Cia: no a applicazione provvisoria Mercosur senza garanzie
Cia: no a applicazione provvisoria Mercosur senza garanzie
Roma, 27 feb. (askanews) – La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, oggi “giustifica l’applicazione provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur affermando che ‘quando loro sono pronti, noi siamo pronti’. Peccato che i documenti ufficiali della stessa Unione europea dimostrino l’esatto contrario: il Brasile, per esempio, non è affatto pronto a garantire i nostri standard di sicurezza alimentare, e lo ha persino ammesso. Forzare la mano ora è un cortocircuito istituzionale inaccettabile”. È quanto dichiara Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, commentando a caldo l’annuncio arrivato da Bruxelles, anticipato dalla ratifica del trattato da parte di Uruguay e Argentina.
Il riferimento di Cia è al recente audit ufficiale della DG Sante, che ha certificato gravi falle e carenze nel sistema di controllo del Brasile sui residui di sostanze farmacologiche, con particolare attenzione all’uso di estradiolo, un ormone severamente vietato negli allevamenti europei. Nello stesso documento, le autorità brasiliane confermano di avere bisogno di un periodo che va dagli 8 ai 12 mesi per poter adeguare i propri sistemi di certificazione.
“Cia non è contraria agli accordi commerciali internazionali, da cui la nostra agricoltura trae valore – sottolinea Fini – ma l’apertura delle aree di libero scambio deve avvenire a parità di regole sugli standard produttivi, ambientali e sanitari. Il bene più prezioso che abbiamo costruito in questi anni è la totale fiducia dei consumatori verso i nostri prodotti. Basterebbe un solo scandalo legato a carne d’importazione non controllata a dovere per scardinare questa fiducia e far crollare i consumi, con danni incalcolabili per il Made in Italy”.
Il rischio denunciato da Cia non è solo sanitario, ma anche economico. “Come si può avviare l’ingresso di merci a dazio zero oggi, se chi deve esportare non garantirà le nostre stesse norme sanitarie per il prossimo anno? – incalza Fini – Si mette a repentaglio la sopravvivenza dell’intera filiera zootecnica e delle carni nazionale, un asset strategico che genera un fatturato superiore ai 20 miliardi di euro”.
Per Cia, è il momento della massima fermezza. “Chiediamo all’Europa il rispetto rigoroso degli impegni presi lo scorso 7 gennaio. Non accetteremo l’ingresso di un solo chilo di carne sudamericana senza l’attivazione preventiva delle clausole di salvaguardia e controlli frontalieri serrati -conclude il presidente Cia-. La reciprocità non è una barricata sindacale, ma l’unico scudo per proteggere la salute dei cittadini e l’economia dei nostri territori”.