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A Firenze degustazione delle Donne del Vino di Toscana e Campania

A Firenze degustazione delle Donne del Vino di Toscana e CampaniaMilano, 29 mag. (askanews) – Le Donne del Vino di Toscana e Campania insieme a Villa Olmi di Firenze per una degustazione di vini ottenuti da vitigni autoctoni guidata dal critico enogastronomico Leonardo Romanelli. L’appuntamento è fissato per il 30 maggio dalle 19,30 alle 23 e si inserisce nel progetto Connection in cui le produttrici della Campania presentano le loro bottiglie insieme a quelle delle Donne del Vino di altre regioni.


La degustazione, che ha per cerimonieri i sommelier della Fisar, ruoterà intorno a nove vini: “La Madda 2023 DOC Maremma Ansonica” di Provveditore di Scansano; “Malvasia di Riparbella 2022, IGT Costa Toscana” di Pakravan-Papi di Riparbella; “Sanice 2020 Docg Vernaccia di San Gimignano Riserva” di Cesani di San Gimignano; “Canaiolo bianco Borgo Prunatelli 2018 Igt Canaiolo Bianco di Toscana” di Fattorie di Galiga e Vetrice-Azienda Agricola Prunatelli di Pontassieve; “Keplero 2021, Doc Maremma Toscana” di Colli del Vento; “Marsiliano 2020, IGT Campania Rosso” di La Sibilla di Bacoli; “Bolle 2020, Chianti Classico Gran Selezione Docg” di Castello di Vicchiomaggio di Greve in Chianti; “Cenerentola 2019 Orcia Doc” di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino e Trequanda; e “Torelle 2017 Falerno del Massico Rosso Doc” di Società Agricola Torelle di Torelle. Al termine della degustazione, una cena a buffet consentirà ai wine lovers e agli operatori presenti di incontrare le produttrici. Le Donne del Vino faranno assaggiare un altro dei loro vini spiegandolo personalmente a chi è più interessato. Le delegazioni toscane e campana delle Donne del Vino sono fra le più numerose in Italia e sono guidate rispettivamente da Donatella Cinelli Colombini e Valentina Carputo.

Vino, Cascina Maddalena di Sirmione festeggia i suoi primi 100 anni

Vino, Cascina Maddalena di Sirmione festeggia i suoi primi 100 anniMilano, 29 mag. (askanews) – Cascina Maddalena, piccola azienda vitivinicola familiare e agriturismo di Sirmione (Brescia), ha compiuto un secolo, diventando così una delle realtà più storiche del Basso Garda e pioniera della produzione del vino Lugana come oggi lo conosciamo.


Per festeggiare i cento anni dall’acquisizione della Tenuta, la famiglia Zordan, oggi guidata dai fratelli e quarta generazione Mattia, Elena ed Elisa (sotto gli occhi vigili di mamma Raffaella e papà Luciano), ha organizzato una mostra fotografica di vecchi scatti di famiglia e ha presentato un cofanetto da sei bottiglie in edizione limitata. Si tratta delle annate 2013, 2014 e 2015 di “Capotesta Lugana Doc”, il cavallo di battaglia di Cascina Maddalena, tutte tappate con una chiusura diversa (tappo di sughero, diam e a vite) per evidenziare non solo la grande longevità della Turbiana, il Trebbiano di Soave, ma anche le differenze nell’affinamento in bottiglia a seconda del tappo utilizzato. E proprio dopo una serie di sperimentazioni, la Cantina ha deciso nel 2015 di utilizzare il solo tappo a vite. I quattro ettari vitati si trovano nella parte lombarda della Doc Lugana, la piana che si estende tra Desenzano e Sirmione, dove le bonifiche degli appezzamenti acquitrinosi risalgono al primo Dopoguerra, più o meno quando gli Zordan hanno acquisito l’azienda. Qui si trovano oggi le argille più coriacee e nel vino si ritrova lo stile più lacustre e minerale. “Dobbiamo tutto alla potenza dell’argilla” ha spiegato Mattia Zordan, responsabile della parte agricola della Cantina, ricordando il ricorso sistematico alle buone pratiche in vigneto, come la concimazione a letame o il sovescio, e ai metodi ecosostenibili di controllo delle avversità, come l’utilizzo di mezzi organici o la confusione sessuale.


Sul sito dell’azienda, un avviso spiega che a causa del maltempo che ha imperversato in questo territorio nel 2023 “non abbiamo potuto vendemmiare e quindi alcuni vini potrebbero essere esauriti o esaurirsi a breve”. “Dopo quattro grandinate disastrose, nell’estate dell’anno scorso abbiamo deciso di non utilizzare nemmeno quel 10-15% di uva rimasta sulla pianta e andare, come sempre, nella direzione della qualità anche se questo implicava non fare il vino” ha sottolineato Mattia Zordan, responsabile della parte agricola, precisando che “è stato un colpo durissimo per l’azienda, ma questo mi ha permesso anche di andare a scoprire altre realtà vinicole in Champagne, in Mosella, in Borgona, in Franciacorta e nel basso Piemonte, e fare nuove ed importanti esperienze formative”. Insomma, il non darsi per vinti è forse una delle ricette per campare cent’anni.

Vino, Consorzio Valpolicella partecipa a “Vinexpo Asia” con 13 Cantine

Vino, Consorzio Valpolicella partecipa a “Vinexpo Asia” con 13 CantineMilano, 28 mag. (askanews) – Il Consorzio Vini Valpolicella continua l’attività istituzionale sul fronte asiatico e vola ad Hong Kong per partecipare a quella che è considerata una delle più importanti fiere asiatiche dedicate al mondo del vino, “Vinexpo Asia” 2024, dove sono attesi oltre diecimila esperti del settore e un migliaio di espositori da 64 Paesi del mondo.


“Hong Kong si conferma un hub strategico internazionale, con un mercato che assorbe un export sempre crescente delle Denominazioni rossiste della Valpolicella” ha spiegato l’ente consortile, sottolineando che “l’Amarone nel Sud Est asiatico pesa per il 3% del suo export totale e trova nella piccola, ma da sempre dinamica Hong Kong, una delle sue principali vetrine di posizionamento”. “Tornare qui dopo sei anni, nel cuore della finanza asiatica e farlo con 13 produttori del territorio, rappresenta un segnale assolutamente positivo per il segmento dei nostri fine wines, di cui l’Amarone si fa portavoce principale” ha commentato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini, aggiungendo che “Hong Kong è la vetrina perfetta per consolidare la reputazione dell’Amarone e valorizzare il Valpolicella Doc Superiore, massima espressione del nostro territorio”.


Le aziende che partecipano alla collettiva consortile sono: Bertoldi, Burato, Cantine di Verona SCA, Dal Cero in Valpolicella, Monte del Frà, Montezovo, Rocca Sveva – Cadis 1898, Rubinelli Vajol, Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani, Terre di Leone, Tinazzi, Zeni 1870 e Zýme di Celestino Gaspari.

”Aperitivo Festival” a Milano: oltre quattromila i partecipanti

”Aperitivo Festival” a Milano: oltre quattromila i partecipantiMilano, 28 mag. (askanews) – Sono stati oltre quattromila i partecipanti all’”Aperitivo Festival” andato in scena dal 24 al 26 di maggio negli spazi del Nhow Hotel di Milano. Questa seconda edizione ha proposto abbinamenti e novità del settore, con 18 stand brandizzati che hanno presentato le loro proposte “food and beverage”, alternandosi a dj set e performance artistiche, masterclass e incontri con diversi testimonial del settore.


“Vedere migliaia di partecipanti soddisfatti e curiosi nel provare tutte le esperienze di pairing organizzate ad ‘Aperitivo Festival’ – ha commentato Federico Gordini, presidente di MWW Group e padrone di casa della manifestazione – mi fa riflettere su quante sfumature abbia un momento come l’aperitivo stesso che è divertimento, piacere della vita, esaltazione del gusto, convivialità e aggregazione, ma anche cultura del territorio e delle nostre tradizioni. Una grande risposta che rappresenta un importante riconoscimento al valore del progetto e del format”. Gli organizzatori hanno sottolineato “anche il boom di adesioni e iniziative per la terza edizione del ‘World Aperitivo Day’, la giornata che celebra e tutela l’aperitivo con il suo Manifesto ufficiale l’aperitivo made in Italy”. “Quest’anno – hanno aggiunto – sono state oltre mille le attivazioni, tra punti vendita Carrefour e locali dislocati lungo tutto il Paese, a prendere parte all’iniziativa, creando proposte speciali all’insegna dell’arte dell’abbinamento”


Il prossimo appuntamento con “Aperitivo Festival” sarà da sabato 24 a lunedì 26 maggio 2025. Foto di Loris Scalzo

Vino, San Felice lancia “Vitiarium”, linea per l’alta ristorazione

Vino, San Felice lancia “Vitiarium”, linea per l’alta ristorazioneMilano, 28 mag. (askanews) – Una linea dedicata all’alta ristorazione e alle enoteche di ricerca: è il progetto “Vitiarium” di San Felice di Castelnuovo Berardenga (Siena), splendida Tenuta medioevale di 685 ettari, dei quali 150 vitati nella Docg Chianti Classico, coltivati secondo i principi della viticoltura rigenerativa e in fase di conversione biologica.


Dopo aver presentato a Vinitaly 2023 la sua nuova brand identity, l’azienda diretta da Carlo De Biasi e che si avvale dell’enologo Leonardo Bellaccini, ha presentato alla stampa specializzata a Milano i quattro vini che convergono nella nuova linea che, da qui a luglio, usciranno sul mercato: si tratta del “Borgo Chianti Classico Docg 2022”, “La Pieve Chianti Classico Docg Gran Selezione 2021”, “Pugnitello Toscana Igt 2021”, e “In Avane Chardonnay Toscana Igt 2022”. Etichette che puntano a rinnovare il progetto enologico di questa storica azienda che nel 1968 lanciò il supertuscan “Vigorello”, poi la celebre Riserva “Il Grigio””, e dieci anni più tardi imbottigliò un altro Chianti Classico prodotto con le sole uve del vigneto Poggio Rosso. Vini tuttora rappresentativi della proposta di San Felice (dal 1978 di proprietà del Gruppo Allianz), a cui adesso si affiancano referenze rinnovate e più immediate, pensate per andare incontro alle esigenze della ristorazione contemporanea, tra cui un autoctono (in purezza) come il Pugnitello e un oramai imprescindibile bianco della zona. La nuova linea prende il nome dal vigneto sperimentale per la tutela della biodiversità viticola toscana, e le quattro bottiglie sono vestite con le etichette disegnate da Federica Cecchi, che più che puntare ad un’omogeneità di immagine, esaltano l’unicità delle singole bottiglie.

”Il brolo della Cantina Gorgo” vince Medaglia architettura del vino

”Il brolo della Cantina Gorgo” vince Medaglia architettura del vinoMilano, 28 mag. (askanews) – “Il brolo della Cantina Gorgo” di Custoza (Verona) dello studio Bricolo Falsarella associati ha vinto la prima edizione del concorso “La medaglia dell’architettura del vino”, ideato dall’Ordine degli architetti di Treviso, in accordo con il Comune di Valdobbiadene (Treviso). Il riconoscimento è stato consegnato il 27 maggio nel corso di una cerimonia che si è tenuta in piazza Marconi a Valdobbiadene. Il concorso è dedicato a progetti di trasformazione, cura e valorizzazione del paesaggio e dei luoghi votati al vino, “con l’obiettivo di sviluppare una riflessione collettiva sul rapporto tra i luoghi del vino e le infrastrutture che contribuiscono a organizzare e definire in modo sostenibile suoi paesaggi”.


“Il brolo della Cantina Gorgo” è stato premiato “per la capacità di unire materialità e senso della composizione, e poiché risponde agli obiettivi del premio con un intervento di trasformazione, cura e valorizzazione del paesaggio entro un processo di riuso e ampliamento dell’esistente. Un esempio di eleganza e misurato riuso dello spazio”. A selezionarlo, tra i 32 progetti presentati, è stata la giuria di esperti, scelti in rappresentanza di un mondo articolato nell’ambito degli studiosi del Paesaggio in generale e dei territori del vino in particolare: gli architetti Gerd Bergmaister e Fiorenzo Valbonesi, l’urbanista Paola Cigalotto, l’antropologo Simone Ghiaroni, e l’agronoma ed esperta di paesaggio, Camilla Zanarotti. La giuria, “nel sottolineare la qualità generale dei progetti arrivati”, ha ritenuto opportuno assegnare, oltre alla medaglia, anche due menzioni speciali “in quanto due progetti rappresentano diversi modi dell’agire umano nei delicati paesaggi vitati, approcci che giungono ad azioni condivise e a volte all’incontro tra progetto e comunità, espressioni di interessanti soluzioni formali che, se pur opposte, mostrano due declinazioni di un tema che mette fortemente in relazione l’architettura dell’abitare e della produzione con l’esperienza immersiva nella natura”. Dunque, una menzione speciale è andata all’opera “La pausa”, dell’architetto Stefano Tinelli &Co. in località SottoPerlo, Funer di Valdobbiadene (Treviso).


Un riconoscimento attribuito “per il recupero di un complesso di edifici all’interno di un paesaggio boschivo in avanzata su terrazzamenti abbandonati. Il progetto e la successiva realizzazione collettiva – ha aggiunto la giuria – creano un luogo inteso come spazio praticato, come ambiente di sviluppo di pratiche materiali, in un collettivo ibrido composto da umani, viventi non umani, idee e valori”. Seconda menzione speciale per l’opera “Nuova Cantina Pieropan” di A.c.M.e. Studio associato di architettura a Soave (Verona), “per l’inserimento paesaggistico di un’opera di estese dimensioni, che si inserisce, con capacità e attenzione per il contesto, nell’ambiente circostante, con delle linee semplici ed eleganti”. Foto di Cantina Gorgo

Vino, “Cantine Aperte 2024”: edizione record con circa 600 Cantine

Vino, “Cantine Aperte 2024”: edizione record con circa 600 CantineMilano, 28 mag. (askanews) – Record di Cantine coinvolte e un importante flusso di visitatori: questo il bilancio di “Cantine Aperte 2024” che sabato 25 e domenica 26 maggio ha dato il via alla stagione enoturistica. Le circa 600 Cantine aderenti a questa 32esima edizione hanno incontrato la grande community di wine lover sempre più curiosi di conoscere i migliori vini della Penisola partendo dal territorio.


La manifestazione, organizzata dal Movimento turismo del vino (Mtv), vuole celebrare la cultura enologica italiana mettendo in luce “il costante impegno delle nostre Cantine nel combinare la passione per l’ospitalità con l’educazione al consumo consapevole e il piacere della degustazione”. Un calendario di attività “che ha coinvolto grandi e giovani appassionati valorizzando i vini e i prodotti tipici più apprezzati di ogni regione, attraverso il dialogo diretto con i produttori, capaci di trasmettere il loro background e il loro amore per il vino attraverso il racconto del territorio e della storia della propria azienda”. Le degustazioni sono state affiancate da numerosi laboratori che hanno dato la possibilità di conoscere e apprezzare le produzioni territoriali più tradizionali. Tra le Cantine del circuito Mtv c’è chi ha dato risalto alle iniziative di carattere naturalistico, come escursioni in bici o a cavallo immerse nella natura, chi ha dato spazio all’arte con laboratori di ceramica, artigianato e pittura, chi ha optato per visite guidate nei borghi più belli d’Italia o ha proposto attività all’insegna del relax e del benessere.


“Quest’anno abbiamo raggiunto nuovi traguardi con una partecipazione record che testimonia l’amore crescente per il vino, per i territori enologici di tutta Italia, per la cultura e la storia che lo circondano” ha dichiarato il presidente di Mtv, Nicola D’Auria, ricordando che “la nostra missione, quella di promuovere l’enoturismo di qualità all’interno di ogni regione, ha ricevuto un riscontro incredibile, evidenziato dall’entusiasmo e dall’interazione di migliaia di persone che hanno preso parte all’evento e il grande coinvolgimento delle nostre Cantine da ogni angolo dello Stivale”.

Vino, Mastroberardino (Federvini): serve far crescere percezione valore

Vino, Mastroberardino (Federvini): serve far crescere percezione valoreMilano, 27 mag. (askanews) – Piero Mastroberardino ha appena compiuto 58 anni e rappresenta la decima generazione alla guida dell’azienda di famiglia, Cantina baluardo delle viticultura autoctona in Irpinia. Docente universitario di Business Management, dal 2015 a capo dell’Istituto Grandi Marchi, Mastroberardino è un imprenditore determinato con grande esperienza e conoscenza del comparto vitivinicolo, oltre che un liberista convinto, sostenitore ‘dello straordinario potenziale competitivo del nostro Paese, che corre sulle gambe di piccoli e medi imprenditori e che la parte pubblica continua invece a rallentare’. Askanews lo ha incontrato in qualità di vicepresidente di Federvini, l’associazione nazionale che raccoglie gli imprenditori del settore vitivinicolo, degli spirit e degli aceti di cui in passato è stato anche presidente.


Il tema del valore è centrale per il vino italiano: negli ultimi anni è cresciuto tanto ma molto c’è ancora da fare. Quali sono le strategie da mettere in campo? ‘Ristrutturazione dei vigneti, riqualificazione produttiva, elevare il più possibile la qualità media dell’output della nostra filiera ed evitare operazioni a livello aggregato che incentivano la distruzione di questo patrimonio. Da imprenditore voglio che la filiera riesca a portare valore nel suo insieme, non ho mai creduto nella Politica agricola comune che sostiene che per regolare armonicamente il rapporto fra domanda e offerta, serve tagliare quest’ultima’ ha spiegato Mastroberardino, aggiungendo che ‘dato che il mercato e l’offerta del vino sono fortemente segmentati, bisogna consentire di crescere a territori che ne hanno le potenzialità, non penso che la soluzione sia chiudere il rubinetto così c’è meno prodotto e cresce il valore. Lavoriamo con il marketing strategico, facciamo in modo che ciò che realizziamo faccia percepire che qui c’è valore, serve un’operazione di sistema che faccia crescere la percezione di valore’. Nel settore vitivinicolo il mondo cooperativo ha un peso molto rilevante, che ruolo può giocare sul fronte del valore del prodotto? ‘L’auspicio è che all’interno di questa realtà prevalga chi è impegnato a creare branding. Ce ne sono, tanto è vero che anche al nostro tavolo siedono alcuni player del mondo della cooperazione che sono quelli che da tempo hanno scelto di costruire brand, e quindi lavorano come un ombrello sotto il quale ci sono tanti marchi come farebbe una grande impresa privata, o con un singolo brand come lavora la piccola impresa privata’ ha continuato il vicepresidente, precisando che ‘il tema è lavorare tutti insieme per elevare il valore della filiera attraverso la percezione del suo output, che è la bottiglia di vino, perché questo è l’unico modo che abbiamo per alimentare il flusso di nostri investimenti a monte, nella fase produttiva, dove negli anni abbiamo fatto passi molto importanti rispetto ai nostri competitor: gli investimenti che sono stati fatti in viticoltura in Italia, in Francia non sono stati fatti’.


Tra i modelli del vino che vengono evocati oggi, c’è quello di piccoli territori estremamente vocati come ad esempio Montalcino. ‘Non credo che alcuna Denominazione con il potenziale produttivo di Montalcino abbia intenzione di scegliere solo un posizionamento altissimo, tutte hanno bisogno di avere una base che vada su un segmento di mercato un pochino più ‘comodo’. Il posizionamento non lo fanno i territori ma le imprese, quindi questa cosa compete all’imprenditore e non, ad esempio, al Consorzio che per legge mette allo stesso tavolo visioni diverse del prodotto’ ha replicato Mastroberardino, ricordando che ‘i Disciplinari di produzione, per quanto li si voglia stringere, hanno maglie larghe e alle fine è il mercato che seleziona l’offerta: è l’imprenditore che deve sapere come posizionare il suo prodotto non certo delegarlo al direttore del Consorzio’. Nel nostro Paese lo stock di vino invenduto supera i 50 milioni di ettolitri e periodicamente si torna a parlare di eradicare i vigneti. ‘La posizione di Federvini è sempre la stessa, bisogna fare un’analisi seria del potenziale produttivo del vigneto da uva da vino, cosa che non è mai stata fatta per una serie di resistenze dei vari mondi che compongono la filiera. Se si fa questo, il problema si risolve perché tu sai da dove proviene l’uva, sai che quella è uva da vino, sai che viene vinificata e quel’è il potenziale di offerta’.


Altro tema che torna ciclicamente è quello della riduzione delle oltre 520 Denominazioni del vino italiano. ‘Ho iniziato a lavorare in questo settore con il 930 (Decreto del 1963 che dava il via alla legislazione moderna sul vino, ndr), ho visto la 164 (Legge del 1992 che disciplinava le Denominazioni d’origine, ndr) e poi, dopo altre peripezie, siamo arrivati nel 2016 al cosiddetto Testo unico: la normativa sul vino ha al suo interno tutte le risposte ma non sono mai state applicate’ ha sottolineato il vicepresidente di Federvini, spiegando che ‘se ci sono delle Denominazioni fantasma prendiamone atto e facciamo in modo di accorparle, ma la stragrande maggioranza ha dietro un’economia produttiva del territorio e quindi penso che sia dovere degli operatori cimentarsi con la propria capacità di creare valore, di elevare il valore del proprio prodotto. Il sistema del posizionamento funziona se tutti vanno in maniera congruente verso un obiettivo compatibile – ha proseguito – e questo succede quando ci si aggrega su base spontanea, mentre è difficile che succede ad un tavolo consortile dove, ad esempio, può passare la proposta di introdurre il ‘bag-in-box’ con il rischio di compromettere l’immagine della Denominazione’. Un argomento caldo in questi mesi è quello dei vini ‘low e no alcol’, segmenti considerati ovunque in forte ascesa e per i quali il mercato italiano chiede una normativa specifica, dato che oggi la produzione di dealcolati non è possibile. ‘Al nostro interno abbiamo sensibilità diverse: ci sono operatori che sono poco fiduciosi nei risultati organolettici dei prodotti che sono stati attualmente sperimentati, mentre altri sostengono che abbiamo il dovere di esplorare degli spazi di mercato soprattutto se si rivolgono ad un segmento, magari giovanile, che in questo momento sta perdendo qualche colpo nell’avvicinamento ai vini di pregio’ ha messo in luce Mastroberardino, secondo cui ‘il tema va declinato più nel dettaglio: primo, bisogna aprire il confronto, serve discuterne e sperimentare, secondo, bisogna scegliere la soluzione tecnica che ci consenta di avere un output il più possibile vicino alla nostra idea estetica del vino, nei suoi canoni edonistici, perché il tema del prodotto a basso o a zero tenore alcolico sono argomenti molto diversi tra loro. Per quanto riguarda l’alcol zero – ha puntualizzato – in giro ci sono prodotti pieni di zucchero e noi si può fare fare la guerra all’alcol per poi avere lo zucchero che abbiamo bandito dalla nostra dieta: se facciamo il dealcolato non fermentando, quindi con tutti gli zuccheri dentro, abbiamo un prodotto pesante, poco digeribile, senza il vettore dei profumi: così è meglio non farlo’.


‘Ma ci sono altre soluzioni – ha ricordato il vicepresidente della Federazione – per esempio ragionando su un prodotto a più basso tenore alcolico, ottenuto anticipando la raccolta e puntando su maggiore acidità e freschezza: la scommessa è riuscire a trovare un nuovo equilibrio gustativo diverso da quello che oggi riteniamo ottimale per un vino di pregio, magari tirando fuori cose diverse da quelle oggi degustiamo ma non così distanti. Non nascondo che nella nostra Cantina, ad esempio, sto lavorando insieme con le mie figlie che hanno poco più di vent’anni, a delle soluzioni che ci consentano di ricercare nuovi equilibri su un segmento diverso’. A Verona il mese scorso è andata in scena la 56esima edizione di Vinitaly, un’edizione in cui si è respirato un’aria molto positiva. ‘Il bilancio è buono, la fiera ha funzionato e abbiamo rivisto operatori delle Americhe, dell’Asia e dell’Australia. Per il sistema vino italiano, Vinitaly resta un riferimento importante, che quest’anno ha potuto anche godere di un momento di grande euforia, dell’aria di smobilitazione che si è respirata a Prowien e del fatto che Wine Paris non riesce ad essere un vero evento internazionale perché mantiene una forte vocazione nazionale’ ha rimarcato Mastroberardino, rimarcando che ‘questa fase è da cavalcare, non dobbiamo rinunciare a nulla della nostra strategia di sistema Paese, e quindi è urgentissimo che l’ente fiera di Verona si sieda al tavolo con le amministrazioni e risolva problemi annosi: il ragionamento sugli aspetti infrastrutturali non è più differibile’.

Cons. Vini Doc Sicilia: successo per nostri spot in Italia e Germania

Cons. Vini Doc Sicilia: successo per nostri spot in Italia e GermaniaMilano, 27 mag. (askanews) – Il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia ha annunciato il successo riscosso dalla campagna promozionale realizzata nel corso di questi ultimi mesi in Italia e Germania, basata sulla diffusione sulle principali piattaforme digitali di due spot pubblicitari sulle eccellenze del territorio vinicolo siciliano.


“Gli spot sono stati pensati per promuovere l’unicità della nostra terra, esaltando in particolare i vini Grillo e Nero d’Avola” ha dichiarto il vicepresidente del Consorzio, Giuseppe Bursi, spiegando che l’obiettivo è stato quello di trasmettere l’atmosfera accogliente della Sicilia del vino, caratterizzata da colori vivaci, suoni autentici e sapori intensi, tutti elementi che trovano espressione nei vini Doc Sicilia”. La campagna è stata programmata in un momento in cui si sta registrando un interesse crescente da parte dei consumatori in particolar modo per i suoi vini bianchi. “Un successo sostenuto da investimenti significativi in ricerca e qualità, oltre che da un’accoglienza di alto livello offerta dalle Cantine del territorio” ha ricordato il Consorzio, sottolineando che “anche in un anno complesso come il 2023 il settore ha mostrato una resilienza notevole: pur registrando, infatti, una riduzione nelle raccolte dovuta agli eventi climatici estremi e alla peronospora, i vini bianchi e le coltivazioni biologiche hanno trainato la regione sul mercato nazionale”.

Vino, “Enovitis in campo”: i vincitori di ‘Innovation challenge 2024’

Vino, “Enovitis in campo”: i vincitori di ‘Innovation challenge 2024’Milano, 27 mag. (askanews) – E’ una viticoltura sempre più digitalizzata e adattiva quella fotografata dall’”Innovation Challenge Lucio Mastroberardino 2024″, il concorso di “Enovitis in campo” che ogni anno, in occasione della rassegna dinamica di Unione italiana vini (Uiv) dedicata proprio alle macchine e attrezzature da vigneto, seleziona le più interessanti novità e soluzioni per progresso tecnico, efficienza e funzionalità, sostenibilità, praticità, impatto ambientale e qualità del lavoro.


Automazione, precisione e gestione “just in time” sono infatti il minimo comune denominatore tra le proposte vincitrici, che si distinguono in “Technology Innovation Award”, il riconoscimento assegnato alle opere che vantano significativi elementi di progresso per diversi parametri qualitativi, e “New Technology”, riservato a tecnologie, macchine o prodotti che si sono distinti per almeno uno dei parametri di valutazione previsti nel regolamento del concorso. A questi si aggiunge, come novità dell’edizione 2024, l’inedito “Green Innovation Award”, una menzione per le opere che presentano caratteristiche specifiche che consentono di ottenere miglioramenti in uno o più dei seguenti obiettivi ambientali della tassonomia verde, in coerenza con le definizioni previste dal regolamento Ue (2020/852 del 18 giugno 2020): mitigazione climatica, economia circolare, consumi idrici e conservazione e miglioramento della fertilità del suolo. I vincitori saranno premiati il prossimo 12 giugno durante la cerimonia inaugurale della 18esima edizione di “Enovitis in campo”, in programma fino al giorno seguente presso presso l’azienda agricola Agrivar di Palazzo di Varignana a Castel San Pietro Terme (Bologna). A guadagnarsi il “Technology Innovation Award”, l’app per agricoltura digitale “iAgro” di Agrobit, e il “Target” di Topcon Positioning Italy, un sistema di controllo dell’irrorazione a rateo variabile. Si posizionano invece tra le “New Technology” il “FieldView Spray kit” di Bayer CropScience, uno strumento per gestire al meglio la distribuzione dei prodotti fitosanitari in campo; “Ecodian LB” di Gea, diffusore di feromone a forma di filo per la distrazione sessuale della Tignoletta; il “Dropsight” di METOS Italia, uno strumento per misurare l’efficienza di distribuzione del formulato sulle superfici naturali delle piante; il “Palo Eclipse” e la “Pinna per palo Infinity” del Mollificio Bortolussi-Vignetinox; e l’atomizzatore “Typhoon TL” di Ricosma.


Lavorano infine sulla gestione irrigua i primi due premiati per il “Green Innovation Award”: “xIdro Irrigazione Automatica” di XFarm Technologies e “Tempus Air” di I.S.E. (The Toro Company).