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Pomodoro, Anicav: in II sem 2025 +86% export Egitto verso Ue

Pomodoro, Anicav: in II sem 2025 +86% export Egitto verso Ue

Mlo, 18 feb. (askanews) – L’Anicav, l’associazione che riunisce l’industria conserviera di alimenti vegetali, accoglie con “grande favore” l’interrogazione presentata dal presidente della commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni, ai ministri dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e della Salute, Orazio Schillaci, per la tutela della filiera italiana della trasformazione del pomodoro dai rischi connessi al crescente incremento delle importazioni di derivati del pomodoro provenienti dall’Egitto. Solo nell’ultimo semestre del 2025, sottolinea Anicav, le esportazioni dall’Egitto verso il mercato europeo sono aumentate dell’85,77%.

L’Italia è il secondo trasformatore di pomodoro al mondo, dopo gli Usa e prima della Cina, con un fatturato di 5,5 miliardi di Euro, di cui oltre il 50% derivante dall’export. Il nostro Paese è, inoltre, il primo produttore ed esportatore di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale che rappresentano l’emblema della cucina italiana nel mondo. Negli ultimi anni comincia a pesare la concorrenza di Paesi sia europei, ma soprattutto extraeuropei, come l’Egitto, che stanno iniziando a produrre ed esportare le stesse nostre referenze (polpa e passata) a costi significativamente inferiori.

“Sul nostro sistema industriale – dichiara Marco Serafini, presidente di Anicav – grava una forte preoccupazione legata alla penetrazione dei mercati occidentali ed europei da parte di realtà che non possono vantare i profili di qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale ed eticità della produzione italiana, e che immettono sul mercato, soprattutto sotto forma di semilavorati, prodotti a basso costo che determinano fenomeni di concorrenza sleale, con il rischio concreto di compromettere le esportazioni italiane di qualità all’interno dell’UE e di danneggiare occupazione, consumatori, ambiente e stabilità del nostro sistema economico”.

La coltivazione del pomodoro da industria, in Europa ed in Italia, è sottoposta a una serie di regole che limitano l’utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti a garanzia della salute del consumatore e a salvaguardia dell’ambiente. Naturalmente produrre in modo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che etico e sociale, ha un costo e tale costo sta facendo sempre più crescere il divario tra i nostri prodotti e quelli di altri Paesi caratterizzati da bassi costi di produzione e da scarsi standard etico-sociali ed ambientali. “Essendo il pomodoro una commodity, in un contesto sempre più globalizzato la specificità e la qualità che, da sempre, ci ha contraddistinto rispetto ai nostri competitor non è più sufficiente a tutelare i nostri prodotti e la leva del prezzo diventa fondamentale: è indispensabile, quindi, rafforzare la competitività del comparto italiano del pomodoro da industria, intervenendo su una serie di criticità esogene ed endogene che pesano negativamente sulla redditività e sull’efficienza della filiera. – dichiara Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav – Come Anicav abbiamo già sottoposto la questione all’attenzione del Governo, riscontrando particolare sensibilità da parte del ministro Lollobrigida. All’Europa abbiamo chiesto regole chiare alla messa in commercio di derivati del pomodoro a basso costo provenienti da Paesi che producono sotto le soglie minime di sostenibilità ambientale e sociale: è necessario introdurre vincoli di reciprocità delle regole commerciali, tutti devono avere e rispettare le stesse regole”.