Con IX Congresso, Nordcorea sancisce inizio dell’”era Kim Jong Un”
Roma, 27 feb. (askanews) – Il nono Congresso del Partito dei lavoratori di Corea ha segnato l’avvio dichiarato della “era Kim Jong Un” e il consolidamento personale del potere del leader nordcoreano, accompagnato da un ampio ricambio dell’élite e da segnali sempre più espliciti di successione dinastica attorno alla giovanissima figlia Ju Ae. E’ la valutazione del ministero sudcoreano dell’Unificazione dopo la conclusione della riunione politica quinquennale di Pyongyang.
Secondo Seoul, nel suo quindicesimo anno alla guida del Paese, Kim ha proclamato “in senso pieno l’era Kim Jong-un”, venendo rieletto segretario generale del partito al congresso di una settimana concluso mercoledì. Il ministero evidenzia come nel discorso inaugurale il leader abbia omesso le consuete formule di deferenza verso i predecessori Kim Il Sung e Kim Jong Il (rispettivamente il nonno e il padre), mentre la propaganda interna ha enfatizzato risultati attribuiti a Kim ritenuti superiori a quelli dei fondatori del regime, in particolare nel rafforzamento della deterrenza nucleare.
Il congresso ha inoltre prodotto una profonda ristrutturazione della leadership. Il Partito dei lavoratori ha eletto 139 membri e 111 membri supplenti del comitato centrale, con 139 nuovi ingressi su 250 totali, pari a circa la metà dell’organo. Tra le esclusioni più significative figura Choe Ryong Hae, 76 anni, presidente dell’Assemblea suprema del popolo ed ex massimo comandante militare, insieme ad altri dirigenti di lungo corso: un segnale di ricambio generazionale e di maggiore enfasi sulle prestazioni e sulla lealtà politica dei quadri.
Parallelamente, la crescente esposizione pubblica della figlia adolescente del leader, Ju Ae (probabilmente dodicenne), ha alimentato le speculazioni secondo cui la successione ereditaria della dinastia Kim sarebbe ormai segnata a favore della ragazza. La giovane è apparsa accanto al padre in posizione centrale alla parata militare che ha chiuso il congresso, condividendo con lui la tribuna d’onore. Le immagini dei media di Stato la mostrano al centro della scena mentre Kim le parla e indica le truppe; in un passaggio simbolico, Ju Ae occupa il centro della scalinata mentre il leader scende lateralmente tenendosi al corrimano.
Analisti sudcoreani sottolineano che la coreografia della parata differiva dalle precedenti: Kim è entrato nella piazza insieme alla figlia quando truppe e pubblico erano già schierati, enfatizzando l’immagine di una leadership ereditaria e della continuità familiare del potere. L’intelligence di Seoul ha recentemente rafforzato la propria valutazione, ritenendo Ju Ae ormai collocata come erede, dopo che in passato era stata definita semplicemente la “più probabile” tra i potenziali successori. La giovane non ha ricevuto titoli formali durante il congresso, ma la sua presenza al centro degli eventi di Stato e della copertura mediatica è in costante aumento.
La parata ha inoltre mostrato un cambiamento di enfasi militare: a differenza degli anni precedenti, Pyongyang non ha esibito i principali sistemi d’arma strategici, come i missili balistici intercontinentali, ma ha messo in evidenza formazioni di fanteria, reparti d’ingegneria e unità impegnate in operazioni all’estero, inclusi contingenti inviati a sostegno della Russia nella guerra in Ucraina. Nel discorso conclusivo Kim ha comunque ribadito la minaccia di “terribili attacchi di ritorsione” contro qualsiasi azione militare ostile.
Sul piano diplomatico, il leader ha mantenuto una linea duale: apertura al dialogo con gli Stati uniti qualora Washington abbandoni la propria “politica ostile”, ma netto rifiuto delle iniziative concilianti della Corea del Sud, definite “ingannevoli”. Il congresso, che ha fissato obiettivi politici, militari ed economici per i prossimi cinque anni, appare così orientato a rafforzare la legittimità personale di Kim, rinnovare l’apparato dirigente e preparare nel lungo periodo la continuità dinastica del potere nordcoreano, esercitato dalla famiglia Kim da oltre ottant’anni.