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Autore: Redazione StudioNews

Audi lancia nuovo logo per la Cina e concept sviluppato con Saic

Audi lancia nuovo logo per la Cina e concept sviluppato con SaicMilano, 8 nov. (askanews) – Audi prepara il futuro in Cina con la presentazione del concept Audi E e del nuovo marchio che diventa Audi a lettere maiuscole, senza il logo dei quattro anelli. Il concept Audi E è prodotto sulla nuova Advanced Digitalized Platform sviluppata insieme al partner cinese Saic (proprietario del marchio MG).


“La nuova piattaforma digitale condivisa costituirà la base per una nuova generazione di veicoli intelligenti e connessi dedicati esclusivamente al mercato cinese. La cooperazione con Saic amplierà ulteriormente il portfolio Audi di vetture full electric e accelererà la trasformazione del brand nel mercato automotive più importante al mondo”, ha detto Gernot Döllner, Ceo di Audi. I primi tre modelli elettrici sviluppati con Saic apparterranno ai segmenti D ed E. La collaborazione permetterà di ridurre il time-to-market di oltre il 30%: la prima vettura sarà disponibile già nel corso del 2025.


Audi E concept è lunga 4,87 metri e offre un’autonomia di 700 km grazie a una batteria da 100 kWh a 800 volt che permette di recuperare 370 km di autonomia in 10 minuti con la ricarica ad alta potenza. E’ dotata di trazione integrale elettrica, grazie a due motori sull’assale anteriore e posteriore, e dispone di 775 CV con 800 Nm di coppia, per uno 0-100 in 3,6 secondi. All’interno il sistema operativo Audi OS con display curvo 4K, che fornisce anche la visuale degli specchietti digitali, app store dedicato e assistente virtuale con intelligenza artificiale.

Italia-Cina, Mattarella vede Xi Jinping, ribadita amicizia e nuova stagione collaborazione

Italia-Cina, Mattarella vede Xi Jinping, ribadita amicizia e nuova stagione collaborazionePechino, 8 nov. (askanews) – La parola più ricorrente è stata amicizia, insieme a dialogo e collaborazione. Nell’incontro oggi nella sala del popolo di Pechino Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, hanno usato un linguaggio univoco per ribadire che i rapporti tra i due paesi sono positivi e si rafforzano. Nonostante l’uscita dal memorandum sulla via della Seta, insomma, le relazioni ripartono con nuovo slancio. A partire dal settore culturale, su cui è stata centrata la visita di Stato del Presidente della Repubblica, con la chiusura del forum culturale Italia-Cina e la firma di dieci accordi e memorandum che spaziano dalla cooperazione cinematografica alla concorrenza.


I legami tra i due popoli sono antichi e solidi dice Mattarella e Xi Jinping gli risponde definendolo “un vecchio amico del popolo cinese e un mio buon amico” con cui “lavorare insieme per costruire un mondo migliore di armonia e convivenza, superando i conflitti e attraverso la cooperazione”. Dialogare, “porsi gli uni di fronte agli altri è un metodo fecondo – ha detto Mattarella -, porta alla costruzione di un patrimonio comune. E’ un atteggiamento, che spinge a evadere tentazioni di anacronistici ritorni a un mondo di blocchi contrapposti”. “Gli italiani, membri fondatori dell’Unione Europea, sono sostenitori dell’importanza dei fenomeni aggregativi tra Paesi che condividono interessi o sensibilità – ha aggiunto il capo dello Stato -. Ma non contrapposti ad altri”. Nel tete a tete Mattarella ha invitato il presidente cinese è a fare in modo che “lo spazio continui a rimanere luogo di collaborazione tra le nazioni e non luogo di scontro”. L’auspicio del capo dello Stato è per un mercato mondiale più libero senza barriere in cui aumenti la collaborazione commerciale. Il tema posto dall’Italia al colosso cinese infatti è anche di tipo commerciale, anche se i due capi di Stato non hanno fatto un riferimento esplicito. A livello di governo il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha esplicitato le preoccupazioni per il nostro export e per il settore dell’auto. “Io ho detto al ministro degli Esteri cinese che noi siamo per trovare un accordo con l’organizzazione mondiale del commercio per dialogo e reciprocità. Si deve discutere. La posizione dell’Ue è stata oggettiva – ha spiegato Tajani a proposito della decisione dell’Ue di aumentare i dazi alle auto elettriche cinesi – ma mi auguro che si possa trovate un accordo. Noi siamo in spirito di amicizia ma siamo un Paese industriale dove il settore auto è fondamentale e prezzi troppo bassi di auto prodotte all’estero rischiano di non rendere competitiva la qualità italiana. La nostra idea è che si debba dialogare e che si trovi un accordo basato sul principio della reciprocità”.


Per ora si riparte dunque dal dialogo “sui settori tradizionali e al contempo – ha detto ancora il capo dello Stato – ci si propone di ampliare la collaborazione in nuovi ambiti. Penso, ad esempio, all’impatto della dimensione digitale sulla fruizione del patrimonio artistico. Nuove frontiere del bello diventano accessibili anche da remoto o con modalità immersive. Nuove opportunità e orizzonti, quindi, ma anche nuove sfide, come quelle della verifica e certificazione delle fonti. Il nostro rapporto bilaterale si articola in una vastissima gamma di temi e settori di comune interesse”. I due presidenti condividono anche la preoccupazione per lo scenario globale e Pechino può giocare un ruolo di primo piano sul versante russo-ucraino. “Attualmente il nostro mondo vive cambiamenti mai visti da un secolo a questa parte – ha ammesso Xi Jinping -. La Cina e l’Italia, essendo due grandi civiltà, con la loro tradizione di apertura, tolleranza, tenacia e inclusività possono incentivare la comunità internazionale per superare le divergenze con il dialogo, e i conflitti con la convivenza armoniosa”.


“Conoscete, vivendolo quotidianamente, il ruolo fondamentale del dialogo interculturale – ha reso atto Mattarella al suo interlocutore – per la creazione di solidi e duraturi rapporti non soltanto tra gli Stati, ma anche, e soprattutto, tra i popoli. La cultura accresce la dignità delle persone. Non è una aspirazione ingenua – osserva -. Non è uno scambio che ignori le differenze ma queste non devono ostacolare al confronto. Solo così si può costruire un patrimonio comune”. Occorre sempre preservare un’interlocuzione costruttiva con gli altri, per quanto lontani o diversi, senza alzare ingiustificati steccati. E’ il senso del multilateralismo, fondato su regole certe, condivise e per tutti vincolanti. Occorrono buona fede e buona volontà e l’adesione convinta a norme fondamentali di convivenza. Ad esempio, la norma che vieta l’uso – e anche la sola minaccia – della forza nei rapporti tra gli Stati”. “L’amicizia si nutre di conoscenza reciproca, di ascolto, di dialogo e di comprensione. Il mio auspicio è quindi che il continuo, operoso, lavoro di costruzione di ponti culturali tra i nostri popoli contribuisca a far crescere l’amicizia tra di noi, fondamento della convivenza costruttiva e impulso a un comune lavoro di conciliazione di fronte alle sfide globali”, ha concluso Mattarella.

Usa, Tesla balza a capitalizzazione di 1.000 mld dopo vittoria Trump

Usa, Tesla balza a capitalizzazione di 1.000 mld dopo vittoria TrumpNew York, 08 nov. (askanews) – Le azioni di Tesla sono salite di oltre il 6% nelle contrattazioni di meta’ mattina di venerdi’, spingendo per la prima volta la capitalizzazione di mercato del produttore di veicoli elettrici oltre mille miliardi di dollari, entrando nel club dei trilionari.


Gli investitori hanno valutato positivamente il coinvolgimento di Elon Musk, Ceo dell’azienda con il neoeletto presidente Donald Trump. Con Trump in carica, Musk e la sua azienda automobilistica riceveranno probabilmente meno controlli dalla Securities and Exchange Commission e dal Dipartimento di Giustizia, che stanno esaminando la tecnologia di assistenza alla guida di Tesla . Se Musk ricevesse un incarico di governo per ridurre la spesa pubblica, potrebbe prendere di mira il National Labor Relations Board, il che toglierebbe un po’ di potere ai sindacati, anche se i dipendenti statunitensi di Tesla non aderiscono a nessuna sigla.

Ue, le “pagelle” dei commissari: sono andati (quasi tutti) bene

Ue, le “pagelle” dei commissari: sono andati (quasi tutti) bene(di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese) Bruxelles-Roma, 8 nov. (askanews) – È stata una settimana incredibilmente intensa a Bruxelles, con ben 20 audizioni di conferma al Parlamento europeo, di oltre tre ore ciascuna, dei commissari designati del nuovo Esecutivo di Ursula von der Leyen. Mancano solo i sei vice presidenti esecutivi, che saranno ascoltati dagli eurodeputati martedì.


Nel complesso, anche in confronto alle esperienze passate, è andata piuttosto bene: a parte il responso, rimasto per ora in sospeso, sull’audizione dell’ungherese Oliver Varhelyi (su cui pesa soprattutto il fatto di essere stato nominato dal governo di ultradestra e antieuropeo di Viktor Orban), gli altri 19 commissari designati sono passati tutti. Non senza un momento di tensione, tuttavia: quando la svedese del Ppe Jessika Roswall (Ambiente, audizione di martedì 5 novembre) e la liberale belga Hadja Lahbib (Preparazione e Gestione delle crisi, audizione di mercoledì 6 novembre), sono state oggetto di una ‘presa di ostaggi politica’, che si è comunque risolta nel giro di poche ore, dopo una riunione dei coordinatori politici delle commissioni parlamentari competenti, e un intervento risolutivo dei capigruppo della ‘maggioranza Ursula’ (Ppe, Socialisti e Democratici, Liberali di Renew), nel pomeriggio di mercoledì.


Alla fine, Roswall, che effettivamente aveva svolto un’audizione deludente e ripetitiva, dimostrando di non conoscere abbastanza le tematiche del proprio portafoglio, e Lahbib, che invece aveva dato una buona prova, e probabilmente sarebbe passata senza problemi se non fosse stata individuata dal Ppe come ostaggio ideale per piegare Liberali e Socialisti, hanno ottenuto entrambe il via libera dalla maggioranza necessaria (dei due terzi) dei coordinatori dei gruppi politici. Come sono andati gli altri?


Benissimo il danese Jorgensen (Energia, S&D) e il lussemburghese Hansen (Agricoltura); bene l’olandese Hoekstra (Clima e Tassazione, Ppe), lo slovacco Sefcovic (Commercio, non affiliato), l’austriaco Brunner (Interni e Immigrazione, Ppe), il lettone Dombrovskis (Economia e Produttività, Ppe) l’irlandese McGrath (Giustizia e Stato di diritto, Renew), il greco Tzitzikostas (Trasporti e Turismo, Ppe), il polacco Serafin (Bilancio, Ppe). Il caso Varhely


All’ungherese Varhelyi (Salute e Benessere animali), vicino al gruppo di estrema destra Patriots, fondato da Viktor Orban, è stato chiesto di rispondere entro lunedì 11 novembre a una serie di domande scritte supplementari, dopo di che i coordinatori decideranno se dargli il via libera, proporre una nuova audizione, chiederne la bocciatura o modifiche al portafoglio assegnato. Varhelyi, comunque, si è difeso bene durante la sua audizione, non ha mai perso la calma nonostante i continui attacchi di molti eurodeputati, ed è stato criticato più su una questione marginale e controversa, quella del diritto all’aborto, che su punti specifici del proprio portafoglio. Il commissario designato ha ricordato che le leggi sull’aborto sono una competenza nazionale degli Stati membri (vero), e si è quindi rifiutato di impegnarsi a riconoscere e promuovere il diritto all’aborto come uno dei ‘diritti alla salute sessuale e riproduttiva’, secondo la definizione usata nelle convenzioni internazionali contro le discriminazioni di genere. Hoekstra chiude ai biocarburanti Da notare che l’olandese Wopke Hoekstra, nella sua audizione come commissario designato al Clima (ruolo che svolge già da un anno nell’attuale Commissione) ha confermato la chiusura dell’Esecutivo comunitario riguardo all’eccezione per i biocarburanti, che è stata chiesta soprattutto dall’Italia, per potere continuare a usarli dopo il 2035, quando tutti i veicoli immessi sul mercato Ue dovranno essere a emissioni zero. ‘I biocarburanti non possono essere parte del mix’ delle fonti energetiche per conseguire quest’obiettivo, perché ‘sarebbe eccessivamente difficile renderli completamente carbon-free’, ha detto Hoekstra. ‘Non posso riaprire questo punto, non posso andare a rivedere gli impegni che abbiamo assunto su come procedere per il settore auto’, ha aggiunto, prevedendo comunque ‘un futuro radioso’ per i biocarburanti ‘in altri settori’. Dombrovskis riapre al debito comune Va notata anche, dopo la netta chiusura della settimana scorsa da parte di von der Leyen, una timida riapertura, forse solo tattica, da parte del commissario designato agli Affari economici, l’attuale vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, alla possibilità di proporre nuove emissioni di debito comune da parte dell’Ue per obiettivi prioritari comuni concordati dai Ventisette, come d’altra parte prospetta anche Mario Draghi nel suo rapporto sul futuro della competitività europea. Dopo la scadenza del Pnrr, ha osservato Dombrovskis, ‘dovremo vedere come potenziare le capacità d’investimento’ dell’Ue per le priorità comuni (transizione verde e digitale, competitività, sicurezza e difesa. Questo, ha ricordato, è un lavoro che dovrà fare soprattutto il nuovo commissario Ue designato al Bilancio, il polacco Piotr Serafin. ‘Dovremo trovare come finanziare gli investimenti: attraverso nuove risorse proprie (del bilancio comunitario, ndr) che saranno proposte l’anno prossimo, attraverso contributi più rilevanti da parte degli Stati membri, oppure – ha detto finalmente – attraverso prestiti comuni. Tutto questo sarà discusso nell’ambito del nuovo quadro pluriennale di bilancio’. Dombrovskis ha precisato che ‘il primo punto importante è decidere cosa vogliamo finanziare; e se ci mettiamo d’accordo su questo, per quali importi. A quel punto possiamo discutere su come esattamente finanziarli. E penso – ha concluso – che nessuna opzione sia esclusa’. Von der Leyen il 30 ottobre aveva affermato invece che, quando viene individuato ‘un progetto europeo comune che vogliamo portare avanti insieme’, come ad esempio uno scudo europeo di difesa aerea, i modi per finanziarlo sono solo due: ‘O con contributi nazionali o con nuove risorse proprie’ per il bilancio comunitario. ‘Quindi su uno di questi due elementi dobbiamo decidere come andare avanti’, aveva aggiunto, concludendo che ‘non ci sono altri modi per finanziare progetti futuri’. Che cosa è accaduto in questa settimana per determinare questa riapertura (supponendo che Dombrovskis sia in linea con von der Leyen)? C’entra qualcosa la decisione del cancelliere tedesco Olaf Sholz di licenziare in tronco il suo ministro delle Finanze, il falco liberale Christian Lindner, ferocemente contrario al debito comune europeo? Ridefinite le competenze per le commissioni su Ambiente e Salute La riunione di mercoledì dei tre leader politici della maggioranza Ursula (il tedesco Manfred Weber,Ppe, la spagnola Iratxe García Pérez, S&D, e la francese Valéry Hayer, Renew), cha ha chiuso il caso Roswall-Lahbib, ha fornito l’opportunità per risolvere anche un’altra questione rimasta in sospeso: la distribuzione dei compiti tra la ‘vecchia’ commissione Ambiente (Envi), una delle più importanti del Parlamento europeo, e la nuova sottocommissione Salute (Sant), nella ‘zona grigia’ in cui le due aree di competenza di sovrapponevano. Sembra una questione di lana caprina, ma sono decisioni con una grande influenza sull’attività legislativa, e importantissime per le lobby. La Sant (presieduta dal pomacco Adam Jarubas, Ppe) è stata istituita ex novo nel febbraio 2023, soprattutto per volontà del Ppe e proprio per cercare di contrastare e bilanciare l’onnipresente influenza della Envi (presieduta dall’italiano Antonio Decaro, Pd) nel lavoro legislativo del Parlamento europeo, come si è visto in particolare nella scorsa legislatura riguardo al Green Deal. Un passaggio cruciale in questo tentativo di riequilibrio è il passaggio di status della Sant da sotto-commissione (sotto l’egida della Envi) a vera e propria commissione autonoma. Il negoziato dietro le quinte ha portato alla decisione che volevano i Socialisti e i Liberali. Alla commissione Envi rimarranno tutte le competenze sanitarie che hanno a che fare con l’ambiente: sicurezza alimentare, pesticidi e sostanze chimiche, qualità dell’aria e dell’acqua; alla Sant andranno le competenze riguardo alla sanità e sistemi sistemi sanitari, tabacco, industria farmaceutica e dispositivi medicali.

Wall Street, record DJ sopra 44mila punti ancora in scia a Trump

Wall Street, record DJ sopra 44mila punti ancora in scia a TrumpRoma, 8 nov. (askanews) – Record dell’indice Dow Jones a Wall Street, dove si profila il più forte bilancio settimanale di rialzi. L’azionario Usa è stato proiettato in positivo dal trionfo di Donald Trump alle presidenziali e dalla parallela affermazione dei repubblicani al Congresso. L’indice Dow Jones supera per la prima volta la soglia psicologica dei 44.000 punti nel pomeriggio si attesta in rialzo dello 0,61%. L’S&P 500 guadagna uno 0,30% mentre il Nasdaq, che ieri aveva registrato un rally, è il ripiegamento dello 0,21%.

Ue, Pse proverà a “demansionare” Fitto ma Ribera lega mani sinistra

Ue, Pse proverà a “demansionare” Fitto ma Ribera lega mani sinistra(Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli) Roma-Bruxelles, 8 nov. (askanews) – Non affondare Raffaele Fitto ma colpirlo, ovvero demansionarlo, togliendogli i gradi di vicepresidente esecutivo per ridurlo a commissario semplice. E’ questa l’ipotesi che si fa strada nel Partito socialista europeo – in alleanza con i Verdi e i Liberali di Renew – in vista del “big tuesday”, come a Bruxelles hanno ribattezzato il 12 novembre, quando sono in programma le audizioni dei vice designati da Ursula von der Leyen. Proprio a lei, oltre che a Giorgia Meloni, sarebbe indirizzato il “segnale”: lo spostamento a destra impresso dalla presidente tedesca, in particolare sul tema dei migranti, ha indispettito Pse, Liberali e Verdi.


Fitto è certo del sostegno del Partito popolare europeo (“Lo consideriamo un commissario nostro”, sottolinea una fonte di alto livello interno al partito), naturalmente dei Conservatori di Ecr guidati da Meloni e anche dei Patriots di Viktor Orban – che lo ritiene “eccellente e pefetto” per il ruolo – Matteo Salvini e Marine Le Pen. Ma senza i socialisti i 2/3 necessari per un immediato via libera in commissione potrebbero non essere raggiunti. Con il Pd, prima componente del gruppo S&D, che al momento non si espone (l’audizione sarà “attenta e rigorosa e poi decideremo”, dice un europarlamentare Dem), giovedì il leader dei socialisti francesi Raphael Glucksmann ha detto chiaramente che il suo partito e il Pse non intendono dare via libera alla vicepresidenza di Fitto perché membro dei Conservatori, che non fanno parte della maggioranza Ppe-Pse-Liberali che con il supporto esterno dei Verdi ha dato il via libera a Vdl. Una posizione, quella dei socialisti francesi, condivisa dal Psoe spagnolo del premier Pedro Sanchez, che nelle ultime settimane ha allargato di molto la distanza da Meloni, in particolare sulla gestione dei migranti e l’intesa con l’Albania, un modello che “non risolve i problemi, li crea”, ha detto al termine dell’ultimo Consiglio europeo.


Ma proprio il Psoe potrebbe legare le mani al gruppo S&D: il destino di Fitto è legato a doppio filo a quello di Teresa Ribera, la spagnola punta di diamante della pattuglia socialista in Commissione con la vicepresidenza esecutiva alla Transizione verde e alla Concorrenza. Il calendario stabilito – con il voto di tutta la destra – sembra pensato proprio per rendere più difficile colpire Fitto. Martedì ci saranno tre gruppi, con due commissari sentiti in contemporanea in ognuno. L’italiano sarà nel primo blocco, Ribera nell’ultimo. Se venisse fatto uno sgambetto al primo, anche la seconda sarebbe a rischio. A ricordarlo è Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia al Parlamento europeo: “Hanno una pistola scarica” perché per Fitto e Ribera vale la massima “simul stabunt, simul cadent”.

Europa attende il “ciclone” Trump, preoccupazioni e riposizionamenti

Europa attende il “ciclone” Trump, preoccupazioni e riposizionamenti(Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli) Roma-Bruxelles, 8 nov. (askanews) – Se sull’Europa arriverà il ciclone Trump è presto per dirlo. Ursula von der Leyen ha subito cercato di tendere la mano tra due soggetti, Usa e Ue, che “sono più che semplici alleati” perché uniti da un “legame profondo” che deve proseguire in “un partnerariato transatlantico che continui a dare risultati per i nostri cittadini”. Ma al di là delle parole, l’elezione del tycoon molte preoccupazioni e qualche effetto nel Vecchio Continente già li ha provocati.


Innanzitutto le preoccupazioni: clima, Ucraina, dazi sono i tre temi su cui maggiormente potrebbe incidere il cambio dell’amministrazione americana. Sul clima si sa come la pensa Trump, con tesi al limite del negazionismo e una netta contrarietà agli accordi di Parigi. La sua visione della questione porterà anche un cambio di rotta concreto? Non è detto, secondo un ministro italiano: “Le elezioni americane – spiega – non vanno valutate con il nostro metro. Hanno un sistema con una resilienza molto alta e programmi di lungo periodo e non prevedo che sulle grandi questioni, come il clima, la linea stabilita cambierà di molto”. Sull’Ucraina Trump ha sempre detto di essere in grado di arrivare alla pace in breve tempo. Il problema è quale pace. E su questo – assicura una fonte Ue – la posizione di Bruxelles non cambierà: dovrà essere “pace giusta”. Ma nel caso di un disimpegno Usa nel sostegno militare l’Ue sarebbe in grado di proseguire da sola? Capitolo dazi. Il tycoon ha promesso misure di protezione tra il 10 e il 20% del valore delle merci. Un danno significativo per l’Italia e per la Germania (nostro primo mercato di sbocco, gli States sono il secondo). “Dovremo negoziare”, ha ammesso Mario Draghi. E parlando di Germania arriviamo agli effetti concreti. Non è certo la rielezione di Trump ad aver causato la crisi di governo – da tempo strisciante – e la cacciata del ministro delle Finanze Christian Lindner da parte del cancelliere Olaf Scholz. “Ma sicuramente la previsione di un cambiamento del quadro politico globale ha impresso un’accelerazione”, ragiona una fonte diplomatica. Di fronte all’allerta ciclone Trump, l’ormai debole cancelliere mercoledì ha subito cercato al telefono Emmanuel Macron, pure lui in crisi di consenso con sondaggi ai minimi storici. Per entrambi il timore è quello di uno sfaldamento dell’Unione. Per questo entrambi hanno lanciato un appello per “un’Europa più unita, più forte e più sovrana”. Il timore, infatti, è che Trump voglia procedere a stringere rapporti privilegiati con alcuni Paesi, indebolendo così la struttura europea, già non solidissima.


In quest’ottica sono iniziati i posizionamenti. Viktor Orban, che in questi giorni ha ospitato i leader a Budapest, è stato l’unico aperto sostenitore di Trump all’interno del Consiglio europeo (rimodellando anche l’acronimo MAGA in MEGA) e punta a farsi interlocutore principale tra Washington e Bruxelles. “Il più grande ritorno nella storia politica degli Usa! Congratulazioni al presidente Donald Trump per la sua enorme vittoria. Il mondo ne aveva molto bisogno”, ha commentato subito con entusiasmo. Ma lo stesso piano è anche quello che ha in testa Giorgia Meloni. Il suo ruolo, e il buon rapporto instaurato con Biden, le avevano consigliato prudenza in campagna elettorale e anche nel primo messaggio di congratulazioni inviato su X non aveva mostrato particolare entusiasmo. Poi mercoledì ha sentito il presidente eletto, confermando “la solida alleanza” ed esprimendo – entrambi – “la volontà di lavorare in stretto coordinamento su tutti i principali dossier internazionali, a partire dalla guerra in Ucraina e dalla crisi in Medio Oriente, con l’obiettivo comune di promuovere stabilità e sicurezza, anche nel quadro dei rapporti con l’Unione europea”. Dalla sua Meloni si giocherà la carta Elon Musk: con il proprietario di X e Tesla – che ha anche interessi economici in Italia – c’è un rapporto solido, culminato nella consegna del “Global Citizen Award” alla premier nel settembre scorso. “Nelle scorse ore – ha scritto mercoledì su X – ho sentito l’amico Elon Musk. Sono convinta che il suo impegno e la sua visione potranno rappresentare un’importante risorsa per gli Stati Uniti e per l’Italia, in uno spirito di collaborazione volto ad affrontare le sfide future”. Un’amicizia ingombrante, che rischia di creare imbarazzi. Vedi quello “Scholz è un cretino”, postato giovedì dal miliardario.

Ue, Fitto è commissario Ue o italiano? (spoiler: Ue)

Ue, Fitto è commissario Ue o italiano? (spoiler: Ue)(di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli) Roma-Bruxelles, 8 nov. (askanews) – Nelle risposte scritte in vista dell’audizione il commissario designato Raffaele Fitto ha assicurato che se assumerà l’incarico si impegnerà con Valdis Dombrovskis, il lettone titolare dell’Economia, per far rispettare la scadenza del Pnrr al 2026, senza proroghe” (che vorrebbe l’Italia). E’ così che il commissario Fitto intende tutelare l’interesse dell’Italia in Europa?”, ha tuonato il M5s, dimenticando (come spesso accade a Roma) che il commissario italiano deve lavorare per l’Ue e non tutelare gli interessi dell’Italia, verso la quale al massimo può avere una “sensibilità” maggiore dei suoi colleghi.


Il Trattato sul funzionamento dell’Ue (articolo 245) parla chiaro: i membri della Commissione “devono adempiere i loro compiti in piena indipendenza, nell’interesse generale dell’Unione; in particolare, essi non possono sollecitare, né accettare istruzioni dai governi o da altri organismi esterni”. E sicuramente il ruvido Dombrovskis sarà attento a evitare deviazioni.

Ferrovie, AV/AC Napoli-Bari, Ferrante:sprint lavori, ultimata entro 25

Ferrovie, AV/AC Napoli-Bari, Ferrante:sprint lavori, ultimata entro 25Napoli, 8 nov. (askanews) – “L’Alta velocità/Alta capacità Napoli-Bari verrà realizzata nel rispetto del cronoprogramma stabilito grazie ad un nuovo sprint sui lavori. Si tratta di un’opera da 6 miliardi di euro, finanziati anche con fondi Pnrr, che rappresenta un Sud in grado di correre dopo anni di immobilismo”. L’ha detto il sottosegretario al Mit, con delega alle Opere commissariate, Tullio Ferrante, a margine del sopralluogo eseguito questa mattina sulla tratta Cancello-Frasso Telesino della linea Alta velocità/Alta capacità Napoli-Bari. “Qui stanno operando le migliori maestranze e le più avanzate capacità ingegneristiche del Paese, sorrette dalla ferma volontà istituzionale di modernizzare le infrastrutture del Mezzogiorno: la nostra politica del fare è la miglior garanzia contro l’anatema dei ritardi lanciato da chi non vuole veder crescere questo Paese”, ha aggiunto Ferrante che è stato accompagnato da Roberto Pagone, commissario straordinario dell’opera, dai dirigenti e tecnici Rfi (Gruppo FS) e dalle rappresentanze delle imprese appaltatrici.


Il sottosegretario è stato il primo a percorrere il tratto realizzato, per circa 16 km, sia all’aperto che in sotterraneo, a bordo di un carrello ferroviario. “I lavori della tratta Cancello-Frasso, grazie alle misure attuate in sinergia tra Rfi e appaltatore per superare le criticità emerse in corso d’opera, procedono spediti e saranno ultimati nel 2025, rendendo finalmente possibile il collegamento diretto tra Napoli e Bari in poco più di due ore e mezza. Nel mentre, resta confermato anche l’obiettivo di attivare l’intera linea entro l’orizzonte del 2028. La mia attenzione, così come quella del Mit e del Governo, è massima su una delle grandi infrastrutture del Paese a cui stiamo lavorando per rilanciare lo sviluppo economico e sociale dei nostri territori e che potenzierà il corridoio europeo ‘Scandinavia-mediterraneo’ della rete Ten-T. L’alta velocità Napoli-Bari non fungerà solo da cerniera strategica tra i due versanti del nostro Paese, ma sarà essenziale per proiettare il Sud verso il centro dell’Europa”, ha concluso Ferrante.

Scontri Amsterdam, Meloni: spaventoso dilagare antisemitismo

Scontri Amsterdam, Meloni: spaventoso dilagare antisemitismoBudapest, 8 nov. (askanews) – A margine del Consiglio Europeo informale di Budapest, la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha espresso al primo ministro olandese Dick Schoof profonda preoccupazione per l’aggressione subita dai tifosi israeliani ad Amsterdam. Lo fa sapere Palazzo Chigi in una nota.


“L’antisemitismo dilagante è inaccettabile e spaventoso ed è nostro dovere garantire piena sicurezza ai cittadini di religione ebraica”, ha dichiarato Meloni.