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Dazi, Meloni insiste su trattativa. E chiede stop Grean Deal e deroghe a Patto

Dazi, Meloni insiste su trattativa. E chiede stop Grean Deal e deroghe a PattoRoma, 5 apr. (askanews) – “Le crisi nascondono sempre un’opportunità”. Questa frase, un po’ “fatta”, è una delle preferite dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che più volte l’ha usata nei suoi discorsi. L’ultima volta a proposito dei dazi imposti dal presidente americano Donald Trump.



Da settimane la premier frena sulle contro-misure che sta valutando la Commissione Ue e predica la linea della “trattativa” (anche se per ora gli spiragli sono pochi). Anche dopo il “Liberation Day” la sua opinione non cambia. Anzi la questione dazi passa – nel suo discorso – in secondo piano rispetto alla necessità di cambiare le politiche europee, rilanciando temi cari come la sospensione delle norme del Green Deal sull’automotive o la deroga al Patto di Stabilità. Cosa dice Meloni? Innanzitutto che i dazi non sono una “catastrofe” ma un solo “problema” che non impedirà all’Italia di continuare a esportare negli Usa (che rappresenta il 10% dell’export italiano). Per lei è più preoccupante l’”allarmismo” che si è creato dopo l’annuncio del tycoon. A cui però un paese vicino e simile come la Spagna ha subito risposto con un “bazooka” da 14 mld. Meloni, da parte sua, ha riunito i suoi ministri economici e la settimana prossima vedrà le associazioni di categoria per cercare le “soluzioni migliori”. Ma poi c’è da “trattare” a oltranza con gli americani, una “necessità” più che una “speranza” per lei che nei giorni del ponte di Pasqua vedrà a Roma J.D. Vance e ancora coltiva l’obiettivo di una missione a Washington a breve (ne abbiamo scritto la scorsa settimana) per un faccia a faccia alla Casa Bianca. Per lei la trattativa deve arrivare a “rimuovere tutti i dazi e non a moltiplicarli”. Una linea morbida che diventa maggiormente ‘tagliente’ quando parla dell’Europa che deve fare “passi avanti importanti” su vari fronti, eliminando quelli che definisce “dazi autoimposti”. “Sappiamo – spiega – che l’automotive oggi è un settore colpito dai dazi in maniera importante, quindi forse dovremmo ragionare di sospendere le norme del Green Deal relativi al settore dell’automotive”. Secondo punto, il Patto di Stabilità: “C’è una norma che si chiama clausola generale di salvaguardia che prevede una sospensione, una deroga al Patto di stabilità. Forse dovremmo ragionare di quello, o di fare una valutazione ulteriore su come è stato pensato il Patto di stabilità”. Anche sull’energia e sul mercato elettrico “bisogna essere un po’ più decisi e coraggiosi”. Questi saranno i temi che l’Italia porterà a Bruxelles, nella consapevolezza che “è possibile” che le proposte “non siano perfettamente sovrapponibili con i partner ma abbiamo il dovere di farlo”.


Una linea, quella di Meloni, per una volta molto simile a quella della Lega, ma fino a un certo punto. Se anche per il Carroccio “prima di pensare a guerre commerciali o contro-dazi che sarebbero un suicidio, l’Unione Europea tagli burocrazia, vincoli e regole europee che soffocano le imprese italiane, azzerando il Green Deal e il tutto elettrico”, il partito di Matteo Salvini si spinge ben oltre. “Quello che l’Italia può fare, ed è quello che la Lega chiede, e che il governo farà – dice un ‘big’ come il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari – è di trattare bilateralmente con Trump. Ad esempio, scopriamo che sui farmaci questi dazi non ci saranno, e per l’Italia l’industria farmaceutica è un’industria importante ed è la prima fonte di export. Questo vuol dire che trattando si può su diverse merci andare a ottenere delle differenziazioni sui dazi che emettono loro”. Un confine, quello del muoversi autonomamente rispetto all’Europa, che Meloni non supera e di cui Forza Italia, l’anima europeista della coalizione, non vuol sentir parlare. “Non si può negoziare” direttamente, come Italia “con gli Stati Uniti perché la competenza del commercio internazionale è della Commissione europea, quindi chi tratta è il commissario Ue Maros Sefcovic, ascoltando e confrontandosi con noi”, taglia corto il ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani. Che avverte: “Non accetteremo mai derive antieuropeiste”. Parafrasando un ex premier: “Prepariamo i pop-corn”?


Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli