Ue, Vannacci spiega perché l’Europa che vuole è quella di Lepanto (e altre cose)
Ue, Vannacci spiega perché l’Europa che vuole è quella di Lepanto (e altre cose)
Roma, 28 feb. (askanews) – Unione, federazione, confederazione? No, quello che ha in mente per l’Europa l’ex generale Roberto Vannacci è il “modello Lepanto”. Sì proprio quello della battaglia navale del 7 ottobre 1571. Allora si affrontarono la flotta dell’impero ottomano e quella delle forze cristiane federate dal papa Pio V nella Lega Santa che riuniva Venezia, l’impegno spagnolo, lo Stato pontificio, la Repubblica di Genova, vari ducati della penisola italiana. Lo scontro si concluse con la vittoria delle forze alleate guidate da don Giovanni d’Austria su quelle ottomane di Muezzinzade Alì Pascià, che morì in battaglia.
Il “modello Lepanto” è stato descritto dallo stesso Vannacci in occasione dell’annuncio, il 24 febbraio a Bruxelles, del suo ingresso nel gruppo di Europa delle nazioni sovrane, dopo l’uscita dalla Lega (e quindi dai Patriots) per fondare il nuovo partito Futuro nazionale con Vannacci (Fnv). Con lui in conferenza stampa c’era René Aust, tedesco esponente di Afd e co-presidente del gruppo Esn.
In quell’occasione, Vannacci ha risposto ad alcune domande di Askanews.
D. Per lei l’unica soluzione della guerra russo-ucraina è lasciare l’Ucraina alla Russia? Lasciamo che la Russia la occupi perché come Nato potremmo fermarla ma non ci vogliamo andare, nessuno è disposto a farlo, e le armi non gliele diamo?
R. “In guerra i fatti contano più del diritto e contano più della morale e quello che sta succedendo in Ucraina e in Russia è di fronte agli occhi di tutti, la situazione è nota, al di là di quella che può essere la narrativa e la propaganda occidentale o orientale: sul terreno oggi i russi occupano circa il 20% del territorio ucraino e continuano ad avanzare. Preso in considerazione che non c’è la volontà di un intervento diretto, l’unica soluzione è trovare la pace, e la pace la si ottiene quando si mettono a negoziare gli aventi causa, però per trovare un terreno per questa negoziazione bisogna trovare quelle che sono le condizioni che possono essere accettate da entrambi. Sicuramente i russi non accetteranno di lasciare i territori che sono stati occupati militarmente, sicuramente i russi non accetteranno che l’Ucraina non rimanga neutrale, perché è stato uno dei motivi per i quali questa guerra è stata scatenata. Sicuramente i russi non accetteranno che in Ucraina vengano spiegati sistemi d’arma a lunga gittata appartenenti a nazioni che si sono dimostrate ostili alla Russia in questi ultimiquattro anni. Queste ritengo che siano le condizioni non negoziabili, e se oggi la pace con l’Ucraina a queste condizioni potrebbe essere considerata una sconfitta, il fatto di non accettarla potrebbe indirizzarci invece verso la disfatta di domani. Ecco perché oggi è più che opportuno e più che necessario trovare una pace, perché la pace di domani ci costerà molto di più”.
D. Lei dice che l’Europa è stata grande in passato, quando non c’era l’Unione Europea. Sì, c’erano le grandi potenze imperialiste ma c’erano anche le guerre interne europee. L’Unione europea è nata per evitare le guerre, ce ne sono state due disastrose solo nell’ultimo secolo, dov’è questa grandezza di cui parla lei rispetto alla grandezza della pace che abbiamo avuto negli ultimi 60-70 anni?
R. “Io mi riferivo alla grandezza dell’Europa storica, l’Europa di Lepanto, dove nazioni sovrane si sono unite per un obiettivo comune e hanno preso poco gentilmente a spintoni l’invasore turco e l’hanno riportato in Turchia, e la stessa cosa l’hanno ripetuta a Vienna (nella battaglia del 12 settembre 1683 in cui le truppe polacche, austriache e tedesce sconfissero l’esercito ottomano che assediava la città, ndr). Eppure non c’era un’Unione europea, non c’erano gli Stati federali europei, e queste nazioni sovrane che si sono messe insieme per collaborare per un obiettivo convergente, hanno fatto la grandezza dell’Europa, che non è limitata agli ultimi cento anni ai quali lei faceva riferimento, ma è una storia di duemila anni a questa parte. Mentre invece, quando l’Europa ha deciso di trasformarsi dalla Comunità economica europea all’Unione europea, è stata una storia di disfatte e di sconfitte. Le ricordo che nel 1993, anno in cui è entrato in vigore il Trattato di Maastricht, quello che poi ha portato all’Unione europea, il PIL dell’Europa era il 30% del PIL mondiale. Oggi, dopo trent’anni di Unione europea, il PIL dell’Europa è il 15% del PIL mondiale. Nel 1994 non vi era alcuna guerra ai confini dell’Europa (in realtà erano in corso le guerre tra serbi, croati e bosniaci nella ex Jugoslavia, durate fino al 1995, a cui seguì la guerra in Kosovo nel 1998-99, ndr). Oggi, dopo trent’anni di Unione europea, abbiamo due guerre di grande ampiezza ai confini dell’Europa stessa. Oggi l’Europa è più debole, più fragile, meno sicura e meno libera. Ricordiamoci, giusto facendo riferimento alla libertà, l’analista svizzero (Jacques Baud, ex colonnello ed ex funzionario dei servizi segreti elvetici e della Nato, inserito nella lista delle sanzioni dell’Ue nel dicembre 2024 con l’accusa di diffondere propaganda russa e disinformazione sulla guerra in Ucraina, ndr), che è stato sanzionato senza un tribunale e senza un processo dalla Commissione europea per aver espresso delle opinioni. Questa è l’Unione europea a cui lei faceva riferimento”.
D. Siccome siete contro l’Unione europea e il proseguimento dell’integrazione europea che è previsto dai trattati, l’”Unione sempre più stretta”, qual è la posizione che avete sull’euro?
R. “Rettifico la premessa. Io non sono contro nessuno. Io sono a favore di qualche cosa. Io sono a favore di un’Europa che torni a essere un’Europa dei popoli e delle nazioni sovrane. Non mi sono mai qualificato come contro qualche cosa, al contrario di come fanno molti nell’universo politico sia italiano che internazionale. E quindi il problema della sovranità monetaria è sicuramente un problema. È un problema che in molti hanno in qualche modo affrontato perché la perdita della sovranità monetaria è stato uno degli scalini che ci ha portato anche al declino di questa Unione europea. Lei se lo ricorda il guru italiano? Il professore Prodi, se lo ricorda bene? Quello che ci diceva che grazie all’euro avremmo lavorato un giorno in meno e ci avrebbero pagato un giorno in più. Lo chieda alle famiglie italiane se questa sua affermazione fatta 25 anni fa ci ha portato effettivamente a quello che era il risultato che lui aveva promesso. Quindi se questo è un problema per l’Europa è sicuramente uno dei settori nei quali le nazioni europee dovranno lavorare”.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese