la netta sensazione che le minacce, gli annunci e le decisioni clamorose di Trump siano soprattutto delle posizioni negoziali, ovvero strumentali per ottenere altro, non è ancora ben chiaro cosa, ma lo si scoprirà durante il negoziato. In questo quadro, anche le ritorsioni commerciali europee non sono affatto un fine in sé, ma uno strumento tattico per ottenere il risultato strategico di una riduzione, non un aumento, dei dazi da entrambe le parti. A questo punto, insomma, la tempistica delle decisioni europee si configura nei termini seguenti.


1) Il 7 aprile, a Lussemburgo, c’è il Consiglio Ue dei ministri del Commercio (con Antonio Tajani per l’Italia), che non voterà, ma avrà un’ultima discussione sui prodotti Usa da prendere di mira con le misure europee di ritorsione per i dazi sull’acciaio (dove sostanzialmente dovrebbe essere riattivata la vecchia lista del 2018-2020, già già chiusa) e soprattutto per quello sull’alluminio (dove invece la lista è in gran parte nuova, a causa del 15% di dazi aggiuntivi). 2) Il 9 aprile, saranno riattivate le vecchie misure del 2028 e 2020 contro i dazi di Trump su acciaio e alluminio che erano state sospese durante l’Amministrazione Biden, e in più la Commissione presenterà ai rappresentanti degli Stati membri, nel comitato Ue competente per gli strumenti di difesa commerciale (‘Trade Defense’) la sua proposta riguardo alla misure di ritorsione per l’aumento supplementare del 15% dei dazi sull’alluminio (deciso dagli Usa il 12 marzo). Da notare che si tratta di una procedura decisionale (detta di ‘comitologia’) per gli atti di esecuzione, in cui le proposte della Commissione possono essere respinte solo dalla maggioranza qualificata degli Stati membri, e possono dunque essere adottate anche con una maggioranza semplice contraria. Complessivamente, i dazi Usa in questi due settori colpiscono le esportazioni Ue per un valore di 26 miliardi di euro. Le misure di ritorsione su acciaio e alluminio entreranno tutte in vigore il 15 aprile, ma solo i vecchi contro-dazi saranno riscossi alle dogane a partire da quella data. Per le nuove misure riguardanti l’alluminio, la riscossione dei dazi avverrà a partire dal 15 maggio. 3) Entro fine aprile o inizio maggio, se non ci saranno state sorprese nel negoziato che è ora in corso, la Commissione proporrà al voto del Comitato per gli strumenti di difesa commerciale le nuove misure di ritorsione contro l’imposizione dei nuovi dazi del 25% sull’importazione di auto e componentistica dei veicoli, annunciata dall’Amministrazione Trump il 26 marzo scorso (valore delle esportazioni Ue colpite: 66 miliardi di euro); anche qui, verrà negoziata con gli Stati membri una nuova lista di prodotti Usa da colpire, in modo che le prevedibili contro-ritorsioni americane abbiano un impatto distribuito equamente sulle esportazioni degli Stati membri verso gli Usa. 4) A fine aprile, ma più probabilmente a maggio, e anche qui se nel frattempo non ci saranno stati progressi importanti nel negoziato con Washington, la Commissione presenterà le ulteriori misure di ritorsione contro i nuovi dazi generalizzati del 20% contro l’Ue, definiti ‘reciproci’ (valore delle esportazioni Ue colpite: 290 miliardi di euro), annunciati il 2 aprile, il ‘giorno della liberazione’, che rischia invece di passare alla storia come la data d’inizio di una nuova Grande Depressione dell’economia mondiale. ‘L’annuncio del presidente Trump di dazi universali su tutto il mondo, inclusa l’Ue – aveva affermato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, poche ore dopo la decisione del presidente americano del 2 aprile -, è un duro colpo per l’economia mondiale. Mi rammarico profondamente di questa scelta. Cerchiamo di essere lucidi sulle immense conseguenze. L’economia globale ne soffrirà enormemente. L’incertezza aumenterà vertiginosamente e innescherà l’ascesa di un ulteriore protezionismo. Le conseguenze saranno disastrose per milioni di persone in tutto il mondo’. ‘Tutte le aziende, grandi e piccole – aveva avvertito von der Leyen -, soffriranno fin dal primo giorno. Da una maggiore incertezza all’interruzione delle catene di fornitura alla burocrazia gravosa. Il costo delle attività commerciali con gli Stati Uniti aumenterà drasticamente. E, cosa ancora più grave, sembra non esserci ordine nel disordine. Nessun percorso chiaro attraverso la complessità e il caos che si stanno creando mentre tutti i partner commerciali degli Stati Uniti vengono colpiti’. ‘Fin dall’inizio – aveva sottolineato la presidente della Commissione -, siamo sempre stati pronti a negoziare con gli Stati Uniti, per rimuovere qualsiasi barriera residua al commercio transatlantico. Allo stesso tempo, siamo pronti a rispondere. Stiamo già ultimando un primo pacchetto di contromisure in risposta ai dazi sull’acciaio. E ora ci stiamo preparando per ulteriori contromisure, per proteggere i nostri interessi e le nostre attività se i negoziati falliscono. ‘Come europei promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E difenderemo sempre l’Europa. Ma esiste un percorso alternativo. Non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati. Ecco perché il nostro Commissario per il commercio, Maros Sefcovic, è costantemente impegnato con le sue controparti statunitensi. Lavoreremo per ridurre le barriere, non per aumentarle. Passiamo dal confronto al negoziato’, aveva concluso von der Leyen. Tutta l’attenzione, a questo punto, si sposta sul negoziato: faranno valere gli europei l’argomento del forte attivo Usa nello scambio con l’Ue nel settore dei servizi, soprattutto a vantaggio dei giganti americani del digitale, per ottenere condizioni più favorevoli dall’Amministrazione Usa? L’Ue ha strumenti per intervenire penalizzando le Big Tech, anche se per ora preferisce mantenere un silenzio tattico su questo punto. E poi, soprattutto: si capirà finalmente che cosa vuole davvero Trump dagli europei, oltre che dal resto del mondo, e quanto converrà all’Ue fare le concessioni che chiederà eventualmente il presidente americano? Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese