Passa al contenuto principale
#sanremo #studionews #askanews #ciaousa #altrosanremo

In Toscana al via prima scuola rete Slow Food dei castanicoltori

In Toscana al via prima scuola rete Slow Food dei castanicoltori

Roma, 27 feb. (askanews) – Un percorso formativo innovativo per valorizzare il castagneto come risorsa ambientale, economica e sociale. È questo l’obiettivo del campus esperienziale di formazione in castanicoltura e imprenditorialità sociale organizzato da Anci Toscana, dal Gal MontagnAppennino e da Slow Food Italia sulla Montagna Pistoiese tra marzo e dicembre 2026.

Sei moduli in presenza a San Marcello Piteglio (PT) – oppure online – rivolti a giovani, disoccupati/inoccupati, aspiranti imprenditori, professionisti del settore agricolo, agrituristico e dell’accoglienza rurale, con un programma di lezioni teoriche, laboratori pratici, visite nei castagneti e nelle aziende del territorio, incontri con produttori, tecnici, enti di ricerca, realtà associative e amministratori locali.

Il campus si propone di trasformare il patrimonio naturale e culturale del territorio in una leva di sviluppo locale, formando figure professionali specializzate nella gestione sostenibile del castagneto, nella trasformazione del prodotto castanicolo e nello sviluppo di servizi turistico-ricettivi in ambiente montano, guardando anche alla costruzione di modelli di impresa sociale radicati nella filiera della castagna.

La Toscana, dove è nato alcuni mesi fa il Distretto rurale castanicolo regionale, è la seconda regione italiana per importanza dei castagneti da frutto, dopo la Campania, con il 18% delle aziende e il 20% delle superfici nazionali. “Oggi la castanicoltura non è solo una pratica agricola: è una scelta strategica per il futuro dei territori montani – ricorda il sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo – Investire nella gestione sostenibile del castagneto significa proteggere l’equilibrio degli ecosistemi, difendere la biodiversità e prevenire il dissesto idrogeologico. Ma significa anche trasformare una tradizione in motore di sviluppo, generando lavoro, rafforzando le comunità locali e contrastando concretamente lo spopolamento delle aree interne”.