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Assocamp: vacanze in camper impattano meno rispetto a tradizionali

Assocamp: vacanze in camper impattano meno rispetto a tradizionaliMilano, 7 mag. (askanews) – “Le vacanze in camper impattano meno sull’ambiente rispetto a quelle tradizionali”. Assocamp, Associazione Nazionale Operatori Veicoli Ricreazionali e Articoli per Campeggio, lo sostiene da tempo, ma i dati, secondo l’associazione, ora lo confermano. I numeri, insieme al profilo del camperista medio italiano, emergono dall’indagine “Turismo in camper, impatto economico ambientale del camperista” realizzata a marzo 2024 da Ergo, spin off della scuola Superiore degli Studi Universitari Sant’Anna di Pisa, una delle società più affermate sul panorama nazionale della consulenza sulla sostenibilità ambientale, insieme a Caravanbacci, storico rivenditore di veicoli ricreazionali di Lavoria (Crespina Lorenzana), in provincia di Pisa.



Il camper è il mezzo ideale per chi vuole optare per un turismo sensibile alla sostenibilità, adatto in particolare per famiglie e gruppi di amici. Secondo i dati raccolti, raggiunge la migliore performance energetica su un volume di 4 o 5 passeggeri, ma i suoi risultati positivi sono confermati con qualsiasi equipaggio. Dall’analisi, emerge un confronto degli impatti ambientali ottenuti da un viaggio in camper rispetto a una vacanza tradizionale in auto. Nella ricerca di Ergo i dati vengono rapportati, in termini percentuali, con quelli che risultano dallo scenario “vacanza tradizionale” e sono indicati per le categorie più rilevanti: il camper si conferma il più sostenibile per i diversi parametri considerati, incidendo per il 70% in relazione all’impatto dovuto all’emissione di CO2; per il 64% per il consumo di risorse fossili; e per il 73% nell’uso di risorse idriche rispetto a un viaggio tradizionale in auto e albergo che per tutte le voci incide al 100%.


Nella vacanza classica, a pesare sulla percentuale del 100% sono soprattutto le notti in struttura alberghiera per quanto riguarda le emissioni di CO2 (42%) e per l’uso di combustibili di origine fossile (46%). I pasti al bar e ristorante contribuiscono maggiormente nell’uso delle risorse idriche (72%), mentre per le emissioni di particolato nell’aria l’automobile è la principale causa, per il 43%. “Il camperista sposa volentieri l’idea di un viaggio sostenibile. Adottando corrette abitudini quotidiane sempre più diffuse e considerate importanti – come il riciclo dei rifiuti; l’utilizzo dei pannelli fotovoltaici; l’eliminazione di materiali usa e getta, come piatti e bicchieri; l’uso consapevole dell’acqua e dell’energia – questi turisti confermano il loro desiderio per uno stile di vita green” spiega Paolo Bacci, promotore di questo studio e titolare della concessionaria di camper e caravan Caravanbacci.


Lo scenario “vacanza tradizionale” utilizzato come riferimento tiene conto dei valori di consumo delle auto rilevati dall’Automobile Club d’Italia nel suo report “Rappresentazione del parco veicolare italiano” del 2022; dei consumi energetici relativi a una notte passata in hotel ricavati dallo studio “Klimabilanz von Reisen mit Reisemobilen und Caravans” di IFEU del 2020; e dei consumi idrici e della produzione di rifiuti indicati nel documento di ISPRA sulle performance ambientali delle organizzazioni turistiche registrate EMAS del 2020. Lo studio delinea anche il profilo del camperista medio, analizzato su un campione di più di 1.000 intervistati. Ne esce un turista che ama la natura, predilige il camper per recarsi al mare e in montagna (il 57%) o in piccoli borghi (21%), principalmente nel Bel Paese (scelto dal 72%); opta per un turismo lento, investe volentieri in prodotti enogastronomici (pari al 91% degli acquisti) e, una volta parcheggiato il veicolo, ama passeggiare o spostarsi in bicicletta; più spesso viaggia in estate prediligendo il campeggio (38%), aree di sosta (34%) o sosta libera (23%).


“Chi sceglie questo modo di viaggiare, abbraccia una filosofia di vita e una concezione di turismo molto particolare, legata al vivere il momento. Ama poter scegliere dove e quanto fermarsi, cambiando in corso d’opera i programmi senza avere mete prestabilite, ma andando alla pura scoperta lenta dei territori e delle comunità locali,” spiega Ester Bordino, presidente di Assocamp.