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Ue, il rebranding del piano “ReArm Europe” di Ursula von der Leyen

Ue, il rebranding del piano “ReArm Europe” di Ursula von der LeyenRoma, 22 mar. (askanews) – La Commissione europea probabilmente eviterà di usare, d’ora in avanti, il roboante nome “ReArm Europe” per designare il suo piano di rafforzamento delle capacità di difesa e, più in generale, della sicurezza degli Stati membri, per non urtare la sensibilità di alcuni governi e delle loro opinioni pubbliche, in particolare in Italia e Spagna, che non considerano appropriato il linguaggio bellico e l’evocazione di un “riarmo” come se l’Europa si stesse inevitabilmente avviando alla guerra.



Due nomi alternativi esistono già: innanzitutto è stato chiamato “Safe” (“sicuro”) il nuovo strumento proposto per finanziare, con emissioni di debito europeo fino a 150 miliardi di euro, i prestiti che richiederanno gli Stati membri per investimenti nella difesa, possibilmente con acquisti congiunti; in secondo luogo, è sempre più usato “Readiness 2030” (prontezza per il 2030) come nome del piano complessivo, alternativo quindi a “ReArm Europe”. Bisogna dire però che anche in questo caso si rischia di evocare minacce e paure, perché il nome implica un sibillino avvertimento: come se fra cinque anni, dovesse comunque accadere qualcosa di drammatico per cui è necessario prepararsi (fonti dell’Intelligence tedesca hanno ipotizzato un possibile attacco russo alla Nato proprio per quella data). “Re-Arm Europe” sembrava inizialmente, e probabilmente questa era l’intenzione, l’unico nome per indicare i piani della Commissione, quando furono presentati per la prima volta, a grandi linee, da Ursula von der Leyen il 4 marzo scorso, alla vigilia del Consiglio europeo straordinario del 6 marzo, dedicato proprio alla difesa e all’Ucraina.


Il nome, più rassicurante, del nuovo strumento finanziario da 150 miliardi per gli acquisti congiunti, mai menzionato prima, è arrivato a sorpresa domenica 9 marzo, quando von der Leyen ne ha parlato alla sua conferenza stampa in occasione dei primi 100 giorni dall’inizio del suo secondo mandato alla presidenza della Commissione europea. “Lo chiameremo ‘Safe’, da ‘Security Action for Europe’”, ha annunciato von der Leyen. L’altro nuovo nome, “Prontezza per il 2030”, è apparso invece per la prima volta con il “Libro bianco sulla difesa” che la Commissione ha presentato alla vigilia del Consiglio europeo di giovedì 20 marzo. Il malumore nei confronti del concetto di riarmo è stato espresso più volte pubblicamente, nelle ultime due settimane, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. “La Spagna e l’Italia non si sentono a loro agio con il nome del piano “ReArm Europe”, e con il linguaggio evocativo della guerra che lo motiva. La Commissione europea è consapevole di questo disagio? Sta pensando di fare qualcosa per rassicurare Spagna e Italia?” La domanda è stata rivolta da un giornalista spagnolo a von der Leyen, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo del 20 marzo.


“La base della discussione tra i leader – ha risposto von der Leyen – è stata la presentazione del Libro bianco sulla difesa. E il Libro bianco ha un nome che dice tutto, ovvero ‘Prontezza per il 2030’. Ma l’ambito è più ampio, se si guarda a cosa finanziamo con lo strumento ‘Safe’ e con la clausola di sospensione nazionale” del Patto di stabilità, che sarà attivata per gli investimenti degli Stati membri nella difesa. Gli investimenti che saranno finanziati con questi due strumenti, ha spiegato la presidente della Commissione, riguardano, ad esempio, “priorità come le infrastrutture, la mobilità militare, oltre che le lacune di capacità, dai missili ai droni, all’artiglieria e altri elementi. E c’è, ovviamente, anche la moderna guerra elettronica, è incluso anche l’elemento informatico, e l’intero elemento della comunicazione, ad esempio. Quindi è un ambito molto più ampio” rispetto a quello strettamente militare.


“L’approccio che stiamo adottando – ha continuato von der Leyen – sta quindi nel nome ‘Prontezza 2030’. In realtà, la prossima settimana il collegio dei commissari europei si occuperà della strategia di preparazione, che mostra il secondo pilastro della prontezza per il 2030: mira a essere preparati per potenziali crisi, tra cui, ad esempio, anche disastri naturali e altre crisi che dobbiamo gestire. Quindi, in effetti, abbiamo iniziato con un ambito relativamente ristretto. Ma ora il concetto si è allargato, è maturato”, ha concluso la presidente della Commissione”. Il giorno dopo, la portavoce capo della Commissione, Paula Piño, ha risposto a un altro giornalista che chiedeva se sarà abbandonato ufficialmente il nome “ReArm Europe” e sostituito da “Readiness 2030”, durante il briefing quotidiano per la stampa di Bruxelles. “Il nuovo nome – ha risposto la portavoce – va visto in un contesto più ampio. Racchiude meglio la portata più ampia del piano. ‘ReArm’ si riferiva agli strumenti finanziari che potrebbero sostenere il pacchetto di difesa. Mentre quando parliamo di ‘Readiness 2030’ riguarda davvero tutto, tutte le misure necessarie in termini di capacità e tutte le misure che saranno messe in atto entro il 2030 per rafforzare l’industria della difesa, gli investimenti nella difesa, quindi davvero più onnicomprensivi e più ampi. La presidente ha detto ieri che in effetti abbiamo iniziato con un nome e un concetto ristretti, più ristretti con ‘ReArm’, e ora stiamo esaminando anche ciò che è necessario oltre le misure finanziarie”. “Preferiamo in effetti – ha continuato Paula Piño – riferirci a ‘Safe’ per lo strumento finanziario. E siamo coscienti del fatto che il nome ‘ReArm’ in quanto tale potrebbe urtare alcune sensibilità in alcuni Stati membri. Quindi, ovviamente, siamo in ascolto. E se questo rendesse più difficile anche convogliare il messaggio a tutti i cittadini dell’Ue sulla necessità di adottare queste misure, allora – ha concluso la portavoce – siamo pronti non solo ad ascoltare, ma anche a riflettere sul modo in cui comunichiamo questo messaggio”. Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese