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Camere Penali per il Sì: “Giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”

Camere Penali per il Sì: “Giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”

Roma, 17 feb. (askanews) – È partita in questi giorni la campagna di affissioni del Comitato per il Sì dell’Unione delle Camere Penali Italiane in vista del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura. I manifesti, in grande formato sulle facciate di alcuni edifici, sono visibili a Roma e Milano in diversi snodi urbani ad alta visibilità – da Piazza Mazzini all’area del Vaticano e all’asse dell’Aurelia e, a Milano, tra i Navigli, Viale Bligny e il centro della città, in zona Via Larga/Largo Augusto – con un’immagine che richiama una storica battaglia culturale dell’avvocatura penale e lo slogan “Giocatore e arbitro non devono essere della stessa squadra”.

La campagna, riferisce una nota, riprende una celebre vignetta delle Camere Penali: un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre di calcio. Un paradosso visivo che diventa messaggio politico e istituzionale: chi giudica non può appartenere alla stessa “squadra” di chi accusa. Il messaggio dei manifesti traduce in modo immediato il cuore del referendum: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come condizione per una giustizia credibile, fondata su equilibrio, terzietà e fiducia dei cittadini nel processo.

“È una battaglia storica delle Camere Penali e un messaggio che da anni portiamo nel dibattito pubblico. Per questo abbiamo scelto un’immagine semplice e diretta: l’arbitro non può indossare la maglia di una delle due squadre. Chi giudica deve essere terzo rispetto alle parti e non può essere percepito come appartenente alla stessa squadra dell’accusa. Senza un giudice realmente terzo, non può esistere un processo equo”, afferma Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì.