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Milano-Cortina, il trionfo di Ghiotto e compagni 20 anni dopo Torino

| Redazione StudioNews |

Milano-Cortina, il trionfo di Ghiotto e compagni 20 anni dopo Torino

Rho (Mi), 17 feb. (askanews) – L’Italia del pattinaggio d’inseguimento a squadre maschile ha ripetuto 20 anni dopo l’unico oro olimpico in questa specialità di Torino 2006 con una gara, contro gli Stati Uniti, che “non è certo frutto di un miracolo”. Parole di uno dei protagonisti del magico terzetto azzurro, Andrea Giovannini, che evidenzia la radici di un trionfo, nelle gare di velocità, dalle radici profonde. “È veramente figlio del lavoro che è stato impostato e della squadra che è stata creata, perché siamo partiti anni fa che eravamo veramente pochi atleti adesso siamo un gruppo numerosissimo e riusciamo a fare degli allenamenti di grande qualità” e soprattutto il numero dei giovani è aumentato.

Del resto già nei quarti di finale l’Italia aveva fatto registrare il miglior tempo proprio davanti agli Usa. “Oggi – ha detto il leader del terzetto, Davide Ghiotto, che ha riscattato la delusione di due finali senza medaglia a Milano Cortina – è stata un’emozione incredibile. Dopo la delusione dei 10.000 metri, grazie a tutta la squadra che mi ha sopportato e supportato standomi molto vicino, sapevamo che questa gara era molto importante per noi perché ci tenevamo tantissimo dopo la delusione di Pechino dove abbiamo chiuso solo al settimo posto, abbiamo lavorato tanto, infatti nel corso degli anni siamo riusciti a vincere l’europeo e il mondiale”.

“Abbiamo fatto il nostro standogli vicino – ha confermato Michele Malfatti riferendosi a Ghiotto -, però lui è grande campione, quindi non c’erano dubbi sul fatto che avrebbe saputo risollevarsi. Abbiamo cercato di stargli vicino, sapevamo qual’era la nostra forza di squadra quindi abbiamo lavorato su quello e alla fine ha pagato”. Il filo rosso che unisce questo oro con quello di 20 anni fa è fatto da un legamo stretto con i protagonisti di allora, tra tutti Enrico Fabris, penultimo tedoforo alle cerimonia di apertura. “Li avevo visti in tv, ero ancora molto piccolo, non avevo ancora in mente di provare il pattinaggio sul ghiaccio perché vengo dal mondo delle rotelle, però nel corso degli anni ho avuto la possibilità di parlare con loro e sono stati fonte di grande ispirazione e sicuramente il risultato di oggi è merito anche di tutti quei discorsi che abbiamo fatto a tempo addietro” ha confermato Ghiotto.

Archiviata la delusione 10.000, “non vedevo l’ora di tornare in pista per dimostrare il nostro valore di squadra e quindi ero sicuro della mia potenzialità su questa su questa distanza, ma soprattutto della potenzialità che potevamo avere in gruppo” ha continuato Ghiotto che dopo l’arrivo ha abbracciato davanti ai 6.000 tifosi dell’ovale di Rho. “In quell’abbraccio c’erano più di 200 giorni lontani da casa e anche quando si è a casa purtroppo noi sportivi siamo sempre molto ligi al nostro dovere quindi spesso dobbiamo comunque allenarci anche se farebbe ogni tanto comodo stare a casa un po’ di più con i nostri figli e lì in quell’abbraccio c’era lo sciogliersi, il ricordare tutte le giornate, il percorso fatto fino a qui e quindi tanta c’era gioia” ha concluso.