La vet Monica Pais: Sterilizzare è la scelta giusta
La vet Monica Pais: Sterilizzare è la scelta giusta
Roma, 24 feb. (askanews) – 24 febbraio, giornata mondiale della sterilizzazione animale: una scelta che mette in ansia tanti proprietari di cani e di gatti ma che è essenziale per limitare le nascite, il randagismo, e la brutta fine che fanno troppi cuccioli e adulti sulle nostre strade e nelle nostre campagne. Lo dicono i veterinari come Monica Pais, fondatrice con il marito e collega Paolo Briguglio della Clinica Veterinaria Duemari di Oristano, dove con lo staff cura centinaia di randagi l’anno. Pais ha anche fondato, e presiede, la Onlus Effetto Palla per gli animali di nessuno. Pais, perché sterilizzare è importante?
“Parliamo dei vantaggi innegabili. In primo luogo, bisogna ricordarsi che sì, è vero che un vero e proprio intervento chirurgico, sia per i gatti che per i cani, le gatte, le cagne e deve essere fatto come si deve, ma è un intervento effettuato in maniera così sicura che ogni obiezione, deve e può essere superato, chiaramente appoggiandosi a professionisti seri. L’esborso economico è relativo sia per una gatta che per una cagna, che sono gli interventi più costosi. L’altro aspetto è che la sterilizzazione sia dei gatti che dei cani ha degli innegabili vantaggi per la copertura che offre ad entrambe le specie per molti accidenti quasi tutti estremamente gravi. Si evitano gravidanze indesiderate, cosa che ha un valore etico veramente importante perché più animali si lasciano alla riproduzione, più cresce la quota di popolazione di animali vaganti, soprattutto nelle regioni colpite da questo grave problema. E poi sappiamo che la sterilizzazione previene in maniera assoluta o quasi assoluta le malattie più gravi alle quali possono andare incontro soprattutto le nostre femmine, gatte o cagne che siano: tumori mammari, infezioni uterine, tutti i problemi collegati al calore e quindi le fughe, i traumi, e i parti che di per sé possono essere estremamente pericolosi, ma soprattutto la prevenzione di alcune malattie oncologiche. Tenete conto anche di una cosa: ai nostri animali viene, obtorto collo, negato un comportamento del tutto naturale, che è quello della riproduzione. Una cagna dovrebbe fare due parti all’anno, una gatta anche tre o quattro, cosa chiaramente non percorribile; però madre natura stessa lo richiede a voce alta all’interno del loro organismo. Significa comunque aiutarli, soprattutto animali che vivono nelle città o in luoghi dove non possono essere lasciati liberi”.
E’ vero che ci sono nuovi studi che indicano alcuni problemi sanitari?
“Sì, ci sono studi che indicano che per alcune razze di cani, possono insorgere problemi oncologici importanti, soprattutto in caso di sterilizzazione precoce, e quindi non interveniamo a meno di un motivo valido e insopprimibile. Per ora si tratta di pinscher, sia maschi che femmine, e golden retriever, con l’insorgenza in età adulta di problemi prostatici di tipo neoplastico, e per le femmine sterilizzate, sempre in età precoce, un’incidenza maggiore di tumore aggressivo come l’osteosarcoma”.
Non è possibile che in futuro risultati di questo genere si vedano anche in altre razze di cani e di gatti?
“Beh, questi studi sono fatti con casistiche d’oltreoceano, su cani di razza, mentre noi soprattutto al sud siamo pieni di cani meticci. Nelle razze studiate c’è molta consanguineità. Non sappiamo se veramente sia il fatto che gli ormoni vengono tolti precocemente da quell’animale a provocare una maggiore sensibilità, che però è sempre relativa, non è che tutte le cagne sterilizzate poi sviluppino un osteosarcoma”.
Ma allora si può ancora raccomandare la sterilizzazione?
“Ma gli animali sterilizzati non muoiono di tumore mammario, non muoiono di piometra, non muoiono di problemi di parto, non hanno più cuccioli da sistemare. E non sappiamo davvero se ci sia una correlazione fra sterilizzazione e questi problemi sanitari emersi recentemente”.
Se si tratta di limitare il randagismo, endemico e tragico soprattutto nel Meridione, la cosa più importante è l’impegno delle autorità locali che però spesso sono restie a impegnarsi in campagne sistematiche per la sterilizzazione.
“Parlare di amministrazioni in generale è sbagliato; è chiaro che l’amministrazione a Milano abbia problemi diversi rispetto all’amministrazione di Cagliari o di Quartu o di Caltanissett, è diverso il problema degli animali liberi, gatti e cani senza microchip e senza contrassegni di identificazione. Ma gli amministratori in generale ora cominciano a comprendere che non si può più gestire questo tipo di problema con delle risposte one spot, magari anche valide per i numeri che possono raggiungere. Una campagna di sterilizzazione deve far parte di un progetto di lungo respiro: bisogna applicare un impegno strutturale e strutturato che non può essere lasciato sulle spalle dei volontari, i quali non hanno gli strumenti né economici né di progettazione su larga scala per gestire un problema di questo genere, che in molte regioni sta diventando insopportabile e insostenibile. Ci sono gli amministratori sensibili, che vedono il problema anche da un punto di vista etico, e altri che pensano alla convenienza politica sapendo che gli elettori oggi sono molto più sensibili a questo tipo di argomenti. Inoltre i fondi necessari per continuare a gestire centinaia di animali nei canili e gattili sono esorbitanti, senza contare le spese per rifondere i danni che un cane libero può creare semplicemente provocando un incidente stradale. Quindi sì, le cose stanno cambiando. Anche noi come Effetto Palla all’inizio abbiamo fatto l’errore di lanciarci, se così si può dire in una campagna di sterilizzazione a spese completamente della Onlus. In tutta la Sardegna abbiamo avuto dei risultati fantastici, abbiamo sterilizzato quasi 2000 gatte a spese nostre. Ma ci siamo resi conto che non conviene se non c’è un progetto a monte. La sinergia con alcune amministrazioni illuminate ha portato invece a campagne di sterilizzazione effettuate tenendo conto di tutte queste variabili; il lato sanitario, il lato animalista chiamiamolo così, anche se il termine non mi piace, quello progettuale e amministrativo. Quindi identificazione, sterilizzazione a tappeto anche per i cani di proprietà, magari con valutazione della fascia economica, magari con facilitazioni per chi ha in casa persone anziane o disabili. In Sardegna la chiave di volta è certamente la sterilizzazione dei cani rurali, dei cani aziendali: io posso parlare della mia regione perché la conosco bene. Ma in ogni caso si tratta di azioni che devono avere un respiro regionale, molto più alto di quello che fino ad adesso è stato fatto, un vero cambio di paradigma, quasi l’istituzione di un assessorato alla gestione del randagismo. Questa è una iperbole, chiaro, perché il discorso rientra sotto il cappello degli Assessorati alla Sanità. Ma è proprio indispensabile cambiare le idee degli amministratori. E anche quelle dei volontari, che continuano a vedere negli amministratori di turno spesso un ostacolo. Invece dovrebbero essere inglobati in un discorso che tenga conto delle necessità dell’amministrazione. Serve un piano strategico: perché alla fine questa è una guerra e c’è necessità, perlomeno per le nostre latitudini, di una strategia e di strateghi”.