Kim Jong Un apre la porta al dialogo con Trump
Kim Jong Un apre la porta al dialogo con Trump
Roma, 26 feb. (askanews) – La Corea del Nord, per bocca del leader supremo Kim Jong Un, ha lasciato aperta la porta a una possibile ripresa del dialogo con gli Stati Uniti, irrigidendo al contempo la propria ostilità verso la Corea del Sud, in una linea che secondo gli analisti mira a gestire direttamente i rapporti con Washington escludendo Seoul.
Nel resoconto diffuso oggi sul congresso del Partito del lavoro, svoltosi per una settimana a Pyongyang, il leader Kim Jong Un ha affermato che “non c’è motivo per cui non possiamo andare d’accordo con gli Stati Uniti”, a condizione però che Washington rispetti “l’attuale posizione del nostro Stato sancita nella Costituzione” e abbandoni la sua “politica ostile” verso la Repubblica popolare democratica di Corea.
“La prospettiva delle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti dipende interamente dall’atteggiamento della parte statunitense”, ha dichiarato Kim, aggiungendo che Pyongyang è pronta sia alla “coesistenza pacifica” sia a una “eterna contrapposizione”, e che la scelta “non dipende da noi”. Secondo gli esperti, il riferimento alla “posizione attuale” indica la richiesta nordcoreana di essere riconosciuta come Stato dotato di armi nucleari e l’abbandono dell’obiettivo statunitense della denuclearizzazione come precondizione per il dialogo.
La posizione, già espressa da Kim nel settembre scorso, aumenta secondo gli analisti la probabilità di una risposta positiva alle aperture del presidente Usa Donald Trump, atteso in visita in Cina ad aprile. Pyongyang potrebbe tentare di ottenere il riconoscimento del proprio status nucleare sfruttando i progressi nei programmi missilistici e nucleari e il rafforzamento dei legami con la Russia.
Sul fronte intercoreano, invece, Kim ha sancito un ulteriore irrigidimento, definendo le relazioni con la Repubblica di Corea (Corea del Sud) “il più ostile rapporto tra Stati” e dichiarando che Pyongyang “non ha nulla da discutere” con Seoul, che sarà “esclusa per sempre dalla categoria dei compatrioti”. Il leader ha inoltre respinto come “ingannevole” la politica conciliatoria del presidente sudcoreano Lee Jae-myung e avvertito che la Corea del Nord intraprenderà “qualsiasi azione” in risposta a eventuali “atti provocatori”, affermando che “non si può escludere il completo collasso” del Sud in caso di escalation.