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Meeting Rimini, rinnovata e ampliata la partnership con askanews

Meeting Rimini, rinnovata e ampliata la partnership con askanewsRoma, 16 lug. (askanews) – Nell’ambito della presentazione romana della 45a edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che prenderà avvio il 20 agosto 2024, è stato rinnovato, e ampliato, l’accordo di collaborazione tra l’agenzia di stampa askanews e il Meeting.


Askanews, oltre a garantire con i propri inviati la copertura informativa e il racconto multimediale dell’appuntamento, supporterà a livello di coordinamento il team comunicazione del Meeting nella produzione di un flusso quotidiano di lanci relativo agli eventi in programma che sarà rivolto a tutti i media e ai giornalisti accreditati. Inoltre, askanews distribuirà, attraverso i propri canali di diffusione, contenuti video che racconteranno mostre, convegni e spettacoli, la vita e gli incontri, approfondendo il tema della ricerca dell’essenziale, nelle sue dimensioni personale, sociale, culturale e politica, al centro del Meeting 2024. “Siamo felici che il Meeting abbia ancora come partner un’agenzia di stampa, quale askanews, storicamente attenta a “leggere tra le righe” e quotidianamente impegnata a misurarsi con la realtà. È una partnership che si contraddistingue per continuità: askanews ha affiancato il Meeting lungo tutto l’anno e di questo siamo molto grati. I lanci di agenzia Meeting – askanews e i contenuti video ci aiuteranno a raccontare il Meeting meno conosciuto, che forse è quello più interessante, ricchissimo di notizie e contenuti”, afferma Eugenio Andreatta, responsabile comunicazione del Meeting.


“È motivo di soddisfazione proseguire, ampliare, l’alleanza con il Meeting, che in ogni sua edizione, prendendo in prestito un’espressione di Don Giussani, aiuta noi operatori dell’informazione a “creare spazi per una registrazione più vera del presente”. Siamo pronti con il nostro lavoro giornalistico a comprendere e interpretare “lo sguardo dell’Italia sul mondo”, al pari dello “sguardo del mondo sull’Italia”, che nella ricerca dell’essenziale prenderà forma anche durante il Meeting 2024″, aggiunge Gianni Todini, direttore responsabile di askanews.

Campania, riti settennali di penitenza a Guardia Sanframondi

Campania, riti settennali di penitenza a Guardia SanframondiRoma, 13 lug. (askanews) – La trasparenza, l’immediatezza e la fedeltà nell’”accompagnare tutti i cercatori del senso profondo di una manifestazione che nell’evangelizzazione trova la sua origine e il suo fine”. Lo ha detto il parroco di Guardia Sanframondi, padre Giustino Di Santo, in occasione della presentazione dei Riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta, che si celebreranno nel piccolo centro in provincia di Benevento dal 19 al 25 agosto 2024.


Il sindaco del paese, Raffaele Di Lonardo, ha riaffermato nel corso della presentazione della manifestazione l’importanza di “segnare una traccia che proponga una corretta chiave di lettura a chi dall’esterno si approccia a vivere i nostri Riti”. Il primo cittadino ha poi aggiunto: “In un tempo in cui, anche a causa di una indifferenza crescente, i sociologi lamentano la chiusura introflessa delle persone, a Guardia, durante la settimana di penitenza, si assiste ad un fenomeno di accoglienza e condivisione: ogni casa si apre, anche agli sconosciuti, per onorare pellegrini e curiosi con l’affetto che si avrebbe verso un familiare che non si vede da tempo”. (Segue)

Fond. Lottomatica presenta agenda FAST contro inverno demografico

Fond. Lottomatica presenta agenda FAST contro inverno demograficoRoma, 11 lug. (askanews) – Combattere l’”inverno demografico” attraverso soluzioni concrete, immediate e a misura di famiglia. Questo il tema al centro del dibattito al Centro Studi Americani in occasione della presentazione dell’Agenda FAST per la natalità in Italia, il primo rapporto promosso da Fondazione Lottomatica sull’emergenza demografica e le strategie per contrastarla, realizzato dal gruppo di ricerca di Percorsi di secondo welfare.


FAST è l’acronimo di quattro parole chiave: “Famiglia, Asili, Servizi, Tempi”. Si tratta delle quattro direttrici che guidano un piano d’azione concreto per invertire la rotta della denatalità in Italia, concentrandosi nel modo più efficace e rapido possibile su aspetti chiave come gli asili nido, l’attenzione alla famiglia, il miglioramento dei servizi e una diversa gestione del tempo che includa la conciliazione vita-lavoro. L’agenda FAST sottolinea quindi l’urgenza con cui è necessario intervenire per scongiurare gli impatti negativi di questo fenomeno sulla produttività, sull’economia e sulla sostenibilità del paese. Tra le proposte, si suggerisce una riflessione sui prossimi passi da fare nell’immediato futuro per quanto riguarda la governance, come la necessità di istituire una Commissione d’inchiesta sulle tendenze demografiche che possa rappresentare il primo passo verso la creazione di un Osservatorio permanente sul fenomeno. “La nostra struttura demografica sta cambiando rapidamente e renderà il nostro modello sociale ed economico insostenibile nel medio e lungo periodo”, avverte Maurizio Ferrera, scientific supervisor di Secondo Welfare e docente del Dipartimento di scienze sociali e politiche dell’università degli Studi di Milano. Su queste politiche “spendiamo circa 20 miliardi l’anno meno di altri Paesi – ricorda – la nostra classe politica è molto focalizzata sulla categoria dei pensionati, non ha coraggio o lungimiranza per ricalibrare la spesa per famiglie e minori”.


Al tavolo di confronto hanno inoltre partecipato i deputati della Lega Laura Cavandoli e Alberto Gusmeroli, che ha commentato: “Il rapporto rappresenta un contributo prezioso e suggerisce una riflessione sulla necessità di informare e sensibilizzare la popolazione rispetto al tema della natalità e delle conseguenze che questa crisi demografica porta soprattutto per i soggetti più fragili”. A Lorenzo Malagola (deputato FdI) sono state affidate le conclusioni del dibattito: “Gli spunti emersi durante questo incontro spingono a una riflessione che, prima ancora della politica, richiama la dimensione della collettività. Le giovani generazioni hanno bisogno di recuperare quell’ottimismo che ha lasciato spazio al timore di mettere al mondo una nuova vita. C’è bisogno di recuperare il desiderio, l’entusiasmo, per combattere il senso di incertezza che paralizza i nostri figli. A questo, si lega naturalmente e necessariamente il concetto di libertà, intesa come libertà di poter scegliere come e quando costruire una famiglia.”

Nasce il Centro di competenza per l’innovazione sociale in Italia

Nasce il Centro di competenza per l’innovazione sociale in ItaliaRoma, 10 lug. (askanews) – Il Centro di Competenza SEED, realizzato in collaborazione con analoghi centri nazionali promossi in tutta l’Unione Europea, si inserisce nel quadro delle azioni della Commissione UE sostenute dai programmi EaSI e Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+). La piattaforma mira a supportare ammini-strazioni pubbliche, imprese e società civile nell’affrontare sfide sociali complesse attraverso ap-procci innovativi, coinvolgendo partner di rilievo come il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università di Bologna, Euricse e la Fondazione Giacomo Brodolini. Questa rete collabo-rativa facilita lo scambio di competenze tra attori pubblici e privati, promuovendo un ecosistema inclusivo e innovativo.


Con queste parole l’On. Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro presso la Camera dei deputati, ha aperto i lavori nel corso della presentazione a Montecitorio: “Ho voluto fortemente questa conferenza stampa di presentazio-ne di SEED – Centro di competenza nazionale per l’innovazione sociale, per l’importanza che va attribuita all’innovazione sociale, soprattutto alla luce delle recenti trasformazioni socio-economiche, che rendono prioritario da parte delle istituzioni implementare le politiche orienta-te a supportare lo sviluppo di iniziative in tale ambito. L’innovazione sociale sta assumendo un ruolo crescente in risposta alle molteplici sfide complesse che il nostro sistema Paese si trova ad affrontare e che vanno gestite con strumenti innovativi e efficaci, per superare l’inadeguatezza delle soluzioni tradizionali che non sono più in grado di affrontare la complessità e l’interconnessione delle sfide del nostro tempo: disuguaglianze a livello sociale, invecchiamento della popola-zione e calo natalità; adeguamento ai processi di transizione, come quello digitale; crescente ri-chiesta di soluzioni più inclusive, partecipative e sostenibili”. La prof.ssa Francesca Rizzo, presidente di SEED Scarl, ha aggiunto che “il Centro di Competenza per l’innovazione sociale SEED è stato riconosciuto dal Ministero del Lavoro e dalla Commissione Europea. Il suo obiettivo è supportare l’agenda nazionale su Innovazione Sociale e Economia So-ciale, promuovendo soluzioni innovative per affrontare le problematiche sociali attraverso pro-dotti, servizi e modelli di business sostenibili e inclusivi. SEED mira a promuovere una cultura dell’innovazione sociale in Italia e facilitare l’implementazione della regolamentazione del Terzo Settore”. Gianluca Salvatori, Vice Presidente di SEED, ha evidenziato che “l’innovazione sociale è un tema centrale nelle politiche europee, focalizzato sulla creazione di valore sociale oltre a un mercato più ampio ed efficiente. L’interesse per l’innovazione sociale deriva dalla combinazione del pote-re dello Stato nell’assicurare l’uguaglianza, dell’efficienza e rapidità del settore privato, e dalla capacità del Terzo Settore e dell’economia sociale nel mobilitare energie e motivazioni diverse dalla ricerca del guadagno”. Ha spiegato inoltre che l’Unione Europea ha promosso una rete di centri nazionali di competenza, alla quale l’Italia ha aderito, per proporre soluzioni innovative ai bisogni sociali urgenti.


Le caratteristiche del centro Seed. Tre sono gli obiettivi principali del Centro SEED: 1) diffondere la conoscenza e le competenze tec-niche sull’innovazione sociale tra attori pubblici e privati, 2) essere un punto di riferimento per il disegno di politiche pubbliche, collaborando con le amministrazioni centrali, regionali e locali nella creazione di servizi e soluzioni innovative secondo i principi dell’amministrazione condivisa, 3) creare un ponte tra l’Italia e gli altri centri di competenza europei per lo scambio di esperienze e pratiche innovative.


Il Centro offrirà diversi servizi per promuovere l’innovazione sociale, come definizione di strategie e piani d’azione, consulenza e formazione per enti pubblici, Terzo settore e imprese, supporto per accedere ai finanziamenti europei. Inoltre, promuoverà il coinvolgimento e la cooperazione tra stakeholder per la costruzione di partenariati pubblico-privati, favorirà i processi di co-progettazione, promuoverà la realizzazione e diffusione di studi sull’innovazione sociale. Il Centro SEED avrà sede legale a Milano, presso il Politecnico di Milano (via Durando 10) e sede operativa a Torino, presso Open Incet (piazza Teresa Noce 17). Il contesto.


La Commissione europea promuove l’innovazione sociale attraverso il programma EaSI e il Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+), che a partire dal 2021 si sono dati l’obiettivo di costituire un Centro di Competenza europeo e 27 Centri nazionali. Il progetto SEED (2021-2023), coordinato dal Comune di Torino con il supporto dell’Autorità di Gestione italiana dell’ESF+, è stata l’iniziativa con la quale in Italia si è dato riscontro al program-ma europeo. Seed si è impegnato a dar vita al Centro di Competenza Italiano con la partecipazio-ne di cinque enti fondatori: POLIMI, POLITO, UNIBO, EURICSE e FGB s.r.l. Nel 2022 è stato istituito il Centro Europeo per l’Innovazione Sociale, al quale ha fatto seguito il bando ESFA (2023) finalizzato a rafforzare i Centri nazionali e a promuovere la collaborazione transnazionale. Il partenariato costituito per il progetto Seed si è aggiudicato anche questo se-condo progetto (Seed2Scale – 2024-2027), sempre con il coordinamento del Comune di Torino. Il 14 marzo 2024 è stata fondata SEED Scarl, con gli stessi partner italiani, come unico ente in Italia riconosciuto dalla Commissione europea come parte della rete europea dei centri di competenza per l’innovazione sociale. Il Centro di Competenza Italiano per l’Innovazione Sociale e il progetto Seed2Scale rappresentano un’opportunità unica per consolidare il ruolo dell’Italia nell’innovazione sociale, promuovendo politiche e servizi efficaci e sostenibili per rispondere alle esigenze della società.

Turismo, AccessiWay: barriere digitali ostacolo per 13 milioni disabili

Turismo, AccessiWay: barriere digitali ostacolo per 13 milioni disabiliRoma, 10 lug. (askanews) – Il turismo come opportunità di condivisione, inclusione sociale, equità. Non in Italia, purtroppo, dove secondo il report di AccessiWay Italy, start up under 30 impegnata a promuovere l’accessibilità digitale, le barriere digitali, apparentemente meno visibili, sono al pari di quelle fisiche il vero ostacolo che impedisce ad oltre 13 milioni di cittadini che vivono una forma di disabilità di godere il diritto di viaggiare ed usufruire dei servizi offerti dal Paese.


Il report di AccessiWay Italy è stato redatto per esaminare lo stato attuale dell’accessibilità digitale nei siti web turistici gestiti dalle pubbliche amministrazioni italiane, con un focus particolare sui siti regionali, su quelli delle province autonome di Trento e Bolzano e sul portale del ministero del turismo. L’intento è valutare la loro accessibilità e usabilità per garantire l’inclusione di tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o sensoriali. I risultati sono purtroppo sconfortanti: le barriere digitali nei siti turistici creano disparità significative nell’accesso alle informazioni. Queste barriere impediscono a individui con diverse abilità di pianificare viaggi in modo indipendente. Per esempio, la mancanza di testo alternativo per le immagini o la cattiva navigabilità dei siti web può rendere impossibile per una persona non vedente o con difficoltà motorie comprendere le offerte turistiche o navigare nelle opzioni di prenotazione.


Dal punto di vista economico, l’inclusione digitale nel turismo apre mercati a un segmento di popolazione che altrimenti sarebbe escluso. Secondo il Forum Economico Mondiale, le persone con disabilità rappresentano un mercato emergente paragonabile alla dimensione della Cina. La loro esclusione dai servizi turistici digitalizzati non solo rappresenta una perdita di potenziale economico per le industrie turistiche, ma perpetua anche cicli di disuguaglianza economica tra coloro che possono e non possono accedere a questi servizi. Per Edoardo Arnello, Ceo di AccessiWay Italy, “migliorare l’accessibilità digitale non beneficia solo le persone con disabilità ma migliora l’esperienza utente per tutti. L’Italia deve fare tanti passi avanti per adeguarsi alle direttive Europee ma soprattutto per promuovere vere politiche di abbattimento delle barriere fisiche e digitali che si traducono per milioni di cittadini in gravissime privazioni di diritti”.


I risultati del report. Nel dettaglio 5 pubbliche amministrazioni su 22 non hanno il link corretto alla Dichiarazione di accessibilità; solo 16 pubbliche amministrazioni su 22 hanno dichiarato “correttamente” la loro non totale conformità alla Legge Stanca; ben 7 pubbliche amministrazioni su 20 hanno ancora Dichiarazione di accessibilità obsolete; il 100% delle pagine analizzate hanno presentato gravi errori di accessibilità e avvisi di non completa accessibilità; solo il sito Italia.it possiede una Dichiarazione di accessibilità obsoleta al 30 giugno 2022. In generale, la presenza della Dichiarazione di accessibilità è stata osservata nella maggior parte dei siti, indicando un impegno verso il rispetto della normativa. Tuttavia, non sempre queste dichiarazioni sono aggiornate o completamente accurate. Per esempio, il sito del Ministero del Turismo ha mostrato un alto livello di accessibilità con una percentuale del 99% di conformità alle pagine web.

Lavoro, indagine Doxa/Polimi: con smart working si vive meglio

Lavoro, indagine Doxa/Polimi: con smart working si vive meglioRoma, 9 lug. (askanews) – Il benessere psicologico, relazionale e fisico di chi lavora in smart working è maggiore dei dipendenti in presenza o in remoto ma senza flessibilità o orientamento al risultato. E’ quanto emerge da uno studio Doxa realizzato con il Politecnico di Milano e presentato oggi da Mariano Corso, Responsabile Scientifico Osservatorio Smart Working e Hr Innovation Practice durante il tavolo “Twin Transition e Circular Working” che si è svolto nello spazio Copernico di Phygiwork a Roma.


“Anche dal punto di vista della valutazione da parte del proprio capo – ha aggiunto Corso – il giudizio per i lavoratori in smart è superiore alle altre tipologie”. Secondo il report, realizzato su un campione di 800 lavoratori, il rendimento del 37% dei dipendenti in smart è valutato sopra le aspettative, solo il 17% invece per quelli in presenza. “Nel 2023 – prosegue Corso – in Italia si registravano oltre 3,5 milioni di lavoratori non in sede. È chiaro che oggi siamo di fronte ad un bivio perché se i modelli di lavoro si evolvono devono cambiare anche gli spazi, in quanto è dimostrato che esiste una correlazione positiva tra lavoro in spazi smart e benessere ed engagement delle persone”.


Al tavolo, organizzato da Consenso Europa, hanno partecipato rappresentanti di aziende, associazioni, multinazionali ed esponenti della Commissione Lavoro alla Camera. Secondo Andrea Volpi, deputato Fratelli d’Italia, è fondamentale all’interno della rivoluzione che sta affrontando il lavoro “non trascurare la sostenibilità economica per le imprese” mentre Chiara Tenerini, di Forza Italia, spiega che la vera sfida riguarderà trasferire questi nuovi modelli di lavoro all’interno delle micro imprese italiane. Infine Valentina Barzotti dei Movimento Cinque Stelle ha sottolineato la necessità di mettere al centro del cambiamento le persone “per consentire ai giovani di avere un lavoro che non sia di sopravvivenza”. Cesare Damiano Presidente Associazione Lavoro&Welfare ha evidenziato da parte delle nuove generazioni una richiesta di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita: “rispetto ai miei tempi – ha aggiunto – ci troviamo di fronte ad una trasformazione antropologica che necessità la creazione di una nuova architettura del lavoro. Un cambiamento che riguarderà gli spazi, lo smart working e l’utilizzo delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale”.


Padrone di casa Roberto Guida, amministratore delegato Phygiwork, realtà nazionale che guida le aziende nello sviluppo di modalità di lavoro innovative, che ha prospettato quattro azioni da intraprendere per affrontare al meglio i cambiamenti: “E’ necessario – ha spiegato – ridisegnare gli spazi in un’ottica di flessibilità e attrattività; investire in tecnologie digitali per una work experience più engaging; proporre iniziative e contenuti finalizzati alla Generation Management e avviare azioni finalizzate alla dissemination delle pratiche ESG e dei relativi benefici”.

AccessiWay lancia il “Manifesto per la piena accessibilità digitale”

AccessiWay lancia il “Manifesto per la piena accessibilità digitale”Roma, 3 lug. (askanews) – “Difendere l’accessibilità digitale non solo come motore di inclusione ma come diritto umano inalienabile in quanto l’accessibilità digitale produce autonomia e dunque welfare: se strumenti di lavoro, piattaforme digitali e siti web sono accessibili, le persone con disabilità sono in grado di essere parte attiva della società, piuttosto che persone assistite a carico dell’intera collettività”. È quanto si legge nel “Manifesto per la piena Accessibilità Digitale”, lanciato da AccessiWay Italy, giovane start up under 30 impegnata sui temi dell’inclusione digitale.


Il Manifesto, che si rivolge ai leader politici, ai pilastri dell’industria, e ai cittadini italiani, contiene delle raccomandazioni con lo scopo di contribuire alla costruzione di una società digitale che sia veramente aperta, accogliente e inclusiva. L’accessibilità è un tema che riguarda tutti, con oltre un miliardo di persone a livello globale e 13 milioni in Italia. Nonostante sia riconosciuto il diritto alla accessibilità, l’accessibilità digitale rimane un ambito trascurato. Anche alla luce di una complessa cornice normativa internazionale che obbliga all’accessibilità digitale, questa rimane spesso inapplicata a causa di barriere culturali, aziendali e normative.


Il manifesto propone una serie di raccomandazioni legislative per migliorare l’inclusione digitale, tra cui: pieno riconoscimento del diritto all’accessibilità quale diritto umano e ridefinizione del suo ruolo come tale all’interno del nostro impianto normativo, l’introduzione di sanzioni sistematiche e chiare per la non conformità, la promozione di campagne di sensibilizzazione, la definizione di criteri chiari di conformità, l’istituzione di tempi certi per la conformità e la promozione di incentivi per la transizione verso l’accessibilità. A descrivere il manifesto è Edoardo Arnello, Ceo AccessiWay Italy: “Con questo Manifesto vogliamo condividere con tutti gli attori istituzionali alcune indicazioni fondamentali per far comprendere quanto sia importante garantire la piena fruibilità degli strumenti digitali. Non ci può essere qualcuno, nei prossimi anni, cui sarà negato il diritto alla piena partecipazione della vita quotidiana”.


I numeri in Italia. L’accessibilità è un diritto fondamentale. Circa un miliardo di persone vive una condizione di disabilità, è più del 15% della popolazione. In Italia, il tema riguarda oltre 13 milioni di persone e se ormai è chiaro che l’accessibilità riguarda gli spazi della nostra quotidianità, il lato digitale delle nostre vite non deve essere trascurato se consideriamo che 33 milioni di italiani hanno attivato SPID e accedono quotidianamente a servizi essenziali online. Ciò nonostante, tutte le ricerche sull’accessibilità dimostrano che solo il 2-3% delle homepage è accessibile e quasi il 90% dei siti non è compatibile con le tecnologie assistive con l’effetto diretto di impedire a migliaia di persone un’esperienza digitale efficace, che possa fungere da ausilio e non da ulteriore forma di discriminazione. La disabilità è una condizione che può essere temporanea o permanente. Le disabilità possono essere motorie, cognitive, sensoriali. Un contesto favorevole e strumenti adeguati sono essenziali per garantire l’accessibilità per tutti. Abbiamo bisogno di un mondo fisico e digitale accessibile, sostenuto da un contesto normativo chiaro e coerente. Di fronte ai progressi normativi degli ultimi anni, il terreno è maturo per definire leggi che promuovano un’accessibilità digitale universale.


Le leggi. L’accessibilità non si auspica, è un obbligo di legge. Sebbene l’accessibilità digitale sia legalmente obbligatoria, il panorama attuale rimane insoddisfacente e contraddittorio. Questa prerogativa è riconosciuta da una serie di strumenti normativi sia internazionali – come la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – sia nazionali. Tra le normative nazionali si annoverano l’Articolo 3 della Costituzione italiana, la Legge 67/2006 contro la discriminazione e la Legge 68/99 per il diritto al lavoro delle persone con disabilità, nonché la Legge Stanca (4/2004) e i suoi successivi aggiornamenti, che stabiliscono requisiti specifici per l’accessibilità digitale. A livello europeo, l’impegno verso l’accessibilità è ulteriormente rafforzato da diverse direttive dell’UE. Queste includono la Direttiva 2010/13/UE sui servizi di media audiovisivi, che enfatizza l’importanza dell’accessibilità nei media, e la Direttiva 2016/2102 sui siti web e applicazioni mobili di enti pubblici. Inoltre, la Direttiva 2019/882 stabilisce requisiti di accessibilità per prodotti e servizi. Significativa è anche la Strategia Europea sulla Disabilità 2021 – 2030, che presenta punti specifici sull’accessibilità, evidenziando un impegno continuo verso l’inclusione digitale. Nonostante questa articolata cornice normativa, l’accessibilità web risulta spesso trascurata. Questo si deve alla mancanza di una cultura dell’accessibilità, competenze specifiche in ambito aziendale e pubblico, e una scarsa applicazione delle linee guida. L’assenza di incentivi economici e un percorso di denuncia complesso per i cittadini esacerbano il problema. L’errata percezione della disabilità come stigma aggrava ulteriormente la situazione, portando a prodotti e servizi digitali inaccessibili non per malafede, ma per ignoranza. All’orizzonte del pieno recepimento dello European Accessibility Act, che ha introdotto specifici obblighi di accessibilità per numerosi prodotti e servizi digitali, nel seguito di questo manifesto delineeremo le principali raccomandazioni che condividiamo come gruppo di enti, associazioni ed imprese, per garantire un’autentica applicazione di una normativa tanto preziosa.

Sella Sgr: con Fondazione Veronesi per due progetti di ricerca

Sella Sgr: con Fondazione Veronesi per due progetti di ricercaMilano, 27 giu. (askanews) – Sostenere la ricerca scientifica attraverso un fondo di investimento socialmente responsabile che promuove la salute sotto ogni aspetto, dalla prevenzione alla cura fino ai corretti stili di vita. È questo l’obiettivo di iCARE, il fondo lanciato da Sella Sgr nel 2020 allo scopo di coniugare finanza e ricerca scientifica e che in quattro anni ha già destinato oltre un milione di euro a 7 progetti promossi da Fondazione Veronesi per la cura e la prevenzione di malattie oncologiche.


Attraverso la sottoscrizione di iCARE, infatti, viene devoluto un contributo annuo pari allo 0,2% del suo patrimonio complessivo. Per il 2024 Sella Sgr ha deciso di finanziare la nuova piattaforma di ricerca e cura sul tumore al polmone e ha confermato il sostegno alla piattaforma PALM Research Project, la rete internazionale che mira allo sviluppo di nuove metodiche diagnostiche per la leucemia mieloide acuta che colpisce i bambini. In particolare, la neonata piattaforma di ricerca sul tumore al polmone ideata da Fondazione Veronesi e sviluppata in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (centro coordinatore) e la University of Chicago, prevede una durata di cinque anni. Il primo progetto attivato ha come obiettivo lo studio della memoria immunologica e di alcune formazioni linfoidi (cellule, tessuti e organi che formano il sistema immunitario) nei pazienti con tumore al polmone. Si tratta infatti della neoplasia più frequente dopo quella al seno e al colon-retto, che conta in Italia, nel 2023, 44mila nuovi casi diagnosticati.


Prosegue inoltre il sostegno a PALM (Pediatric Acute Leukaemia of Myeloid origin) Research Project, avviato e finanziato già a partire dal 2023, che supporta invece la creazione e lo sviluppo di una piattaforma di ricerca e cura dedicata alla leucemia mieloide acuta pediatrica (LMA): si tratta di un tumore del sangue piuttosto raro ma molto aggressivo che colpisce i bambini e rappresenta il 20% dei casi di leucemia acuta con circa 70 nuovi casi registrati ogni anno. Il progetto si pone l’obiettivo di creare una rete italiana e internazionale di istituti specializzati in campo oncoematologico. L’attività della rete sta già contribuendo alla messa a punto di nuovi trattamenti dei bambini italiani con diagnosi di LMA e dei pazienti pediatrici dei Paesi Europei che adottano il protocollo internazionale per la cura di questa malattia ematologica rara, tramite cellule immunitarie ingegnerizzate per riconoscere il tumore (CAR-NK). Dopo l’avvio della piattaforma, attualmente si sta ottimizzando il processo di produzione di cellule immunitarie modificate. “Siamo orgogliosi di continuare a sostenere anche quest’anno Fondazione Veronesi – ha dichiarato Mario Romano, Amministratore Delegato di Sella Sgr -. Le due piattaforme di ricerca internazionali sono state selezionate per le caratteristiche di interdisciplinarità, l’impiego delle migliori tecnologie disponibili, la collaborazione tra diversi istituti di eccellenza in Italia e all’estero, oltre che per la particolarità delle patologie trattate. Il nostro sostegno a progetti all’avanguardia nella ricerca oncologica riflette profondamente i valori e la missione della nostra società e di tutto il Gruppo Sella – ha proseguito Romano -. Crediamo fermamente che investire nella ricerca scientifica sia fondamentale per costruire un futuro migliore e più sano per tutti. La collaborazione con Fondazione Veronesi, che ringraziamo per il suo instancabile lavoro, ci permette di essere parte attiva di questo importante percorso verso l’innovazione e la cura. Siamo davvero entusiasti di continuare a fornire il nostro supporto a iniziative che fanno la differenza nella lotta contro il cancro”.


“Fondazione Veronesi da anni sostiene una ricerca scientifica sempre più innovativa, che vede la ricerca di laboratorio affiancata e proiettata alla prevenzione e alla cura dei tumori. Vengono selezionati e finanziati i migliori progetti di ricerca caratterizzati da una alta innovazione scientifica, capaci di portare ad un rapido trasferimento dei risultati ottenuti in laboratorio alla pratica clinica. Grazie al prezioso e rinnovato contributo di Sella SGR potremo continuare il nostro impegno e nello specifico contribuire significativamente a migliorare gli approcci diagnostici e terapeutici nell’ambito della leucemia mieloide acuta pediatrica e trovare soluzioni di cura sempre più innovative e personalizzate per i pazienti colpiti da tumore al polmone” – ha affermato Paolo Veronesi, Presidente di Fondazione Umberto Veronesi ETS. L’impegno sociale di iCARE, oltre alla devoluzione a progetti di ricerca, si riflette anche sugli investimenti stessi del fondo. Il portafoglio, infatti, è composto da fondi tematici accuratamente selezionati dal team di gestione di Sella Sgr fra i principali player sul mercato, che promuovano soluzioni per l’innovazione nella cura, l’ambiente, la ricerca e l’etica (da cui l’acronimo “iCARE”).

AccessiWay: versione italiana European Accessibility Act è inaccessibile

AccessiWay: versione italiana European Accessibility Act è inaccessibileRoma, 27 giu. (askanews) – Parte da domani il countdown di un anno per la piena applicazione della direttiva dello European Accessibility act, ovvero la legge europea sull’accessibilità che punta a fornire gli strumenti normativi per una società più inclusiva, garantendo alle persone con disabilità un migliore accesso a prodotti e servizi. Il documento tradotto e recepito in Italia è tuttavia privo dei principali requisiti tecnici per l’accessibilità. A segnalarlo è il nuovo report di AccessiWay Italy, start up under 30 impegnata a promuovere l’accessibilità digitale.


Le barriere digitali, apparentemente meno visibili, sono al pari di quelle fisiche il vero ostacolo che impedisce ad oltre 87 milioni di cittadini europei (13 milioni in Italia) che vivono una forma di disabilità di poter accedere alle informazioni e ai servizi contenuti nei siti istituzionali dell’Ue. Un dato sconfortante se si tiene conto che lo European Accessibility Act era stato annunciato come una vera e propria rivoluzione inclusiva ma ad oggi si è trasformato in un clamoroso flop a danno di chi vive quotidianamente una condizione di disabilità. Assicurare che i contenuti online siano accessibili a tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o cognitive, non è solo una questione di conformità alle normative, ma anche di giustizia sociale e inclusione. Dall’audit di AccessiWay della versione italiana del European Accessibility Act, emerge che il primo file sulla normativa che regola l’accessibilità in Europa non è accessibile. Il report PDF/UA allegato evidenzia diversi errori rilevati nel documento PDF che non rispetta le linee guida di accessibilità; testi che non sono leggibili da software di lettura dello schermo, immagini senza descrizioni alternative, o altri elementi non accessibili. Queste sono solo alcune delle criticità emerse, in generale, vengono disattese gran parte di quegli accorgimenti tecnici fondamentali nella progettazione e sviluppo di siti web realmente inclusivi.


Per Edoardo Arnello, Ceo di AccessiWay Italy, “è sorprendente che proprio il sito contiene le linee guida europee tradotte per l’Italia per l’accessibilità digitale sia inaccessibile per chi ha una disabilità. Questo dimostra quanto quella dell’accessibilità digitale sia una sfida complessa che va gestita a 360 gradi vista la delicatezza dei temi e l’impatto che alcuni errori o sviste possono avere sulla fruibilità dei contenuti e quindi dei diritti che debbono essere uguali per tutti i cittadini. Con la nostra attività stiamo cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che l’accessibilità web è un elemento essenziale per garantire che tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità fisiche o cognitive, possano accedere e utilizzare le risorse online in modo efficace. Migliorare l’accessibilità non solo rende il sito web conforme alle normative, ma promuove anche inclusività e uguaglianza”.

Corno d’Africa, Unhcr lancia la campagna “Torniamo a sentire”

Corno d’Africa, Unhcr lancia la campagna “Torniamo a sentire”Roma, 27 giu. (askanews) – “Questa è la peggiore siccità che abbia mai visto. Abbiamo camminato per otto giorni per arrivare qui. Non avevo nulla da mangiare per i miei figli. Piangevano e piangevano. Ho pensato di togliermi la vita piuttosto che vederli morire di fame davanti a me”. Le parole di Shamsa Amin Ali, 38 anni, rifugiata somala in Kenya, sono emblematiche della sofferenza vissuta da 31,7 milioni di persone strette nella morsa dell’insicurezza alimentare acuta. Un problema gravissimo e che colpisce in modo sproporzionato le comunità più vulnerabili, ovvero rifugiati e sfollati che vivono in Paesi fragili come il Kenya e dove sono in corso conflitti e violenze come Etiopia e Somalia. Per accendere i riflettori sul dramma in corso e per raccogliere fondi necessari a salvare milioni di persone, UNHCR lancia la campagna “Torniamo a sentire” con la quale chiede a tutti di donare per contribuire a garantire aiuti essenziali per la sopravvivenza, cibo, alloggi di emergenza, acqua potabile e cure mediche a milioni di rifugiati e sfollati nel Corno d’Africa.


L’Etiopia ospita una delle più grandi popolazioni di rifugiati e sfollati interni a livello globale. Attualmente accoglie quasi 1 milione di rifugiati mentre si stima che siano circa 3,5 milioni gli sfollati interni. Con 19,7 milioni di persone colpite da insicurezza alimentare acuta, il Paese si conferma come una delle più gravi crisi alimentari a causa dell’impatto della crisi climatica, delle sfide economiche che deve affrontare e del conflitto interno. Anche in Somalia la situazione si presenta estremamente complessa e caratterizzata da insicurezza e tensioni politiche oltre agli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Gruppi armati non statali sono responsabili di molteplici attacchi indiscriminati, che spesso hanno causato danni ai civili. Nel Paese 6,6 milioni di persone si trovano in condizioni di grave insicurezza alimentare, fra essi sono particolarmente colpiti i quasi 4 milioni di sfollati interni.


Drammatica anche la situazione in Kenya, dove 5,4 milioni di persone affrontano alti livelli di insicurezza alimentare e dove sono presenti oltre 770 mila tra e rifugiati e richiedenti asilo, la maggior parte dei quali vive nei campi di Dadaab e Kakuma. Inoltre, preoccupa molto l’aggravarsi della crisi in Sudan, divenuta ormai tra le principali crisi umanitarie al mondo. Dall’inizio del conflitto nell’aprile del 2023, 9,2 milioni persone sono state costrette a fuggire. Migliaia di persone ogni giorno si riversano ai confini del Paese, esiste il rischio di destabilizzazione dell’intera regione. La maggioranza dei Paesi limitrofi – tra cui Ciad, Etiopia, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan – ha tenuto le frontiere aperte per accoglierli ma per poter continuare a farlo necessitano di maggiore sostegno. In questo Paese, oltre 20 milioni di persone ovvero il 42% della popolazione soffre di alti livelli di grave insicurezza alimentare. Le Regioni maggiormente colpite sono il Darfur, Khartoum e Kordofan, teatri di continui conflitti e gravi violazioni dei diritti umani.


“La maggior parte delle persone costrette a fuggire dai loro Paesi alla ricerca di sicurezza vive oggi in contesti fragili, altamente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici, carenti di beni alimentari e insicuri per via di conflitti e violenze – commenta Laura Iucci, direttrice della raccolta fondi di UNHCR Italia. “Bambini, donne e uomini già fortemente provati dalla fuga forzata e senza mezzi di sussistenza vengono quindi investiti in pieno dall’insicurezza alimentare acuta e rischiano di non sopravvivere alla fame. Per provare a contrastarla sono costretti a esporsi a gravi pericoli: per le donne rifugiate aumenta l’esposizione alla violenza sessuale e di genere, mentre tra i bambini, crescono i casi di abuso, abbandono scolastico e matrimoni infantili”. L’appello di Unhcr Italia: “Torniamo a sentire” l’urlo silenzioso della fame.


Raccogliere fondi per contrastare la grave insicurezza alimentare che colpisce milioni di persone in Etiopia, Kenya e Somalia è l’obiettivo della campagna di UNHCR Italia dal titolo “Torniamo a sentire”. I fondi raccolti serviranno a finanziare la risposta umanitaria dell’UNHCR a beneficio dei rifugiati e degli sfollati in questi Paesi, in particolare per garantire aiuti essenziali per la sopravvivenza, cibo, alloggi di emergenza, acqua potabile e cure mediche. “Con questa campagna vogliamo accendere i riflettori sulle condizioni di milioni di persone la cui sofferenza fatica a guadagnare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Il nostro appello è di tornare tutti a sentire l’urlo silenzioso della fame con il cuore, e di farlo con empatia e con generosità. Invitiamo tutti a donare per garantire alle famiglie in fuga un sostegno, anche piccolo, ma che fa la differenza – continua Laura Iucci. In un momento come questo, dove le emergenze umanitarie aumentano mentre diminuiscono le risorse per gli aiuti, ogni singolo contributo è essenziale e imprescindibile”. Per saperne di più: https://www.unhcr.org/it/cosa-facciamo/emergenze/emergenza-corno-dafrica/