Libri, “Opus Dei. Una storia”. González Gullón: conoscere radici per vivere presente
Libri, “Opus Dei. Una storia”. González Gullón: conoscere radici per vivere presente
Roma, 1 mar. (askanews) – “Opus Dei. Una storia”. E’ il titolo del volume di José Luis González Gullón e John F. Coverdale pubblicato (2025) in Italia da Edizioni Ares. Askanews ha intervistato il prof. Gullón, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma, specializzato in storia religiosa contemporanea della Spagna e della storia dell’Opus Dei. Con una prima domanda rivolta allo storico. L’utilizzo dell’articolo indeterminativo “una” in luogo di quello determinativo “la”, cosa sta a significare rispetto a quanto ricostruito dalla ricerca?
R. “Il libro è “una” storia dell’Opus Dei perché ogni storico interpreta il proprio oggetto di studio a partire dal suo percorso umano e intellettuale. Il professor Coverdale e io siamo storici di professione e, allo stesso tempo, membri dell’Opus Dei: questa duplice prospettiva ci ha aiutato sia a comprendere meglio la documentazione consultata sia a lavorare secondo i criteri della ricerca storica accademica. Fin dall’inizio abbiamo ritenuto che non fosse sufficiente ricostruire soltanto gli aspetti istituzionali dell’Opera, ma che fosse necessario raccontare anche le vite delle persone che ne incarnano il messaggio nei più diversi ambiti della società. Per questo mi piace dire che non esiste “la” storia dell’Opus Dei, bensì molte storie: tante quante sono le persone che vivono il suo spirito”.
D. Il volume consta di 700 pagine, coprendo dagli inizi della fondazione fino ai tempi più recenti. C’è qualche documento tra quelli consultati negli archivi della Prelatura così come un evento tra quelli presi in considerazione che l’hanno particolarmente colpita? E questo vostro lavoro storico offre nuove, originali, chiavi di lettura del carisma e della missione apostolica dei membri dell’Opus Dei, quali?
D. “Tra i materiali consultati mi hanno colpito in modo particolare gli scritti, pubblicati e inediti, di san Josemaría Escrivá, nei quali emerge con grande chiarezza la forza spirituale di un fondatore consapevole della propria missione. Attraverso queste fonti ho compreso meglio il nucleo del messaggio ricevuto il giorno della fondazione: la scoperta che la vita secolare stessa è luogo di chiamata divina. Essere uniti a Cristo là dove si vive e si lavora costituisce il cuore dello spirito dell’Opus Dei. Questo carisma prende forma storica in un’istituzione nella quale i membri vivono la fede come appartenenza a una famiglia cristiana, chiamata a santificarsi attraverso il lavoro e le relazioni quotidiane. In questo senso, il nostro studio offre nuove chiavi di lettura mostrando come spirito e sviluppo storico siano profondamente intrecciati”.
D. L’Opus Dei si avvia verso il suo centenario, che ricorrerà nel 2028. Nello scrivere questo libro a chi avete pensato come pubblico di riferimento?
R. “Il libro si rivolge a due categorie di lettori. In primo luogo, ai membri dell’Opera, con l’intento di aiutarli a comprendere più profondamente la propria identità storica. Forse questo è uno dei contributi più importanti che gli storici possono dare di fronte al centenario dell’Opus Dei. Conoscere le proprie radici – con le luci e anche con i limiti – permette infatti di vivere il presente con maggiore sicurezza e di affrontare nuove sfide per il futuro. Allo stesso tempo, il volume è destinato a tutti coloro che desiderano conoscere i principali eventi che hanno segnato la storia dell’Opus Dei durante la vita del fondatore e dei suoi immediati successori. Abbiamo cercato di offrire una narrazione fondata su un metodo storico rigoroso, lontana sia dall’agiografia sia dal saggio apologetico”.
D. Sono in corso di svolgimento, in tutta Italia, incontri di presentazione del volume. Che accoglienza e reazioni registra tra i partecipanti, membri e non membri dell’Opus Dei?
R. “L’accoglienza è stata molto positiva. Durante le presentazioni noto generalmente due tipi di interesse. Da una parte vi è il desiderio di conoscere i fatti storici, in particolare le modalità con cui l’Opus Dei si è diffuso in Italia attraverso persone e iniziative apostoliche. Dall’altra emerge una ricerca più profonda, che potremmo definire spirituale: il desiderio di trascendenza. Molti partecipanti si avvicinano dopo gli incontri per continuare il dialogo e spesso manifestano, esplicitamente o implicitamente, la ricerca di un modo personale di vivere il rapporto con Dio. In queste occasioni mi tornano alla mente le parole che il fondatore scrisse a uno dei primi giovani a cui parlò dell’Opus Dei: “Cerca Cristo, trova Cristo, ama Cristo”.
D. Prof. Gullón, lei è prima di tutto un sacerdote. Cosa ha imparato dalle testimonianze orali che avete raccolto in questa attività?
R. “Nelle centinaia di interviste che ho condotto per questo libro, ho scoperto che ci sono uomini e donne che credono nella divinità dello spirito dell’Opus Dei. Come disse un vescovo di Madrid decenni fa, credono che questo Opus sia veramente Dei, che Dio compia la redenzione dell’umanità in noi e con noi. Alle volte penso che quasi 30.000 persone sono morte nell’Opus Dei, che 30.000 donne e uomini hanno vissuto con la convinzione di essere chiamate a essere uniti a Gesù dove abitano e lavorano. Questa è la rivoluzione silenziosa che si diffonde nella società e nella Chiesa. Non è necessario ritirarsi dal mondo o vederlo come qualcosa di negativo. Si può sentire la voce di Dio nel cuore delle attività ordinarie”.
D. Tra le molte “opere” che avete rappresentato c’è quella di San Raffaele, nata per accompagnare ragazze e ragazzi. Oggi, quale attualità conserva questo impegno educativo dell’Opus Dei e quale risposta può offrire alle domande, alle inquietudini e al disagio dei più giovani?
R. “I giovani rappresentano sempre una speranza per la Chiesa, anche se ogni epoca percepisce come difficile raggiungerli. In realtà questa sfida è sempre esistita, come sanno bene i genitori che accompagnano quotidianamente i figli nel cammino di crescita umana e cristiana. Le istituzioni ecclesiali continuano a offrire occasioni di incontro con Cristo – basti pensare alla Giornata Mondiale della Gioventù – e anche le attività educative e formative dell’Opus Dei si collocano in questo orizzonte. Attraverso l’intercessione di san Raffaele e san Giovanni, si propone ai giovani di scoprire che mettere Cristo al centro della vita non significa perdere qualcosa, ma trovare pienezza. Come ricordava Benedetto XVI, Gesù “non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita” “.